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Lasciami andare

Post n°126 pubblicato il 26 Gennaio 2011 da io.venere
 

La felicità è un sogno che non ho mai posseduto

andrò via

cercherò altrove me stessa.

Cosa mi hai fatto!

Mi hai illusa, mi hai rubato la vita…

La mia giovinezza è andata via.

Cosa mi hai fatto!

Chiusa in questa casa

senza sogni

e senza più ali…

Perché mi hai delusa,

perché hai ingannato la mia vita!

L’amore mi ha imbiancata

L’alba mi ha sconfitta…

Troverò il coraggio di aprire le mie ali…

Ora che non ti servo più posso volare…

C’ero io quando ti serviva amore

C’ero io quando eri da solo…

Io a respirare il freddo di una stanza

Io a vivere di solitudine.

Perché tu non ci sei mai stato per me?

Non mi hai saputa amare

Ora abbi il coraggio

di lasciarmi andare.

(Edita in Collana di perle 3)

poesia di Patty...

 
 
 

Collana di perle 3

Post n°125 pubblicato il 25 Gennaio 2011 da io.venere
 

Un bravo artista é destinato ad essere infelice nella vita: ogni volta che ha fame e apre il suo sacco, vi trova dentro solo perle”  Hermann Hesse

“Collana di Perle 3 (Rubino) ” ricorda gli antichi canzonieri, dove le più belle poesie d’amore erano raggruppate in un’unica raccolta antologica. “Antologia” deriva dal greco e significa “raccolta di fiori” (da "ánthos", "fiore", e "légo", "raccolgo"), in questo florilegio sono state accuratamente scelte le migliori poesie dall’autore emergente odierno. Tante di queste liriche hanno vinto premi importanti e molti di questi autori hanno già nell’attivo, uno o più libri personali fatti con varie case editrici.

Perché dunque essere in un’antologia poetica come questa?

Nel corso del tempo le antologie hanno sempre svolto il compito di offrire, in uno spazio ristretto, una scelta espressiva di generi diversi e di varie opere, stili importanti, che danno un senso particolare all’intero libro. Essere scelto a far parte di un’antologia di liriche e componimenti poetici è sempre stato sinonimo di distinzione culturale.

Le antologie sono strumenti essenziali per la conservazione e la divulgazione dei testi. In specifico “Collana di Perle 3” rimanda a un’introspezione fondamentale, dove parole calde e malinconiche si mescolano, aumentando la preziosità delle singole opere. La preziosità dell’opera sta in fili sottili che legano una poesia all’altra, un poeta all’altro, questi fili impercettibili all’occhio umano, sono visibili solo con la profondità del cuore. All’interno dell’opera è sviluppato un canzoniere di poesie a verso libero, questa Collana e impreziosita da Perle: “perle intese come rare raccolte di opere vincenti”. “La perla” quale simbolo lunare è legata all’acqua e al tempo stesso alla donna.

La perla, simbolo di femminilità e paradosso di mille credenze popolari.. è una gemma sempre attuale, fatta di madreperla, il liquido che l’ostrica secerne per difendersi da un piccolo granello di sabbia che l’ha invasa … ogni cosa della vita, che come un fiume invade la nostra anima, nel grembo di un poeta e tra gli spazi più profondi del suo cuore, diviene poesia.

E cos’è una perla nelle mani di una donna?

Non è forse una piccola gemma sferica di colore avorio che assomiglia a una piccola luna!

Dunque regalare “perle” è un po’ come regalare “un sogno”, proprio ciò che fa il poeta con le sue parole. Presso i Greci la “perla”era l’emblema dell’amore e della passione, e ancora oggi regalare “perle” è simbolo di devozione e profondo sentimento. “La perla” sola, preziosa e rara, rappresenta la ricerca dell’essenza nascosta nei profondi spazi della nostra anima. “Una perla pura e preziosa: “Collana di Perle 3” antologia che custodisce come uno scrigno, la magia della parola, non a caso nella letteratura indiana infilare perle significa comporre versi.

