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Paola: č sparita la Statua di San Francesco...ma io so dov'č

Post n°63 pubblicato il 10 Gennaio 2012 da sciroccorosso
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Io so dov’è finita la statua di San Francesco sparita nel mare di Paola. Lo so perchè conosco bene come la pensa questo Francesco di Paola rivoluzionario e nemico dei potenti. Non gli è mai andata giù la storia della Prestigiacomo, dei sindacì rassicuratori, dei pescatori dello strascico, dei sub al servizio dei turisti, degli albergatori e dei proprietari di villaggi turistici. Questo sovversivo di frate, santificato dopo la sua morte e osteggiato dalla Chiesa e dal Re Ferrante da vivo,  fino a mandarlo in esilio in Francia, sa bene come sono andate le cose nel nostro mare. Conosce la mafia cetrarese, sa di cosa è capace di fare e ha creduto al pentito Fonti quando dichiarò di aver affondato la Cunsky nel mare di Cetraro. D’altra parte perchè non avrebbe dovuto crederci ? Francesco frate di Paola, Sapeva bene del traffico dei rifiuti tossici nel mare mediterraneo, e conosceva bene i traffici delle cosche nell’alto tirreno cosentino. Ora si è scocciato. Eccolo quindi andare di persona a cercare quella nave, affondata proprio dove la Capitaneria di Porto di Cetraro vietò con ordinanza specifica di non pescare. Ora  è posizionata lì quella statua ed è lì che bisognerà cercarla. Vicino alla Cunsky, due chilometri più a nord del piroscafo Catania . 

 
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Quei proiettili da Lamezia Terme. Un film gią visto.

Post n°62 pubblicato il 21 Dicembre 2011 da sciroccorosso
 
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Quei proiettili da Lamezia terme, un film già visto.

Il 23 febbraio  del 2012 si terrà a Roma l’udienza in Corte di Cassazione che metterà fine al processo no global. Pochi giorni prima  dalla diffusione di questa notizia , un'altra notizia aveva tenuto banco a livello regionale e nazionale. Il ritrovamento negli uffici postali centrali di Lametia Terme di diverse buste contenenti proiettili ed indirizzate a capi di partito , dello Stato e del governo. Un film già visto il 15 dicembre del 2002. Protagonisti di quel film , furono inconsapevolmente una trentina di militanti del Sud Ribelle, dei quali 18 vennero arrestati e processati. Un arresto durato solo 18 giorni grazie al Tribunale del Riesame di Catanzaro che ritenne , sin da subito, infondate tutte le accuse.  Il processo a 13 militanti no global,  invece si fece. Voluto dalla Procura Generale di Cosenza e sostenuto da vari magistrati nelle varie funzioni di GIP e PM. In prima fila il Pm Domenico Fiordalisi. Il processo durò due anni circa e dopo una sessantina di udienze tenutesi nel Tribunale di Cosenza, tutti gli imputati vennero assolti con formula piena. Lo stesso avvenne a Catanzaro nell’appello voluto sempre dalla Procura di Cosenza. Registi di questa follia giudiziaria furono la Digos di Cosenza governata dall’allora ben noto Cantafora ora trasferito a Roma, da tutta la Procura di Cosenza, in prima fila il magistrato Fiordalisi , anch’egli trasferito e promosso Procuratore del Tribunale di Lanusei in Sardegna, dopo la riabilitazione nel Tribunale di Paola da dove era stato allontanato negli anni 80 per  incompatibilità ambientale. Su tutto,  i ROS del generale Ganzer, ancora oggi condannato in primo grado a 14 anni di carcere per traffico di droga. I Ros erano quelli che avevano preparato un voluminoso dossier sul SUD Ribelle, accusato di essere l’organizzatore degli scontri a Napoli durante il Global forum  ed Genova durante il G8 del 2001 e che le procure di Napoli e Genova non vollero prendere in considerazione. Secondo i ROS gli scontri di Genova vennero pianificati in Calabria ed a Napoli. Scontri organizzati a vario titolo dai militanti no global i quali avevano a disposizione truppe con ben 20 mila militanti. Questo film iniziò con un misterioso attentato avvenuto, secondi gli inquirenti a Roma ad opera di un fantomatico, quanto inesistente gruppo armato denominato NIPR ( Nucleo internazionalista proletario rivoluzionario). Questo gruppo inviò buste con le farneticanti rivendicazioni in tutta Italia, a sedi di partito, redazioni di giornali, fabbriche. Fra le sedi prescelte la Zanussi di Rende. Poi si scoprì che la Zanussi di Rende non era una fabbrica con operai, ma un semplice magazzino di ricambi con un solo impiegato che vi lavorava.  Nessun gruppo vero avrebbe commesso un simile errore. Ma quella busta, quel fantomatico attentato, servirono per far partire intercettazioni telefoniche, perquisizioni, pedinamenti, installazioni in auto ed abitazioni di cimici. Una gigantesca , e costosa, operazione che portò all’arresto dei 18 militanti. Insomma fu una chiara montatura che aveva l’unico scopo di intimidire i giovani partecipanti al movimento, reprimere e condannare quelle persone che erano più attive,in Calabria, Puglia e Campania,  e che agivano alla luce del sole, nelle associazioni sindacali, ambientali, di comitati di lotta. Queste buste , ora fatte ritrovare, volutamente a Lamezia terme fanno parte di questo stesso film. La firma di questo Movimento Armato Proletario, ricorda quella dei NIPR. Qualcuno forse vorrebbe in vista della Cassazione del 13 febbraio , continuare quel film precedente, lasciato a metà . C’è puzza in tutto questo. Se non del solito mitomane incazzato con le misure del governo, dei soliti registi, che ancora non si sono rassegnati della sconfitta subita nei due gradi del processo e che sperano in una rivincita nella Cassazione. Vorrebbero, questi registi, che la Cassazione annullasse  tutti per i soliti difetti costituzionali e che si ricominciasse daccapo . 

