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Storie contro. Per un archivio del conflitto ecologico in Campania

Post n°185 pubblicato il 01 Ottobre 2007 da mdd_m
 

Un appello a raccontare/raccontarsi
Marco Armiero
Nel 2000 è uscito nelle sale cinematografiche un film basato sulla storia di una causa intentata dagli abitanti di una città vicino Los Angeles contro un grande colosso dell’industria americana, la Pacific Gas & Electric, colpevole di aver avvelenato le acque potabili che rifornivano la cittadina. La protagonista, Erin Brockowich, oltre a raccogliere le testimonianze dirette dei cittadini ammalati, le loro cartelle cliniche, visita un archivio dove è conservata la documentazione relativa alle acque dell’intera zona (l’archivio idrico della contea). Sebbene non le sia semplice accedere alla consultazione dei documenti (deve dare fondo al suo armamentario seduttivo per vincere la resistenza dell’addetto), non ho potuto non provare una forte invidia per le fonti archivistiche a sua disposizione. In Italia non sarebbe facile trovare un archivio corrispondente a quello consultato dalla protagonista del film, probabilmente anche a parità di risorse genetiche del ricercatore. Anche per questo, dunque, non esistono in Italia ricerche storiche su questi temi. Tuttavia, so bene che la limitatezza delle fonti disponibili non spiega del tutto la scarsa sedimentazione di ricerche; tanto più che la lista degli archivi mancati o di difficile accesso potrebbe allungarsi a dismisura (cosa dire, infatti, degli archivi d’impresa meridionali, di quelli degli enti locali, delle fonti relative alle classi subalterne ecc.?).Insomma, se si vuole fare una storia dell’ambiente e dell’ambientalismo che non si limiti alle grandi associazioni, alla legislazione o al protezionismo c’è bisogno di inventiva: è necessario immaginare nuove risorse documentarie che consentano di restituire la ricchezza di una nuova stagione di lotte per i diritti dell’ambiente e delle persone. Evidentemente le fonti giudiziarie, i processi per intenderci, potrebbero fornire una straordinaria messe di informazioni, anche se spesso non sono di facile accesso e consultazione. Tuttavia, non necessariamente un confronto anche aspro su tematiche ambientali ha trovato la sua traduzione in un caso giudiziario. E, ad ogni modo, le carte processuali lascerebbero comunque fuori molti aspetti del conflitto che solo l’esperienza degli attori sociali può restituire all’attenzione dello storico.
Se la storia dell’ambiente è essenzialmente storia delle relazioni tra società ed ecosistemi, è del tutto evidente la centralità del tema del conflitto e il suo valore euristico. Nel conflitto emergono tanto gli attori sociali e le loro culture quanto i diversi aspetti della natura delle risorse; il conflitto svela la molteplicità delle ipotesi in gioco per l’uso della natura e il legame stringente tra assetti ecologici e strutture economico-sociali; nel conflitto si fanno più evidenti processi, spesso di lunga durata, o magari repentini, che stanno interagendo con il sistema naturale e sociale.
In particolare l’emersione negli ultimi anni dell’Environmental Justice Movement (Movimento per la giustizia ambientale), ovvero di un ambientalismo che coniuga la questione sociale (razziale e di genere) con quella ecologica, ha costituito una sostanziale rottura con la tradizionale cultura ambientalista: per l’EJM, gli stessi poteri che hanno generato un modo di produzione concentrato sulla riproduzione della ricchezza sul consumo di beni, e non sulla salute ed il benessere della forza lavoro, hanno storicamente sovrinteso anche alla iniqua distribuzione dei costi sociali ed ambientali di questo modo di produrre e consumare, dislocando impianti inquinanti, depositi e discariche pericolose nei quartieri ghetto, abitati da segmenti sociali più deboli.
