Creato da: fin_che_ci_sono il 07/11/2014
QUALCOSA DI ME

Scrivo, quando ci riesco, solo per passare un po' di tempo e forse anche per istinto di conservazione.

Non sono ossessionato dai commenti, non al punto da permettere che mi stanchino: li curerò, pertanto, quando mi andrà di farlo.

Un saluto a chi passa.

 

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notte. gi
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prego:)
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p.s. grazie per il tuo commento "politico" :)
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Direi quasi bene. La gola piano piano si sta rimettendo:...
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il 26/11/2014 alle 20:26
 
 

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IDEE FELICI

Post n°7 pubblicato il 27 Novembre 2014 da fin_che_ci_sono

Esistono, in campo scientifico, le cosiddette "idee felici", e sono quelle che procurano, ai posteri interessati alla scienza, lavoro per centinaia di anni a venire. Ci sono stati secoli "felici" le cui ripercussioni hanno scosso più epoche, anche la nostra. Uno di tali secoli è stato il XVII, il secolo dei Lumi con Newton in testa (sulle spalle di Copernico, Galilei e Keplero), seguito da un corteo di giganti che hanno trasformato i connotati del sapere umano.

E come non citare il XX di secolo e che "Dio non gioca a dadi"?

A questo punto, però,  una variante più umana s'impone, poiché le "idee felici" non crescono soltanto nelle menti dei grandi Lumi: anche un essere comune può averne una. Anzi: sospetto sia un caso quasi ordinario averne. O forse si pensa esagerato il "quasi ordinario"? Può darsi, potrebbe essere e molto probabilmente è un'esagerazione! Ma sono in tanti, comunque, almeno un certo numero (e sia pure un esiguo numero!) ad avere una propria "idea felice": non ci sono dubbi, ne sono sicurissimo fino al 100 e passa %.

E che belle le "idee felici!". Peccato, però, che solo rare volte diventano atti: la stragrande maggioranza rimane reclusa nel limbo delle cose "pagane", sempreverdi e nostalgiche di un futuro che non si avvererà mai. E altre ce ne sono di "pagane" che il tempo manderà in lenta dissolvenza, per sempre!

Ma se "l'idea" da Te inventata giungerà a effetto, che deflagrazione ascolterai! e quanto cammino in seguito a quel botto Tu farai! quanti clamori lungo la Tua strada!...

Oppure, se contrariamente fallirai, diventerai più bello e tanto maledetto! o tale diverrai in ogni caso. Quale fegato, però, hai dimostrato nel volgere in azione quel tuo forte pensiero, spronato dal terribile Destino, per via di un sogno grande e  ammaliante: quello  veramente magnifico, il più meraviglioso! 

 
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SCRIVENDO E RICORDANDO

Post n°6 pubblicato il 25 Novembre 2014 da fin_che_ci_sono

Stasera, a causa della pesante giornata, sono veramente stanco e chiudo più presto del solito orario. Qualche ora prima mi  stendo sul letto con la gola tutta arrossata che pizzica in modo fastidioso, e incomincio a scrivere quello che si sta dipanando. Ma non ho una storia, un racconto che impegni la penna. A meno che non sia già una storia un pensiero qualunque, da scrivere per l'esigenza di vergare qualcosa giusto stasera. Tempo addietro ho coniato un breve escamotage: " Quando non hai niente da dire osserva il silenzio, o scrivi questo pensiero tra virgolette e sarai perdonato".

E ora che il pensiero l'ho scritto e ottenuto forse il perdono, potrei anche smettere e spegnere la piccola luce sopra il comodino accanto al mio letto. Ma faccio il contrario e vado avanti ancora per un po'... un po' più lungo di un colpo di tosse che mi fa assaporare il mio sangue derivato dalla gola arrossata: mi accade, in media, due volte all'anno e di avere pure qualche linea di febbre. Adesso che abito a casa - la mia -, 37 di febbre è cosa da nulla. Ma quando mi trovavo lontano e dovevo per forza di cose fare affidamento solo su me stesso, una febbriciattola, innocua solo in apparenza, creava un mondo pieno di ostacoli alti: l'ambiente intorno mutava in negativo e mi rendeva tanto insicuro. E diventava un peso l'assenza da casa: uno stato che in condizioni normali non mi gravava per nulla. Ma oggi è diverso: anche in forma del tutto perfetta non saprei vivere in nessun luogo se non in questo dove ora vivo. E quasi come disse il poeta di un tempo lontano: "Ho un solo desiderio: morire dove sono nato".

