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Sorudiade: l'epilogo?
Post n°701 pubblicato il 26 Novembre 2008 da unamicoincomune
Tanto tuonò che piovve e, con la pioggia, arrivarono anche le dimissioni del Governatore della Sardegna, Renato Soru. La pioggia in questi giorni si è fatta insistente sull’isola e con la pioggia si son fatte sempre più critiche le condizioni di salute della coalizione che, nel 2004, ha portato al governo della Regione il signorTiscali. Nel centrosinistra sono ormai presenti due anime contrapposte, una fedele al Governatore ed una vicina al Senatore Cabras e antisoriana per antonomasia. Già con il blitz estivo i soriani eran riusciti a mettere le mani sulla segreteria del PD locale, lasciata libera dalle dimissioni del Senatore Cabras, facendo eleggere con numeri risicati il Consigliere Barracciu. Elezione contestata dal fronte antisoriano che era anche arrivato al ricorso all’autorità giudiziaria ma che, alla fine, ha dovuto accettare il dicktat romano che riconosceva la validità dell’elezione della Barracciu e la sua legittimità ad occupare il posto da segretario. Poi, forse su richiesta di Veltroni o forse per amore della libertà di stampa, il Governatore ha messo il secondo tassello per la ricandidatura comprando l’Unità e mettendo quindi la sua impronta sul giornale che fu di Gramsci e del glorioso PCI. Ma tutto ciò non bastava perché nella coalizione di centrosinistra i mugugni aumentavano di giorno in giorno e non tutti, nonostante l’autocandidatura, riconoscevano a Soru il diritto di ripresentarsi alle elezioni regionali come capofila del centrosinistra sardo e si richiedeva a gran voce di scegliere il candidato tramite le primarie di coalizione. Primarie il cui esito avrebbe potuto scompaginare il gioco intessuto dal Governatore che, contrariamente a quanto promesso nella campagna elettorale del 2004, ambiva a ricandidarsi per altri 5 anni di governo della Regione Sarda. Per cercare di ricompattare la sua maggioranza in Consiglio il Governatore ha minacciato più volte le dimissioni e il più delle volte la sua maggioranza, tranne qualcuno dei consiglieri maggiormente critici nei confronti del Governatore, ha ritrovato l’unità intorno al suo leader scongiurandone le dimissioni e la propria permanenza sugli scranni, comodi e costosi, del Consiglio Regionale. Ma questa volta, forse perché la corda non ha retto a tanta tensione o forse perché un motto d’orgoglio si è impadronito dei consiglieri di maggioranza o forse per mero calcolo dello stesso Governatore, le dimissioni sono arrivate dopo una palese sfiducia del Consiglio che ha bocciato, con 55 voti contro 21, un emendamento alla legge urbanistica in discussione nell’aula di via Roma. Preso atto del voto, il Governatore ha lasciato l’aula e si è ritirato con i più stretti collaboratori, il Segretario del PD, Francesca Barracciu e il capogruppo in Consiglio, Biancu, in un ufficio del Palazzo regionale. Alla ripresa dei lavori la tensione era palpabile ed il clima rovente, il clima da resa dei conti. Il Presidente dell’Assemblea, Giacomo Spissu, concede al Governatore di intervenire e questi dà la stura ai suoi propositi: - «E' un momento critico in cui tutti siamo chiamati a dare la nostra parte migliore. Ma pur nella consapevolezza di questo momento, credo sia la cosa migliore per i sardi chiarire subito lo stato della maggioranza cui hanno dato fiducia finora e come possa terminare la legislatura, in che modo e come affrontare il futuro. Per questo utilizzo questa comunicazione in Aula per annunciare le mie dimissioni». Sui banchi del centrodestra la gioia è palese ed esplode in un fragoroso applauso mentre gli esponenti del centrosinistra rimangono contrariati, almeno quelli più vicini al Governatore, o, quasi, indifferenti. Soru, proseguendo nel suo intervento, dice: «Ho riflettuto sul fatto di essere un presidente eletto direttamente dai sardi. Ma non si può governare senza una forte maggioranza in Consiglio regionale, tanto più che abbiamo davanti la discussione della finanziaria, l'ultima della legislatura. Mi sono riletto la legge statutaria e ho riflettuto su cosa sia più utile per la Sardegna e non più utile per me». «Non sarà l'ultimo giorno della mia esperienza politica», ha rimarcato Soru che conclude dicendo: «Voglio mantenere salda la mia chiarezza, i principi che hanno ispirato la mia esperienza fino ad adesso. Ho cercato di riflettere su cosa sia più utile per la Sardegna e i sardi, non per me. Pur nella consapevolezza del momento difficile nel mondo, in Italia e in Sardegna, credo che la cosa migliore per i sardi sia chiarire immediatamente lo stato della maggioranza alla quale hanno dato fiducia fino a oggi». Adesso il Governatore ha 30 giorni di tempo per confermare o modificare i suoi propositi. Potrebbe ritirare le dimissioni e portare la Legislatura alla sua naturale scadenza o confermarle e portare i sardi alle urne nel mese di febbraio. Adesso è tutto un gioco di calcolo e opportunismo ed in effetti qualche ragionamento in merito il Governatore deve averlo fatto e, probabilmente, le dimissioni non verranno