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Creato da gr.1980 il 08/12/2008
la verità, la vita, le speranze e le sofferenze di Doina Matei la ragazza rumena coinvolta nella morte di Vanessa Russo nella metra B di Roma, riportate da un amico che le scrive e la visita in carcere. Doina vuole raccontarsi e raccontare quello che prova: mi ha chiesto di aiutarla, di far capire a chi la giudica che non è un assassina ma una persona come noi che ha avuto solo tanta sfortuna....chi vuole ascoltare anche la sua voce è il benvenuto. Grazie a tutti da parte di Doina

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INDICE DEL BLOG SU DOINA MATEI E L'OMICIDIO DELLA METRO 

A chi vuole dedicare qualche minuto per approfondire la tragica vicenda
dell'omicidio della metro anche dal punto di vista di Doina Matei,
segnalo i post più significativi:

post 64 lettera di Doina al presidente Napolitano

post 23 la lettera di Doina del 22.02.2008 per la madre di Vanessa (premessa al post 22);
post 25-40-41-42-43 brani di lettere che Doina mi ha scritto dal carcere;
post 11-12-13-14 ricostruzione del fatto e della vicenda giudiziaria di Doina;
post 18-19-20 relazione su Doina per la casa-famiglia di don Benzi con note biografiche (premessa post 17);
post 29 un mio scritto su Doina con altri particolari sulla sua vita in carcere;
post 45-46 articoli di Flavia Amabile su "La Stampa";
post 38 articolo di Dacia Maraini;
post 39 dalla rete;
post 48 62 61 omicidi preterintenzionali e volontari;

post 54 articolo di corso bovio
post 66 67 68 attenuanti generiche

 
 
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LA LETTERA DI DOINA MATEI AL PRESIDENTE NAPOLITANO 

Nei giorni scorsi Doina ha scritto al Presidente Napolitano, ecco la notizia di poche ore fa sul sito dell'agenzia apcom

Roma, 19 dic. (Apcom) - "Io ho fatto la prostituta per dare un

futuro ai miei figli, non sono venuta in questo paese per

diventare una delinquente, e non mi vergogno che ho venduto il

mio corpo ogni sera, darei anni della mia vita per avere Vanessa

ancora tra di noi. Invece noi due siamo perse, dal mondo di

fuori, così come siamo adesso". Scrive così Doina Matei, la

romena che il 25 novembre scorso è stata condannata a 16 anni, in

appello, per la morte di Vanessa Russo, in una lettera inviata al

presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.





Doina al culmine di una lite avvenuta all'interno di un vagone

linea B della metropolitana, all'altezza della fermata di

Termini, colpì alla testa Vanessa, 23 anni, aspirante infermiera.

Era giovedì 26 aprile del 2007. La giovane romena, in cinque

pagine scritte a stampatello, con grafia incerta e un italiano

approssimativo, ricostruisce questo periodo di tempo passato in

carcere. "Credetemi, che ho 23 anni - scrive - due bambini di 7 e

6 anni che hanno bisogno di me, tutto che e successo in quel

giorno non volevo che accadesse non volevo farli niente di male,

ho cercato solo di difendermi".





"Aiutatemi perché non resisto più a stare lontano dai miei figli

- continua Doina - non ho più la forza di lottare contro le

sofferenze che mi sono state date da questa vita, ho bisogno di

crescere insieme ai miei figli e di dimenticare le sofferenze

subite sulla strada. Dio mio! Aiutatemi e datemi una possibilita

signor Napolitano, siete ultima mia speranza. Il carcere mi

toglie la vita e io ho paura". La Matei, che è attualmente

detenuta a Rebibbia, prospetta la possibilità di una detenzione

alternativa in una casa famiglia di Rimini, dedicata a Papa

Giovanni XXIII.





Doina aggiunge: "Vorrei far capire al mondo intero che la mia

intenzione non è di scappare della legge, chiedo in ginocchio

soltanto la possibilità di dimostrare chi sono veramente". La

Matei si considera "una madre che capisce il dolore della madre

di Vanessa" e che "allo stesso tempo desidera con tutta se stessa

di poter curare i suoi figli come ha fatto sempre". Rispetto

ancora a chi non c'è più, la giovane romena aggiunge: "Il dolore

per la perdita di Vanessa lo sento dentro di me ogni giorno e lo

sentirò per sempre, fa molto male quando la realtà mi fa vedere

che nessuna persona al di là di queste mura mi vuole ascoltare".





L'avvocato Carlo Testa Piccolomi, nei prossimi giorni presenterà

istanza per la concessione di una misura cautelare più gradata,

forse proprio la detenzione domiciliare in una casa accoglienza,

così come chiesto da Doina al presidente Napolitano. La missiva,

affidata ad un operatore sociale all'interno del carcere, è stata

spedita nei giorni scorsi. Nella prima parte Doina ricorda il suo

passato in Romania, il primo figlio Adrian arrivato a 15 anni e

poi dopo due anni un altro "regalo di Dio", Ionut. A 18 anni però

Doina è in Italia e per lei è la strada, la prostituzione l'unico

mestiere, "ma ho accettato perché volevo un futuro meglio del mio

per i miei figli, era l'unico sogno che avevo, di comprare una

casa e di costruirmi una famiglia, che sempre avevo desiderato".





"Ogni sera e ogni macchina era un rischio, ma non mi importava

perché avevo un compito, di comprare quella casa. Ho subito tante

volte violenze, sono state derubata mille volte. Picchiata con

calci e pugni. Buttata dalla macchina, lasciate in strada, senza

sapere quale era la direzione per tornare a casa". E così quando

è "arrivato quel giorno alla stazione Termini - sottolinea Doina

- io ho solo cercato di difendermi, ma dopo che ho visto il

sangue e Vanessa che era caduta a terra mi sono spaventata, e per

questo sono scappata".