Scrivere, narrare, raccontarsi… si è poeti nel dare all’altro ciò che si racchiude in se stessi, solo così tutto diventa sensuale ed emotivo, scoprendo le emozioni si è nudi del proprio spirito.. liberi di crocifiggere o essere crocefissi con la parola. Tutte le poesie di questo florilegio, hanno una sorta di filo di Arianna, che conduce il lettore a un senso d’insieme. La bellezza spirituale della vita, le sue sfumature esistenziali, i conflitti interiori, la lotta tra il bene e il male, l’amore e l’odio, la sofferenza e la felicità, tanto mistero e insieme tanta assorta malinconia nel consueto cammino della nostra vita. “Collana di Perle 3” è un intreccio di fiori colorati che si schiudono al sole, l’incarnazione della natura umana che si identifica nei sentimenti di ogni giorno… una raccolta di poesia che sfiora il ritorno e l’abbandono, accarezzando i passi della giovinezza, sfiorando la maturità dell’essere e a volte implorando di tornare ancora bambini. Ogn’uno di noi può ritrovare se stesso in queste pagine. Chi non ha mai vissuto un lungo tempo di dolore o lunghe notti di solitudine? E chi mai potrà staccarsi dal proprio passato senza un rimpianto? Ogni anima lascia un ultimo sguardo d’amore verso ciò che ha perduto.. come ogni anima che lascia un ricordo tornerà a vivere nei sogni di qualcuno. Siamo fatti di saggezze e pentimenti, di angeli e croci che si scompongono e si ricompongono nella nostra vita…tutto questo fa parte di Noi, del nostro essere uomini e donne, profumo e ricordo, essenza e carne, alba e tramonto.

                                                                                                                                                                  

Sonia Demurtas

 

 
 
 

VOCI DI CONCHIGLIA

Post n°122 pubblicato il 06 Dicembre 2009 da io.venere

www.soniademurtas.it

ritira il libro su loto.blu@libero.it

Tornerà mai la vita a farmi luce?

tornerà il sorriso e l’anima rapace.

Crebbi di lamenti e di tormenti

vissi di confusi eventi e accadimenti.

Pigolava sopra il tetto l’upupa in lamento…

mi diceva che la vita si spegneva in un momento.

Erano castelli le ombre e i mulinelli

mondi fatati

erano i miei sogni immacolati.

Se tornerà la luce disse il cuore mio:

“Tu portami a giocare insieme a Dio”.

Sonia Demurtas

edito in Voci di Conchiglia

 
 
 

Voci di conchiglia

Post n°121 pubblicato il 06 Dicembre 2009 da io.venere

E mi volò negli occhi coi suoi candidi silenzi;

muto di parole,carico di sogni e gesti.

E mi volò negli occhi e coi suoi cieli immensi;

carico di sguardi, accanto al mare,

uomo di favole lontane.

E mi volò negli occhi facendomi tremare…

baciando le sue labbra,

ninfee di primavere,

brillavano nel cuore.

SONIA DEMURTAS

EDITA IN VOCI DI CONCHIGLIA.

Un ringraziamento speciale va ai poeti MONIA MINNUCCI, PIER PAOLO DeTToRI, Antonio Maglio, Tatiana Andena, Francesco Messina, Alessandro Vettori; E gli altri presenti.

Compagni di penna, entusiasmo e passione creativa.

 
 
 

Voci di Conchiglia...

Post n°120 pubblicato il 06 Dicembre 2009 da infinitylive

E mi volò negli occhi coi suoi candidi silenzi;

muto di parole,carico di sogni e gesti.

E mi volò negli occhi e coi suoi cieli immensi;

carico di sguardi, accanto al mare,

uomo di favole lontane.

E mi volò negli occhi facendomi tremare…

baciando le sue labbra,

ninfee di primavere,

brillavano nel cuore.

SONIA DEMURTAS

EDITA IN VOCI DI CONCHIGLIA.

Un ringraziamento speciale va ai poeti MONIA MINNUCCI, PIER PAOLO DeTToRI, Antonio Maglio, Tatiana Andena, Francesco Messina, Alessandro Vettori; E gli altri presenti.

Compagni di penna, entusiasmo e passione creativa.

E mi volò negli occhi coi suoi candidi silenzi;

muto di parole, carico di sogni e gesti.

