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Post n°39 pubblicato il 23 Maggio 2012 da scorpione.scorpione
Mi a cugina Gianna aveva la mia stessa età ed era perciò la mia compagna di giochi, non poteva essere mio fratello che era troppo piccolo e nemmeno la sua sorellina, ancora più piccola. Quando è nata la Pè, la mia seconda cugina, me lo ricordo bene perché ci hanno chiuso fuori casa per quasi tutta la giornata con grandi raccomandazioni di stare buoni e non fare confusione e c’era un’atmosfera strana, cupa, come se stesse accadendo qualcosa di brutto o di pericoloso ed in casa, malgrado noi fossimo stati cacciati, erano entrati degli estranei. Invece era nata la Pè, che sarebbe diventata una ragazzina bellissima e simpaticissima. Non le è mai piaciuto che la chiamassimo Pè, ma ad essere onesto, io il suo vero nome non me lo ricordo. Il tratto caratteristico fondamentale di mia cugina era che fosse una femmina. Non che io mi rendessi ben conto di questa differenza, lei portava le gonnelline ed io i pantaloni, lei i capelli lunghi ed io corti e questo mi sembrava tutto. Ma non era tutto, anche i comportamenti nei giochi erano diversi, è pur vero che giocavamo a tirarci i sassi e lei mi colpiva almeno tante volte quante la colpivo io, ma è anche vero che quando arrivava primavera ci portava, io e la Pè, a raccogliere viole sull’argine del canale, viole che raccoglieva in mazzolini e spargeva per tutta la casa, a mollo nei bicchieri. Questo interesse per le viole mi sembrava un tratto caratteristico importante quanto le gonne ed i capelli lunghi. Per il resto, non c’erano molte differenze, anche la pipì, anche lei la faceva da in piedi, solo che teneva ne gambe molto più larghe di come facessi io. Ma gliel’ho visto fare una volta sola ed era voltata. Col tempo però venimmo a sapere che c’erano altre differenze, fra di noi (non mi pare che avessimo mai giocato al dottore), dopo molto parlare decidemmo che avremmo scandagliato quel mistero che era per noi, l’introduzione del mio pisellino nella sua farfallina. Doveva essere di sera, chissà perché, visto tutto il tempo che avevamo di giorno e tutti i posti adatti a nasconderci, sicché un giorno decidemmo che quella sera sarebbe stata la sera giusta. Era d’estate e lei sarebbe uscita scavalcando la finestra, come facevo io quasi tutti i pomeriggi che i miei mi mettevano a letto, e l’avrei aspettata. Me la rivedo ancora, in piedi sul davanzale, con la camicia da notte chiara ed un po’ svolazzante, le gambe leggermente divaricate per mantenere l’equilibrio, il viso serio, compunto, come chi sta prendendo una decisione importante. Non è mai scesa, è rimasta un tempo lunghissimo sul davanzale, mi è sembrata un’eternità, poi si è voltata ed è rientrata, chiudendo la finestra. |
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Post n°38 pubblicato il 18 Maggio 2012 da scorpione.scorpione
Per la maggior parte della mia vita ne ho avuto paura e sono sempre stato cauto nell’avvicinarle, ho sempre temuto che un bacio diventasse una impegnativa promessa e peggio ancora una scopata, ma mi sono sempre piaciute pur considerandole pericolose. Ho sempre considerato il darsi di una donna, come un’offerta preziosa, da cogliere con delicata attenzione ed alla quale attribuire un grande valore. Le donne erano ed ancora sono, un profondo mistero per me, diverse e lontane, con una logica di ragionamento che per anni mi è stata completamente inintelligibile e con la quale ho convissuto un po’ meglio negli ultimi anni solo perché ho assunto un atteggiamento di “partecipato distacco” verso la logica femminile. Ed anche perché un po’ l'ho capita, la logica femminile. Solo un po’. Ma mi hanno sempre provocato emozione, le forme dei corpi femminili offerti a me, la prominenza delle tette, le curve dei fianchi, la pelle liscia, i capelli, delle donne. Ed il