Creato da: fin_che_ci_sono il 07/11/2014
QUALCOSA DI ME

Scrivo, quando ci riesco, solo per passare un po' di tempo e forse anche per istinto di conservazione.

Non sono ossessionato dai commenti, non al punto da permettere che mi stanchino: li curerò, pertanto, quando mi andrà di farlo.

Un saluto a chi passa.

 

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TORNANDO A CASA

Post n°20 pubblicato il 19 Dicembre 2014 da fin_che_ci_sono

Nulla che sia cambiato da un anno a questa parte: gli stessi pensieri tornano circolarmente, si ripropongono, si autoaffermano di continuo... Ma c'è qualcosa che vive in tutta questa morte apparente. Qualcosa che attraversa il sangue come un urlo che a stento si trattiene, mentre intenderebbe dichiararsi. Vorrei che fosse Duende, ma sarebbe irrispettoso il solo pensarlo.

Ho però il sentore che oggi come ieri la mia resistenza sia diventata più elastica dell'ordinario, e amplificata nella misura in cui le circostanze hanno cercato di stancarmi. E la mente si è aperta di fronte a un interlocutore intelligente, tanto che la norma, sempre  inutile, pesante, inconcludente, d'un tratto è scoppiata come un palloncino da fiera: poiché ci sono istanti in cui nessun problema resiste più a lungo di un lampo, e cede, folgorato e vinto, la sua soluzione. Forse ci scriverò un post, un'altra ipotetica volta.

Il giorno, intanto, si è concluso con un bilancio che approvo e sintetizzo:  la lotta ha un fascino bruno, e questa sera è bionda.

 
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TUTTO DIVENTA POESIA

Post n°19 pubblicato il 17 Dicembre 2014 da fin_che_ci_sono

Non posso, nel modo più assoluto, eliminare la stanchezza: si accumula un giorno dopo l'altro al punto che potendo farne a meno, credo che riposerei all'infinito. E non essendo eliminabile ho deciso di non pensarci più: infatti, sono stanchissimo però non ci penso!

Ma donde arriva una tale disgrazia accettata? È presto detto: sveglia alle 04:40 (ma risveglio anche alle 03:00!) e rientro, a volte, alle 16:30 e talvolta alle 19:00, e mettiamoci pure alle 20:30, con incluso il rischio di non rientrare per niente, a meno che non percorra a piedi settanta chilometri seguendo la linea ferroviaria fino a casa. Ne consegue che le mie serate sono brevi e che vado a letto molto presto.

La cosa più strana di tutta la faccenda è che a settanta chilometri da dove abito e dove sono nato, c'è il paese che diede i natali a mio padre, esattamente come predicano i suoi documenti che ci sono rimasti dopo la sua dipartita avvenuta parecchi anni fa. Negli anni trenta decise di spostarsi di una settantina di chilometri perché doveva conoscere mia madre e perché dovevo nascere io e i fratelli che mi hanno preceduto.

È lì che lavoro, nel paese di origine di mio padre, è lì che mi hanno mandato. Ma chi mi avrebbe mandato? E per quale motivo? È un evento casuale? E cos'altro, se no?... In quel paese non ci avevo messo mai piede per oltre cinquantanni di vita, vale a dire dal giorno in cui nacqui. Non sapevo nemmeno della sua esistenza. E all'improvviso, da alcuni anni, è parte del mio destino! Mi domando come mai, con una miriade e passa di altri paesi dove strappare lo stipendio, sono andato a finire giusto in quel posto! Se fossi un irrazionale  potrei sospettare l'esistenza di un disegno... Ma chi sarebbe il disegnatore?,  e perché avrebbe disegnato?  

Ma ritorno alla mia giornata. Prima che inizi a lavorare faccio tre colazioni per bilanciare il forte dispendio energetico cui vado incontro: la prima a casa con due brioches e una tazza di orzo diluito, e un caffè a seguire; la seconda al bar della stazione del mio paese, dove prendo un cappuccino e un cornetto alla marmellata; e la terza al solito bar del paese di arrivo, fatta di un altro caffè e di un secondo cornetto alla marmellata. Il tutto molto zuccherato. E molto anche il cammino da fare per giungere all'edificio dove passo le mie mattinate! Ma com'è che le passo è una piccola storia che adesso non conta nulla! Qui conta l'emozione che mi dà il paese una volta arrivato, intorno alle 06:30 quand'è  ancora buio. Un'ora che ricorda Il tramonto della luna. In quel paese arrivo quando in apparenza non ci sono più stelle nel cielo e non è ancora l'alba, e ho tempo abbastanza per ammirare quello spettacolo quasi innaturale, mentre le persone già fuori sembrano d'un tratto sparire: è il momento in cui tutto si mostra come se non dovesse accadere più nulla, forse per sempre... E in quel momento mi scordo che presto inizierò una giornata difficile e tanto fastidiosa. Dimentico pure le tonnellate di stanchezza accumulate nei giorni passati, nell'ora in cui tutto sembra finire in quel piccolo paese che diede i natali a mio padre, e dove ai miei occhi tutto diventa poesia.

 
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PRIMA DI USCIRE

Post n°18 pubblicato il 14 Dicembre 2014 da fin_che_ci_sono

Non è raro che mi sfiorino la mente, fino a diventare chiare e anche chiarissime, idee in apparenza strane. La stranezza starebbe nel fatto che non si applicano mai, o quasi mai. E se tali idee  non implicano azione, sono lo stesso inverosimili per motivi evidenti. Si tratta di idee che insorgono nelle situazioni difficili, vale a dire quando c'è d'affrontare qualche "guerra" di quelle inevitabili, sapendo già che nel futuro prossimo la guerra sicuramente continuerà ancora (non bisogna dimenticare che l'ingegno degli scienziati diventa molto più acuto in caso di guerra, rispetto all'ordinarietà: l'urgenza è il catalizzatore che aiuta e facilità il parto di idee "straordinarie" che poi si riveleranno decisive! È una regola quasi generale.).

Le idee di cui sto scrivendo, però,  sono davvero strane e prive di fondamento, poiché ciò che vorrei non si può realizzare mai e poi mai, sebbene ancora nessuno lo abbia dimostrato. Quest'ultima affermazione ha la sua seria importanza: il matematico accetta come veri quegli eventi per i quali si può fornire una prova tangibile. Un famoso sillogismo di Aristotele predica nel modo seguente: 1) TUTTI GLI UOMINI SONO MORTALI (premessa maggiore), 2) SOCRATE È  UN UOMO (premessa minore), 3) SOCRATE È MORTALE (conclusione). La 3) è fin troppo ovvia perché sia necessario soffermarsi anche un solo istante. Ebbene, oggi i matematici non credono più all'ovvietà poiché l'evidenza ha giocato loro brutti scherzi, al punto tale da temere di dover chiudere baracca e burattini, magari un giorno ancora lontano, potendo la loro scienza diventare  lo strumento della sua stessa distruzione.