E mi volò negli occhi... coi suoi cieli immensi;

eternità di sguardi accanto al mare,

uomo di favole lontane.

E mi volò negli occhi facendomi tremare…

baciando le sue labbra,

ninfee di primavere,

brillavano nel cuore.

SONIA DEMURTAS

www.soniademurtas.it

VISITA IL SITO...

e se vuoi un consiglio editoriale  manda una mail a loto.blu@libero.it

 
 
 

Capo Vaticano...vicino Tropea.

Post n°119 pubblicato il 26 Maggio 2009 da infinitylive
Foto di io.venere

Capo Vaticano è un'estesa località balneare del comune di Ricadi (VV), ricca di strutture ricettive spesso dotate dei servizi di animazione. Il promontorio che ne assume il nome raggiunge l'altezza massima di 124 metri ed è fatto di uno speciale granito, quello bianco-grigio, studiato in tutto il mondo per le sue particolarità geologiche.
Di notevole importanza è la presenza della felce gigante, della palma nana sullo scoglio "Il Palombaro", nonché l'esistenza di sedimenti marini del Quaternario, che fanno di Capo Vaticano una meta obbligata di molti studiosi di Paleontologia. La particolare morfologia dei luoghi, con valli e profonde incisioni fluviali su un territorio dal tipico terrazzamento a gradoni, permette di raggiungere agevolmente gli strati fossiliferi del Miocene.

Conchiglie tipiche dei mari tropicali, denti di squalo, coralli, si accompagnano a ritrovamenti di parti scheletriche di mammiferi marini e continentali. Tutta la zona è comunque famosa per l’abbondanza di Clipeastri, antichi echinidi dalla caratteristica forma piramidale oggi estinti.
Il promontorio di Capo Vaticano è situato sulla costa tirrenica calabrese, di fronte allo Stromboli e alle isole Eolie, separa il golfo di Sant'Eufemia e quello di Gioia Tauro, e comprende la zona costiera dalla baia del Tono fino alla baia di Santa Maria e alle ultime propaggini del monte Poro. Sul promontorio è istallato dal 1870 un faro dalla Torre cilindrica, su fabbricato a un piano con tetto a terrazza.
La più suggestiva baia è quella di Grotticelle, formata da tre spiagge contigue. Secondo una nota rivista francese, Capo Vaticano è considerata la terza spiaggia più bella d'Italia e fra le 100 spiagge più belle al mondo.
Il famoso scrittore veneto Giuseppe Berto, dopo aver girato l'Italia decise di rimanere a vivere qui, scrivendo in alcuni dei sui libri «Il tratto di costa che culmina in Capo Vaticano è pieno di storia e di bellezza. Si potrebbe chiamare Costabella con un pizzico di rimpianto e nostalgia».

In un'altra opera, Berto scrive: «Penso che Capo Vaticano si chiami Vaticano per la stessa ragione per cui un colle di Roma si chiama alla stessa maniera: sacerdoti e indovini vi andavano a scrutare il futuro, basandosi sul volo degli uccelli e altre cose. Duecento metri al largo della punta c'è uno scoglio chiamato Mantineo, e in greco "manteuo" significa comunicare con la volontà divina. Il Capo era un posto sacro, e lo è ancora, nonostante tutto».
Capo Vaticano è conosciuto anche come migliore territorio al mondo che produce la cipolla rossa, detta anche cipolla rossa di Tropea, dal gusto particolarmente dolce. Grazie infatti alle sostanze contenute nel terreno "solo quella coltivata a Capo Vaticano risulta dolce" ed è ricercatissima nel mercato nazionale ed internazionale.
Inoltre le suggestive spiagge e il mare cristallino con fondali ricchi di fauna ittica, rendono Capo Vaticano meta obbligata per sub e turisti italiani e stranieri, primi fra tutti i tedeschi, attratti anche da un entroterra che offre prodotti tipici come: la 'Nduja di Spilinga e il Pecorino del Poro.

 
 
 

Da lui a lei...pensiero.