triangolo. Il triangolo tra le cosce, ancora oggi, solo pensarci mi fa girare la testa. Le donne hanno sempre percepito questo mio appassionato stupore per loro e la passione che era insieme per la donna presente e per tutte le donne. Vedere una donna nuda di fronte a me ed offerta a me, in attesa delle mie mani, della mia lingua, della penetrazione e di rotolarsi con me nelle mille posizioni che la nostra fantasia ci avrebbe suggerito, mi dava la scossa. E' sempre stato come se la nostra pelle sapesse da prima, cosa avremmo fatto insieme. Anzi, di più, era come se fossimo in una bolla di consapevolezza che ci avvolgeva entrambi e che accomunava e confondeva le percezioni. In ogni tempo, l’idea stessa che di lì a poco avrei avuto una donna nuda fra le mie mani mi provocava una immediata erezione. Il solo salire le scale della soffitta dei miei incontri amorosi di gioventù (e di degli incontri dei miei molti altri amici), mi eccitava. Non avevo bisogno di stimoli, né di vederle nude, mi bastava salire le scale. Riflettendo, mi viene da pensare che questa “bolla” o atmosfera, fosse generata da me, che in qualche modo la mia mente proiettasse intorno lo spirito che ci coinvolgeva e ci suggeriva comportamenti, atteggiamenti e suscitava piacere. Naturalmente anche la mia amica di sesso, P. con la quale ho condiviso confidenze e scopatine nelle sere nelle quali nessun'altro ci voleva, sentiva questo mio modo di essere e, benché si vantasse di comportamenti maschili, le piaceva. Così, per lei sono diventato un grande amante o per dirla con lei, un grande scopatore, perciò mi faceva propaganda presso le sue compagne di università. Mi rendo conto scrivendo che ho la tendenza a ricordare solo un cero tipo di donne: quelle che hanno avuto per il sesso ed i maschi, la stessa passione che ho sempre avuto io per le femmine. Le compagne di P. erano tutte brave ragazze un po’ curiose, l’unica che mi va di ricordare è anche l’unica donna che mi ha lasciato: “saresti un buon partito, ma ho trovato uno che mi sposa” mi disse “a venticinque anni devo cominciare a pensarci”. Era una brava ragazza e pensava che dopo i venticinque anni una donna cessa di essere ragazza e diventa zitella. Non aveva un buon odore, malgrado docce e profumi. Forse le brave ragazze non hanno un buon odore, le ragazze un po' zoccole si. |
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Post n°37 pubblicato il 16 Maggio 2012 da scorpione.scorpione
E' passato un anno da che ho avuto il mio ultimo incontro al buio. Non che io abbia in continuazione incontri al buio, ne ho avuti tre, i primi due le avevo sollecitati io, l'ultimo no, una signora, poi rivelatasi una graziosa signora, leggendo il mio vecchio blog ormai cancellato, dove descrivevo uno di questi incontri, con un uso cauto e dolce delle parole, mi ha praticamente chiesto di ripetere l'esperienza con lei. Ho accettato, sperando in bene ed ho avuto fortuna: è stato un bellissimo pomeriggio. Anche per lei, che scriveva: ...ho ancora l'odore di noi addosso. quasi quasi non mi lavo e così tutti capiscono che ho passato un pomeriggio a letto con S. Dovremmo stabilire se io sono stretta per la carenza di sesso o sei tu che mi riempi tutta; la seconda ipotesi è la più valida anche in bocca non ci stava. (ci stava, ci stava, oh se ci stava...) (Ho anche pensato: meglio con me dato che non le accadrà nulla di male, con altri potrebbe cacciarsi nei guai). Tutti noi abbiamo delle fantasie, la mia fantasia era quella di incontrare una donna della quale non sapevo né il nome né il viso, non dirle nulla di me, né chiederle nulla della sua vita. Volevo che la comunicazione in quell'incontro fosse solo fisica, anche se non può essere perché il corpo trasmette emozioni e sensazioni. Volevo che fossimo come gli ultimi due esseri rimasti sulla terra, senza passato né futuro, né memoria né progetto, con