ritirate sancendo di fatto, da un lato, la fine anticipata della legislatura e dall’altro lo sfaldamento della coalizione di centrosinistra che lo aveva portato alla vittoria nel 2004. I più maliziosi, sul fronte PD, pensano che le dimissioni siano state premeditate e non frutto di una bocciatura in aula. Il Governatore avrebbe fatto bene i suoi conti e, non potendo vivere nell’incertezza dettata dalla richiesta di primarie di coalizione, avrebbe deciso di anticipare tutti, cogliere alla sprovvista il centrodestra ancora impegnato nella ricerca del candidato alla presidenza e con un programma elettorale ancora tutto da scrivere, e giocarsi tutto portando anticipatamente al voto la Sardegna. Tesi questa suffragata anche da una frase sibillina detta nella mattinata del 25 da uno dei suoi fedelissimi, il Consigliere Chicco Porcu, che, entrando nella sala stampa del Consiglio Regionale, esordiva con “Oggi è un bel giorno per morire…”. Forse si riferiva al fatto che il 25 Novembre era il quarto anniversario dell’approvazione della legge salvacoste, legge dal valore altamente simbolico e totemico per il Soru-pensiero, o forse riportava, anticipatamente, un suo sentore o, forse, una semplice premonizione. Sull’interpretazione delle parole di Porcu, sulle sue facoltà divinatorie i pareri sono contrastanti. I più maliziosi propendono per la premeditazione delle dimissioni, altri nicchiano ed altri ancora, quelli più vicini al Governatore, smentiscono categoricamente la premeditazione e dichiarano, Porcu e Barracciu in testa, che il comportamento del Governatore è semplicemente frutto della coerenza che lo ha sempre contraddistinto e atto dovuto in seguito alla sfiducia ricevuta. Appena saputo delle dimissioni di Soru è intervenuto Veltroni che ha ribadito al Governatore, editore dell’Unità, la piena fiducia e l’invito a rivedere la sua posizione. E Veltroni di posizioni rivedute e corrette se ne intende. Veltroni lo invita a continuare nell'opera di rinnovamento intrapresa dimostrando, così, di non conoscere la realtà sarda, di non sapere niente della disoccupazione in aumento, dell'aumento esponenziale dei lavoratori in cassa integrazione, della crisi delle imprese sarde, dei conti in rosso dei settori edile e commercio, della povertà che avanza e via discorrendo. Veltroni ha perso un'altra occasione per tacere e assumere una posizione non compromettente ma, si sa, Veltroni sembra, ormai, avviato sulla strada dell'autolesionismo nichilista. Comunque, il dado è tratto e la partita per le regionali del 2009 è appena cominciata. Non resta che attendere… |
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AL VERO GABBIANO JONATHAN
La maggior parte dei gabbiani non si danno la pena di apprendere, del volo, altro che le nozioni elementari: gli basta arrivare dalla costa a dov’è il cibo e poi tornare a casa. Per la maggior parte dei gabbiani, volare non conta, conta mangiare. A quel gabbiano lì, invece, non importava tanto procurarsi il cibo, quanto volare. Più d’ogni altra cosa al mondo, a Jonathan Livingston piaceva librarsi nel cielo.Ma a sue spese scoprì che, a pensarla in quel modo, non è facile poi trovare amici, fra gli altri uccelli.
SE
"Se" Se saprai conservare la testa, quando intorno a te tutti perderanno la loro, e te ne incolperanno; Se crederai in te stesso, quando tutti dubiteranno, ma saprai intendere il loro dubbio; Se saprai aspettare, senza stancarti dell'attesa, ed essere calunniato senza calunniare o essere odiato senza dar sfogo all'odio e, non apparire troppo bello, ne parlare troppo saggio; Se saprai sognare, e non rendere i sogni tuoi padroni; se saprai pensare, e non fare dei pensieri il tuo fine; se saprai incontrare il Trionfo e il Disastro, e trattare questi due impostori nello stesso modo; Se saprai sopportare di sentire quello che hai detto di giusto falsato dai ribaldi per farne trappola ai creduli o vedere le cose per cui hai dato la vita, spezzate e curvarti e ricostruirle con utensili logorati; Se saprai fare un mucchio di tutte le vicende e rischiarlo in un giro di testa e croce; E perdere e ricominciare da capo e non fiatar verbo sulle tue perdite; Se saprai forzare il tuo cuore e i nervi e i tendini per aiutare il tuo volere, anche quando essi sono consumati; e così resistere quando non c'è più nulla in te tranne che la volontà che dice loro: "reggete!" Se saprai parlare con le folle e mantenere le tue virtù e passeggiare con i Re e non perdere la semplicità; Se ne nemici, ne prediletti amici avranno il potere di offenderti, se tutti gli uomini conteranno ma nessuno conterà troppo; se saprai riempire il minuto che non perdona, coprendo una distanza che valga i sessanta secondi; Tuo sarà il mondo e tutto ciò che contiene e, ciò che conta, sarai un uomo,figlio! Rudyard Kipling
EINAUDI
"Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di guadagno. Il gusto, l'orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie ed investono tutti i loro capitali per ritirare spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi." - Luigi Einaudi
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