 
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INTERMEZZO

Post n°5 pubblicato il 22 Novembre 2014 da fin_che_ci_sono

Scrivere lasciando scorrere la penna a suo piacimento, e soltanto in modo sotterraneo far mediare il tutto dalla ragione, può dar luogo a un post del tipo che segue. M'è accaduto di scriverlo un po' di tempo fa, e oggi l'ho ritrovato fra le mie carte. Gli ho dato un'aggiustatina, ma il senso è rimasto inalterato: in apparenza inconcludente, forse incomprensibile, pesante e irrazionale. E quindi stucchevole, ordinariamente ragionando. E soprattutto poco scientifico. Ho il sospetto, però,  che le scienze esatte e quelle meno esatte non raccontino più di tanto, vale a dire: non scoprano ciò che in fondo farebbe veramente piacere conoscere, come i sensi più reconditi di ciò che cade sotto la nostra diretta osservazione, anche delle cose apparentemente inanimate (oggetti, figure, numeri...).

Ma perché invadere le sfere che non ricadono in un pacifico ordinario?... E Tu, lettrice o lettore gentile, fai pure come ti pare: leggi se Ti va di leggere o lascia perdere, evitando così di sciupare il Tuo tempo dietro le mie dissennatezze. Questa pagina l'ho scritta soprattutto per me stesso. La condivisione, però, è sempre cosa gradita, e la Tua eventuale lettura non può che procurarmi contentezza. 

Ad ogni buon conto, ed evitando così di tirarla fin troppo per le lunghe, ecco il post!


 

Tutto è calmo, e fuori non c'è soffio di vita e lo spazio è come sommerso dal silenzio. Gli oggetti, prima inanimati, ora guardano con occhi nascosti e il corpo diventato anima. Zittiscono ma è come se parlassero un linguaggio conforme al loro stato: una rete di contatti senza luogo e senza tempo che ignora il vivente. Oggetti che parlandosi non usano attributi né tantomeno si chiamano per nome.

Nell'aria calma vagheggia un forte legame fra gli oggetti osservati. Legame che dentro l'usuale caos quotidiano si spegne ma non si scioglie, ed è soltanto rimandato a dopo che la grande confusione smetterà di esistere.

La sensazione di una vita degli oggetti continua e porta a intuire bisbigli come sibili, soffi innocui, messaggi, sospiri inconcepibili ed altro ancora. In sintesi: una rete di stati che normalmente sono considerati non stati. Com'è possibile anche solo pensarli? Andrebbero certo definiti ma sono inaccessibili alla nostra natura ordinaria, e si possono osservare soltanto con lo sguardo dell'intuizione o dell'immaginazione improvvisa: uno squarcio di luce che pone sullo sfondo dell'osservatore un oggetto emerso da quel nulla in cui ritornerà dopo un attimo di vita. Ma intorno, s'è detto,  per l'osservatore non c'è vita: tutto è calmo, niente e nessuno a disturbare. Ed emergono isole di sapienza e d'ignoranza davanti a lui. Ed altre si nascondono al suo sguardo che indaga.

Adesso l'osservatore pone pensieri davanti agli oggetti. Pensieri non tanto comuni, distorti e adeguati all'ambiente innaturale a cui appartengono. Ma si tratta, comunque, di pensieri esprimenti forse alcune verità, somiglianti a quelle degli oggetti che sono il solo mondo possibile, dove ogni idea deve sembrare almeno un po' strana, bizzarra, ma non per questo errata o fuori dalla grazia di Dio... Eccone una.