una storia limitata a noi due nel buio della stanza, con una conoscenza solo tattile e non visiva, limitata al corpo ed alla voce. Come se fossimo nati quel pomeriggio in quell'albergo e non avessimo altro futuro che il ricordo. Non volevo sapere che aveva marito e figli, non mi interessava il suo lavoro né cosa fosse la sua vita. Volevo fare sesso con la donna fisica, reale, tangibile fra le mie mani e completata dalla mia e dalla sua fantasia. Lei invece non ha voluto. Lei voleva conoscere l'uomo e la sua vita. Però è stato bello. Allo scadere dell'anno mi piacerebbe incontrarla nuovamente. Un revival o l'amante da una volta l'anno? E che fantasia sarà, dato che di lei so più di quanto non vorrei? So persino il nome. Lei vorrebbe... |
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Post n°36 pubblicato il 14 Maggio 2012 da scorpione.scorpione
Noi che i libri abbiamo cominciato a conoscerli acquistandoli a rate dall'Einaudi e prima di leggerli li abbiamo sempre soppesati per capire quanta fatica ci stava dentro e quanta ce ne sarebbe toccata. E per leggerli, qualche volta ci toccava avere il dizionario accanto, perché non siamo nati in famiglie dove fin dalla nascita si ascoltava un vasto vocabolario, magari plurilingue. Noi che al nostro vocabolario abbiamo aggiunto ogni nuova parola con la fatica ed il sudore di chi non capisce alla prima lettura e, consapevole dei propri limiti, torna indietro e rilegge. Le nostre mamme sono vecchine che spesso stanno sole, ma, essendo mamme di meccanici, hanno la tessera della biblioteca e leggono fino a notte fonda, rinverdendo le fatiche della gioventù, quando, giovani mamme di apprendisti meccanici, leggevano di nascosto i libri che alimentavano le inquietudini dei loro figli. Noi che leggendo “welthanschaung”, la prima volta, siamo stati presi dal panico, finché non abbiamo capito che poteva anche solo essere la definizione di un particolare modo di interpretare forma, consistenza e armonia delle cosce della figlia della nostra vicina di pianerottolo. Perciò, noi meccanici, abituati alla ruote dentate ed agli alberi a camme, non siamo molto romantici e se ci capita fra le mani un romanzo di Susanna Tamaro, lo conserviamo con cura perché ha su di noi lo stesso effetto della Dolce Euchessina, che a volte può mancarci. Siamo invece affascinati dalle rutilanti invenzioni di Günter Grass e del suo tamburino, da Elsa Morante, perdonando le sue ingenuità quando cerca di entrare nella mente di Arturo, non sapendo che lei, femmina, non ce la può fare, amiamo la gioiosa ironia di Joseph Roth ed abbracciamo, un po' tristi Elias Canetti, quando racconta del suo mondo perduto. Noi meccanici, quando capitiamo in certe riunioni di intellettuali, gente abituata a praticare libri, ci sentiamo sempre un po' intimiditi. Noi meccanici eravamo comunisti ed avevamo un sogno che ora, come dice Giorgio Gaber, si è rattrappito. Noi meccanici, insieme agli intellettuali che praticano libri ed alle ragazze che sempre cercano il grande amore, lo vorremmo ricomporre, quel sogno. |
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Post n°34 pubblicato il 13 Maggio 2012 da scorpione.scorpione
La prima elementare l’ho fatta a Jolanda di Savoia. Si intenda, la prima volta la prima elementare, perché la prima volta che ho fatto la prima elementare, sono stato bocciato. Non so quanti fossero i ragazzini bocciati in prima elementare in quegli anni, oggi sembra che non sia più frequente, e forse nemmeno allora. Non è che fosse proprio una prima, perché in una sola classe si riunivano la prima, la seconda e la terza elementare, il che la dice lunga, negli anni del baby-boom, su quale fosse la densità della popolazione in quelle zone di recente bonifica. Non fui bocciato per asineria, fui invece bocciato per la troppa vita che scorreva nelle mie vene: saltavo sull’ultimo banco, e