Oggi gli addetti ai lavori non sono disposti a credere nemmeno ai loro stessi occhi e ai miliardi di casi che indicano esattamente la stessa cosa: gli uomini muoiono tutti, chi potrebbe mettere in dubbio tale verità? E Socrate non può sfuggire a questa legge ferrea e senza un briciolo di speranza. Infatti, si può pensare, Socrate è morto come volle natura, e quindi il sillogismo di Aristotele è coerente. Ma siamo tutti d'accordo su questo fatto che non sembrerebbe meritare un post, soprattuto mattina di domenica e con Natale quasi alle porte? Eh no che non siamo tutti d'accordo! C'è gente che passa il suo tempo a spaccare capelli nel senso della lunghezza, in due-tre e anche quattro parti. E tale gente afferma non essere lecito sostenere che TUTTI GLI UOMINI SONO MORTALI, infatti argomenta: "Qualcuno ha visto tutti gli uomini morire? Dove sono i testimoni al riguardo?". A dire il vero, nessuno risponde! Oggi il sillogismo di Aristotele non gode della fortuna di cui s'è fregiato in epoche passate. E per quale motivo non dovrei accettare le conclusioni di eminenti studiosi? Li accetto eccome!, anche se ammettono che sia possibile il verificarsi dell'inverosimile. Li accetto ora che stanno arrivando per me le vacanze natalizie (finite le quali dovrei ripartire per la "guerra"!). E credo fermamente in ciò che non sembra essere possibile, all'inverosimile del tipo: e se durante le vacanze il tempo si fermasse e io rimanessi per sempre in vacanza? Che bello sarebbe! Ma non può starci che si verifichi, vero? Io, però, la penso al contrrario e affermo che durante le feste di Natale il tempo si fermerà!

Siete liberi, comunque, di non pensarla come lo scrivente: mi rivolgo a Voi che state leggendo e magari sorridendo. Ma dimostratemi, adesso e non dopo, che mi sto chiaramente sbagliando, se non mi credete!

 
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SILENZI

Post n°17 pubblicato il 12 Dicembre 2014 da fin_che_ci_sono

Ho voglia di scrivere stamani, ma  solo con semplicità. D'altro canto, esprimersi in forbiti geroglifici può ben darsi che sia fatica sprecata: chi usa forme ricercate di scrittura, giusto per atteggiarsi a nebuloso per sentirsi di conseguenza più bello dell'ordinario, non è detto che riesca in un'impresa dubbia e soprattutto vanitosa poiché oggi esistono le chiavi per interpretare qualsiasi contorsione stilistica.

Ma prima di continuare guardo fuori: il tempo è cupo, e  così essendo realizza il se stesso di questo periodo che è preludio all'inverno. Infatti, nella mia stanzetta è comparso un oggetto che riscalda l'ambiente, e in questo momento è acceso e la cosa mi sta proprio bene!

E poi?

Quando più tardi uscirò di casa, intorno alle ore 10:00, sarà per andare in lavanderia a ritirare una camicia e a rilasciarne un'altra. Odora di buono la camicia fresca di lavanderia, e per tale motivo ne annuso il profumo che si espande intorno quando la indosso.

E poi?

Poi mi recherò al centro del paese e lì stazionerò, su una panchina o su una sedia del solito bar,  all'aperto, anche  se stare immobili adesso non è per niente comodo per via del freddo che se ancora non è pungente incomincia a dare comunque un po' di fastidio. E molto probabilmente sarò da solo, come tante altre volte, (per sempre?...). Ma poi non è detto:  spesso, invero, incontro un amico di vecchia data con un solo argomento di cui parlare. Io lo sto a sentire, intrecciando un dialogo che sarebbe, fosse possibile, senza più fine e soprattutto ripetitivo, come l'ossessione che non demorde. A me sta bene, rispondo volentieri all'amico. Del resto, m'interessa attendere che accada qualcosa: "Chissà che Lei stamattina non esca...", penso. Ma so che in questo periodo rimarrò deluso. D'estate andava decisamente meglio: eravamo tutti più liberi, e le giornate splendide consentivano le uscite di mattina, in prima e seconda serata e fino alle ore piccole. Era soltanto bello: cos'altro dovrei aggiungere sull'argomento? Oggi le uscite sono rade, e poi sembra che le intenzioni siano cambiate, che il bello ormai sia scemato. Può darsi che ora non ci guardiamo  né ci voltiamo più per guardarci, com'è capitato tante altre volte: esistono alcuni indizi al riguardo, ma do per certo che siano completamente falsi e che Orfeo incarni a tutt'oggi l'uomo del sentimento, e che l'uomo del sentimento incarni Orfeo, e che Orfeo si volterà ancora.

E poi?

E poi, infine, la visita al mare: stavolta rigorosamente da solo, in un cantuccio di Via Marina, dove ho scritto tante poesie in ogni stagione dell'anno, poesie sul mare come quella di seguito riportata. E sto pensando: "Se fosse con me scomparirebbe anche l'amato mare, e resteremmo da soli in assoluto silenzio: le mani unite, le labbra unite...".

 

Ascolta il mare

quando sei solo in un mattino

con l'aria di vacanza.

 

Ammira le sue onde scintillanti

le strisce colorate.

 

Osservalo varcare l'orizzonte

e non finire.

 

Guardalo in tutte le sue forme

coperte d'autunno.

 

Ma scrutalo con gli occhi della mente

contemplane la vita

e non dir nulla.

 
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FAVOLETTA

Post n°16 pubblicato il 11 Dicembre 2014 da fin_che_ci_sono

L'uccellino si nutriva di briciole poiché una mano gliene portava. Si erano suddivisi i compiti, lui e la mano generosa: l'uccellino attendeva e quella puntuale arrivava. "Chissà!...", incominciò a pensare, "...che uno di questi giorni non mi capiti di beccare da una fetta di pane spalmata di nutella?...", e nel pensarlo si leccava i baffi l'uccellino. A causa di certi gatti famelici aveva da guardarsi intorno, e bene, anche quando dimorava fra i rami del suo albero. Una sera ne vidi uno di quei gatti, arrampicarsi agilmente lungo il tronco e sparire nel folto della chioma.

Il giorno seguente rividi l'uccellino (che pertanto l'aveva scampata!): ritirava la sua bricioletta da quella mano a cui si era naturalmente affezionato. E pensava che anche la mano, forse, ritirava la bricioletta che lui le offriva: "Probabilmente il fatto che io esista gratifica la mano generosa e la rende felice, e questa è la bricioletta che io spontaneamente Le offro mentre Lei mi offre la Sua. E per tale scambio amorevole di briciole i miei saltelli, quando sto a terra, sono più pimpanti dell'ordinario. E non potete immaginare i voli nell'azzuro del mio fantastico cielo: che piroette e quali virate inimitabili, ragazzi!". 

