Creato da crisalidy il 27/02/2011

La crisalide

e la farfalla...

 

Quando l'amore è eterno...

Post n°1731 pubblicato il 18 Settembre 2014 da crisalidy

Gb, mano nella mano per 700 anni: gli amanti ritrovati

 

Gb, mano nella mano per 700 anni: gli amanti ritrovati

 

 

Si sono tenuti mano nella mano per 700 anni. La coppia di scheletri è stata ritrovata nel Leicestershire, in Gran Bretagna. I due corpi sono stati sepolti nella misteriorsa Cappella di St Morrell a Hallaton, luogo di pellegrinaggio di Hallaton nel XIV secolo, di cui si hanno tracce solo in un testamento del 1532. Il ritrovamento è avvenuto dopo quattro anni di scavi in un'area archeologica dove si pensa ci fosse un edficio romano. Secondo gli studiosi dell'Università di Lecester, ai corpi potrebbe essere stata rifiutata la sepoltura nella chiesa principale, forse perché erano criminali, stranieri o malati. Un'ipotesi che nulla toglie alla poesia della coppia, le cui ossa mantengono ancora la memoria della stretta di mano.

Gli scheletri, apparentemente della stessa età, sono stati trovati insieme ad altri nove dello stesso periodo. Tra loro, un maschio più anziano è stato ucciso da un forte colpo alla testa, forse sferrato da un'ascia. Un altro giovane maschio è stato sepolto in una fossa con le gambe sollevate al petto, forse per effetto di una malattia.

La ''coppia'' ricorda ritrovamenti analoghi, come i celebri
amanti di Valdaro rinvenuti nel Mantovano dopo 6 mila anni e quelli di Romania, una coppia risalente al Medioevo rirovati in un cimitero domenicano nei dintorni di Cluj.

 
 
 

Per sempre insieme

Post n°1730 pubblicato il 14 Settembre 2014 da crisalidy

Coppia di sposi muore lo stesso giorno. Uniti fino alla fine dopo 61 anni insieme

 

Santo Masi, 86 anni, e la moglie Gesualda Mangione, si sono spenti due giorni fa a San Michele di Ganzaria, nel Catanese.

 

 

Coppia di sposi muore lo stesso giorno. Uniti fino alla fine dopo 61 anni insieme.

Santo Masi, 86 anni, e la moglie, Gesualda Mangione hanno vissuto una intera vita insieme. E anche nella morte hanno in qualche voluto essere uniti. La coppia di San Michele di Ganzaria, nel Catanese, si è spenta infatti nello stesso giorno, dopo un matrimonio durato 61 anni. Lui ha chiuso gli occhi per sempre alle 6 del mattino, lei se n’è andata alle 22. I funerali sono stati celebrati oggi. “I nostri genitori – commentano i 4 figli – hanno vissuto una vita comune in tutto, adesso sono uniti anche nell’eternità”. “Il Signore ha voluto – aggiungono – che i miei compissero quest’ ultimo viaggio assieme. E’ un’ esperienza che non avremmo mai immaginato di vivere. La perdita è molto pesante ma – concludono i figli della coppia – ci conforta il fatto che da oggi sulle nostre famiglie veglieranno due angeli”.

Non è il primo caso di una coppia scomparsa dopo una vita insieme

La storia di Santo e Gesualda è molto simile a quella di Edi ed Antonio, di Pianiga (Venezia). Entrambi di 87 anni, morti a poche ore di distanza l’uno dall’altra, dopo essere stati sposati per una vita. O anche quella di Harold e Ruth Knapke di Dayton nell’Ohio, quasi 66 anni di matrimonio sempre insieme e forse proprio perché la loro unione è stata così forte e duratura, sono scomparsi a poca distanza l’uno dall’altro. Il più caso più noto di una coppia deceduta a poche ore di distanza è sicuramente quello del 1980 con la scomparsa dell’esponente del Pci Giorgio Amendola e dall’amata moglie Germaine.

 

 
 
 

In carcere per una partita di volley

Post n°1729 pubblicato il 14 Settembre 2014 da crisalidy

Iran, arrestata per aver visto una partita di pallavolo: in cella da due mesi

 

Si tratta della 25enne Ghoncheh Ghavami, studentessa a Londra in legge, ma con origini iraniane, arrestata a Teheran con l'accusa di aver assistito ad una partita dei mondiali di volley maschile dove era stato esposto uno striscione contro il divieto per le donne di prendere parte a questo evento. La famiglia chiede la liberazione dopo due mesi.


Iran, arrestata per aver visto una partita di pallavolo: in cella da due mesi.

 

In occasione delle qualificazioni ai mondiali di calcio del 1998, per la prima volta nella storia, l’Iran (dotato di una squadra tutt’altro che da sottovalutare), si giocava l’accesso alla fase finale con lo spareggio. Incontrava l’Australia e, come la storia ricorda, il governo di Tehran, ebbe grosse difficoltà ad affrontare una vittoria completamente inaspettata, soprattutto per una questione di controllo e gestione pubblica: le feste in strada ebbero effetti incontrollabili e, più di tutto, ad esultare senza inibizione erano le ragazze, le donne, alle quali per questioni ovvie manifestazioni di questo tipo erano interdette. Non fu il primo, né certamente ultimo caso in cui una forte voglia di maggiori diritti civili venne manifestato in Iran da parte delle donne.