 
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Se il razzismo diventa normale

Post n°61 pubblicato il 15 Dicembre 2011 da sciroccorosso
 

Quasi ogni giorno nella nostra Italia assistiamo ad episodi di razzismo. Piccoli e meno piccoli. C’è il sindaco che vieta i mercati agli immigrati, c’è il barista che vieta l’ingresso ai romeni, c’è il commerciante che se la prende con i cinesi, c’è il prefetto che vieta la cucina etnica, c’è la maestra che sgrida l’alunno per le sue usanze che porta anche a scuola. Sono cronache che leggiamo quasi ogni giorno, in modo distratto e che i giornali ed i telegiornali riportano come se fosse tutto normale. Poi ci sono gruppi organizzati e politici che ne fanno la propria bandiera. Leghisti e fascisti in prima fila. Basta ascoltare i comizi dei leghisti per rendersene conto. Basta leggere quello che scrivono i topi di fogna fascisti contro gli immigrati per capire cosa bolla nella pentola della galassia di questi , per fortuna pochi, pazzi in circolazione nel nostro paese tutelati dalle istituzioni. Casa Pound, Forza Nuova, Fiamma Tricolore, nonostante la nostra Costituzione, nata dalla resistenza antifascista, vieti la ricostituzione del partito fascista e la sua propaganda, vengono tutelati e protetti dalle forze dell’ordine e dai governi come quello di Berlusconi con in quali fece accordi elettorali oltre che elargì loro sovvenzioni, fino all’acquisto da parte del sindaco fascista di Roma Alemanno della sede “occupata” da Casa Pound. I fascisti si permettono anche di organizzare raduni nelle città, come quello tentato qualche settimana a Napoli dove la feccia di tutta Italia tentò di sfilare con i loro labari fascisti, le croci celtiche, le svastiche ed i saluti romani. Se non fosse per i giovani dei centri sociali, per qualche partito ancora anti fascista come  il PRC ed il PdCi , questi sfilerebbero tranquillamente nelle nostre città. Ma questa feccia si nasconde in organizzazioni studentesche, sindacali, adotta slogan di sinistra contro le banche e la mancanza di case, per far passare ideologie fasciste e razziste, quali le case agli italiani, contro le case agli immigrati. Un sottile lavoro sotterraneo che non serve a dare la casa a chi non l’ha , ma a far passare il concetto che la società multi etnica è da combattere a favore dell’italiano in quanto unico proprietario virtuale del nostro territorio. E’ la tattica di quello che viene chiamata destra sociale. Assumersi problemi veri per far passare problematiche legate al razzismo, al fascismo, al nazismo. La difesa della famiglia non nel senso storico cattolico, ma in quanto strumento contro i gay, le coppie di fatto, la convivenza, l’aborto,il divorzio,il femminismo. Qualche giovane sprovveduto, qualche proletario stanco dei partiti e delle istituzioni, qualche commerciante, cade in queste trappole, e si ritrova fra svastiche e croci celtiche senza neanche accorgersene.  Anche negli stadi succede la stessa cosa. Anche qui tollerati per anni, le svastiche, le urla contro i calciatori di colore. Ogni volta questi episodi di razzismo diventano “normali”. Si è sempre sminuito, il corteo fascista, il saluto romano, il coro della curva. Ed ora eccoci all’esplodere della violenza cieca, fascista vera e propria. I topi di fogna escono alla luce. Il fascista che spara contro gli immigrati fratelli senegalesi uccidendo sul colpi Diop Mur e Samb Modou e ferendone altri tre tra i quali Moustapfa Dieng in gravi condizioni, il corteo a Torino che devasta e brucia il campo Rom. I cronisti parlano di criminalità, di follia, di pazzo che spara, di infiltrati. Nessuno che invece analizza la tolleranza avuta fino ad ora su questi gruppi che sotto sotto fanno comodo alle istituzioni ed alle forze dell’ordine. Se ne servono per la vecchia teoria degli opposti estremismi, come se fosse qualcosa che non appartenesse a loro, alla loro pancia, ai loro interessi. Dopo tutto questi fasci accoltellano giovani di sinistra, assaltano i centri sociali, picchiano i gay che passeggiano mano nella mano, pestano gli immigrati che vanno chiusi nei CIE ed espulsi dal suolo italiano. Sono funzionali al nostro sistema. Se si fanno leggi contro gli immigrati, se si creano ghetti dove tenere i rom, se si fanno prigioni per espellere questa povera gente, se si cacciano dai mercati, se si grida al nero, alla paura, alla ghettizzazione, è logico che ci sia chi ne approfitti per far passare ideologie razziste e naziste. Sono sicuro che passati i funerali dei due fratelli senegalesi, ricostruito il campo rom in qualche altro posto, tutto ritornerà alla normalità. Diverso sarebbe se ci fosse una regolarizzazione delle coppie gay, se diventasse reato l’omofobia, se si mettessero fuorilegge organizzazione razziste come quelle fasciste, se si sciogliessero i club sportivi che portano svastiche allo stadio, se si accogliessero gli immigrati per integrarli nella nostra società, se fosse questo a diventare normale, tutta la società ne usufruirebbe e crescerebbe insieme in un mondo migliore. 

