Creato da: fin_che_ci_sono il 07/11/2014
QUALCOSA DI ME

Scrivo, quando ci riesco, solo per passare un po' di tempo e forse anche per istinto di conservazione.

Non sono ossessionato dai commenti, non al punto da permettere che mi stanchino: li curerò, pertanto, quando mi andrà di farlo.

Un saluto a chi passa.

 

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5 E 30 E DINTORNI

Post n°44 pubblicato il 29 Gennaio 2015 da fin_che_ci_sono

Triste la sveglia d'inverno alle 4 e 40. Ma il male che sembra venire soltanto per nuocere, a volte finisce alla meglio e rende discreto il  primo mattino.  E poi viene l'ora del treno: il buio ricopre la terra in tempo d'inverno profondo, e io mi preparo a viaggiare, iniziando una lunga giornata. Ma quella del treno è un'ora un po' strana, perché nei pensieri dell'uomo prelude alla luce del giorno; ma l'uomo, guardando il suo cielo, vede ancora brillare le stelle.

È così che la vedo arrivare: occhi azzurrini e capelli fluenti nella figura bene affusolata, e un volto davvero bellino, e lei per intero dentro la divisa. E tante altre cose ci vedo: ha gli occhi truccati da dio e i segni del primo risveglio che vorrebbe così occultare! Ma non riescendoci appieno, appare più bella ragazza ai miei occhi non più assonnati, nascosti da torbidi occhiali.

È un buio mattino d'inverno. Gennaio: son giorni da merla. E puntuali a minuti si parte. Ed io sono tutto seduto nel senso di marcia: preferisco guardare i paesi venirmi frontali, invece che farli sbucare da dietro le spalle. E poco più avanti, in cabina di guida, c'è lei che attende, e lascia quel luogo a ogni fermata del treno: lesta s'avvia e controlla la porta da dove si scende e si sale. E quando il dovere la chiama e già s'avvicina, ecco che viene all'incontro e brillano in alto le stelle: il treno rallenta la corsa e pulsa il mio cuore! E come furtivi incrociamo gli sguardi in un'intesa di primo mattino, rilevando che muto è l'amore! Infatti, senza dir nulla, mi alzo dal solito posto per darle il bacio del giorno. Ma un bacio in astratto soltanto, io passeggero che scende a viaggio finito.

 
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LA VOCE

Post n°43 pubblicato il 26 Gennaio 2015 da fin_che_ci_sono

È così strano, passivo, inutile dormire. Saranno queste le cause dell'insonnia? Se lo pensi chiaramente non dormi per davvero. Ma infine dormi. E al risveglio ti ricordi di una voce da strada. Nei sogni, però, non esistono strade. I sogni comportano simboli, idee camuffate da anime, panorami, situazioni di vita.

In sogno può accadere che una voce pronunci il tuo nome.  Ma tu in tutta calma non credi a quella voce, al tono di minaccia della voce, pur se ti ha raggiunto all'improvviso, tagliente, chiara, e soprattutto astratta, senza raccontare l'antefatto, citando il tuo nome.

Allora, se tu fossi uno scemo penseresti al peggio: che l'antefatto sei tu, soltanto tu che non hai fatto nulla, chiedendoti se è vero che non hai fatto nulla. Se per davvero non hai commesso nulla. E guarderesti a lungo le tue mani insanguinate, sempre a te davanti, tentando inutilmente d'involarle. E come rinnegare quel certo Io pensante a te accanto?   Quell'Io così capace di pensare in generale ed in particolare cose orrende? Ecco l'antefatto! Ecco il tuo delitto: pensare cose orrende! Ecco l'arma con cui l'hai consumato: quell'Io pensante! Ed ecco il movente: ... Ma puntuale ecco la voce! Ecco il tuo nome urlato all'improvviso ai quattro venti della notte!  E "la fama vola" insieme al tuo nome!

Ma tu in tutta calma non credi a quella voce, al tono di minaccia della voce. Non sei uno scemo. Sei convinto invece di quanto il nome sia legato al portatore. È sbagliato definire il nome etichetta. Il nome è molto, molto più di un'etichetta. Il nome va oltre l'essere. Il nome è pelle, carne, predestinazione. Il nome è tutto, il nome è nulla! Infine è qualcosa d'impronunciabile. E può accadere che la forte essenza di ciò che rappresenta si manifesti all'improvviso divenendo voce. Tanto meglio se di notte quando i rumori sono al minimo o inesistenti, mentre tu esisti soltanto come corpo, quasi dimentico della coscienza e dei suoi vecchi fantasmi.    

 
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STASERA

Post n°42 pubblicato il 24 Gennaio 2015 da fin_che_ci_sono

Come profonda il buio

e come turbina la mente

come tracima!

Che pensieri stupendi stasera!

Ghirlande appena nate

su arcobaleni abbaglianti di colori.

E prati immensi baciati dal sole

sotto un azzurro cielo sovrumano.

E fiori nascenti

delicati

adornanti il seno di adorate fanciulle.

E allegre brigate di poeti

a gara su torrenti rigogliosi.

E sullo sfondo lontani orizzonti

eterne cime di gigantesche montagne

sfiorate da uccelli maestosi

erranti nella luce

nella vivida luce

nella profonda luce

nella mente che turbina

in quella che tracima

nei pensieri stupendi... stasera.

 

 

L'ho scritta nel corso di una sera noiosa, e non accettando tale avversità ho riparato nell'ironia: i due punti esclamativi non possono che indicare uno stupore sospetto, un pensare idilliaco inattendibile, sebbene messo nero su bianco.

