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i veri motivi di monnezzopoli

Post n°75 pubblicato il 04 Giugno 2008 da p_i_a_n_o
 
Foto di p_i_a_n_o

Scrive Michelangiolo
Bolognini
, medico oncologo:
“Il
sistema industriale italiano è in grave crisi sul versante produttivo. I gruppi
industriali che più contano sono ricorsi da un pezzo all’assistenza pubblica, che viene
elargita sotto varie forme più o meno mascherate dall’interesse collettivo. Uno dei casi più rilevanti è stato, ed è, quello delle incentivazioni CIP6 finanziate da
una tassa “occulta”, di circa il 7%, sulle bollette elettriche dei consumatori
(che avrebbero dovuto finanziare le fonti di energia rinnovabile), beneficiano,
con finanziamenti annuali miliardari,
soprattutto i proprietari di impianti che bruciano residui petroliferi, i rifiuti e/o le
cosiddette “biomasse”. Gli impianti di incenerimento sono inutili, specie nel caso che si attui una
corretta gestione dei rifiuti con raccolta differenziata domiciliari,
trasformazione in compost della parte biodegradabile, “umida”, del rifiuto,
riciclo e recupero di materiali; questi dati sono noti ed incontrovertibili tra
gli esperti. Nella categoria degli esperti non si ritrovano quindi, con tutta evidenza, i politici professionisti, la “grande
stampa”, ed anche l’imprenditoria vincente ed assistita, proprietaria, questa,
della “grande stampa”.

Un esempio evidente è stato il discorso di insediamento all’assise di
Confindustria dove la neo-presidente Emma
Marcegaglia
ha così affermato: "I
sistemi di gestione dei rifiuti sono molto vicini al collasso in molte regioni,
anche perché si dice no ai termovalorizzatori, attivi in tutti gli altri Paesi.
Paghiamo i costi più alti d'Europa per l'energia
.” Strano, perché
la signora Marcegaglia di rifiuti ne dovrebbe sapere qualcosa, visto che ha tre impianti di incenerimento per
“combustibile da rifiuti”(CDR) in fase di realizzazione (Massafra, Manfredonia,
Modugno), si è poi aggiudicata “l’affidamento del pubblico servizio di gestione
del sistema impiantistico di recupero energetico a servizio dei bacini di
utenza Lecce1, 2 e 3 ”
e gestisce anche la “Filiera Rifiuti Speciali Oikothen” di Augusta, con autorizzazione
peraltro sospesa da Regione Sicilia e Comune di Augusta, ed in altra “colonia”
meridionale, a Cutro, in Calabria, ha già in attività una Centrale elettrica “a biomasse”. Strano, anche, che la signora Marcegaglia si lamenti degli alti costi dell’energia visto che quota
parte dei sovrapprezzi elettrici, che il consumatore italiano paga con il
meccanismo dei CIP6, già arriva alla sua citata Centrale elettrica di Cutro; a
tale proposito potrebbe risultare interessante l’ulteriore possibilità di
guadagno ottenibile con l’ultima legge Finanziaria La mossa del governo è chiara, politicamente efficace ed “apprezzabile”, non
solo dalle forze politiche della maggioranza, ma anche quelle dell’opposizione,
dai cattolici sedicenti difensori della vita, ai democratici “ombra”, fino ai
grandi moralisti e moralizzatori per “via giudiziaria”: si trattava e si
tratta, per il governo, come pure per l’opposizione, di dare un segnale, “colpire
uno per educarne cento” , partendo proprio dal sito più tecnicamente
indifendibile, anche perché la vera partita è un’altra: la realizzazione, in Campania, ma
anche nel resto d’Italia dei “termovalorizzatori”. Occorre ricordare come, dopo che per mesi mass media e frotte di politici
ignoranti avevano proposto, in modo martellante, la «termovalorizzazione»
mediante incenerimento,
non solo come soluzione al “problema rifiuti”, ma anche come alternativa alle discariche (dato,
quest’ ultimo fantasioso, in quanto se anche la «termovalorizzazione» fosse
integrale per tutti i rifiuti, non li eliminerebbe fisicamente, ma si limiterebbe a ridurli a circa il 30%
della massa iniziale, oltre a produrrne, a sua volta e in quota non
irrilevante, un ulteriore 3-5% e di una tipologia estremamente pericolosa, e
tutti questi rifiuti hanno a loro volta bisogno di discariche), si è dovuto
finalmente ammettere che è solo con l’utilizzo delle discariche che si può
risolvere l’emergenza. A dispetto infatti di tutte le retoriche inceneritoriste, che sostengono la
“termovalorizzazione” come la soluzione di tutto, è stata la chiusura delle
discariche allora esistenti in Campania e la mancata previsione di nuove
discariche nel cosiddetto “ciclo integrato dei rifiuti”, insieme alla infima qualità degli impianti delle
imprese del gruppo Impregilo
di Cesare Romiti, da
quelli che dovevano produrre Combustibile da rifiuti (Cdr) diventato
semplicemente «ecoballe» e l’assoluta insufficienza del progetto del primo
impianto di «termovalorizzazione», quello di Acerra, (per il quale non veniva previsto,
originariamente, nemmeno un soddisfacente sistema di abbattimento degli
inquinanti, tanto che il gruppo di lavoro del ministero dell’Ambiente, che
successivamente revisionerà il progetto, imporrà "adeguamenti"
tecnici per un costo di 25 milioni di euro) che hanno causato l’emergenza
rifiuti (vedi “Camorra di Stato e stato di emergenza”, pubblicato su il “Il
Ponte” ). Dal punto di vista tecnico, mentre è necessario realizzare nuove discariche (su
scala regionale, e non su base provinciale o comunale, se siamo in zone
intensamente urbanizzate ), ovviamente in aree idonee dal punto di vista
idrogeologico, e distanti dai centri
abitati
, è improponibile la realizzazione di questi impianti in
aree urbane, a tale proposito si può ricordare come la prima normativa italiana
sulla gestione dei rifiuti, la legge 20 marzo 1941, n. 366, stabilisse una
distanza minima di 1000
metri dall'abitato per gli impianti di trattamento dei
rifiuti, una norma di puro buonsenso, purtroppo non più ripresa, nelle
normative successive. Quello che sta accadendo a Napoli dovrebbe, infatti, far interrogare tanti
“conformisti” sul completo fallimento di una cultura “ambientalista” che non ha
saputo, né voluto, emanciparsi dai dettati dell’ecocapitalismo egemone, quello
“malthusiano” che enfatizza catastrofismi profittevoli, come la crescita della
CO2, che è così diventato l’unico “gas nocivo” riconosciuto e certificato,
(oltre che merce da trattare nei nuovi mercati dei “diritti all’inquinamento”). Non a caso, il bombardamento “terroristico” sui “Cambiamenti climatici” serve
alla presidente di Confindustria per chiedere una nuova politica energetica che riparta dal
nucleare, “unico modo per coniugare
politica energetica con riduzione dei costi e cambiamenti climatici
”. Ma il fatto peggiore è che questo catastrofismo
“confindustriale”
, che viene imposto in tutte le salse, copre e
fa trascurare la drammatica crescita degli inquinanti direttamente nocivi per
gli esseri viventi, compreso gli esseri umani: dagli inquinanti organici persistenti,
diossine e policlorofenili-PCB; ai metalli
pesanti
, anch’essi persistenti, cancerogeni riconosciuti, teratogeni o estremamente
tossici; alle polveri ultrafini (PM0,1 ed inferiori) che non vengono nemmeno
misurate; e, collegati a questo, la crescita altrettanto allarmante, dei
tumori, anche nei bambini e negli adolescenti; delle malattie degenerative
negli anziani, delle malformazioni nei neonati, della sterilità negli adulti. Esistono numerosi dati scientifici
che stanno dimostrando una correlazione diretta e di ampio raggio, prima
impensata, tra queste malattie e gli inquinanti
ambientali
prima citati che andrebbero da subito eliminati o
ridotti il più possibile. Tutto questo viene ignorato dagli apparati culturali dominanti, anche quelli
“ambientalisti” come pure, a maggior ragione, dai politici governativi che si
dotano di tecnici compiacenti, “ancien régime”, meglio se con comuni interessi
economici e di “affari”.