 
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In memoria di mia madre

Post n°60 pubblicato il 15 Novembre 2011 da sciroccorosso
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Per parlare di mia madre devo per forza parlare di tutta la mia famiglia. Il mio bisnonno Raffaele e mio nonno Ciccio agli inizi del 900 partono emigrati in Brasile, a Campinas, dove esiste una piccola comunità di diamantesi, dediti quasi tutti al commercio di tessuti. Mio bisnonno Raffaele apre un negozio di tessuti e liquori e comincia a guadagnare bene. Compra subito una casa nel centro del paese a Diamante ed a ogni viaggio di ritorno dal Brasile, carico di monete d’oro che nascondeva in un gilet, acquistava terreni e continuava a costruire piano per piano la casa. Con lo scoppio della 1 guerra mondiale tutti gli emigrati ritornano in Italia. Mio nonno partecipa alla guerra come lancia bombe  e perde un occhio in trincea  ritornandosene definitivamente a Diamante. Qui si sposa e si diploma come ragioniere. Trova subito posto nella prima Cassa di Risparmio del Tirreno, a Belvedere M.mo dove si reca ogni giorno in bicicletta da Diamante. Durante il fascismo diventa segretario del partito fascista di Diamante ed un importante esponente calabrese. Mia madre, Luisa, nasce nel 1928. Mio nonno non gradisce questa figlia femmina, voleva un maschio e decide di non avere più figli adottando me come figlio. Mio nonno è molto repressivo e praticamente tiene chiusa in casa mia madre, fino a quando all’età di 18 anni conosce mio padre, orologiaio ambulante e se lo sposa al volo nel 1947 al suo ritorno dalla guerra, e dopo un anno di prigionia in un campo di lavoro americano. Mio padre era carrista, della famosa divisione Ariete, catturato dagli inglesi in Tunisia e consegnato agli americani. Mio padre comincia a fare figli a raffica.  Ben sei . La famiglia , nella grande casa del centro storico è quindi composta da sei figli, i due nonni, i genitori, una donna di servizio e suo figlio.  Mio nonno intanto è diventato , cassiere capo della banca di Diamante, mio padre apre un bel negozio di oreficeria , nella piazza principale del paese. Si riesce di conseguenza a campare bene. Quando i figli crescono la famiglia si trasforma. Mia madre che ha subito la repressione familiare, si libera e segue la moda beat degli anni 60 aprendo la casa alle feste, agli amici dei figli, agli amici di mio padre. La casa diventa un enorme “centro sociale” cittadino, dove si svolgono in continuazione feste, pranzi, cene, balli. Noi cresciamo tutti in questo clima di feste e di amicizia creato prevalentemente da mio padre che era un tipo molto amante degli scherzi e della buona  tavola. Diamante è piena di aneddoti sugli scherzi di mio padre che ne varrebbe la pena scriverci un libro di racconti.   Le mie sorelle saranno le prime ad indossare le minigonne già dal 1967, io e mio fratello a farsi crescere i capelli lunghi e vestirsi con camicie  a fiori e pantaloni a zampa di elefante. Ogni Natale, Capodanno, Pasqua, è un occasione per fare pranzi di 20-25 persone. In casa , in inverno  si  facevano salsicce e capicolli. Per fare questo lavoro , arrivavano una decina di donne che si mettevano in una stanza e vi lavorano per 3-4 giorni. E poi si facevano i fichi imbottiti, e le alici salate, e le pizzatole di Pasqua.  Mia madre dirigeva tutto. Mia nonna cucinava, mia madre organizzava. Siamo tutti cresciuti in questo clima di festa, di amicizia, di conoscenze di persone di ogni genere che appena conoscevamo portavamo subito a mangiare a pranzo a casa nostra. Oggi, ricordano ancora in molti, i pranzi a casa mia con la cucina di mia nonna Scina che era unica e particolare. Quando negli anni 50 i matrimoni si facevano nelle case, si chiedeva a mio nonno se mia nonna poteva cucinare per gli sposi ed i loro invitati, permesso  che mio nonno concedeva molto volentieri.  