E circa 16 anni dopo, a fare eco a questa storia sembra essere quella di Ghoncheh Ghavami, ventinciquenne iraniana che si trova, secondo quanto denunciato dai suoi genitori, in carcere da circa due mesi, per aver commesso un reato che forse noi facciamo anche fatica ad interpretare come tale: ha tentat di vedere la partita di pallavolo maschile della World League Italia-Iran, disputatasi il 20 giugno scorso. La ragazza, di origini inglesi, è dunque reclusa e i suoi parenti stanno prepotentemente manifestando per poter ottenere il suo rilascio. Studia legge a Londra e la sua condanna corrisponde esattamente a quanto su detto: essere andata allo stadio dove era stato esposto uno striscione per protestare contro il divieto alle donne di assistere ai mondiali di pallavolo di Teheran. Il giorno stesso in cui l’arresto si verificò, la ragazza venne rilasciata nell’immediato, il fermo effettivo è avvenuto quando si è recata di nuovo a ritirare i propri effetti personali, trattenuti in commissariato. La denuncia della famiglia cerca sponde internazionali e megafoni ovunque, mentre nel frattempo si stanno propagando diverse azioni spontanee in suo favore, come la pagina Facebook che ne chiede la liberazione.

 
 
 

Edwin Chota

Post n°1728 pubblicato il 13 Settembre 2014 da crisalidy

Edwin Chota, il Chico Mendes del Perù ucciso perché difendeva l’Amazzonia

 

E' stato ammazzato da criminali impegnati in attività di deforestazione illegale. Come il sindacalista e ambientalista che in Brasile legò il proprio nome alla lotta al disboscamento, anche lui è morto per difendere la foresta amazzonica.

 

Edwin Chota, il Chico Mendes del Perù ucciso perché difendeva l’Amazzonia.

 

 

Edwin Chota, capo della tribù Alto Tamaya-Saweto e divenuto noto per aver vinto diverse battaglie per proteggere l’Amazzonia e la sua comunità dalla deforestazione e dalla costruzione di centrali idroelettriche, è stato ucciso in Perù insieme ad altri tre leader della tribù indigena. Di etnia ashàninkas, come le altre tre vittime (Jorge Ríos Pérez, Leoncio Quinticima Melendez e Francisco Pinedo), Chota, 54 anni era partito ad agosto insieme a loro per un viaggio attraverso la foresta che dalla comunità di Saweto al confine peruviano col Brasile, lo avrebbe portato ad un incontro con altri leader indigeni nella parte brasiliana della foresta amazzonica. Secondo quanto scrive il quotidiano Survival, i quattro uomini sono stati uccisi a colpi di armi da fuoco lo scorso 1° settembre. Non è chiaro chi e perché lo abbia fatto. Il Ministro della Cultura peruviano ha comunicato che una squadra formata dal governo si recherà sul posto per indagare ed ha assicurato l’apertura di un’inchiesta.


Il Chico Mendes del Perù


C’è da dire che negli ultimi mesi Chota aveva comunicato di aver ricevuto numerose minacce di morte “Minacciavano lo status quo” ha detto David Salisbury, professore di geografia e ambiente all’università di Richmond.. “Si sapeva che i taglialegna volevano Edwin morto” ha aggiunto. Secondo l’Organizzazione degli Indiani amazzonici, le autorità “non hanno fatto nulla” per proteggerlo. Chota era una sorta di Chico Mendes del Perù, il sindacalista e ambientalista che in Brasile legò il proprio nome alla lotta al disboscamento e che per questo motivo fu ucciso alla fine del 1988 dai killer dei proprietari terrieri. Chota non era ben visto neanche dai narcotrafficanti che utilizzavano le vie fluviali sul confine per trasportare la cocaina dal Perù in Brasile e poi verso l’Europa.


 
 
 

L'orsa Daniza

Post n°1727 pubblicato il 13 Settembre 2014 da crisalidy

L’orsa Daniza morta durante la cattura: non ha retto all’anestesia

 

L'orsa catturata dagli addetti in Trentino non ha retto all'intervento di telenarcosi.

 

L’orsa Daniza morta durante la cattura: non ha retto all’anestesia.

