Creato da: fin_che_ci_sono il 07/11/2014
QUALCOSA DI ME

Scrivo, quando ci riesco, solo per passare un po' di tempo e forse anche per istinto di conservazione.

Non sono ossessionato dai commenti, non al punto da permettere che mi stanchino: li curerò, pertanto, quando mi andrà di farlo.

Un saluto a chi passa.

 

Area personale

 

Archivio messaggi

 
 << Novembre 2014 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
          1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
 
 

Cerca in questo Blog

  Trova
 

FACEBOOK

 
 
Citazioni nei Blog Amici: 6
 

Ultime visite al Blog

fin_che_ci_sonobarraversosuddonadam68swala_simbaanimabilefran111maresogno67giancarmen10virgola_dfnodopurpureovogliolamiaalbachiaracomeilsole1lumil_0dentro_me0
 

Chi può scrivere sul blog

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 

 

 

INTERMEZZO

Post n°5 pubblicato il 22 Novembre 2014 da fin_che_ci_sono

Scrivere lasciando scorrere la penna a suo piacimento, e soltanto in modo sotterraneo far mediare il tutto dalla ragione, può dar luogo a un post del tipo che segue. M'è accaduto di scriverlo un po' di tempo fa, e oggi l'ho ritrovato fra le mie carte. Gli ho dato un'aggiustatina, ma il senso è rimasto inalterato: in apparenza inconcludente, forse incomprensibile, pesante e irrazionale. E quindi stucchevole, ordinariamente ragionando. E soprattutto poco scientifico. Ho il sospetto, però,  che le scienze esatte e quelle meno esatte non raccontino più di tanto, vale a dire: non scoprano ciò che in fondo farebbe veramente piacere conoscere, come i sensi più reconditi di ciò che cade sotto la nostra diretta osservazione, anche delle cose apparentemente inanimate (oggetti, figure, numeri...).

Ma perché invadere le sfere che non ricadono in un pacifico ordinario?... E Tu, lettrice o lettore gentile, fai pure come ti pare: leggi se Ti va di leggere o lascia perdere, evitando così di sciupare il Tuo tempo dietro le mie dissennatezze. Questa pagina l'ho scritta soprattutto per me stesso. La condivisione, però, è sempre cosa gradita, e la Tua eventuale lettura non può che procurarmi contentezza. 

Ad ogni buon conto, ed evitando così di tirarla fin troppo per le lunghe, ecco il post!


 

Tutto è calmo, e fuori non c'è soffio di vita e lo spazio è come sommerso dal silenzio. Gli oggetti, prima inanimati, ora guardano con occhi nascosti e il corpo diventato anima. Zittiscono ma è come se parlassero un linguaggio conforme al loro stato: una rete di contatti senza luogo e senza tempo che ignora il vivente. Oggetti che parlandosi non usano attributi né tantomeno si chiamano per nome.

Nell'aria calma vagheggia un forte legame fra gli oggetti osservati. Legame che dentro l'usuale caos quotidiano si spegne ma non si scioglie, ed è soltanto rimandato a dopo che la grande confusione smetterà di esistere.

La sensazione di una vita degli oggetti continua e porta a intuire bisbigli come sibili, soffi innocui, messaggi, sospiri inconcepibili ed altro ancora. In sintesi: una rete di stati che normalmente sono considerati non stati. Com'è possibile anche solo pensarli? Andrebbero certo definiti ma sono inaccessibili alla nostra natura ordinaria, e si possono osservare soltanto con lo sguardo dell'intuizione o dell'immaginazione improvvisa: uno squarcio di luce che pone sullo sfondo dell'osservatore un oggetto emerso da quel nulla in cui ritornerà dopo un attimo di vita. Ma intorno, s'è detto,  per l'osservatore non c'è vita: tutto è calmo, niente e nessuno a disturbare. Ed emergono isole di sapienza e d'ignoranza davanti a lui. Ed altre si nascondono al suo sguardo che indaga.

Adesso l'osservatore pone pensieri davanti agli oggetti. Pensieri non tanto comuni, distorti e adeguati all'ambiente innaturale a cui appartengono. Ma si tratta, comunque, di pensieri esprimenti forse alcune verità, somiglianti a quelle degli oggetti che sono il solo mondo possibile, dove ogni idea deve sembrare almeno un po' strana, bizzarra, ma non per questo errata o fuori dalla grazia di Dio... Eccone una.

Si pensi dei numeri come si è abituati a pensare delle persone, e tutto sarà più semplice. E così come risulta facile pensare una persona che stabilisce legami con altre sue simili o con le cose, allo stesso modo non deve creare nessun problema pensare un numero che stabilisce legami con altri numeri o con situazioni varie. Ora, si dà il caso che un numero qualsiasi, per via di certi suoi legami, possa originare un cerchio. E si dà pure il caso che un altro numero, uguale o differente dal primo, possa fare altrettanto: originare un cerchio. Se i due numeri sono uguali, vale a dire se rappresentano lo stesso numero, allora i due cerchi saranno identici. Viceversa, se i due numeri sono differenti, allora i due cerchi avranno raggio diverso. Ciò accade quando i due numeri sono tenuti isolati l'uno dall'altro, senza nessuna legge che li confronti o li ponga in qualche modo ad agire in coppia. Ma ecco ciò che accade se i due numeri si contattano attraverso un ben determinato legame: l'effetto che si ottiene è una deformazione reciproca dei cerchi. Un cerchio deforma l'altro facendolo diventare un'ovale: una linea chiusa come quella  tracciata su di un uovo che la linea stessa divide in due esatte metà secondo la lunghezza. E non si dà un'ovale senza l'altra. E così le due curve rappresentano un solo sistema. Infine... grazie a Te, gentile e paziente lettrice o lettore, per essere arrivato a leggere fino a questo punto, dove anch'io adesso fermo i miei passi.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

MATTINO

Post n°4 pubblicato il 20 Novembre 2014 da fin_che_ci_sono

Mi sveglio e quasi subito, non dovendo correre da nessuna parte, trovo il tempo e il modo per una riflessione: di conformarmi spesso ai criteri della natura. Mi torna, infatti, d'apparire e scomparire come fa il sole, a seconda se splende luminoso o è coperto da sporche nubi che tanto somigliano a foschi e paludosi pensieri: questi mi spediscono lontano, molto lontano, con la conseguenza inevitabile di ritrovarmi da solo, pur interagendo con persone ma portandomi dentro un ingombrante segreto.

Stamani, comunque, c'è un bel sole, fuori, mentre passo il mio tempo ancora a letto per scrivere ciò che si sta dipanando, col pensiero di avere quasi davanti una specie di attimo fuggente, giusto per l'assenza di doveri da compiere. Ho scritto quasi, senza potervi rinunciare, essendo che sul fuggente incombe la maledizione della memoria che sembra ricordarmi solo scadenze con annesso un ben nutrito corteo di miserie umane.

Tuttavia, fra un po' mi alzerò, posterò, uscirò all'aria, e dentro la macchina stazionerò di fronte al mare, così come altre innumerevoli volte. E porterò con me il taccuino su cui sto scrivendo, sperando che l'immensa distesa marina sia foriera soltanto di pensieri belli da raccontare. Belli come una limpida schiarita e un cielo ormai tutto azzurro, dopo che un vento perentorio e amico ha spazzato altrove le fosche nubi di questo mattino: un altrove molto ma molto lontano, lontanissimo!

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

A LIETO FINE

Post n°3 pubblicato il 18 Novembre 2014 da fin_che_ci_sono

Orfeo sapeva. Era stato istruito bene sull'argomento e sulle leggi di quel posto inesorabile: atti che non guardavano in faccia nessuno, compresa la sua bella. Neanche un'eccezione! Leggi esatte (e lui lo sapeva!), eterne come gl'Inferi, come il destino, come la stessa inviolabile Morte! Ciò nonostante,   a causa di un greco molto bravo a descrivere la potenza dell'amore, Orfeo indietro si voltò, scordandosi del veto e del disastro che avrebbe combinato...

Fin qui il mito e la dolente tradizione del mito, più fredda e più dura del più puro dei mitici diamanti.

E tuttavia (ma non per fantasia!), si aggiunge, di soppiatto, un'appendice: non fu l'amore  a indebolirgli la memoria, ma intervenne a  insuperbirgli il cuore. E allora Orfeo indietro si voltò e la Morte d'un tratto afferrò, poco prima che ghermisse per sempre la sua bella! Si disse che operò a mani nude e che la Morte tanto strapazzò, e d'impeto, infine, la uccise! Per questo ancora oggi si scrive e si racconta in tutti i paesi del mondo e fra le stelle tremolanti dell'universo, che Orfeo ed Euridice si amano ancora.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

STASERA

Post n°2 pubblicato il 12 Novembre 2014 da fin_che_ci_sono

È una di quelle sere in cui vorrei essere bravo come Pessoa nel comporre poesie tristi, senza speranza. Ma non sono tanto bravo, e neanche in vena. E dunque mi trattengo.

È anche una di quelle sere in cui mi andrebbe di dire a una donna: "Stai dentro anche tu, Fiorellino mio? Vorrei che i nostri pensieri viaggiassero all'unisono: io sono qui a pensarti e tu sei lì a pensarmi...". In verità, nulla m'impedirebbe di crederlo, ma l'onnipresente e ambivalente ragione ammette sempre l'esistenza del contrario di ciò che l'istinto edifica con grazia e poi offre con delicatezza. I sogni, forse, sono destinati a finire? Eppure, un'arguta vocina!...

"Ecco: vorrei riempire di te questo foglio, così come tu riempi il mio giorno quando passi per strada e mi guardi...".  Ciò è quanto possiedo: una briciola stretta nella mano e che a volte scompare, come le illusioni che svaniscono e volano via.

"Ma dimmi: considerati gli impedimenti di questa vita, dovrò attenderne un'altra e sperare d'incontrarti ancora? sperare che tu in quella futura mi amerai così tanto, quanto adesso io ti amo?".

E continuando, ovvero per finire: tristezza silenziosa (alla maniera cinese), o sentirsi "mortalmente tristi" (fossi bravo come Pessoa!). E poterla abbracciare, stringerla al petto (sono sicuro che capirebbe tutto!).

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

PER IL TEMPO CHE DURERA'

Post n°1 pubblicato il 07 Novembre 2014 da fin_che_ci_sono

Un fisioterapista, nell'atto di torturarmi per tentare di rimettermi a posto, mi disse che ho una soglia del dolore ben alta poiché non emettevo lamento alcuno: "Quasi sempre, quando il trattamento della parte da riabilitare supera il limite che ho superato con lei, il paziente mi dà un perentorio alt! e devo assolutamente fermarmi". Così parlò quel fisioterapista, mentre mi torturava.

Un'altra persona mi disse che sono capace di cose discrete, ma che non disdegno di perdermi in un bicchiere d'acqua tutte le volte che la circostanza si presenta favorevole a un miserabile annegamento.

Per esperienza ampiamente consumata, ho dato ragione a entrambi: al fisioterapista che mi ha considerato resistente al dolore fisico e alla persona che mi ha riconosciuto possessore di un mezzo grammo d'intelligenza, e pure come un essere non coraggioso riguardo a certi aspetti su cui ora sorvolo.

Quella persona, probabilmente e come ho già scritto, aveva ragione, o non farei del coraggio una componente caratteriale superiore all'intelligenza, soprattutto quando questa è disadorna di una dose accettabile di grinta. Certo: con l'intelligenza si arriva senza dubbio da qualche parte (a volte, però, è solo un'impressione poiché si tratta di un continuo girare su se stessi, come accade quando si fa filosofia senza concludere nulla); con il coraggio, invece, si arriva sempre lontano, o quasi sempre. E quella volta che non si arriva lontano, si resta più o meno contusi ma senza rimpianti.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso