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Post n°998 pubblicato il 27 Maggio 2012 da dammiltuoaiuto
 

Myanmar: polizia picchia e arresta manifestanti a Pyay24 Maggio 2012 - 14:10

(ASCA-AFP) - Yangon, 24 mag - Manifestanti picchiati e arrestati in Myanmar nella prima dimostrazione nel paese dal 2007, quando fu repressa nel sangue la protesta guidata dai monaci. Secondo uno dei leader della protesta, Kyaw Swe, anche lui fermato per qualche ora e interrogato nella citta' di Pyay a circa 300 chilometri da Yangon, due dei manifestanti picchiati avrebbero riportato lesioni gravi. Gli abitanti di Pyay protestavano per i continui black-out di energia elettrica in citta' e sono stati affrontati da circa 50 poliziotti.

Nyan Win, portavoce del partito di Aung San Suu Kyi, National League for Democracy (NLD), ha detto che fra i fermati ci sono anche tre membri della Lega.

Le manifestazioni, iniziate nel fine settimana a Mandalay, la seconda citta' piu' grande del Myanmar, si sono estese anche a Yangon, dove circa 250 persone hanno sfidato il divieto della polizia.



IL   SOTTOSCRITTO     RITIENE    CHE   IL COMPORTAMENTO   DELLE    AUTORITA'     BIRMANE   SULLA  REPRESSIONE   AVVENUTA    RECENTEMENTE  CON  L'ARRESTO     DEI  3  ESPONENTI    DELLA  LEGA  PER LA DEMOCRAZIIA     SIANO  INGIUSTE   E  DEPLOREVOLI      CHIEDO  IL    RILASCIO   DEI 3    ESPONENTI      E  LIBERE  MANIFESTAZIONI  DI  LIBERTA'  POLITICA

MANDA  LE  TUE   EMAIL  DI  PROTESTA  QUI 

"birmania" , "BURMA" , "mofa my" , "CINA" , "cina1" , "nancy pelosi" , "CLINTON" , "hilary clinton" , "usa" , pinoscaccia@gmail.com, "beppe" , ambyang.mail@esteri.it, amb.yangon@cert.esteri.it




FIRMA   PER  IL  RILASCIO     DEI  PRIGIONIERI     POLITICI 

http://www.azionebirmania.com/index.php/burma/Partecipa/firma-la-petizione-per-i-prigionieri-politici

http://www.freeburmavj.org/media/petition

http://www.hrw.org/reports/2012/03/20/untold-miseries

 

http://www.burmacampaign.org.uk/index.php/campaigns/actions/free-political-prisoners/no-political-prisoner-left-behind

Nessuna fedeltà ai militari: Aung San Suu Kyi non siede in ParlamentoLa leader birmana ha disertato la prima seduta per non giurare fedeltà alla Costituzione

 

Aung San Suu Kyi
Aung San Suu Kyi

Orchidee tra i capelli, un corpo minuto ma uno spirito fiero e forte, un cuore coraggioso. Nessuna paura per lei che tutti ricordano come l’orchidea d’acciaio, il volto della Speranza in Birmania. Non siede al suo scranno Aung San Suu Kyi, nobel per la Pace 1991, leader della Lega nazionale per la Democrazia (LND), eletta ad inizio aprile dopo decenni bui di brogli elettorali e dopo 14 anni di arresti domiciliari. Non siederà fin quando non sarà modificata la formula del giuramento alla Costituzione. Non siederà per non giurare fedeltà ai militari.

Ha disertato, dunque, la seduta del Parlamento, con sede nella capitale Naypyidaw, con altri deputati per non giurare fedeltà alla Costituzione figlia di un regime militare ultradecennale che non ha consentito elezioni democratiche  libere da brogli e condizionamenti. Il presidente Thein Sein, al quale la Lnd ha presentato una petizione per la modifica, al momento in Giappone, non si è ancora pronunciato. Un boicottaggio per la modifica della Costituzione ed una revoca delle sanzioni (ad eccezion fatta per l’embargo di armi) da Bruxelles per la Birmania. Per dodici mesi, infatti i ministri degli Esteri dell’Unione Europea hanno revocato le sanzioni economiche relative al blocco dei visti e dei beni contro 491 personalità, legate alla vecchia giunta militare, e contro 59 società ed organizzazioni, e quelle relative alle restrizioni commerciali imposte ad almeno 800 imprese, attive soprattutto nei settori del legno, delle pietre preziose e delle miniere.

Così si apre quella che potrebbe essere una nuova era per il paese. Una vita al servizio del paese, quella di San Suu Kyi. Figlia di Aung San, capo della fazione nazionalista del Partito Comunista della Birmania ucciso nel 1947, dopo avere negoziato l’indipendenza dal Regno Unito, San Suu Kyi rimase orfana del padre molto piccola. Da allora sempre al fianco della madre, Khin Kyi, ambasciatrice in India nel 1960 e divenuta, dopo la morte del marito, una delle figure politiche di maggior rilievo in Birmania.

Nel 1967, presso il St Hugh's College di Oxford, Aung San Suu Kyi, conseguì la prestigiosa laurea in Filosofia, Scienze Politiche ed Economia, quindi il trasferimento a New York dove nel 1972 cominciò a lavorare per le Nazioni Unite. Fu allora che conobbe uno studioso di cultura tibetana, Micheal Aris, che sarebbe diventato suo marito e padre dei suoi due figli, Alexander e Kim. Un legame profondo. Michael Aris sposando Aung San Suu Kyi sposò la Birmania e la sua causa di libertà e di difesa dei diritti umani, come testimonia la loro storia, trasposto anche nella pellicola cinematografica di Luc Besson ‘The lady’ (2011).

Nel 2010, dopo aver compiuto 65 anni, sempre agli arresti domiciliari, Aung San Suu Kyi, privata della libertà dal momento del golpe che rovesciò la democrazia liberamente eletta nel 1988, viene liberata.

Dal 1988 la Birmania, ex colonia inglese, terra stupenda, acquisì il nome di Myanmar e iniziò l’ennesima epoca buia di dittatura e negazione dei diritti umani. Una violenza del potere che ha fatto scendere in piazza i monaci buddisti per una protesta non violenta nel 2007; una protesta che sarebbe, invece, stata repressa con abusi e arresti.

Oggi, dopo venti anni di democrazia negata, nonostante le liberazioni nel 2011 e la tregua siglata tra i ribelli nel gennaio 2012, in Myanmar ci sono ancora migliaia di prigionieri di coscienza, detenuti in carcere per opinioni non gradite al regime militare birmano e manifestate pacificamente. Un dato allarmante ed emblematico di un regime in cui l’espressione pacifica del dissenso politico viene repressa, gli arresti degli oppositori politici avvengono spesso senza mandato e i detenuti sono costretti a trascorrere lunghi periodi d’isolamento, la tortura è praticata regolarmente nel corso degli interrogatori, i processi nei confronti dei prigionieri sono iniqui e inosservanti delle procedure previste dalle norme di diritto internazionale, agli imputati viene frequentemente negato il diritto a scegliere o addirittura ad avere, un avvocato. Migliaia di arresti sono stati eseguiti negli ultimi anni, a seguito delle nuove ondate di repressione.

 Una di queste, nell’agosto del 2007 quando dimostranti pacifici protestano contro il regime militare e vengono aggrediti da gruppi parastatali e dalle forze di polizia. Centinaia di persone vennero arrestate senza processo e detenute a rischio di tortura. Prima di questi arresti già più di mille erano i prigionieri di coscienza, detenuti per avere manifestato senza violenza il proprio dissenso rispetto al regime. Durante il successivo mese di settembre, mentre le proteste proseguirono e con esse l’attività repressiva del regime, Amnesty International dichiarò le persone arrestate prigionieri di coscienza e ne chiese il rilascio immediato, chiedendo, altresì, la missione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e un embargo di armi.  Nel mese di ottobre 58 mila firme vengono inviate da tutti Italia alla Farnesina e all’ambasciata del Myanmar per chiedere il rilascio dei prigionieri di coscienza.

.

La storia del paese delle pagode più celebri al mondo, infatti, è scandita da parentesi di democrazia smentite da golpe militari. L’ultimo nel 1988, quando Aung San Suu Kyi, leader della Lega per la Democrazia vinceva le prime elezioni libere del paese prima di essere destituita e arrestata a seguito di un colpo di stato nell’ex capitale Yangoon. Oggi se ne potrebbe aprire un’altra. Oggi che la libera elezione di Aung San Suu Kyi non è stata delegittimata.

Nonostante la restrizione della libertà, in tutti questi anni, Aung San Suu Kyi è rimasta e rimane la voce della Speranza perchè come ella stessa ha scritto: “Le schegge di vetro, le più piccole con la forza tagliente e luccicante di difendersi contro le mani che cercano di frantumarle, possono essere indispensabili per chi vuole liberarsi dalla morsa dell’oppressione”.

image

Aye Aung

Aye Aung is one of the remaining political prisoners in Burma and he was sent to prison for 59 years in 1998. He was charged with five different counts, including Sate Emergency and Provision Act 5(j) for his part distributing leaflets and taking part in peaceful demonstration asking for education policies in Burma.

Please take action for the release of Aye Aung and the remaining political prisoners in Burma.

1.Email Foreign Office Minister Jeremy Browne, urging the UK government to take action to ensure the immediate release of all political prisoners.

2.You can also write a letter to Aye Aung to express your solidarity. Please write to:

Aye Aung
C/O The Governor of Kale Prison
Kale Prison
Sagaing Division
Myanmar
Airmail Letter postal cost: From United Kingdom to Myanmar (Burma) will cost £1.10.



Aye Aung is a 36-year-old student who was studying Physics in Dagon University in Rangoon. He was a member of the Reform Committee of Dagon University Students’ Union. He was actively involved in motivating the students for their rights and education practices in the country. He was one of the students who took part in 1996 students uprising where government arrested more than 200 students. After the uprising, he motivated student groups from Dagon University to form the Student Union.

He was put in charge of the News and Information Committee where he was responsible for collecting the news and coordinating the students’ activities in the university. Military Intelligence saw their activities as a threat and arrested 11 students from the Dagon University Students Union in 1997. Aye Aung and other fellow students went into hiding so that they could continue their activities asking for students’ rights.

While universities in Rangoon were closed after the 1996 uprising, to discuss the movement of reopening the universities ,Aye Aung was meeting and coordinating with other students who were also in hiding. He and other students distributed leaflets around the town asking the government for the universities to be reopened.  Aye Aung was one of the students behind the 1998 student movement and he was arrested by military intelligence in September 1998 for his activities.

