Community
 
duetalleri
   
 
 

 

I Sacerdoti della Grande Noce

Post n°23 pubblicato il 29 Gennaio 2012 da duetalleri
Foto di duetalleri

 

Al tempo in cui ero ragazzina vivevo in un paese dove c'era abbondanza di tutto: grasse spighe imbiondivano in tre raccolti estivi, nei frutteti i rami si piegavano sotto il peso di esuberanti frutti multicolori e persino i fossati erano ricoperti di distese di more mature e lamponi profumati. I granai rimanevano ricolmi di messi fino a primavera inoltrata e solo i più anziani ricordavano ancora lo spettro della fame che, alcuni decenni prima, aveva percorso in lungo e in largo quelle stesse strade. Un tempo, infatti, la Grande Carestia aveva messo a dura prova poveri e ricchi, ma la cittadinanza aveva saputo affrontare la crisi stringendosi con fede intorno al Tempio e ai suoi custodi e invocando a gran voce l'aiuto delle Sacre Noci che, come narrava il Mito, più volte nei tempi antichi avevano contribuito a salvare la popolazione dalla catastrofe della fame. L'aiuto in qualche modo era arrivato ed il crescente benessere era stato quindi universalmente considerato il segno della attuale benevolenza della Divinità, sentimento che tutti si premuravano di mantenere vivo attraverso il rispetto e i tributi dovuti ai Sacerdoti che la servivano.

Il Tempio della Grande Noce si trovava nella parte più alta del paese, all'ingresso del serpeggiante recinto di pietra che racchiudeva le migliori piante da frutto di tutta la nazione; nella parte più fresca e assolata si allargavano le chiome dei bianchi Noci Sacri alla cui ombra sedevano, nei caldi meriggi estivi, i Sacerdoti della Grande Noce assorti nella contemplazione della bellezza dell'universo e della maturazione dei sacri frutti. O almeno così pensavano gli abitanti del villaggio, cui non era permesso di entrare all'interno dell'alta muraglia che difendeva il giardino da ogni sguardo sacrilego. Agli uomini comuni non era nemmeno concesso di assaporare i fichi, le melagrane e gli altri frutti provenienti dal tempio, privilegio giustamente riservato ai sommi, né tantomeno rompere il tenace guscio delle Noci Sacre che in rare occasioni i Sacerdoti dispensavano con solenni celebrazioni. Perdere, rovinare o peggio distruggere una Noce era considerato un grave sacrilegio, un reato spirituale punibile con mesi di penitenze e preghiere. Quanto poi ad aprirne una per mangiarla, era cosa talmente impensabile che non era stata nemmeno prevista una punizione adeguata: non esisteva niente al riguardo nemmeno sul Sacro Libro della Legge della Noce.

Fu così che, quando mi presentai dai Sacerdoti con i vuoti frammenti del guscio della mia Noce, essi rimasero talmente attoniti che per lunghi minuti il silenzio fu totale. Ricordo come ora le minuscole gocce di sudore che presero ad imperlare la fronte di ciascuno di loro, mentre le pupille si dilatavano svelando lo stupore che lasciava posto all'accusa e al timore reverenziale a mano a mano che si faceva avanti la consapevolezza dell'entità del sacrilegio da me commesso.

La mia Noce mi era stata consegnata nel giorno dei festeggiamenti per il mio sedicesimo compleanno, data in cui tradizionalmente una ragazza veniva presentata al Tempio per la prima volta della sua vita "adulta". Con grande emozione avevo accolto nelle mie mani la mia noce e l'avevo subito avvolta in un fazzoletto di raso bianco da me ricamato. L'avevo quindi riposta nel taschino interno del mantello ed ero uscita raggiante dal Tempio, orgogliosa di questo dono.

Poi però erano passati i giorni e alla sera mi addormentavo sempre più tardi, perché guardando la mia Noce appoggiata sul comodino la testa mi si affollava di tanti, tanti pensieri. Mi chiedevo sempre più spesso a cosa servisse avere una noce sul comodino o nella tasca del mantello, ero ogni sera più perplessa a guardare quell'oggetto che ogni notte perdeva valore ai miei occhi. Ma che cos'era, in fondo? Un simbolo? Un portafortuna? Un oggetto magico? E perché pareva che nessuno si ponesse le mie stesse domande e anzi che ognuno custodisse gelosamente la sua noce difendendola anche a costo della vita?

