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Creato da dandyhot il 25/12/2011

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i racconti di Dandy

 

 

La signora Tiziana

Post n°1 pubblicato il 25 Dicembre 2011 da dandyhot

Quella mattina avevo deciso di lavorare da casa.

Ero al pc da circa un'ora quando, verso le 10.20, all'improvviso, il computer si spense. In realtà era saltata la corrente. Dopo 5 minuti lo strepitare dei condomini rese evidente che le colpe erano di un guasto dell'Enel. Ero davanti alla guardiola del portiere, con due vicini di casa e con la signora Rapucci del piano di sopra. Mi resi conto che si trattava di una cosa che andava per le lunghe e chiamai in redazione per dire dell'accaduto. Stavo tornando nel mio appartamento quando mi sentii chiamare: “Mi scusi...”, era Tiziana Rapucci che mi chiamava. Mi chiese la cortesia di poter fare una telefonata da casa visto che avendo Fastweb la sua linea era fuoriuso.

Tiziana è una bella signora sulla quarantina (44 per la precisione). Non è tanto alta, diciamo più o meno tra il metro e sessanta e il metro e sessantacinque. Alle figlie aveva ceduto gran parte del suo fascino. Quei suoi occhi neri, vispi e maliardi, erano anche gli occhi di Greta e di Melania. Quei capelli corvini così ben tenuti nonostante la tenuta casalinga le donavano una classe innata. Le labbra erano carnose e ben disegnate da un rossetto di un rosso scuro piuttosto accentuato. La sua procacità poi saltava all'occhio. Indossava una maglia nera attillata che disegnava una curva piuttosto pericolosa, di quelle in cui il sorpasso è decisamente sconsigliato. Ad occhio sarà stata una quinta.

La invitai a salire a casa per la telefonata e lei accettò. Ci davamo del lei, ma fu piuttosto disinvolta nell'accettare di entrare. Terminata la telefonata, mentre era ancora sull'uscio mi venne spontaneo invitarla per un caffè. Pura cortesia: mai avrei pensato quel che di lì a 5 minuti sarebbe successo.

Messa su la caffettiera lei, da buona mamma, non poté fare a meno di dire: “certo che qui dentro manca proprio la mano di una donna...”. Le risposi che la signora delle pulizie non veniva da due settimane e che io ero molto impegnato. Lei sorrise e si alzò avviandosi a prendere le due tazzine. Rimasi sorpreso e provai a fermarla. Nel farlo mi ritrovai a stretto contatto con lei: le nostre mani si sfioravano e con un gomito le stavo tastando il seno.

Ci guardammo negli occhi e con complicità sorridemmo. Ciò che poco prima credevo impossibile, ora cominciava a balenarmi nella mente: avrei potuto completare l'album delle Rapucci quella mattina. Tuttavia non c'era solo il desiderio di appagare il mio ego. C'era la voglia di dar corso ad una situazione estremamente intrigante. Dopo aver posseduto Greta e aver replicato con la sua gemella Melania, capire se quelle due ventenni avevano preso modi e tecniche dalla più esperta del branco era qualcosa che andava oltre l'immaginabile.

Le tazzine alla fine le presi io e con una battuta le ordinai di andarsi a sedere. Lo feci sorridendo e dandole del tu. Lo feci per entrare in confidenza e per sondare il terreno. Lei sorrise dicendomi: “agli ordini capo...”. Versai il caffè. La mia mano tremava e lei se ne accorse tanto che disse ridendo: “attento così lo fai cadere...”. Lo disse alzandosi dalla sedia dove si era nel frattempo seduta e avvicinandosi di nuovo a me. Nel farlo mi sfiorò di quel tanto che bastò a farmi versare due gocce di caffè per terra.


Si affrettò a chiedermi scusa e a prendere un panno per rimediare. Nel chinarsi, mi mostrò il suo Lato B. Non era più tanto giovane e sicuramente il suo sedere non era quello di una modella. Tuttavia sul suo corpo faceva decisamente la sua porca figura. Fra l'altro poi la signora Tiziana osava con quel suo perizoma color carne ben in vista sotto al pantajazz casalingo grigio.

Ridemmo della situazione, cosa che nel frattempo aveva tra noi creato una certa complicità. Si trattava di quelle complicità da contatto, in cui cercavamo sempre di toccarci l'uno con l'altro, ad ogni battuta, ad ogni sorriso ad ogni interruzione dell'uno sull'altro. Ci ritrovammo dopo un pò ad aver esaurito i discorsi e ad avere le mani che si accarezzavano.

