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Creato da cris.cambs il 12/01/2011

IO ALTROVE

Ci sono momenti in cui una persona si pone domande, persegue obiettivi e spera...........

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DELLE CIPOLLE

Post n°70 pubblicato il 18 Giugno 2013 da cris.cambs

Mi è venuto in mente, non so neanche perché e come, che siamo come le cipolle.

Abbiamo tanti strati, c’è chi li mostra tutti indifferentemente, c’è chi sceglie quali esibire o far conoscere.

Chi gli strati li leva pian piano, una specie di spogliarello che può anche non essere sexy.

Certo è che quando si va all’essenza, si piange, sì perché la cipolla fa piangere.

Si piange per la felicità, per la commozione di una condivisione di sentimenti, di vissuti, di emozioni, per ciò che dentro di noi è più arcaico e a volte vogliamo nascondere anche a noi stessi.

Un po’ il gioco del vedo non vedo.

Il c.d. ‘ ballo della seduzione della cipolla’, noto a pochi, ma vissuto da tanti.

Un ossimoro cipollesco!

E l’amore come fa con le cipolle?

Intanto, fa incontrare quelle dolci che si riconoscono.

Cavoli!

E così cambio verdura e pensare che i cavoli fanno bene per tutto e lo sapevano bene i romani.

Cavoli!

Ma non è l’urlo dell’ortolano al mercato.

Cavoli!

Esclamazione!

Vediamo se riesco a continuare.

Ho sentito dei racconti di persone che mi hanno detto che loro sapevano che l’altra che hanno sposato era la loro cipolla.

Beh, non mi hanno detto di avere incontrato una cipolla, anche perché avrebbero pensato ad eventuali sbuffi poco piacevoli all’olfatto che avrebbero allontanato me, invece di avvicinarmi e ascoltare la storia.

Insomma, la loro cipolla era qualcuno con cui essere se stessi, che ti ama per quello che sei e tu ricambi allo stesso modo.

Ecco, per me, che poi non ne so proprio di queste faccende, questo è l’amor perfetto!

Le cose però non funzionano sempre così.

Infatti, ce ne sono delle altre.

Per esempio, se incontri una cipolla che ti fa piangere da subito, qualche domanda te la devi porre.

Magari ti convinci che vada bene così.

Noto ai più che piangere faccia diventare gli occhi belli.

E se uno un po’ belli li ha già, deve proprio piangere?

Sentivo alla radio che se le cipolle litigano subito, le cipolle non sono destinate a stare insieme.

Anche loro non parlavano di cipolle, perché questa è una teoria sofisticata e raffinata, in linguaggio aulico, decisamente non destinata ai mass media.

Allora chi ha incontrato la cipolla magica, quella che ti fa sorridere, quella che ti dà pace e passione, quella che dopo tutto ti fa sentire a casa, si faccia avanti.

Mi piacciono le storie delle cipolle e se me le raccontate, è un po’ come ascoltare le favole e provare a sognare!

Qualcuno può vivere un sogno con la sua cipolla, altri ascoltano le storie e si addormentano, sperando che accada anche a loro d’incontrare la loro cipollotta e il loro cipollotto.

Nel frattempo, gli occhi si illuminano con la gioia del vedere la felicità di altri.

E tanta felicità a tutte le cipolle del mondo!

 
 
 

DEGLI ERRORI

Post n°69 pubblicato il 16 Maggio 2013 da cris.cambs

E’ interessante vedere che qualcuno quando guarda a me, pensa che se c’è un errore o un’imprecisione essa sia attribuibile a me in maniera inequivocabile e inconfutabile.

Sono in auto, meglio siamo in auto, e sto facendo manovra per uscire dal parcheggio.

Che ci s’immagina?

Niente di più ovvio: che io stia scientemente andando contro l’albero che è di fronte .

Ma non viene da pensare che possa fare retromarcia?

No, direi proprio di no!