percorrevo l’intera classe su tutti i banchi contigui, senza rispetto per i confini fra le classi prima, seconda e terza, alzavo la mano e rispondevo alle domande che la maestra faceva ai ragazzi delle classi più avanti, ero irrefrenabile e perciò sono stato bocciato. Ero abituato a scorazzare tra il fiume ed i campi, ad arrampicarmi sugli alberi, a costruire archi e frecce e spade di legno, barchine di legno da provare in Po, tutto il giorno senza un attimo di requie, da solo o con mia cugina, come si poteva pensare di tenermi fermo in un banco per ore! La seconda volta della mia prima elementare è stata invece nel paese di ………………. Qui la scuola era una cosa più seria: c’era e c’è ancora, un grande edificio a tre piani con la scritta in caratteri romaneggianti: SCVOLA ELEMENTARE MASCHILE da un lato dell’edificio e SCVOLA ELEMENTARE FEMMINILE sull’altro lato. Non è che ricordi molto della scuola elementare di ………………., so però che la maestra, che mi ha avuto fra i suoi allievi per soli due anni, mi considerava intelligente. Anni dopo, portavo già una barba nerissima e già ero emigrato in Piemonte, nel negozio di cartoleria che aveva con la sorella, mi ha riconosciuto dallo sguardo. |
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Post n°33 pubblicato il 10 Maggio 2012 da scorpione.scorpione
Correva un dicembre di anni fa, gironzolando annoiato, trovo un nik che si qualifica come Justine. Dopo qualche scambio di battute le ho scritto qualcosa che suonava più o meno così: Ti porterò via con la mia nave, tutta vele e cannoni, all'imbrunire di un giorno pieno di vento. La mia nave e la mia spada saranno ai tuoi piedi, se vorrai essere la mia schiava e regina. Schiava e regina. Questa fu la cifra che segnò il nostro rapporto. Qualche giorno dopo ci incontrammo nella sua città, non molto lontana dalla mia. Venne con giubbetto jeans e pelliccia, sopra un golfino rosso scollato che mostrava le tette (povere donne, quanto freddo!). Ci eravamo già visti in fotografia, nessuno dei due aveva fatto il furbo e ci siamo piaciuti. Siamo andati in un bar per fare la prima conoscenza e chissà perché ho ordinato un succo di pomodoro condito. Prima volta da anni. Questa cosa l'ha mandata in solluchero (và a capire le donne!). Poi in centro, in un piccolo ristorante adatto al momento. Fin da subito è iniziato il gioco della dominanza. Io la corteggiavo con mica tanto velata sensualità. Lei si arrotolava su se stessa come una gatta. "Mi sento priva di volontà" "non ci serve la tua volontà, basta la mia" Quando si è protesa troppo verso di me le ho detto: "togli le tette dal piatto". Al momento dei cantucci e vin santo, mi sono alzato, sono andato dietro la sua seggiola e le ho fatto toccare con mano quanto lei già mi interessasse. Non saprei come descrivere la sua faccia sbalordita e lusingata. Era un gioioso duetto, preludio a ciò che sarebbe venuto poi. Il caffè, siamo andati a prenderlo a casa sua e, prima ancora che la caffettiera borbottasse, sapevo che il vertice delle sue cosce grondava e ne avevo l'odore sulle dita. L'ho presa lì, rovesciata sul piano della cucina. Le ho ordinato di versare il caffè nelle tazze mentre la prendevo. Non mi ha obbedito. Avrebbe imparato poi, ad obbedire. Poi nel suo letto, ho bevuto il caffè mentre lei si prodigava in una volonterosa fellazio. "Brava" le sussurravo, "ancora, così, più in fondo..." sorseggiando il caffè. Le piaceva che le dicessi brava. Più tardi, quando mi capitò di prenderla un po’ più brutalmente, da dietro,lei si voltò e fra i capelli neri che le coprivano il viso sconvolto, mi disse "si, così, più forte". Non so come fu che mi trovai fra le mani la cintura. E' una cintura di cuoio morbido e spesso, va bene per i jeans. Non la uso più ma la conservo. La frustai, tre o quattro volte. Lunghe pause fra uno schiocco e l'altro. Ogni volta più forte. Bisogna