In famiglia non abbiamo avuto un educazione rigidamente religiosa. Mia madre era una donna di chiesa ma non ci ha mai imposto di seguire pedissequamente la religione cattolica . Certamente ci ha cresimati ( io mi sono salvato ) e battezzati a tutti ma mai con rigidità, come avveniva in altre famiglie del paese. Difatti siamo tutti cresciuti molto liberi. Mia madre così come mia nonna aiutava molto le famiglie povere del paese. Vicini di casa, che abitavano in un vicoletto, spesso non avevano da mangiare. E quando si cucinava per noi, si cucinava anche per loro. Mia madre con un enorme paniere calava il pranzo dal nostro terrazzo al loro terrazzo sottostante . A casa nostra nel periodo di Natale si giocava a carte  e tombola ogni sera. La nostra casa era molto grande e ci si distribuiva a secondo delle amicizie. Il tavolo pesante dove si giocava a sette e mezzo fino alle 5 di mattina era quello del salone principale, comandato da mio padre e mio fratello. Ogni sera qui giocavano dalle 10 alle 15 persone. Poi c’era la stanza dei più poveri. La mia e quella delle mie sorelle dove giocavamo a tombola. E’ chiaro che tutta questa gente ad un certo punto voleva mangiare e mia nonna preparava paste aglio ed olio, innaffiate da vino rosso. Poi dal 1979 la morte entra in casa nostra. Prima muore il nonno nel 1979, poi la nonna nel 1984, poi mio padre nel 1997, poi mia sorella nel 2003, poi ancora mio fratello nel 2005. Mia madre affronta queste morti con grande forza, pensando ai figli rimasti, ai suoi nipoti dei quali diventa una seconda madre più che una nonna vera e propria. Lei si chiude nella religione e comincia a frequentare assiduamente la Chiesa partecipando a tutte le funzioni religiose, oltre che alle attività dell’azione cattolica. Si dedica agli ammalati, agli anziani, ai poveri, girando ogni giorno casa per casa a portare loro conforto, aiuto morale e anche materiale.  Segue i suoi figli giorno per giorno. Partecipa alla manifestazione no global nel novembre 2002 a seguito del mio arresto diventando sotto i media nazionali la nonnina no global in prima fila al corteo. Infine ad 80 anni quando ancora era in piena forza la scoperta del tumore al colon. Viene operata a Roma, l’operazione riesce ma dovrà vivere con una stomia, cosa che non accetta sia dal punto di vista psicologico che materiale. Tutta la sua famiglia è unita attorno a lei. Non viene lasciata sola per un solo momento fino alla sua morte.  I quattro figli,io,  Teresa, Patrizia,Lorella, decidiamo di tenerla con noi nella casa di famiglia. Non vogliamo fare come fanno spesso molte persone, che lasciano i propri genitori in ospedale, certamente meglio curati ma in un luogo freddo che non gli appartiene. Viviamo i suoi ultimi mesi, le sue ultime settimane, i suoi ultimi giorni, insieme, abbracciati al suo dolore ed alla sua sofferenza, che lei affronta con grande dignità e forza fino alla sua scomparsa alle 5,45 del mattino dell’11 novembre del 2011. Mamma se ne va con un cruccio. Pensava che il suo impegno nell’azione cattolica e nella Chiesa fosse servito a ricevere , oltre che a dare. Si aspettava ogni giorno la visita di amiche. Visite che non arrivavano mai, salvo qualcuna assidua, nessuno in due anni di malattia, con alti e bassi, si è fatta vedere in casa . Lo disse anche in una delle ultime riunioni dell’Azione cattolica alla quale partecipò. Prima di andare mi telefonò e mi disse che avrebbe fatto un casino “ faccio come te” mi disse . E lo fece. Ma non servì a nulla, tutto continuò come prima e Don Cono nella sua omelia, alla fine dovette dirlo: “ fedeli state tranquilli che Luisina ha perdonato tutti “.  Ora state con l’anima in pace ! 