Aye Aung was detained for more than 4 months for interrogation where he was tortured brutally. He was charged with five different counts, including the Paper Act and State Emergency and Provision Act.  The closed trail was held in Insein Prison and he was sentenced to 45 years imprisonment in January 1999. His was later given an additional 14 years in prison because he was on hunger strike demanding prisoners’ rights.  He was sent to Kale prison, which is more than 650 miles away from his family in Rangoon.  Aye Aung’s mother, Daw San Myint, told the Irrawaddy, “I have to try very hard not to lose my hope and give up. I feel like the world is forgetting my son and other remaining political prisoners.”

It is very important to remember the remaining political prisoners like Aye Aung who are innocent but jailed for their beliefs in genuine democracy and freedom.

Please take action for the release of Aye Aung and the remaining political prisoners in Burma.

1.Email Foreign Office Minister Jeremy Browne, urging the UK government to take action to ensure the immediate release of all political prisoners.

2.You can also write a letter to Aye Aung to express your solidarity:

Aye Aung
C/O The Governor of Kale Prison
Kale Prison
Sagaing Division
Myanmar

 
 
 

Aung San Suu Kyi al Parlamento britannico il 21 giugno IL PRIMO VIAGGIO IN EUROPA

Post n°997 pubblicato il 27 Maggio 2012 da dammiltuoaiuto
 

Myanmar: Aung San Suu Kyi al Parlamento britannico il 21 giugno23 Maggio 2012 - 14:08

(ASCA-AFP) - Londra, 23 giu - La leader dell'opposizione in Myanmar, Aung San Suu Kyi, terra' un discorso al Parlamento britannico il prossimo 21 giugno, nel corso della sua visita nel Regno Unito. Come riferito ai deputati dal presidente della Camera dei Comuni, John Bercow, la parlamentare birmana ha accettato l'invito a parlare ai rappresentanti delle due camere giovedi' 21 giugno alle 15.00 (ora locale). Suu Kyi, che ha ottenuto dalle autorita' del Myanmar il passaporto l'8 maggio scorso dopo quasi vent'anni di arresti domiciliari, parlera' alla Westminster Hall.

 
 
 

“Non è un obbligo che i vescovi denuncino i pedofili”

Post n°996 pubblicato il 25 Maggio 2012 da dammiltuoaiuto
 

“Non è un obbligo che i vescovi denuncino i pedofili”22/05/2012 - Una nota della Cei ribadisce la posizione sul tema. Dal punto di vista giuridico

"Non è un obbligo che i vescovi denuncino i pedofili"
Annunci Google Una Laurea per le Mamme Nuove opportunità per le mamme che vogliono Laurearsi. Info Ora! www.uniecampus.it

‘Non possiamo chiedere al vescovo di diventare un pubblico ufficiale, non possiamo chiedergli di prendere l’iniziativa’ di denunciare un caso di abusi su minore commesso da uno dei suoi preti di cui fosse venuto a conoscenza perche’ ‘contrasta con l’ordinamento’, anche se naturalmente ‘non gli viene impedito’. Lo ha detto mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, illustrando ai giornalisti le ‘Linee Guida’ della Cei ‘per i casi di abuso sessuale nei confronti di minore da parte di chierici’, in vigore da oggi. Il documento e’ stato presentato ai vescovi italiani nell’ambito dell’Assemblea Generale dell’episcopato in corso in Vaticano.

IL DOCUMENTO – Mons. Crociata ha spiegato che il documento ha avuto ‘un passaggio informale ma autorevole’ dalla Congregazione per la Dottrina della fede, che ‘ha preso atto che la Conferenza episcopale italiana ha recepito debitamente’ quanto richiesto dal Vaticano nel 2010, quando una Lettera Circolare dell’ex-Sant’Uffizio aveva chiesto a tutte le conferenze episcopali del mondo di dotarsi di ‘linee guida’ per affrontare in modo adeguato i casi di abuso.

 

LEGGI ANCHE: Il sito di appuntamenti online per pedofili

 

LA COOPERAZIONE – Al punto 5, dedicato alla ‘Cooperazione con l’autorita’ civile’, le linee guida stabiliscono che ‘il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale ne’ di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorita’ giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto’ in merito a abusi sessuali compiuti da sacerdoti su minori. Tuttavia, il testo sottolinea che e’ ‘importante la cooperazione del vescovo con le autorita’ civili, nell’ambito delle rispettive competenze e nel rispetto della normativa concordataria civile’.

 
 
 

Lo scandalo degli F-35, abbiamo speso 17 miliardi per aerei difettosi di Massimo Malerba

Post n°995 pubblicato il 13 Maggio 2012 da dammiltuoaiuto
 

Lo scandalo degli F-35, abbiamo speso 17 miliardi per aerei difettosi – Il dossier

13/05/2012
By

L’ultimo dossier del US Government Accountability Office (la Corte dei Conti americana), reso pubblico il 20 marzo scorso è destinato a scoperchiare la più grande truffa della storia militare americana (e italiana). Il rapporto è dedicato al programma Joint Fight Striker, ossia la realizzazione dei cacciabombarderi F-35 costata fino ad oggi 170 miliardi, 17 miliardi (praticamente il costo di una manovra economica) alla sola Italia . Il rapporto dei “contabili” di Washington dice una cosa molto chiara e inquietante: la produzione degli F35 (compresi i 135, poi diventati 90, che il nostro governo ha precipitosamente acquistato) è iniziata con la pratica della “concurrency”, ossia quando ancora gli studi, i test a terra e in volo, i collaudi dei singoli componenti non si erano conclusi. Con una conseguenza clamorosa: i cacciabombardieri sono difettosi.

“Il design dell’F35 -spiega il rapporto- è quasi certamente da rifare, perché  l’apparecchio non vola bene, dà ‘scossoni”; esiste “il rischio che l’aereo possa non svolgere le funzioni chiave di combattimento per il quale è stato ideato”, che  ”la trasmissione dati tra elmetto e aereo avviene con lentezza e con scarsa affidabilità, tanto da mettere a repentaglio la capacità di pilotare l’F35 in situazioni di combattimento” e “solo il 4% dei requisiti di sistema per le missioni per la piena operatività sono stati pienamente verificati”. Insomma, il governo italiano ha buttato via 17 miliardi di euro per acquistare  degli aerei bluff, non verificati nel 96% dei suoi componenti, con gravi errori di progettazione che, negli ultimi tre anni hanno fatto lievitare il costo del progetto di circa 15 miliardi di dollari cui si aggiungeranno altri 13 miliardi di dollari l’anno da qui al 2035. E’ come se acquistaste una macchina e vi dicessero che però è tutta da rifare (a carico vostro). Insomma, un pozzo senza fondo in cui è caduta incredibilmente anche l’Italia e che sposta miliardi di euro di risorse pubbliche dallo stato sociale alle tasche delle industrie belliche. Un bel regalo per l’americana Lockheed Martin, capofila del progetto e per Alenia Aeronautica (gruppo Finmeccanica).

Ecco il rapporto della Corte dei Conti americana

Il mese successivo alla pubblicazione del rapporto, ad aprile 2012, venuto a conoscenza delle gravi implicazioni economiche del progetto, il governo canadese ne è uscito velocemente:

Ecco il documento del governo canadese

Ma già a dicembre 2011, un resoconto di Aviation week metteva in guardia sulla reale efficacia operativa degli F-35, cosa che peraltro, nei suoi rapporti pubblici, la Corte dei Conti americana fa ormai da anni: “Gli effetti della concurrency -scrive l’US Government Accountability Office ”sono apparsi particolarmente evidenti nel 2011, quando il programma JSF è incorso in un aggravio di spesa per risistemare apparecchi già costruiti correggendo difetti scoperti durante i test successivi”

E dunque il governo Monti sapeva ma non ha informato i cittadini quando, nel febbraio del 2012, nel bel mezzo di una crisi economica senza precedenti, il ministro “tecnico” della Difesa, l’ammiraglio Giampaolo Di Paola (foto a destra), aveva annunciato pomposamente che l’Italia avrebbe acquistato solo 90 F35, invece dei 131 inizialmente prenotati, così da ottenere un risparmio di cinque miliardi di euro: una clamorosa menzogna, smentita dalla preoccupante escalation dei costi prevista nel rapporto americano, di cui il ministro “tecnico” (?) Di Paola era già a conoscenza e che ha volutamente omesso. Un genio: 17 miliardi di euro (di cui 2 miliardi e mezzo già pagati alle imprese) per 90 caccia non solo inutili ma anche difettosi. E adesso chi paga?

di Massimo Malerba

 
 
 

FIRMIAMO LA PETIZIONE AL PRESIDENTE UKRAINO PER LA MORTE DI OKSANA

Post n°994 pubblicato il 02 Aprile 2012 da dammiltuoaiuto
 

FIRMIAMO LA PETIZIONE AL PRESIDENTE UKRAINO  PER  LA MORTE DI OKSANA

E' morta Oksana Makar, la ragazza ucraina stuprata e bruciata viva

La ragazza da giorni lottava tra la vita e la morte

E' morta questa mattina Oksana Makar, la ragazza ucraina diciottenne stuprata e poi data alle fiamme da un branco di tre giovani violentatori.

 

La notizia aveva fatto il giro del mondo negli ultimi giorni, e tutti si erano stretti in una preghiera comune perchè la ragazza potesse sopravvivere alle gravissime ustioni.

 

Oksana aveva ustioni sul 55% del corpo e le amputazioni di un braccio e di un piede non sono bastate a salvarla.

 

La 18enne sarebbe stata invitata da un conoscente in un appartamento, e lì violentata dal giovane e da due suoi amici. Poi, forse per evitare che parlasse, i tre avrebbero tentato di uccidere Oksana dandole fuoco.

 

La madre della vittima aveva deciso di diffondere un video nel quale la figlia raccontava in tutta la sua crudezza la violenza subita. Il video, anche molto criticato, aveva però indubbiamente contribuito a far crescere l'indignazione per l'agghiacciante fatto di cronaca.

 

FIRMA     QUI    LA  PETIZIONE 

 

http://www.change.org/petitions/to-the-president-of-ukraine-justice-for-oksana-makar

 

ECCO    IL   VIDEO DELLA SUA CONFESSIONE 

 

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=JpuFDS7iIi0#at=23

 

IL   VIDEO    DEL  SUO FUNERALE 

http://www.youtube.com/watch?v=MldTD1R4idU&feature=related

 

http://www.youtube.com/watch?v=rfXoWBDYtTU&feature=player_embedded

 

LA   PETIZIONE 

 

 

 

Justice for Oksana Makar

Greetings,

I just signed the following petition addressed to: To The President of Ukraine.

