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Delle differenze fra maschi e femmine

Post n°39 pubblicato il 23 Maggio 2012 da scorpione.scorpione

Mi a cugina Gianna aveva la mia stessa età ed era perciò la mia compagna di giochi, non poteva essere mio fratello che era troppo piccolo e nemmeno la sua sorellina, ancora più piccola.

Quando è nata la Pè, la mia seconda cugina, me lo ricordo bene perché ci hanno chiuso fuori casa per quasi tutta la giornata con grandi raccomandazioni di stare buoni e non fare confusione e c’era un’atmosfera strana, cupa, come se stesse accadendo qualcosa di brutto o di pericoloso ed in casa, malgrado noi fossimo stati cacciati, erano entrati degli estranei.

Invece era nata la Pè, che sarebbe diventata una ragazzina bellissima e simpaticissima.

Non le è mai piaciuto che la chiamassimo Pè, ma ad essere onesto, io il suo vero nome non me lo ricordo.

Il tratto caratteristico fondamentale di mia cugina era che fosse una femmina.

Non che io mi rendessi ben conto di questa differenza, lei portava le gonnelline ed io i pantaloni, lei i capelli lunghi ed io corti e questo mi sembrava tutto.

Ma non era tutto, anche i comportamenti nei giochi erano diversi, è pur vero che giocavamo a tirarci i sassi e lei mi colpiva almeno tante volte quante la colpivo io, ma è anche vero che quando arrivava primavera ci portava, io e la Pè, a raccogliere viole sull’argine del canale, viole che raccoglieva in mazzolini e spargeva per tutta la casa, a mollo nei bicchieri.

Questo interesse per le viole mi sembrava un tratto caratteristico importante quanto le gonne ed i capelli lunghi. Per il resto, non c’erano molte differenze, anche la pipì, anche lei la faceva da in piedi, solo che teneva ne gambe molto più larghe di come facessi io. Ma gliel’ho visto fare una volta sola ed era voltata.

Col tempo però venimmo a sapere che c’erano altre differenze, fra di noi (non mi pare che avessimo mai giocato al dottore), dopo molto parlare decidemmo che avremmo scandagliato quel mistero che era per noi, l’introduzione del mio pisellino nella sua farfallina.

Doveva essere di sera, chissà perché, visto tutto il tempo che avevamo di giorno e tutti i posti adatti a nasconderci, sicché un giorno decidemmo che quella sera sarebbe stata la sera giusta.

Era d’estate e lei sarebbe uscita scavalcando la finestra, come facevo io quasi tutti i pomeriggi che i miei mi mettevano a letto, e l’avrei aspettata.

Me la rivedo ancora, in piedi sul davanzale, con la camicia da notte chiara ed un po’ svolazzante, le gambe leggermente divaricate per mantenere l’equilibrio, il viso serio, compunto, come chi sta prendendo una decisione importante.

Non è mai scesa, è rimasta un tempo lunghissimo sul davanzale, mi è sembrata un’eternità, poi si è voltata ed è rientrata, chiudendo la finestra.

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