Non si evidenziano, o si nascondono, dati scientifici sempre più solidi ed
evidenti che correlano la salute con l’inquinamento da alcuni inquinanti
specifici, in ben studiate campagne
di disinformazione
e manipolazione mediatica. Una mano a questa manipolazione viene anche data da ben costruiti “eroi
anticamorristi”, che focalizzano l’attenzione sulla sola malavita locale,
guardandosi bene di evidenziare le responsabilità
dei “salotti buoni” della finanza e dell’imprenditoria

vincente. Lo stesso lavoro che viene fatto anche da certi “moralisti confindustriali”,
giornalisti della “grande stampa” che denunciano molto sprechi e ruberie
pubbliche e, molto meno, o per nulla, le maggiori ruberie private. La neopresidente di Confindustria può impunemente affermare:”Bisogna tornare al rispetto delle regole. Mi
dispiace per la popolazione che sta annegando tra i rifiuti per colpa di
piccoli gruppi che stanno provocando incidenti, ma è venuto il momento che lo
Stato a Napoli riprenda il suo ruolo. C’è la necessità di sbloccare tutti gli
investimenti, dai termovalorizzatori alle ferrovie, alle autostrade che sono
stati bloccati per motivi ambientali. Non accetteremo più che piccoli gruppi in
malafede blocchino il Paese e ci condannino al declino. Certo bisognerà
dialogare con la gente parlando di compensazioni, ma poi bisognerà chiudere con
i veti
” (" il Sole 24 ore”, 5 maggio 2008) ; linea dura e
legalità, dunque, mentre solo alcuni mesi fa la Marcegaglia SpA ha petteggiato una
sanzione di 500 mila euro più 250 mila euro di confisca per una tangente di un milione 158 mila
euro pagata a Lorenzo Marzocchi di EniPower. Oltre al patteggiamento
dell'azienda, Antonio Marcegaglia, fratello di Emma, ha patteggiato 11 mesi di reclusione con sospensione della pena. Un “Sistema Paese” che per far funzionare, a ogni costo, imprese decotte, ha bisogno dei militari è forse davvero più che
“al declino”, declinato da un pezzo.

Resta però un'unica consolazione, la risoluzione dell’emergenza campana, con le
discariche, potrà rendere evidente la colossale
truffa del sistema inceneritorista
, senza il messaggio
fuorviante dei rifiuti per strada: sta ai cittadini responsabili; ai tecnici ed
ai professionisti che seguono la loro deontologia; agli imprenditori coraggiosi
che, ostacolati da tutti, hanno realizzato filiere di recupero di materia esemplari; prendersi
carico di questo compito, con la consapevolezza di essere la potenziale
maggioranza del Paese e per la sua possibile salvezza."  

 
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