Questi pensieri attraversavano la mente dell'uccellino: una mente semplice e chiara, priva di quella tortuosità così cattiva dei famelici gatti che gli davano costantemente la caccia. Ma l'uccellino era talmente preso dallo scambio di briciole che se per caso fosse stato agguntato e divorato da uno di quei predoni nell'atto dello scambio, non se ne sarebbe nemmeno accorto, e ritirata la sua bricioletta avrebbe spiccato, verso l'azzurro, uno dei suoi voli più belli.

 
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"RISUONARONO LE ONDE" - racconto

Post n°15 pubblicato il 09 Dicembre 2014 da fin_che_ci_sono

Avrebbe raggiunto il suo ponte a mezzanotte precisa. In mancanza di altre alternative, quel ponte, almeno, lo avrebbe aiutato a spiccare il gran salto nel buio. Si era deciso per questa soluzione dopo averci tanto pensato e constatato che si era semplicemente stancato di vivere. E questo è tutto! Quale importanza possono avere il perché e il percome? Le cause diventano d'un tratto secondarie, addirittura si possono anche dimenticare quando il risultato è prossimo e non attende altro se non di  affermarsi compiutamente!

Prima di uscire di casa aveva sistemato tutte le sue cose, come se dovesse ritornare e riprenderle in uso. Era fatto così: dedito all'ordine in ogni momento, ma sempre pervaso da un senso di libera vita che sfociava nell'assurda pretesa di essere completamente scordato,  come fosse invisibile a tutti!

Avrebbe raggiunto quel ponte in mezz'ora di strada in salita, con la  macchina che avrebbe lasciato lungo la carreggiata: un tratto di quella era il suo ponte fatale. E di sotto un baratro  buio,  profondo e orrendo si offriva alla vista: un luogo  che ben si adattava al gran salto senza ritorno.

Giunse sul posto per l'ora che aveva programmato. A mezzanotte precisa, dalla ringhiera illuminata del ponte, osservò le rapide acque del fiume che s'infrangevano contro i massi emergenti, su cui cadendo da notevole quota si sarebbe certo sfracellato, abbandonando per sempre una vita ormai consumata e senza speranza di nuovi entusiasmi.

Ma volle, comunque, prendere tempo, non per fumare l'ultima sigaretta: aveva finito da anni di rovinarsi i polmoni, passando da 40 a 0 sigarette al giorno in modo improvviso e con la sola forza ostinata della volontà: la stessa che presto lo avrebbe lanciato nel buio di una notte da cui non sarebbe tornato.

Pensò a lungo mentre ascoltava lo scroscio del fiume che terminava il suo viaggio in un abbraccio amaro di sale, per diventare altro da sé. Le acque scrosciavano intense, noiose,  o affermando la loro natura che imponeva giusto lo scroscio... D'un tratto ebbe la netta impressione che scrosciassero ancora più forte, molto più forte del solito, sicuro che non fosse uno sbaglio: ciò che udiva era dunque un picco sonoro superiore al normale! Era quello il segnale? era giunto il momento di saltare? Ma un pensiero imprevisto lo trattenne. Che cosa? forse la paura? la scoperta che se tanto difficile è vivere, altrettanto difficile è morire? Ma no, fu altro e... chissà per quale motivo si ridusse, in quell'attimo cruciale, a pensare l'Eneide. Ma sì, l'Eneide!, quella stessa che aveva letto da giovane assorto, divorandola verso per verso, in una traduzione moderna che si capiva in modo ben chiaro. L'Eneide, certo! E Camilla bambina che il padre racchiuse in pezzi di sughero e infine legò alla lancia che fece volare nell'aria, volare sul fiume, evitando alla bimba le acque impetuose che avrebbe guadato da solo. E allora la fece volare, volare nell'aria, oltre quel fiume, per conficcarsi sull'argine opposto, sempre inseguito dai torvi nemici e con le acque che forse avvertirono il tragico istante del lancio.  E infatti, viaggiando sul filo di un ricordo lontano: "Risuonarono le onde!", fu l'accorato sentire del fiume e la felice lettura che gli fece accapponare la pelle quella mattina che lesse del mito.

Sul ponte, sentendo il frastuono delle acque di sotto, avvertì la stessa emozione di tanti anni prima, quando anche lui con tanta empatia stette vicino all'impresa, e tanto felice per la buona riuscita del lancio... Rimase lì fermo, ancora a pensare, ancora aggrappato alla sporca e noiosa ringhiera di quel suo ponte notturno e finale. Anche il suo ponte, d'un tratto,  gli parve un po' sporco e noioso. E di sotto non volle, non volle lasciare la vita come invece aveva ideato. Due lacrimoni soltanto, contati e lucenti, caddero a piombo nel fiume, prima di andare e coprire veloce la strada di casa.

 
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CHE SPLENDIDA GIORNATA!

Post n°14 pubblicato il 08 Dicembre 2014 da fin_che_ci_sono

Vari indizi mi suggeriscono che in questo periodo potrei arrabbiarmi sul serio e dimostrare, di conseguenza, una qualche terribilità perniciosa che per adesso dorme, oppure è nella fase di dormiveglia. D'altra parte, so di possedere istanze conservatrici di un certo valore che sempre mi hanno ben consigliato. E la mia fortuna aumenta per la presenza dell'angelo a cui, tempo fa, ho chiesto se arriverà il giorno che potrò finalmente sedermi tranquillo. Conoscevo già la risposta del mio protettore, che non mi avrebbe mai privato della speranza anche se fosse stata vacillante. L'angelo era ed è buono, e sapeva fin troppo bene che mi aspettavo da lui parole serene. Certo, chiedere all'angelo sul futuro è stato soltanto un rimedio cercato che non risolve problemi, e di cui sono tutt'ora consapevole... Ma la grande bontà dell'angelo ha una potenza smisurata che opera ad ampio raggio e non dimentica di collocarsi nella mente e nel cuore di chi l'avverte, facendo da balsamo risanatore.

E dunque, riepilogando: grazie all'angelo e alle mie istanze conservatrici, eviterò di arrabbiarmi, continuando per la mia strada e scansando gli ostacoli che mi si pareranno davanti usando la mia forza mentale e, all'occorrenza, anche quella muscolare...

Ma avete guardato fuori?: che splendida giornata! La osservo attraverso la finestra  che fiancheggia la postazione da cui sto digitando, mentre al mio pc sono esattamente le 10:34. È quasi ora di andare in giro e assaporare l'aria, il sole, i colori, e tutto quello che di buono incontrerò lungo il mio solito cammino.

