Creato da tanksgodisfriday il 26/03/2006
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Sadiq Khan e quanto ci costano le elezioni

Post n°1824 pubblicato il 07 Maggio 2016 da tanksgodisfriday
 
Foto di tanksgodisfriday

I londinesi hanno scelto: dopo il conservatore Boris Johnson, il nuovo sindaco è il laburista Sadiq Khan, che ha prevalso con dieci punti di vantaggio sul conservatore Zac Goldsmith.

Valutazioni politiche a parte, merita attenzione il sistema di votazione adottato, il contingent vote, un sistema che consente di condensare primo turno e ballottaggio in un solo turno, dimezzando il costo della votazione.

Il funzionamento è semplice.
L'immagine del post riporta un facsimile della pink ballot paper, la scheda elettorale utilizzata.
L'elettore trova nella scheda l'elenco dei candidati e due colonne di spunta: la prima scelta e la seconda scelta. Potrà apporre quindi una croce nella prima colonna, in corrispondenza del suo candidato preferito, e una nella seconda colonna, in corrispondenza del candidato che preferirebbe, qualora la sua prima scelta fosse trombata.

Al momento dello spoglio, gli scrutatori fanno un primo giro, contando solo le prime preferenze. Si raccolgono i risultati generali e si verifica se il primo candidato ha raccolto la maggioranza assoluta dei voti. Se ci è riuscito, ha vinto, altrimenti si passa al secondo conteggio.

A questo turno rimangono in gara solo i due candidati che hanno raccolto più voti come prime scelte. Le schede che avevano come prima scelta un trombato vengono ora riassegnate a uno dei due superstiti, se indicato come seconda scelta, oppure considerate bianche se la seconda scelta è un altro trombato.

Può venire il dubbio che vengano dispersi i voti di chi, pur avendo indicato preferenze, al secondo conteggio vede il proprio voto classificato come scheda bianca. Diamo un'occhiata a cosa è successo a Londra:

Candidate1st Round2nd RoundTotal
Sadiq Khan (Labour)1.148.716161.4271.310.143
Zac Goldsmith (Conservatives)909.75585.859994.614
Siân Berry (Green)152.027  
Caroline Pidgeon (Lib Dems)121.051  
Peter Whittle (Ukip)94.425  


Ragionando su questi numeri (mancano i voti ricevuti dai candidati minori) si vede che dei 367.503 voti ricevuti dagli esclusi del primo giro, 267.286 sono stati riassegnati ai primi due candidati. Due su tre, quindi.
Nel caso ci fosse stato un effettivo secondo turno di ballottaggio, molti di questi cittadini non sarebbero tornati a votare.

Sistema semplice ed efficace. Perché non si applica anche da noi?
Credo per due motivi:
  • ai nostri politici piace il mercato che si svolge nelle due settimane tra il primo turno e il ballottaggio; il sistema del contingent vote costringerebbe ad avere da subito idee chiare e manifeste sulle alleanze, e non prevederebbe quindi le negoziazioni basate sui risultati del primo giro (esempio: ti porto i miei voti, ma voglio 3 assessorati)
  • a chi ci amministra non frega nulla del costo delle votazioni (né, peraltro, di altri costi, vedi la recente discussione sulle indennità parlamentari)
In casa nostra non vedo all'orizzonte nessun ravvedimento o cambio di marcia.
Basta pensare ai soldi sprecati per il referendum trivelle, che valutazioni politiche hanno accuratamente tenuto separato da altre votazioni.
Ma, se da un lato è condivisibile che la democrazia abbia un costo, perché buttare così i nostri soldi dalla finestra?

Probabilmente c'è da rassegnarsi, anche se così non recupereremo mai l'efficienza degli altri sistemi-paese, con i quali, ci piaccia o non ci piaccia, siamo in quotidiana competizione.

 
 
 

Leccatore on-demand

Post n°1823 pubblicato il 27 Aprile 2016 da tanksgodisfriday
 

L'ideatore del marchingegno è giapponese, blogger, youtuber e appassionato di robotica. Di lui conosco solo il nick del blog (Mansun) e su Youtube (mansooon0), ed è bene così, meglio garantirgli un minimo di anonimato.

Mansun ha una passione per le Anime giapponesi, e fin qui ci può stare. Specialmente per le Anime al femminile, e anche su questo niente da dire.
Una breve ricerca su Google ci porta qualche esempio: Erina Nakiri, Ecumi Mito, Megumi Tadokoro. Una fanciulla in carne e ossa sarebbe preferibile, ma de gustibus.

A lasciarmi perplesso, e non poco, è però il modo in cui Mansun esprime il suo apprezzamento per la Anime-girl di turno: lecca lo schermo del pc quando ne visualizza una di suo gradimento.
Non è una cosa bellissima, e in più bisogna tenere pulito lo schermo, che è una fatica in più.

Mansun ha però trovato la soluzione: grazie alle sue competenze tecniche ha costruito un automa "leccatore on-demand", basato su Arduino, uno dei componenti più diffusi al mondo per realizzare automazioni varie che presto popoleranno la nostra vita, grazie all'IoT (Internet of Things).

