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post-Praga, chi tace non sente

Post n°86 pubblicato il 23 Marzo 2007 da Uto88

immagineTornato da Praga, contento che tutto sia finito, nonostante manchi ancora qualche settimana sono felice come una Pasqua.

Da lì non sono nemmeno riuscito a scrivere, mi hanno solo spillato sessanta corone per quindici minuti di connessione. Avevo scritto un lunghissimo post e al momento di postarlo la mia connessione era scaduta.

Più che un viaggio una prova di resistenza, l'isola dei famosi a confronto un quiz a premi.

TRENO: i treni cechi puzzano quanto un cane morto in avanzato stato di decomposizione, nei bagni si entra in apnea e si esce solo quando senti che il campo visivo si restringe e stai per collassare.

Le cuccette sono cubi di un metro e mezzo per due dove si dorme in sei, mai nome più appropiato, i cani dormono meglio, poi magari muoino, puzzano e lasciano quell'odore nei vagoni. Tra le lenzuola è possibile trovare chewing già masticati, i radiatori sparano ad intermittenza aria calda ed aria fredda.

Di notte qualcuno si è svegliato ed ha chiesto se ci avrebbero anche tatuato un numero sul braccio e vestito con una tuta a striscie, poi ci siamo rassicurati perchè il treno non era sulla rotta di Auschwitz e Hitler era morto da qualche anno. Il personaggio più inquietante del treno era un oste maschio che puzzava d'ascella con un retrogusto fruttato che mi ricordava la stalla di mio nonno. Bei ricordi.

CIBO: hanno provato a rifilarmi minestrine di ogni odore e colore. Cipolle, crauti, pane raffermo e wurstel galleggianti nella stessa tazza, mi faceva molto "mensa dei poveri" se rovistavo bene tra le cipolle trovavo anche un pezzo di carne. Pane di gomma, modello Meliconi che "se cade rimbalza!", c'era poi anche la versione al polistorolo, panini che li aprivi e ti rimanevano solo le briciole in mano. Il caffè, no è meglio che non ve ne parlo, non vorrei far vomitare nessuno sulla tastiera.

La birra, l'unica cosa bevibile, più "cheapy" dell'acqua, acqua venduta in bottigliette di plastica, in realtà gas con tracce di umidtà che avrebbe dovuto dissetare e invece nebulizzava e rimanevano solo le bollicine nel cervello.

Sono sopravvissuto solo grazie agli hot dog praghesi, 16 tipi, assaggiati quasi tutti, credo che il mio alito sappia ancora di cipolle e wurstel. Fondamentale il contributo alla soppravivenza fornito dalla Nutella, dopo 19 anni ho capito cosa significhi realmente lo slogan "che mondo sarebbe senza Nutella?"

PERSONE: mai visto della gente abbaiare in quel modo, nemmneo la DeFilippi alle origini!

Il praghese tipo, specie se commercainte, prova a mettertelo in quel posto in qualsiasi momento e in qualsiasi circostanza, strane conversioni da corona ad euro che quadruplicano il prezzo originale.

Dimenticavano che avevano a che fare con degli italiani però, italiani di Foggia, a voi la conclusione, chi avrà avuto la meglio? In mensa un cuoco abbaiando e sbraitado come un dannato ha rifiutato di farci il bis dell'unica cosa commestibile. Con molta naturalezza qualcuno si è alzato e si è servito da solo come se stesse a casa sua. Così imparano un po' d'educazione 'sti praghesi.

METRO: piena di punkabbestia che girano con i pantalonici stracciati e magliette slargate come se stessimo a giugno, mai visto tante persone leggere insieme libri e giornali ovunque, peccato solo che per noi fossero incomprensibili. Riviste italiane ho visto solo "Panorama", e "L'Espresso"? Gli fa schifo?

Ho visto dei controllori fare multe vere, non come qua che si scocciano pure a scrivere il verbale, ma poi i nostri controllori sapranno scrivere?

DISAVVENTURE: ci sorvolo, vediamo come evolve, per ora sarei portato a censurare tutte le cose brutte che ho visto-vissuto da vicino, cose semiserie, un avvenimento più semiserio del mio blog. [dandyna88 nei commenti scrive che siamo ancora tutti sconvolti]

MIEI COMPAGNI DI VIAGGIO: arrabiati più dei praghesi perchè ad alcuni non ho dato molta corda ma se poi parlavo si offendevano e mi tenevano il broncio (due in particolar modo).

Ho capito che qualsiasi parola dica in questo periodo fa sempre dammaggi, danni seri, ho preferito tacere per tutto il viaggio di ritorno. Chi tace non sente.

L'ultima parola l'ho lasciata a Bologna dove nella sala d'aspetto della stazione, dietro il muro lacerato dalla bomba fascista del 1980 una signora-barbona, con un laccio in testa tipo "la dama dell'ermellino" di Leonardo, parlava da sola.

Lei agitava le mani, pregava e bestemmiava in inglese con un'aria tranquilla, le ho dato le ultime 5 corone che avevo in tasca, avrei potuto un paio di minuti di connessione.

In italiano mi ha spiegato che stava pregando per la distruzione della razza umana, mi parla di angeli e della proprietà che le hanno espropriato, un sopruso che ha fatto incazzare i troni maggiori degli arcangeli che si scaglieranno sull'umanità a partire agli italiani.

 Sarà l'influsso dei treni, il buco della bomba o forse solo una brutta delusione come quella che ho avuto io in questo viaggio?

Tutto continua a girare, i miei pensieri, le mie paure e le delusioni, quelle che non c'è freno d'emergenza che le fermi come in treno, quelle delusioni che ti fanno girare l'umore come le lancette della torre dell'orologio di Praga.

 
 
 
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UTOTTOTTO STORIA SEMISERIE IN QUARANTATRE RIGHE

Utottotto è nato 19 anni fa nell'ospedale di Padre Pio e si è diplomato nella scuola in cui ha studiato Wladimir Luxuria. Come qualcuno può dedurre abita nella città natale  di  Pulsatilla e Renzo Arbore.

Porta il cognome di un noto cantante napoletano, sua madre quello di un poeta recanatese che ha passato tutta la sua vita prendendo freddo ad una finestra guardando una certa Silvia che non se l'è mai filato. Il poeta in questione dopo essere andato in bianco ha scritto "il passero solitario".

Il nome di Utottotto ricorda vagamente quello di un pittore che disegnava orologi fusi e giraffe in fiamme, convinto di essere portato per la pittura a 15 anni ha partecipato ad un paio di mostre collettive, suscitando solo l'interesse di un paio di avanguardisti (evidentemente miopi) e una ciurma di bambini che tuttavia non hanno comprato manco un quadro... (sottigliezze)

appesi i pennelli al chiodo e i quadri alla gola è finita la parentesi dandy.

Dopo aver scoperto che il suo avo recanatese è stato uno dei primi giornalisti italiani è entrato nella redazione di un giornale culturale

Ora spera solo di non fallire nel campo "letterario" altrimenti gli resta solo da cantare la neomelodica napoletana come il cantante con cui condivide il cognome.

 

se vuoi insultarmi, conoscermi, chiedermi qualcosa la mia mail è whoisuto88[chiocciola]libero[punto]it
 
 

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