 
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QUESTO DISASTRO

Post n°13 pubblicato il 07 Dicembre 2014 da fin_che_ci_sono

Ho passato tutta una sera con il Vuoto accanto e tutto è andato bene, come sorseggiando l'Universo. Ho visitato la più grande Cattedrale del mondo, e dentro, a parte me, c'erano soltanto quattro molecole d'aria che volteggiavano a piacimento o smosse da un refolo di vento infiltratosi in quel colosso. Ha un nome la più grande Cattedrale del mondo? Ce l'ha senz'altro, ma  questo non è  il punto. E quale sarebbe, allora, il punto? Sarebbe di non sapere qual'è il più a lungo possibile! E scrivere, cercando, rigo dopo rigo, di rintracciarlo, venendone a capo in seguito a un'indagine condotta tramite le parole che fiottano con la sotterranea complicità di un connubio fra Essere e Non Essere, Chiarezza e Mistero, Corpo e Anima, Eros e Trasfigurazione... un connubio fra coppie costituite, ciascuna, da due elementi in antitesi: coppie che lo scandaglio riuscirà a toccare, individuandole e indicandole al palombaro addetto al recupero  e alla risalita in superficie, tirandosele dietro. E dallo scontro di tali contrari estrapolare, poi, lo sviluppo di una verità danzante davanti agli occhi dello scrivente ricercatore. Ed è meglio, per quest'ultimo, se inizialmente non ci capirà nulla (è l'espediente per scrivere molto!): più o meno come non si capisce quasi nulla di quello che sto digitando, facendo saltellare i Polpastrelli sulla tastiera, apparentemente a caso. Ma sono sicuro ormai che nulla si manifesti per caso, e che i Polpastrelli saltellino secondo indicazioni non sempre individuabili ma esistenti nel loro insieme come CausaFinale, preceduta da ciò che l'ha generata: un'altra Causa che rimanda a una terza Causa e poi a una Quarta e anche (perché no?) a una Quinta, e chissà, eventualmente, a quante Altre ancora!: le cosidddette AltreCauseMaARitroso. Tutte Cause che quanto più s'allontanano dalla CausaFinale (quella che dà le indicazioni ai Polpastrelli), tanto più diventano imperscrutabili, come immerse in una Nebbia fittissima, quasi fossero Dèi (le Cause) comandate dal Destino (la Nebbia) che distribuisce le sorti agli uomini tramite quei Divini, sguinzagliandoli per la Terra, e che tanto Divini non sono se fanno da servitori a Qualcuno, e fosse anche il Destino.

A questo punto è bene andare a capo (come ho già fatto) e far notare un'antitesi strana fra quelle indicate: ricordate? Ripetiamole: Essere e non Essere, Chiarezza e Mistero, Corpo e Anima, Eros e Trasfigurazione... Ma che ci azzecca l'Eros con la Trasfigurazione o la Trasfigurazione con l'Eros? Dove sarebbe l'antitesi? E se di antitesi non si tratta, perché l'avrei citata come tale? Forse per imperizia?: non sono per niente convinto che si tratti di questo, ma non riesco a trovare una soluzione valida, e dunque un certo non sapere s'impone... Mah!... Ed ecco, allora, grazie alle parole fiottanti, lo sviluppo di quella verità danzante davanti agli occhi dello scrivente ricercatore: una verità che a quanto sembra si evidenzia, in questo caso, come ignoranza... Però non di questo, adesso, voglio trattare, bensì di Napoleone, un soggetto suggeritomi dalla concatenazione di Cause che dalla CausaFinale (eccitante i Polpastrelli), andando a ritroso, mena le Altre in una sorta di fittissima Nebbia che ho assimilato al Destino. E dunque, in quel di Waterloo, stando a certi racconti, sarebbe accaduto qualcosa a Napoleone, che qui sta come termine di confronto con i?... esatto!: con i Polpastrelli!!!... Ma ripetiamo, adesso, la sequenza: Polpastrelli-CausaFinale-AltreCauseMaARitroso-Destino... Si elimini, ora, dalla sequenza precedente il termine Polpastrelli e si ponga, in sua vece, il termine Napoleone: si otterrà, così operando, una sequenza coerente come quella già scritta... Di Napoleone, infatti, si afferma che fu sconfitto a Waterloo perché non ricevette in tempo utile i Rinforzi (CausaFinale) per via di una Pioggerellina (AltraCausaMaARitroso: la prima) che cadde su un ampio territorio, ritardando così la marcia d'avvicinamento dell'esercito che veniva in suo soccorso. Ma la Pioggerellina com'è che è cadutà? Il fatto avvenne il 18 giugno di quell'anno, e sappiamo che giugno, a volte, le sue pisciatine se le fa, eccome! Ed ecco individuata la Causa della Pioggerellina che ha deciso, infine, la faccia di questa Terra: la Stagione! (AltraCausaMaARitroso:  la seconda). E si comprende come a questo punto si proceda per concatenazione di Cause a ritroso anche per Napoleone così come per i Polpastrelli, per confluire, in entrambi i casi, in quella fitta Nebbia chiamata Destino. Si afferma, infatti, che fu il Destino a volere tutto quello che di brutto è successo a quel Generale dalla mano grassa (ma era Generale?... Boh!). E il Destino gli mandò contro una serie di Cause, una dietro l'altra, culminante col ritardo dei Rinforzi dovuto alla Pioggerellina, dovuta (a sua volta) alla Stagione e così via!, tante Cause  a ritroso enumerando...

E adesso come la metto? Come faccio a terminare questo post? Ho letto, per mia fortuna, che certe volte, scrivendo, si può anche passare di pala in frasca: ciò mi consentirà di non continuare lo sviluppo di quanto ho già scritto e di trovare una soluzione per tagliare corto e chiudere così questa pagina. Ed ecco il modo: ho iniziato scrivendo di avere il Vuoto accanto e anche visitato la più grande Cattedrale del mondo, dentro cui ho supposto volteggiare quattro molecole d'aria: un po' vuota la grande Cattedrale, ne? Ebbene, gli esperti affermano che l'Universo è praticamente vuoto, nonostante i miliardi di miliardi di miliardi, ecc., di corpi che contiene. E lo stimano simile, in quanto a Vacuità, alla più grande Cattedrale del mondo con dentro, al più, le già menzionate quattro molecole d'aria. Ma qui, allora, s'è tirato in ballo il Vuoto, a quanto pare! E quale migliore occasione per chiudere Questo Disastro con una poesia sul Vuoto? Eccola di seguito riportata e... alla prossima!

 

Si può pensare il Vuoto sonnecchiando.

E anche scriverne sempre sonnecchiando.

Perfino raccontarlo.

E quasi vederlo

tastarlo

annusarlo

assaporarlo

e pure udirlo.

Averlo sempre al fianco

fedele come un cane

o falso e aggressivo come un gatto.

Compagno a ogni modo.

Antica tradizione dura a morire.

 
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LETTERINA A BABBO NATALE

Post n°12 pubblicato il 05 Dicembre 2014 da fin_che_ci_sono

È prematuro inviarGli poche righe? Secondo il mio parere va bene anche adesso, essendo io un fautore del "meglio prima che dopo", soprattutto per le cose che sono da fare e non mi garbano per niente. Ma scrivere a Lui, "meglio prima che dopo", è un piacere nuovo che infine mi prende. E sto scrivendo, stranamente, una lettera a Babbo Natale. Confermo "stranamente" perché a tutt'oggi non l'ho ancora fatto, neanche quand'ero bambino, che io mi ricordi. E quando si scrive a quel Simpaticone Gli è richiesto che porti qualcosa di buono in regalo. Ma cosa potrebbe portarmi? Farò in modo che questa mia lettera sia una bella letterina, breve e semplice, diretta, chiara e mirata alla scopo!