Poco per volta un pensiero subdolo si era fatto strada dentro di me: se quello era un dono della Divinità andava accettato e onorato per quello che era, cioè...cibo. Nutrimento, fonte di sostentamento, leccornia, quello che volete...ma la sostanza era che andava mangiato!

Non dimenticherò mai il terrore e la disperazione delle urla di mia madre quando entrò nella stanza. Mio padre si trattenne a stento dal picchiarmi vedendo un pezzettino di gheriglio sull'angolo delle mie labbra; subito mi trascinò al tempio, piangente e confusa, con i frammenti della mia noce ancora in mano.

Cosa avevo fatto? Come avevo potuto? Ero sopraffatta da due pensieri opposti, in guerra tra di loro: avevo devastato la mia famiglia e, inspiegabilmente, quella che avevo mangiato era proprio una noce. Grande, bella e buonissima ma sempre e soltanto una noce.

Alla fine, il primo dei due pensieri ebbe il sopravvento e fu così che, quando i sacerdoti riunitisi in gran fretta deliberarono di darmi una seconda possibilità, accolsi con una immensa gratitudine e pentimento la seconda Sacra Noce che mi veniva affidata. Non mi pesarono neppure i ventiquattro mesi di penitenza che mi furono imposti per espiare, avrei fatto di tutto per togliere a mia madre quel velo di tristezza e di insicurezza che le offuscava il volto dal disgraziato giorno del mio sacrilegio. Grazie al mio comportamento irreprensibile, un po' alla volta la comunità mi riaccolse nel suo grembo non dico con affetto, ma almeno senza vergogna. Anche se qualche volta mi sentivo mancare il respiro, tutta la mia vita si svolgeva in una tranquilla routine e, visto che non stavo poi male, pensavo che tutto sarebbe continuato così, per sempre. Ma non sarebbe durato.

Accadde un giorno di primavera, uno di quelli in cui il sole si fa rivedere per la prima volta dopo un inverno che sembrava non volesse finire mai. Ero uscita dal paese per vedere se lungo i fossi fossero già spuntate le primule. Un vecchietto avvolto in una coperta logora mi venne incontro lungo il sentiero e mi chiese gentilmente se potevo dargli qualcosa da mangiare. La sua farina era ormai finita da tempo e anche le bacche che si potevano raccogliere nel bosco ormai non si trovavano più.

Mi guardai nelle tasche, ma non avevo nulla da potergli dare. Avrei potuto andare in paese e prendere qualcosina dalle scorte, ma era vietatissimo portare del cibo fuori dalle mura. Cosa potevo fare? Sconsolata, aprii le mani vuote e dissi al mendicante che non avevo nulla da offrirgli.

L'omino sembrò diventare ancora più piccolo e con un filo di voce chiese di nuovo:

-Non hai proprio nulla? Nemmeno una cosina piccola piccola?

La mia noce, pensai. Cioè, volevo dire: la mia Sacra Noce.

Ma come potevo commettere per la seconda volta il sacrilegio?

No, non se ne parla nemmeno.

Ma il vecchietto è stremato.

Sì, ma mica con una noce si salva.

Ma ha detto che basterebbe una cosa piccola piccola e poi questa mia noce è pure sacra, no?

Troppe voci nella testa fanno male, ma vedere quel poveraccio morirmi sotto gli occhi faceva male ancora di più. Per la seconda volta nella mia vita aprii una "Sacra Noce" e gliela diedi.

-Tenetela voi, signore.

Il vecchietto si sedette lentamente su un sasso e, in un tempo che mi sembrò lunghissimo, si mangiò con gusto e uno alla volta tutti pezzettini di noce che gli avevo dato.

-Ah, che meraviglia – disse alla fine, e sembrava stesse già meglio - non sai che regalo mi hai fatto. Ti sembrerà strano ma con questo riuscirò a sopravvivere ancora per un bel po'. L'ho riconosciuto, sai? Il gusto, dico. Non so cosa ti costerà, ma ti ringrazio immensamente per avermi dato una noce del Giardino.

Guardai meravigliata il vecchietto che si stava rimettendo a vista d'occhio e che anzi ora sembrava pure meno vecchio. Si era alzato e chiaramente stava per rimettersi in cammino, in direzione opposta al paese e al suo Tempio. Una strana calma si era impadronita di me, come se delle zavorre che nemmeno sapevo di avere fossero improvvisamente caduta a terra. Sentivo anche una inarrestabile e inspiegabile allegria salirmi dentro al cuore.

-Mi costerà l'esilio, ovviamente - dissi quasi ridendo e mi avviai anch'io con passo leggero, affiancandomi a lui - ma, dimmi, come facevi a sapere che si trattasse di una noce...di quelle? Mica le avrai assaggiate anche tu!

-Ma certo, mia cara! Non solo le ho assaggiate, ma ne abbiamo mangiato tutti in gran quantità! Altrimenti, come avremmo fatto a sopravvivere alla Grande Carestia?

E fu così che ce ne andammo per la nostra strada, coi piedi doloranti ma senza tanti rimpianti, attraversando mari e monti e tante, tante terre dove i fichi, le melagrane e anche le noci si potevano mangiare e non soltanto adorare.

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 

La Scatola delle Storie

Post n°22 pubblicato il 21 Gennaio 2012 da duetalleri
 
Foto di duetalleri

Premessa

Il disegno qui rappresentato si intitola "LA SCATOLA DELLE STORIE". Più precisamente, il disegno stesso è una Scatola delle Storie e quindi, come tutte le altre Scatole delle Storie esistenti al mondo, racchiude dentro di sé tutte le storie del mondo: che sia fantastica o reale, triste o allegra, composta di un milione di frasi o di una sola parola (o di un solo silenzio), ogni storia che sia già stata raccontata o che aspetti di essere portata alla luce per la prima volta è nascosta in qualche anfratto del disegno. Per trovarla ed aiutarla ad uscire, raccomandiamo di seguire scrupolosamente le Istruzioni per l'uso e le Raccomandazioni di seguito riportate.

Istruzioni per l'uso

1. Sedersi in una posizione comoda e porre davanti a sé, in posizione orizzontale, la Scatola delle Storie (di seguito abbreviata in SdS). Se la SdS qui rappresentata non avesse sufficiente definizione per essere proficuamente utilizzata, potete richiederne una copia via messaggio.  Scegliere un punto qualunque del disegno (che chiameremo Punto di Inizio), partendo da un particolare che ci ha colpito particolarmente: può essere qualcosa che piace o che non piace, qualcosa che ci rasserena o qualcosa che ci irrita...o anche qualcosa che non ci dice proprio niente. E' preferibile che il punto prescelto si trovi lungo il bordo del disegno, ma altre soluzioni non pregiudicano in ogni caso il felice esito dell'esercizio.

2. Guardare con attenzione il Punto di Inizio, quindi socchiudere gli occhi e lasciare che lo sguardo segua il cammino che più gli risulta facile: si può seguire una linea per lunghi tratti oppure lasciarla preferendo percorsi secondari, inoltrarsi in un corridoio bianco o lasciarsi sprofondare in un'area dal colore indefinito, scivolare dolcemente su un curva o arrestarsi per decidere in che direzione proseguire. A mano a mano che la mente rinuncia alla consueta ostinazione a trovare un senso, una logica o un senso estetico per le informazioni che l'occhio fa arrivare, ecco che cominciano a fare capolino ritmi, colori, suoni, emozioni...ricordi indistinti...idee inafferrabili...Non abbiate fretta di definire e mettere nero su bianco quello che affiora perché niente va perso, tutto rimane dentro la scatola in attesa del giusto momento. Lasciate che il pensiero segua i suoi sentieri e non abbiate timore perché il "miracolo" si ripete sempre, senza fallo: proseguendo il cammino a poco a poco si delineeranno sempre di più i personaggi, le situazioni, i dettagli, le parole. E' la Storia che a poco a poco viene a galla e che non chiede niente se non di essere "pescata": trattatela con rispetto e gentilezza ed essa non vi deluderà, non vi sguscerà dalle mani per rituffarsi subito nel profondo del disegno!