 
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RIFLESSIONI DI MEZZOGIORNO (DA POCO PASSATO)

Post n°41 pubblicato il 22 Gennaio 2015 da fin_che_ci_sono

Essendo per mia natura complicato a sufficienza e anche complesso, giusto per crearmi qualche problema, con gli anni ho imparato ad apprezzare le cose semplici che a volte, in tempi passati, ho trascurato. Noto il modo di fare di tante persone che conosco, e ne rimango toccato perché certi comportamenti li esprimono secondo modi essenziali, conformemente alla volontà di essere se stessi, conservandosi tali e con il tacito desiderio di trascorrere giorni tranquilli.

Oggi per me è di riposo, e ciò mi dà il tempo di riflettere su tante cose. E scopro che ho soltanto bisogno di accettare quello che le circostanze mi mettono davanti. E la lezione andrà a buon fine soltanto se concluderò che pagare un prezzo all'esistenza, anche alto, è la condizione imprescindibile per poterla vivere senza eccessivi drammi.

E più non avverto le ambizioni che ho nutrito in passato, ma aspiro a una meta che forse è l'ambizione suprema. Il mio cammino, però, si dipana ancora su strade accidentate, senza demordere e cercando sempre di proseguire in avanti. Ma anche la cocciutaccine chiede le sue soste, anzi, ne chiede una che sia definitiva per trasformarsi in qualcosa che faccia da anticamera a quella serenità non facile d'afferrare. E mi torna in mente, senza fare confronti, ciò che una tradizione mitologica racconta a proposito di Ulisse, ormai defunto da anni. Ma per quell'uomo, "talmente furbo che nemmeno il Fato penetrava nel suo cuore", venne il tempo di rinascere e di  scegliersi il ruolo da svolgere nella nuova vita che per lui stava per iniziare. E Ulisse, ricordandosi delle tribolazioni vissute in altri tempi già trascorsi sulla Terra,   scelse un ruolo insignificante, a salvaguardia di quella serenità che certo inseguì come chiunque, ma che poche volte raggiunse nel corso della sua precedente esistenza.

 
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LA FAVOLA DELLA BIMBETTA E DELL'UOMO SENZA VOLTO

Post n°40 pubblicato il 20 Gennaio 2015 da fin_che_ci_sono

Il mago Dostoevskij considerava il Bene e il Male alla stessa stregua di due Istanze eterne, e pertanto evitava di definirle  e di prendere posizione a favore dell'una o dell'altra. E un giorno, dopo averle adagiate su di un tavolo, invitò con naturale distacco a prendere decisioni al riguardo: "Qui c'è il Bene e qui c'è il Male, ognuno faccia la sua libera scelta!". E altro non volle pensare. Ma così affermando, non definendo e non esprimendo giudizi su quelle Istanze, il mago delegò, implicitamente, la loro gestione a Entità anch'esse eterne e imperscrutabili come il Bene e il Male, che vivono separate in luoghi non localizzabili, sperduti  nell'Universo infinito. Chiamerò Entità Buone quelle che presiedono il Bene, ed Entità Cattive quelle che fanno il Male.

Sia ben chiaro, però, quello che segue: chi crede nelle cose di cui sopra è fra quelli che le faranno proprie, e chi invece non ci crede per nulla le butterà in qualche vicina o lontana Geenna. Da parte mia, appartenendo a un mondo in cui le cose affermate vanno prima dimostrate e poi evetualmete credute, rimango agnostico fino a prova contraria: al momento, di tutte le affermazioni che ho fatto non sono state esibite  dimostrazioni in nessuno dei due sensi, o vero o falso! Salvo che io non sia del tutto disinformato...

Qui ha termine, firmato e controfirmato dall'Autore, questo Preambolo e ha inizio La Favola della Bimbetta e dell'Uomo senza volto, da un'idea felice di BacardiAndCola.

 

La Favola non precisa perché i Due si trovassero in un campo di grano falciato: una tale informazione nulla aggiungerebbe di utile al racconto. Ma Chi li aveva posti nel medesimo luogo  sapeva fare bene i suoi conti, anche se la Bimbetta e l'Uomo senza volto sostavano in quel campo senza sospettare nulla,  inconsapevoli di tutto... In particolare, l'Uomo senza volto quasi non aveva coscienza del suo grande dramma: il volto che gli mancava lo aveva perso per averglielo rubato un'Entità Cattiva che doveva confermare la sua natura operando il Male su qualche povera creatura umana. Le conseguenze di quel furto furono disastrose perché si espansero a dismisura: l'Uomo senza volto rimase inebetito, avendo perso con il volto anche l'identità e tutta la sua storia! "Povero Uomo senza volto!", pensò un'Entità Buona, e commuovendosi fino all'inverosimile decise, per sua bontà, di operare un po' di quel Bene per cui da sempre era stato delegato.

Il cuore, soprattutto il cuore dell'Uomo senza volto rimase menomato dopo la violenza subita, e più non rispondeva ad alcun richiamo che avesse una qualche parvenza di natura umana, e continuava a stare dentro quel petto come un pezzo di metallo indifferente. Allora, la Buona Entità che si commosse lo estrasse da quel posto inutile, e prima di porlo nelle mani del suo protetto lo tramutò in armonica a bocca. L'Uomo senza volto incominciò a suonare le prime note e comprese di saperci fare: l'istinto lo guidava, come anche il soffio vitale insufflatogli dalla Buona Entità che operava il suo Bene.

Ma si è già scritto che di tutto questo  l'Uomo senza volto non sapeva nulla, inconsapevole come lo era la Bimbetta che nulla sospettava del magico potere da Lei posseduto e conferitole sempre da quella stessa Entità: se l'Uomo senza volto avesse, da vicino, specchiato in quegli occhi di Bimbetta la parte ferita in seguito al furto, avrebbe ritrovato in quegli occhi guaritori il volto che aveva perso, e con esso avrebbe recuperato anche la sua storia, ponendo fine a un dramma esistenziale in tutto simile a un viaggio astratto e malefico della ragione, in apparenza senza ritorno. Ma l'Uomo senza volto non si muoveva e neanche ci pensava di avvicinare la Bimbetta (perché avrebbe dovuto farlo?... era del tutto inconsapevole...), non voleva spostarsi da dove era, da quella posizione di suonatore di armonica e basta! E c'è anche da considerare, come degno di nota, con quale piacere la Bimbetta ascoltava la musica di quell'Essere strano!, modellata dal sapiente scorrere delle labbra sullo strumento o dello strumento sulle labbra.

Che fare? Era necessario spezzare un equilibrio che non avrebbe condotto da nessuna parte, né tantomeno risolto quella storia. Neanche la Bimbetta si voleva spostare: da parte sua, ascoltava compiaciuta quella musichina di cui avvertiva il senso sublime, e solo di questo si appagava. E poi, che ne sapeva del suo magico potere che avrebbe salvato l'Uomo senza volto? Nessuno, quindi, si muoveva! E allora si mosse la Buona Entità, soccorritrice come la speranza! E per eccesso di bontà che cosa fece? Sicuro... fece la Cattivella! Distorse, infatti, a bella posta una nota delicata appena uscita dall'armonica (o dal cuore!) dell'Uomo senza volto, aggiungendoci una smorfia sulla sua bocca che fingeva d'atteggiarsi a sorriso. La Bimbetta avvertì la stonatura come un dolore che la feriva, e reagì reclamando a voce viva quel suono che sembrava finito e che già le mancava: "Voglio la musica!! Voglio la musica!! Mi piaceva tanto". E mentre protestava, tanto si avvicinò all'Uomo senza volto da costringerlo a esporre la sua parte offesa ai suoi occhi guaritori... Quello che avvenne è storia già raccontata. E mentre l'Uomo, adesso con il volto, recuperava se stesso in tutta la sua interezza, la Bimbetta lentamente si trasformava: solo gli occhi non mutarono e rimasero come prima. E quando il cambiamento fu completo, l'Uomo con il volto vide a sé davanti non più la Bimbetta che ascoltava le note del suo cuore, ma la Donna che era diventata e che lo riconobbe, giusto come lui riconobbe la Donna e il suo cuore. E la Buona Entità si rese conto, da parte sua, che il fatto era buono: con gli occhi inumiditi e felici ammirava la visione d'Amore.

 
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S'E' FATTA SERA

Post n°39 pubblicato il 19 Gennaio 2015 da fin_che_ci_sono

Sta piovendo in modo impercettibile, talmente piano che non si nota neanche camminando per strada senza ombrello. E soltanto il suolo bagnato (ancora asciutto quando ho iniziato la passeggiata) dimostra che di pioggia si tratta, di un fenomeno reale.

Proseguo nel mio tragitto incontrando le solite cose e qualche passante noto o sconosciuto. Rare volte ricevo un saluto che ricambio. O viceversa. A volte neanche ci si vede, ma senza grave perdita per nessuno. Intanto s'è fatta sera...

Assomiglia tanto a un piangere trattenuto questo piovere invernale, così discreto: un pianto che nessuno vede perché nessuna lacrima trapela all'esterno, avendo affidato tutto a un cuore profondo dove si agita ogni segreto.

 
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PICCOLO POST

Post n°38 pubblicato il 18 Gennaio 2015 da fin_che_ci_sono

L'idea che oggi m'è venuta in mente è di mettere qualcosa sul blog tutti i giorni. Ma per poterci riuscire, penso che debba limitare le pretese: dieci righe potrebbero bastare allo scopo, anche a vantaggio dei lettori che di fronte a post lunghi devono armarsi di pazienza se intendono pure commentare. Io credo che la cosa si può fare (magari perdonando qualche rima!).

E così, piano piano, lemme lemme, si potrebbero scrivere le "dieci" come da programma stabilito. S'intende: dieci righe scritte usando Word, che può significare anche più di dieci, belle postate a una a una. Ma qui c'è da notare un fatto intrinseco e cruciale: l'idea che ho esposto m'è venuta di sera, e ben sappiamo il rischio che minaccia i buoni propositi serali mentre viaggiano di notte, noi pieni di speranza che giungano interi e tocchino infine la soglia del mattino: avranno come questo l'oro in bocca?

 
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UN MATTINO: PENSIERI E RICORDI

Post n°37 pubblicato il 17 Gennaio 2015 da fin_che_ci_sono

Stamani, al risveglio, ho avvertito dentro il petto un chiaro sintomo di raffreddamento, seguito da alcuni colpi di tosse eloquenti, quasi al gusto di sangue. Ma non per questo mi sono sentito come un animale che si nasconde alla vista di tutti allorché comprende di dover morire. Una volta, nell'infanzia, vidi un gatto camminare per come poteva lungo la sua strada, fino a inoltrarsi in un giardino fiorito. Quel gatto lo vedevo tutti i giorni, senza eccezioni di sorta, ma dal giardino io non lo vidi uscire mai più. E anche ammesso che sia uscito quando non potevo vederlo e migrato infine per altri luoghi, da allora a oggi sono passati tanti di quegli anni da non lasciare dubbi sul suo trapasso. Era di un fulgido bianco e sparì nel nulla. E ancora permane, candidamente, laddove ogni anima riposa.