 

----------------

Justice for Oksana Makar

 

Mr President,

 

We are writing to request that you take under your personal control the investigation of rape and attempted murder of Oksana Makar. The reason for this request is that there is evidence that the three alleged suspects in this heinous crime are using their high social position to avoid investigation and conviction. In fact, two of them were released without bail.

 

We remind you the facts, to which we refer in this petition: on the night of 9 to 10 March 2012 in the city of Mykolayiv three men lured Oksana Makar, 19 y.o., into an apartment of one of them. There they raped her. One of them strangled her and then raped her again thinking she was dead. They left her in a building under construction near the scene close to a fire, which caused severe burns of the 3rd and 4th degrees in 55% of her body . Despite being severely burned, Oksana Makar survived and is currently hospitalized in critical condition: with both feet and right arm amputated.

 

We, the undersigned, are concerned that the law enforcement is not doing their job in regard of this serious incident. As mentioned above, two of the suspects were released without bail. Nothing is heard from the investigation even though the incident has evoked deep public concern. According to the victim's mother, investigators failed to take Oksana's statement although she is aware and remember the facts. There are suspicions that the two suspects released are from families with high social status and resources and that this is the reason why the law enforcement shows no interest in investigating the facts and bringing the perpetrators to justice.

 

Mr. President! The crime of Mykolayiv has clear characteristics of femicide. We urge you to take the measures required to verify personally the development of investigation and ensure that perpetrators are found and brought to justice.

----------------

 

Sincerely,

[Your name]

 

 

FIRMA     QUI    LA  PETIZIONE 

 

http://www.change.org/petitions/to-the-president-of-ukraine-justice-for-oksana-makar

 

 

 

 

 
 
 

I padroni del mondo.

Post n°993 pubblicato il 02 Aprile 2012 da dammiltuoaiuto
 

I padroni del mondo.
Post n°8 pubblicato il 20 Marzo 2012 da Ornella.Pigati

Tutti avete studiato Storia e sapete che, fin dal tardo Neolitico, con l'avvento delle città-stato, la piramide sociale ha sempre visto al vertice un re che, coadiuvato da funzionari e soldati, governa su popolo e schiavi.

Il concetto di "democrazia" ha teorizzato il ribaltamento di questa piramide, ponendo al vertice la base e attribuendo così il potere al popolo di cui, dopo l'abolizione della schiavitù, hanno fatto parte anche gli schiavi.

Il primo e unico ribaltamento effettivo della piramide sociale si è avuto con la Rivoluzione francese, durante la quale il popolo insorge, ghigliottina re e nobili, poi assume il governo della nazione. Più tardi, con la Rivoluzione industriale, l'uomo crede di emanciparsi attraverso il lavoro in fabbrica, l'automobile, gli elettrodomestici, si rincretinisce davanti alla televisione e non pensa più ai re, a quei nobili a cui, tempo prima, qualcuno aveva tagliato la testa, qualcun altro sottratto il potere con l'esilio e che credeva definitivamente annientati. Questa distrazione gli sarà fatale. Le teste coronate, infatti, esistono ancora, possiedono i capitali e sono al vertice di molti stati, oltre che  parenti di quelle a cui è stata fatta saltare la testa.

Voi come avreste reagito se vi avessero sterminato la famiglia e vi avessere usurpato un potere atavico?

Vi sareste arrabbiati, credo, e avreste pensato non solo a come vendicarvi, ma a come riprendevi il potere globale ingiustamente sottratto.

Questo è esattamente ciò che è successo, attraverso un piano che definire geniale è riduttivo. I nobili, in combutta coi banchieri (spesso banchieri e nobili sono la stessa persona!) e nuovi arricchiti, nei paesi non industrializzati hanno inviato i soldati e si sono accaparrati tutte le risorse attraverso le guerre militari; nei paesi industrializzati hanno inviato i soldi e si sono accaparrati tutte le risorse attraverso la guerra economica! Già, proprio così:  l'analogia tra le parole soldati e soldi avrebbe dovuto insospettire! I soldi a cui tanto ambite sono in realtà soldati che vi sparano con munizioni silenziose. Come? Indebitandovi e pretendendo il risanamento dei vostri debiti. Questo accade a livello nazionale. Vediamo come.

Da una parte abbiamo i ricchi e dall'altra i poveri. Da sempre i poveri desiderano diventare ricchi, ma non accade mai il contrario. Un ricco allora va dal governante di un paese, che è povero perché ha iniziato a fare politica alimentato da un ideale, e gli promette molti soldi in cambio di qualche favore. Se il governante accetta, meglio. Se Il governante si oppone, il ricco lo fà uccidere oppure è così astuto da fargli intravedere nel suo disegno di potere la conquista di un benessere effettivo per tutta l'umanità.

Lo chiamano Nuovo Ordine Mondiale: New World Order e lo sentirete invocare dai capi di stato dei più importanti paesi e addirittura dal papa. Questo nuovo ordine (se si chiama nuovo significa che ce ne è stato un vecchio, informatevi), prevede l'unificazione di tutti i paesi sotto un'unica moneta, un'unica lingua, un'unica religione e un'unica casta di Illuminati al potere. In parole povere, prevede il ripristino della  piramide sociale che abbiamo ricordato all'inizio, al cui vertice sta un re, coi suoi familiari e amici, e alla base il popolo schiavo.

Per dirla aforisticamente: più le cose sembrano cambiare, più rimangono uguali a se stesse.

Ecco il simbolo degli Illuminati: la piramide sormontata dall'occhio di Horus, luce della gnòs = conoscenza divina. Questo simbolo è stampato sul retro della banconota da 1 dollaro e veicola il messaggio di una élite "staccata" dal resto della piramide, in quanto "testa" puramente ideante, modellante e parassitaria del resto del corpo sociale. 

 
 
 

Myanmar, storica elezione per San Suu Kyi ZORRO E' CON TE

Post n°992 pubblicato il 02 Aprile 2012 da dammiltuoaiuto
 

Myanmar, storica elezione per San Suu Kyi "Voglio una vittoria del popolo con dignità"

Aung San Suu Kyi (Xinhua)  Aung San Suu Kyi (Xinhua)
ultimo aggiornamento: 01 aprile, ore 19:51
Yangon - (Adnkronos/Dpa) - Si è aggiudicata un seggio per la circoscrizione di Kawhmu, arrivando prima in 29 dei 30 villaggi del distretto. Il suo partito è in testa anche nella capitale dei generali Naypyidaw, abitata in gran parte da funzionari del governo. Baggio al Premio Nobel: "Con te un futuro di pace". Zingaretti: "Vince l'impegno per la libertà"
Yangon, 1 apr. (Adnkronos/Dpa) - "Questa deve essere una vittoria del popolo con dignità. Invito tutti i membri e i simpatizzanti della Lega Nazionale per la Democrazia a evitare discorsi o atti aggressivi contro l'altra parte". Con un invito alla calma la leader dell'opposizione democratica birmana, Aung San Suu Kyi, ha commentato con soddisfazione la vittoria elettorale del suo partito, la Lega Nazionale per la Democrazia (Nld). Suu Kyi ha vinto un seggio in Parlamento per la circoscrizione di Kawhmu, arrivando prima in 29 dei 30 villaggi del distretto. Era la prima volta che la premio Nobel poteva candidarsi in Myanmar e il voto di oggi, malgrado riguardi soltanto le suppletive per 45 seggi, è considerato un passo importante verso la democratizzazione del Paese. Secondo i primi risultati, l'Nld ha conquistato almeno 30 seggi, ma vi sono indicazioni di una possibile vittoria in tutte le 44 circoscrizioni in cui correvano i suoi candidati.

 


 

La Lega Nazionale per la Democrazia di Aung San Suu Kyi si avvia a conquistare anche tre seggi su quattro a Naypyidaw, la remota capitale del Myanamar fatta costruire nella giungla dal regime dei generali. Lo scrive il sito d'informazione indipendente birmano Irrawaddy. Nuova capitale del Myanmar dal 2005, la città è abitata in gran parte dai funzionari del governo e le loro famiglie. La leader dell'opposizione birmana Suu Kyi era venuta anche in questa città per far campagna elettorale.

 

 

Circa 6,8 milioni di birmani sono stati chiamati oggi al voto per elezioni suppletive che rappresentano un'importante svolta politica. Per ora non sono stati segnalati incidenti.

(AGI) Rangoon - L'opposizione birmana ha annunciato che la sua leader, Aung San Suu Kyi, e' stata eletta a un seggio in Parlamento, nelle prime elezioni suppletive a cui partecipa la Lega nazionale per i diritti umani. Il premio Nobel per la Pace ha ottenuto l'82% dei voti nella sua circoscrizione di Kawhmuha riferito un dirigente della Lega, Tin Oo, citando un conteggio ufficioso del partito.
  Quelle del Myanmar, come la giunta militare ha ribattezzato la Birmania, sono le terze elezioni in mezzo secolo e potrebbero segnare una tappa importante nel cammino del Paese asiatico verso la democrazia.

 
 
 

Bankitalia: in Italia i dieci più ricchi possiedono quanto i tre milioni più poveri

Post n°991 pubblicato il 02 Aprile 2012 da dammiltuoaiuto
 

Bankitalia: in Italia i dieci più ricchi possiedono quanto i tre milioni più poveri

ultimo aggiornamento: 01 aprile, ore 20:57
Roma - (Adnkronos/Ign) - Il dato emerge in un 'Occasional Papers' della Banca d'Italia intitolato 'Ricchezza e disuguaglianza in Italia'. Tra il 1987 e il 2008 le famiglie di operai hanno registrato una caduta nei loro livelli di ricchezza media. Redditi, uno su tre è sotto i 10mila euro. Eurispes: un dipendente su tre costretto al doppio lavoro per arrivare a fine mese. Cgia: nel 2011 fallite 11.615 aziende


Roma, 1 apr. (Adnkronos/Ign) - In Italia i dieci individui più ricchi posseggono una quantità di ricchezza che è all'incirca equivalente a quella dei 3 milioni di italiani più poveri. Un dato questo che ''esemplifica il divario che anche in un paese sviluppato come il nostro separa i ricchi dai poveri''. E' quanto emerge in un 'Occasional Papers' della Banca d'Italia intitolato 'Ricchezza e disuguaglianza in Italia'.

 


 

La disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza, si rileva, ''è in effetti assai più pronunciata di quella sul reddito. Considerando l'ultimo anno per cui è disponibile il dato definitivo, il 2008, si verifica che l'indice di Gini della ricchezza netta è pari a circa 0,63 contro lo 0,29 che si osserva per il reddito equivalente; il 10% delle famiglie più ricche possiede oltre il 40% dell'intero ammontare di ricchezza netta mentre il 10% delle famiglie a più alto reddito riceve invece solo il 27% del reddito complessivo''.

 

 

Secondo stime provvisorie, nel 2010 l'indice di Gini sarebbe lievemente cresciuto, presumibilmente a causa degli effetti della grande recessione.

 

 

Nell'87, primo anno per il quale si dispone dei dati micro, si sottolinea, le famiglie con persone di riferimento costituite da operai e pensionati presentavano i livelli più bassi di ricchezza netta familiari, pari a circa il 60% dell'ammontare medio; a livello territoriale, le famiglie più svantaggiate risultavano quelle meridionali, con valori medi di circa il 30% inferiori a quello delle famiglie residenti nel Centro e nel Nord. Le famiglie più ricche erano invece quelle dei liberi professionisti, imprenditori e lavoratori autonomi e quelle dei dirigenti, con valori medi pari a circa il doppio della media generale.

 

 

Tra il 1987 e il 2008 le famiglie di operai registrano una caduta nei loro livelli di ricchezza media, che passa dal 60 al 45% del livello medio generale. Un calo caratterizza anche l'andamento della ricchezza delle famiglie di liberi professionisti, che tuttavia rimangono su livelli medi molto elevati (l'indice passa circa da 250 a 200); analogamente le famiglie di imprenditori e di altri lavoratori autonomi perdono qualcosa in termini relativi, ma rimangono sempre su livelli elevati (indice da 183 a 153). La categoria che, per contro, registra uno notevole miglioramento nei livelli medi di ricchezza è quella dei pensionati, che passa da un indice di 61,6 a 97,8, raggiungendo quasi la media dell'intera popolazione.

 

 

''Lo studio di Bankitalia fotografa una realtà drammatica e preoccupante sulla quale il governo Monti dovrebbe avviare una seria riflessione, invece di accanirsi su battaglie ideologiche come quella sull'articolo 18 - ha affermato Antonio Borghesi, vicepresidente dei deputati di Idv - Le differenze tra ricchi e poveri sono ormai intollerabili, così come il conflitto generazionale in termini di reddito tra padri e figli''.

 

 

Duro il commento di Massimo Rossi, portavoce nazionale della Federazione della Sinistra: ''Il governo Monti ha scelto di aumentare le tasse a tutti, soprattutto ai più poveri e ai lavoratori, e di non fare invece la patrimoniale che colpisce la grandi ricchezze. Questo è il governo di pochissime persone, ma non di certo della minoranza delle ricchezze''.

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Bankitalia-in-Italia-i-dieci-piu-ricchi-possiedono-quanto-i-tre-milioni-piu-poveri_313156943724.html

 

 

 
 
 

La multinazionale Cocacola finanzia lo schiavismo in Calabria a 7 centesimi al kilo di arance

Post n°990 pubblicato il 12 Marzo 2012 da dammiltuoaiuto
 

CocaCola-Logo
La multinazionale Cocacola finanzia lo schiavismo in Calabria

Le arance con le quali Coca Cola produce la famosa bevanda Fanta vengono raccolte in Calabria da centinaia di immigrati irregolari sottopagati. La Coca-Cola, colta sul fatto a comprare in Calabria succo d’arancia a 7 (sette) centesimi al litro (con i quali si producono varie decine di litri di Fanta), prodotto da lavoratori in condizioni di semischiavitù.

Tutto è partito  da un’inchiesta della rivista britannica The Ecologist riguardante il coinvolgimento della Coca Cola nello sfruttamento della manodopera africana in Calabria. Secondo The Ecologist la multinazionale americana acquisterebbe a costi ridottissimi succo d’arancia concentrato dalle aziende calabresi. E questo sarebbe il motivo per cui gli agrumicoltori sarebbero costretti a sottopagare gli immigrati (25 euro per una giornata lavorativa di 14/15 ore).

Ma la Coca Cola  nega un suo coinvolgimento nella vicenda e per non danneggiare la propria immagine decide di disdire gli ordini con le aziende calabresi mettendo ko l’economia di quella zona.

Sicuramente, la coca cola sta sfruttando una realtà ma, è difficile credere che ne sia l’artefice, anche se indiretto. Caso mai sta sfruttando le leggi italiane sull’immigrazione.
Leggi che, invece di regolarizzare l’immigrato, lo rende clandestino, qualora perde il posto di lavoro, pur avendo il permesso di soggiorno, permettendo, così, il suo sfruttamento perché costretto a lavorare in nero.

 

Allora questa inchiesta dell’Ecologist ha un grandissimo merito perché ci da l’occasione per riprendere una riflessione a 360° che guarda alla centralità della ricomposizione della forza lavoro e della lotta antirazzista come nuovo orizzonte per le vertenze a venire. Per cercare di sperimentare ed individuare insieme nuove pratiche e alternative di uscita dalla crisi e dal lavoro gravemente sfruttato e schiavistico, che è lo scenario in cui siamo tutti e tutte immersi.

Questo articolo è stato postato da

Eliana Cortez

http://www.tecnologia-ambiente.it/la-multinazionale-cocacola-finanzia-lo-schiavismo-in-calabria

 
 
 

Tante Email possono aiutare a fermare le barbarie in Ucraina

Post n°989 pubblicato il 12 Marzo 2012 da dammiltuoaiuto
 

Tante Email possono aiutare a fermare le barbarie in Ucraina

Andrea Cisternino, delegato OIPA Ucraina, ha incontrato l’On. Franco Frattini nel suo studio romano per valutare possibili sinergie finalizzate alla gestione dell’emergenza ucraina. L’ex Ministro degli Esteri ha confermato la volontà di dare supporto istituzionale al lavoro portato avanti a Kiev e agevolerà un incontro con il Ministro dell’Ambiente Mykola Zlochevsky.

Puo Interessarti | Fermiamo l’Ucraina dalla combustione di animali vivi

Uno degli obiettivi fondamentali è arrivare ad una persecuzione certa per il maltrattamento e l’uccisione dei randagi in modo da scoraggiare atti scellerati dei cosiddetti “dog hunter”. Da circa un anno, le autorità ucraine hanno deciso di ripulire le strade da cani e gatti randagi in vista degli Europei di calcio 2012 che si giocheranno in Polonia e in Ucraina.

Puo Interessarti | La Romania mette a morte i cani randagi e nessuno agisce

In particolare le autorità di Kiev e di Lungansk hanno deciso che per dare una nuova immagine alle proprie città, gli animali devono essere uccisi ad ogni prezzo e ad ogni costo. Questa aberrante decisione comporta un massacro senza precedenti puntualmente condotto ogni mattina da impiegati comunali presso parchi e strade con polpette avvelenate, spesso accidentalmente ingerite da ignari cani di proprietà, che muoiono dopo terribili agonie davanti agli occhi attoniti dei loro padroni.

Ma la ferocia e la barbarie non terminano qui; oltre al veleno, e alle fucilate, si aggiungono i terribili forni crematori mobili ove gli animali vengono gettati ancora vivi. Questa è l’ultima macabra trovata delle autorità ucraine. Ma pratiche barbare ed indegne di una società civile si coniugano con la peggiore forma di corruzione e di lucro da parte degli impiegati comunali.

 

Questo articolo è stato postato da

Roberta Odierna

Puo Interessarti |L’Ucraina si arrende, vittoria per gli animalisti? Il video shock della morte di un cane

 
 
 

Che cosa c'insegna ciò che accade in Grecia

Post n°988 pubblicato il 29 Febbraio 2012 da dammiltuoaiuto
 

Che cosa c'insegna ciò che accade in Grecia

Il Paese ellenico è sull'orlo del default, e subisce dall'Europa e dai "mercati" un trattamento che possiamo descrivere tra il paradossale, e il brutale

di Pietro Raitano - 23 febbraio 2012


C’è qualcosa di paradossale e brutale in quel che sta accadendo alla Grecia. Il paradosso è che stiamo parlando di uno Stato con un prodotto interno lordo di meno di 240 miliardi di euro, il cui problema è un debito pubblico che supera i 355 miliardi di euro, con un rapporto di quasi il 150%. Il pretesto per le misure che le istituzioni internazionali stanno imponendo al Paese, però, non è il debito in sé, ma il pagamento degli interessi (15 miliardi di euro entro marzo).
Senza minimizzare, si tratta di cifre piuttosto modeste. Niente a che vedere con gli oltre 4mila miliardi di dollari messi in campo per salvare i mercati finanziari per la crisi del 2008. Pochi anche se paragonati alle performance di alcune multinazionali: tanto per fare un esempio, 15 miliardi di euro sono il cash flow di Eni, che nel 2011 ha ottenuto un utile di 6,9 miliardi di euro.
Ecco allora dove sta la brutalità: l’austerità imposta alla Grecia sta facendo sprofondare il Paese in una recessione senza fine. Già oggi i disoccupati ellenici hanno superato il milione, il 19% della popolazione attiva. La crisi greca è esplosa proprio due anni fa, nella primavera del 2010, e oggi ha assunto connotati drammatici. Tagli e licenziamenti erano così necessari?
È ormai chiaro che l’atteggiamento europeo nei confronti della Grecia riflette quello tedesco, la cui intransigenza sa tanto di “punizione” verso un Paese colpevole di non aver tenuto sotto controllo i conti, minacciando la stabilità della zona economica. È certamente vero che la Grecia ha giocato coi numeri, che il livello di evasione era eccessivo e il sistema pensionistico insostenibile, ma è anche il caso di ricordare che molte delle colpe sono di un governo populista sostenuto anche dall’esecutivo tedesco.
Ora dire alla Grecia che uscirà dalla crisi dichiarando il default, uscendo magari dall’euro, e diventando competitiva, ovvero tramutandosi in una piccola Cina del Mediterraneo, è, appunto, brutale.

