CLEAN moleskine
il moleskine è pulito perchè quando scrivo lo faccio qui.
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forse sono una caffettiera: 30 giorni alla maturitàTempo di bilanci per il mio blog, cento post e tra nove giorni il suo compleanno. Scrivo solo un post a settimana perchè non è un periodo liscio per me. Anzi, è un periodo strano, sto esattamente nelle curve dei tanti punti interrogativi che si affollano tutti insieme, tutti vicini e tutti portatori di ansia. Forse nessuno sentirà la mia mancanza ma io la mancanza del blog ogni tanto la sento. In questo periodo mi sento una caffettiera col valvolino intasato, sbuffo tanto e a volte penso di essere sul punto di esplodere. Poi con uno scatto apro il mio computerino (grigio come l'umore) e scopro che dentro c'è una vita virtuale dove tutto è più semplice, dove non ci sono barriere e anche i punti interrogativi hanno un senso meno arzigogolato di quello che hanno fuori. E cerchi le parole per spiegare, per somatizzare un'emozione, per scriverci un post, perchè il blogger vive pensando a cosa scrivere, cerca di trovare l'aggettivo giusto per classificare un momento, un'immagine, una sfumatura che non rientra nella scala dei colori. Dopo un anno nel blog ho imparato a buttarci dentro tutto quello che mi capita, è una cassettiera dove cerco di piegare tutto e chiudere in fretta. Così anche se prendo un due in informatica nell'ultima settimana di scuola al posto di strappare tutto mi siedo alla luce del monitor e ci scrivo un post. Uso questo spazio come valvolino perchè tanto oggi non ha senso sbuffare, mi hanno lasciato a casa da solo e oltre alle tartarughe nessuno più mi ascolta, forse solo chi trova a passare da qui per caso. Domani ricomincia un'altra settimana, sette giorni pieni di fossi da scansare. Mancano solo trenta giorni alla maturità, tra dodici ore sarò di nuovo al mio banco. Nei due metri quadri di vetri sporchi del finestrone continuerò a vedere l'obitorio dell'ospedale oltre il giardino di scuola, che anche se attorniato da un campo di grano pieno di papaveri sempre un obitorio resta. E ancora una volta mentre la campana suonerà potrò guardare un metro e mezzo sopra la cattedra, fissare la fotocopia in A4 di un crocifisso attaccato con lo scotch per risparmiare su chiodi e legno e dire: "un'altra ora è passata". Sono abbastanza nervoso e non è colpa della caffeina. |
UTOTTOTTO STORIA SEMISERIE IN QUARANTATRE RIGHE
Utottotto è nato 19 anni fa nell'ospedale di Padre Pio e si è diplomato nella scuola in cui ha studiato Wladimir Luxuria. Come qualcuno può dedurre abita nella città natale di Pulsatilla e Renzo Arbore.
Porta il cognome di un noto cantante napoletano, sua madre quello di un poeta recanatese che ha passato tutta la sua vita prendendo freddo ad una finestra guardando una certa Silvia che non se l'è mai filato. Il poeta in questione dopo essere andato in bianco ha scritto "il passero solitario".
Il nome di Utottotto ricorda vagamente quello di un pittore che disegnava orologi fusi e giraffe in fiamme, convinto di essere portato per la pittura a 15 anni ha partecipato ad un paio di mostre collettive, suscitando solo l'interesse di un paio di avanguardisti (evidentemente miopi) e una ciurma di bambini che tuttavia non hanno comprato manco un quadro... (sottigliezze)
appesi i pennelli al chiodo e i quadri alla gola è finita la parentesi dandy.
Dopo aver scoperto che il suo avo recanatese è stato uno dei primi giornalisti italiani è entrato nella redazione di un giornale culturale
Ora spera solo di non fallire nel campo "letterario" altrimenti gli resta solo da cantare la neomelodica napoletana come il cantante con cui condivide il cognome.