Anche stamani, come sempre, mi sono svegliato prestissimo: tanto prima che ci pensasse la sveglia a farmi saltare giù dal letto. Ma stranamente, rispetto a qualunque altra volta, non me la sono sentita di bloccare la suoneria per non sentirla strillare all'ora stabilita, né di attendere da sveglio il momento di alzarmi: gli occhi non si aprivano del tutto, e nel silenzio imbrunito della stanza mi chiedevano di essere lasciati in pace, libere di congiungersi le ciglia, e di affidarmi alla sveglia, giusto perché ne ricordassi il suono che avevo del tutto dimenticato.

Il resto, dopo essere uscito di casa, rientra nell'ordinario del giorno, che si è dipanato secondo le previsioni, compresa la scomparsa dei pensieri negativi che avevano minato di brutto il mio risveglio.

 
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CHIUSO

Post n°36 pubblicato il 08 Gennaio 2015 da fin_che_ci_sono

 

Impegni di varia natura

non mi lasciano il tempo necessario

per la gestione del blog.

A ritrovarci, eventualmente,

quando sarà possibile.

Ciao.

 
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NEL GIORNO DELL'EPIFANIA

Post n°35 pubblicato il 06 Gennaio 2015 da fin_che_ci_sono

Quando penso o affermo davanti a qualcuno che le vacanze sono un'alterazione della realtà, consiglio vivamente di non darmi credito, non meritandolo. Tuttavia, c'è da notare che buona parte dell'anno si passa, "realisticamente", lavorando; mentre il periodo rimanente, di certo più breve, è quello che io chiamo "vacanze".

Togliendo le pallide domeniche (e quale altra coloritura potrei darle quando non sono inserite in un pacchetto di giorni vacanzieri? Chi lo sa si pronunci pure, e dia la tinta che ritiene più appropriata a questi giorni di riposo); ma devo riproporre la questione perché la parentesi che si è appena chiusa si è rivelata lunghetta... Epperò ci voleva, rilevando, da persona sensata, che non cerco di enunciare verità assolute ma soltanto il mio spontaneo punto di vista: credo di poterlo fare, vero? Grazie!

E dunque, togliendo le pallide domeniche rimangono le "vacanze", le stesse che più propriamente sono indicate come "ferie": un termine che non uso perché mi allungherebbe di brutto gli anni (e ne ho già tanti!). Preferisco, invece, dire "vacanze": parola che mi tiro dietro da quand'ero un giovane scolaro. Ma... la maturità? Non dovrei essere già maturo da un bel pezzo anche nell'uso delle parole? Ma niente di tutto questo: niente di niente! E allora: nevvero che un tantino dovrei vergognarmi?

Ma ritorno al fatto che non bisogna credermi per niente quando affermo che le vacanze sono un'alterazione della realtà: quella ordinaria, o lavorativa che dir si voglia... Quando faccio una tale affermazione mento sempre, perché cerco di adeguarmi all'inadeguabile peccando di saggia ipocrisia. Qui, però, va precisato cosa intendo col termine "realtà", e poi chiudo e vado fuori, al sole. E sia: la "realtà" è quella in cui sto bene, perché solo quando sto bene vivo la mia vera vita. Una vita che non sia vera è tautologicamente falsa: ciò che mi accade quando non sto bene. E io me la godo soprattutto quando sono in vacanza, quando si afferma la mia vera vita! E non mi vergogno per niente di tirarmi dietro strascichi della mia giovinezza, anzi! Ma per oggi credo possa bastare...  Buona Epifania a Tutti!                                                            

 
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E' LUNEDI'

Post n°34 pubblicato il 05 Gennaio 2015 da fin_che_ci_sono

"La prima impresa fu un fiore che mi disse il suo nome...": felicissima espressione rimbaudiana che si legge in Alba (Illuminazioni). Oggi, però, è lunedì, e se la pensassi come Rimbaud credo che incontrando un fiore per strada potrei anche avere qualche pensiero al suo riguardo, ma forse non mi direbbe il suo nome. E quel sasso contro cui potrei inciampare non lo scambierei per una pietra preziosa, come talvolta potrebbe accadermi ma in altre circostanze, ben diverse dalle attuali.

Lunedì: un giorno dalla realtà sconcertante, che mi consente di avere una visione fin troppo chiara delle cose, e senza la possibilità di sbagliarmi.

Stamattina i sogni se ne sono andati in vacanza: mi piace pensarli alle Bahamas, in tanti e stravaccati sotto un sole impareggiabile, oppure sotto alberi di cocco, di quelli che mostrano i depliant facendo venire la voglia di mangiarseli per quanto sono belli. Ho scritto, dei sogni, che "mi piace pensarli alle Bahamas", dando a intendere che mi unirei a loro, fosse possibile, per godermi quel paradiso in buona compagnia. Ma nemmeno questo è vero: era tanto per dire, e poco m'importa di ciò che non può essere vissuto. E poi, verosimilmente, non sono mai stato granché come turista e dubito che diventerò un valente viaggiatore in futuro. Riguardo ai sogni, poi, devo ammettere che oggi non sarebbero dei compagni tanto graditi: si può anche non avere nessuna voglia di sognare. In fondo, stamattina, preferisco questo lunedì del tutto reale, come il sole che inonda le piazze e le strade. E sarà bene che ne approfitti, andando fuori, adesso che mi è possibile, adesso che tutto sembra essere ancora dalla mia parte. Adesso, certo, o quando altrimenti?... Buon principio di settimana a Tutti.  

 
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LA FOGLIA E L'USIGNOLO

Post n°33 pubblicato il 03 Gennaio 2015 da fin_che_ci_sono

Soffia un vento furioso. Sul ramo

silenziosa una foglia trema

scorgendo la sua fine.

Ma si rivolge al suo dirimpettaio

l'usignolo:

"O tu che taci ascoltami un istante

e vaglia questa tenue creatura.

Son poca cosa nel gioco della vita

un grido senza voce senza nome

cui fu data una casa

ma negata per sempre sepoltura.

Pure sul mio volto delicato

gioca ancora primavera

e scorre nelle vene una linfa vitale.

Or non è molto mi è giunta

questa nuova: che sei poeta

e sperdi le folate con il canto".

Così la foglia lo prega di cantare.

L'ascolta l'usignolo

e modulando un verso argentino

piega il vento furioso.

 

 

La poesia, priva di questa nota, è già apparsa su un altro mio blog, ora inesistente, e ha come tema la poesia stessa, con poteri che le sono stati sempre ampiamente riconosciuti da tutte le tradizioni; ovvero, per meglio dirla, qualsiasi popolo ha fatto sua una favola che piace considerare come vera: la poesia, quella certamente degna di un tale nome, sprigiona una magia positiva che incanta l'ascoltatore e gli regala momenti che si fissano nell'anima per sempre. E dal suo ascolto, sotto qualsiasi forma, se ne esce estasiati, rinfrancati nello spirito e forse  migliori. Lo stesso Ungaretti, per citare un grande maestro, era fortemente convinto che soltanto la poesia poteva e può ancora salvare l'uomo.

Ma la tradizione va molto più indietro dei nostri tempi, e soffermandoci sul versante occidentale troviamo al primo posto, per bravura e inventiva, i Greci del bel tempo che fu. Basta, al riguardo, ricordare ciò che la tradizione greca riporta a proposito di una delle sue più mirabili invenzioni: Orfeo, aedo, suonatore di cetra, la cui poesia si estrinsecava in note che ammaliavano perfino gli animali del bosco, che si zittivano tutti per ascoltare quel suono così tanto melodioso e tale da fargli "avvertire" sentimenti umani. Lo stesso Orfeo, riferisce la tradizione, era capace di smuovere anche i sassi, che al suo passaggio si animavano ascoltando la sua poesia sotto forma di musica sublime.

Qui, in questa lirica, traente spunto dalla tradizione greca, il verso argentino di un usignolo placa la furia degli elementi della natura: il vento si dimentica di soffiare nell'udire quel verso melodioso, e la povera foglia si salva. Nelle favole, a volte, sono le cose più insignificanti ad acquistare un valore inaspettato: si comprende che la foglia è viva, che ha sentimenti tali da entrare in comunione col piccolo volatile, quell'usignolo che per sua natura "canta bene". Perché è così che agisce la poesia: la foglia avvertendo il pericolo la invoca, l'usignolo poeta la sprigiona e il vento furioso l'avverte e si conforma al suo messaggio di Pace.

Non è da molto che ho compreso perché scrissi, qualche anno fa, questa poesia: avevo bisogno di una favola, e oggi come allora.       

 
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AL NUOVO ANNO

Post n°32 pubblicato il 02 Gennaio 2015 da fin_che_ci_sono

Vorrei che il 2015 mi desse esattamente ciò che mi ha dato il 2014: in pratica, poco o pochssimo e richidendomi in cambio una dose cosiderevole di energia fisica e un adattamento a situazioni varie e non sempre facili da districare. Ciò nonostante, nel corso del 2014, mi sono conservato e questo per me può bastare. E per tale motivo firmerei e controfirmerei, per il nuovo anno, l'andazzo dell'anno passato se avessi la certezza che si ripetesse in tutto e per tutto. L'incertezza del futuro non mi consente di fare previsioni attendibili e dalla bella coloritura, e ciò m'induce a pretese e speranze mitigate.  

È ancora, però, consentito sognare! O altrimenti, come la metterei con quella parte di me stesso che sfocia nell'irrazionale onirico anche a occhi aperti? Ed ecco che già è bella e superata la soglia di cui ho scritto qualche rigo prima, dove la metto sul piano del mitigate. Ma si badi: saltare di pala in frasca, ovvero baloccarmi con il gusto della contraddizione, per me è tipico del quasi dopo vacanze, quando sono ancora a piede libero ma per poco. E allora i miei pensieri si dipanano in ambivalenze, e dimostrano un tale effetto strisciante con espressioni sequenziali equivalenti a cambi repentini di umore, vale a dire, estremizzando al massimo: passare dall'Inferno al Paradiso e viceversa, conseguentemente e naturalmente!

A dire il vero, però, adesso è la cautela che la vince sui voli pindarici, sempre che non sia un abbaglio, essendo sufficiente per contraddirmi, ora che vado fuori a prendere qualche boccata d'aria, non la certezza di uno sguardo ma la probabilità, pur minima, che possa ineffabilmente sfiorarmi.   

 
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2015 - AUGURI !!!

Post n°31 pubblicato il 31 Dicembre 2014 da fin_che_ci_sono

Lo spettro del ritorno incomincia ad aprire le sue grandi ali e mi è causa di ombra. Non si fa vedere, ma sentire: intacca la mia Sfera con beccate da corvo, penetrando nella zona centrale dove vive la mia essenza più vera, intrisa di un senso di libera vita, e pertanto selvaggia, e attiva in modo straordinario anche quando si ritrova in catene senza che ne conosca il motivo.

Stamattina, sul tardi, mi sono svegliato con un'idea che mi ha fatto pensare.

Ho immaginato un'astronave, gestita da alcuni Fratelli, che mi venisse a prendere e mi riportasse laddove un tempo vivevo sereno. Ma la cosa strana è che sul nuovo pianeta dove arriverei, non accadrebbe altro di cui non avessi già fatto esperienza. E tutto procederebbe secondo il racconto di Dostoevskij: in fondo, niente di straordinario, essendo il nuovo pianeta una copia quasi perfetta della Terra. Anzi: potrebb'essere sempre la stessa Terra (e allora niente astronave!) dove ognuno vivrebbe svolgendo ciò che ha sempre fatto e vissuto, ma stando attento a non rendersi amara la vita. Su di un tale pieneta non esisterebbero drammi esistenziali, non ci sarebbero inquietudini: al più un pianto non disperato, un dispiacersi composto per la perdita di una persona cara, esisterebbe chi comunica usando la tastiera e non scriverebbe dei dolori che lo affliggono ma delle gioie che lo rendono felice!

 

 

Buon Anno Nuovo a Tutti

 
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VOLENTE O NOLENTE?

Post n°30 pubblicato il 30 Dicembre 2014 da fin_che_ci_sono

Che significato hanno le due parole di cui si compone il titolo di questo post? Significa forse che posso scegliere una delle due? Volente o Nolente? Perché se le cose sono messe in tale maniera non avrò nessun dubbio nel fare la scelta, non impiegherò tanto tempo a risolvermi. Scelgo, pertanto, e sono del tutto Nolente!

Ma... sapete? Anche un eroe potrebb'essere Nolente! Lo stesso Achille è stato Nolente, e di certo ci capiremmo al volo se potessimo interloquire fra di noi. Giusto come chi non avrebbe intenzione di rientrare dalle vacanze, lui, Achille, non avrebbe voluto fare la guerra. Infatti: non aveva nessuna voglia di navigare per giungere a Troia, dove il Destino aveva stabilito che ci dovesse lasciare le penne, nonostante la quasi immortalità che però non lo rendeva simile a un dio, ma soltanto per una tacca! Se un dio, poniamo, di tacche ne aveva dieci, Achille ne aveva solo nove. Fu dunque esigua la differenza che lo fregò, e senza che avesse la facoltà di rifarsi, d'arrangiare quella tacca mancante che non fu rintracciata da nessuna parte. Sua madre fece di tutto per sottrarlo al Destino fatale, e tutte certamente le tentò prima che abbandonasse l'impresa di strapparlo a una morte prematura. Infine, gli fece indossare abiti femminili e lo mischiò alle donne dell'isola di Sciro, ma inutilmente: venne scoperto perché il suo Destino doveva avverarsi e non si poteva per niente rimandare, neanche di un nanosecondo! E quindi, a ben valutare, Achille, che era un eroe, viveva anche di umane paure, fife concrete e sonore!

Anche lui sarà stato un ragazzo da bene educare: allora era in uso fra i ricchi affidare i giovani a buoni maestri. E Achille ebbe in sorte di avere Chirone come maestro. Chirone... creatura centaura, con busto, arti superiori e testa da essere umano, ma per il resto era un cavallo. Una specie, quella centaura, annoverante parecchi violenti e maleducati: spesso rapivano fanciulle e rissavano con chiunque, dopo avere molto tracannato nel corso della festa cui erano invitati per diritto di casta. E valga per tutte: fra di loro vi erano mostri dal sangue velenoso, come il Nesso della celebre camicia intrisa del suo liquido vitale, infine indossata da Ercole che raggiunse gl'Inferi per tale motivo. Ma Chirone, al contrario,  era mite per sua stessa natura, ed era il simbolo di quella saggezza che mancava a tanti elementi del suo popolo strano. E Chirone compì con achille il suo giusto dovere educandolo come doveva, dopo avergli insegnato il rispetto dovuto al maestro. E si racconta che fosse un valente e rigoroso maestro, non perdonando nessuna mancanza, nessunissima indelicatezza! Ma ebbe anche un senso paterno,  parole dolenti  e tanto veritiere quando conobbe il triste destino del suo giovane allievo. Furono queste le sue poche parole, il suo triste congedo per sempre: "Laggiù, ogni dolore dovrai consolare col vino, col canto... teneri conforti all'angoscia che ci sfigura".

 
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E' INVERNO

Post n°29 pubblicato il 29 Dicembre 2014 da fin_che_ci_sono

Dopo le splendide mattinate dei giorni scorsi e le sere fredde ma limpidissime, oggi si sta riversando un mare di pioggia sulle strade e su tutte le cose.  Era nei patti che l'aria, la vista e la marina fossero sconvolte per l'arrivo di un inverno che ha tutto il diritto di pronunciarsi.

Il cielo è grigio, s'intende, e se fosse un volto sarebbe sfigurato da una grinza seriosa, avendo mostrato fino a ieri un aspetto allegro con la netta tendenza al sorriso. Questo cielo, se avesse del vino, tracannerebbe tutto fino all'ultima goccia, tentando inutilmente di scordarsi. E se davvero fosse piangente, la sua pioggia non farebbe rumore e saprebbe soltanto di sale. E se avesse un paio di gambe troverebbe un riparo dal vento che impazza furioso. E con gli occhi osserverebbe lontano, tentato da qualche nostalgia, sempre col cuore desolato per mancanza d'azzurro e passerotti, e perché la primavera è fin troppo lontana. E se pure cantasse canzoni, sarebbero tristi canzoni.