La vicenda greca è un chiaro monito anche per l’Italia, che affronta problemi simili anche se con maggior certezze, in parte legate alla quantità di debito pubblico detenuto da Germania e Francia. La radice dei guai sta nelle cause che hanno creato questi debiti così elevati e nelle dinamiche che hanno permesso che perdurassero. Ci sono innumerevoli misure che andrebbero messe in campo, a patto però di non considerare questa crisi economico finanziaria come un incidente di percorso, ma come l’indicatore chiaro e lampante del fallimento di un modello, anche europeo. Questo modello ha bisogno di essere profondamente riformato, e alcune misure possono essere indicate.
La prima riforma ovvia è una regolamentazione dei mercati finanziari, che oggi rappresentano un caos ingovernato. Una situazione non accettabile, che va eliminata. Poiché sappiamo che la finanza non è mai disgiunta dall’economia reale, misure come una tassa sulle transazioni finanziarie vanno adottate senza perdere altro tempo. Senza senso sono le repliche di chi invoca come indispensabili adozioni “planetarie”.
In secondo luogo, si deve riportare equilibrio nella distribuzione delle ricchezze, con misure patrimoniali forti e non di facciata. Sullo stesso tema, non sono più accettabili remunerazioni stratosferiche di politici, dirigenti, manager pubblici o privati. Molti di questi lavorano per banche che oggi approfittano della situazione favorevole per rafforzarsi, ignorando le esigenze  dell’economia reale. Finché renderanno conto solo ai propri azionisti, non torneranno a fare il proprio mestiere, che è quello di garantire il diritto al credito. E magari continueranno a puntare su faraonici progetti immobiliari o grandi opere, investendo alla caccia di rendite “fumose” (meglio sarebbe chiamarle “bolle”) i soldi dei correntisti (una cosa analoga tra l’altro vale per molti fondi di investimento e fondi pensione).
Infine, va messa in campo una profonda azione culturale. Due numeri per l’Italia: 60 miliardi di euro di corruzione e il 22% di evasione fiscale. Sono cifre che ci coinvolgono tutti: rigore o non rigore, una volta usciti dalla crisi -e le ossa saranno ben rotte- non potremo far finta di niente. ---

 
 
 

Salari: Istat, ecco la classifica europea

Post n°987 pubblicato il 29 Febbraio 2012 da dammiltuoaiuto
 

Salari: Istat, ecco la classifica dei 27 Paesi Ue
ASCAASCA – lun 27 feb 2012

 

(ASCA) - Roma, 27 feb - Con una tabella, l'Istat stila la classifica dei paesi dell'Unione Europea relativamente alle retribuzioni lorde e costo del lavoro annuo per occupato (full-time unit) nelle imprese con oltre 10 dipendenti (2008) in euro.

                               Salari e        Costo
                               stipendi        Lavoro

Paese                          (esclusi apprendisti)

Denmark                         52.867        58.461
Luxembourg                      47.790        55.652
Ireland                           (Xetra: A0Q8L3 - notizie) 40.686        48.376
Netherlands                     39.855        51.471
United Kingdom                  38.545        45.076
Sweden                          38.294        57.302
Germany                         38.005        48.434
Belgium                         37.536        55.082
Finland                         35.808        46.180
Austria                         35.606        48.354
European Union (15 countries)   34.562        45.509
France                          34.392        51.381
Euro area (16 countries)        32.527        44.122
European Union (25 countries)   30.650        40.298
Italy                           29.653        41.872
European Union (27 countries)   29.234        38.430
Spain                           24.609        33.578
Cyprus                          22.714        27.226
Greece                          22.698        29.574
Malta                           19.272        21.207
Slovenia                        19.263        23.144
Portugal                        16.112        20.183
Czech Republic                  11.826        16.189
Poland                          10.921        13.238
Estonia                         10.455        14.231
Hungary                         10.005        14.183
Slovakia                         9.769        13.150
Latvia                           8.471        10.755
Lithuania                        7.482        10.515
Romania                          5.850         7.637
Bulgaria                         3.682         4.504

 
 
 

FIRMA ANCHE TU CONTRO LA CORRUZIONE IN ITALIA FAI SENTIRE LA TUA VOCE !!!

Post n°986 pubblicato il 28 Febbraio 2012 da dammiltuoaiuto
 

Cari amici in Italia,



Abbiamo l'opportunità storica di far passare una legge forte contro la corruzione, ma solo se saremo in tanti riusciremo a mettere al tappeto il partito di Berlusconi, che sta facendo di tutto per far passare una legge annacquata e inutile. Mancano pochi giorni alla discussione in Parlamento: firma la petizione e fai il passaparola con tutti!

Fra pochi giorni il Ministro della giustizia annuncerà i pilastri della nuova legge anti-corruzione: potrebbe essere l'occasione migliore che l'Italia abbia mai avuto per fermare questo crimine odioso. Ma se non saremo in tanti a intervenire ora potremmo ritrovarci con una legge annacquata e inutile.

La nuova legge potrebbe dare ai giudici gli strumenti necessari per le indagini, vietare ai politici corrotti di candidarsi e proteggere chi sporge denuncia contro abusi e irregolarità. Il partito di Berlusconi sta facendo di tutto per indebolire la legge, ma con le elezioni amministrative alle porte i nostri politici sono molto attenti all'opinione pubblica. Se saremo in tanti a ricordare che il loro voto su questa legge potrebbe costare loro la rielezione, potremmo portare a casa la legge anti-corruzione di cui ha bisogno il paese.

La corruzione ci costa 60 miliardi di euro l'anno, per non parlare delle sue conseguenze velenose sulla nostra democrazia. Ora abbiamo un'opportunità unica per invertire la rotta, ma ci rimangono pochi giorni per dire la nostra prima che la legge sia discussa in Parlamento. Clicca sotto per firmare la petizione per ripulire la nostra democrazia una volta per tutte e fai il passaparola con tutti:

http://www.avaaz.org/it/italy_anticorruption_new//?vl

Sono passati 20 anni da Tangentopoli, lo scandalo più grande della storia politica italiana, ma la corruzione ha continuato ad allargarsi a macchia d'olio sotto i governi Berlusconi. Nella classifica internazionale l'Italia è al 69° posto, dopo paesi come Ruanda e Namibia!

Ora, con l'economia e la politica a pezzi, il Ministro della giustizia è determinata a far passare una legge anti-corruzione forte, ma c'è il rischio che il Parlamento finirà per adottare la versione diluita presentata dal partito di Berlusconi. Soltanto un appello pubblico enorme può fare la differenza.

I giudici e gli esperti ritengono che la battaglia contro la corruzione abbia bisogno di strumenti legali forti, inclusa la ratifica immediata delle convenzioni internazionali, l'esclusione dei politici condannati per corruzione dalle elezioni, la protezione di chi sporge denuncia contro i casi di corruzione, l'introduzione di nuovi crimini legati alla corruzione, e molto altro.

Questa è un'opportunità storica per fermare la corruzione in Italia e non possiamo farcela sfuggire. Se saremo in tanti a sostenere queste proposte potremo vincere. Firma ora per salvare la nostra democrazia: il nostro messaggio sarà consegnato al Ministro della giustizia e ai Presidenti di Camera e Senato e le nostre firme saranno pubblicate sul Fatto quotidiano:

http://www.avaaz.org/it/italy_anticorruption_new//?vl

Negli ultimi 2 anni la nostra incredibile comunità ha combattuto e aiutato a sconfiggere i molteplici tentativi di Berlusconi di distorcere l'essenza della nostra democrazia, attraverso bavagli e censure, fino alla sua caduta. Ora abbiamo davanti a noi una sfida ancora più difficile: dobbiamo salvare la politica italiana dalla sua eredità disastrosa. Dimostriamo ai nostri politici che non ci fermeremo finché il nostro paese non sarà libero dalla corruzione una volta per tutte!

Con speranza e determinazione,

Giulia, Luis, Alice, Ricken, Pascal, Emma, Antonia e tutto il resto del team di Avaaz


PIU' INFORMAZIONI

La proposta di legge del Fatto quotidiano contro la corruzione
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/11/per-fermaretutti-questi-%E2%80%9Cfurbetti%E2%80%9D/59313/

La corruzione pesa per 60 miliardi (Il Sole 24 Ore)
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-02-17/corruzione-costa-miliardi-economia-063713.shtml?uuid=AaZLH7sE

Il rapporto, l’Italia e la corruzione: in classifica dopo il Ruanda (Corriere della Sera)
http://www.corriere.it/cronache/11_dicembre_02/corruzione_stella_c5bbb634-1cb2-11e1-9ee3-e669839fd24d.shtml

Corruzione, Severino: «Pene più severe» (Il Messaggero)
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=182158

Giro di vite sulla corruzione. I veti incrociati svuotano il decreto (Quotidiano nazionale)
http://qn.quotidiano.net/primo_piano/2012/02/18/669760-giro_vite_sulla_corruzione.shtml

 
 
 

Pensioni di invalidità, via una su tre possibile che ci siano cosi' tanti falsi invalidii?

Post n°985 pubblicato il 26 Febbraio 2012 da dammiltuoaiuto
 

Pensioni di invalidità, via una su tre

 

“PENSIONI DI INVALIDITÀ, L’ORA DEI TAGLI SCATTA LA REVOCA PER UNA SU TRE”, titola in prima pagina il Corriere della Sera per illustrare l’iniziativa dell’Inps. Che da oggi passerà a controllarne un numero importante, e per quelli che non ne hanno diritto scatterà la revoca:

Quelli effettivamente visitati dai medici dell’Inps sono stati, al 31 dicembre 2011, 122.284. A 34.752 di questi è stata revocata la prestazione perché il loro grado di invalidità è stato ritenuto inferiore al 74% necessario per la pensione e/o al 100% che serve per avere l’assegno di accompagnamento. La percentuale delle revoche è stata quindi del 28,42%. A questi dati vanno aggiunte le circa 37 mila prestazioni sospese alle persone che, convocate per la visita, non si sono presentate. Sospensioni che si trasformeranno in cancellazioni se gli interessati non si presenteranno al controllo sanitario entro 60 giorni. Il risparmio previsto sulle 34.752 revoche già decise può essere stimato in 180 milioni di euro, dice l’Inps. Una goccia rispetto ai circa 16 miliardi di euro di spesa complessiva annua per quasi 3 milioni di invalidi civili, ma l’importante, dice il presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua, è che si migliori di anno in anno il funzionamento di un sistema che fino a pochi anni fa era abbandonato a se stesso, senza alcun freno agli sprechi. «Voglio subito dire che qui non stiamo parlando di falsi invalidi, cioè di persone che hanno truffato lo Stato. Ma di controlli sanitari sull’evoluzione di patologie che possono migliorare in seguito, riducendo così il grado di invalidità e le prestazioni connesse», dice Mastrapasqua.

Nel 2010 le visite di controllo erano state 55.200 e gli assegni revocati 10.596, pari al 19,2%:

 
 
 

In Italia è "femminicidio": ogni 3 giorni muore una donna per mano del partner UNA VERGOGNA !!!!

Post n°984 pubblicato il 24 Febbraio 2012 da dammiltuoaiuto
 

In Italia è "femminicidio": ogni 3 giorni muore una donna per mano del partner!