La regola è che prevenire è meglio che curare e perciò nel dubbio, così per sicurezza, tanto per star sereni, sono io che sto sbagliando.

Che poi è un’affermazione impegnativa star sereni!

Io serena così proprio non ci divento.

Anzi m’innervosisco, veramente vado in ansia e mi agito e a quel punto sì che sbaglio la manovra, urtando l’auto parcheggiata dietro.

E quindi, e quindi?

Chi dice che nel dubbio sbaglio, arriva ad aver ragione.

Oltre al danno la beffa.

Uffa!

La profezia che si autoavvera, che invece di funzionare sul soggetto pensante, nella fattispecie ingenera effetti sull’altro o per essere più precisi sull’altra, cioè la qui scrivente Cristina.

Ma la cosa non finisce qui.

Nel dubbio, io non mi spiego, parlo in modo eccessivamente diffuso, insomma sono logorroica.

In più faccio domande ritenute improponibili, inutili, irritanti, impronunciabili.

Esempio, mi si sta raccontando di un viaggio e chiedo se le persone dormiranno nella stessa stanza.

Risposta: ‘E cosa ne so io? Ti sembra una domanda da fare, se vuoi chiedilo a loro e comunque che razza di domanda è. IO ti dico quello che so, punto.’

La  mia reazione è un mutismo contrito sul punto di esplodere.

Qui concludo dentro me stessa dicendo: nel dubbio stai zitta.

Che è meglio!

Mi consiglia il Puffo Quattrocchi!

Ma in tutto questo esistono contraddizioni o situazioni che tali considero.

E questo è successo a me, che non ero io ad avere domande per l’occasione.

Sera tarda sui viali della circonvallazione, domanda  rivolta a me di fronte alle passeggiatrici appostate sui marciapiedi: ‘Perché stanno in punti dove, a causa dei lavori di ristrutturazione, le auto non si possono fermare e gli autisti non possono contrattare con loro?’

Scusate, questa invece è una perla di domanda.

E sì perché io sono esperta della domanda e dell’offerta nel mercato delle peripatetiche, anzi mi sono dedicata allo studio del prezzo di equilibrio e ho messo a punto una matrice che tenga conto delle coordinate spazio-temporali. La tesi del master verteva su questo argomento.

Dentro di me rido e penso che questa, invece, sia una signora domanda!

E continuo nel mio sorriso interiore, perché differentemente da altri, io penso che le domande nascano nella spontaneità che ci abita, sboccino nel bambino che vive in noi e fioriscano per cercare di soddisfare anche banali e a volte ingenue curiosità!

E nel dubbio non succede proprio nulla per cui arrabbiarsi!

 
 
 

Delle richieste di amicizie

Post n°68 pubblicato il 15 Maggio 2013 da cris.cambs

Ultimamente ricevo tante richieste di amicizia su facebook e non capisco il perché.

Solitamente accadeva che qualche richiesta ci fosse qui e scappasse un complimento del tipo ‘sei sexy’.

Ma io per evitare confusione, metto in chiaro subito in chiaro che l’estetica che mi appartiene è quella degli ippopotami di Ponchielli in Fantasia.

Preferisco le ippopotame, anche se il mio compagno dice che sono ingombrante e maldestra come un elefante.

Notare la mancanza dell'apostrofo perché volutamente il pachiderma a cui si riferisce è al maschile, in quanto ilderma e il tutto è più vasto.

Comunque, mi capita di iniziare qualche conversazione e così è successo con un signore separato in casa.

Parlo, chiedo, raccontiamo pezzi , stralci di vita.

A un certo punto dopo aver ricevuto l’appelattivo di interessante, mi scrive il numero di telefono.

Io scrivo no.

Non accetto numeri telefonici e nemmeno il mio è oggetto di omaggi. Le Erinni, i fulmini di Zeus, insulti compreso ‘un vecchiaccia’.

La spiegazione era che al rifiuto corrispondeva un’impossibilità rovinosa di creare una qualche forma di amicizia, seppur virtuale.

