Creato da sostiene_valeria il 27/03/2006

il cucchiaino

blog di divagazioni meteoropatiche

 

 

Post N° 351

Post n°351 pubblicato il 24 Novembre 2008 da sostiene_valeria
 
Foto di sostiene_valeria

E Dorothy provò a battere due volte le scarpette rosse e pensò a dove voleva andare ...

sottotitolo

Il problema non è mica trovare una strega a cui sfilare le scarpe rosse, e sapere dove si vuole andare.

 
 
 

Ovunque proteggi le pene dell'anima

Post n°350 pubblicato il 04 Novembre 2008 da sostiene_valeria
 

Qualche sera fa su All Musica c'era una puntata di Mono dedicata a Capossela.
Durante l'intervista, parlando dei vecchi dischi, Vinicio ha spiegato che la canzone Modì è stata scritta pensando ad Amedeo Modigliani, un artista che gli è sempre piaciuto, che l'ha sempre affascinato, un'artista che, aggiungo io, incarnava il vero ideale di genio e sregolatezza, in quella fulminea lucidità innondata da mari di follia, sublimati nel suo ululare alla luna nelle fredde notti parigine.
Ma più che per Modigliani, la canzone è stata scritta pensando alla sua compagna, Jeanne Hébuterne, una donna sensibile, innamorata perdutamente di quest'uomo, perduta senza quell'amore.

Prima di leggere (per chi vorrà leggere) o di canticchiare  il testo della canzone, pensate a quella piccola donna, che dopo due giorni dalla morte del suo compagno, si gettò dalla finestra, nonostante fosse incinta di 9 mesi.

Modì

Si adagia la sera
su tetti e lampioni
e sui vetri appannati dei bar
e il freddo ci mangia
la mente e le mani
e il colore dell'ambra dov'è?
ripensa alla luce
e al sole d'Italia
che Dante d'autunno cantò

che io sto vicino a te
e tu sai perché
stai vicino a me
questa notte e domani se puoi

ricordi via Roma
la luna rideva
lì ti ho scelto e voluto per me
mi guardavi e parlavi
dei volti tuoi strani
degli occhi a cui hai tolto l'età
e ora si scioglie la sera
nei pernod, nei caffè
nei ricordi che abbiamo di noi
per amore tradivi
per esister morivi
per trovarmi fuggivi fin qua
perché Livorno dà gloria
soltanto all'esilio
e ai morti la celebrità

ma io sto vicino a te
in silenzio accanto a te
stai vicino a me
questa notte e domani se puoi

questa notte e altre notti
verranno anche se
non sentiremo ancora cantar
ascolteremo la pioggia
bagnarci i colori
e mischiare i miei pensieri nei tuoi
ormai è l'alba e ho paura
di stare a restare
da sola a scordarmi di noi

e allora sto
vicino a te
anche se non vedi che
io son qui vicino a te
questa notte e domani
sarò...

 
 
 

La strada per arrivare

Post n°349 pubblicato il 24 Ottobre 2008 da sostiene_valeria
 

La strada sotto i piedi non si vedeva quasi.
Se avesse allungato le braccia, stendendole al massimo, anche le mani sarebbero risultate invisibile, cancellate nella nebbia che avvolgeva tutto.

Continuava a camminare.
A volte proseguiva con passo sicuro per alcuni metri, certo di aver trovato la direzione che cercava, come se l'avesse fiutata, come se d'improvviso l'istinto lo guidasse sul serio. Come se fosse riuscito a sentire la voce che lo chiamava.
Quasi sempre queste brevi falcate decise si interrompevano,  si bloccava e non restava altro che starsene lì fermi, inghiottiti dalla nebbia e divorati dai dubbi, dalle incertezze, dalla paura di sbagliare.

Poi un'ombra di coraggio, i piedi si intravedevano di nuovo, le mani, anche se invisibili nella nebbia, si muovevano.