Link: http://www.apcom.net/newscronaca/20081219_195801_4d2f12d_52751.shtml

 
 
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CHI MERITA LE ATTENUANTI GENERICHE 

Caso Cogne: Anna Maria Franzoni uccide suo figlio piccolo colpendolo ripetutamente alla testa. In primo grado viene condannata a 30 anni per omicidio volontario aggravato al'interno di un rito abbrviato (quindi pena base ergastolo).
Successivamente la Corte d'Assise di Appello le concede le attenuanti generiche e le riduce la pena a 16 anni.
Ma leggiamo cosa dice nelle motivazioni la Corte:
Quella della Franzoni è stata una «condotta efferata, un dolo
intenzionale di omicidio che ha superato in un breve momento ogni
freno. Come è reso evidente dal vero e proprio massacro della testa del
suo bambino
».
Però le dà le attenuanti generiche perchè: la Corte d'Appello ha riconosciuto ad Annamaria Franzoni le attenuanti
generiche equivalenti alle aggravanti perché soffre di un disturbo
psicologico che le provoca forti crisi ansiose
.
Doina non ha crisi ansiose, da quando è rimasta incinta del primo figlio a 15 anni vive in un continuo ed ininterroto stato ansioso: come procurare il cibo ai propri figli, dove trovare un tetto per farli riposare, qualche soldo per un dolce od un gioco per i suoi angeli, resistere alle umiliazioni e alle violenze della strada e di tanti uomini che la cercano solo per usarla, convivere con la paura e sperare in un riscatto ed in una vita felice un domani.
Ma Doina non ha rotto la testa ai suoi figli, Doina ha sacrificato la sua giovinezza e la sua innocenza per loro.....anche Doina si sentiva spesso nervosa e al limite della sopportazione, ma non se l'è mai presa con i suoi figli, ha lottato e vissuto per loro (ed ha solo 21 anni e la terza media)....Doina non merita le attenuanti generiche, Doina non merita sconti, Doina merita il massimo della pena, Doina merita la stessa pena della Franzoni.
E' giovane, ma è anche una prostituta rumena.
Ha due figli ma è anche una prostituta rumena.
Non ha mai avuto una vita felice e facile ma è anche una prostituta rumena.
Stava rispondendo ad una provocazione ma è anche una prostituta rumena.
Non voleva uccidere (per lei solo omicidio preterintenzionale) ma è una prostituta rumena...quindi merita una pena da omicidio volontario!!!!
E' giusta una Giustizia che non dà le stesse garanzie a tutte le persone, è giusta una Giustizia che nega le attenuanti per il solo fatto che Doina non conta nulla, nessuno la stà a sentire...è una rumena e prostituta e quindi si può anche sacrificare e dare in pasto all'opinione pubblica?
NON è una Giustizia giusta questa!!!

 

 
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LA CORTE DI CASSAZIONE SULLE ATTENUANTI GENERICHE 

Ecco una sentenza della Corte di Cassazione che ritiene concedibili le attenuanti generiche anche nel caso di un omicidio particolarmente efferato. In questo caso l'omicida ha legato mani e piedi il suo compagno, gli ha rubato soldi, cellulare e quant'altro, l'ha picchiata fino a rompergli la testa, l'ha lasciato agonizzante per mezz'ora prima di andare via. Ma la Corte d'appello gli ha concesso le attenuanti generiche e la Corte di cassazione ha confermato questa decisione......perchè?
L'assassino era giovane, era un emarginato ed arretrato culturalmente, era un extracomunitario.
Anche Doina è giovane ma niente attenuanti generiche;
Anche Doina è una emarginata (prostituta straniera in un paese straniero) ma niente attenuanti generiche;
Anche Doina è arretrata culturalmente (per crescere il primo figlio avuto a 15 anni lasciò la scuola) ma niente attenuanti generiche;

Doina non stava rubando ma niente attenuanti generiche; Doina non ha infierito sul corpo della povera Vanessa ma niente attenuanti generiche;Sopratutto, Doina non voleva uccidere (la condanna è per il preterintenzionale ossia oltre l'intenzione) ma niente attenuanti ganeriche;

Perchè a Doina niente attenuanti generiche? Cosa è successo?

Cassazione – Sezione prima penale (up) – sentenza 13
dicembre 2006-16 gennaio 2007, n. 957 Presidente Gemelli – Relatore
Urban Pg Giampaoli – Ricorrente N.
Svolgimento del processo


Con sentenza del 2 marzo 2006 la Corte d’assise d’appello di Milano in
parziale accoglimento dell’appello proposto da N. Marian, imputato per
omicidio e rapina ai danni di F. Carlo riduceva la pena inflitta
(riconosciute le attenuanti generiche, ritenute equivalenti
all’aggravante della crudeltà) ad anni 17 mesi e 4 di reclusione e
confermava nel resto la sentenza di primo grado. In fatto, risulta
dalla confessione dello stesso imputato che nella notte tra il 18 e il
19 novembre 2003 il N. uccise il F. presso l’abitazione di quest’ultimo
e quindi si impossessò di denaro, del cellulare, di alcuni oggetti prelevati presso la stessa casa del F.. L’omicidio era avvenuto nel quadro di una relazione omosessuale
che da qualche giorno era iniziata tra i due. L’aggravante di avere
agito con crudeltà sarebbe conseguente alla particolare efferatezza
dell’omicidio, eseguito con numerosi colpi inferti sul cranio con un
corpo contundente:
il volto era devastato, con le regioni orbitali
tumefatte, la regione nasale assai gonfia, fuoriuscita di sostanza
ematica dalle narici; mani e piedi erano legati. Propone
ricorso per cassazione il Pg della Repubblica presso la Ca di Milano
sul punto delle attenuanti generiche, concesse in sede di appello. Il
ricorso dà atto che in primo grado le attenuanti generiche erano state
escluse in considerazione della brutalità dell’aggressione e
dell’indifferenza dimostrata per l’agonia della vittima in quanto
l’imputato, dopo avere ripetutamente colpito il F. e dopo averlo legato
mani e piedi, si era trattenuto nell’abitazione dello stesso per oltre
un’ora mentre la vittima agonizzava. La Corte d’assise d’appello era
invece venuta meno all’obbligo di indicare le ragioni per le quali si
era ritenuto di riconoscere alle attenuanti generiche, concesse per la
giovane età dell’imputato, la sua condizione personale, caratterizzata
da uno stato di emarginazione sociale e di arretratezza culturale
,
tralasciando di considerare che nell’eseguire il delitto, il N. aveva
inutilmente infierito in modo brutale sul corpo della vittima, ormai
ridotto del tutto all’impotenza.

Motivi della decisione

Il ricorso è manifestamente infondato.

La
questione sollevata dal Pg ricorrente, sulla compatibilità delle
attenuanti generiche riconosciute in appello, con la estrema
efferatezza del delitto, si risolve sostanzialmente in una valutazione
del fatto, in ordine alla quale non è consentito alcun sindacato, nella
presente sede di legittimità, in presenza di una congrua ed adeguata
motivazione. Si rileva, a tale proposito, che la Corte d’assise
d’appello ha dato conto, sia pure in modo sintetico, ma certo non
illogico, delle ragioni per le quali è stata ritenuta l’attenuante di
cui all’articolo 62bis Cp: si è avuto riguardo al comportamento
processuale, alla giovane età dell’imputato nonché alla sua
arretratezza culturale e la sua situazione di emarginazione sociale
conseguente allo stato di immigrato clandestino, senza uno stabile
lavoro e senza uno stabile riferimento in Italia.
Si è quindi proceduto
ad un attento esame del giudizio di comparazione rispetto
all’aggravante di cui all’articolo 61 n. 4 Cp, riconosciuta proprio in
conseguenza alla ferocia dell’azione lesiva, pervenendo quindi alla
valutazione di equivalenza.

