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Creato da: lettorecontemporaneo il 25/09/2005
una lettura di pochi versi di Dante per volta alla luce fatta da un lettore contemporaneo

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« INFERNO, vv.10-12

DIVINA COMMEDIA, INFERNO, 1,13-18

Post n°4 pubblicato il 11 Ottobre 2005 da lettorecontemporaneo

Ma poi ch’io fui al piè d’un colle giunto,

là dove terminava quella valle

che m’aveva di paura il cor compunto,

guardaì in alto, e vidi le sue spalle

vestite già de’ raggi del pianeta

che mena dritto altrui per ogni calle.

L’autobiografia dell’apatico recluso sembra avere infatti conclusione lieta: egli si trova, senza sapere come, libero dalla sua opprimente prigione ai piedi di un colle, la luce del sole lo guida e lo rassicura. In realtà siamo solo alle porte di un labirinto incantato a cerchi concentrici senza uscita a direzione obbligata: la natura, suggerirà l’aedo di un’epoca derubata dell’aureola del certo, Baudelaire, è una foresta stipata di simboli, di corrispondenze celate e di allusioni all’indecifrabile, ma qui l’universo ha ancora il suo centro propulsore nell’astro fulgente, l’aristotelico motore immobile di tutto l’esistente. E allora il dedalo fatato è  montagna da scalare, faticosa salita verso la cima del monte a ridosso dell’orizzonte, e la vita dell’uomo è viaggio, avventura, pellegrinaggio ed enigma. L’estetica del cosmo è dogma indiscutibile agli occhi del pensatore medievale: l’esploratore delirante degli abissi metropolitani di Baudelaire muoverà i suoi passi in un tempio deforme e irriconoscibile, il viandante di Dante, vissuta la sua stagione all’inferno, alza lo sguardo all’altrove celeste e ne scopre l’essenza e la ragione ultima. L’allegoria, ovvero il dire in altro modo, trasformando pensieri e  concetti in immagini e figure, è così illuminazione, intuizione folgorante, presagio di verità totalizzante ed invasiva:l’uomo abbandonato a se stesso è oscurità, ombra, dubbio, illuminato dal sole, diventa luce, armonia, necessità.

 
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