Ce la poteva fare. Una parte di sè ne era convinta. C'era solo da sperare che fosse la parte più forte. Non poteva permettersi di venir sopraffatto dai dubbi, dalle paure, dalla stanchezza perfino. Altrimenti non sarebbe mai arrivato.

Ogni tanto nella nebbia si vedevano delle luci. Sembravano lampioni. O forse lanterne.
Quando riusciva ad arrivarci vicino, con la certezza che lì avrebbe potuto vedere di più e finalmente trovare la strada, la luce si spengeva.
Era ovvio che non era quella la luce che l'avrebbe portato a casa. Qualcun'altro c'era arrivato prima di lui. Tutto questo non era d'aiuto.

All'improvviso un vento freddo fece rabbrividire ogni parte del corpo. Capì che era quasi novembre.
Se davvero era novembre doveva affrettarsi.Tra la nebbia, in lontananza una luce si accese.  Gli sembrò che lo stessero chiamando.
Riprese a camminare con passo sicuro in quella direzione. Avrebbe trovato la strada per nascere. 

 
 
 

Post N° 348

Post n°348 pubblicato il 21 Ottobre 2008 da sostiene_valeria

"Non m'importa di vivere in un mondo di uomini, purché io possa viverci da donna"

M.M

 
 
 

"Fa troppo freddo. Non si può neanche piangere"

Post n°347 pubblicato il 18 Ottobre 2008 da sostiene_valeria
 
Foto di sostiene_valeria

Sandor giocava con la cassetta di legno, ma non è arrivato nessuno.
All'ora di merenda pensò che fosse inutile.
Nel cortile i galli cantavano, ma non potevano nulla contro il sogno, che era tenace e aveva ragione: era troppo presto. I galli cantano sem­pre troppo presto.
A parte questo, fuori non c'era nulla.
Gridi, stelle, nient'altro.
E in più tutto era livido come uno schiaffo. Sandor si teneva la guancia. Gli sarebbe pia­ciuto essere un bambino martire. Ma non lo era. Suo padre non lo picchiava mai. Aveva ben altro da fare. Sandor si annoiava. A un tratto si è stufato di quella cassetta di legno. Avrebbe voluto uno schiaffo. Per urlare. Per fare chiasso. Si è messo a insultare suo padre, ma suo padre non si arrabbiava, non era per niente offeso. Non ci si può offendere quando si ha altro da fare.
Sandor si sforzò di svegliarsi. Il sogno era noioso. Non era neppure un incubo. Il sogno era un'isola deserta. Un'isola veramente deser­ta, dove non c'è nulla da fare. Suonò una sveglia.
Sandor si mise a sedere sul letto, sbadigliò.
E improvvisamente ricordò che sua madre era morta.
Uscì nel cortile. Vide i galli. La cassetta di legno. Tutto ciò che voleva vedere.
L'erba, l'uccello, il sole.
Era la sua prima giornata in quei luoghi sconosciuti.

Uno dei ragazzini è venuto a chiamarlo. Sandor non voleva vederlo. Ma quando l'altro gli ha parlato, Sandor non ha potuto fare a meno di alzare lo sguardo. Eppure aveva detto una sola parola:
- Vieni.
Sandor lo guardava. Era un bel bambino. Il bambino gli sorrise:
- Mi trovi bello, vero? Tutti mi trovano bello. Ma per me fa lo stesso. Non provo più alcun fastidio. Ci sono abituato.
- Ti voglio bene, - disse Sandor.
- Lo so, - rispose il bambino. - Un giorno sarò tuo figlio. Ma prima devo morire.
- Sì, - disse Sandor, - parlami ancora.
- La persona che amo di più è mio fra­tello, - continuò il bambino. - Lo amo più di tutti gli altri messi insieme, più di me stesso.
- Perché? - domandò Sandor.
- Non so. Lo guarderai e capirai perché lo amo.
- Parlami ancora, - disse Sandor.
- Dovresti venire a mangiare, - disse il bambino.
- Non ho fame.
- Se non mangi diventerai pallido e mala­to, e tutti saranno tristi.
- Anche tu? - domandò Sandor.
- No, io no. Io non posso essere triste, per­ché una cosa mi consola dell'altra.
- Presto mangerò, - disse Sandor. - Forse domani, o già questa sera.
Il bambino lo guardava con i suoi grandi occhi grigi.
- Parlami ancora, - disse Sandor.
- No, sei tu che devi parlare. Io non ho niente da dire. Per me la vita è semplice e bella.
- Bella? - disse Sandor.
- E semplice, - disse il bambino.
- Ma che ne sai tu della vita? - gridò Sandor con rabbia improvvisa. - Preferirei che adesso te ne andassi!
Il bambino si è alzato:
- Davvero vuoi che me ne vada?
- No, resta, non fa niente, comunque sia è troppo tardi.