3. Seguire il percorso suggerito dalle linee e dagli spazi prescelti fino a quando non si arriva ad un punto definito (che chiameremo Punto Finale) che percepiamo come naturale conclusione del sentiero mentale. In alcuni rari casi, può capitare che esso coincida con il Punto di Inizio. In ogni caso, arrivati al Punto Finale ci si concede un breve tempo di riposo per poi ripercorrere mentalmente il concatenarsi di idee e frasi che sono affiorate alla mente durante l'esercizio. Questa fase viene detta "Narrazione" ed è opportuno eseguirla ad alta voce. Da una lato questo dona dignità e forza alla Storia che ha appena preso forma dentro di noi (tutte le Storie amano essere narrate), dall'altro viene facilitata la sua "conservazione" e se lo si desidera, si può procedere a mettere nero su bianco la Storia o addirittura registrarla durante la Narrazione. Con un po' di pratica nell'utilizzo della SdS, in breve tempo ci si sentirà in grado di dare voce alla storia già durante la sua formazione e diversi utenti in effetti trovano opportuno attivare un sistema di registrazione vocale ancor prima di scegliere il Punto di Inizio.

Raccomandazioni

Per le prime volte, raccomandiamo di provare la SdS in un posto comodo dove ci si senta al sicuro, lontano da distrazioni rumorose e da persone con spiccata predisposizione alla critica. Con la pratica, si potrà utilizzare con profitto la SdS in qualunque posto si desideri e in mezzo a qualunque tipologia di persone. E' noto il caso di alcuni utenti che hanno tratto grosse soddisfazioni dall'articolo utilizzandolo mentre stavano in equilibrio sull'alluce sinistro in metropolitana durante l'ora di punta, ma si sconsiglia di ripetere l'esercizio senza la supervisione di un master o comunque prima di aver maturato una adeguata dimestichezza nell'uso della SdS.

Cenni storici

Non si conosce con certezza né il luogo né la data dell'invenzione della prima Scatola delle Storie. L'uso delle SdS, sia pur con notevoli varianti, era però sicuramente noto già all'epoca delle antiche popolazioni mesopotamiche che ne preferivano le versioni più maneggevoli costituite da disegni incisi su tavolette di argilla. Meno diffuse e riservate alle famiglie più abbienti erano invece le grandi SdS in pietra istoriate a bassorilievo. L'attrazione per le opere di grandi dimensioni venne mantenuta e ampliata nei regni dell'Alto e Basso Egitto, dove addirittura le SdS assumevano in ceri casi la forma di edifici dalle pareti interamente ricoperte da disegni, permettendo in tal modo all'utente di entrare direttamente DENTRO l'archivio delle Storie, camminando tra l'una e l'altra. Questa visione tridimensionale della dimensione delle Storie per millenni condizionò lo sviluppo culturale e filosofico di tutte le grandi civiltà, portando alla realizzazione di opere artistiche di immenso valore: si pensi, a titolo di esempio, alle incredibili Scatole delle Storie realizzate entro i tempi indù dell'India e a quelli buddisti di tutta l'Asia, alle magnifiche opere dell'Impero del Dragone e così via. Secondo alcuni studiosi, anche il Labirinto del Minotauro e la Torrre di Babele potrebbero far pensare a delle forme "deviate" di SdS, ma l'ipotesi non trova consensi unanimi. In ogni caso, l'odierno nome di "Scatole" dato a dei semplici fogli a due dimensioni allude proprio a questa visione particolare di un intero mondo racchiuso dentro dei semplici segni simbolici che, pur non avendo un significato magico di per sè (come invece credevano i druidi e gli studiosi di lingue runiche), hanno la capacità di diventare "agganci mentali" per portare alla luce qualsiasi narrazione.