LE NOSTRE INCHIESTE L'Onu: in Italia ormai è femminicidio 
Nel 2010 le donne uccise in Italia sono state 127: il 6,7 per cento in più rispetto all’anno precedente. Dati in continua crescita dal 2005 a oggi, e solo dal 2006 al 2009 le vittime sono state 439.
(..) Nei primi mesi del 2011, le statistiche parlano già di 92 donne uccise. Nella stragrande maggioranza dei casi gli assassini sono all’interno della famiglia, mariti (36 per cento), partner (18), parenti (13), ex (9), persino figli (11). Come se non bastasse, poi, «i dati sono sottostimati perché non tengono conto delle donne scomparse, dei ritrovamenti di donne senza nome o di tutti quei casi non ancora risolti a livello personale» (..) solo nel 2005 si è registrato in Italia un omicidio in famiglia ogni due giorni, e in sette casi su dieci la vittima era una donna. 
Ogni tre giorni una donna in Italia viene uccisa per mano del proprio partner. Secondo i dati della Polizia e dell’Istat una donna su 4, nell’arco della vita, subisce violenza, e negli ultimi nove anni, ha stabilito un rapporto dell’Eurispes, «il fenomeno è aumentato del 300 per cento». (Io Donna- Corriere.it)


Questi i dati allucinanti dell'escalation di violenze contro le donne ... un numero di vittime tale da spingere l'Onu a parlare di "femminicidio" nella civile e moderna Italia ...

 
 
 

Ecco quanto guadagnano i manager italiani

Post n°983 pubblicato il 23 Febbraio 2012 da dammiltuoaiuto
 

Ecco quanto guadagnano i manager italiani

 

23 febbraio 2012

E’ Antonio Manganelli, capo della polizia, il più pagato

Il ministro della Pubblica Amministrazione, Filippo Patroni Griffi, ha consegnato alle Commissioni riunite Affari Costituzionali e Lavoro della Camera i dati relativi alle retribuzioni superiori ai 294.000 euro dei manager pubblici. Al primo posto dell’elenco c’e’ il capo della Polizia, Antonio Manganelli, che ha guadagnato 621.253,75 euro. Un’occorrenza che sembra stridere con la situazione delle casse di molti commissariati italiani.

STIPENDI -Dietro di lui il Ragioniere generale dello Stato, Mario Canzio, con 562.331,86 euro e il Capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Franco Ionta con 543.954,42 euro. I dati sono relativi a oggi e sono stati forniti dalle amministrazioni di appartenenza senza gli eventuali cumuli. Alla quarta posizione dei manager pubblici piu’ pagati c’e’ il capo di Gabinetto del Ministero dell’Economia, Vincenzo Fortunato, che ha ricevuto 536.906,98 euro. La quinta retribuzione piu’ alta e’ quella del Capo di Stato maggiore della difesa, generale Biagio Ambrate Abrate, con 482.019,26 euro, che precede direttore dei Monopoli di Stato Raffaele Ferrara, con 481.214,86 euro, il Capo di Stato maggiore dell’Esercito, generale Giuseppe Valotto, con 481.021,78 euro, e il Capo di Stato maggiore della Marina, Bruno Branciforte, con 481.006,65 euro. Ex aequo al nono posto Corrado Calabro’, presidente dell’AgCom, e Giovanni Pitruzzella, numero uno dell’Antitrust, con 475.643,38 euro. Chiude la top ten, a pochi centesimi di distanza, il presidente dell’Autorita’ dell’Energia, Pier Paolo Bortoni, che ha ricevuto 475.643 euro.

E ANCORA - Undicesimo e’ il Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, generale Leonardo Gallitelli, con 462.642,56 euro. Dodicesimo Giuseppe Bernardis, Capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, con 460.052,83 euro e tredicesimo il segretario generale della Difesa, Claudio de Bertolis con 471.072,44 euro. Seguono Giampiero Massolo, Segretario generale del Ministero degli Affari esteri (412.560 euro) e i componenti dell’autorita’ dell’energia (Valeria Termini, Luigi Carbone, Rocco Colicchio e Alberto Biancardi) con una retribuzione di 396.379 euro. A dieci euro di distanza ci sono i membri dell’Antitrust e dell’AgCom con 396.369,44 euro, e poi il direttore generale della Consob, Antonio Rosati, con 395mila euro (“piu’ la gratifica annuale”) e i componenti dell’autorita’ di vigilanza sulla Borsa con 322 euro. Scorrendo in ordine sparso l’elenco dei manager della pubblica amministrazione piu’ pagati si trova il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Franco Gabrielli, che ha ottenuto una retribuzione di 364.196 euro, la direttrice dell’Agenzia del Territorio, Gabriella Alemanno, con 307.211 euro (“al netto del contributo di solidarieta’”), il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, con 304.000 euro, il presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, 300mila euro e il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, 216.711,67 euro. Riguardo agli stipendi annui lordi del collegio dell’Antitrust si ricorda che sono stati gia’ adeguati dal 1 gennaio e portati sotto il tetto previsto per i manager pubblici. Il presidente, Giovanni Pitruzzella e gli altri membri del collegio, Piero Barucci, Carla Rabitti Bedogni e Salvatore Rebecchini guadagnano 304.951,95 euro lordi. Anche gli stipendi annui lordi dell’Agcom sono stati gia’ adeguati e portati sotto il tetto previsto per i manager pubblici.
Il presidente dell’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni Corrado Calabro’, il consigliere Nicola D’Angelo, Michele Lauria, Stefano Mannoni, Antonio Martusciello, Roberto Napoli e l’avvocato Sebastiano Sortino hanno uno stipendio annuo lordo di 304.951,95 euro, cosi’ come il segretario generale Roberto Viola. I dati sono consultabili sul sito dell’Agcom. (Agenzie)

 
 
 

la vita coniugale di tre coppie miste su quattro si chiude con un fallimento.

Post n°982 pubblicato il 22 Febbraio 2012 da dammiltuoaiuto
 
Foto di dammiltuoaiuto

Le separazioni dei matrimoni misti dipendono dalle più profonde differenze negli stili di vita e nella visione della famiglia.

di Gaia Cesare - IlGiornale - Servono a misurare il livello di integrazione di una società. Sono diventati invece il sintomo di un grave malessere. I matrimoni misti si sono triplicati nell’arco di un decennio in Italia (sono arrivati a quota 300mila, 590mila se si considerano anche le convivenze) eppure la vita coniugale di tre coppie miste su quattro si chiude con un fallimento.

 Nel 75 per cento dei casi l’amore sboccia in fretta ma l’epilogo è una separazione. La speranza di riuscire a conciliare le diversità si scontra con i più banali ostacoli quotidiani ma anche con le più profonde differenze negli stili di vita e nella visione della famiglia.
L’allarme e i numeri di questo fallimento sono stati diffusi dall’Ami, l’Associazione matrimonialisti italiani. E raccontano di un modello in piena crisi. Si chiamano «matrimoni misti». Lui italiano, lei straniera. O viceversa. Si amano e decidono di passare la vita insieme. La loro unione dovrebbe essere lo specchio del multiculturalismo, dell’immigrazione che si trasforma in scambio di vite, storie, tradizioni. È diventata invece il simbolo di una profonda incomunicabilità. Le abitudini sono diverse, la religione una scelta intima che in alcune culture condiziona profondamente lo stile di vita, la lingua un piccolo-grande ostacolo alla comprensione, e quel «sì» pronunciato davanti alla legge invece che far crollare le barriere diventa un muro di incomprensioni, disagi, nei casi limite anche di violenza.
La faccia più problematica del problema? L’unione tra una donna italiane e uno straniero. È in quel 22 per cento di matrimoni misti (il restante 78% riguarda maschi italiani che sposano una straniera) che si annidano le storie più difficili. «Le donne italiane, che sempre più frequentemente scelgono africani - nel 24% dei casi marocchini, nel 15% tunisini - spesso trovano dall’altra parte uomini gelosi, abitudini religiose che il compagno vuole condividere, a volte imporre, o semplicemente si trovano di fronte alla richiesta di adottare costumi e regole troppo restrittivi», spiega l’avvocato Gian Ettore Gassani, presidente di Ami. Così le liti esplodono anche per un nonnulla. «Abbiamo avuto molti casi di mariti che non riuscivano a comprendere le minime abitudini di una convivenza civile, che pretendevano di imporre alle mogli anche gli alimenti della loro tradizione, la carne macellata alla islamica, per esempio. E se lei si rifiutava, scattava la segregazione in casa e botte da orbi». Un fenomeno che si complica quando di mezzo ci sono i figli. «In Nord Africa sono potestà esclusiva del padre e le madri non hanno alcun potere sulla prole in caso di separazione o divorzio. Se il marito porta via il figlio, restituirlo alla madre e riportarlo in Italia diventa un’impresa difficilissima». Anche per questo l’associazione forense Ami ha proposto ai servizi sociali l’introduzione di corsi prematrimoniali gratuiti per le coppie miste.
Il gap culturale, insomma, spesso diventa un ostacolo insuperabile. Anche nel caso in cui lo straniero non arriva da troppo lontano. Come succede quando il matrimonio misto avviene fra un maschio italiano e una straniera, prevalentemente una cittadina dell’Est europeo: romene (25%), ucraine (17%), polacche (8%). «Sono matrimoni che in molti casi arrivano dopo tre o sei mesi dal fidanzamento. E vanno alla deriva con la stessa velocità», spiega Gassani. «Non ci si conosce a sufficienza, non c’è stata una convivenza alle spalle. Spesso succede che la conoscenza avvenga via chat. Così le differenze vengono subito al pettine - aggiunge Gassani -. E le donne dell’Est, per esempio, non hanno difficoltà a chiudere un rapporto in crisi. Proprio per un fatto culturale, perché nei loro Paesi un matrimonio si può sciogliere in pochi giorni e questo non è considerato un dramma».

Ma il fallimento delle unioni miste ha aspetti persino più preoccupanti. Dietro ai quali c’è spesso un obiettivo: l’interesse, da parte dello straniero, a ottenere la cittadinanza. «Ci siamo trovati di fronte a casi di uomini stranieri che sposano un’italiana, ottengono la cittadinanza e poi chiedono il ricongiungimento familiare con l’altra moglie che si trova in Egitto, il riconoscimento di fatto della propria poligamia», spiega Souad Sbai, presidente di Acmid (Associazione donne marocchine) e deputata del Pdl. D’altra parte - confermano i numeri Istat - nel 45% dei casi le acquisizioni di cittadinanza concesse fra il 1996 e il 2004 sono arrivate per motivi matrimoniali.