 

È finita tragicamente la storia dell’orsa Daniza, l’animale salito agli onori della cronaca nell’agosto scorso quando aveva ferito un uomo nei boschi del Trentino alla presenza dei suoi cuccioli. Dopo quell’episodio la Provincia autonoma di Trento aveva deciso di abbatterla, ma a seguito delle proteste degli animalisti si era optato per la sua cattura. A quanto comunicano le stesse autorità trentine, però, le cose non sono andate come previsto e l’orsa è morta durante il tentativo di cattura. Come informa la provincia di Trento in una nota ufficiale, in particolare l’animale non è sopravvissuta alla narcosi che è stata effettuata per poterla avvicinare. “In ottemperanza all’ordinanza che prevedeva la cattura dell’orsa Daniza, dopo quasi un mese di monitoraggio intensivo, la scorsa notte si sono create le condizioni per intervenire, in sicurezza, con la telenarcosi” spiegano dalla Provincia autonoma, aggiungendo: “L’intervento della squadra di cattura ha consentito di addormentare l’orsa, che tuttavia non è sopravvissuta”.

Catturato e liberato uno dei cuccioli dell’orsa

Non sono stati diffusi altri dettagli sulla morte dell’orsa Daniza, ma la Provincia di Trento ha spiegato che nella stessa operazione è stato catturato uno dei cuccioli dell’orsa per dotarlo di marca auricolare. “È stato possibile catturare con la medesima modalità, per poi prontamente liberarlo anche uno dei due cuccioli, che è stato dotato di marca auricolare per assicurarle il costante monitoraggio. A tal fine sul posto è già operativa la squadra d’emergenza” scrivono le autorità locali, sottolineando che dell’episodio sono stati informati il ministero dell’Ambiente, l’Ispra e l’Autorità giudiziaria. Per Daniza l’autopsia è prevista già in giornata.

M5S chiede dimissioni del Presidente della Provincia di Trento

Dopo quanto accaduto in Trentino, il Movimento Cinque Stelle chiede le dimissioni del Presidente della Provincia di Trento, Ugo Rossi. In un post pubblicato sul blog di Beppe Grillo a firma del portavoce della Camera, Riccardo Fraccaro, il M5S parla di “esecuzione in piena regola” dell’orsa Daniza e accusa Rossi di incapacità nell’amministrazione locale. “Daniza era uno splendido esemplare di orsa che viveva nel Parco dell’Adamello in Trentino, Era una mamma che voleva prendersi cura dei suoi cuccioli ma è stata vittima della totale incapacità dell’amministrazione locale, che ha portato avanti una caccia selvaggia, immotivata e disumana” scrive Fraccaro, aggiungendo: “Rossi, deve rispondere di questo blitz criminale, si dimetta immediatamente”. “L’amministrazione trentina di centrosinistra si è dimostrata ancora una volta del tutto inadeguata a salvaguardare il nostro patrimonio naturale. Ora, anche per tutelare i due cuccioli sopravvissuti al barbaro tentativo di cattura, chi ha causato questa tragedia deve farsi da parte” prosegue il portavoce del M5S annunciando un’interrogazione parlamentare “per conoscere la reale dinamica dell’accaduto e chiedere che i responsabili paghino per il loro delitto. “Vogliamo giustizia per Daniza!” ha concluso Fraccaro.

La protesta delle associazioni animaliste

Dura anche la reazione di tutte le associazioni animaliste. Legambiente parla di “finale da dilettanti per una vicenda conclusa peggio di come è iniziata”. La morte dell’orsa Daniza “dimostra l’incapacità della Provincia di Trento di gestire una specie importante per la biodiversità presente sull’arco alpino” ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente. Di “morte assurda, ma annunciata” parla invece la Lipu che chiede un’inchiesta penale che accerti tutte le responsabilità. La Lav va oltre e annuncia la denuncia per il reato di uccisione di animali nei confronti del presidente della Provincia di Trento, Rossi, del vice presidente Olivi, e dell’assessore alla caccia, Dalla Piccola. Nello stesso senso si muove anche l’Associazione italiana difesa animali ed ambiente (Aidaa) che ha inviato un esposto alla Procura della repubblica di Trento per chiedere di “fare chiarezza anche sotto l’aspetto delle responsabilità penali”. Il Wwf invece chiama in causa le istituzioni nazionali “che hanno dimostrato di non saper gestire con la dovuta competenza questa situazione” portando avanti una “cattura inopportuna”. Contro le istituzioni nazionali anche l’Enpa, l’Ente nazionale protezione animali, che chiede le dimissioni del ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti.

Inchiesta della Forestale

Intanto è intervenuto lo stesso Galletti che in una nota fa sapere di aver “già inviato alla Provincia di Trento la richiesta di una relazione sull’accaduto, per chiarire la dinamica dei fatti e chiedendo misure affinché episodi come questo non si ripetano più”. “La morte di un’esemplare di un orso è sempre una sconfitta. Ora pensiamo a seguire e tutelare i due cuccioli” ha affermato Galletti. Sulla morte dell’orsa si mobilita anche il Corpo Forestale dello stato che ha annunciato l’apertura di un’inchiesta ipotizzando i reati di maltrattamento di animali e uccisione senza motivo reale dell’animale. “Già in agosto avevamo espresso forte preoccupazione per la sopravvivenza dei cuccioli dell’orsa Daniza nel caso appunto fosse stata catturata” spiega la Forestale in una nota.

 

 
 
 
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