Tratto dal libro "dove sei Mathias?" di A. Kristof

Agota Kristof ha scritto i romanzi Il grande quaderno (uscito da Guanda nel 1988 con il titolo Quello che resta), La prova (Guanda 1989), e La terza menzogna, pubblicato insieme ai due libri precedenti da Einaudi nella Trilogia della città di K (1998). Nel 1996 Marco Lodoli ha tradotto, sempre per Einaudi, Ieri, portato sullo schermo da Silvio Soldini con il titolo Brucio nel vento.

Intervista... http://www.miserabili.com/2005/03/17/intervista_ad_agota_kristof_1.html

 
 
 

Aria d'autunno

Post n°346 pubblicato il 15 Ottobre 2008 da sostiene_valeria
 

 
 
 

Post N° 345

Post n°345 pubblicato il 10 Ottobre 2008 da sostiene_valeria
 
Foto di sostiene_valeria



Roba da non credere ... un'altro matrimonio! Mi consolate se potete, anche voi siete nello stesso giro di schiaffi negli ultimi anni? 

 
 
 

unitamente

Post n°344 pubblicato il 22 Settembre 2008 da sostiene_valeria
 

e da allora sono perché tu sei,

e da allora sei, sono e siamo,

e per amor sarò, sarai, saremo.

P. Neruda

Dedicato al matrimonio di elena e massimo

 
 
 

Il meraviglioso gioco della Laurea

Post n°343 pubblicato il 19 Settembre 2008 da sostiene_valeria
 
Foto di sostiene_valeria

Visto che da poco è anche grandinato, traggo ispirazione meteoropatica e condivido con voi alcune riflessioni (e un gioco).

Ero lì tra me e me e pensavo: "ma sai icche, quasi quasi l'ho a finire anche la laurea in lettere che è rimasta lì con 5 esami". Si insomma, senza voler fare quella troppo intelletualoide, una seconda laurea è una cosa che m'è sempre piaciuta, magari prendendola in modo rilassato, facendo anche esami strani, curiosi, interessanti oserei dire, senza cercare per forza il piano di studi più adatto o il professore meno rompipalle. Senza ammazzarsi se si salta un appello ... una cosa fatta solo per passione insomma.

Ma poi è cominciato a grandinare e mi s'è aperto un mondo di ricordi. In effetti quando qualche amica/o si è laureato nel bigliettino spesso gli ho ricordato cosa si lasciava alle spalle e questa cosa l'ho chiamata "Il gioco della Laurea". Vado ad illustrare:

IL MERAVIGLIOSO GIOCO DELLA LAUREA

N° di giocatori: uno.

Età dei giocatori
: dai 18 ai 99 anni.

Scopo del gioco
: il giocatore deve arrivare a conseguire una laurea  prima delle tre generazioni future.

Svolgimento del gioco
: il giocatore parte dalla casella "Iscrizione" e paga la prima rata di immatricolazione. Tira il dado e procede di tante caselle quante ne indica il dado. Una volta giunti alla casella "Esame" il giocatore sostiene una prova. In caso di prova superata il giocatore può proseguire e cominciareil percorso successivo. Diversamente sarà costretto a ripartire dall'ultimo esame superato.