 
 
 

NEONATI ABBANDONATI IN ITALIA 3000 BEBE'

Post n°981 pubblicato il 22 Febbraio 2012 da dammiltuoaiuto
 

NEONATI ABBANDONATI

 

ROMA - In Italia sono circa 3mila all’anno i neonati abbandonati e ritrovati (soprattutto vivi, ma anche morti): il 73% è figlio di italiane, il 27% di immigrate, prevalentemente tra i 20 e 40 anni; le minorenni risultano solo il 6%. Lo riferisce la vicepresidente della Commissione pari opportunità tra uomini e donne del Ministero pari opportunità, Lucia Borgia, annunciando il successo della campagna informativa contro l’abbandono dei piccoli e dicendo un secco “no” al ripristino della “ruota”: “Sarebbe una delega del problema da parte dello Stato, un ritornare indietro. L’alternativa? Campagne informative e potenziamento dei servizi, ospedali più informati sul parto in anonimato, aiuti alla gravidanza e assistenza alla donna in difficoltà, una rete di solidarietà”.
Un rifiuto del buonismo, dunque?
“Occorre assistenza prima che il fatto (l’infanticidio) accada; ci vogliono pietà, comprensione ma anche solidarietà. Non è questione di tolleranza, ma un dovere sociale. Puntare il dito contro le mamme che abbandonano i loro figli mi fa ribrezzo. Non si è mai vista una mamma che abbandoni il figlio battendo le mani. Non è una questione non di buonismo ma di realismo”.
 
Purtroppo in queste settimane si moltiplicano i casi di abbandono e di presunto infanticidio: è di ieri la notizia del cadavere di un bimbo ritrovato in un armadio. La giovane madre romena, badante, forse temeva di perdere il lavoro, oppure il bimbo è nato morto, ma il cadavere è stato nascosto per occultare il parto... Secondo lei questi fatti tragici sono in aumento con la crescita delle immigrate?
“Abbiamo assistito a 5-6 casi del genere negli ultimi giorni: ma non si tratta di un fenomeno del nostro tempo. A Venezia esiste tuttora quello che un tempo era chiamato ‘Ospedale della pietà’, e che dal 1335 ha ospitato decine di migliaia di bambini abbandonati; tra il 1754 e il 1899, quando fu abolita la ruota, vennero raccolti 32mila carte e segnali lasciati nelle fasce dalle madri (medagliette spezzate, santini, indumenti, ecc.) per ritrovare successivamente i figli, ora conservati in un grande armadio. D’altra parte, non bisogna pensare che oggi il fenomeno sia in aumento con la presenza crescente delle immigrate: lo dicono i dati da noi raccolti attraverso le associazioni e il monitoraggio sui territori. L’abbandono dei minori riguarda tutti i ceti sociali; l’unica costante è la solitudine della donna, anche dove c’è informazioni e cultura, insieme alla paura del giudizio in casa, in famiglia, ancora più forte nei piccoli paesi. Molte italiane – oltre alle straniere - non sanno che ci sono diversi modi per partorire in anonimato, che si possono ricevere assegni di maternità dai Comuni; per le straniere scatta il divieto di espulsione nei primi 6 mesi del nascituro, poi si può chiedere un permesso di soggiorno per motivi di salute. Il parto in anonimato si dà troppo per scontato: a volte è un percorso difficile, sia perché gli ospedali non sono informati, sia perché la donna si ritrova sola a dover affrontare questo momento, abbandonata dai familiari e dalla comunità di origine; la non conoscenza della lingua italiana, la povertà, lo scarso inserimento sociale rappresentano ulteriori ostacoli”.
 
Come sta procedendo la campagna di sensibilizzazione contro l’abbandono dei neonati da voi lanciata alcuni mesi fa?
“La campagna informativa in 5 lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, arabo) promossa dalla nostra Commissione, presieduta dal ministro Prestigiacomo, sta andando avanti. Non è rivolta solo alle mamme e alle gestanti, ma a medici, infermieri, gente comune. Bisogna aiutare le donne in difficoltà a non commettere un crimine; se si lascia una persona sola, si diventa conniventi. Non incitiamo le mamme ad abbandonare i figli: sarebbe una battaglia di retroguardia e di sconfitta; vogliamo tutelare la madre e il bambino. Si tratta una campagna attesa, arrivata fin troppo tardi; oltre al convegno del 13 luglio scorso a Roma, ne abbiamo programmati altri due a Milano (a fine novembre) e a Siracusa il 5 dicembre. Siamo interpellate come Commissione dagli Enti locali, che organizzano incontri su questo tema. Inoltre sono state già spedite a firma del ministro Prestigiacomo centinaia di lettere a sostegno della campagna ad assessori regionali, Asl, aziende ospedaliere, Caritas diocesane, consultori materno-infantili, associazioni femminili, assessori comunali alle politiche sociali. Infine gli opuscoli informativi, già diffusi su tutto il territorio nazionale in circa 400mila, sono stati inviati anche (altre 500mila copie) ai centri di ascolto presso le parrocchie e le associazioni che hanno il compito di tutelare le gestanti in difficoltà, che spesso si rivolgono a loro per paura delle istituzioni”.
Quando si concluderà la campagna?
“Non pensiamo di chiuderla; non è esaustiva, vuole essere un inizio. Abbiamo ricevuto riscontri positivi da parte di enti locali e Asl, una certa attenzione e risalto; intendiamo insistere per anni con questa buona pratica. Ben vengano altre iniziative di questo genere, sia ecclesiali che laiche”.
A livello di assistenza, cosa può fare lo Stato per queste donne in difficoltà?
“Abbiamo il welfare e il sistema sociale, ma molto sofisticato e complicato, anche se moderno. Le leggi ci sono ma non si conoscono e le straniere non sanno usufruirne, ma anche le italiane; da alcune la gravidanza indesiderata viene vista come la fine della vita non solo della mamma, ma anche del resto della famiglia. I contraccettivi ancora oggi sono talvolta criminalizzati; invece bisogna diffondere una cultura della procreazione responsabile, mettere la persona in grado di usare l’organizzazione sociale e di pretendere di essere assistita. Per quanto riguarda gli assegni di maternità, la donna ha diritto a 1.747 euro l’anno erogati dall’Inps entro 6 mesi dalla nascita del bambino; i Comuni riconoscono assegni di maternità per madri italiane e straniere con 283.82 euro mensili per 5 mesi. Chi non è residente in Italia può iscriversi al Servizio sanitario nazionale e ottenere la residenza. Si può chiedere consiglio ai centri di ascolto presso associazioni religiose, femminili, i Comuni. Certo, ci vorranno anni per diffondere questo tipo di cultura. Il nostro vuole essere solo un inizio”. (lab)

 
 
 

i redditi dichiarati da tutti i Ministri

Post n°980 pubblicato il 21 Febbraio 2012 da dammiltuoaiuto
 

 

On-line i redditi dichiarati da tutti i Ministri: Severino e Passera i paperoni!

Seppur con incomprensibile ritardo rispetto ai 90 giorni programmati, sono finalmente on-line sui siti dei vari ministeri i redditi dei ministri del nuovo governo. Come se avessero avuto bisogno di più tempo per valutare come inserire alcune cose... Dai prossimi giorni potrò passarli davvero ai raggi X!
Mancano ancora, come si può vedere, il reddito di Monti e del ministro Fornero.
Intanto eccoli qui assemblati uno per uno:





Corrado Passera (ministro sviluppo economico):
Il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera nel 2011 ha avuto un reddito complessivo di circa 3,5 milioni di euro, su cui ha pagato 1,4 milioni di tasse. Da ministro, il compenso scenderà a 220mila euro circa. Nel patrimonio figurano depositi per 8,8 milioni sostanzialmente derivanti dalla vendita delle azioni Intesa, azioni, obbligazioni, una casa a Parigi e una Mercedes.


Annamaria Cancellieri (ministro dell'Interno):
Il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri indica come reddito 183. 084,35 euro. Ha due appartamenti a Milano, uno a Roma. A Milano due box e un magazzino in comproprietà, e poi diversi terreni agricoli e relativi fabbricati in condivisione a Palazzolo Acreide (Siracusa). Possiede una Toyota Land Cruiser e ha 100 azioni della Banca Popolare di Vicenza per un totale di 6.227 euro


Paola Severino (ministro della Giustizia):
Il ministro della giustizia Paola Severino ha totalizzato nel 2011 (redditi riferiti al 2010) un imponibile netto di7.005.649,00 di euro ed ha versato tasse, contributi ed imposte per 4.017.761,00 di euro. Il compenso annuo lordo per l'attività ministeriale sarà pari a 195.225,20 euro. Beni immobili: a Roma appartamento di 85 mq circa, proprietà 100%, un altro appartamento di circa 180mq, proprietà 50%, residenza anagrafica, con annessi cantina e due garage. A Cortina d'Ampezzo appartamento di 150mq circa, proprietà 100% a disposizione, con annessi cantina e garage. Due le automobili, una Daihatsu del 2006 e una Toyota del 2009. C'è, inoltre, un'imbarcazione da diporto del 2009. L'incarico da Guardasigilli avrà un impatto non da poco sulle finanze di Paola Severino: come titolare della Giustizia riceverà quest'anno 195.255,20 euro. Il ministro si aggiudica la palma di più ricca del governo.


Giulio Terzi di Sant'Agata (Ministro degli Esteri)
Secondo quanto si legge dai dati della posizione patrimoniale e reddituale pubblicata sul sito del ministero degli Esteri, il ministro Giulio Terzi di Sant'Agata dichiara un compenso annuo loro legato al suo ruolo pari a 203.653,44 euro. Nel 2010 il reddito è stato di 123.643 euro. Vi si aggiunge l'indennità, non reddituale, di servizio all'estero, quale Ambasciatore d'Italia a Washington, pari a 214.939,41 euro. Il ministro possiede una Golf del 2012, una Ford Focus del 2004 e una Harley Davidson 883 del 2005. Ha terreni agricoli a Curno e Brembate di Sopra (Bg), una villa a Brembate di Sopra e due comproprietà, a Roma e New York. Non possiede azioni. Terzi non riveste altri incarichi, nè ha rapporti di lavoro con altre amministrazioni, nè usufruisce di altri compensi.


Pietro Giarda (ministro dei rapporti col parlamento):
Il ministro ai Rapporti con il Parlamento Piero Giarda denuncia 262.288 euro nel 2010, esclusi i redditi di pensione. Giarda guadagna 31.145 Euro da lavoro autonomo, 4.224 dal possesso di alcuni fabbricati, mentre i compensi per gli incarichi in due consigli di amministrazione e un collegio dei revisori ammontano a 226.919 Euro. Nella situazione patrimoniale del ministro risultano anche 10 immobili, la gran parte dei quali sono baite (cinque) e pascoli (due) sulle alpi, ad Alagna Valsesia. Giarda possiede anche un appartamento a Milano, con box, da 175 metri quadri e denuncia come beni mobili una Seat Ibiza del 2002. Tra le attività finanziarie il ministro annovera azioni in 14 società quotate in borsa per l'ammontare di 405mila 306 euro, obbligazioni per 44mila euro, titoli di Stato e depositi per 51mila 987 euro. In totale le attività finanziarie di Giarda ammontano a 501mila 411 euro. Il reddito da ministro, per il 2012 dipenderà dalla durata del governo. Il compenso mensile lordo è di 16.234 


Francesco Profumo (ministro dell'Istruzione):
Il ministro dell'istruzione Francesco Profumo dichiara199.778,00 euro. Come altri incarichi registra quello di professore universitario di ruolo Politecnico di Torino, in aspettativa senza assegni (ha appena rinunciato, dopo le polemiche, alla presidenza del CNR). Beni immobili, comproprietà a Albissola e Torino (appartamenti e garage) e tre case di cui due al 50%, a Torino e Salina. Poi ne ha una a Savona. Automobili, solo una Lancia Lybra del 2001. Azioni, 894 di Intesa Sanpaolo e 1210 del Monte dei Paschi di Siena. Poi 250 De Longhi, 262 Enel, 3630 di Telecom Italia, 5199 di Unicredit (registrate come "Prive di valore nominale" e 137 di Finmeccanica. Ha poi delle gestioni di portafogli di investimento Pioneer.