Il ricorso, incentrato esclusivamente su tale aspetto, deve essere quindi dichiarato inammissibile.

PQM

La Corte suprema di Cassazione, Sezione prima penale, dichiara inammissibile il ricorso.

 

 
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UN GRIDO NEL DESERTO 

Doina ha compiuto un passo importante, ha scritto alla massima magistratura italiana, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e le principali agenzie di stampa, oggi, hanno lanciato la notizia.
Per lei non è stato facile risolversi a questo passo, ha molto riflettuto sul da farsi....ma Doina si sente con le spalle al muro, Doina ha capito che finora questa Giustizia italiana per lei è stata poco giusta....Qui è la sua vita in gioco e quel futuro che ancora ha diritto di sperare ed immaginare, per i suoi figli ed anche per se stessa.
La Giustizia già l'ha giudicata due volte, per due volte ha deciso che NON VOLEVA UCCIDERE (perchè questo significa omicidio preterintenzionale)..... ma le ha dato 16 anni, la stessa pena a cui è stata condannata Anna Maria Franzoni per aver ucciso volontariamente suo figlio di pochi anni con una serie ripetuta di colpi di zoccolo che gli hanno fracassato la testa.
E' stata giusta questa giustizia che le ha negato le attenuanti generiche? Le attenuanti generiche sono state reintrodotte nel codice penale italiano, dopo il periodo fascista, per dare al giudice la possibilità di meglio individuare la pena più adeguata al reo. Non c'è una definizione di attenuanti generiche, possono essere date per molti motivi: di solito la giovane età, il non avere precedenti penali o giudiziari, le condizioni di miseria materiale e morale della propria vità, l'inesperienza, ecc.
Doina aveva 21 anni il giorno della tragedia; Doina non ha mai avuto problemi con la giustizia prima di questo episodio; Doina è nata e vissuta in una famiglia molto povera insieme a 4 fratelli praticamente senza padre nè madre, è cresciuta da sola; Doina ha due figli a cui lei ha fatto sia da padre che da madre (pensate, poteva abortire o abbandonarli....no, li ha cresciuti con amore ed aveva solo 15 anni quando rimase incinta del primo); Doina si prostituiva ogni notte da quando aveva 18 anni per questi suoi due bimbi, per mettergli qualcosa sotto i denti e regalargli un sorriso; Doina rischiava la vita ogni notte, ha preso calci, pugni e tante umiliazioni; Doina non a mai avuto nessuno vicino ad insegnarli a vivere, si è fatta a sola.
Tutte queste cose bastano per le attenuanti generiche? Ne basterebbe una sola di queste condizioni: probabilmente se era italiana o francese le avrebbe ottenute, probabilmente se i media non avessero montato un caso nazionale le avrebbe ottenute....Ma Doina è rumena, prostituta, Doina serviva per colpire tutti i rumeni e dare un segnale...Questa non è Giustizia, questa è giustizia sommaria.
Bisogna riflettere su una Giustizia che rinuncia a garantire un giusto processo, un giudizio equo ed obiettivo, per seguire le sirene del razzismo e del chiacchiericcio mediatico.
Quel giorno non è morta solo Vanessa, anche una parte di Doina è morta con lei......
 

 
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INDICE DEL BLOG SU DOIN MATEI E L'OMICIDIO DELLA METRO 

A chi vuole dedicare qualche minuto per approfondire la tragica vicenda
dell'omicidio della metro anche dal punto di vista di Doina Matei,
segnalo i post più significativi:

post 64 lettera di Doina al presidente Napolitano

post 23 la lettera di Doina del 22.02.2008 per la madre di Vanessa (premessa al post 22);
post 25-40-41-42-43 brani di lettere che Doina mi ha scritto dal carcere;
post 11-12-13-14 ricostruzione del fatto e della vicenda giudiziaria di Doina;
post 18-19-20 relazione su Doina per la casa-famiglia di don Benzi con note biografiche (premessa post 17);
post 29 un mio scritto su Doina con altri particolari sulla sua vita in carcere;
post 45-46 articoli di Flavia Amabile su "La Stampa";
post 38 articolo di Dacia Maraini;
post 39 dalla rete;
post 48 62 61 omicidi preterintenzionali e volontari;

post 54 articolo di corso bovio

 
 
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LETTERA DI DOINA MATEI AL PRESIDENTE NAPOLITANO 

Nei giorni scorsi Doina ha scritto al Presidente Napolitano, ecco la notizia di poche ore fa sul sito dell'agenzia apcom

Roma, 19 dic. (Apcom) - "Io ho fatto la prostituta per dare un
futuro ai miei figli, non sono venuta in questo paese per
diventare una delinquente, e non mi vergogno che ho venduto il
mio corpo ogni sera, darei anni della mia vita per avere Vanessa
ancora tra di noi. Invece noi due siamo perse, dal mondo di
fuori, così come siamo adesso". Scrive così Doina Matei, la
romena che il 25 novembre scorso è stata condannata a 16 anni, in
appello, per la morte di Vanessa Russo, in una lettera inviata al
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.


Doina al culmine di una lite avvenuta all'interno di un vagone
linea B della metropolitana, all'altezza della fermata di
Termini, colpì alla testa Vanessa, 23 anni, aspirante infermiera.
Era giovedì 26 aprile del 2007. La giovane romena, in cinque
pagine scritte a stampatello, con grafia incerta e un italiano
approssimativo, ricostruisce questo periodo di tempo passato in
carcere. "Credetemi, che ho 23 anni - scrive - due bambini di 7 e
6 anni che hanno bisogno di me, tutto che e successo in quel
giorno non volevo che accadesse non volevo farli niente di male,
ho cercato solo di difendermi".


"Aiutatemi perché non resisto più a stare lontano dai miei figli
- continua Doina - non ho più la forza di lottare contro le
sofferenze che mi sono state date da questa vita, ho bisogno di
crescere insieme ai miei figli e di dimenticare le sofferenze
subite sulla strada. Dio mio! Aiutatemi e datemi una possibilita
signor Napolitano, siete ultima mia speranza. Il carcere mi
toglie la vita e io ho paura". La Matei, che è attualmente
detenuta a Rebibbia, prospetta la possibilità di una detenzione
alternativa in una casa famiglia di Rimini, dedicata a Papa
Giovanni XXIII.