Caselle
 "Ostacolo":

- Casella "Non ho voglia di studiare": il giocatore manca di diligenza e salta un turno.
- Casella "Cambiamenti istituzionali":
il giocatore si trova a dover cambiare i propri programmi in seguito alle continue riforme e agli inaspettati cambiamenti nell'organizzazione del corso di laurea, salta due turni.
- Casella "Mancanza di denaro": il giocatore è costretto a lavorare per mantenersi agli studi e salta tre turni.
- Casella "Salute cagionevole": il giocatore è afflitto da malessere di vario tipo e salta da uno a tre turni a seconda della gravità del malessere indicato dalla casella.
- Casella "Sfighe varie ed eventuali": il giocatore si trova ad affrontare un imprevisto e salta un turno.
- Casella "Demoralizzazione": il giocatore è afflitto e demoralizzato e salta un turno.


Ultima parte del gioco:
una volta terminati tutti gli esami il giocatore dovrà affrontare la ricerca e lo svolgimento della tesi.

Caselle "Ostacolo":


- Casella "Tesi cercasi": il giocatore non trova un argomento per la tesi e salta un turno.
- Casella "Relatore per tesi cercasi": il giocatore non trova nessun docente disposto a seguirlo per la tesi e salta due turni.
- Casella "Sfighe varie ed eventuali": il giocatore si trova ad affrontare un imprevisto e salta un turno.
- Casella "Disperazione": il giocatore non vede ancora la luce in fondo al tunnel e stremato salta un turno.

Sostiene Valeria che se vi viene voglia di fare il falegname o l'idraulico poi tanto male non è!

 
 
 

