Bogotà, capitale della Colombia, ha circa 8.000.000 di abitanti.
Ha moltissimi quartieri periferici popolati da persone fuggite dalla campagna. Vivono in baracche in condizioni di estrema miseria.
Uno di questi è il Barrio Juan Rey: abitato da 300.000 persone si trova a sud-est della città. La situazione di povertà è particolarmente grave, le condizioni igienico-sanitarie precarie, il livello di violenza elevatissimo, la denutrizione e la malnutrizione problemi molto diffusi. Prime vittime di tale situazione risultano i bambini che vivono in uno stato di semi abbandono e spesso vengono sfruttati dalla delinquenza comune o legata alla droga, usati per la prostituzione o rapiti per il traffico degli organi.
Il Centro S. Riccardo Pampuri sorge all’interno del Barrio Juan Rey, proponendo attività socio-educative e di assistenza medica. Il Centro è per le persone del quartiere un punto di riferimento, un luogo dove possono incontrare persone che, facendosi carico anche dei bisogni più immediati, compiono con loro un lavoro di educazione globale che restituisca dignità e speranza alla vita.
Il progetto è iniziato nel Gennaio 1996 grazie alla Corporaciòn Prosol (proyecto Solidariedad), ente senza fini di lucro riconosciuta dal governo colombiano.
Il Centro rivolge le sue attività a bambini in età scolare o prescolare (dai 3 agli 11 anni) e alle loro famiglie, attraverso la scuola materna, la scuola elementare e il doposcuola.
La scuola materna lavora con i bambini piccolissimi dalle 7,30 della mattina alle 4 del pomeriggio.
Nella scuola elementare ogni ragazzo è seguito dalle 7,30 alle 15,30.
Tramite il “Centro di Promozione e Prevenzione”, ai bambini viene data assistenza medica per:
• diagnosticare la denutrizione e stabilirne gli interventi necessari;
• controllare la vista, la cura dei denti e della struttura ossea;
• l’ educazione all'igiene personale per evitare infezioni e carie.
Presso il Centro è stato anche aperto il “comedor popular”, una mensa gratuita che prevede la distribuzione quotidiana di un pasto caldo. Ad oggi, quotidianamente, uno al giorno per 800 bambini.