Raccomandazioni finali

Avete provato la Scatola delle Storie? Vi ha sorpreso, deluso, inquietato? Se ritenete che la vostra SdS non funzioni molto bene e che contenga solo poche storie o addirittura di aver pescato solo storielline brutte e insignificanti, forse è giunto il momento di ricordare che non esistono Storie Belle e Storie Brutte, esistono invece infinite Storie per infiniti Ascoltatori. Se invece la SdS vi è piaciuta, vi ha fatto divertire, commuovere o sognare anche solo una volta, vi chiediamo di regalarne una ad almeno un'altra persona. Dove si trovano? Quelle antiche sono in genere protette dall'UNESCO, ma per quanto riguarda le versioni tascabili...potete chiederne un'altra a chi ve l'ha regalata oppure, ed è la cosa migliore, ne potete fabbricare una con le vostre stesse mani: bastano un foglio e una penna, e al limite una copia di queste spiegazioni se pensate di non riuscire a scriverne di migliori.

Ricordiamoci sempre della cosa più importante: che ci sia o no una Scatola delle Storie, esiste sempre una storia da raccontare...





                                               30 ottobre 2009 - testo e disegni di duetalleri

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 

Il buon samaritano

Post n°21 pubblicato il 17 Gennaio 2012 da duetalleri
 
Foto di duetalleri

E' l'alba. Le ombre della notte finalmente cominciano a diradarsi e i primi raggi del sole fanno brillare grossi goccioloni di rugiada sulle foglie degli alberi del viale. Il freddo è pungente e quasi appiccicoso e solo di tanto in tanto il silenzio è rotto una macchina che passa in fretta. Tutto sembra uguale a ogni altro giorno, ad ogni altro freddo mattino, ma c'è qualcosa di strano lì sulla strada, qualcosa che a prima vista sembra un fagotto di stracci abbandonato sul marciapiede.

Un taxi entra nella via, avanzando piano per non farsi scappare il numero civico giusto. Rallenta davanti ad un imponente portone, controlla velocemente il nome inciso sulla targa e si ferma quindi in attesa. Sovrappensiero, il tassista si dice che “il Governo dovrebbe fare qualcosa, è proprio fastidioso che ora si comincino a vedere barboni ovunque...” poi la porta si apre e ne esce un signorotto ben vestito, che si affretta a salire sul taxi. Anche lui dà un'occhiata veloce a quell'ammasso sul marciapiede, e nonostante la poca luce il suo occhio clinico identifica subito che si tratta di un essere umano, vivo, ma certo non in buone condizioni. Ma lui è un chirurgo di fama mondiale, ha salvato molte vite e ora non può certo fermarsi a soccorrere il malcapitato rischiando di perdere l'aereo: sono mesi e mesi che prepara quella conferenza, non può certo rischiare di non arrivare in tempo. Dà quindi le indicazioni all'autista perché parta a tutta velocità e mentre si ripromette di chiamare dei soccorsi, il cellulare comincia a squillare: pochi attimi e il gran dottore si è già perso in forbite discussioni accademiche con un suo esimio collega, dimenticandosi completamente del poveraccio accasciato vicino al portone di casa sua.

In lontananza si sentono dei passi e dopo poco un operaio proveniente dal vicino quartiere popolare arriva in tutta fretta alla fermata in fondo alla via, giusto in tempo per salire sull'autobus sopraggiunto nel frattempo. Prende posto su un sedile accanto al finestrino e, mentre passano vicino all'uomo accasciato sulla strada, lo scambia per un ubriacone e manda un sms a sua figlia per raccomandarle, quando un'ora dopo sarebbe uscita di casa, di stare attenta e fare anzi il giro sull'altra strada.

Anche una maestra passa lì vicino, in bicicletta, e si accorge della persona rannicchiata a terra. Ne rimane turbata, ma ha paura. Comincia ad esserci un po' di luce, ma non si vede ancora bene. “Sarà un uomo? Sarà una donna? Ma sta male o è un drogato? E se fosse un trucco per derubarmi, o peggio?” Incerta sul da farsi, la maestra pedala con più foga e si allontana in fretta. Quando si sente al sicuro, però, si ferma e chiama il 118, dove l'avvisano che nella notte ci sono stati diversi incidenti stradali e al momento non hanno alcun mezzo disponibile, ma che comunque provvederanno non appena possibile.