 
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ORE PICCOLE

Post n°28 pubblicato il 28 Dicembre 2014 da fin_che_ci_sono

È stupefacente e soprattutto pericoloso appurare come l'orario possa influire sul modo di rileggere i propri scritti, e non solamente i propri (come ora penso). Ne ho riletto uno mio, a caso, intorno alle ore 01:00 di oggi, quando le facoltà mentali erano certo offuscate, nonostante la volontà di resistere e mantenerle fresche come durante le ore normali del giorno, specialmente quelle del tardo mattino. E ho scoperto una cosa che non mi aspettavo: la lettura non era scorrevole, anzi, inciampavo a ogni parola pronunciata, così come s'inciampa contro l'alzata di ogni scalino. Riconoscevo il senso di quello che avevo scritto in precedenza, ma sembrava il tema di uno scolaretto di terza elementare. La mia prima reazione è stata di pieno disgusto, al punto da sentirmi sfiorato dall'idea di eliminare quel post, su cui, in ore normali, non avevo nutrito alcun dubbio. Non riuscendo, però, a eliminarlo, ho lavorato di lima per migliorare le sue condizioni. Ma fatto ciò, e riletto il post, il risultato ottenuto è stato un vero disastro!

In quel modo non poteva restare: di questo mi rendevo ben conto, pur con la mente stanca e non in grado di decidere nulla, a parte d'insistere ancora e salvare il salvabile mediante ritocchi che una volta attuati non hanno risolto il problema. Era dunque uno scritto tutto da cancellare? Una certa accortezza, ancora operante, mi ha suggerito di non fare le cose in modo affrettato, evitando, in seguito, di dovermi pentire amaramente. E ho lasciato quel post al suo incerto destino, esattamente come l'avevo scritto la prima volta. E ho fatto anche bene perché al risveglio è bastata una sola lettura a rendermi conto che tutto era okay... Una qualche magia?... Una qualche invisibile istanza che tanto si diverte a manipolare di notte?... Ma l'esperienza non è stata soltanto negativa, avendomi suggerito che quando si è stanchi non è il caso di rileggere nulla né tantomeno di prendere decisioni, da rimandare a dopo che il fatto strisciante è stato  del tutto smaltito.   

 
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VACANZE

Post n°27 pubblicato il 27 Dicembre 2014 da fin_che_ci_sono

Chi dovesse trovare la lettura pesante fin dalle prime righe, lasci pure perdere e impieghi il suo tempo in qualcosa di più utile e più interessante. D'altra parte, certe cose le scrivo soprattutto per me stesso, per appagare il mio desiderio di lasciare libera la mente di andare dove le pare, e di mettere nero su bianco alcune delle cose apprese in anni che appartengono a un passato ormai remoto. Se invece si dovesse decidere di andare avanti con la lettura, allora: buona lettura!

 

Sono le ore 00:37 e mi trovo completamente solo, padrone dello spazio e del tempo: concetti primitivi, sempre intuiti, e come tali non bisognevoli di alcuna spiegazione (perché nessuno è mai riuscito nell'impresa di darne). Lo so bene e anche fin troppo: è pesante a quest'ora di notte scrivere su certi argomenti, ne sono convinto. Del tutto convinto! Però... cosa accadrebbe se un giorno qualcuno ruscisse a spiegare quei concetti senza il bisogno di andare a ritroso, non poggiando su altri concetti (ancora primitivi) per dare le dovute spiegazioni dei primi intuiti? Se fosse questo il solo procedimento, andare a ritroso, allora sarebbe senza fine e per tale motivo deludente. Ciò che di certo non causerebbe nessuna delusione sarebbe infine poter dare una certa sbirciatina... Ma procedo per gradi e soprattutto senza rotta apparente.

E Sia! Con l'intuizione dello spazio ho trovato il posto ideale dove costruire la mia geometria; e con l'altra del tempo, del susseguirsi di entità che oggi chiamiamo secondi (1... 2... 3... ecc.), ho avuto modo d'inventare i miei numeri. Ma col passare dei secondi (e dei millenni) dubbi mi sono sorti a iosa, e ho iniziato a sospettare che quelle intuizioni primitive potessero giocarmi qualche scherzetto. In primis, la geometria si è rivelata del tutto inutile (o quasi), essendo che un segmento di retta non è altro se non la rappresentazione del numero che al segmento si associa come misura della sua lunghezza: metà del lovoro sprecato nell'inventare un doppione di quei numeri la cui coerenza non è dimostrabile pur nell'evidente certezza che  due più due fa sempre e ancora quattro. Ma non in qualsiasi caso: infatti, trattando di litri, se a due di acqua ne aggiungo due di alcool non ottengo in totale quattro di litri, ma qualcosa di meno per via di questioni molecolari.

L'evidenza, d'altronde, non crea discussioni fino a quando non bacchetta seriamente, ma quando decide di farlo si buttano via tutte le costruzioni che si fondano su quelle basi che sembravano scontate, avendole intuite millenni prima, e che scontate non erano poi tanto. Aveva ragione quel tale che dopo aver letto centomila libri concluse non essergli servito a nulla, e che il partito migliore era quello di ritirarsi in campagna e non pensare mai più.  E sia pure!... Però, quella sbirciatina... E gia!... Ma sarà per un'altra volta.

 
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MONOLOGANDO

Post n°26 pubblicato il 26 Dicembre 2014 da fin_che_ci_sono

Sai, Uomo? Tante volte mi sono chiesto cosa ci fai lungo la strada che continui a bazzicare, senza la possibilità d'imboccarne un'altra. Una strada fra due baratri del tutto sconosciuti: il primo più ignoto e forse più scosceso e più sconsigliabile del secondo. Ma poiché il primo implica il secondo, ecco che avere scritto sconsigliabile diventa privo di senso, e mi scuso per questa mia chiara incongruenza che non voglio per niente emendare, in modo che si possa sempre dire che "tutto fa brodo".