 

 
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Il mio amico DM

Post n°59 pubblicato il 04 Novembre 2011 da sciroccorosso
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Quando vado al nord in un piccolo pesino del veneto incontro sempre il mio amico senegalese DM. Vive in Italia da almeno dieci anni ed ha il permesso di soggiorno. Ha lavorato diversi anni nelle concerie venete , dove oramai non lavora più nessun italiano, ed ora come tanti italiani e non, è disoccupato. DM è sposato, la moglie è rimasta in Senegal nel sogno di poter raggiungere anche lei, un domani DM. DM ha un figlio in Senegal di due anni e mezzo, e sta per nascerne un altro proprio in questi giorni se non ore. DM è alto 2 metri e dieci è quindi visibilissimo. In questi paesini del veneto, dove i neri camminano con i neri ed i bianchi con i bianchi , vedere un nero camminare con un bianco fa un certo effetto, e quando entriamo in un caffè  e consumiamo  seduti ad un tavolo, vicino a “loro” normali, vediamo sgranarsi i loro occhi. Oramai nelle concerie ci lavorano pochi italiani e questo lavoro “sporco” fino a 12 ore al giorno lo fanno solo gli immigrati. In questo paesino di 15 mila abitanti gli immigrati sono circa duemila. Le strade la mattina si colorano delle vesti delle donne pakistane ed indiane che accompagnano i loro figli a scuola ed è bello vedere questa multi etnicità colorata che si raggruppa ogni giorno davanti le scuole. Per le strade si incontrano induisti, sick con turbanti e barba lunga, senegalesi, pakistani, tunisini, algerini,bengalesi. Tutti però che camminano per conto proprio. Etnia con la propria etnia. Neri con i neri , bianchi con i bianchi. Ed io sono un eccezione. Qualche giorno fa mi incontro con DM nella piazza principale del paesino. Non ci vedevamo da qualche settimana. Mi dice di essere andato una settimana in Emilia Romagna a raccogliere kiwi e di essere ritornato proprio da poco. Quella mattina DM vuole essere  accompagnato al comune perché vuole fare il censimento. Ha paura che se non lo fa gli possano togliere la residenza.  “Qui sono capaci di farlo” mi spiega , ed allora lo accompagno convinto. Nel piccolo ufficio c’è una bionda segretaria che smista la gente. DM si avvicina educatamente allo sportello e chiede dove andare per fare il censimento e lei risponde stizzita che prima deve prendere il numero e poi fare la fila…. che non c’è. DM ritorna indietro prende il numero e ritorna dalla bionda che di nuovo innervosita risponde se ha quel benedetto numero. Io allora mi avvicino e le dico se può rispondere lo stesso ad un bianco senza numero , e siccome lo dico in modo molto incazzato, la bionda segretaria ci indica dove andare e DM si dirige verso la scrivania dove un giovane, al contrario della bionda , molto gentile lo fa accomodare e gli compila il censimento. DM  adesso è felice ed usciamo a prenderci un caffè fra gli sguardi curiosi dei cittadini veneti.  

 
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