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dappertutto, i ricordi come il prezzemolo

Post n°78 pubblicato il 13 Febbraio 2007 da Uto88

immagineSabato sono tornato nel paesino delle pietre, quello col nome di un animale. Esco da scuola, neanche il tempo di mangiare e parto, parto e mi sembra che tante cose siano cambiate da quando ci andavo da piccolo.

Per strada anche i colori sono diversi, posso anche dimenticarmi la neve, è tutto cambiato da quando mi facevo uno sfregio ogni volta che ci andavo, è tutto verde, tutto uniforme e morbido, quelle colline non hanno più spigoli.  È uno scenario da cartellone di promozione turistica che non s'addice ai miei ricordi, stride agli occhi.

Arrivo a destinazione, sbatto lo sportello perennemente difettoso, spingo il portone cigolante e salgo i gradini coi marmetti dondolanti da cui sono caduto tante volte. Mi attacco al campanello che strilla elettricamente, la porta si apre, dietro un sorriso, i saluti di rito e il pranzo di nonna.

Pioggia di pasta, distese di patate e montagne di seppie, per fortuna qualcosa resta uguale, qualcosa che non cambia c'è. 

Ci sono sempre quelle piccole certezze su cui poter contare, come il prezzemolo nella cucina di nonna, sai sempre che c'è, nella pioggia o sotto il sole (parafrasando Zucchero Fornaciari), nella minestra o sui tortellini, anche se non ci sta bene il prezzemolo c'entra sempre, non è un caso che di qualcuno curioso  si dica che è un prezzemolo.

In quel paesino dimenticato da tutti puoi ritrovare ricordi trecensessantacinque giorni all'anno, sai che tutto può cambiare ma la pianta verde è sempre su quel balcone, non c'è neanche più la neve a coprirla e sotto il terriccio sono i ricodi che mettono le radici.

Sulla severa credenza di legno scuro che sosteneva il caccavone della tivvù col tubo catodico che ci ha visti crescere adesso c'è un ultrasottile schermo al plasma.

Niente più merletti e centrini, intorno tutto è essenziale, come i ricordi che passano nei fotogrammi di quel filmino che si muove sotto il plasma. Passano gli anni, i bimbi cambiano, i televisori s'assottigliano e il magone cresce e sfugge dal controllo.

 
 
 
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UTOTTOTTO STORIA SEMISERIE IN QUARANTATRE RIGHE

Utottotto è nato 19 anni fa nell'ospedale di Padre Pio e si è diplomato nella scuola in cui ha studiato Wladimir Luxuria. Come qualcuno può dedurre abita nella città natale  di  Pulsatilla e Renzo Arbore.

Porta il cognome di un noto cantante napoletano, sua madre quello di un poeta recanatese che ha passato tutta la sua vita prendendo freddo ad una finestra guardando una certa Silvia che non se l'è mai filato. Il poeta in questione dopo essere andato in bianco ha scritto "il passero solitario".

Il nome di Utottotto ricorda vagamente quello di un pittore che disegnava orologi fusi e giraffe in fiamme, convinto di essere portato per la pittura a 15 anni ha partecipato ad un paio di mostre collettive, suscitando solo l'interesse di un paio di avanguardisti (evidentemente miopi) e una ciurma di bambini che tuttavia non hanno comprato manco un quadro... (sottigliezze)

appesi i pennelli al chiodo e i quadri alla gola è finita la parentesi dandy.

Dopo aver scoperto che il suo avo recanatese è stato uno dei primi giornalisti italiani è entrato nella redazione di un giornale culturale

Ora spera solo di non fallire nel campo "letterario" altrimenti gli resta solo da cantare la neomelodica napoletana come il cantante con cui condivide il cognome.

 

se vuoi insultarmi, conoscermi, chiedermi qualcosa la mia mail è whoisuto88[chiocciola]libero[punto]it
 
 

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