Post n°118 pubblicato il 21 Aprile 2009 da infinitylive
Foto di io.venere

ora resto così
dolcemente soavemente,
incatenato
tra le tue braccia

mi guardi
sento i tuoi occhi
accarezzarmi

mi esplori...
tra le dita raccogli i capelli
petali di emozione mi sovrastano...

sorrido
al tuo desiderio
ti porgo un bacio come fosse una rosa
mio silenzio...mi incanti!
mia dolce musica
mi svegli...

eppure rimane
il profumo di te
tra morbida seta...

ti ho colto mio dolce anelito...
ti ho colto.

 

 
 
 

mio amore.

Post n°117 pubblicato il 21 Aprile 2009 da io.venere
Foto di io.venere

Briciole di pane per terra…

ti chini…

le cogli…

le porti alla bocca…

hai fame…

figlio del nulla… cresciuto nel gelo di un’africa calda…

la pancia ti scoppia… c’è aria…c’è fame… il sogno agognato di un pezzo di pane…

vuoi bere… fa caldo…sudore io vedo…

ne mamma e papà… ne terra, ne cielo…

Dov’è Dio mi chiedo? e l’uomo? e la donna?

La terra Santa, la veste e la gonna…

Tu canti nel cielo alla morte tua bianca…

Io sento…Ti vedo...mi struggo...poi fuggo,

dal dolore composto del tuo esulo volto..

al dolore conciso del tuo esile viso…

gela in me  fede che non ho…

sulla preghiera che in te vedo.

 
 
 

Essere o non essere.

Post n°115 pubblicato il 04 Marzo 2009 da infinitylive

Da un'intervista fatta al prof. Iuvara è riportato: -Ci siamo trovati di fronte a un lucido 71enne, un ex docente e giornalista pubblicista che riesce a sovvertire (come vedremo in seguito) alcuni episodi che la storia tramanda. Professor Iuvara, come le venuto in mente di affermare che mister Shakespeare era in realta' il dottor Crollalanza? A parte l'evidenza della traduzione della parola Shakespeare, da Shake (Crolla) e Speare (Lancia), mi sono limitato a riprendere gli studi che altri, in precedenza, avevano aperto. Così, ho trascorso parte degli ultimi dieci anni a raccogliere documenti che confermano la mia idea. Perche`, veda, io pongo delle domande a cui nessuno ha mai saputo rispondere. E cioè: come faceva il figlio di un guantaio, come la storia ci vuol fare credere, a possedere l'immensa cultura che Shakespeare dimostro` nelle materie classiche? Come poteva, un poeta inglese, e per di piu` a quei tempi, descrivere fedelmente luoghi, paesaggi e persone italiani, così come li ritroviamo in ben 15 delle 37 opere del sommo William? E perchè la biblioteca non e' mai stata messa a disposizione dei biografi? Già. E Lei, come risponde? Esistono i documenti che provano che Michelangelo Crollalanza era figlio di Giovanni Florio e Guglielma Crollalanza, nato a Messina nel 1564. Studio` latino, greco e storia presso i francescani, prendendone il saio. Ma all'eta` di 15 anni fu costretto a fuggire con la famiglia in Veneto, a causa delle idee calviniste del padre, condannato al rogo dal Sant'Uffizio per aver pubblicato le sue accuse alla Chiesa cattolica. Michelangelo abitò nel palazzo di Otello, un nobile veneziano che, accecato dalla gelosia, aveva ucciso anni prima la moglie Desdemona. Dopo aver frequentato il frate dominicano Giovanni Bruno, s'innamoro' a Milano di una contessina, Giulietta, che venne rapita dal governatore spagnolo il quale accusò del sequestro il giovane Crollalanza perchè convinto anticalvinista. Giulietta si suicida e fu allora che Michelangelo fuggì in Inghilterra, assumendo l'identikit di un cugino morto prematuramente: il suo nome era William Shakespeare. E come la mettiamo con la lingua? Le sue prime opere le fa tradurre e le mette in scena al teatro in legno "The Globe". Poi quando sposa la moglie inglese, questa gli traduce i versi più famosi. D'altronde, anche per i biografi di allora, Shakespeare mostrava di avere un accento decisamente straniero. Ho quindi l'impressione che nessuno, in Inghilterra, abbia mai avuto il coraggio di tirare fuori la sua biblioteca lasciata in eredità. Salterebbe fuori la sua vera identità.