Si pensi dei numeri come si è abituati a pensare delle persone, e tutto sarà più semplice. E così come risulta facile pensare una persona che stabilisce legami con altre sue simili o con le cose, allo stesso modo non deve creare nessun problema pensare un numero che stabilisce legami con altri numeri o con situazioni varie. Ora, si dà il caso che un numero qualsiasi, per via di certi suoi legami, possa originare un cerchio. E si dà pure il caso che un altro numero, uguale o differente dal primo, possa fare altrettanto: originare un cerchio. Se i due numeri sono uguali, vale a dire se rappresentano lo stesso numero, allora i due cerchi saranno identici. Viceversa, se i due numeri sono differenti, allora i due cerchi avranno raggio diverso. Ciò accade quando i due numeri sono tenuti isolati l'uno dall'altro, senza nessuna legge che li confronti o li ponga in qualche modo ad agire in coppia. Ma ecco ciò che accade se i due numeri si contattano attraverso un ben determinato legame: l'effetto che si ottiene è una deformazione reciproca dei cerchi. Un cerchio deforma l'altro facendolo diventare un'ovale: una linea chiusa come quella  tracciata su di un uovo che la linea stessa divide in due esatte metà secondo la lunghezza. E non si dà un'ovale senza l'altra. E così le due curve rappresentano un solo sistema. Infine... grazie a Te, gentile e paziente lettrice o lettore, per essere arrivato a leggere fino a questo punto, dove anch'io adesso fermo i miei passi.

 
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MATTINO

Post n°4 pubblicato il 20 Novembre 2014 da fin_che_ci_sono

Mi sveglio e quasi subito, non dovendo correre da nessuna parte, trovo il tempo e il modo per una riflessione: di conformarmi spesso ai criteri della natura. Mi torna, infatti, d'apparire e scomparire come fa il sole, a seconda se splende luminoso o è coperto da sporche nubi che tanto somigliano a foschi e paludosi pensieri: questi mi spediscono lontano, molto lontano, con la conseguenza inevitabile di ritrovarmi da solo, pur interagendo con persone ma portandomi dentro un ingombrante segreto.

Stamani, comunque, c'è un bel sole, fuori, mentre passo il mio tempo ancora a letto per scrivere ciò che si sta dipanando, col pensiero di avere quasi davanti una specie di attimo fuggente, giusto per l'assenza di doveri da compiere. Ho scritto quasi, senza potervi rinunciare, essendo che sul fuggente incombe la maledizione della memoria che sembra ricordarmi solo scadenze con annesso un ben nutrito corteo di miserie umane.

Tuttavia, fra un po' mi alzerò, posterò, uscirò all'aria, e dentro la macchina stazionerò di fronte al mare, così come altre innumerevoli volte. E porterò con me il taccuino su cui sto scrivendo, sperando che l'immensa distesa marina sia foriera soltanto di pensieri belli da raccontare. Belli come una limpida schiarita e un cielo ormai tutto azzurro, dopo che un vento perentorio e amico ha spazzato altrove le fosche nubi di questo mattino: un altrove molto ma molto lontano, lontanissimo!

 
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A LIETO FINE

Post n°3 pubblicato il 18 Novembre 2014 da fin_che_ci_sono

Orfeo sapeva. Era stato istruito bene sull'argomento e sulle leggi di quel posto inesorabile: atti che non guardavano in faccia nessuno, compresa la sua bella. Neanche un'eccezione! Leggi esatte (e lui lo sapeva!), eterne come gl'Inferi, come il destino, come la stessa inviolabile Morte! Ciò nonostante,   a causa di un greco molto bravo a descrivere la potenza dell'amore, Orfeo indietro si voltò, scordandosi del veto e del disastro che avrebbe combinato...

Fin qui il mito e la dolente tradizione del mito, più fredda e più dura del più puro dei mitici diamanti.

E tuttavia (ma non per fantasia!), si aggiunge, di soppiatto, un'appendice: non fu l'amore  a indebolirgli la memoria, ma intervenne a  insuperbirgli il cuore. E allora Orfeo indietro si voltò e la Morte d'un tratto afferrò, poco prima che ghermisse per sempre la sua bella! Si disse che operò a mani nude e che la Morte tanto strapazzò, e d'impeto, infine, la uccise! Per questo ancora oggi si scrive e si racconta in tutti i paesi del mondo e fra le stelle tremolanti dell'universo, che Orfeo ed Euridice si amano ancora.

 
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