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IX

Post n°9 pubblicato il 25 Aprile 2010 da EggyEskimo

 

Blam Pow Pow

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Capita allora che ci si fermi. Che si rimanga a guardare un punto indefinito e spesso labile per poi tornare al punto di partenza, o forse di fuga, decidete voi. Certo era che io della vita avevo capito ben poco e l'ostinazione per cui ne andavo fiera mi seguiva e risentiva come fosse un'ombra da cui era difficile staccarsi. Difficile dire il come e il perché del mio tentennare. Difficile spiegarlo più che altro. Difficile rintracciare la verità quando essa è nascosta e ben lontana dal vedere la luce. So di compiere giri ben più chiari di quanto io stessa voglia ammettere, come so che ripetermi in un ciclico mantra è uno dei miei passatempi preferiti, e so quanto sarà facile per gli altri dimenticare le mie parole ma non lo sarà di certo per me. C'è in vero qualcosa di sinistro in quello che tento di dire e va aldilà dei semplici rapporti familiari, rapporti in cui, a capovolgimento di quella tanto cercata verità  va il demerito di un armonia corrotta che continua a perseguitarmi. Qualcosa dentro di me esigeva che gli altri fossero diversi, e invece mio malgrado non era così. Ero io a non identificarmi più. Le impronte, le tracce che avevo lasciato erano scomparse ed evidentemente quel qualcosa di sinistro in cui il vecchio viene lasciato per il nuovo, ancor prima che si sappia che esista, era solo un modo per fuggire dalla verità. Di acqua ne scorre sotto i ponti, talmente tanta che non v'è spazio per contenere un'intera esistenza. Lì nel profondo di ognuno di noi, so di avere dato più di quanto io stessa avrei voluto, spinta da una corrente che in tanti chiamano Amore. Io dal mio canto posso affermare di non essere poi così amorevole di quanto invece tenti di apparire, nel mio cuore, si lì in fondo, c'è una parte di me che reclama attenzione e cura, ma la solitudine che io vivo e che a stento gli altri riescono a immaginare, è lì nel profondo, e non c'è nulla che possa tradurre o coniugare l'amore che io stessa invece, ho intrecciato tra le mie mani e nei gesti che ho nutrito ancor di più per me stessa. Capita allora che una grigia sensazione ti assalga, tanto quanto il nascondere la verità. Fuggi, in un gemito dal soffocante eco e corri sospinta dall'incomprensione della folla, dei passanti e da chi un tempo ti chiamava per nome riconsegnando a te il tuo sguardo avulso. Non v'è che tracciare un confine tra me e gli altri, inconcepibile a tratti, ma di certo incline al non confondersi ma al diradarsi come un'icona distante. Che di me una sola esiste, e tanto basta per quanto mi riguarda.

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Attenderò che Tutto mi sia Dato e che niente mi sia più Dovuto.

 

 
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