Mario Catania (mnistro delle politiche agricole):
Nella scheda sulla situazione patrimoniale del ministro per le Politiche Agricole Mario Catania si legge che è proprietario dell'appartamento in cui vive a Roma (circa 120 mq.) e del 50% di una abitazione monofamiliare nel comune di Manciano, di circa 120 mq. Possiede una Volkswagen Golf 1600 del 2004. Non possiede barche nè aerei. Catania non possiede quote e azioni societarie, quote di fondi comuni, attività patrimoniali di cui sono titolari terzi, patrimoni destinati ad uno specifico affare, obbligazioni, gestioni patrimoniali, gestioni di portafogli di investimento. I risparmi sono investiti in titoli di stato (450.000 Euro). Non è titolare di imprese e non ha cariche di amministratore o sindaco di società, nè alcuna altra carica presso imprese pubbliche o private. Il reddito 2010 (dichiarazione 2011) ammontava a 213.700 Euro, interamente ascrivibili alla retribuzione da lavoro dipendente presso il ministero. La retribuzione annua lorda del 2011, precedente alla nomina quale ministro, ammontava a 280.600 euro. Per effetto della nomina a ministro la retribuzione annua lorda è scesa a 211.047,46 Euro


Gianpaolo di Paola (ministro della difesa):
Il ministro della Difesa Giampaolo di Paola dichiara un reddito di 199.778,25 euro, a decorrere dal 16.11.2011. Per il 2011 ha percepito 25.179,17 lordi. Non ha altri incarichi o rapporti di lavoro dipendente con pubbliche amministrazioni. Non sono in essere rapporti di lavoro dipendente, percepisce una pensione. Nell’anno 2011 ha percepito i seguenti emolumenti lordi: 314.522,64 euro di pensione provvisoria; 29.441,44 euro per servizio all’estero. Per quanto riguarda i beni immobili, l'abitazione principale è una casa di proprietà a Livorno di 130mq, con quota di titolarità del 50%. Ha due autovetture, una Mercedes Classe B 180 CDI del 2009, e una Volkswagen Polo CV Riguardo Strumenti finanziari, quote e azioni societarie, Attività patrimoniali di cui sono titolari interposte persone e fiduciari, il ministro ha 398 azioni Enel, 68 Finmeccanica, 14 quote Deutesche Telekom. Quote di fondi comuni di investimento: 1.468 quote di Pioneer Paesi Emergenti, pari a 15.000 euro, e 5.877 quote di Pioneer SSF Euro, pari a 30.000 euro. Altri depositi: Bot/Btp per un valore complessivo di 150.000 euro, una polizza assicurativa Generali di 85.000 euro e obbligazioni per 655.000 euro


Filippo Patroni Griffi (ministro della pubblica amministrazione):
Nel 2010 quando ancora non era ministro, Filippo Patroni Griffi ha guadagnato 504.367 Euro lordi e ha pagato un'imposta lorda di 209.657 Euro. Per il suo incarico. Patroni Griffi riceverà un compenso lordo annuo di 205.915,54 euro. Il ministro è proprietario della casa adibita ad abitazione principale e di quote in nuda proprietà in altre 4 abitazioni più un terreno. Ha una Bmw 320 del 2005, una Ford Fiesta del 2010, una Toyota Yaris del 2001 e una moto del 2005.


Mario Ciaccia (ministro delle infrastrutture):
 ha dichiarato nel 2010 un reddito di 1.600.701 euro, su cui ha pagato 680.922 euro di tasse, mentre ora il viceministro delle Infrastrutture percepisce 188.868,91 euro lordi. Risulta proprietario, o comproprietario, di nove immobili a Roma, Plaus (Bz), Roma e Budapest. E ha tre auto: una Wolkswagen Sharan del 2000, una Porsche Carrera del 2003 e una Fiat Cinquecento del 2007. Infine, ha dichiarato di avere investimenti in un portafoglio di Intesa Sanpaolo Private Banking per 1.446.139,79 euro.


Andrea Riccardi (ministro della cooperazione e integrazione):
Con l'incarico di ministro della Cooperazione e dell'integrazione, Andrea Riccardi guadagnerà circa 160mila euro in più dello scorso anno. Nel 2011, il fondatore della comunità di Sant'Egidio ha dichiarato un reddito complessivo di 120mila euro. Grazie all'incarico di governo, Riccardi percepirà 199.778 euro l'anno che si sommeranno alla sua pensione da professore universitario di 81.154 mila euro. Il ministro è anche proprietario di due appartamenti, uno a Trevi di 250mq più 180mq di cantine e uno a Roma di 210mq in usofrutto alla madre. Sempre a Trevi Riccardi possiede un terreno di 72 are e 90 centare di provenienza familiare. Riccardi possiede anche un deposito titoli presso l'Unicredit per un valore complessivo di 80mila euro circa ed è cointestatario per il 25% di un deposito titoli presso il Monte dei Paschi di Siena pari a 46mila euro.


Renato Balduzzi (ministro della salute):
Il ministro della Salute Renato Balduzzi dichiara 199.778,00 euro. Dispone di diversi terreni e fabbricati di cui è unico proprietario e in alcuni casi comproprietario. Il portafogli azionario è ricco e vario. Atlantia (controvalore 1.370,60 euro), Banca Carige (20.068,34 euro), Beni stabili (245,71), Enel (1.733,39), Eni (31.284,00), Fiat Industrial (1.610,70), Fiat (969,78), Finmeccanica (426,25), Generali Assicurazioni (4.771,02), Impregilo (1.265,00), Industria e innovazione (31,00), Intesa Sanpaolo (8.545.05), Iren (1.720,19), Reno De Medici (304,40), Seat Pagine Gialle (80,71), Fairpoint Communications (0,01), Frontier Communications (73,99), Idearc Inc. (0,04), Verizon Communications (2.888,60), Telecom Italia Media (25,58), Telecom Italia (971,00), Telecom Italia Risparmio (8.879,02), Tiscali (0,27)


Corrado Clini (Ministro dell'ambiente):
Il titolare del dicastero dell'Ambiente Corrado Clini ha dichiarato redditi per 173.383,00 euro. Dispone di un fabbricato in comproprietà a Mirano e una sola automobile, una Fiat 500 del 2010.

 
 
 

Fare una guerra per vendere caccia

Post n°979 pubblicato il 17 Febbraio 2012 da dammiltuoaiuto
 

Fare una guerra per vendere caccia

La francese Dassault sembra essersi aggiudicata la super-commessa dell'India, grazie anche alla "vetrina" fornita dai bombardamenti europei in Libia. La fornitura di 126 caccia militari dovrebbe valere circa 11 miliardi di dollari e ha subito fatto salire vertiginosamente in Borsa il valore delle azioni della compagnia francese.

 

di Francesco Vignarca - 12 febbraio 2012

Ma allora funziona! Ecco come i francesi (Sarkozy in testa che sfrutterà sicuramente l'affare in vista delle prossime elezioni) sono riusciti per la prima volta a vendere fuori dai propri confini il caccia Rafale: partecipando con profitto alla migliore "fiera" possibile, l'assalto alla Libia. Lo avevamo sottolineato ai tempi delle bombe su Tripoli e della caccia al rais Gheddafi e puntualmente qualcosa è avvenuto.

L'India ha infatti individuato come migliore offerta (in particolare per il prezzo propost) quella dell'azienda francese Dassault, che inizierà quindi le trattative esclusive per concludere il contratto. La fornitura di 126 caccia militari dovrebbe valere circa 11 miliardi di dollari e ha subito fatto salire vertiginosamente in borsa il valore delle azioni della compagnia francese. Che ha probabilmente dimostrato nei cieli dell'Africa del nord il "valore" del proprio aereo, non a caso fatto decollare prima della decisione ufficiale di bombardamento e protagonista di diverse manovre "sospette" proprio per mettersi in mostra.

Va anche detto che l'operazione, che ha definitivamente affossato il programma-consorzio europeo Eurofighter per cui non sono più previsti acquisti dagli Stati produttori (Italia, Spagna, Germania, Gran Bretagna) e che non vede più sbocchi all'esterno. Causando solo in Italia (secondo le parole del Generale De Bertolis) la perdita di circa 11.000 posti di lavoro e dimostrando quindi in pieno che investire sull'industria a produzione militare è la peggiore mosssa che si possa fare per preservare lavoro. Basta infatti perdere la commessa "sperata" e tutto sparisce... Lasciando anche qualche strasico di dubbi e polemiche sulla reale volontà del nostro governo di favorire un progetto europeo (mentre invece ci si butta sugli F-35 americani). Tanto che l'ex-sottosegretario alla Difesa On. Crosetto ha dichiarato: “Mi auguro solo che la sconfitta non sia stata guidata sacrificando una parte dell'industria della difesa italiana ad altre logiche ed altri interessi”.

Infine, non dimentichiamoci che il Governo Francese è famoso per annunciare accordi - a riguardo di vendite di prodotti militari - che poi non si concretizzano. L'interesse nel fare questo annuncio, oltre ovviamente al sostengo all'industria di stato Dassault e alla sua valorizzazione di borsa, sta tutto nelle prossime elezioni a cui Sarkozy vuole presentarsi con questo fiore all'occhiello. Tutta roba già vista: lo hanno fatto per il Brasile: acquisto ancora da confermare. Lo hanno fatto per gli Emirati Arabi, con vendita che deve essere riconsiderata.
Lo avevano fatto per la Libia, e non si deve discutere più a causa del decesso del compratore.... Altre sconfitte del Rafale (di cui ricordiamo non è stato mai venduto un singolo esemplare fuori dalla Francia) ci sono state con le gare per la Corea del Sud, Singapore, Marocco, Oman, Kuwait, Polonia, Svizzera.

 

 
 
 
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