immaginare di essere in quella situazione, eccitati, in piena erezione e dentro la donna con la quale si fa sesso, per capire la sensazione che provoca una frustata schioccata sulle natiche nude della compagna di giochi. Lo schiocco della frustata lo sentivo nel sangue. Ghiacciato. Era come se tutta la pelle di tutto il mio corpo sentisse, vedesse, annusasse. Mi sentivo il cuore in gola. E la frustata ghiacciata come un'onda, nelle vene. La mattina dopo mi ha detto "non ce n'è come i cinquantenni". E' iniziato un gioco di legami e manette che è durato due anni, spegnendosi piano. Le piaceva raccontare il nostro modo di fare sesso ai suoi amici, tanto che per il mio compleanno un suo amico omosessuale mi regalò i quattro libri di Pedro Juan Gutierrez, scrittore cubano al quale, secondo lui, somigliavo (credo di si, Pedro mi somiglia). Una volta che tardò a rispondere al telefono la sentii giustificarsi: "sai, mi ha voluto sui suoi pantaloni!", con il suo sorriso furbetto. Ho ancora una sua foto al museo del sesso di Barcellona. Lei davanti ad un sostegno arcuato, sul quale era legato un manichino femminile in posizione da essere penetrata da chiunque in qualunque modo. E lei la indica con il solito sorriso furbetto... |
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Post n°32 pubblicato il 07 Maggio 2012 da scorpione.scorpione
A scuola andavamo in bicicletta, mia cugina Gianna ed io, sia col la bella che con la brutta stagione, lungo i tre chilometri che costeggiavano il Po di Volano. Il fiume era alto sugli argini, calmo e pieno. In un giorno di neve i nostri genitori ci stavano aspettando, fuori di casa, per vederci arrivare: “sembravate due mosche nel latte” disse poi mio zio. Era la mia seconda volta in prima elementare. |
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Post n°31 pubblicato il 03 Maggio 2012 da scorpione.scorpione
Ogni anno a Novembre si ammazzava il maiale. Mio padre comprava il più piccolo e malandato perché costava meno e poi lo si ingrassava amorevolmente per tutto l'anno. Erano felici i maiali a casa nostra, avevano il porcile il fondo all'orto, fangoso quanto basta per la bestia e nei giorni del mio compleanno lo si ammazzava. Erano sempre giornate grigie e scure, quelle dell'ammazzamento, nuvole basse e pioggerellina o nebbia, era il tempo prima della neve. A volte il poveretto scappava, non si lasciava colpire dalla lama nel cuore e correva per tutta l'aia inseguito dagli uomini. I maiali non sono bestie veloci. Poi era la volta della rasatura, veniva messo in una vasca di legno tronco-conica, l'acqua sul fuoco accanto per averla sempre calda e rasato con spatole taglienti. La sera campeggiava immenso nel corridoio, appeso a testa in giù per scolare il sangue, bianco nella cotenna e nero dentro, squarciato dall'alto in basso. Inquietante per me bambino. Faceva impressione che la mattina era vivo. Ma il giorno dopo si facevano i salami, la ziona ed i prosciutti, la cucina era calda ed il fuoco ardeva forte, mio zio macellaio dilettante e mio padre, squartavano, affettavano e tritavano, aiutati dalle donne. La sera venivano amici e parenti e mio padre, che aveva una voce da grande tenore, cantava le romanze. Non ricordo chi suonasse la fisarmonica, ma mio zio suonava il mandolino. E si mangiava, tutto quello che non si poteva conservare, si mangiava. Che festa. A pensarci ora, chissà com'era felice mia madre in quelle sere, aveva poco più di vent'anni e tutti avevano meno di trent'anni. Poi arrivava un nuovo maialino smunto, mia madre racconta ancora di quello che pareva non dovesse sopravvivere invece diventò un gigante di non so più quale enorme peso. Carne per tutto l'anno. Se credessi in dio direi che dio sa quanto ne avessimo bisogno, nella bassa ferrarese, in quegli anni di nebbia freddo e disoccupazione. |