Doina aggiunge: "Vorrei far capire al mondo intero che la mia
intenzione non è di scappare della legge, chiedo in ginocchio
soltanto la possibilità di dimostrare chi sono veramente". La
Matei si considera "una madre che capisce il dolore della madre
di Vanessa" e che "allo stesso tempo desidera con tutta se stessa
di poter curare i suoi figli come ha fatto sempre". Rispetto
ancora a chi non c'è più, la giovane romena aggiunge: "Il dolore
per la perdita di Vanessa lo sento dentro di me ogni giorno e lo
sentirò per sempre, fa molto male quando la realtà mi fa vedere
che nessuna persona al di là di queste mura mi vuole ascoltare".


L'avvocato Carlo Testa Piccolomi, nei prossimi giorni presenterà
istanza per la concessione di una misura cautelare più gradata,
forse proprio la detenzione domiciliare in una casa accoglienza,
così come chiesto da Doina al presidente Napolitano. La missiva,
affidata ad un operatore sociale all'interno del carcere, è stata
spedita nei giorni scorsi. Nella prima parte Doina ricorda il suo
passato in Romania, il primo figlio Adrian arrivato a 15 anni e
poi dopo due anni un altro "regalo di Dio", Ionut. A 18 anni però
Doina è in Italia e per lei è la strada, la prostituzione l'unico
mestiere, "ma ho accettato perché volevo un futuro meglio del mio
per i miei figli, era l'unico sogno che avevo, di comprare una
casa e di costruirmi una famiglia, che sempre avevo desiderato".


"Ogni sera e ogni macchina era un rischio, ma non mi importava
perché avevo un compito, di comprare quella casa. Ho subito tante
volte violenze, sono state derubata mille volte. Picchiata con
calci e pugni. Buttata dalla macchina, lasciate in strada, senza
sapere quale era la direzione per tornare a casa". E così quando
è "arrivato quel giorno alla stazione Termini - sottolinea Doina
- io ho solo cercato di difendermi, ma dopo che ho visto il
sangue e Vanessa che era caduta a terra mi sono spaventata, e per
questo sono scappata".

Link: http://www.apcom.net/newscronaca/20081219_195801_4d2f12d_52751.shtml

 

 
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INDICE BLOG SU DOINA MATEI E OMICIDIO DELLA METRO 

A chi vuole dedicare qualche minuto per approfondire la tragica vicenda
dell'omicidio della metro anche dal punto di vista di Doina Matei,
segnalo i post più significativi:
post 23 la lettera di Doina del 22.02.2008 per la madre di Vanessa (premessa al post 22);
post 25-40-41-42-43 brani di lettere che Doina mi ha scritto dal carcere;
post 11-12-13-14 ricostruzione del fatto e della vicenda giudiziaria di Doina;
post 18-19-20 relazione su Doina per la casa-famiglia di don Benzi con note biografiche (premessa post 17);
post 29 un mio scritto su Doina con altri particolari sulla sua vita in carcere;
post 45-46 articoli di Flavia Amabile su "La Stampa";
post 38 articolo di Dacia Maraini;
post 39 dalla rete;
post 48 62 61 omicidi preterintenzionali e volontari;

post 54 articolo di corso bovio
 
 
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OMICIDI VOLONTARI 

Ecco altri esempi tratti dalla cronaca degli ultimi anni...Cosa sono? Sono omicidi volontari, sono omicidi compiuti con la precisa volontà di uccidere.....non sono omicidi preterintenzionali come quello di Doina (ossia tragiche disgrazie non volute dall'agente, art. 584 del codice penale). Sono omicidi compiuti con coltelli, con fucili, verso nipoti disabili, uno addirittura da un avvocato....ci sono stati sconti, attenuanti generiche, fini valutazioni sull'intensità del dolo, della volontarietà e, sopratutto, pene anche inferiori ai 10 anni!!!
Doina non ha avuto tante considerazioni, in due ore scarse hanno deciso che non non voleva uccidere volontariamente, ma....16 anni: è rumena in fin dei conti....l'opinione pubblica ha bisogno di un mostro da sbattere in prima pagina, di un esempio da additare.
Ecco, leggete e dopo ditemi se c'è qualcosa che non torna, leggetevi anche il post precedente e pensate se qualcosa non quadra con Doina....ma certo, in fin dei conti è solo una prostituta rumena.




Uccise un ladro: fu omicidio
volontario
,
Avvocato condannato a 9 anni e 4 mesi. Non ha ucciso per difendersi. Ha inseguito il ladro d' auto
fino al cancello e lo ha accoltellato alla schiena con un coltello da cucina
lungo 36 cm,
mentre il fuggiasco tentava di scavalcare l' inferriata. La ricostruzione della
Procura ha convinto il gup Marco Blaiotta, che ha condannato l' avvocato
Dario Manna, 34 anni, a nove anni e quattro mesi di reclusione per omicidio
volontario. Il pm Francesco dall' Olio di anni ne aveva chiesti 15, ma il
giudice ha eliminato l' aggravante dei futili motivi
. Manna rimane agli
arresti domiciliari
.

(12 maggio 2004) - Corriere della Sera



Investì coppia fidanzati , 10 anni
per omicidio volontario
a Stefano Lucidi. Condanna a 10 anni di reclusione per
Stefano Lucidi, il pirata della strada che il 22 maggio scorso investì e uccise la coppia di fidanzati
Alessio Giuliani e Flaminia Giordani, in via Nomentana, a Roma. La sentenza, in
primo grado, è stata emessa dal Gup Marina Finiti. Lucidi è stato
riconosciuto responsabile di omicidio volontario con dolo eventuale.
La
sentenza è stata emessa al termine del procedimento tenutosi con il rito
abbreviato. Il rappresentante dell'accusa, Carlo Lasperanza, aveva
sollecitato la condanna dell'imputato a 14 anni di reclusione. A Lucidi era
contestato anche il reato di omissione di soccorso con l'aggravante della guida
senza patente e del passaggio ad un semaforo rosso ad alta velocità.