A guardare le cose attraverso le lenti del conflitto, non basta invocare la tecnologia o l’autorità degli “esperti”: la scienza e i suoi ritrovati tecnologici non sono indipendenti dai rapporti di potere e parlare della loro efficienza nasconde, spesso, le loro conseguenze ineguali e socialmente connotate. Insomma, fare storia del conflitto ambientale significa anche ripensare il rapporto tra soggettività ed oggettività nella costruzione del sapere, a partire dall’opzione per una storia militante, che non ha timidezze nello schierarsi.
Sono queste le ragioni per le quali c’è bisogno oggi di costruire e preservare la memoria di questa straordinaria stagione di lotte ambientali in Campania. Il mio è un appello a tutte e tutti: vorrei raccogliere storie di militanti che in vario modo hanno partecipato alla mobilitazione ecologica in Campania. Più che a interviste, con domande e risposte puntuali, sto pensando piuttosto a una traccia per raccontarsi e raccontare la propria esperienza. La mia attuale collocazione dell’altra parte dell’Oceano (lavoro ormai da tre anni negli Stati Uniti) ovviamente non facilita le cose: tuttavia credo che internet possa aiutarci. Chiunque voglia partecipare al progetto “Storie contro. Per un archivio del conflitto ecologico in Campania” può mandarmi una email a armiero@nature.berkeley.edu / marco.armiero@tin.it (ho trovarmi su Skype come “marco.armiero”). Sarebbe bello riuscire a costruire un archivio virtuale con le storie raccolte (sarebbe la prima esperienza di questo tipo in Italia): perché l’obiettivo del progetto è proprio quello di mettere a disposizione di tutte e tutti un patrimonio di storie e di esperienze che altrimenti rischia di rimanere invisibile.Marco Armiero
Traccia per raccontarsi
Capitolo I
Notizie sull’informatore
Nome (facoltativo!)
Età
Titolo di studio
Professione
Stato civile (sposato, figli ecc.)
Appartenenze a partiti, gruppi, associazioni…
Come vota
A quale/i conflitto/i ha partecipato
In che modo ha partecipato
Capitolo II
La materia del conflitto
Spiegare le ragioni del conflitto al quale ha partecipato
Capitolo III
Coinvolgimento personale
Da dove veniva culturalmente, politicamente ecc. (ossia aveva una storia politica alle spalle?) Quando ha iniziato a occuparsi di questa problema. Cosa lo ha portato a farlo. Quale sono stati i primi passi dentro il movimento (una riunione, una manifestazione, ecc.). Di cosa si occupa nel movimento. Come è cambiato il suo coinvolgimento nel movimento (se è cambiato).
Capitolo IV
Il movimento
Cosa è il movimento. Quali sono le caratteristiche. Come è organizzato (se lo è). Ci sono leaders? Chi sono? Rapporto donne e uomini dentro il movimento (per esempio, c’è parità, quale è la tua idea su i rispettivi ruoli, chi sono i più influenti, i più prudenti, i più estremisti ecc.). rapporto tra generazioni (ci sono vecchi, giovani, ragazzi ecc.). Raccontare la vita interna, le iniziative ecc.
I limiti del movimento (se ce ne sono)
Capitolo V
Il conflitto
Come funziona il conflitto. Quali sono le forme che usate (manifestazioni, occupazioni, volantini, ecc.). Quali funzionano meglio e quali sono i limiti delle forme che usate. Rischi, reazione delle forze dell’ordine, della stampa, della cittadinanzaL’uso dei mass media e della scienza (ossia il rapporto con gli “esperti” o con i saperi, ovvero con libri, ricerche ecc.)
Capitolo VI
Gli esiti
Come è andata a finire (o come andrà a finire) secondo te. Gli esiti per:
a) il problema (ovvero per l’inceneritore, la discarica, la privatizzazione dell’acqua ecc.)
b) il movimento
c) personalmente (come questa esperienza ha cambiato e cosa ha significato per l’intervistato)

 
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"Si possono fare contemporaneamente azioni contraddittorie, in un unico refrigerante respiro; sono contro l'azione;per la contraddizione continua e anche per l'affermazione, non sono nè favorevole nè contrario e non do spiegazioni perchè detesto il buonsenso."
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