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Post n°30 pubblicato il 02 Maggio 2012 da scorpione.scorpione
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Post n°29 pubblicato il 30 Aprile 2012 da scorpione.scorpione
SOCIALISMO: NAZISMO:
GOVERNO MONTI Hai due mucche Vendi per quattro soldi pascoli e stalla perché non ce la fai a pagare l’IMU. Le vacche le macelli e ne metti i quarti in freezer per garantirti cibo finché passi la crisi, ma non ce la fai a pagare la bolletta elettrica rincarata e ti va tutto a male. In un ultimo tentativo di salvarti giochi gli ultimi dieci euro alla slot machine del tabaccaio e li perdi. Intanto tua figlia ha conosciuto un tesoriere di partito, gli lustra la porsche di giorno e si fa scopare la notte Torni alla tua casa pignorata da Equitalia e ti impicchi alla ringhiera del balcone. Tua moglie va battere sui viali, ma finisce in ospedale per una rissa fra casalinghe/prostitute come lei, per l’occupazione del marciapiedi. Tanto non c’erano clienti. |
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Post n°28 pubblicato il 12 Aprile 2012 da scorpione.scorpione
Al cinema, mio padre e mia madre avevano visto “Cime tempestose”, con Merle Oberon che chiamava a gran voce Heathcliff, che nella loro interpretazione sarebbe diventato “Iglis” e questo era il nome che avrebbero voluto darmi. Non accadde a causa del conflitto sollevato dal prete davanti alla fonte battesimale, ne nacque una discussione e, come spesso accadeva nei conflitti fra preti e comunisti, mi venne attribuito un altro nome, più comune, anzi comunissimo. Però mi dispiace un po’, oggi, non essere Iglis/ Heathcliff, io che sono il figlio dell’Eros Mia, infatti, madre si chiama Eros. Lo sapevano tutti che era un nome maschile, può invece darsi che non sapessero che era anche il nome del dio dell’amore, sicchè mio nonno Florindo che voleva il terzo maschio, dopo due femmine e due maschi, la chiamò comunque Eros. Mio nonno, fattore perciò appartenete alla borghesia minima di quelle campagne e proprietario di una casa (un pezzo di casa) a Barnabè, era un amante, molto amante della bottiglia e non era raro che mia nonna andasse a raccoglierlo in qualche fosso, lui e la bicicletta, verso sera. Questa caratteristica di mio nonno potrebbe aver avuto qualche influenza sul fatto che io sia diventato il figlio dell’Eros.
“Molto famoso è poi il caso di quei genitori che avevano chiamato i primi sei figli Primo, Secondo, Terzo, Quarto, Quinto e Sesto. Quando è nato il settimo figlio hanno deciso di chiamarlo Ultimo con la chiara intenzione di non continuare la serie. Ma poi ne è nato un altro. E l'hanno chiamato Definitivo. E quando a sorpresa è nata ancora una femminuccia l'hanno battezzata Finiamola”.
Ecco come si davano i nomi in Romagna nel secolo scorso, non è un caso che la Romagna fosse una terra di antica dominazione papalina dove la truppe dei Papi ne hanno combinate più di Bertoldo in Francia, che mio nonno fosse iscritto ad un circolo anticlericale e che pochissimi attribuissero ai figli nomi di santi. Ciò nonostante non mi sono chiamato Iglis e sono stato inconsapevolmente battezzato, segno che andavano scemando le antiche contrapposizioni e nasceva il tempo dei compromessi che avrebbero dato i loro frutti, velenosi e non, decenni dopo. |
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Post n°27 pubblicato il 12 Aprile 2012 da scorpione.scorpione
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Post n°26 pubblicato il 21 Febbraio 2012 da scorpione.scorpione
