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L'Europa che non vogliamo

Post n°362 pubblicato il 13 Febbraio 2012 da egos3

“Chi è cagion del suo mal pianga se stesso” dice il proverbio e quanto la Grecia sia responsabile del suo male lo sappiamo bene tutti, conosciamo la sua povertà e il disastro economico che ha fatto della Grecia, il riferimento negativo europeo. Il punto però, è che quando si parla di una nazione, non tutti tengono ben presente che si parla di persone, famiglie, di uomini e donne che devono pagare questa tremenda realtà, accollandosi il debito tutti insieme indistintamente, i poveri più indistintamente degli altri, in una sorta di girone dantesco la Grecia, o per meglio dire le famiglie greche, si trovano ad affrontare la quotidianità in uno stato che non possiede più uno stato sociale, una sanità pubblica, uno stato che si è trovato obbligato dalla BCE a tagliare le pensioni generando un baratro economico pazzesco nel quale precipitano i pensionati che, in alternativa si vedranno costretti a fare conto sui figli (chi può) o a mendicare per sbarcare il lunario; si sta generando una voragine in cui cadranno altri ventimila nuovi disoccupati creati dall’oggi al domani per “decreto”, cioè su richiesta di una entità superiore feroce come un boia. Il punto è che se l’Europa altri non è che un boia e si comporta esclusivamenet con la stessa logica di un istituto di credito che si relaziona con i popoli come se fossero un cliente inadempiente, io credo che di questo tipo di Europa faremmo volentieri a meno, perché finché non ci sarà una vera centralizzazione del governo degli stati appartenenti, ci troveremo sempre a dover combattere con questo genere di realtà che diventano la condanna dei popoli, la condanna a pagare col sangue (perché di questo si tratta) senza sapere se davvero sarà possibile uscire dalla crisi. I centotrenta miliardi di euro che l’Europa si appresta ad elargire alla Grecia per consentirle di pagare entro il 20 marzo, i quasi 15 miliardi di interessi che deve per il suo debito non sono una vera boccata d’ossigeno. Per uno stato che annega (forse meglio sarebbe dire che brucia) sono i soldi che più difficilmente verranno investiti in prospettive future, perché quando si è alla bancarotta non si può pensare al futuro, bisogna prima di tutto risanare il bilancio, chiudere i buchi e quindi questo denaro non significa crescita o prospettiva di sviluppo immediati, questi sono soldi che ancora una volta, finiranno nelle casse dei creditori internazionali. Quindi non si comprerà pane con quei soldi. Un Europa di stati indipendenti non serve alla crescita, serve solo al mantenimento delle attuali gerarchie economiche e condanna tutti ad un rapporto clientelare del quale si farebbe volentieri a meno. I Greci odiano la Germania, forse non odiano i Tedeschi, ma sicuramente non amano chi dall’alto della propria forza economica li condanna alla decimazione per tentare di salvarsi, perché chiamiamola come vogliamo, ma quella che viene imposta ora alla Grecia è una vera e propria decimazione. Siete in troppi? Fatene fuori qualcuno e forse vi salverete. Questa è l’Europa, rendiamocene conto

 
 
 
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