Nei giorni scorsi Doina ha scritto al Presidente Napolitano, ecco la notizia di poche ore fa sul sito dell'agenzia apcom
Roma, 19 dic. (Apcom) - "Io ho fatto la prostituta per dare un
futuro ai miei figli, non sono venuta in questo paese per
diventare una delinquente, e non mi vergogno che ho venduto il
mio corpo ogni sera, darei anni della mia vita per avere Vanessa
ancora tra di noi. Invece noi due siamo perse, dal mondo di
fuori, così come siamo adesso". Scrive così Doina Matei, la
romena che il 25 novembre scorso è stata condannata a 16 anni, in
appello, per la morte di Vanessa Russo, in una lettera inviata al
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Doina al culmine di una lite avvenuta all'interno di un vagone
linea B della metropolitana, all'altezza della fermata di
Termini, colpì alla testa Vanessa, 23 anni, aspirante infermiera.
Era giovedì 26 aprile del 2007. La giovane romena, in cinque
pagine scritte a stampatello, con grafia incerta e un italiano
approssimativo, ricostruisce questo periodo di tempo passato in
carcere. "Credetemi, che ho 23 anni - scrive - due bambini di 7 e
6 anni che hanno bisogno di me, tutto che e successo in quel
giorno non volevo che accadesse non volevo farli niente di male,
ho cercato solo di difendermi".
"Aiutatemi perché non resisto più a stare lontano dai miei figli
- continua Doina - non ho più la forza di lottare contro le
sofferenze che mi sono state date da questa vita, ho bisogno di
crescere insieme ai miei figli e di dimenticare le sofferenze
subite sulla strada. Dio mio! Aiutatemi e datemi una possibilita
signor Napolitano, siete ultima mia speranza. Il carcere mi
toglie la vita e io ho paura". La Matei, che è attualmente
detenuta a Rebibbia, prospetta la possibilità di una detenzione
alternativa in una casa famiglia di Rimini, dedicata a Papa
Giovanni XXIII.
Doina aggiunge: "Vorrei far capire al mondo intero che la mia
intenzione non è di scappare della legge, chiedo in ginocchio
soltanto la possibilità di dimostrare chi sono veramente". La
Matei si considera "una madre che capisce il dolore della madre
di Vanessa" e che "allo stesso tempo desidera con tutta se stessa
di poter curare i suoi figli come ha fatto sempre". Rispetto
ancora a chi non c'è più, la giovane romena aggiunge: "Il dolore
per la perdita di Vanessa lo sento dentro di me ogni giorno e lo
sentirò per sempre, fa molto male quando la realtà mi fa vedere
che nessuna persona al di là di queste mura mi vuole ascoltare".
L'avvocato Carlo Testa Piccolomi, nei prossimi giorni presenterà
istanza per la concessione di una misura cautelare più gradata,
forse proprio la detenzione domiciliare in una casa accoglienza,
così come chiesto da Doina al presidente Napolitano. La missiva,
affidata ad un operatore sociale all'interno del carcere, è stata
spedita nei giorni scorsi. Nella prima parte Doina ricorda il suo
passato in Romania, il primo figlio Adrian arrivato a 15 anni e
poi dopo due anni un altro "regalo di Dio", Ionut. A 18 anni però
Doina è in Italia e per lei è la strada, la prostituzione l'unico
mestiere, "ma ho accettato perché volevo un futuro meglio del mio
per i miei figli, era l'unico sogno che avevo, di comprare una
casa e di costruirmi una famiglia, che sempre avevo desiderato".
"Ogni sera e ogni macchina era un rischio, ma non mi importava
perché avevo un compito, di comprare quella casa. Ho subito tante
volte violenze, sono state derubata mille volte. Picchiata con
calci e pugni. Buttata dalla macchina, lasciate in strada, senza
sapere quale era la direzione per tornare a casa". E così quando
è "arrivato quel giorno alla stazione Termini - sottolinea Doina
- io ho solo cercato di difendermi, ma dopo che ho visto il
sangue e Vanessa che era caduta a terra mi sono spaventata, e per
questo sono scappata".
Link: http://www.apcom.net/newscronaca/20081219_195801_4d2f12d_52751.shtml
Inviato da: poetamaledettodgl
il 19/07/2011 alle 21:48
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il 29/05/2011 alle 21:47
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