E allora: "Caro Babbo Natale, tu sai che primavera è ancora lontana con tutti i suoi fiori e i conseguenti profumi che spargono intorno. Ciò nonostante, Uno ne ho visto per strada o stazionare in qualche piazzetta. E tu puoi comprendere il fatto: mille volte con gli occhi ci siamo parlati, usando un linguaggio tanto silenzioso quanto efficace. E quando ci troviamo nel medesimo luogo, ben di concerto e in tempo brevissimo c'individuiamo: basta soltanto un nanosecondo ed in contemporanea l'uno intuisce la presenza dell'Altra! Uno sguardo repentino, bene incrociato, e via!, ed è andata bene. Era quello che tanto si voleva, almeno da parte mia. Ma credo anche da parte Sua, ne son quasi certo. Oggi ne sono certo poiché chiaramente la penso a caldo, ben condizionato. Ma una volta (ahimè!) che il tempo avrà implacabilmente tutto spazzato via, sentimenti compresi, e io ricorderò la storia come una mina ormai disinnescata per sempre, anche a freddo sarò convinto del fatto che pure Lei, in anni andati...

Per farla breve, caro Babbo Natale, non chiedo pacchi in regalo, anche perché ormai non sono un bambino, o forse lo sono ancora ma come tale non sono riconosciuto da nessuno... E non chiedendoti pacchi ti risparmio il viaggio in slitta per venirmi a trovare, a parte che qui non c'è neve: carenza, questa, che potrebbe causarti qualche difficoltà importante (se venissi veramente a trovarmi), tipo abbandonare la tua tradizione e viaggiare su di un mezzo diverso da quello consueto e massimamente spoetizzante. E allora, cosa potrai Tu fare per me? Ma è semplice, forse anche troppo, al punto tale che il post è giunto ormai alla fine: agisci da lontano, buon Babbo Natale, e usando le tue arti favolose opera una magia, ma che sia una lieta magia, scioglitrice indolore di nodi, e pure benedetta, e soprattutto tanto ma tanto meravigliosa!".

 
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FINO ALLA FINE DI TUTTO!

Post n°11 pubblicato il 03 Dicembre 2014 da fin_che_ci_sono

È così raro, per me, avere ospiti a casa! Oggi è successo: due colleghi, avendo entrambi il pc fuori  combattimento,  mi hanno gentilmente chiesto, al cellulare, se potevano fare uso del mio per faccende di lavoro. Ho risposto, com'è naturale, di sì, che potevano venire a trovarmi quando avrebbero loro voluto, per sistemare le già note faccende tanto equivalenti alla mia...

Sono arrivati uno alla volta, alla spicciolata. Prima la cara collega, accompagnata in macchina dal barbuto marito che non è sceso da quella poiché si trovava esattamente come quando è a letto sotto le coperte: credo in pigiama o qualcosa di simile. Sì: ha guidato in pigiama, seguitandolo a fare una volta che lei è scesa  (sempre da quella) dopo averlo ben salutato.

Siamo entrati subito in casa e mi sono messo davanti  al pc per sistemare la sua di faccenda. Quale faccenda? Ne ho una del tutto simile, da sistemare...

E dopo circa mezz'ora è arrivato il caro collega con la stessa faccenda da trattare al pc, ma molto più lunga della prima. E solo per pura lunghezza differenziavano le due faccende: una per ogni collega! Ma... da dove arrivano certi rumori senza nessuna gloria? Non possono averne di gloria e non ne avranno, perché mi sembra che il solo scopo della loro esistenza non sia altro che recare disturbo senza nessun fondamento...

Ma per loro estemporanea causa, non devo rischiare di perdere il filo di questo discorso da nulla, simile al vuoto che lo sta sostenendo. E già!: mi rendo ben conto di non scrivere nulla! E stasera devo essere in grado di farlo non raccontando nessuna storia: così mi torna di fare, stasera! Eh... lo so bene: strano diletto, quello di scrivere senza nessun costrutto. Ma esiste almeno qualcuno (e sto pensando a qualche pensatore)  che pensi se facile sia oppure difficile scrivere senza costrutto? La domanda ha qualcosa di simile a quella famosa che si domanda cosa facesse Dio prima di creare l'Universo: la risposta è sempre nelle azioni operate di propria mano. E Dio, prima di creare l'Universo, si azionava a preparare l'Inferno per quegli elementi che si pongono domande del genere sopra descritto: cosa faceva il Sommo prima di creare l'Universo? O parimenti: esiste un qualche pensatore che pensi se facile sia o difficile scrivere senza costrutto? Ma a che scopo si scriverebbe senza concludere nulla? Si può sapere?  Si scrive in modo sbilenco forse per divertirsi a stancare qualcuno?...

Ma ecco che a furia di tanto sproloquiare ho abbandonato i miei ospiti con una faccenda ciascuno da risolvere, simile in tutto alla mia...

E ritornando al discorso: terminate le loro faccende ho fatto una prova generale giusto per saggiare la mia di faccenda, per quando dovrò sistemarla. Si tratta di una faccenda fin troppo seriosa che qui sto cercando di minimizzare e ad ogni costo di smitizzare, per come posso...  E si dovrebbe intuirlo da quanto precede, estrapolando la mia intenzione da quel nulla fatto di parole, dalle precedenti parole, un nulla cercato con disperazione anche col gesto che ha concluso la scena ospitale: ho loro offerto un succo di frutta al gusto di pesca, seguito da tanti e tanti saluti, ornati da  un  ricco arrivederci in tutto simile al vero, nell'attesa non tanto remota, per noi, di ritrovarci ancora una volta davanti al pc per via del rinnovo delle nostre faccente, le faccende di ognuno di noi: perché non è certo finita la storia che sono riuscito a  non raccontare stasera. Andremo avanti ancora per anni con dette faccende! E forse, a ben valutare, fino alla fine di tutto!

 
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NON LO SO!

Post n°10 pubblicato il 01 Dicembre 2014 da fin_che_ci_sono

Sono anni che non guardo la televisione e neanche l'accendo per lasciarla accesa mentre faccio altro. E non frequenterei una sala cinematografica neanche se mi pagassero bene per farlo. E ho le mie debolezze: qualunque cosa mi distolga dai miei pensieri, o da quello che sto facendo, mi è causa di un disagio tale da farmi reagire in modo troppo sproporzionato rispetto all'accaduto: la rabbia mi possiede per un nonnulla, anche se spesso mi pento a causa di manifestazioni che non riesco a dominare.