Maruzza Musumeci

Post n°342 pubblicato il 12 Settembre 2008 da sostiene_valeria
 

Per un misi, ogni volta che la gnà Pina passava per la trazzera e vidiva a Gnazio, isava un vrazzo in aria e agitava il pollice e l’indice della mano a significari che ancora non aviva nenti a vista.
Po’, ’na sira, la vecchia arrivò, s’assittò sutta all’aulivo e inveci della solita tanticchia d’acqua spiò un bicchieri di vino.
«Stavota la cosa mi pare seria» disse.
Gnazio portò un sciasco intero con dù bicchieri. Vippiro ’n silenzio.
Appresso la gnà Pina ’nfilò ’na mano dintra alla pettorina e cavò un pezzo di cartoni rettangolare che però non fici vidiri a Gnazio.
«Quant’avi ’sta picciotta?».
«Trentatri».
«Beh, non si pò diri tanto picciotta. E com’è che ancora non...».
«Ve lo spiego appresso».
«Nascì a Vigàta?».
«Sì e no».
«Che significa sì e no? O è di Vigàta o nun è di Vigàta ».
«Nascì ’n mezzo al mari aperto».
Gnazio si sintì ’ntrunari.
«Spiegativi megliu».
«Sò matri s’attrovava nella varca di sò marito e dovitti sgravare accussì, alla picciliddra la lavaro con l’acqua di mari».
«Avi doti?».
«No. È povira. Ma avi ’n’autra cosa».
«Che è?».
«Ve lo dico appresso».
«Scusati, gnà Pina, ma se mi doviti diri tutto appresso, ora di che minchia parliamo?».
«Beh, vi pozzo intanto diri che sò patre, quanno lei aviva cinco anni, niscì con la varca, vinni ’na timpesta e non tornò cchiù. Sò mogliere morse l’anno appresso per il dolori di cori. Allura la picciliddra vinni pigliata ’n casa di sò ziu ’Ntonio, un frati di sò patre, che macari lui era piscaturi».
«Era?».
«Sì, pirchì macari lui annigò».
Alla larga da tutta ’sta genti di mari!
«Sintiti, gnà Pina...».
«Facitimi finiri. Allura la picciotta accomenzò a dari adenzia alla zia che era malata. E arrefutò di maritarisi fino a quanno la zia campò. Ecco pirchì è arrivata schetta a trentatrì anni».
«Ma ’sta zia è morta ora?».
«No, tri anni passati».
«Gnà Pina, attenta che a mia per fissa non mi ci pigliate».
«Non vi staio piglianno per fissa».
«E allura come me lo spiegate pirchì tempo tri anni la picciotta ancora non s’è fatta zita?».
«Pirchì, pirchì...».
«Me lo potiti diri almeno come si chiama?».
«Si chiama Maruzza Musumeci».
Il nomi gli piacì.
«Allura, gnà Pina, me lo dicite quello che state pirdenno tanto tempu a dirimi?».
La vecchia s’impacciò, scatarrò, sputò.
«Ecco, vi devo diri che lei si credi d’essiri ’na cosa che non è. Ma io ne canoscio a tante di pirsone che si cridino d’essiri ’n’autra cosa di quello che sunno. Pri sempio, l’accanoscite a don Sciaverio Catalanotti?».
«Quello che a Vigàta vinni scarpe?».
«Preciso. Che vi nni pari di testa?».
«A mia pare sano di testa».
«Lo sapite che si cridi d’essiri un aceddro?».
«Davero?».
«Davero. Me lo dissi a mia mentre che lo curavo di sciatica. E l’accanoscite a zù Filippo Capodicasa?».
«L’accanoscio. Gnà Pina, arrivamo alla ràdica. Pirchì ’sta picciotta non s’è ancora maritata?».
Prima d’arrispunniri, la vecchia si vippi un bicchieri di vino sano sano e doppo raprì novamenti la vucca.
«La voliti sintiri tutta?».
«’Nca certo!».
«Pirchì Maruzza pinsava che come fìmmina fagliava di una parti ’mportanti e perciò non era capace d’aviri a chiffare con un omo».
«Nenti ci capii. Voliti spiegarvi meglio?».
«Diciva che lei non teneva la natura, che era nasciuta diversa, che aviva sì le minne, ma che non teneva lo sticchio».
«Avà! Ma che mi vinite a contare!».
«Ve lo giuro».
«E pirchì diciva accussì?».
«Pirchì si cridiva d’essiri un pisci».
«Un pisci?!».
«Pisci pisci, no. ’Na sirena».
Gnazio si sintì pigliato dai turchi.
«’Na sirena di papore? Quelle che friscano ’n partenza e in arrivo?».
«Ma che minchiate dicite! Ca quali papore e papore! Non lo sapiti che è ’na sirena?».
«No».
«È una vestia marina. La parti di supra, fino al viddrico, è di fìmmina cu dù beddri minne, la parti di sutta è a cuda di pisci. Infatti la sirena non pò caminare, ma nata».

 
 
 

Post N° 341

Post n°341 pubblicato il 09 Giugno 2008 da sostiene_valeria

Vorrei tornare nella pancia della mamma per sentirmi cullare bestamente

Vorrei tornare bambina per giocare spensierata e arrampicarmi sul ciliegio

Vorrei tornare adolescente per avere tutto l'energia di un'esplosione atomica nelle vene

Vorrei tornare in molti posti che ho visitato per rivivere luoghi, persone, colori, sapori ...

Voglio prendermi un po' di tempo per me
Voglio fare belle passegiate col mio cane
Voglio mangiare cocomero e ciliegie
Voglio ascoltare musica in riva al mare
Voglio addormentarmi tra un fresco lenzuolo bianco

Quindi vi saluto per un po', mi congedo momentaneamente, come del resto ho fatto in questi mesi erranti in cui ho scritto poco o niente.
Non che la mia voce fosse chissàché di speciale in questo mare di blog, anzi.
Quando potrò lascerò una piccola traccia.

Sostiene Valeria che c'è un tempo in cui le ciliegie sono quasi mature ma non si può aspettare oltre per coglierle altrimenti un merlo arriverà prima di noi.

Se mi cercate mi troverete sotto l'albero di ciliegie ad aspettare il punto di rosso che preferisco. 