Io non lo sapevo che sotto la testa riccia, alla Angela Davis o Marcella Bella, fate un po’ voi, c’era un cesto di serpenti e vipere che avvelenavano la mente, più la sua che quelle altrui. Io non lo sapevo che i denti cristallini aperti nel sorriso, nascondevano l’intrico della malattia, appena sopra, nella testa. E non lo sapevo che il lenimento per la mie mani fredde, sulla cinquecento carica di neve “mettile qui, è il posto più caldo che ho” sarebbe diventato supplizio di anni, senza colpa per l’aguzzina. E nemmeno sapevo che il grande seno bianco sul mio petto era l’imbocco di un tunnel infinito, senza luce né speranza e non sapevo, disteso fra le sue gambe che quello “stai dentro di me” avrebbe avuto un prezzo che nessuno può pagare. Ragazza tutta bianca dai grandi occhi neri della mia giovinezza, che mi passavi le dita fra i capelli allora folti, quanto mi sei costata, quando poi, libera di farlo, trasformavi il viso dolce in una maschera di rabbia e vomitavi parole che non potevano stare nella tua mente e dietro le labbra sbiancate dalla furia. Chissà cos’era, paura, sospetto, immotivato odio, che ti trasformava nell’idra rabbiosa che è rimasta, dentro gli occhi e la mente di tuo figlio e mio. Ed io, che avevo per missione di salvare il mondo, non ho salvato nemmeno te. E lui, solo un po’. Se mi fossi fermato alla cinquecento carica di neve quanta sofferenza e non solo la mia, non sarebbe stata. |
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Post n°25 pubblicato il 21 Febbraio 2012 da scorpione.scorpione
Quanta neve nelle campagne piemontesi! Un mare! Quelli che erano campi sterminati di granturco, ora sono distese di neve, a perdita d'occhio. E la neve si confonde con la foschia bianca che, più o meno lontana, quasi sempre aleggia sul Piemonte. La prossima volta porto le ciaspole. Sono stato anche a Torino: da Stupinigi a Porta Nuova lungo tutto corso Unione Sovietica. E cambiata Torino da quando non ci sto più e quasi dappertutto ho qualche ricordo. Davanti ai Poveri Vecchi, mi viene in mente che sulla destra, qualche via più in là, ci stava P......, che scappava dal balcone del piano rialzato, quando i suoi dormivano e veniva con me nella soffitta di piazza Statuto. Ho ancora sul palmo della mano destra la sensazione dell'umido che trafilava dai suoi jeans, residuo liquido e pastoso della nostra notte, mentre la spingevo per risalire sul balcone. Se l'avesse saputo il padre, ufficiale e carabiniere, avrebbe strangolato lei e me. Era sempre quasi l'alba. Non mi ricordavo che fosse così grande, i Poveri Vecchi. Più avanti il distretto militare, dove ho fatto la visita. La sera prima, con Walterino eravamo andati in sauna, dietro piazza Vittorio perchè lui voleva dimagrire per non essere arruolato, infatti non l'hanno preso, io invece si. Sulla sinistra, invece, c'era una grossa ditta di consulenze aziendali, ho tenuto un paio di corsi per loro, subito dopo che ho perso il posto da dirigente, mi piaceva tenere l'aula, lo sapevo fare molto bene. Quando voglio sono un istrione. Via Sacchi, invece è una delusione: era più bella ed elegante, un tempo. Porta Nuova irriconoscibile, il grande atrio, altissimo e vuoto di un tempo ora è pieno di negozi e di vita. Meglio così, quell'immenso spazio vuoto, oggi sarebbe fuori tempo. Binario 13, sono arrivato ed è arrivato mio figlio, lui non ha nostalgia di Torino.
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Post n°24 pubblicato il 13 Febbraio 2012 da scorpione.scorpione
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Post n°23 pubblicato il 07 Ottobre 2011 da scorpione.scorpione
E vado in Palestina. Non è precisamente un viaggio di piacere e comunque non di lavoro. E' un viaggio di conoscenza, vado a vedere come vive la nazione alla quale è stato sottratto il suo stato e, quel che è peggio, il territorio, incluse case, uliveti, campi agricoli ecc, ecc, ed in molti casi anche la vita. Sarò ospite di famiglie, mangerò il loro cibo e, se troveremo una lingua comune, converserò con loro. Non ci saranno trasgressioni e se qualche signora mi avrà in simpatia, mi guarderò bene dal mostrare di esseremene accorto. Mi terrò ben stretta la mia vasopressina. Vabbè, la prossima volta vado a Cuba.