E non mi va per niente di curarmi del giudizio degli altri: come dire che non ho ambizioni e non nutro aspettative di nessuna sorta. E non mi vesto in modo ricercato, e non sopporto lo shopping: dicono che rilassi... mah! Io lo trovo deprimente. E quando è gioco forza che mi muova, per non soccombere compro ciò che mi serve soltanto in pochi minuti, e qualche volta in secondi. E quando ho finito, quando lascio il negozio (o meglio, il supermercato poiché lì nessuno mi sta addosso per convincermi a comprare per forza!) è come aver trovato la soluzione di un problema tipo quelli per cui è previsto un premio da assegnare all'abile solutore... Potrei seguitare all'infinito su questo tono, stasera...

Perché racconto questo? Non lo so! D'altra parte, non mi sembra necessario dare sempre una risposta a una domanda rivolta.

Stasera non sono uscito di casa: troppo stanco e troppo bisognoso di starmene solo con me stesso. A volte così mi piace stare: contrariato eppure massimamente calmo. E se per caso mi vien da pensare qualche poeta, finisce che trovo sempre chi fa al caso mio, un caso di ordinario allontanarsi, come quello raccontato in modo magistrale da Li Po in una sua breve poesia, che riporto per come la ricordo e che la pelle mi fa accapponare ancora.

 

Stavo intento a bere e non m'accorsi del buio,

finché cadenti petali non mi empiron le pieghe dell'abito.

Ebbro mi alzai, camminai verso il ruscello lunare,

gli uomini erano radi e gli uccelli non c'erano più.

 
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PENSIERI DOMENICALI

Post n°9 pubblicato il 30 Novembre 2014 da fin_che_ci_sono

Stamattina ho pensieri a lunga gittata che arrivano veramente lontano, con la conseguenza che si verifica un accumulo d'impegni parantisi davanti in modo insopportabile, come se dovessi liquidarli tutti oggi, seduta stante. Razionalmente mi dico che accadrà, a ben valutare, una cosa alla volta, risolvibile nel tempo che non mancherà di esserci. E così andrà a finire: al più avrò da fare di fretta, vecoce veloce, velocissimo. D'altra parte, un tale modo di procedere è la prassi consolidata fin da quando si è smarrita quella tranquillità che sta alla base del buon vivere, poiché una pianificazione, non personale ma del tutto generale, non l'ha più incorporata nei suoi programmi coinvolgenti inesorabilmente tutti.

Non mi lamento per la velocità elevata da sostenere: ho risorse che me la rendono possibile. Posso, ad esempio, far passare in secondo piano la stanchezza e non curarmene per niente mentre opero. I miei orari sono tali da generarmi un dispendio energetico giornaliero che non reintegro poiché è troppo, supera la media ordinaria e per mia natura mangio poco. Ne consegue che l'accumulo di stanchezza è in continuo aumento, ma molto onestamente me ne frego se sono a caldo. Terminato tutto, però, la stanchezza si fa sentire, accome!, affiora presto la sera, e anche prima delle ore 22.00 chiudo tutto e mi metto a letto: capita in certi giorni della settimana, con esclusione di un paio. E poi la mattina sveglia alle ore 5.00, non che sia lei a svegliarmi: quell'aggeggio lo disinnesco molto prima che mi rompa le scatole, poiché mi sveglio presto impedendo che la rottura accada...

Bene. Sono le ore 10.32 ed è domenica. Fuori non c'è un gran bel sole, ma un suo accenno si manifesta attraverso nuvole chiare e inonda l'aria, invitando a uscire. Credo ne valga la pena: anche se questa non è la stagione dei fiori, andando per strada potrei incontrarne qualcuno, e per tale ragione dimenticarmi di tutto e riconciliarmi col fatto che domani è lunedì. Faccio bene ad andare? Allora mi sfilo il pigiama, lo sostituisco con abiti decenti e infine vado!  Ma prima, a chi sta leggendo: Buona Domenica!

 
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E QUESTO E' TUTTO...

Post n°8 pubblicato il 29 Novembre 2014 da fin_che_ci_sono

Mi riferiscono che da piccolo non acconsentivo di stare da nessuna parte se condotto per decisione di qualcuno: preferivo starmene per i fatti miei o con i miei amici per costituire due squadre e giocare a rincorrerci fino a scoppiare. Se mi conducevano in chiesa, ad esempio, bestemmiavo per dispetto e da quella bisognava andar via. E continuando: se al mattino mi associavano ad altri bambini tenuti da una donna che ci faceva sedere su tante piccole panche, al ritorno a casa mettevo guerra. Un giorno, poi, per non farmi stare troppo tempo su quella via da cui ritornavo a casa puntualmente scorticato per le cadute causate dalla corsa, escogitarono di mandarmi, sempre di mattina, da un mastro calzolaio che mi avrebbe inviato a casa dei suoi clienti per consegnare le scarpe riparate: ma neanche a parlarne! La mattina stessa del mio primo impiego, dopo circa mezz'ora, mi alzai  dallo sgabello e scappai via di gran carriera per non ritornarci mai più.

Eh sì: non sopportavo le imposizioni e facevo valere quella mia caratteristica in modo singolarmente rumoroso, con scatti e urla e girotondi intorno al tavolo per sfuggire a chi intendeva acchiapparmi. Soltanto ai giochi per strada non dicevo di no, e poi alla pesca e allo studio: ricordando tutti i miei livelli di scolaro, dal primo all'ultimo, ho sempre svolto decentemente il mio compito poiché mi ha sempre attratto il sapere, e ne ho ricevuto qualche soddisfazione. Studiavo con pazienza,  e adesso lavoro cercando di fare bene e di mantenere in equilibrio la vita.

E questo è tutto...

Ma... si dia  il caso che ci sarà una prossima volta: un ritorno tanto imprevisto quanto inevitabile su questa terra... allora, in tale evenienza che non si può escludere a priori, disporrò le cose in modo tale da nascere gatto: infatti, invidio benevolmente il simpatico felino per la sua indipendenza e per come riesce a valorizzarla facendola grintosamente valere (e questo è tutto!).

 
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IDEE FELICI

Post n°7 pubblicato il 27 Novembre 2014 da fin_che_ci_sono

Esistono, in campo scientifico, le cosiddette "idee felici", e sono quelle che procurano, ai posteri interessati alla scienza, lavoro per centinaia di anni a venire. Ci sono stati secoli "felici" le cui ripercussioni hanno scosso più epoche, anche la nostra. Uno di tali secoli è stato il XVII, il secolo dei Lumi con Newton in testa (sulle spalle di Copernico, Galilei e Keplero), seguito da un corteo di giganti che hanno trasformato i connotati del sapere umano.

E come non citare il XX di secolo e che "Dio non gioca a dadi"?

A questo punto, però,  una variante più umana s'impone, poiché le "idee felici" non crescono soltanto nelle menti dei grandi Lumi: anche un essere comune può averne una. Anzi: sospetto sia un caso quasi ordinario averne. O forse si pensa esagerato il "quasi ordinario"? Può darsi, potrebbe essere e molto probabilmente è un'esagerazione! Ma sono in tanti, comunque, almeno un certo numero (e sia pure un esiguo numero!) ad avere una propria "idea felice": non ci sono dubbi, ne sono sicurissimo fino al 100 e passa %.