Intanto, in una stanzetta ai piani alti un uomo inginocchiato sta concludendo una veglia di digiuno e preghiera. Si alza per sgranchirsi un po' e, affacciandosi, vede sul marciapiede quella sagoma confusa. Ma ormai la strada comincia ad essere un po' trafficata e diverse persone passano vicino all'uomo a terra, facendogli un largo giro intorno. Sono mamme coi bambini per mano, impiegati assonnati preoccupati dell'umore del capo, anziani insonni che vanno al parco, dirigenti assorti nei loro pensieri produttivi. “Sicuramente a quel poveraccio ci penseranno loro” pensa l'uomo alla finestra e se ne torna a pregare.

Invece, giù sulla strada tutti i passanti sono troppo occupati, troppo di fretta o troppo timidi per fare qualcosa. Sembra quasi di sentire i loro pensieri attraversare in fretta la via:

“Oddio, mica sarà morto quello lì sulla strada?”

“Dopotutto, se gli altri non fanno niente vuol dire che va tutto bene.”

“Ma per chi mi avete preso, per il buon samaritano?”

“Ascolta, io gli metto questo cartone sopra così almeno non prende troppo freddo, poi ci penserà qualcun altro”.

“Per me è qualcuno che ha fatto bisboccia stanotte e tra qualche ora se ne tornerà a casa a dormire”.

“Mah, per finire così deve essersele proprio andate a cercare.”

“Chissà dove sarà andato a finire il cane...hanno sempre un cane questi giovinastri figli di papà che si divertono a giocare ai pezzenti.”

“Insomma, qualcuno dovrà pur far qualcosa!”

“Giusto, chiamiamo la polizia.”

Qualche anima buona in effetti si ferma un momento e chiama l'ambulanza, ma al 118 rispondono che sì, hanno già avuto la segnalazione, ma uno degli incidenti ha provocato un tamponamento a catena e mezza città è paralizzata, “non è che per caso qualcuno dei presenti riesce a prestare il primo soccorso?“

Alla fine, un vecchietto prende coraggio e si avvicina al corpo inerte. Prova a chiamare una, due volte. Silenzio. “Stia attento nonno, con i balordi non si sa mai” gli dice passandogli accanto un  ragazzo in maglietta e pantaloncini, intento al consueto jogging mattutino.

Ma il vecchietto intanto ha preso ancora più coraggio e comincia a togliere i cartoni per guardare meglio. Con delicatezza, alza il grande giaccone da cui spunta solo un ciuffo di capelli arruffati e con sorpresa si accorge che sotto di esso si nasconde una ragazza, che sembra svenuta. Ha il volto tumefatto e un occhio semichiuso, come se fosse stata picchiata o sbattuta a terra con violenza, ma almeno respira. Sforzandosi di applicare quel po' di nozioni di pronto soccorso imparate a forza durante la guerra, cerca di far distendere la ragazza sul dorso e le alza un po' le gambe mettendoci sotto il suo fido trolley, quello che ha sempre con se' per andare a fare la spesa.

A fatica, la ragazza apre gli occhi, non ricorda nulla ed è spaventatissima...

Vede un sacco di gente intorno a lei e altra ne sta arrivando, perché improvvisamente pare che tutti si siano finalmente accorti che c'è qualcuno in difficoltà, e tutti la guardano: chi con commiserazione, chi con curiosità, quasi tutti sentendosi in imbarazzo per non aver avuto il coraggio di intervenire per primi.

“Povera ragazza, chissà cosa le è successo..”

“State indietro, così non la fate respirare!"

“Eh, certo che è stato bravo il nonnetto, io mica mi sarei avvicinata!”

“Bravo? Dì pure incosciente! Metti che invece di una ragazza indifesa si fosse trattato di uno sbandato...”

“Guarda, sta ritornando in se'..”