Il suo sguardo era tenero e provocante allo stesso tempo. Quel silenzio fu interrotto dal rumore delle nostre labbra che si incrociavano. Le sue erano veramente morbide ed io le baciavo sfiorandole, quasi ad aver paura di rovinare quel trucco. La sua bocca, al gusto di caffè, sapeva di vissuto ed emanava quel calore abusato da cui mi sentii inspiegabilmente e attratto.

Eravamo seduti al tavolo e con le labbra in preda a vorticosi desideri ci alzammo. Ci staccammo ed insieme ci dirigemmo verso il divano, così, senza dire nulla. Affondammo sul divano, mentre le nostre bocche erano già affondate l'una nell'altra. Le mie mani si posarono lì dove poco prima gli occhi avevano goduto. Quel suo pantajazz era infatti particolarmente stretto e lì davanti lasciava davvero poco all'immaginazione. La mia mano affondò desiderosa facendole emettere un gemito di piacere.

Nonostante il pantajazz e gli slip che dividevano le sue voglie dalle mie dite, riuscivo a percepire il suo scrosciante desiderio. La percossi per qualche secondo, penetrandola leggermente e stantuffando con il frammezzo di slip e pantajazz. Fu lei ad interrompermi.

Lo fece in modo irruento, interrompendo anche il passaggio delle mie labbra sul suo collo. Mi interruppe assatanata. In poco tempo infatti me la ritrovai davanti intenta a slacciarmi la cinta e sbottonarmi i jeans. Fu un attimo e sollevando il sedere mi ritrovai i pantaloni al ginocchio. Lei mi guardava con un sorriso famelico e soddisfatto. Nel contempo mi massaggiava da sopra i boxer, godendo dell'erezione che lentamente stava riuscendo a far montare.

Quando la sua vista fu riempita dal gonfiore del mio intimo, decise di svelarne il contenuto. Con ingordigia abbassò i boxer. Io l'agevolai, approfittandone per togliermi completamente e contemporaneamente jeans, calzini e boxer stessi. In ginocchio con la testa tra le mie gambe cominciò a mandare su e giù con le mani la mia erezione. Nel farlo chiudeva le labbra in maniera in maniera goduriosa, coordinando i suoi gemiti con i miei.

Lo menava velocemente, ma all'improvviso rallentò. Riaprii gli occhi, cercando di riprendere fiato da quel decollo inaspettato. Lei incontrando i miei occhi sorrise. E nel farlo avvicinò la lingua al mio membro. Cominciò a leccarlo dalla base, poco sopra le palle percorrendone la lunghezza verso l'alto. Si fermava alla pelle, non andando ad incontrare la cappelle. Percorse quell'autostrada per cinque, sei, sette volte, bagnando con la saliva la mazza.

Mi regalò un morso. Fu leggero, ma foriero per me di ulteriore eccitamento. La volevo. Le mie mani cercavano appigli sul suo corpo che per la posizione assunta era per me inafferrabile. Le posai sulla sua nuca e da quel gesto seguì il suo assaggio.

Salii più su, spostando la pelle e svelando la mia cappella alla sua vista. Aprì e la bocca e guardandomi lo prese in bocca. Sentivo la sua lingua roteare sulla mia mazza. Era un tornado che trovava nutrimento dal mio desiderio. La sua lingua roteava e saliva e salendo si concentrava sulla cappella che quella la ruvidità delle sue papille stavano minuziosamente curando.

Lentamente il lavoro di lingua si trasformò in un succhiare deciso concentrato sempre sulla cappella. Era un risucchio non particolarmente, ma piuttosto rumoroso. Succhiava e si staccava e poi di nuovo risucchiava e poi si ristaccava. Me lo menava e poi di nuovo si riattacava.

Il risucchio si trasformò in sifone vero e proprio poco dopo, quando l'intera lunghezza del mio pene fu nella sua bocca. Percepivo la sua gola e il suo risucchio intenso, intervallato da un soffiare verso l'interno. Poi ancora risucchio, poi soffiare. Mi morse con i denti, leggermente, ma provocandomi enorme ed ulteriore eccitazione.

