Area personale- Login
Cerca in questo Blognilu amaMenuUltimi commentiChi può scrivere sul blog
Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
|
Post n°161 pubblicato il 19 Gennaio 2010 da nem_o
Un'isola incontaminata dove le palme vanno a fondersi con l'acqua accarezzando conle loro fronde spiagge di sabbia bianca. Tutto intorno il silenzio della natura che va a perdesi nell'intrico della foresta che sale fino in cima alle montagne interne. Questa e l'isola di Ko Thao. Non e'vero, questa era Ko Thao. In pochi anni (neanche la Lonely Planet e' riuscita a stare dietro a questa veloce trasformazione) l'isola e' cambiata. Ci sono ancora baiette tranquille, la natura e' ancora splendida ma .... i villaggetti di bungalow nascono ogni giorno, musica a palla nei centri maggiori, quelli che prima erano piccoli vilaggi di pescatori, motorini che sfrecciano ovunque .... Gita in barca per snorkelling, giornata in motorino alla ricerca di spiagge tranquille, l'incontro (incredibile a dirsi) con un vecchio compagno di liceo e domani e' gia' l'ora di partire ... un nuovo giorno completo di viaggio, la voglia di muoversi ....
Post n°160 pubblicato il 16 Gennaio 2010 da nem_o
Molte cose da raccontare molte cose vissute nei giorni passati per condensarle in poche righe. Siamo passati dal delirio frutto di (presunta) onnipotenza umana di Dubai alla tranquilla vita di provincia thailandese. Nessuno stop a Bangkok ma partenza diretta per il sud: Petchaburi prima e Chumphon oggi. Un po di turisti oggi perche siamo vicini all'umbarco per Ko Tao, nessun turista ieri quandio abbiamo girato tutto il giorni in motorino per la cittadina e per i suoi dintorni per finire poi la sera in una autentica festa di paese. Giostre, bancarelle con ogni sorta di cibarie, palloni ripieni di bimbi in una piscinotta improvvisata, un ottovolante che per quanto riguarda la sicurezza, faceva paura solo a guardarlo, un tombolata, tiri a segno, macchinine telecomandate e la gioia sui volti dei bambini. Mancava solo la macchina per tirare i pugni in cui i bulli di paese (da noi) davano prova della loro virilita'. Anche i paesini apparentemente insignificanti hanno sempre qualcosa da insegnare a chi vuole imparare e conoscere. I primi giorni di questo viaggio sono stati belli per il contatto con la realta'locale. I prossimi lo saranno per la natura, domani mattina partenza all'alba per l'isola di Ko Tao. Li i turistici saranno, anche se abbiamo scelto una tra le isole piu tranquille. vedremo ....
Post n°159 pubblicato il 11 Gennaio 2010 da nem_o
sono in partenza ho voglia di andare non è vero siamo in partenza e abbiamo voglia di andare
Post n°158 pubblicato il 23 Ottobre 2009 da nem_o
Stefano Giaccone - La vena d'oro Non mi interessa sapere chi guidava. Stasera che ho anche bevuto un goccetto di più fatico a rileggere il libro e a cercare di capire chi faceva cosa. Ma non è questo che importa. Almeno non a me. Importa sapere che ho letto di una vita che è la vita che non ho mai vissuto. Chiuso nelle paure, nei miei bisogni piccolo-borghesi, nella mia voglia di cambiare il mondo attraverso un sistema educativo forse sbagliato a posteriori ma che allora sembrava l’unico vero (e forse lo è ancora ora, forse ero io inadeguato a quel sistema), ho vissuto la mia vita diversa da quella che qui viene descritta. E che sento comunque mia, almeno per l’amarezza della disillusione o per il sentirmi incompiuto in tutto. Vite diverse che portano alle medesime riflessioni. Conta di più quel che è successo prima o la comunanza delle conclusioni? Non so dare risposta. Mi colpisce però che “senza annunciarlo pubblicamente, ho finito poi per gettare la classica spugna”. Tutti ci siamo passati, alcuni senza possibilità di redenzione, altri (pochi) con il riscatto dietro l’angolo. Siamo comunque la minoranza, i più non si pongono problemi e la spugna l’hanno gettata prima di nascere. In Duccio ci ho visto i Franti come mi ha scritto Stefano sulla dedica, ci ho visto Stefano anche se non lo conosco e ci ho visto me stesso lungo le rive del Mekong laddove in Cina, il Mekong, impara a diventare il grande fiume che è. Si può andare a Ovest ma si può anche andare a Est. Si deve comunque andare fino a trovare un luogo di bonaccia, di tregua dove poter guardare con distacco la vita passata. “Amarezza, recriminazioni, consigli, moralità, tristezza: dietro di lui c’era di tutto, e davanti gli stava l’aspra ed estatica gioia del puro essere” E’ questa la meta che Keruac vede per Dean Moriarty, mi sembra questa la meta che insegue Duccio. On The Road-La Vena d’Oro, un confronto azzardato? Non so, sarà una riflessione personale ma io ci ho trovato molto di Keruac qui dentro, per quanto poco mi ricordi di un libro letto vent’anni fa.. “Esci con tuo aquilone per farlo volare e si mette a piovere merda”. L’amarezza è forte, il riscatto non sembra poter arrivare, un senso di tristezza pervade il libro in tutte le sue pieghe. Un periodo storico vissuto alla sua conclusione e per giunta dalla periferia, le cassette mai capite dei Franti, la necessità di essere comunque e sempre e nonostante tutto un bravo ragazzo, “il motivo per il quale, ad ogni passo compiuto verso una donna, io abbia sentito la necessità di farne uno nell’opposta direzione”, la perdita dell’odore dello stupore, la comune volontà (per strade diverse) “di ritardare l’ingresso nel mondo rispettabile del lavoro, della famiglia, dell’assimilazione”. Questo sono io, questo è anche Duccio. Siamo soli in questo nostro cammino, o forse pensiamo di esserlo. Duccio incontra molta gente nel suo viaggio verso il Portogallo, incontra nuovi amici a Peniche, anche nei momenti di massima solitudine ha un qualcuno con cui consumare un “pasto frugale”. E nonostante tutto pensa che “il caso resti il nostro miglior compagno di viaggio, colui che conduce l’orchestra dei giorni, tenendosi sottovento per non farsi annusare”. Duccio sembra finito ma trova la forza e la volontà di correre e di andare verso l’acqua “urlando come un folle tra i gabbiani”. Mi piace questa immagine dell’uomo che nonostante tutto ha la forza di lanciarsi in avanti, anche là dove in avanti sembra non esserci nulla (Peniche è il paese più a occidente d’Europa) perché oltre al nulla ci può sempre essere un qualcosa ( le isole di Berlengas sono più a occidente del punto estremo dell’occidente). Grazie Stefano per questa lezione di vita e per aver parlato anche di me pur senza conoscermi. Ora i testi delle tue canzoni acquisiscono nuovi significati, ora si può guardare alla vita con un po’ più di ottimismo. O almeno nel breve spazio della lettura del tuo libro. “Il mare era appena tornato calmo, il frizzare della spuma si faceva via via più indistinto, quando mezzo miglio avanti alla prua l’abitatore abissale riemerse. Ma ora la balena s’era mutata in un branco di delfini, le groppe a ritmo, come nocche di un immenso pianista sottomarino”
Post n°157 pubblicato il 16 Ottobre 2009 da nem_o
Inglorious Bastard Ho sentito che non era un film tarantiniano. Non è vero, è tarantiniano fino in fondo alle mutande . Forse non nei dialoghi, se si eccettua quello iniziale. Ma il plot narrativo è Tarantino allo stato puro. Diversi episodi che vanno a convergere nel finale che riscrive la storia, le macchiette di Hitler e Goebbles (a dire il vero anche i personaggi reali erano tragiche macchiette), le situazioni surreali, la violenza come fatto ordinario, il sangue come quotidianità, la musica, lo stile che deve molto allo spaghetti western trasportato questa volta nella seconda guerra mondiale, la caratterizzazione dei personaggi, l’ironia graffiante, il totale spiazzamento dello spettatore. E soprattutto il finale in cui la storia viene riscritta a uso e consumo del suo universo (forse ma non è detto) malato. Non è fantapolitica, è Tarantino e basta. Mai film (visto da me) aveva sovvertito così la Storia senza sconfinare nel ridicolo. Era difficile pensare ad una conclusione. Nel corso della mia visione più di una volta sono stato portato a pensare che non poteva finire così. E così invece è finito. Tarantino è andato oltre alle mie aspettative, oltre alle aspettative di un qualunque appassionato di fanta-storia. Cronemberg nella Zona Morta riscriveva una storia mai esistita, non parlava di personaggi reali. Qui si parla di loro. Ma forse questo non è la Storia, qui ci si muove in un universo parallelo. Ancora una volta sono andato a scontrarmi con il multiverso. Ma questa volta non era necessario capirlo. Bastava lasciarsi immergere.
|


Inviato da: nansa75
il 14/07/2009 alle 09:48
Inviato da: lottergs
il 25/03/2009 alle 08:03
Inviato da: ctthsoe
il 25/03/2009 alle 06:23
Inviato da: toorresa
il 25/03/2009 alle 03:09
Inviato da: lorteyuw
il 24/03/2009 alle 23:56