Una rabbia inusitata e davvero inquietante.

A quel punto cancello io lui, prima che lo faccia tra insulti e grida, sì era scrito ma si sentiva che c’erano le urla.

Nel frattempo scrive un’altra persona, apparentemente tranquilla, ma così sembrava anche l’altro.

E allora in una conversazione paradossale degna della famiglia Smith ( Jonesco mi avrebbe preso come sua allieva ), chiedo ‘ ma ti sembra che io abbia il viso da telefono amico?’

Intanto, mi assicuro che dopo un incipit rilassato non debba gestire strane e isteriche conversazioni, per antonomasia tipiche delle donne.

Il giovane chiede spiegazioni, con un visibile disorientamento della serie ‘ma con chi sto parlando’, tanto che sembro io quella fuori.

Cerco di spiegare l’antefatto e mi congedo.

Non ha più scritto, mi sa che ha deciso di cambiare direzione e francamente anch’io al suo posto l’avrei fatto.

Ora le richieste di amicizia si moltiplicano e c’è chi mi dice che io non capisco e c’è qualcosa sotto, qualcosa dietro o di fianco o insomma da qualche parte in zona rischio.

Che io non capisca è un dato standard di alcune mie conversazioni.

Allora eliminerò gli eccessi.

Ah, perché l’altra critica che mi viene mossa è che conosco pochi nella realtà.

Chi me lo dice i suoi 1500 amici li conosce tutti.

Darò un taglio, ma magari anche a quelli che conosco!

 
 
 

DEI SOGNI NEL CASSETTO

Post n°67 pubblicato il 19 Aprile 2013 da cris.cambs

Ci sono i famosi sogni nel cassetto.

C’è chi impara a trovare il modo per recuperarne la chiave e aprirli.

C’è chi cerca per una vita, ma alla fine scardina per provare a vederli alla luce del sole.


Ecco, il danno è fatto!

Se non c’è naturalezza, vuol dire che non può funzionare.

Mica vorrai che tutto sia facile?


Hai voglia che non sia così, dai forma e plasmi e ti fai plasmare.

Ma ecco il guaio, o vai bene così per come sei o i sogni devono rimanere nel cassetto.

Magari ci puoi riprovare in un’altra vita, se ce ne sarà una.

Il punto è che capisci come gira la cosa, non esattamente nei tempi giusti.


Come dice qualcuno, per forza sei lenta!


Perché con questi sogni un po’ dispettosi succede così: tu ti immagini affetto, comprensione, accoglienza e sorrisi frammezzati di risate.

E ti ritrovi, con tensioni e con chi ti dice che l’unica cosa intelligente che puoi fare, se proprio riesci a far qualcosa, è stare zitta e non rompere.

Allora, ripenso alla serratura divelta, penso sia proprio lì l’errore originario.

Mai scardinare nulla, piuttosto lasciar stare.

Nel dubbio non far nulla. Peggio di come stai oggi non puoi stare, meglio ……….

Insomma, non aprire quel cassetto se non si apre da solo, come per magia.

E pensare che a scuola mi hanno chiesto ‘cosa si è fumata?’ , ero allegra, piena di ironia e mi ridevano gli occhi. ‘E’ la mia natura, se pensieri tristi non mi avvolgono.’ - ho risposto.

Ho ricevuto un abbraccio da una studentessa che mi ha avvolto.

Per me è stato bellissimo, anche se qualcuno potrebbe sottolineare il contrario.

Sentivo le rughette che si alzavano ed erano contente di far ginnastica.

Ma non erano solo rughette a essere felici!

Ora è sera e quella Cristina non c’è, non può uscire, non è ora.


Ciò che appare è una pagina piena di errori che non si può leggere.

E allora un foglio illeggibile, lo si appallottola e lo si butta via.


Comunque non si perdono  mai le speranze, la carta è un bene che si ricicla!

 

Al limite lo si utilizza per un  altro scopo!