Il video racconta tutto: alla pressione di un pulsante rosso, il marchingegno gira il suo organo gustativo fino a toccare lo schermo, e poi va di leccate, infaticabilmente su e giù finché il pulsante è premuto.


Si potrebbe pensare anche a una evoluzione intelligente del coso: catturare l'immagine, cercare un volto femminile, posizionare la lingua sullo schermo e poi partire, il tutto in completa autonomia.

A cosa potrebbe servire? Non so, però non è male come idea.

ps.: date un'occhiata al canale youtube di Mansun (il blog per me è off-limits, il giapponese non lo mastico). Il martellatore IoT con telecomando non è male.

 
 
 

È infedele? te lo dice Smarttress

Post n°1822 pubblicato il 19 Aprile 2016 da tanksgodisfriday
 

Il tarlo del dubbio si è insinuato in voi?
Può capitare, anche nelle coppie all'apparenza più solide, che qualcosa metta in allarme; quasi sempre c'è di mezzo il cellulare: un whatsapp di troppo, una nuova amicizia su Facebook, e lei o lui che si mostrano vaghi o, peggio, reticenti. 

E se, mentre io sono via, lei mi tradisse, proprio qui, nel nostro letto?

Niente paura, dalla Spagna arriva la risposta perfetta, dovete solo buttare via il materasso attuale e sostituirlo con Smarttress, il nuovo materasso intelligente, ovviamente dotato di App.
Come funziona? Una serie di sensori distribuiti al suo interno consente a Smarttress di rilevare pressioni e ritmi, oltre che l'estensione delle aree interessate.
È abbastanza intelligente, quindi, per capire se lei si agita per insonne irrequietezza, oppure se c'è qualcuno con lei che si impegna a non far pesare la vostra assenza.

Una volta rilevati i segnali di un'attività sospetta, Smarttress comincia a riversare sulla vostra app tutti i dettagli della performance: intensità, durata, "impatti per minuto", perfino una vista della zona del materasso su cui si concentra l'azione.


Pare che la Durmet, l'azienda spagnola che produce Smarttress, abbia pensato il prodotto per tutt'altro utilizzo: sorvegliare il sonno dei più piccoli. Non ho i dettagli su come avrebbe dovuto funzionare per quella applicazione, ma non mi risulta difficile immaginare che il prodotto non abbia avuto successo. A quanto ricordo, quando il piccolo si sveglia, non serve un'app per saperlo.

Ma anche sull'applicazione per adulti, qualche dubbio mi rimane.
Uno su tutti: e se usassero il divano?

 
 
 

Cloudready: un assaggio di Chromebook su un vecchio pc

Post n°1821 pubblicato il 06 Marzo 2016 da tanksgodisfriday
 
Foto di tanksgodisfriday

Un paio di settimane fa mi sono accorto del fenomeno Cloudready: come assaggiare l’experience Chromebook su un vecchio pc. 
Il software di Cloudready consente infatti di trasformare un vecchio pc in un Chromium OS, molto simile a un Google Chromebook
Il software viene proposto in tre versioni: quella free (che ho scaricato io), la versione per Educators, e quella per Enterprise, presentata ancora come coming soon. La versione per Educators prevede una console da cui l’insegnante può gestire i “Chromebook” della classe.

Rubando un paio d’ore a una serata, si scarica su chiavetta il sistema operativo open source Chromium OS e lo si installa su un pc, va bene anche se vecchio, ma non troppo. Istruzioni complete in inglese qui. In italiano si trovano diversi articoli sul web, come ad esempio questo
Per provare Cloudready ho utilizzato il mio Acer Aspire One D260, uscito intorno al 2011, con memoria portata da 1 GB a 2 GB. Non era nella lista dei pc compatibili, ma non ho avuto problemi.


Valutazione? 
Non è un Chromebook. Il browser, ad esempio è il Chromium e non il Chrome, e di un paio di release più vecchio dell’attuale release. 
La differenza reale la fa ovviamente l’hw, specialmente se si recupera un pc deboluccio come ho fatto io: la cpu è praticamente sempre al 100% e la navigazione internet non è fluidissima (es. Youtube). 
Non parliamo poi della velocità delle app, come ad esempio Fogli (equivalente di excel). 
Sullo stesso hw, per fare un confronto, si comporta molto meglio XUbuntu; però la schermata Chromebook fa più figo.

Volendo spendere una cinquantina di euro, si potrebbe provare a sostituire il disco con un SSD. La voglia mi è venuta, ma me la sono anche fatta passare con relativa facilità.

Qualche complicazione si ha se si desidera conservare il sistema operativo presente sul pc, installandogli accanto Chromeready. Dovrebbe essere possibile con Windows (ma l’ho rimosso da entrambi i miei pc personali), non con la famiglia Ubuntu. 
Sull'altro mio netbook, un LG X110, ho provato a installare Cloudready, affiancandogli poi Xubuntu; qualcosa non è andato alla perfezione, però, visto che nel boot di Cloudready vedo schermate che dovrebbero essere nascoste.


