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Creato da gr.1980 il 08/12/2008
la verità, la vita, le speranze e le sofferenze di Doina Matei la ragazza rumena coinvolta nella morte di Vanessa Russo nella metra B di Roma, riportate da un amico che le scrive e la visita in carcere. Doina vuole raccontarsi e raccontare quello che prova: mi ha chiesto di aiutarla, di far capire a chi la giudica che non è un assassina ma una persona come noi che ha avuto solo tanta sfortuna....chi vuole ascoltare anche la sua voce è il benvenuto. Grazie a tutti da parte di Doina

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LA LETTERA DI DOINA MATEI AL PRESIDENTE NAPOLITANO 

Nei giorni scorsi Doina ha scritto al Presidente Napolitano, ecco la notizia di poche ore fa sul sito dell'agenzia apcom

Roma, 19 dic. (Apcom) - "Io ho fatto la prostituta per dare un

futuro ai miei figli, non sono venuta in questo paese per

diventare una delinquente, e non mi vergogno che ho venduto il

mio corpo ogni sera, darei anni della mia vita per avere Vanessa

ancora tra di noi. Invece noi due siamo perse, dal mondo di

fuori, così come siamo adesso". Scrive così Doina Matei, la

romena che il 25 novembre scorso è stata condannata a 16 anni, in

appello, per la morte di Vanessa Russo, in una lettera inviata al

presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.





Doina al culmine di una lite avvenuta all'interno di un vagone

linea B della metropolitana, all'altezza della fermata di

Termini, colpì alla testa Vanessa, 23 anni, aspirante infermiera.

Era giovedì 26 aprile del 2007. La giovane romena, in cinque

pagine scritte a stampatello, con grafia incerta e un italiano

approssimativo, ricostruisce questo periodo di tempo passato in

carcere. "Credetemi, che ho 23 anni - scrive - due bambini di 7 e

6 anni che hanno bisogno di me, tutto che e successo in quel

giorno non volevo che accadesse non volevo farli niente di male,

ho cercato solo di difendermi".





"Aiutatemi perché non resisto più a stare lontano dai miei figli

- continua Doina - non ho più la forza di lottare contro le

sofferenze che mi sono state date da questa vita, ho bisogno di

crescere insieme ai miei figli e di dimenticare le sofferenze

subite sulla strada. Dio mio! Aiutatemi e datemi una possibilita

signor Napolitano, siete ultima mia speranza. Il carcere mi

toglie la vita e io ho paura". La Matei, che è attualmente

detenuta a Rebibbia, prospetta la possibilità di una detenzione

alternativa in una casa famiglia di Rimini, dedicata a Papa

Giovanni XXIII.





Doina aggiunge: "Vorrei far capire al mondo intero che la mia

intenzione non è di scappare della legge, chiedo in ginocchio

soltanto la possibilità di dimostrare chi sono veramente". La

Matei si considera "una madre che capisce il dolore della madre

di Vanessa" e che "allo stesso tempo desidera con tutta se stessa

di poter curare i suoi figli come ha fatto sempre". Rispetto

ancora a chi non c'è più, la giovane romena aggiunge: "Il dolore

per la perdita di Vanessa lo sento dentro di me ogni giorno e lo

sentirò per sempre, fa molto male quando la realtà mi fa vedere

che nessuna persona al di là di queste mura mi vuole ascoltare".





L'avvocato Carlo Testa Piccolomi, nei prossimi giorni presenterà

istanza per la concessione di una misura cautelare più gradata,

forse proprio la detenzione domiciliare in una casa accoglienza,

così come chiesto da Doina al presidente Napolitano. La missiva,

affidata ad un operatore sociale all'interno del carcere, è stata

spedita nei giorni scorsi. Nella prima parte Doina ricorda il suo

passato in Romania, il primo figlio Adrian arrivato a 15 anni e

poi dopo due anni un altro "regalo di Dio", Ionut. A 18 anni però

Doina è in Italia e per lei è la strada, la prostituzione l'unico

mestiere, "ma ho accettato perché volevo un futuro meglio del mio

per i miei figli, era l'unico sogno che avevo, di comprare una

casa e di costruirmi una famiglia, che sempre avevo desiderato".





"Ogni sera e ogni macchina era un rischio, ma non mi importava

perché avevo un compito, di comprare quella casa. Ho subito tante

volte violenze, sono state derubata mille volte. Picchiata con

calci e pugni. Buttata dalla macchina, lasciate in strada, senza

sapere quale era la direzione per tornare a casa". E così quando

è "arrivato quel giorno alla stazione Termini - sottolinea Doina

- io ho solo cercato di difendermi, ma dopo che ho visto il

sangue e Vanessa che era caduta a terra mi sono spaventata, e per

questo sono scappata".

Link: http://www.apcom.net/newscronaca/20081219_195801_4d2f12d_52751.shtml

 
 
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