Nel frattempo cerco di far sorridere i miei occhi, quelli miei, che poi sono belli e c’è chi quando li incontra si riempie di gioia e riempie di gioia anche me!

 
 
 

DELL’ESSERE DIVERTENTE

Post n°66 pubblicato il 26 Marzo 2013 da cris.cambs

Effettivamente mi sono persa e ho perso la vena ilare o quantomeno autoironica.

Ma l’altro giorno rispondendo a qualche mail qui su libero, ridevo di me in quanto la mattina di giovedì ha dato inizio a una giornata in cui più stonata di così non potevo essere.

La sera di mercoledì avviso le mie studentesse che l’indomani avrebbero dovuto portare l’ombrello per il lungo giro che ci aspettava per accompagnarle allo stage.

L’avviso era sul gruppo della classe su Fb, meno male che loro non l’hanno visto.

Mi alzo piena di energia e convinta che la giornata sarebbe stata piovosa e fredda, mi do a un abbigliamento di quelli invernali strong.

Maglione, canottierina carina ma pesante, gonna bella calda e dulcis in fundo doposci. E sì quelli belli pesanti non possono mancare.

Peccato che la giornata promettesse cielo azzurro e le mie convinzioni da merceologo seriale fossero infondate.

Certo ma l’ho scoperto con il tempo.

Il tempo è quello della lunga giornata in giro per Milano e uffici dedicata al principale lavoro dello scioglimento dell’era glaciale.

Peccato che a fine giornata non ho perso neanche un etto. E per non parlare del mal di piedi surriscaldati e dolenti.

Tanto mio figlio dice che non sono i piedi a far male , ma sono io che non cammino abbastanza.

Che poi cosa ne sa lui del male che provo io?

Tutta questa riflessione filiale e di alto profilo in risposta alla mia scoperta di suolette in silicone che mi sembra attenuino il dolore.

Le ho comprate dai cinesi, magari non sono di silicone.

Vabbè, l’importante che facciano il loro servizio.

Le ho collaudate a casa oggi e domani in esterna, ma mica quella di ‘Uomini e donne’ che poi io non guardo.

Ma fa sempre una certa scena sapere che al mondo esistono anche loro.

Oggi, altro giro altro regalo, e visto che l’altra volta ero vestita pesante, ho pensato mica mi fregano più , adesso scarpe primaverili e via.

Oggi ho fatto la splendida almeno per quanto concerne le calzature tipo mocassini in tela elastica, i tacchi non me li posso permettere.

E sia ben chiaro a chi trova piacevole la mia foto, fate i conti con la dura realtà e cioè che non mi avete visto in movimento, vi assicuro l’ammirazione scende come un termometro al Polo Sud.

Oggi un freddo e ovviamente ero in giro per uno stage, vento gelido e con la mia giacca che faceva intravedere un top scollato tanto per darmi un tono, non riuscivo a chiudere il giaccone e gli spifferi erano dovunque.

A questo punto sono tornata a casa infreddolita.

Con il dubbio che domani possa avere ancora un lavoro, perché sono stata ripresa dalla direttrice del centro in cui insegno ( prima facevo la coordinatrice, ma quella è un'altra storia) per avere fatto uscire due studentesse insieme, una delle quali non si sentiva bene e voleva prendere un thé e l’altra l’ha accompagnata gentilmente.

Questo è bandito dal regolamento, dalle previsioni possibili dell’ente per cui lavoro.

Però, se non ricordo male a scuola se qualcuno stava male andava nel gabbiotto della bidella che soccorreva la persona in difficoltà.

Qui meglio stare in classe.

Anche perché non c’è né il gabbiotto né la bidella.

E comunque l’ho detto, se domani succede qualcosa d’irreparabile, sono disposta a scrivere un best seller all’americana: ‘ Come farsi licenziare in 5 mosse’.

Magari qualcosa riesco a guadagnare anch’io dando sfogo ala mia creatività, tutti scrivono e perché io no?

 
 
 
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