 
 
 

memorandum per il fine settimana

Post n°340 pubblicato il 23 Maggio 2008 da sostiene_valeria
 

- Fare il cambio di stagione negli armadi e nella scarpiera prima di raccogliere svariate ceste di funghi da piedi e ascelle

- conquistare il mondo

- travasare i gerani

Buon fine settimana!

(tremate stolti, conquisterò il mondo, in infradito per giunta)

 
 
 

Andar per traslochi

Post n°339 pubblicato il 09 Maggio 2008 da sostiene_valeria

Ormai è qualche anno che ho traslocato e sopratutto che ho fatto i lavori di ristrutturazione, però recentemente sono stata a casa di una mia amica che ha appena iniziato questa fase e che mi ha chiesto: "anche per te ci son stati così tanti problemi?" ... Povera sciocca, non così, DI PIU' ...

Almeno i danni della ditta trasloco gli ho evitati facendo da sola e dilatando i tempi, però volete mettere avere tutto intero. Per il resto è stato un trionfo: tutti quelli che dovevano portare le nuove cose sono riusciti a rompere tutto. Ma proprio tutto: mobili, elettrodomestici ecc: sembrava di essere al capodanno di Rio de Janeiro. Hanno devastato ogni nostro acquisto, le scale, un pezzo di muro, il vetro della porta d'ingresso. Ci mancava solo che durante le manovre di carico per sbaglio ammazzassero un vicino - in realtà ci hanno provato, però sono riusciti soltanto ad azzopparlo.
Intanto, nella nuova abitazione l’elettricista provocava corticircuito e bestemmiava perchè per le mie regole fengshui volevo un interruttore generale che togliesse campi elettromagnetici in camera da letto, l’imbianchino disegnava cazzi sui muri  e toppe di ogni colore perchè quelli scelti da noi erano ovviamente banali e l’idraulico riusciva a scheggiare la bellezza di 3 bidé e 2 lavandini ... e non è finita. Un falegname voleva unirsi all’allegra festicciola d'inaugurazione  - “Posso venire anch’io? Porto la sega elettrica”. In compenso ci ha lasciato la trave del soppalco piena di schegge.

Ad un certo punto ho scritto un post it sul frigo per incoraggiarmi:

Bene, il più è fatto,
ora mancano l'incendio del casolare
e l'apocalisse di sangiovanni.

Sostiene Valeria che la vera guerra civile di oggi sono i lavori di ristrutturazione

 
 
 

ascolto consigliato

Post n°338 pubblicato il 05 Maggio 2008 da sostiene_valeria
Foto di sostiene_valeria

Leslie Feist

 
 
 

Post n°337 pubblicato il 05 Maggio 2008 da sostiene_valeria
 
Rugiada nuova

Prosegue la mia interminabile odissea dei matrimoni ... vi giuro non è cattiveria, ma da due anni a questa parte ho perso il conto, tra quelli dei miei amici e quelli degli amici del mio compagno ... battesimi inclusi nel prezzo, non ci facciamo mancare nulla eh!
E però.
Stavolta era il matrimonio di una mia amica "storica", ci conosciamo dai tempi dell'asilo, quindi son 30 anni, eppure, ho constatato che il tempo a volte ci lega alle persone quasi come se fosse una parentela un po' obbligatoria. In effetti il rapporto che avevamo da bambine, ma forse anche da ragazzine, non c'è più.
Siamo molto diverse, questo si.
E però. Se ci penso non so dov'è il punto in cui ci siamo perse.
E rimasto un filo che ci lega di testa, è flebile flebile, se non invisibile, quello del cuore. E si sente. L'ho sentito in modo amaro.
Comunque per gli sposi (oggi in Australia):
"Eterna rugiada sui vostri fiori d'arancio"

 
 
 

IL PHOTOPENSIERO

Ma gli uomini mai mi riuscì di capire perchè si combinassero attraverso l'amore affidando ad un gioco la gioia e il dolore.

(F. De Andrè)

 

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