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ECOMAFIA 2009:CRIMINALITA' AMBIENTALE ALLA SBARRA

Post n°863 pubblicato il 04 Maggio 2009 da angela_n
 

Legambiente presenta martedì il rapporto annuale. Storie di una spaventosa quotidianità. Continuo assalto  al territorio

ROMA - Traffico illegale di rifiuti, abusivismo edilizio, combattimenti clandestini tra cani, racket degli animali, commercio illegale di specie protette e archeomafia: anche quest'anno Legambiente pubblica il suo annuale Rapporto Ecomafia. La lotta alla criminalità ambientale sarà riportata nelle sue storie di spaventosa quotidianità italiana.

La presentazione avverrà martedì 5 maggio nella sede nazionale di via Salaria. A presiederla ci saranno Sebastiano Venneri, responsabile Osservatorio Ambiente e Legalità Legambiente, il presidente nazionale Legambiente Vittorio Cogliati Dezza e Enrico Fontana del direttivo di Legambiente. Tra gli ospiti d'onore c'è il procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso, con il quale Legambiente collabora da anni nella stesura del Rapporto Ecomafia.
Saranno presenti anche il presidente della commissione Antimafia Beppe Pisanu e il presidente della commissione sul Ciclo dei rifiuti Gaetano Pecorella. Legambiente indirizzerà loro la richiesta di supporto legislativo al lavoro di Magistrati e forze dell'ordine. Da anni l'associazione propone una maggiore severità verso i reati ambientali, attraverso la loro introduzione nel codice penale, nonché il mantenimento dell'utilizzo delle intercettazioni nelle indagini. La settimana scorsa il presidente Pecorella ha appoggiato la posizione dell'associazione, esprimendosi perché la legge contro le intercettazioni venga emendata su questo tema. La sua applicazione metterebbe a rischio pressoché tutte le inchieste, in particolare quelle sul traffico di rifiuti.
La presentazione del Rapporto Ecomafia negli anni passati ha sempre provocato grande scalpore. E' infatti uno strumento prezioso per mostrare pubblicamente quanto la criminalità organizzata sia attiva nel distruggere il territorio nazionale. Il rapporto dello scorso anno mise in risalto le enormi dimensioni di tale business, di poco inferiore ad una finanziaria: 18,4 miliardi di euro in un anno. Nel 2007 si era inoltre registrato un netto aumento dei reati ambientali, passati a 30.124 dai 23.668 dell'anno precedente (+27,3%).  

Altra notizia shock fu lo spostamento verso il nord Italia delle inchieste: l'arrivo del Veneto al secondo posto nella classifica sul ciclo dei rifiuti testimoniò una volta per tutte il coinvolgimento degli imprenditori del nord in traffici e smaltimenti diretti verso il Mezzogiorno. E fu nuovamente la Campania la prima regione subirne i danni. L'emergenza rifiuti dello scorso anno è conosciuta da tutti, ma fu il Rapporto Ecomafia 2008 a spostare l'attenzione dal problema dei rifiuti urbani di Napoli a quello ben più grave dei rifiuti industriali speciali disseminati per le campagne. In seguito ci penseranno il documentario “Biutiful cauntri” ed il film “Gomorra” a raccontarne le agghiaccianti vicende.

Il clan dei Casalesi lo scorso anno fu al centro dell'attenzione, per il suo protagonismo nell'operazione Ecoboss, ma anche per la “poliedricità” dei suoi interessi: dal ciclo del cemento a quello dei rifiuti, dall'agricoltura al racket degli animali. Ma la compagnia non sembrava mancare: il 2007 vide aumentare infatti il numero dei clan coinvolti da 203 a 239.
Il Rapporto Ecomafia si propone come strumento di analisi del fenomeno dell'illegalità ambientale, ma vuole anche essere uno strumento di denuncia contro l'indifferenza e l'inerzia di molti. L'attenzione al territorio è infatti alla base della partecipazione civile e lo stesso procuratore Piero Grasso, nella prefazione dello scorso anno, parlò della necessità di programmi di educazione ambientale. I primi a difendere il proprio territorio dovrebbero infatti essere i cittadini che lo abitano, e per farlo è necessario “far crescere la consapevolezza dei propri diritti, primo tra tutti quello di vivere in un ambiente sano e in una società fondata sul rispetto della legalità”. Magistrati e forze dell'ordine non possono essere lasciati soli nella lotta alla criminalità ambientale. Senza il controllo preventivo delle amministrazioni locali e la collaborazione dei cittadini il fenomeno dell'ecomafia non può essere arginato.  


fonte: Dazebao
 
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