La volevo e con fare violento le presi i capelli riportandola verso la mia bocca. Ci ritrovammo a baciarci ed io potevo sentire il mio sapore attraverso la sua bocca. Lei si accomodò a cavalcioni su d me, con ancora indosso tutti i suoi vestiti. Ci perdemmo in lungo e sensuale baciò in cui io risucchiavo prepotentemente la sua lingua. Nel frattempo le tolsi la maglietta, liberando alla mia vista il suo seno, costretto in un reggiseno probabilmente troppo stretto.

Si trattava di un seno enorme, zampillante e presuntuoso nella sua esposizione. Riprendemmo a baciarci, mentre con le mani mi davo da fare per slacciarle il reggiseno. Lei, evidentemente eccitata affondò le mani nei miei capelli, tirandomeli appassionatamente. Slacciai il reggiseno e con il suo aiuto divincolai il suo corpo da quei tentacoli di stoffa.

Mi si parò davanti una visione paradisiaca. Una quinta/sesta generosa, leggermente cadente, ma assolutamente non smagliata. Un'areola bella scura e soprattutto larga, di quelle che piacciono a me. Ciliegina sulla torta erano due capezzoli che impertinenti bucavano la vista pretendendo una bocca che vi si sfamasse.

Mi lasciai togliere il fiato affondando in mezzo a quel ben di dio. Ne assaporai l'odore e il calore, chiudendo la mia faccia tra due ali morbide e abbondanti allo stesso tempo. Ne baciai uno, avvinghiandomi famelico a quel capezzolo che aveva osato provocarmi. Lo succhiavo e la sentivo gemere. Lo mordevo e lei si cortorceva. Con la lingua percorrevo l'interno dell'areola cercando via via l'esterno e lei era tutto un fremito. Facevo il percorso inverso, abbarbicando le mie labbra ancora su quel capezzolo poco prima torturato e lei schiumava desiderio.

La mia mano palpava il seno non impegnato dalla mia bocca e lentamente si avventurava verso altri sentieri. Incontrai l'elastico del pantajazz che velocemente allentai sciogliendo il nodo in vita. Trovai la sua complicità nel toglierlo completamente. Era ora a cavalcioni su di me con indosso solo il perizoma.

Scostai il pezzettino di stoffa e con due dita la penetrai. La sentii sobbalzare prima di riassestarsi e continuare a godere del mio stantuffare e della mia succhiata di capezzoli. Sentivo il suo odore in maniera nitida. I nostri corpi sapevano già l'uno dell'altro. Sentivo l'odore delle sue voglie. Era intenso e particolarmente inebriante.

All'improvviso fu lei a togliersi il perizoma. Fu a quel punto che nel sedersi si sistemò il mio arnese tra le gambe. Aveva voglia e sapeva come soddisfarla. Io in quel momento ero per lei solo un oggetto. Cominciò a cavalcarmi. Era prepotente, molto prepotente. Da subito mi costrinse ad un ritmo indiavolato. Io da sotto cercavo di assecondarlo perdendo però inevitabilmente qualche colpo.

La mia bocca affannata godeva di quel seno traboccante, mentre lei ansimava in maniera sempre più forte. Il suo ritmo lentamente andò scemando fino ad incontrare il mio. Fu a quel punto che io rallentai fino a fermarmi. Lei mi seguì in quell'inspiegabile frenata. Ansimavamo insieme, alla ricerca di un po' di fiato. Fu allora che assestai delle spinte che la fecero sobbalzare. Furono talmente forti che la sollevai.

Lei era tutto uno spasmo e quelle spinte brutali avevano accentuato il suo ansimare. Mi chiedeva di continuare ed io ripresi, anche se con minor vigoria. Aumentai però nel ritmo. La sentivo bagnatissima ed estremamente eccitata. Si abbandonò ad un succhiotto spropositato sul mio collo e più lei si avvicinava all'orgasmo e più il suo succhiare il mio collo diventava inteso.

Ormai ero un cavallo indiavolato e lei una cavalerizza che aveva perso il controllo della propria bestia. Si staccò dal collo ed emise un gemito più forte. Io continuai a spingere, spingere e ancora spingere. Sentivo i suoi umori colarmi sulle cosce. Il suo sudore era ovunque sul mio corpo.

Emise un ulteriore gemito. Io rallentai. Il suo capo ciondolò abbandonandosi all'indietro. E fu in quel momento che sferrai, mordendomi le labbra, due spinte poderose che la fecero gridare di piacere.

Mi prese per i capelli e si abbandonò su di me, con i suoi seni sul mio volto ansimante.

 
 
 

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