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Valore morale e attualità di Dante Alighieri (di Corrado Giusti) Quella della poesia dantesca è una missione universale, che trascende i tempi e si estende agli uomini di tutte le generazioni. Una concorde ammirazione, che si è venuta ingigantendo attraverso i secoli, esalta Dante, presso tutti i popoli, come uno dei più grandi poeti che siano mai esistiti. Per noi italiani, poi, egli ha un valore ed un significato tutto particolare: è, infatti, il poeta nazionale d’Italia. Nato con il sorgere della nazione italiana, egli ne interpretò i sentimenti e le aspirazioni, ne esaminò ed esaltò il passato radioso, ne soffrì il presente inquieto, ne auspicò un avvenire di concordia, di unità, di pace. Il culto di Dante si ravvivò nel Risorgimento, quando fu di vitale nutrimento all’arte dei nostri scrittori ed allo spirito dei nostri patrioti, che guardarono a lui come al Padre della Nazione; e, da allora, si può dire che non sia mai tramontato. Anche oggi la parola di Dante conserva tutto il suo valore e, per questa ragione, la sua opera è oggetto di studio nelle scuole italiane di ogni grado. La gloria di Dante è essenzialmente legata alla sua poesia e, se non tutto quello che il poeta dice può essere compreso da tutti, presupponendo una conoscenza delle dottrine medievali che non tutti possono avere, ognuno è, però, in grado di comprendere bene le mirabili figure sorte dalla sua possente fantasia e di intuire e meditare il sostanziale ammonimento che è contenuto nei suoi versi. E proprio questa, a mio parere, è la cosa più importante. I giovani, in particolare, leggendo un qualunque episodio della Divina Commedia, devono guardare alla potenza con cui la fantasia del poeta ha scolpito un personaggio, devono osservare attentamente l’ambiente che circonda il personaggio stesso, devono sentire l’incubo che avvolge i dannati, la mestizia degli spiriti espianti, la mistica letizia dei beati e, meditando su quanto hanno letto, devono cogliere il messaggio morale che è racchiuso nelle singole figure. È vero che la coscienza di Dante non sarebbe bastata da sola a creare una così stupenda poesia, ma quella poesia non sarebbe nata se non avesse avuto sotto di sé tanta ricchezza spirituale e tanta esperienza di vita. Il Foscolo, uno dei primi e, forse, quello che, fra tutti i critici, meglio intese e sentì Dante, osserva che «dietro ad ogni verso di poesia c’è l’uomo immerso nel tempo in cui visse». E dietro ad ogni verso della Divina Commedia c’è Dante, assorto nel mondo medievale, un mondo pieno di lotte e di passioni; ma egli non si smarrisce in esse, perché seppe dominarle, pur senza perdere quella ricchezza passionale che è il suggello profondo della natura di ogni uomo. Anche noi viviamo in tempi agitati: il progresso scientifico e tecnologico ha preso in contropiede l’umanità, impreparata ad accoglierlo, incapace di collegarsi al passato e di proiettarsi verso il futuro senza fratture. La funzione strumentale della scienza e della tecnica si è estesa fino ad influenzare gli aspetti morali della civiltà. I giovani vedono gente che corre alla conquista di beni materiali e di posizioni sociali e gran parte di essi è pronta a considerare il danaro come il metro del valore, la lotta senza scrupoli contro i propri simili come il mezzo più idoneo per averlo, la furbizia come la qualità più utile alla vita. Il progresso, dunque, può diventare, da strumento di costruzione, mezzo di distruzione, sorgente di nuove schiavitù. Verso la metà dell’Ottocento Massimo D’Azeglio scrisse: «Il vero progresso dell’umanità non istà nelle macchine a vapore, ma nella crescente potenza del senso del giusto e del vero». Se ponderiamo bene queste parole, che hanno il valore di una massima, possiamo convincerci che l’insegnamento della Divina Commedia ai nostri giorni non è un anacronismo e che la personalità di Dante può e deve essere proposta, come esempio, ai giovani, oggi più che nel passato, perché quel senso del giusto e del vero, di cui parlava D’Azeglio, rischia, ogni giorno di più, di smarrirsi. Dante può insegnare ai giovani che, se la vita è una lotta (mai come ai nostri tempi questa osservazione appare indiscutibile!), essa va affrontata con serietà e con un corredo di ideali ai quali occorre restare sempre fedeli, per non perdere il rispetto di noi stessi, che è la meta più alta a cui l’uomo possa tendere. |
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Ricevuto da jenny51
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