Conclusione: 
Se vi avanza un pc, vecchio, ma che non sia troppo povero di CPU, e abbia almeno un paio di giga di memoria, si può provare. Direi però che Ubuntu / Xubuntu sono ancora la scelta giusta per recuperare vecchi pc. 
Se invece l’avventura Chromeready dovesse decollare, senza spegnersi nel giro di qualche anno, potrebbe addirittura essere il modo giusto per avere l’experience Chromebook a fianco di quella Windows, sul laptop di lavoro. 
Si vedrà.

 
 
 

Strumenti di Office sul Web Store di Chrome

Post n°1820 pubblicato il 06 Febbraio 2016 da tanksgodisfriday
 
Foto di tanksgodisfriday

Le applicazioni di Google per office sono una valida alternativa all’Office con la O maiuscola, cioè ai programmi offerti da Microsoft?

È questo il tema della terza puntata del mio cammino verso il Chromebook: se alla fine le applicazioni che avrò individuato risponderanno alle mie esigenze, allora mi regalerò il giocattolo (perché di questo si tratta). 
Diamo allora un’occhiata alle applicazioni FogliDocumenti e Presentazioni di Google, che utilizzo da un paio di settimane sul Chromium del mio anziano netbook e sul Chrome del pc di lavoro, molto più prestante. 
Per chi non li conoscesse già, Fogli è l’analogo di Excel, Documenti quello di Word, Presentazioni è l’alter ego di Power Point. Tutte e tre le applicazioni sono ovviamente integrate con il Drive di Google.


Microsoft può starmi sulle balle, ma per Excel ho una assoluta predilezione. 
Non credo esista uno strumento migliore per l’analisi dei dati e per condividerne poi la sintesi: un paio di tabelle pivot per estrarre l’anima dai dati incrociati di diverse sorgenti, i diagrammi grafici giusti per dare voce a quell’anima ed ecco chiarito come funziona un determinato processo (l’utilizzo di un’interfaccia web, un comportamento di acquisto), e come migliorarne il funzionamento.

Quindi sono un po’ prevenuto, lo ammetto, per me Fogli ha una strada tutta in salita. 
E infatti l’app di Google arranca. La velocità lascia un po’ a desiderare, rispetto a un programma residente sul pc, e la differenza si amplifica sul lento netbook. È probabile che si noti meno sull’ hw di un Chromebook, generalmente molto generoso in prestazioni.

Ancora, meglio scordarsi di lavorare un po’ su Excel e un po’ su Fogli, come può essere necessario quando si collabora in più persone a una stessa analisi, oppure se si vuole lavorare un po’ dal pc di lavoro e un po’ dal Chrome-coso di casa. Non sono incappato in incompatibilità di formule, ma occorre convertire i formati passando dall’uno all’altro strumento, e passa la voglia.

Altro punto: le macro. 
Fogli offre un suo linguaggio di scripting, stile javascript, per estendere le funzioni native. È uno strumento molto potente, come appare evidente da questa semplice integrazione di Fogli con le mappe. 
Il punto è che non c’è compatibilità con le macro di Excel, che anzi fanno un altro mestiere. 
Lo stesso problema c’è peraltro anche quando si voglia utilizzare Excel e Libre Office (o Open Office) sullo stesso file.

Sintesi: se si lavora su mole di dati consistenti, oppure in collaborazione con altri che usano Excel, meglio optare esclusivamente per quest’ultimo, lasciando Fogli da parte. 
Per un moderato utilizzo solitario, invece, prevale la considerazione che Fogli è gratuito, Excel no. Ma anche Libre Office è gratuito, quindi nemmeno l’argomento del costo gioca a totale favore dell’app di Google.


Documenti è l’alternativa a Word, che utilizzo in modo non intensivo. 
Ho giocato un po’, importando qualche documento da Word e provando a gestirlo (modifica - stampa - riporta su Word). 
Non ho notato particolari problemi di velocità. Benché non sia un programma residente sul pc, Documenti se la cava dignitosamente. 
Ho trovato invece qualche problema di compatibilità, nell’importare da Word. Occorre aggiustare di volta in volta qualcosa nella formattazione.

Sintesi: non vedo particolari problemi se la vita del documento è tutta all’ombra dell’ app di Google. Se, invece, occorre lavorarci anche con Word, meglio lasciar perdere. Da questo punto di vista ho trovato meno problemi con Libre Office che, almeno nelle emergenze, può essere tranquillamente utilizzato.


C’è una terza app, sulla quale però non mi facevo grandi illusioni: Presentazioni, l’equivalente di Power Point. 
Devo dire che sono rimasto piacevolmente sorpreso: c’è una buona proposta di template moderni, l’import e l’export con Power Point funzionano bene. Non ho avuto problemi, per quanto il mio utilizzo sia stato limitato.


Conclusioni?

Questa puntata chiude a vantaggio del pc tradizionale, con Ubuntu + Libre Office, per me la scelta a sw gratuito che meno fa rimpiangere gli strumenti di Office, che rimangono invece la scelta corretta per un utilizzo professionale. 
Bocciate le app di Chrome (e quindi il Chromebook)? non direi, la partita è ancora lunga.

 
 
 

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