“Allora, allora? Come ti senti? Come ti senti?”

La ragazza si guarda intorno con apprensione, non dice niente. Poi finalmente vede gli occhi tranquilli del vecchietto inginocchiato vicino a lei e si rasserena, perché non si sente più sola. Lui le accarezza la mano e la rassicura:

“Non ti preoccupare: non ti lascio qui da sola."

 

 

Forza, dai. Chi se la sente di condannare il tassista distratto e il chirurgo in carriera? E l'operaio che fa fatica a mettere insieme il suo pane e la maestra che ha paura di non arrivare a sera? Chi non è mai stato come l'uomo di fede così assorto nella preghiera da dimenticarsi che Cristo stesso si è sporcato mani e piedi nelle strade? Chi non ha mai messo in guardia l'altro dicendogli “attento, tu vuoi far tanto ma alla fine resterai fregato?” E ancora, chi può dire alla madre preoccupata per il suo bambino “hai sbagliato, avresti dovuto fermarti a prestare soccorso”?

Qualcuno se la sente di scagliare la prima pietra? Non sono mica loro i briganti, sono persone che nel loro piccolo cercano comunque di andare avanti senza fare del male a nessuno.

Eppure..... l'amore verso il prossimo che Dio chiede ai suoi è ancora più grande: Cristo racconta la parabola del Buon Samaritano e poi dice “Va', e fai lo stesso”........

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 

TommasoTeo e il Paese Giallo

Post n°20 pubblicato il 13 Aprile 2010 da duetalleri
 

TommasoTeo si guarda attorno. Non si ricorda il momento in cui ha messo piede in questo paese giallo; per la verità, lui detesta il colore giallo e di certo non è stato coscientemente che si è diretto qui. Strano posto. Case gialle, strade gialle, muri gialli, cielo giallo. Fossero almeno di un fresco giallo limone, o di un luminoso giallo girasole, o almeno di un prezioso giallo oro. No, tutto invariabilmente di uno strano giallo spento,  un giallo quasi starato e insomma troppo cotto...come dire, ecco: del colore che avrebbero i mattoni se fossero gialli.
TommasoTeo si perde in questi pensieri gialli, mentre osserva con attenzione e fastidio i mille particolari, i mille dettagli delineati dalle molteplici sfumature di quel giallo assurdo e identico a se stesso. Non è solo il colore a dagli un senso di estraneità, anche le forme smussate di case e finestre, bordate di una tonalità più cupa, gli insinuano il dubbio di non essere in un paese reale ma piuttosto sulla tela di qualche folle pittore ispanico. Un cane giallo attraversa la strada, annusa l'angolo tondeggiante di un palazzo sbilenco e alza la zampa. Poi cambia idea e se ne va, lasciando TommasoTeo con l'amaro in bocca: chissà, forse l'urina avrebbe lavato via un po' di quel giallo troppo giallo...
TommasoTeo prende una decisione, a quel paese questo Paese Giallo, vuole vedere cosa c'è da mangiare: dietro una porticina che sembra da saloon un omone giallo gli sorride e gli fa strada. AMIGO! COME ESTO, HERMANO! TE FALTA LA VITAMINA! TommasoTeo spalanca gli occhi e la bocca, poi la richiude quando si vede in mano un piatto di lattuga gialla. No, questo è troppo. La lattuga gialla, no. L'omone allarga il sorriso e tira una manata sulla spalla del TommasoTeo, che comincia a sentirsi gracile oltre che nauseato. COME! COME! ESCUCHA AMIGO QUE TE FALTA LA VITAMINA! Ma che vitamina vuoi che abbia della Verdura Gialla? Ma che posto folle è questo? COME, HERMANO, COME! Non ha più forza TommasoTeo, sa che sta per cedere e non gli va di contrariare troppo quella montagna di entusiasmo giallo. Avvicina una foglia alla bocca. Chiude gli occhi per non farsi prendere dalla nausea e si infila una foglia tra i denti. Scricchiola un po', almeno non è guasta. Comincia a masticare, lentamente...molto lentamente. Un gusto fresco lo sorprende un po' e riapre gli occhi. Le scarpe dell'omone, enorme davanti a lui, sbucano rosse da sotto i pantaloni gialli. Rosse? Come, rosse? Non finisce questo pensiero che già si è cacciato in bocca un'altra foglia, e un'altra ancora. Sui pantaloni beige appaiono dei tasconi verdino pallido, poi è la volta della casacca verdone scuro coi bottoni bianchi, di paffute guanciotte rosse e vivissimi occhi neri.
TommasoTeo alza gli occhi, si volta e guarda fuori erso le case bianco panna, rosso mattone, blu cobalto, verde prato e sì, anche gialle, ma di un giallo splendente come l'estate. Che bello quel cielo azzuro così profondo...ma dov'era, prima?
COME, HERMANO, COME....

