Community
 
nem_o
Video
Sito
Foto
   
 
Creato da: nem_o il 19/10/2005
viaggi e miraggi

Area personale

 

Archivio messaggi

 
 << Novembre 2009 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
            1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30            
 
 

Cerca in questo Blog

  Trova
 

Ultime visite al Blog

nem_o1carinodolcemizzimiciaStellina_IOThe.Black.Skullpiccolo_principe1ernestus0A_ryeccola11fioreselvatico3fin.delvinansa75selvaggia72_8canni1fante.59mo
 

Chi può scrivere sul blog

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 

 

 

giaccone

Post n°158 pubblicato il 23 Ottobre 2009 da nem_o

Stefano Giaccone - La vena d'oro

Non  mi interessa sapere chi guidava.

Stasera che ho anche bevuto un goccetto di più fatico a rileggere il libro e a cercare di capire chi faceva cosa.

Ma non è questo che importa.

Almeno non a me.

Importa sapere che ho letto di una vita che è la vita che non ho mai vissuto.

Chiuso nelle paure, nei miei bisogni piccolo-borghesi, nella mia voglia di cambiare il mondo attraverso un sistema educativo forse sbagliato a posteriori ma che allora sembrava l’unico vero (e forse lo è ancora ora, forse ero io inadeguato a quel sistema), ho vissuto la mia vita diversa da quella che qui viene descritta. E che sento comunque mia, almeno per l’amarezza della disillusione o per il sentirmi incompiuto in tutto.

Vite diverse che portano alle medesime riflessioni.

Conta di più quel che è successo prima o la comunanza delle conclusioni?

Non so dare risposta.

Mi colpisce però che “senza annunciarlo pubblicamente, ho finito poi per gettare la classica spugna”.

Tutti ci siamo passati, alcuni senza possibilità di redenzione, altri (pochi) con il riscatto dietro l’angolo. Siamo comunque la minoranza, i più non si pongono problemi e la spugna l’hanno gettata prima di nascere.

In Duccio ci ho visto i Franti come mi ha scritto Stefano sulla dedica, ci ho visto Stefano anche se non lo conosco e ci ho visto me stesso lungo le rive del Mekong laddove in Cina, il Mekong,  impara a diventare il grande fiume che è.

Si può andare a Ovest ma si può anche andare a Est.

Si deve comunque andare fino a trovare un luogo di bonaccia, di tregua dove poter guardare con distacco la vita passata.

“Amarezza, recriminazioni, consigli, moralità, tristezza: dietro di lui c’era di tutto, e davanti gli stava l’aspra ed estatica gioia del puro essere”

E’ questa la meta che Keruac vede per  Dean Moriarty, mi sembra questa la meta che insegue Duccio.

On The Road-La Vena d’Oro, un confronto azzardato? Non so, sarà una riflessione personale ma io ci ho trovato molto di Keruac qui dentro, per quanto poco mi ricordi di un libro letto vent’anni fa..

“Esci con tuo aquilone per farlo volare e si mette a piovere merda”.

L’amarezza è forte, il riscatto non sembra poter arrivare, un senso di tristezza pervade il libro in tutte le sue pieghe. Un periodo storico vissuto alla sua conclusione e per giunta dalla periferia, le cassette mai capite dei Franti, la necessità di essere comunque e sempre e nonostante tutto un bravo ragazzo, “il motivo per il quale, ad ogni passo compiuto verso una donna, io abbia sentito la necessità di farne uno nell’opposta direzione”, la perdita dell’odore dello stupore, la comune volontà (per strade diverse) “di ritardare l’ingresso nel mondo rispettabile del lavoro, della famiglia, dell’assimilazione”. Questo sono io, questo è anche Duccio.

Siamo soli in questo nostro cammino, o forse pensiamo di esserlo.

Duccio incontra molta gente nel suo viaggio verso il Portogallo, incontra nuovi amici a Peniche, anche nei momenti di massima solitudine ha un qualcuno con cui consumare un “pasto frugale”.

E nonostante tutto pensa che “il caso resti il nostro miglior compagno di viaggio, colui che conduce l’orchestra dei giorni, tenendosi sottovento per non farsi annusare”.

Duccio sembra finito ma trova la forza e la volontà di correre e di andare verso l’acqua “urlando come un folle tra i gabbiani”.

Mi piace questa immagine dell’uomo che nonostante tutto ha la forza di lanciarsi in avanti, anche là dove in avanti sembra non esserci nulla (Peniche è il paese più a occidente d’Europa) perché oltre al nulla ci può sempre essere un qualcosa ( le isole di Berlengas sono più a occidente del punto estremo dell’occidente).

Grazie Stefano per questa lezione di vita e per aver parlato anche di me pur senza conoscermi.

Ora i testi delle tue canzoni acquisiscono nuovi significati, ora si può guardare alla vita con un po’ più di ottimismo.

O almeno nel breve spazio della lettura del tuo libro.

“Il mare era appena tornato calmo, il frizzare della spuma si faceva via via più indistinto, quando mezzo miglio avanti alla prua l’abitatore abissale riemerse. Ma ora la balena s’era mutata in un branco di delfini, le groppe a ritmo, come nocche di un immenso pianista sottomarino”

 

 
Trackback: 0 - Scrivi Commento - Commenti: 0
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink
 
 

Inglorious Bastrad

Post n°157 pubblicato il 16 Ottobre 2009 da nem_o

 

Inglorious Bastard

Ho sentito che non era un film tarantiniano.

Non è vero, è tarantiniano fino in fondo alle mutande .

Forse non nei dialoghi, se si eccettua quello iniziale.

Ma il plot narrativo è Tarantino allo stato puro.

Diversi episodi che vanno a convergere nel finale che riscrive la storia, le macchiette di Hitler e Goebbles (a dire il vero anche i personaggi reali erano tragiche macchiette), le situazioni surreali, la violenza come fatto ordinario, il sangue come quotidianità, la musica, lo stile che deve molto allo spaghetti western trasportato questa volta nella seconda guerra mondiale, la caratterizzazione dei personaggi, l’ironia graffiante, il totale spiazzamento dello spettatore.

E soprattutto il finale in cui la storia viene riscritta a uso e consumo del suo universo (forse ma non è detto) malato.

Non è fantapolitica, è Tarantino e basta.

Mai film (visto da me) aveva sovvertito così la Storia senza sconfinare nel ridicolo.

Era difficile pensare ad una conclusione. Nel corso della mia visione più di una volta sono stato portato a pensare che non poteva finire così.

E così invece è finito.

Tarantino è andato oltre alle mie aspettative, oltre alle aspettative di un qualunque appassionato di fanta-storia. Cronemberg nella Zona Morta riscriveva una storia mai esistita, non parlava di personaggi reali. Qui si parla di loro.

Ma forse questo non è la Storia, qui ci si muove in un universo parallelo.

Ancora una volta sono andato a scontrarmi con il multiverso.

Ma questa volta non era necessario capirlo.

Bastava lasciarsi immergere. 

 

 
Trackback: 0 - Scrivi Commento - Commenti: 0
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink
 
 

Come in un film

Post n°156 pubblicato il 08 Luglio 2009 da nem_o

Le tende montate in mezzo agli immensi altipiani del Gobi al riparo di una grande roccia cresciuta dal nulla in mezzo al nulla. Necessario riparo dai venti delle steppe, riparo amato dai cammelli ... le nostre tende galleggiano sui loro escrementi.

Ormai e' l'imbrunire, in lontananaza un puntino si materializza tra il verde delle colline.

Avanza verso noi, e' un cavallo al galoppo , anzi c'e anche un cavaliere.

Si avvicina alle nostre tende e smonta dal cavallino mongolo. E' un omone rivestito dal suo del tradizionale, con il tipico cappello mongolo e gli stivaloni da cavaliere.

Si siede con noi e dai meandri della sua palandrana tira fuori la sua fiaschetta di tabacco da fiuto, beve un goccio di vodka con noi, fuma una sigaretta e poi ritorna ad essere ingoiato all'oscurita'.

Un sogno?

 
Trackback: 0 - Scrivi Commento - Commenti: 0
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink
 
 

Destinazione Mongolia

Post n°155 pubblicato il 29 Giugno 2009 da nem_o

 

Destinazione Mongolia

“In una delle sue pensèe più cupe, Pascal disse che la fonte di tutte le nostre sofferenze era l’incapacità di starcene tranquilli in una stanza” (Bruce Chatwin)

Non mi sento pronto.

Non sento l’urgenza di partire.

Mi stanno stretti questi viaggi in cui pensi già al ritorno nel momento in cui esci di casa per partire.

Gli spazi sconfinati della Mongolia mi suggeriscono l’idea di spazi infiniti nell’anima e di tempi di viaggio dilatati verso un orizzonte irraggiungibile.

Là vorrebbe tendere il mio desiderio di movimento, la vorrebbe condurmi il mio io irrequieto.

La mente vola, ma ai piedi sono attaccati dei pesi.

E’ solo un inutile sbatter d’ali, un po’ di piume svolazzanti e il peso della quotidianità aggravato dalla paura di spiccare realmente il volo.

Un altro viaggio finito ancora prima di partire.

 
Trackback: 0 - Scrivi Commento - Commenti: 1
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink
 
 

Giornalismo made in China

Post n°154 pubblicato il 16 Aprile 2009 da nem_o

Giornalismo made in China

Stavo leggendo un saggio di un giornalista sulla Cina e al capitolo sul giornalismo in Cina mi sono fermato un attimo. Comincia ad esserci una certa libertà, ma una libertà controllata dall’alto. “… i loro capi la lasciano fare perché quei giornalisti hanno dimostrato di sapersi regolare da soli, sanno quali limiti non devono superare. Hanno fatto pulizia di tanti mariuoli ma non si sono mai spinti veramente in alto, non hanno smascherato casi dentro il governo… Un’offensiva controllata contro la corruzione è una terapia alternativa rispetto alle proteste sociali …”

Insomma i giornalisti possono dire solo quello che possono dire per far star buona la gente.

Che incivili sti cinesi che vogliono dominare il mondo, non sanno neanche cos’è la libertà di espressione e di informazione

Per fortuna che io vivo in Italia … poi leggo le ultime su Santoro e Vauro. E penso a Biagi, e penso a Luttazzi …

Ormai da noi tutto è Made in China … anche il giornalismo …

(citazioni da “Il Secolo cinese” di Federico Rampini)

 
Trackback: 0 - Scrivi Commento - Commenti: 0
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink
 
 
« Precedenti Successivi »