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Mie conclusioni:La storia

Michelagnolo Crollalanza era figlio di Giovanni Florio e Guglielma
Crollalanza, nato a Messina nel 1564. Studio` latino, greco e storia presso i francescani, prendendone il saio. All'età di 15 anni fu costretto a fuggire con la famiglia in Veneto, a causa delle idee calviniste del padre, condannato al rogo dal Sant'Uffizio per aver pubblicato le sue accuse alla Chiesa cattolica.
Qui si svolsero gli episodi più eclatanti della vita di Michelagnolo,il primo amore per una contessina”Giulietta”che fu rapita da un conte che la voleva prendere in moglie, ma innamoratissima di Crollalanza si suicidò;da qui spiegato l’enfasi d’amore con cui Michelangelo scrive e descrive Giulietta nel suo libro”Giulietta e Romeo”,in realtà Romeo era lui stesso,l’amore tra i due giovani era ostacolato anche dalla famiglia di lei;Dopo l’episodio del suicidio di Giulietta ,Michelagnolo fugge in Inghilterra dove trova rifugio presso dei parenti,qui dovette nascondersi e cambiare nome,perché non solo eretico,ma anche ricercato dal conte,in quanto ritenuto colpevole del suicidio di Giulietta.
Nel veneto alcune vicende realmente accadute gli ispirano L’Otello;
Otello non era altro che il nome della casa che “Il Moro”gli aveva affittato “Casa Otello”e dove questo Moro avrebbe ucciso la moglie pazzo di una ingiustificata gelosia.
Michelangelo (o Michelagnolo) cambia così il suo nome,prendendo quello di William,il questo non è altro che uno pseudonimo dove troviamo il nome e il cognome della madre tradotti al maschile.
Prima dell’arrivo di Michelagnolo in Inghilterra non ci fu nessuno scritto che ci porti a tracciare l’esistenza di un William Shakespar Inglese,in nessuna scuola e in nessun altro luogo,nessun testo attribuitogli prima dell’arrivo di Crollalanza quindi!ma come può essere?questo attribuisce ancora più veridicità alla tesi che stiamo riportando.
Questo William,figlio di un artigiano che non aveva mai messo la testa fuori dall’inghilterra come poteva conoscere perfettamente le nostre leggi,e i costumi dei luoghi non solo del veneto,ma di tutta italia?e come poteva conoscere Greco e Latino se non vi è alcuna sua iscrizione in nessuna scuola inglese!leggende e verità si intrecciano,in un’affascinante enigma che mette ancora di più in risalto l’affascinante mistero che avvolge il nostro italianissimo Michelangelo!.Non vogliamo fargli una colpa per essersi salvato la vita,per essere fuggito dall’italia,per essersi sottratto alla morte perché considerato eretico,noi vogliamo solo rivendicare ciò che è insito nella nostra storia,nella nostra cultura,nel nostro sangue,tutti noi sappiamo che l’Italia è un popolo di scrittori e poeti,quindi come Dante,potrebbe appartenere alla nostra storia anche William Shakespaer .
Infondo anche oggi alcuni scrittori lavorano usando un nick,io sono uno di quelli!
Essere o non essere?questo è il problema!

 
 
 

Come una sfinge.

Post n°114 pubblicato il 01 Marzo 2009 da infinitylive

E ti sento lontano...
mentre come l'aria mi manchi...
quello che non oso dirti ,lo penso...
sei lontano..

così tanto lontano...da far paura al cuore,

inutile cercarti..
hai varcato già le soglie dell'assenza...
mi hai lasciata qui,

 nel deserto...io come una sfinge,

immobile,ferma,muta ad aspettarti...
chissà se tornerai!
il suono dolce delle tue parole è ormai lontano.
Non vedo che il deserto..
 e la notte,quando tutto intorno tace...
ti osservo nelle infinite stelle
muto destino
lungo silenzio...
assurda paura di averti perso.

Assoluta certezza di non averti mai avuto...

Eppure T'amo.

 
 
 
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