Vedi, Uomo? Da quando sei emerso da quel primo baratro sei stato ritenuto degno di diritti sui quali tu non hai nessun potere: t'appiopparono, ad esempio, un nome, essendo che rientra nell'ordine delle cose averne uno, esattamente come per chiunque altro a te più o meno simile. Ma quel "tuo" nome tu non potrai cambiarlo: ti piaccia o non ti piaccia, lo porterai appiccicato addosso per sempre, fin quando non avrai percorso questa tua strada che rappresenta tutta la tua vita, fin quando non sarai assorbito da quel secondo baratro su cui ancora oggi si favoleggia a profusione e si è già favoleggiato in ogni epoca passata, e certo continuerà nel tempo a incuriosire le menti e talvolta a ossessionarle.

Ma ciò che trovo strano è che si parli e si scriva tanto del secondo baratro, che chiamano Morte, e poco o nulla del primo, chiamato Nascita o Vita che dir si voglia, da non confondere, però, con quella Vita che tu stesso stai dipanando lungo la tua strada.  E tanto, anche troppo,  s'è discusso sulla Morte ma senza fondamento alcuno, poiché nulla è mai stato appurato al riguardo, a parte il tutto e il contrario del tutto.

Considera, Uomo, in che misura non sai dov'è che andrai a finire! Né cosa farai una volta arrivato Laggiù o Lassù, a seconda della fola a cui sei destinato a credere  e che potresti anche scegliere  tirando a sorte, lanciando in aria la classica monetina e attendendo che tocchi terra e si ponga nell'assetto finale: testa o croce?... Ma pensa: e se restasse in piedi, poggiata sul terreno col suo bordo zigrinato? Ovvero, come si dice, se infine si ponesse "di cozzo"? Pensa che ridere ad essere di spirito sereno!...

Ma tu lo sai, Uomo, che sono molto arrabbiato e tu stesso lo sei, com'io avverto. Molte le cose che non ci garbano, e basta citarne una per tutte le altre: non sopportiamo, entrambi, la malcreanza che incontriamo spesso a ogni angolo di strada, nevvero? Ce n'è tanta quanta noi stessi ne vorremmo se fossimo di quella partitaccia. E non c'è tanto di cui fidarsi, Fratello! Se per caso si trattasse di scambiarsi una mano (io prendo la tua e tu prendi la mia), la cosa tornerebbe solo a metà! Ecco perché esiste chi di mani ne possiede fino a tre e chi invece soltanto una. Ma tu ormai,  sapendo di questa manfrina, ti guardi bene dal donare in cambio la tua mano sinistra, il tuo goiello! E cedi la tua destra a fondo perduto essendo che la destra dell'altro, attesa con la massima sfiducia, al tuo polso inquieto non s'attaccherà!

E adesso, Uomo, su cosa possiamo dissertare?, sul primo baratro? Dicono che in quello vivano coloro che dovranno poi nascere, ma a quella schiera mischiano quell'altra dei "non nati", così chiamati giusto perché non nasceranno e andranno ad impinguire l'esercito invisibile sgorgato dalla nostra fantasia, a meno che... a meno che il tutto non sia vero, compresa l'esistenza dei fantasmi che stando ai soliti "si dice" aleggerebbero a noi intorno e si farebbero sentire a colpi di vento forte, freddo e invernale, o come brezza dolcemente estiva, nella migliore delle circostanze...

Ebbene, Uomo! A questo punto, però, ti scorgo stanco: ma per il troppo dissertare o a causa del troppo camminare? Ne hai percorso di strada, invero, e tanta ne avrai da percorrere ancora, come tocca a me medesimo, del resto. Anzi: ho il sospetto veritiero che stiamo pennellando lo stesso cammino da identici gemelli, coincidenti per giunta... due gocce d'acqua dell'infinito mare che spesso ci sovrasta. E allora seguitiamo, seguitiamo pure a camminare, a sostenerci lungo la stessa via, e diamoci talvolta una pacca sonora sulla spalla, e sia questo il segno della nostra alleanza, del nostro sempre volerci bene!                            

 
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DI COSA STO SCRIVENDO?

Post n°25 pubblicato il 25 Dicembre 2014 da fin_che_ci_sono

Oggi sarebbe la giornata ideale per scrivere un bel post. Sento che l'avvio potrebbe essere quello giusto  ma so pure che non raggiungerò l'obiettivo. E lo sento eccome! Ho languore da vendere, adatto allo scopo, ma le idee sono slegate, e da svegli non esiste, come nei sogni, la revisione secondaria che lega idee frammentarie fino a costituire un quadro intelligibile per il sognatore, al suo risveglio.

E allora, di cosa sto scrivendo? Un altro punto di domanda potrebbe valere per un uomo che sta andando per strade, un uomo di cui si potrebbe pensare: "Dov'è diretto?", ma sarebbe molto più suggestivo chiedersi da dove arriva! Ha gli occhi sbarrati e guarda fisso davanti a se stesso, verso un'imprecisata lontananza, ed è chiaro che non vede nulla: pensa intensamente soltanto. O forse non ha  turbamenti e manifesta la forza inconscia di non pensare! Ma è forse ubriaco?

Da dove arriva?...  perché c'è andato?...

Esistono imprese compiute nel silenzio che rimarranno sconosciute per sempre, e pensieri che riportano tutti alla stessa condizione esistenziale. Tu pensa colui che ha visto diamanti in qualunque direzione abbia guardato finché lo ha sorretto la sua capacità di perdersi in un sogno, o fin quando i diamanti ci sono veramente stati. Pensalo quando ascoltava musica sublime e che invero nessuno suonava. Pensa la poesia che davanti turbinava, come scesa dal cielo, a indicargli lo stretto sentiero per il Paradiso... Pensa che tutto si è come smarrito... E allora, di cosa sto scrivendo?...

 
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