Firenze, 6 dicembre 2008 - Quattordici
anni e otto mesi di reclusione
per omicidio volontario e lesioni
aggravate
la pena comminata dalla  Corte d'assise di Firenze nei confronti di
Marco Schiavazzi, il falso oncologo che era accusato di essere il responsabile
della morte di due pazienti. I giudici, che gli hanno concesso le attenuanti
generiche
, ha accolta in pieno, sotto il profilo del dolo eventuale, la
richiesta di condanna per omicidio volontario: Il finto medico, che diceva di
essersi laureato in Germania con 110 e lode e specializzato in oncologia con
una tesi sul carcinoma della mammella, avrebbe curato i malati con flebo a base
di acqua fresca o di sostanze mai bene identificate, ma del tutto inutili ai
fini di una ipotetica guarigione. I due pazienti deceduti, in particolare, (un
uomo, Italo Bocci, e una giovane donna, Ilaria Ciampolini) sarebbero stati
convinti ad abbandonare le cure antitumorali tradizionali per sottoporsi al suo
rivoluzionario metodo di cura. E si sarebbe anche fatto pagare fior di milioni.



09-05-2006  Reggio
Emilia - Francesco Bertozzi, è stato condannato oggi pomeriggio a 9 anni e 4 mesi per omicidio volontario
della nipote disabile
, dal gup, Cristina Beretti. L'uomo, nel maggio di
due anni fa, raggiunse la scuola frequentata dalla nipote 18enne per riaccompagnarla
a casa. Piu' tardi la ragazza venne trovata cadavere sulla macchina, soffocata.
Il nonno, allontanandosi dall'auto, aveva telefonato a casa per avvertire di
quanto era accaduto. Il pm ha chiesto la condanna a 14 anni, condannato a 9
anni e 4 mesi, Francesco Bertozzi rimarra' libero in attesa dell'appello.



 



Roma 13.07.2207 - Quindici
anni per omicidio volontario
. Questa la pena inflitta dal giudice
per le udienze preliminari del tribunale di Civitavecchia Giovanni
Giorgianni a Vittorio Emiliani, 19 anni, uno dei due imputati per l'omicidio
del 26 enne Renato Biagetti ucciso a coltellate il 27 agosto scorso
a Focene, sul litorale romano, mentre usciva da una dancehall reggae. Il
giudice ha accolto in pieno la richiesta della pm Pinto.  



 



19.05.2004 - Venerdì le condanne in primo grado per
l’omicidio di Davide Cesare, il ragazzo di 26 anni meglio noto come Dax fra i
frequentatori del centro sociale Orso, avvenuto a Milano nella notte tra il 16
e il 17 marzo dell’anno scorso: 16
anni e 8 mesi di reclusione per omicidio volontario
per il trentenne
Federico Morbi
, 3 anni e 4 mesi per il padre Giorgio Morbi. Condanne dure
quelle disposte dal giudice per l’udienza preliminare Cesare Tacconi, di poco
inferiori alle richieste avanzate dal pubblico ministero Nicola Di Plotti di 18
anni per il primo e 5 anni per il secondo.  Forse tutto iniziò con una banale rissa
verbale davanti a un bar di via Brioschi: dai primi spintoni si è facilmente
passati alla rissa, finchè uno dei Morbi ha estratto un coltello. L’arma
con cui è stato colpito a morte Davide Cesare, 13 coltellate di cui 6 alla
schiena
, e con cui sono stati feriti gravemente altri tre ragazzi.



 



Omicidio di via Casalecchio: l'investimento del viado fu
volontario. La Corte
d'Assise d'Appello di Bologna ha condannato a 14 anni di reclusione per omicidio volontario il 32enne
sammarinese Enea Bruschi. L'uomo, nel 2002, aveva investito di proposito e
ucciso un viado in via Casalecchio a Rimini, in zona aeroporto.



 



giovedì 26 ottobre 2000. Il pubblico ministero chiede una
condanna a 27 anni in rito abbreviato per un omicidio volontario e i giudici
infliggono all’imputato solo sette
anni di reclusione, disponendo anche la sua scarcerazione.
In breve
quanto è stato deciso questa mattina in Corte d’Assise, a Bari, nei confronti
di Massimo De Bari, il 22enne arrestato con altri due imputati, per l’omicidio
del bidello Giuseppe Laricchia, ucciso con una coltellata al cuore il
primo novembre di due anni fa a Giovinazzo. I giudici stamane hanno emesso il
verdetto nei confronti di De Bari, ai quali hanno riconosciuto le attenuanti
generiche
e la minima partecipazione, nonché naturalmente la diminuente del
rito alternativo.



 



SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Condannato con rito abbreviato a 14 anni e sei mesi di reclusione
il trentenne Fabrizio D’Intino, per aver ucciso a colpi di fucile lo zio
Adamo Cipolloni, in un drammatico 10 febbraio 2007 in via Chienti, nella
zona di Porto d’Ascoli.




 

 
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QUANTO VALE UN OMICIDIO? 

La domanda è forte ma non è una provocazione....ci sono omicidi e omicidi, ma non mi riferisco alla distinzione tra colposo, preterintenzionale o volontario oppure ai concetti di grado della colpa o intensità del dolo. Non mi riferisco a categorie tratte dal diritto penale ma a quelle in uso, purtroppo, presso certa magistratura e opinione pubblica: quando il reato lo subisce o lo compie uno straniero, quando invece a compierlo o a subirlo è un italiano. La riflessione parte da un episodio tratto dal post 58: ho fatto un lungo elenco di omicidi preterintenzionali come quello di Doina, talvolta anche molto più gravi per le modalità e le persone uccise (un bambino di 61 giorni o la propria madre); lo scopo era quello di sottolineare la differenza di trattamento avuto: tutti hanno avuto pene che non superano i 10 anni (anche con le aggravanti), quasi tutti hanno avuto le attenuanti generiche.....Doina Matei niente, Doina Matei ha avuto 16 anni!!!
Ma c'è un episodio, in particolare, che è allo stesso tempo il più differente ed il più simile a quello di Doina: un ragazzo italiano è stato condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione per l'omicidio preterintenzionale di un altro ragazzo. E' il più differente da Doina, Doina per lo stesso reato ha subito una pena quattro volte superiore.
Ma è anche il più simile....i fatti: il morto non era italiano ma era brasiliano, Adriano Torres de Assuncao; il morto era un puttano, un transessuale, un transessuale brasiliano; cosa è successo, i due si appartano per una prestazione, la prestazione non è di gradimento del ragazzo italiano, rivuole i soldi indietro ma il transessuale scappa e gli ruba anche il portafoglio. Il giovane italiano, Stefano Antonelli, cova vendetta, la cova per alcuni giorni e torna con un martello, di quelli per rompere i muri, per vendicarsi...trova il transessuale, gli dà una martellata in pieno viso e dopo scappa. Dopo qualche giorno il transessuale muore, l'accusa è pesante omicidio volontario aggravato dai futili motivi e la premeditazione, pena prevista l'ergastolo. Il giovane viene preso e....prima stranezza, viene messo agli arresti domiciliari (non un giorno di carcere si farà mai)....seconda stranezza, la condanna sarà solo a 4 anni e 8 mesi per omicidio preterintenzionale (anche il PM dirà nella requisitoria che l'Antonelli non voleva uccidere con una martellata in pieno volto).
Ci sono due somiglianze con Doina Matei...anche Doina Matei non è italiana, è rumena; anche Doina Matei è una puttana.
La riflessione di fondo? Già l'avete capita....in Italia ci sono due binari di giudizio: uno per gli stranieri, uno per gli italiani; uno per le persone "normali", uno per i poveracci "prostitute, omosessuali, diversi in genere".....ci sono due tipi di processo, due opinioni pubbliche, due carceri e due pene, tutto diverso.
Quando a morire violentemente è uno straniero ed un diverso la sua vita non vale niente, vale solo quattro anni di carcere mai scontato (in tutto internet non ho trovato nessuna pena così bassa, soprattutto partendo da un accusa inziziale di volontario).
Quando accusato è uno straniero ed un diverso (Doina è rumena, Doina è una puttana)....beh, non ci sono attenuanti, non ci sono pene medie, c'è solo il massimo dei massimi consentiti per l'omicidio preterintenzionale 16 anni.
Stefano Antonelli non voleva uccidere Adriano de Torres: 4 anni e 8 mesi.
Anche Doina Matei non voleva uccidere Vanessa Russo: 16 anni.
Si dice che la fortuna è cieca,talvolta lo è anche la GIUSTIZIA.
 

