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Un blog creato da aseliso il 27/06/2010

Frammenti di Aseliso

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L’arte nel tempo di povertà

Post n°22 pubblicato il 18 Novembre 2011 da aseliso
 

Image634570410617118745 Un amico su Facebook posta la citazione di un mio commento: Siamo nel "tempo di povertà". Forse è colpa mia, ma trovo che si scrivono tante cose interessanti, ma ciò che si scrisse nelle epoche in cui la scrittura era tutto, rimane ineguagliabile, come una scultura di Fidia. (Aseliso) E poi mi scrive:

Abbiamo una miriade di scrittori che sanno scrivere ma hanno poco da raccontare. In questo la mia assidua indagine sull'ispirazione trova conforto. Non ho intenzione di smettere il mio "vizio assurdo" perché, tentativi dilettantistici a parte, credo che l'ispirazione possa nascere in modi e luoghi improvvisi e imprevedibili. Tempo fa ti riferivi a Rimbaud, per citarne uno, la cui grandezza fu chiara da morto. A me va di ricordare, ancora, Guido Morselli, morto suicida e disperato abbracciato ai suoi due o tre capolavori. Quanti Morselli nascosti abbiamo? Per tanti inutili scribacchini e imbrattatori abbiamo almeno un genio, più o meno espresso. Mi rifiuto di credere che il trapasso sia il discrimine. Semmai una curiosa circostanza. "È in noi che i paesaggi hanno paesaggio", per cui mi dispongo ad ascoltare gli dei venienti, certo che il meglio debba ancora venire. Mi sento molto a mio agio nella logica aristotelica del banchiere anarchico di Pessoa e credo fermamente che la nuova società transiti attraverso la rivoluzione del singolo. Una delle verità è che siamo creature chiamate a vivere esistenze che non comprendiamo in modo completo, esaustivo. Se il mondo dell'editoria è così teso al soddisfacimento dell'imperativo dio dollaro, non scandalizziamoci se esistono romanzi il cui titolo è tema di sondaggi, la copertina studiata per mesi: io per primo sono stato vittima indifesa (povero!) della copertina ipnotica de "la solitudine dei numeri primi", non potendo resistere a quegli occhi; curioso, lessi di come l'intera operazione fu studiata a tavolino. Dunque: il nuovo romanzo medio italiano passa attraverso editor bravissimi e grandi case editrici che possono permettersi personale competente e autorevole in tema di gusti del pubblico? A tutta prima rifiuto questo modo di intendere le cose. Ma non voglio sottrarmi al fascino dei numeri: se un milione di persone decide di comprare il romanzo di uno sconosciuto mi dichiaro disposto a scommettere sul gusto del pubblico. Non possiamo permetterci il lusso di avere atteggiamenti snob, senza nobilità. Esempio. Prendi l'incredibile gioco di specchi e maschere Mann/Ashenbach/Mahler: una frase riferita all'eterno oggetto di desiderio, Tadzio: "La sua bellezza era inesprimibile e, come altre volte, Aschenbach sentí con dolore che la parola può, sí, celebrare la bellezza, ma non è capace di esprimerla". Ecco, mi sento così, inadeguato, incapace ma affamato, affamato.

Rispondo: Che aggiungere? Poco, nulla, perché sento che hai già detto tutto. Certo la mia posizione era provocatoria e radicale. Ma non possono non tornarmi alla memoria le parole di Micol ne "Il giardino dei Finzi Contini": "Micòl ripeteva di continuo anche a Malnate che a lei, del suo futuro democratico e sociale, non gliene importava nulla, che il suo futuro, in sé, lei lo abborriva, ad esso preferendo di gran lunga "le vierge, le vivace et le bel aujourd'hui", e il passato, ancora di più, il caro, il dolce, il pio passato. E siccome queste, lo so, non erano che parole, le solite parole ingannevoli e disperate che soltanto un vero bacio avrebbe potuto impedirle di proferire: di esse, appunto, e non di altre, sia suggellato qui quel poco che il cuore ha saputo ricordare." Tu citi l'operazione di marketing della copertina de "La solitudine dei numeri primi". Ebbene non è che in passato queste cose non succedessero: I dolori del giovane Werther fu un best seller con un pianficato lancio commerciale, come era possibile nel Settecento. Il piacere di D'annunzio lo fu ancora di più e non dimentichiamo "Il diavolo in corpo" di Radiguet, dove si giocò molto sulla giovane età dell'autore. E l'outing di Bukowski nella sua poesia l'uccello azzurro? "vuoi mandare all'aria tutto il mio lavoro? vuoi far saltare le vendite dei miei libri in Europa?" Il nichilista Bukowski scopriva dentro di sè un uccellino romantico che avrebbe rovinato il suo successo editoriale. Ricordi la citazione di Thomas Mann dal Tonio Kroeger? «A volte mi capita d'andare a finire su un podio, di trovarmi in una sala di fronte a degli uomini venuti per ascoltarmi. Vede, poi mi accade d'osservarmi a guardare attorno nel pubblico, di sorprendermi a scrutare segretamente nell'auditorio, con il dubbio in cuore chi possa essere colui che mi viene incontro, di cui mi giunge l'applauso e il ringraziamento, con cui la mia arte mi procura un'alleanza ideale... Non trovo quanto cerco, Lisaveta. La massa e comunità, trovo, a me ben nota, pressappoco una riunione dei primi cristiani: gente dai corpi goffi e dall'anima fine, gente che, per così dire, cade sempre, lei mi capisce, e la cui poesia è una blanda vendetta contro la vita... sempre e soltanto sofferenti e malinconici e poveretti, e mai qualcuno degli altri, di quelli dagli occhi azzurri, Lisaveta, che non hanno bisogno dello spirito!... «E infine non sarebbe una deplorevole mancanza di coerenza, rallegrarsi che fosse altrimenti? È assurdo amare la vita e tuttavia sforzarsi con tutti gli artifici di tirarla dalla propria parte, interessarla alla finezza e alle malinconie, a tutta la nobiltà malata della letteratura. Il regno dell'arte s'ingrandisce, e quello della salute e dell'innocenza si restringe a questo mondo!" Il mondo dell'arte inteso come mercato e marketing, come salotto e snobismo, come best-seller. Ripeto, non è cominciato oggi. Ma che ne è dell'artista che scompare per far emergere la propria opera? di Shakespeare non sappiamo quasi nulla, e così dev'essere: è la sua opera che ci dice tutto, non la sua vita. Ci sono molti bei romanzi oggi, e un folto numero di ottimi scrittori. Ma non c'è nessuna grandezza, perché la letteratura e l'arte in generale, come anche la poesia e la filosofia, non sono più la linfa vitale del mondo. Questo non significa che non si realizzino più opere d'arte e d'ingegno di valore e pregio. Ma è la grandezza che è definitivamente tramontata. "Se Dio non esiste, tutto è permesso" diceva Dostojevski. Ecco, nessuno crede più al potere di redenzione della bellezza e dell'arte, così come non crede in Dio, nessuno più crede che un libro sia una cosa sacra, per questo lo possiamo acquistare anche al supermercato o in edicola o in ebook. Quando si parla di un buon libro in società, se ne parla come si parla di un bel vestito, di una bella macchina, di una "cosa" bella, ma non di un''opera d'arte. E per primo l'artista non crede alla sua opera, e quel che è più importante non è ciò che ha scritto, ma le sue comparsate in TV, le interviste, il fatto di stare su Facebook e affini...è l'immagine dello scrittore che uccide e mette nell'ombra la sua opera. Cosa manca allo scrittore d'oggi? Invoco sempre Thomas Mann e il suo Tonio Kroeger, e parlo con le parole di Lisaveta: " L'effetto purificatore e santificante della letteratura, la distruzione delle passioni per mezzo di conoscenza e di parola, la letteratura come via per comprendere, per perdonare e per amare, la forza redentrice della lingua, lo spirito letterario quale fenomeno più nobile dell'intelligenza umana, il letterato quale uomo completo, quale santo.." Forse è retorica, ma c'è ancora qualcuno che crede a questo tipo d'artista?

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Commenti al Post:
Led_61
Led_61 il 08/12/11 alle 20:46 via WEB
Sono cambiate troppe cose rispetto al '900, oggi allo scrittore si chiede di impegnarsi, e in questo prestarsi ad ambiti diversi rispetto al suo originario si rischia di rovinare anche persone che hanno talento. Ciao.
 
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