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Post n°22 pubblicato il 29 Settembre 2011 da scorpione.scorpione
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Post n°21 pubblicato il 29 Settembre 2011 da scorpione.scorpione
Trovato in giro per la rete: Atto primo: l’attrazione. Al primo incontro il mesencefalo, l’area celebrale che controlla i riflessi visivi e uditivi, inizia a rilasciare dopamina, un neurotrasmettitore legato a sensazioni di piacere ed euforia. L’ipotalamo comanda al corpo di inviare segnali di attrazione: le pupille si dilatano, il cuore pompa più sangue, facendo arrosare il viso, un leggerissimo sudore copre la pelle, rendendola più luminosa. Se l’altro reagisce positivamente a questi segnali, si rafforzano i circuiti celebrali che collegano la sua presenza a sensazioni di piacere. Atto secondo: nascita di una passione. Ad ogni nuovo incontro i livelli di dopamina aumentano ancora, intensificando il desiderio per l’altra persona, il ricordo del piacere provato e la voglia di goderne ancora, e crescendo i livelli di altri due neutotrasmettitori: noradrenalina e PEA (feniletilammina). Questo cocktail chimico induce una stato di eccitazione e di leggera vertigine, simile a quello provocato da una piccola dose di anfetamine (oppure da una molto alta ci cioccolata che contiene anch’essa feniletilammina). L’abbassamento contemporaneo dei livelli di serotonina favorisce l’insorgere di un sentimento di ossessione. Atto terzo: l’attaccamento. Via via che il rapporto si approfondisce, l’ipotalamo stimola la produzione dell’ormone ossitocina, che stimola i sentimenti di tenerezza e calore, rafforzando inoltre i recettori celebrali legati al circuito delle emozioni. Baci, carezze ed altri rapporti sessuali fanno aumentare ulteriormente i livelli di ossitocina. Un altro ormone, la vasopressina, collegato alla memoria, spinge alla fedeltà ed alla monogamia. Atto quarto: amami o lasciami Dopo un periodo che oscilla tra i 18 e i 30 mesi, il cervello si è assuefatto al cocktail di sostanze chimiche e non reagisce più come prima. E’ in questa fase che molte coppie si separano ed ognuno dei due ex si mette alla ricerca di un nuovo partner con cui provare la emozioni vissute nei primi tre atti. Ma no è così per tutti: nelle coppie più solide la vicinanza fisica, non solo sessuale, stimola il neurotrasmettitore endorfina, una sostanza con effetti simili agli oppiacei che riduce l’ansia ed infonde un senso di calma ed intimità. Assai meno eccitanti della PEA, le endorfine inducono però molta più dipendenza e, secondo molti studi, sono una componente chimica essenziale delle storie d’amore che durano una vita. |
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Post n°20 pubblicato il 28 Settembre 2011 da scorpione.scorpione
Questa mattina ho attraversato la piana lucchese tra Lucca ed il Quiesa, la piana dove scorre il Serchio che a volte fa danni. Nel retrovisore il sole nascente era una palla rossa e possente e le colline del Quiesa erano mammellone grandi, alte e formose, più grandi ed alte delle mammelle delle Langhe di Cesare Pavese. E dov'è la storia? Nessuna storia, il sole nel retrovisore era una grande palla rossa. |
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Post n°19 pubblicato il 08 Settembre 2011 da scorpione.scorpione
Non è che io volessi nulla da questo ritrovamento che ormai si potrebbe dire archeologico, certo che per trovarla, l'avevo cercata, ma senza particolari intenzioni, come avevo cercato i nomi di amici di tanti anni fa, colleghi e compagni. Il ritrovamento mi ha fatto davvero sentire archeologo dei miei sentimenti e mi è piaciuto ricordare. Non che io viva di ricordi, la mia vita sentimentale è stata sempre vivace ed ancor più dall'età matura in avanti. Mi sarei aspettato un breve scambio di "ti ricordi quelle volta..." e magari il racconto di qualche particolare che completasse i miei ricordi. Invece no, ho trovato una donna che, forse senza poterselo più permettere, non ha perso l'arroganza giovanile, ma sopratutto, una donna ancora invischiata in problemi di paure e gelosie. Non libera, come invece la sua età dovrebbe consentirle. Peccato, non avrò avuto il piacere di diventare cognato di suo fratello ma forse non ho nient'altro da rimpiangere.
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Inviato da: massimofurio
il 03/05/2012 alle 15:46
Inviato da: massimofurio
il 03/05/2012 alle 15:39
Inviato da: scorpione.scorpione
il 30/04/2012 alle 21:35
Inviato da: a_virtual_lady
il 30/04/2012 alle 14:12
Inviato da: scorpione.scorpione
il 01/10/2011 alle 07:27