E che belle le "idee felici!". Peccato, però, che solo rare volte diventino atti: la stragrande maggioranza rimane reclusa nel limbo delle cose "pagane", sempreverdi e nostalgiche di un futuro che non si avvererà mai. E altre ce ne sono di "pagane" che il tempo manderà in lenta dissolvenza, per sempre!

Ma se "l'idea" da Te inventata giungerà a effetto, che deflagrazione ascolterai! e quanto cammino in seguito a quel botto Tu farai! quanti clamori lungo la Tua strada!...

Oppure, se contrariamente fallirai, diventerai più bello e tanto maledetto! o tale diverrai in ogni caso. Quale fegato, però, hai dimostrato nel volgere in azione quel tuo forte pensiero, spronato dal terribile Destino, per via di un sogno grande e  ammaliante: quello  veramente magnifico, il più meraviglioso! 

 
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SCRIVENDO E RICORDANDO

Post n°6 pubblicato il 25 Novembre 2014 da fin_che_ci_sono

Stasera, a causa della pesante giornata, sono veramente stanco e chiudo più presto del solito orario. Qualche ora prima mi  stendo sul letto con la gola tutta arrossata che pizzica in modo fastidioso, e incomincio a scrivere quello che si sta dipanando. Ma non ho una storia, un racconto che impegni la penna. A meno che non sia già una storia un pensiero qualunque, da scrivere per l'esigenza di vergare qualcosa giusto stasera. Tempo addietro ho coniato un breve escamotage: " Quando non hai niente da dire osserva il silenzio, o scrivi questo pensiero tra virgolette e sarai perdonato".

E ora che il pensiero l'ho scritto e ottenuto forse il perdono, potrei anche smettere e spegnere la piccola luce sopra il comodino accanto al mio letto. Ma faccio il contrario e vado avanti ancora per un po'... un po' più lungo di un colpo di tosse che mi fa assaporare il mio sangue derivato dalla gola arrossata: mi accade, in media, due volte all'anno e di avere pure qualche linea di febbre. Adesso che abito a casa - la mia -, 37 di febbre è cosa da nulla. Ma quando mi trovavo lontano e dovevo per forza di cose fare affidamento solo su me stesso, una febbriciattola, innocua solo in apparenza, creava un mondo pieno di ostacoli alti: l'ambiente intorno mutava in negativo e mi rendeva tanto insicuro. E diventava un peso l'assenza da casa: uno stato che in condizioni normali non mi gravava per nulla. Ma oggi è diverso: anche in forma del tutto perfetta non saprei vivere in nessun luogo se non in questo dove ora vivo. E quasi come disse il poeta di un tempo lontano: "Ho un solo desiderio: morire dove sono nato".

 
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INTERMEZZO

Post n°5 pubblicato il 22 Novembre 2014 da fin_che_ci_sono

Scrivere lasciando scorrere la penna a suo piacimento, e soltanto in modo sotterraneo far mediare il tutto dalla ragione, può dar luogo a un post del tipo che segue. M'è accaduto di scriverlo un po' di tempo fa, e oggi l'ho ritrovato fra le mie carte. Gli ho dato un'aggiustatina, ma il senso è rimasto inalterato: in apparenza inconcludente, forse incomprensibile, pesante e irrazionale. E quindi stucchevole, ordinariamente ragionando. E soprattutto poco scientifico. Ho il sospetto, però,  che le scienze esatte e quelle meno esatte non raccontino più di tanto, vale a dire: non scoprano ciò che in fondo farebbe veramente piacere conoscere, come i sensi più reconditi di ciò che cade sotto la nostra diretta osservazione, anche delle cose apparentemente inanimate (oggetti, figure, numeri...).

Ma perché invadere le sfere che non ricadono in un pacifico ordinario?... E Tu, lettrice o lettore gentile, fai pure come ti pare: leggi se Ti va di leggere o lascia perdere, evitando così di sciupare il Tuo tempo dietro le mie dissennatezze. Questa pagina l'ho scritta soprattutto per me stesso. La condivisione, però, è sempre cosa gradita, e la Tua eventuale lettura non può che procurarmi contentezza. 

Ad ogni buon conto, ed evitando così di tirarla fin troppo per le lunghe, ecco il post!


 

Tutto è calmo, e fuori non c'è soffio di vita e lo spazio è come sommerso dal silenzio. Gli oggetti, prima inanimati, ora guardano con occhi nascosti e il corpo diventato anima. Zittiscono ma è come se parlassero un linguaggio conforme al loro stato: una rete di contatti senza luogo e senza tempo che ignora il vivente. Oggetti che parlandosi non usano attributi né tantomeno si chiamano per nome.

Nell'aria calma vagheggia un forte legame fra gli oggetti osservati. Legame che dentro l'usuale caos quotidiano si spegne ma non si scioglie, ed è soltanto rimandato a dopo che la grande confusione smetterà di esistere.

La sensazione di una vita degli oggetti continua e porta a intuire bisbigli come sibili, soffi innocui, messaggi, sospiri inconcepibili ed altro ancora. In sintesi: una rete di stati che normalmente sono considerati non stati. Com'è possibile anche solo pensarli? Andrebbero certo definiti ma sono inaccessibili alla nostra natura ordinaria, e si possono osservare soltanto con lo sguardo dell'intuizione o dell'immaginazione improvvisa: uno squarcio di luce che pone sullo sfondo dell'osservatore un oggetto emerso da quel nulla in cui ritornerà dopo un attimo di vita. Ma intorno, s'è detto,  per l'osservatore non c'è vita: tutto è calmo, niente e nessuno a disturbare. Ed emergono isole di sapienza e d'ignoranza davanti a lui. Ed altre si nascondono al suo sguardo che indaga.

Adesso l'osservatore pone pensieri davanti agli oggetti. Pensieri non tanto comuni, distorti e adeguati all'ambiente innaturale a cui appartengono. Ma si tratta, comunque, di pensieri esprimenti forse alcune verità, somiglianti a quelle degli oggetti che sono il solo mondo possibile, dove ogni idea deve sembrare almeno un po' strana, bizzarra, ma non per questo errata o fuori dalla grazia di Dio... Eccone una.

Si pensi dei numeri come si è abituati a pensare delle persone, e tutto sarà più semplice. E così come risulta facile pensare una persona che stabilisce legami con altre sue simili o con le cose, allo stesso modo non deve creare nessun problema pensare un numero che stabilisce legami con altri numeri o con situazioni varie. Ora, si dà il caso che un numero qualsiasi, per via di certi suoi legami, possa originare un cerchio. E si dà pure il caso che un altro numero, uguale o differente dal primo, possa fare altrettanto: originare un cerchio. Se i due numeri sono uguali, vale a dire se rappresentano lo stesso numero, allora i due cerchi saranno identici. Viceversa, se i due numeri sono differenti, allora i due cerchi avranno raggio diverso. Ciò accade quando i due numeri sono tenuti isolati l'uno dall'altro, senza nessuna legge che li confronti o li ponga in qualche modo ad agire in coppia. Ma ecco ciò che accade se i due numeri si contattano attraverso un ben determinato legame: l'effetto che si ottiene è una deformazione reciproca dei cerchi. Un cerchio deforma l'altro facendolo diventare un'ovale: una linea chiusa come quella  tracciata su di un uovo che la linea stessa divide in due esatte metà secondo la lunghezza. E non si dà un'ovale senza l'altra. E così le due curve rappresentano un solo sistema. Infine... grazie a Te, gentile e paziente lettrice o lettore, per essere arrivato a leggere fino a questo punto, dove anch'io adesso fermo i miei passi.

 
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MATTINO

Post n°4 pubblicato il 20 Novembre 2014 da fin_che_ci_sono

Mi sveglio e quasi subito, non dovendo correre da nessuna parte, trovo il tempo e il modo per una riflessione: di conformarmi spesso ai criteri della natura. Mi torna, infatti, d'apparire e scomparire come fa il sole, a seconda se splende luminoso o è coperto da sporche nubi che tanto somigliano a foschi e paludosi pensieri: questi mi spediscono lontano, molto lontano, con la conseguenza inevitabile di ritrovarmi da solo, pur interagendo con persone ma portandomi dentro un ingombrante segreto.

Stamani, comunque, c'è un bel sole, fuori, mentre passo il mio tempo ancora a letto per scrivere ciò che si sta dipanando, col pensiero di avere quasi davanti una specie di attimo fuggente, giusto per l'assenza di doveri da compiere. Ho scritto quasi, senza potervi rinunciare, essendo che sul fuggente incombe la maledizione della memoria che sembra ricordarmi solo scadenze con annesso un ben nutrito corteo di miserie umane.

Tuttavia, fra un po' mi alzerò, posterò, uscirò all'aria, e dentro la macchina stazionerò di fronte al mare, così come altre innumerevoli volte. E porterò con me il taccuino su cui sto scrivendo, sperando che l'immensa distesa marina sia foriera soltanto di pensieri belli da raccontare. Belli come una limpida schiarita e un cielo ormai tutto azzurro, dopo che un vento perentorio e amico ha spazzato altrove le fosche nubi di questo mattino: un altrove molto ma molto lontano, lontanissimo!

 
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A LIETO FINE

Post n°3 pubblicato il 18 Novembre 2014 da fin_che_ci_sono

Orfeo sapeva. Era stato istruito bene sull'argomento e sulle leggi di quel posto inesorabile: atti che non guardavano in faccia nessuno, compresa la sua bella. Neanche un'eccezione! Leggi esatte (e lui lo sapeva!), eterne come gl'Inferi, come il destino, come la stessa inviolabile Morte! Ciò nonostante,   a causa di un greco molto bravo a descrivere la potenza dell'amore, Orfeo indietro si voltò, scordandosi del veto e del disastro che avrebbe combinato...

Fin qui il mito e la dolente tradizione del mito, più fredda e più dura del più puro dei mitici diamanti.

E tuttavia (ma non per fantasia!), si aggiunge, di soppiatto, un'appendice: non fu l'amore  a indebolirgli la memoria, ma intervenne a  insuperbirgli il cuore. E allora Orfeo indietro si voltò e la Morte d'un tratto afferrò, poco prima che ghermisse per sempre la sua bella! Si disse che operò a mani nude e che la Morte tanto strapazzò, e d'impeto, infine, la uccise! Per questo ancora oggi si scrive e si racconta in tutti i paesi del mondo e fra le stelle tremolanti dell'universo, che Orfeo ed Euridice si amano ancora.

 
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STASERA

Post n°2 pubblicato il 12 Novembre 2014 da fin_che_ci_sono

È una di quelle sere in cui vorrei essere bravo come Pessoa nel comporre poesie tristi, senza speranza. Ma non sono tanto bravo, e neanche in vena. E dunque mi trattengo.

È anche una di quelle sere in cui mi andrebbe di dire a una donna: "Stai dentro anche tu, Fiorellino mio? Vorrei che i nostri pensieri viaggiassero all'unisono: io sono qui a pensarti e tu sei lì a pensarmi...". In verità, nulla m'impedirebbe di crederlo, ma l'onnipresente e ambivalente ragione ammette sempre l'esistenza del contrario di ciò che l'istinto edifica con grazia e poi offre con delicatezza. I sogni, forse, sono destinati a finire? Eppure, un'arguta vocina!...

"Ecco: vorrei riempire di te questo foglio, così come tu riempi il mio giorno quando passi per strada e mi guardi...".  Ciò è quanto possiedo: una briciola stretta nella mano e che a volte scompare, come le illusioni che svaniscono e volano via.

"Ma dimmi: considerati gli impedimenti di questa vita, dovrò attenderne un'altra e sperare d'incontrarti ancora? sperare che tu in quella futura mi amerai così tanto, quanto adesso io ti amo?".

E continuando, ovvero per finire: tristezza silenziosa (alla maniera cinese), o sentirsi "mortalmente tristi" (fossi bravo come Pessoa!). E poterla abbracciare, stringerla al petto (sono sicuro che capirebbe tutto!).

 
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PER IL TEMPO CHE DURERA'

Post n°1 pubblicato il 07 Novembre 2014 da fin_che_ci_sono

Un fisioterapista, nell'atto di torturarmi per tentare di rimettermi a posto, mi disse che ho una soglia del dolore ben alta poiché non emettevo lamento alcuno: "Quasi sempre, quando il trattamento della parte da riabilitare supera il limite che ho superato con lei, il paziente mi dà un perentorio alt! e devo assolutamente fermarmi". Così parlò quel fisioterapista, mentre mi torturava.

Un'altra persona mi disse che sono capace di cose discrete, ma che non disdegno di perdermi in un bicchiere d'acqua tutte le volte che la circostanza si presenta favorevole a un miserabile annegamento.

Per esperienza ampiamente consumata, ho dato ragione a entrambi: al fisioterapista che mi ha considerato resistente al dolore fisico e alla persona che mi ha riconosciuto possessore di un mezzo grammo d'intelligenza, e pure come un essere non coraggioso riguardo a certi aspetti su cui ora sorvolo.

Quella persona, probabilmente e come ho già scritto, aveva ragione, o non farei del coraggio una componente caratteriale superiore all'intelligenza, soprattutto quando questa è disadorna di una dose accettabile di grinta. Certo: con l'intelligenza si arriva senza dubbio da qualche parte (a volte, però, è solo un'impressione poiché si tratta di un continuo girare su se stessi, come accade quando si fa filosofia senza concludere nulla); con il coraggio, invece, si arriva sempre lontano, o quasi sempre. E quella volta che non si arriva lontano, si resta più o meno contusi ma senza rimpianti.

 
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