 
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INDICE DEL BLOG SU DOINA MATEI E L'OMICIDIO DELLA METRO

A chi vuole dedicare qualche minuto per approfondire la tragica vicenda
dell'omicidio della metro anche dal punto di vista di Doina Matei,
segnalo i post più significativi:
post 23 la lettera di Doina del 22.02.2008 per la madre di Vanessa (premessa al post 22);
post 25-40-41-42-43 brani di lettere che Doina mi ha scritto dal carcere;
post 11-12-13-14 ricostruzione del fatto e della vicenda giudiziaria di Doina;
post 18-19-20 relazione su Doina per la casa-famiglia di don Benzi con note biografiche (premessa post 17);
post 29 un mio scritto su Doina con altri particolari sulla sua vita in carcere;
post 45-46 articoli di Flavia Amabile su "La Stampa";
post 38 articolo di Dacia Maraini;
post 39 dalla rete;
post 48 altri episodi di cronaca da comparare;

post 54 articolo di corso bovio

 
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OMICIDI PRETERINTENZIONALI 

Un salto nella cronaca; mi sono fatto un giro su internet cliccando su Google

"omicidio preterintenzionale"......cosa ho trovato? questi episodi

che vi mostro: omicidi preterintenzionali, alcuni aggravati dai futili

motivi, altri contro bambini o la propria madre, altri ancora perpetrati con

martelli e coltelli, alcuni in riti abbreviati, altri in corte d'assise (e

quindi senza sconti)....beh, le attenuanti generiche i giudici le danno eccome,

nessuno ha ricevuto 16 anni e nemmeno 15 o 14......qualcuno a preso 10 anni,

qualcun altro 4 anni, sì QUATTRO ANNI!!!! Ecco a voi di seguito, leggete e poi

ditemi se c'è qualcosa che non quadra con Doina.



23



gennaio 2002: Salvatore Samo, 39 anni, viene condannato dal tribunale di Nocera

Inferiore a 8 anni di reclusione per

l’omicidio preterintenzionale aggravato dai futili motivi di Enrico

Altamura, 42 anni. Il pm Giancarlo Russo ricostruisce la vicenda imputata a

Sarno. «A seguito di un banale litigio pregresso, conseguente a supposte

molestie e fastidi provocategli dall'Altamura, in specie attraverso pressanti

richieste di sigarette Sarno raggiungeva costui all'interno del reparto e nella

stanza dove stava riposando, steso sul letto e in condizione di minorata

difesa, colpendolo ripetutamente in due successive riprese, comunque in modo

improvviso e violentissimo, con almeno tre o quattro pugni, di cui almeno uno

colpì la faccia laterale sinistra del collo, procurando lo sfacelo traumatico a

carico del glomo carotideo e consequenziale bradicardia con edema polmonare

acuta conducente al decesso».


LECCO - Dieci

anni e otto mesi. Che con gli effetti della legge sull' indulto diventano 7

anni e 8 mesi. Si è dimezzata la pena a carico di Valerio Filippo Tallarico, il

magazziniere di Lecco non ancora trentenne condannato in primo grado a 14 anni

e 6 mesi con l' accusa di aver ucciso volontariamente
, nel gennaio del 2003, il

figlio Dennis, di soli 61 giorni. Ieri mattina la Corte d' assise d' appello

di Milano ha accolto la richiesta presentata dall' avvocato difensore, Luciano

Bova, e ha derubricato la condanna per omicidio volontario in omicidio

preterintenzionale
. Per i giudici, insomma, Tallarico ha ucciso il figlio

senza l' intenzione di farlo. E la pena inflitta in primo grado dal Tribunale

di Lecco con rito abbreviato è stata ridotta di quasi quattro anni.



23 marzo 2002: Fiorenzo

Casisi, 34 anni, uccide a pugni fuori di un pub di Airuno Francesco Vassena, 21

anni. La condanna è a 7 anni per

omicidio preterintenzionale, l’accusa aveva chiesto 10 anni con le

attenuanti generiche
.



30 gennaio 1994: Gaetano


Arcidiacono, di 27 anni, Stellario Ruggieri, di 29, e Natale Cancilleri, di 23,

ultras del Messina, aggrediscono e provocano la morte di un militare di leva, Salvatore

Moschella, di 20 anni, su un treno presso la stazione di Acireale. Vengono

condannati per omicidio preterintenzionale aggravato dai futili motivi a

10 anni dalla Corte di Assise di

Catania (pena confermata in Appello e Cassazione).



3
luglio 2007: condannato a Sei anni e


otto mesi dalla Corte d'Assise di Latina Renato Pugliese, il giovane

accusato di omicidio preterintenzionale, per aver provocato la morte del

gestore del Makkeroni, Vincenzo Bruzzese, colpito da numerosi pugni e morto a

seguito di infarto.



Pena
mite per la martellata omicida. Patteggia


4 anni e 8 mesi il giovane che colpì

il transessuale che morì 4 giorni dopo. Sul

suo capo pendeva un’accusa da ergastolo: omicidio volontario aggravato dalla

premeditazione e dai futili motivi. Aveva ammesso di aver colpito con una

martellata
in pieno volto il giovane transessuale brasiliano Adriano Torres De

Assunçao, col quale aveva litigato per una prestazione sessuale malriuscita e

che morì quattro giorni dopo. Ma alla fine del processo per questa tragica

vicenda, il ventitreenne di Rovato Stefano Antonelli se l’è cavata con una

condanna a una pena molto mite e in tutta questa vicenda non ha fatto un solo

giorno di carcere
. Proprio ieri infatti il giovane ha patteggiato una condanna

a 4 anni e 8 mesi per l’accusa di

omicidio preterintenzionale
. Anche il pm Ivano Brigantini ha condiviso una

delle tesi principali della difesa: Antonelli non voleva uccidere. La vicenda

si svolge tutta tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre dello scorso

anno: Antonelli una sera prende a bordo della sua auto il «viado» e si apparta

con lui. Ma dopo un certo tempo tra i due nasce un litigio: Antonelli non è

soddisfatto e rivuole i suoi soldi; il «viado» non solo si rifiuta ma scende in

fretta dall’auto portandosi via anche il portafogli del cliente. Qualche giorno

dopo Stefano Antonelli torna alla Mandolossa e rivede Adriano Torres De

Assunçao e decide di dargli una lezione: impugna un lungo martello che teneva

sull’auto e, passando accanto al transessuale, lo colpisce alla tempia

sinistra
. Il giovane brasiliano cade a terra ma si riprende subito dopo e per

un paio di giorni non accusa malesseri particolari. Il 6 di ottobre si reca al

pronto soccorso di un ospedale bresciano e mostra l’ematoma alla testa, ma i

medici diagnosticano un ascesso e lo rimandano a casa. La sera stessa però

Adriano Torres si sente male, torna al pronto soccorso e questa volta i medici

si accorgono di un vasto ematoma endocranico. Immediato ma inutile l’intervento

chirurgico: Adriano Torres muore alle prime luci del 7 ottobre.




Delitto
di San Geminiano: turco condannato. E' stato condannato a sei anni e 10 mesi di reclusione per omicidio



preterintenzionale dal Tribunale di Modena, con rito abbreviato, Serkan

Mese, il ventunenne turco che il 31 gennaio scorso accoltello' e uccise

un connazionale residente a Reggio Emilia. Il cosiddetto 'Delitto di

S.Geminiano' (dal nome del patrono di Modena, che si celebra appunto il 31

gennaio) nacque per una motivazione sentimentale. Serkan infatti si era

innamorato di una ragazza di 17 anni, il cui fratello tuttavia osteggiava la

relazione. Quando i due fidanzati avevano deciso di fare una fuga d' amore, il

fratello della ragazza, assieme ad alcuni amici, si era messo a cercarli e li

aveva rintracciati. Serkan aveva cosi' affrontato i suoi 'avversari' sferrando

una coltellata a uno degli amici del fratello della fidanzata. Il giovane era

morto per le ferite riportate. L' omicida aveva poi cercato di rifugiarsi a

casa del fratello, ma era stato individuato e arrestato. Il Pubblico ministero

aveva chiesto 9 anni di reclusione.




Picchiò
a morte un clochard Condannato a nove



anni. Nove anni di reclusione: questa la condanna inflitta in primo grado a

V.D.A., uno dei giovani che nella notte tra il 30 settembre e l’1 ottobre del

2007 aggredirono in pieno centro Mariano Tuccella, il clochard che dopo sei

mesi di coma morì a causa delle ferite. Il pm Enrico Cieri, titolare

dell’inchiesta, di anni ne aveva chiesti 11 e mezzo con le accuse di

omicidio preterintenzionale, rapina e resistenza a pubblico ufficiale
. La

notte dell’aggressione, il giovane stava tornando in albergo in compagnia di

due amici con i quali si trovava di passaggio a Bologna, il ventenne C.F. e un

minorenne. Il pestaggio scattò davanti al Mercato delle Erbe, in via Ugo Bassi.

V.D.A. e il minorenne, ubriachi dopo una serata passata in via del Pratello per

festeggiare il compleanno di C.F., picchiarono Tuccella portandogli via un

borsello contenente cinque euro.





venerdì




23 maggio 2008 Lo

aveva colpito alla testa con un pugno perchè aveva cercato di difendere il

genero durante una lite scoppiata a causa di un'auto parcheggiata in divieto di

sosta. Ieri i giudici della Corte di Assise hanno condannato Giuseppe

Donnarumma, 32enne di Sarno ma residente a Vietri sul Mare, a dieci anni e sei mesi di reclusione a

40mila euro di provvisionale. Il giovane era accusato di omicidio

preterintenzionale
per la morte di Agnello Carrano, l'anziano era

intervenuto per difendere il genero Giovanni Palma aggredito da Donnarumma il

quale, all'epoca dei fatti, era dipendente di una società di carroattrezzi di

Nocera Inferiore. A scatenare la lite, il mancato pagamento del servizio di rimozione.



UCCISERO LA MAMMA


- Tredici anni e quattro mesi a

Brian e Banjamin Baldissin, reato derubricato da omicidio volontario a omicidio

preterintenzionale
. In pratica, secondo il giudici, quando picchiarono

mortalmente la madre, i due fratelli non volevano ucciderla. Tredici anni e

quattro mesi per Brian e Benjamin Baldissin. Il giudice Umberto Donà ha

ritenuto colpevoli Benjamin, 33 anni, e Brian, 25, di omicidio

preterintenzionale
e occultamento di cadavere. Il pm Antonio Miggiani aveva

chiesto 15 anni per i figli e 14 per Claudio, 55 anni. La camera di consiglio è

durata tre ore. Alle 15.30

in punto è stata letta la sentenza che ha scagionato con

formula piena papà Claudio. Per quanto riguarda i figli, il giudice Donà ha

ritenuto che Brian e Benjamin non avessero voluto ammazzare la propria madre.

 

 
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RUMENE E PROSTITUTE: NON BASTA PER L'ERGASTOLO 

LEGGETE L'ARTICOLO DELL'AVV. CORSO BOVIO SU DOINA MATEI E L'OMICIDIO DELLA METRO DA "Il Riformista" DEL 9.05.2008 AL POST 54

 

 
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RUMENE E PROSTITUTE: NON BASTA PER L'ERGASTOLO 

Ecco il testo dell'articolo dell'avv. Corso Bovio su Doina da "Il Riformista" del 9.05.2008



Rumene e prostitute: non basta
per l’ergastolo

 

Avv. Corso Bovio 

 


Le due ragazze rumene non
sono certo il capitano Dreyfus, vittima di una calunnia creata ad arte dal
razzismo antisemita diffuso in Francia sul finire dell’Ottocento. Le due
immigrate sono, però, straniere (anche se ora cittadine comunitarie) e
prostitute. Rumene e meretrici: non un aggettivo e un sostantivo, ma due
stigmate inflitte dalla sorte e dai media. Media che non falsificano la
realtà, ma ne enfatizzano quegli aspetti che, in un certo immaginario,
contribuiscono a rendere sicuramente colpevoli e meritevoli di pene esemplari.

Un quotidiano titola: «Immigrazione, criminalità. Stupri e rapine. I primi in
classifica vengono da Bucarest». Le due ragazze rumene sono sicuramente attrici
di un episodio ferale, ma andranno giudicate per quello che hanno fatto,
come qualsivoglia persona umana, qualsiasi cittadino della nostra Europa.
L’evento
storico, anche se dovrà essere meglio accertato, parrebbe definito, stando ai
resoconti di stampa, almeno nei suoi contorni essenziali. Una delle due
ragazze, la maggiorenne, ha colpito con la punta dell’ombrello Vanessa Russo in
pieno viso, sfondandole l’orbita oculare. Il pm di Roma ha ravvisato nel fatto
un’ipotesi di omicidio volontario, che, già da ora, egli ritiene aggravato dai
motivi futili. È certamente dovere del procuratore formulare l’imputazione nel
modo più rigoroso. Il contestare il fatto più grave prospettabile può essere
persino un atto garantista: si prepara l’incolpato a difendersi dall’ipotesi
accusatoria massima. Doina Matei e la sua amica minorenne non sono però fini
giuriste in grado di apprezzare lo scrupolo del ministero pubblico. Di ciò ,probabilmente,
neanche la folla è capace. Le due rumene sono sventurate ragazze capitate in
esistenze sventurate, culminate in un episodio delittuoso.
Oggi vengono
additate all’opinione pubblica come responsabili di un reato per cui la
maggiorenne rischia non l’ergastolo, ma almeno, in astratto, 21 anni di
reclusione. «Perdono mai» hanno gridato i parenti della vittima, ed è comprensibile.
«Perdono mai» e pene esemplari chiede una folla vociante, e ciò è molto meno comprensibile,
molto meno tollerabile dal buon senso e dalla logica giuridica. Un ombrello colpisce
il viso, la volontà di uccidere è quanto meno remota
. L’omicidio potrebbe
essere preterintenzionale, o addirittura colposo, se frutto di un gesto
involontario. L’essere immigrate, l’essere giovani costrette a far commercio
di se stesse per sbarcare il lunario, è forse, più lucidamente, un motivo che
attenua, non che aumenta la sanzione.
Non imbastiamo, qui e ora, un
dibattimento giudiziario proprio perché la tesi che vogliamo sostenere è che i
media non possono rappresentare sul “proprio” palcoscenico i veri processi suggellati da condanne monito,
proclamate
cavalcando il gusto (macabro) della notizia e le emozioni della gente.
È
tempo di ribellarsi ad un certo tipo di giudizi mediatici. È giusto ed è
corretto che giornali e televisione informino ed enuncino opinioni sui fatti di
cronaca nera. È sacrosanto che si illustrino le norme che il codice penale
detta in casi di questo genere, come, ad esempio,quali sono i «rischi
giudiziari» che corre chi, pur con un’arma assai impropria, ha ucciso. È però
altrettanto giusto, proprio nell’ottica di informare correttamente, spiegare
che in un episodio caratterizzato dal dolo d’impeto, non è facile estendere la
responsabilità a un complice: la minorenne non ha guidato il polso omicida (in
un gesto degno di un esperto spadaccino), né pare aver istigato a colpire, e
allora ella potrebbe essere ritenuta anche del tutto estranea al delitto. Chiediamo
ovviamente che la giustizia sia razionale e misurata con le due accusate come
con chiunque altro. Con insistenza ancora maggiore chiediamo avveduta
ponderatezza nella cronaca giudiziaria. Bisogna dire basta a improprie
anticipazioni dei dibattimenti veri. Basta a notizie gridate che vogliono soltanto
infiammare l’emotività della pubblica opinione.
Processo e giornalismo
non sono gogne, ma l’espressione di importanti funzioni sociali da adempiere
con equilibrio e rispetto.
Non sono Emile Zola ,non dico «j’accuse» contro
quel giornalismo che titola «assassine» ed enfatizza, beandosene, un’accusa di
omicidio volontario ancora da provare. Chiedo però un ripensamento critico,
anche perché, per mestiere, non accuso, ma difendo. Difendo spessissimo
giornalisti, difendo il diritto di narrare, ma riconosco anche il diritto di due
giovani prostitute rumene a subire un processo giusto, non snaturato da
anteprime medianiche inique, che elidono le facoltà della difesa
.

 

 
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ARTICOLO DELL AVV. CORSO BOVIO DA "Il Riformista" del 9.05.2007 

Aggiungo un articolo morto
importante; quello che ha scritto l’avvocato Corso Bovio su “Il Riformista” del
9.05.2007 su Doina Matei; è una lucida analisi del cortocircuito mediatico che si è creato nel
caso di Doina e dell’effetto negativo che ha avuto sull’opinione pubblica……il
risultato ora lo sappiamo 16 anni di carcere, purtroppo quello che
temeva Bovio si è verificato: a giudicare non è stata una giustizia razionale e
terza, ma la “piazza” e la sua emotività……ripeto il quesito di fondo di questo
blog: è giusta una pena, ma che tipo di pena? Sono altrettanto giusti 16 anni
in assenza di una volontà di uccidere? È giusto negare la speranza di riscatto
ad una ragazza vittima anch’essa di un destino feroce? Questa vicenda
giudiziaria si è svolta serenamente o non ha risentito, piuttosto, di un clima
di pregiudizio? I giudizi dell’opinione pubblica e della stampa sono stati
obiettivi o non hanno risentito, piuttosto, dell’emozione del momento? In
finale, Doina quanto è colpevole? Sta pagando il giusto o sta pagando il fatto
di essere stata trasformata in un esempio, uno strumento di propaganda? Vorrei
che l’articolo che segue al post successivo serva ad innescare queste domande…..
Un ultima nota, con questo
articolo finisce tutto quello che la stampa ha scritto a favore di Doina…due,
tre articoli contro pagine e pagine….anche questo è stato il processo a
Doina!!!!



 

 
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A chi vuole dedicare qualche minuto per approfondire la tragica vicenda


dell'omicidio della metro anche dal punto di vista di Doina Matei,


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Post N° 51

Post n°51 pubblicato il 15 Dicembre 2008 da gr.1980

a dopo

 
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