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 

UNA TORRE DI LEGNO

Post n°19 pubblicato il 08 Aprile 2010 da duetalleri
 

Non è certo la Torre di Babele. E nemmeno la Torre di Pisa o quella degli Asinelli o, per carità, quella di Giotto che poi sarebbe un campanile. Ma non può essere neppure la Torre Nera di Stephen King, una delle Due Torri del Signore degli Anelli o ancora la Torre d'Avorio di mille altri racconti fantasy. E allora, che cavolo è?

Penso, nel sogno. E nel sogno ricordo pure di aver già sognato un numero di torri talmente elevato da mandare in solluchero qualunque psicologo. Ma, come questa, mai. Ovviamente. Mentre penso ad alta voce, giocherello nervosamente con un pezzo di legno che ho raccolto dalla sabbia. Non ha una bella forma, ma il contatto con il legno mi aiuta a mettere in ordine le idee.

Ragioniamo: che senso ha una torre fatta di legno? vuota al'interno, senza scalette per salire e con una serie di finestrelle ovali tutte in fila e neppure perfettamentente allineate?

Così allungata, così levigata...mi ricorda qualcosa che continua a sfuggirmi facendosi-evidentemente-beffe di me. Un bambino si  avvicina e comincia a saltellarmi intorno. E ride. Mi scoccia un po' che anche lui si prenda gioco di me.

Ma davvero non hai ancora capito?

E ride.

Dai che ti do un aiutino..

Velocissimo mi strappa l'oggetto dalla mano e comincia ad arrampicarsi agile come una scimmietta su per la torre, un piede in un buco, poi l'altro, l'altro ancora. In quattro salti è arrivato in cima, mi fa ciao ciao con la manina, poi...si toglie l'oggetto dalla tasca, lo spolvera un po' , ci soffia su e infine lo avvita in cima alla torre. Mentre lo guardo esterreffatta avvicina la bocca e comincia a suonare, meravigliosamente.

Ommioddio. Per tutto il tempo ho tenuto in mano un'ancia...

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
« Precedenti
Successivi »
 
 

Cerca in questo Blog

  Trova
 

Archivio messaggi

 
 << Maggio 2012 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30 31      
 
 

Tag Cloud

Tag

 
Citazioni nei Blog Amici: 1
 

Ultime visite al Blog

luccicaunastellabondzerozerosetteocsurtetrampolinotonantesapere_volareduetalleriJackie_MOnlyKisses2010jardigno65liberty670pepecannellaintemperieEric_Van_Crambbcocoannadomenica
 

Ultimi commenti

mi fai sempre sognare a leggerti!!! Come se tu...
Inviato da: trampolinotonante
il 10/03/2012 alle 22:45
 
:D
Inviato da: duetalleri
il 11/02/2012 alle 11:27
 
oh caspita......era pericoloso?
Inviato da: duetalleri
il 11/02/2012 alle 11:25
 
una volta ho incontrato un gnomo delle noci ...
Inviato da: jardigno65
il 08/02/2012 alle 09:53
 
stai felice e serena, cara 2T. Tu sei nell'animo e nel...
Inviato da: trampolinotonante
il 01/02/2012 alle 16:34
 
 

FACEBOOK

 
 
 

Chi puņ scrivere sul blog

Solo l'autore puņ pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom