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        <title>Enodas</title>
        <description>Il mio mondo...</description>
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        <lastBuildDate>Sat, 25 May 2013 00:49:52 +0200</lastBuildDate>
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        <category>Di Tutto un pó</category>
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            <description>&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;br /&gt;Inamovibili blocchi di marmo, eppure hanno attraversato l'Europa da una terra lontana e sono arrivati fin qui. Allestiti come una scenografia, entro la quale si muovono visitatori, si fermano ad osservare i dettagli scavati alla roccia o seduti sui gradini dell'altare. Quello della città di Pergamo, in Asia Minore. Ed é solo una parte quella che già ne rende la spettacolare imponenza.&lt;br /&gt;Inizia così, dal Pergamonmuseum, dalla sua prima stanza, questo viaggio attraverso i musei di Berlino. O meglio, alcuni di essi, di cui scrivo, tra quelli d'arte, di cui la città é ricca, che per scelta o per caso ho visitato. Inizia, da quello che sembra a tratti un parco divertimenti dell'archeologia per come é allestito. Perché varcata la prima soglia, il secondo passaggio conduce attraverso una porta romana dalla quale, uscendo, si attraversa lo splendore della via regale di Babilonia. Spettacolari ricostruzioni, forse un po' forzate che obbligano a guardare all'insù, prima di proseguire al piano superiore dove le raffinatezze dell'arte islamica attraversano un millennio di cultura e rievocano, con le loro pietre colorate, le forme astratte tanto leggere come fossero disegnate nell'aria, il legno scolpito, scenari da mille e una notte.&lt;br /&gt;L'antichità continua a rivivere nelle sale del Altes Museum e del Neues Museum. Tra tutti i volti impressi nella roccia, più o meno personalizzati, sono quelli delle regine egizie a colpire maggiormente. E lo fanno con quei particolare che le rende umane, quell'espressione sul volto, l'accenno di una ruga che parte dall'occhio o l'impercettibile sorriso impassibile. E tra tutte le regine, spicca quella più famosa, in una sala d'angolo, sotto una cupola colorata. Osserva, fissa, Nefertiti, la bella, la moglie del Faraone eretico. Fissi, questi sguardi, fisse le incisioni sulla pietra, fisse nel loro movimento circolare le figure rosse che si animano sullo sfondo nero dei vasi attici. Il nome di un uomo, il dolore di un padre, tutto per sfuggire all'oblio, perché esista, sempre, una voce, anche quella più anonima, da un passato scomparso, come quei colori, scomparsi anch'essi, dal marmo, dalla pietra, tanto che non riesco nemmeno ad immaginarmeli diversi da quel bianco candido e freddo che ho sempre conosciuto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;center&quot;&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://farm8.staticflickr.com/7447/8807199926_7ab6b0ca4f.jpg&quot;&gt;&lt;img width=&quot;333&quot; height=&quot;227&quot; border=&quot;0&quot; src=&quot;http://farm8.staticflickr.com/7447/8807199926_7ab6b0ca4f.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;La Gemaldegalerie é forse il museo che mi é piaciuto di più. Ai lati di un ampio salone, completamente spoglio, che sembra suddiviso in navate, si stendono due ali che corrono parallelamente. E' lo spazio, il silenzio che prelude ad ogni sala che avvolge i miei passi. Come se potessi sentirli, i dipinti sospesi, i volti che escono dalla tela, gli sguardi che hanno sfidato il tempo. Mi parlano, nel silenzio, perché ogni volta possa tornare a chiedermi ciò che vedeva, ciò che sentiva, la mano di un artista, di quell'artista.&lt;br /&gt;Due ali. Meravigliosa, quella con la pittura italiana. Dall'ingresso, superato l'oro e l'eleganza del gotico, lo sguardo si apre su Botticelli, su una Venere spogliata di tutto, su una Madonna circondata di angeli. La Madonne, certo. Si inseguono sguardi, di sala in sala, ed in fondo, come un cammino si intravede la figura più delicata, dipinta da Raffaello. In mezzo, trionfano i colori, il disegno sparisce, tra Venezia e gli emiliani, prima di giungere nell'area romana. E l'occhio riconosce ciò che cattura l'attenzione, in tanto splendore, dove l'ingegno va oltre ed emerge.&lt;br /&gt;Parallelamente, l'ala di sinistra segue l'altro grande filone della pittura fiamminga, più netta, più rude inizialmente. Poi, i colori diventano infuocati, i dettagli più netti. Rosso vivo, il marchio di Rubens. E' il preludio alla luce, quella di Rembrandt, chiusa, intensa, contrastata, prima che si apra, attraverso una finestra, Vermeer, il pittore di Delft, ed un riflesso, su un volto, sulla superficie di un oggetto. Ed esce, infine, nelle grandi vedute aeree su un cielo sempre in burrasca ed un mondo di commercianti e navigatori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;center&quot;&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://farm6.staticflickr.com/5457/8807198704_c24a33d29f.jpg&quot;&gt;&lt;img width=&quot;326&quot; height=&quot;219&quot; border=&quot;0&quot; src=&quot;http://farm6.staticflickr.com/5457/8807198704_c24a33d29f.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Sono cambiati i colori, sono cambiati i soggetti. Sono all'Alte Nationalgalerie. Qui regna la pittura tedesca, qui regna il pensiero moderno del XIX secolo. Eppure... eppure ci sono sempre quegli sguardi che sfidano il tempo. E tutte quelle piccole storie nascoste dietro una vita ed un dipinto. Dei soldati percuotono i tasti di un pianoforte nell'improbabile intento di raffigurare l'aspetto più umano della guerra, di fronte una donna osserva con affetto tra la folla il fratello imperatore concertista improvvisato.&lt;br /&gt;C'é una tela incompiuta per anni da un cuore spezzato che non riusciva più a dipingere la propria musa, e dietro il corteo della morte c'é il dolore di un padre per la perdita della figlia. Cos'é cambiato allora da quelle figure incise nella pietra in un passato lontano...&lt;br /&gt;E dalla pietra, scolpita da Rodin, il pensiero prende vita, forma, si contorce e bacia la mente umana. Una mente umana che reinterpreta il paesaggio come metafora della vita e del mondo, rivisitando in toni più espliciti dei temi già impressi secoli prima. Più espliciti, perché ora le scene raccolte appartengono alla vita quotidiana. Come due coniugi che osservano in direzioni differenti. O come una barca che si allontana verso un'isola sinistra e silenziosa, od un cervo che osserva scintillanti architetture gotiche. E' un altro modno, quello tedesco, un altro paesaggio. E lo sguardo di chi lo osserva ci sfugge, perché le figure, quelle di Friedrich, piccole dinanzi a tutto questo, osservano anche loro e ci danno lo sguardo. Il loro é lo stesso nostro sguardo, come se fosse anch'esso dipinto. Tra cieli dalle luci  meravigliose, rovine sinistre, ed una spiaggia infinita. Tra cielo e mare, anche se il profilo di quell'uomo, lì in basso, non raggiunge la linea dell'orizzonte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;center&quot;&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://farm3.staticflickr.com/2883/8807199332_8c106db86f.jpg&quot;&gt;&lt;img width=&quot;320&quot; height=&quot;215&quot; border=&quot;0&quot; src=&quot;http://farm3.staticflickr.com/2883/8807199332_8c106db86f.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Il percorso attraverso i musei d'arte di Berlino finisce qui. O quasi, almeno. Perché un po' per caso, un po' per il pass, un po' per riposarsi lungo la strada, tra gli altri, ho visitato anche due gallerie d'arte moderna: la più nota Neue Nationalgalerie, e la Berlinische Galerie. E' difficile per me &amp;quot;navigare&amp;quot; su queste rotte, tra curiosità, incredulità ed incomprensione. Alcune cose colpiscono l'attenzione e suscitano interesse, altre invece, semplicemente, scivolano via, per così dire. In un'esperienza sensoriale, a volte, a tutto campo, come in quest'opera giocata sul buio e sulla luce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;center&quot;&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://farm6.staticflickr.com/5350/8796616355_0397bf7ee8.jpg&quot;&gt;&lt;img width=&quot;315&quot; height=&quot;209&quot; border=&quot;0&quot; src=&quot;http://farm6.staticflickr.com/5350/8796616355_0397bf7ee8.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il percorso attravero i musei d'arte di Berlino finisce qui, dunque. Ma ci sono altri musei, quelli della storia. Disseminati per la città, a volte anche attraverso semplici pannelli, altre volte impressionanti, come il Museo del Terrore e lo Judisches Museum. Qui, sono i documenti a parlare, e gli sguardi sfocati rimangono nel tempo a testimonianza di atrocità. Attraverso un fulmine spezzato si raccolgono piccole storie di gente comune e nomi famosi dell'epoca, successioni di date e di numeri. Anche i più crudeli. Ancor di più, da non perdere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A margine di tutto, una semplice considerazione, che accomuna ognuno dei luoghi citati. Alcuni di questi erano mio obiettivo preciso di una visita a Berlino. Che é la straordinaria organizzazione degli spazi, delle spiegazioni, del percorso inteso come cammino di conoscenza e di scoperta. Un approccio moderno, che non perde mai di eleganza e raffinatezza, e mette a proprio agio ed invita, a mio parere, valorizzando ogni singolo pezzo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;</description>
            <pubDate>Thu, 23 May 2013 23:33:47 +0200</pubDate>
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            <description>&lt;br /&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Domenica scorsa sono andato ad una rappresentazione un po' particolare. Sul palco, bambini delle scuole elementari, di classi e circoli differenti, davano vita ad un'Aida reinterpretata e ridimensionata a misura di bambino. Senza però sciogliere la storia, né cambiare la musica. Anzi, con stupore, questi bambini armati di xilofoni e percussioni, sostenuti da pochi maestri in veste di strumentisti suonavano Verdi, cantavano Verdi, conoscevano l'opera per la prima volta. Ecco, questo é lo strordinario potere della musica, anche quando é complessa e così lontana dall'orecchio comune, se solo si insegna a leggerla, ad ascoltarla. Ed allo stesso tempo, é il potere di unire, educare, innalzare. Perché sul palco non c'é dubbio che questi bambini rappresentassero tutto, come estrazione, ma anche come culture. Anche questo salta all'occhio, immediatamente. Una scuola diversa da quella che possiamo ricordare, più complessa per certi aspetti, più difficile da gestire. E' un lavoro che inizia da lontano, attraverso la passione e l'impegno degli insegnanti, che spesso hanno a che fare con realtà davvero complicate che assorbono incredibili energie. Ecco, tali progetti di musica fanno parte di questo processo continuo e raccontano un'evoluzione. Delle possibilità di insegnare, dell'educazione, ma anche delle difficoltà della società. In un momento in cui parole come 'ius soli', ius sanguinis', 'immigrazione' ed emigrazione sono nodi sempre più ingarbigliati e delicati, questa é la rappresentazione reale di chi siamo e come siamo. Con risultati, peraltro, davvero eccezionali. Perché la mente di un bambino può essere un mondo aperto, senza pregiudizi, senza distinzioni, almeno non come le intendiamo noi adulti. Ascoltare e conoscere. Per crescere, per arricchire la propria sensibilità, per arricchirsi nell'anima, innanzitutto.&lt;br /&gt;Mia mamma é un'insegnante.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;center&quot;&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://farm8.staticflickr.com/7406/8758069396_b863562189.jpg&quot;&gt;&lt;img width=&quot;283&quot; height=&quot;296&quot; border=&quot;0&quot; src=&quot;http://farm8.staticflickr.com/7406/8758069396_b863562189.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Sat, 18 May 2013 21:53:05 +0200</pubDate>
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            <description>&lt;p&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;i&gt;Sono tornato ora. Solo ora. E mi chiedo cosa mi sia rimasto della giornata di oggi. E' rimasta un'immagine. Quella di una ragazza vestita di bianco, in piedi di spalle, che canta una canzone al suo orecchio. E non racconterò altro, perché ogni parola sarebbe incapace di descrivere quello che penso. Anche io cantavo ad un orecchio. E allora é rimasto anche un ricordo.&lt;br /&gt;E' rimasta una mano, a sostenere nel buio riccioli d'oro. E tante, tantissime lacrime che ho raccolto, mentre accasciata sputava fuori anche l'anima. Lacrime che tra l'altro dovrebbero insegnarmi qualcosa. Cercando di cogliere con le mani la testa, accarezzarla e dire 'tu non avere paurà.&lt;br /&gt;Sono tornato ora, così tardi. E penso ai due miei amici che ho conosciuto su e si sono sposati qui, nella città vicino alla mia. Penso alle belle persone che sono, e come oggi chi avessero intorno lo abbia dimostrato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi... ho questa foto con me, che ho scattato qualche giorno fa. Un'oceano intero si colori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi... forse visto che adesso é il 12 maggio, volevo aggiungere un video. L'ho trovato due anni fa, quando cercavo delle immagini sulla mostra di Marc Chagall a Verona. Mi chiedo spesso cosa sia l'amore. E la triste verità é che probabilmente dovrei essere in grado di poter dire cosa non sia l'amore. Quello che intendo qui, almeno. Ecco, magari a volte allora mi immagino questi dipinti a queste figure che volano abbracciate, alla capra che suona il violino. Così Chagall dipingeva l'amore. E chissà cosa vedessero i suoi occhi che erano solo per lei. Con questa canzone che da allora mi piace tantissimo, e profondamente entra, almeno, nei miei sogni. Malgrado l'amarezza. Malgrado a volte penso che non me ne frega più niente. Almeno, qualcuno ancora sussurra una canzone all'orecchio. Malgrado penso che questo non sia per me. E non racconterò altro, perché ogni parola sarebbe incapace di descrivere quello che provo.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;center&quot;&gt;&lt;i&gt;&lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=ZzU3jIVy8z0&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;[...]&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://farm8.staticflickr.com/7283/8716018578_13fcdca0ec.jpg&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;center&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://farm8.staticflickr.com/7283/8716018578_13fcdca0ec.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img width=&quot;369&quot; height=&quot;244&quot; border=&quot;0&quot; src=&quot;http://farm8.staticflickr.com/7283/8716018578_13fcdca0ec.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://farm8.staticflickr.com/7283/8716018578_13fcdca0ec.jpg&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Sun, 12 May 2013 03:44:59 +0200</pubDate>
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            <description>&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;center&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://farm8.staticflickr.com/7411/8721537594_3ef11df568.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img width=&quot;329&quot; height=&quot;221&quot; border=&quot;0&quot; src=&quot;http://farm8.staticflickr.com/7411/8721537594_3ef11df568.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Non me ne ero nemmeno accorto, eppure il muro passava proprio dietro l'incrocio della palazzina dove avevo una stanza. La cortina tra Est ed Ovest, io in quello che era Est, ancora per pochi passi, girava giù per Bernauer Strasse. Così, senza una meta davvero precisa, la camminata inizia da qui, una doppia fila di tubi color ruggine rimessi per tracciare una linea che la storia ed il tempo hanno coperto. Così come l'erba su delle pietre che tracciano i tunnel, così come l'asfalto su un tracciato di sanpietrini.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Non resta molto del muro. Così come non resta molto della spaccatura vissuta da questa città. Qualche centinaio di metri, in punti particolari della città, e pannelli moderni ricchi di spiegazionii e temi, installati qua e là. Ed alla fine è giusto così, oltre quello che dovrebbe il ricordo storico. Come difficilmente si potrebbe immaginare in maniera diversa, dal gigante tedesco che avanza e si trasforma. Le cicatrici vive osservate in città come Budapest, Praga e soprattutto Varsavia sembrano un ricordo appannato degli occhi. No. Qui tutto si è evoluto in maniera veloce, decisa, sicura, con quella potenza che si avverte nell'architetture stessa della città, l'impianto dei sui edifici e lo skyline che in qualunque direzione è costellato dai profili scheletrici delle gru che incessantemente proseguono nei loro lavori in corso.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;center&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://farm8.staticflickr.com/7356/8721537490_d4642092c6.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img width=&quot;337&quot; height=&quot;226&quot; border=&quot;0&quot; src=&quot;http://farm8.staticflickr.com/7356/8721537490_d4642092c6.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Non ne sono entusiasta. Nel senso che non mi colpisce al cuore. Berlino è una bella città. Elegante, organizzata ed in piena evoluzione, e scintillante di cultura. Qualunque cultura, dalle avanguardie innovative alla classicità gessata, fino a qualsiasi aspetto possa considerarsi alternativo. Culture differenti anche umane, come nei distretti più operai e variopinti. Goni cosa si riassume, idealmente, nell'immagine di un'orchestra, quella dei Berliner Philharmoniker e di quell'edificio che hanno eretto a proprio tempio. Ecco, dietro quell'abbraccio di pubblico che per la prima volta è pensato tutto attorno al palco, dietro il suono straordinario e le regole dei Berliner, dietro l'idea che la musica sia per tutti e tutti debbano avere la possibilità di accedervi, dietro i progetti così come tutti i segni nascosti tra i corridoi di un teatro, ecco, è un po' come se osservassi Berlino. Così come una sera la osservo attraverso le vetrate trasparenti della cupola del Bundestag, che idealmente si apre ai cittadini, si lascia osservare. Ed è probabilmente questa stessa idea, quasi una sicurezza di sè, che permette una rivisitazione storica che colpisce per la capacità critica. Del terrore, degli anni più bui, di quanto di più feroce si possa immaginare. Come se, nella forza della democrazia, si avesse meno paura ad affrontare la propria memoria.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;center&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://farm8.staticflickr.com/7453/8721537336_bf3fcd3508.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img width=&quot;338&quot; height=&quot;227&quot; border=&quot;0&quot; src=&quot;http://farm8.staticflickr.com/7453/8721537336_bf3fcd3508.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Ecco... una cartina, segnata, marcata e stropicciata. Una città enorme, e le scarpe, pronte a camminare. Da una parte all'altra, fino allo sfinimento. Perchè voglio osservare. Tra punti più noti e passaggi semi-deserti. A volte mi perdo, perchè una mappa davvero non l'avevo con me. Cammino. &amp;quot;Il cielo è azzurro sopra Berlino&amp;quot;... con un sorriso mi viene in mente questa frase, qualche volta. Il resto è girovagare per una grande città, con luoghi da visitare, anche solo vedere, in alcuni casi attraversare. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;center&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://farm8.staticflickr.com/7341/8721537190_0c47525c45.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img width=&quot;233&quot; height=&quot;347&quot; border=&quot;0&quot; src=&quot;http://farm8.staticflickr.com/7341/8721537190_0c47525c45.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description>
            <pubDate>Fri, 10 May 2013 11:22:30 +0200</pubDate>
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            <description>&lt;br /&gt;&lt;p align=&quot;center&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;center&quot;&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://farm8.staticflickr.com/7451/8716018704_63ab6fd483.jpg&quot;&gt;&lt;img width=&quot;349&quot; height=&quot;234&quot; border=&quot;0&quot; src=&quot;http://farm8.staticflickr.com/7451/8716018704_63ab6fd483.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;...come il vento sbuffa, sale alle narici l'odore intenso dei glicini. oltre le dune, colline coperte d'erba che nascondono la vista del mare, dell'oceano, così come il suo rumore. E la bicicletta rallenta, sbuffando contro una resistenza improvvisa. E continua. Che il vento spazza la terra in continuazione. Ed ondeggia gli steli dei tulipani, infinite onde colorate, disposte lungo linee rette che disegnano quasi sentieri. Un mare di colore. Di colori. Intensi, vivi, accecanti, sotto un cielo che é quasi limpido ed il sole scalda il viso. Ondeggia, questo mare, e sibila dolcemente come solo l'erba di un campo può fare. Nel momento più bello che vive questo Paese, che a volte non so spiegarmi tutto questo colore, da catturare improvviso, appena c'é la fioritura, prima che arrivino i tagli e poi chissà che ne sarà, quali vie e quali destinazioni, quasi correre col tempo e cercare la giornata giusta. Così come un fiore sbocciato a sorpresa nella fila sbagliata. Bello, brutto anatroccolo. E' uno spettacolo semplice che catturo così, con gli occhi un po' umidi dell'anima, un suono invisibile ed il sapore sul viso, nel respiro a pieni polmoni. Ascolto ed osservo. Alla ricerca della bellezza.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;center&quot;&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://farm8.staticflickr.com/7287/8714898541_ffd1605e8e.jpg&quot;&gt;&lt;img width=&quot;369&quot; height=&quot;247&quot; border=&quot;0&quot; src=&quot;http://farm8.staticflickr.com/7287/8714898541_ffd1605e8e.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;center&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Mon, 06 May 2013 23:53:52 +0200</pubDate>
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            <description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche girono fa ho terminato uno di quei corsi che rendono disponibili sul lavoro sull'assertività. Ecco, già tradurla dall'inglese, assertivity, questa parola ho qualche problema. Non nascondo mai troppo lo scetticismo su certe cose, non mi nascondo, ma seguo, sempre. Ora, tra pagine e punti di vista ed analisi certo sì interessanti ma che alla fine non mi sembrava nascondessero grandi rivelazioni, forse l'errore più grande é personalizzare tutto partendo dalle cose che magari rimangono più complicate e più profonde di quanto qualche talk serale possano fare. Perché io comunque cerco sempre dei fili di Arianna. Il resto, certo importante, ma secondo me rimane gestibile.&lt;br /&gt;Credo sia difficile trovare un equilibrio tra quanto si possa fare, quanto dipenda un modo di essere e quanto tutto questo si inserisca in un intreccio di iterazioni. Forse, sicuramente, spesso rimango sbilanciato. Anche nel mio modo di essere e di far sì di essere visto. Non ho mai avuto una formula magica e tutto sommato sono scettico ne esista una, anche tra le pagine di un libro o degli schemi analizzativi.&lt;br /&gt;Ho scelto di portare sul tavolo l'argomento dell'arroganza e di quanto mi faccia arrabbiare e perdere anche le più elementari conoscenze scientifiche, ho portato ad esempio i miei incubi universitari e mi son sentito dire che era qualcosa di più di un corso, un trauma. Del resto lo sapevo, come sapevo in quello stesso momento di aver troppo personalizzato nel profondo.&lt;br /&gt;Poi c'era un altro caso, che credo verrebbe definito allo stesso modo. Non l'ho portato sul tavolo, ma alla fine, prima di andarmene per l'ultima volta, ne ho accennato, personalmente. E dal corso c'era allora l'obiezione che cercavo, che certe cose non dipendono unicamente da una persona. O forse in gran parte sì, ma spesso quella persona non siamo noi. Ci sono dei limiti, devi prenderti cura di te stesso, una persona può solo aiutarsi da sola. Cinque minuti, senza scavare troppo in profondità. Ti aiuta questo? No, temo di no. Un filo d'Arianna che non c'é.&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;</description>
            <pubDate>Thu, 25 Apr 2013 17:30:31 +0200</pubDate>
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            <link>http://blog.libero.it/enodas/12057827.html</link>
            <description>&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;br /&gt;Come leghiamo i ricordi. Nel bene e nel male. Quando calpestiamo lo stesso suolo, ma non respiriamo la stessa aria. Il vento passa sul ciglio di un bastione, la punta di una stella, scuote l'erba rinverdita ed i germogli sui rami. Come una borgata medievale, oltre il ciglio c'é un fossato, ed oltre la campagna. Sarebbe un altro tempo, non fosse per il profilo di palazzine di là sulla sinistra. Giunchi, acque quasi immobili, esili spigh piegate dal freddo. Tutto, sfiorato, si scuote.&lt;br /&gt;Sul camminamento di un fossato. Un dolce di panna e cioccolato, una birra aspra, le guglie di una cattedrale, perfino un'ultima prova d'orchestra, e le pietre squadrate di un cannone. La città che guardavo come più naturale dove spostarsi, più bella, più antica, più calda. Giunchi leggeri piegati dal vento.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;center&quot;&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://farm9.staticflickr.com/8539/8675521641_d55fbf037c_z.jpg&quot;&gt;&lt;img width=&quot;355&quot; height=&quot;236&quot; border=&quot;0&quot; src=&quot;http://farm9.staticflickr.com/8539/8675521641_d55fbf037c_z.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description>
            <pubDate>Tue, 23 Apr 2013 23:44:26 +0200</pubDate>
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            <description>&lt;br /&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;i&gt;Mi ha sempre dato fastidio il blaterare autoreferenziale e straffottente di Vittorio Sgarbi, però quando lo sentivo intervenire, con giornate in differita, un paio di sere fa, un punto su cui batteva, anche al limite di suonare a tratti fuori luogo in una discussione di politica era l'iimenso patrimonio culturale che abbiamo e quanto non siamo capaci di farlo nostro. Perché é vero, magari che nessuno una pieve sperduta ci puo anche stare, ma l'arte che attraversa il nostro Paese, la nostra tradizione e la storia é la nostra storia. Io voglio credere che sia così. E' parte nostra, di noi, della creatività. Dai colori alle forme, dalla letteratura alla musica. E' qualcosa di inestimabile che gli occhi del mondo, in senso buono, ci invidia, e che mi domando a volte, forse non ci meritiamo. Perché come Paese non siamo coscienti del tesoro intellettuale che la storia ci permette ora di custodire. Perché l'ignoranza comune, strillata, quella cultura del più furbo che ci stereotipano addosso é un'espressione di rozzezza. E sarà vero certo che non si sopravvive di libri, ma fino ad un certo punto perché il sistema cultura aprirebbe opportunità in realtà molto concrete. Nella valorizzazione, nel recupero, nella diffusione, rilancerebbe un circolo virtuoso in un settore che fatica a trovare risorse. Conosco persone che scavano reperti archeologici con contratti da stage e posizioni bloccate. Solo per dirne una. Un'offesa, come i musei chiusi per mancanza di personale, gli edifici che crollano, i programmi d'orchestra pavidi ed appiattiti, i restauri in stand-by. E sarebba anche un modo per ripulirci un po', da certa rozzezza. Come dire, il valore e la capacità dovrebbero passare anche da un'espressione culturale di tutt'altro spessore, di tutt'altro entusiasmo. In questo momento, che tutto é bloccato e come sempre chi ha una sedia si guarda bene dal non scollarvisi senza nessuna vergogna, in cui da ogni parte si sventola cambiamento e si raccoglie aria, in una situazione critica, sarebbe bello che qualcuno iniziasse a ricordare chi siamo, anche nella bellezza.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;center&quot;&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://oytis.altervista.org/Architecture/Churches/Ravenna_08.JPG&quot;&gt;&lt;img width=&quot;367&quot; height=&quot;245&quot; border=&quot;0&quot; src=&quot;http://oytis.altervista.org/Architecture/Churches/Ravenna_08.JPG&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Thu, 11 Apr 2013 23:49:07 +0200</pubDate>
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            <link>http://blog.libero.it/enodas/12025105.html</link>
            <description>&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;i&gt;C'é che quando stendo le lenzuola da una sedia all'altra respiro sempre il profumo dei tessuti appena lavati. C'é che penso sempre a quando un giorno chissà li stenderò al sole e sarà l'aria aperta a raccoglierne il sapore e portarlo alle narici. C'é che penso sempre se mai ripeterò questo gesto semplice con una persona al mio fianco, se ci rincorreremo ridendo tra le ombre del sole e le stoffe ondeggianti a nasconderci il volto.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Penso, quando armeggio in cucina. Quando, tra i più semplici gesti, taglio le fragole, lascio cadere un cucchiaio di zucchero e le lascio lì aspettando che che si formi un po' di sugo.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Stasera, ho ripetuto questo gesto. Un'altra sera, persa nel vuoto, facevo lo stesso. Non per me, come molte altre volte. Ed il silenzio della sera era già sceso, non quello dolce della giornata che finisce, ma quello opprimente dell'anima.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Lo stesso giorno che anni prima accarezzavo le corde di un violino per la prima volta, e tremavo aspettando il giorno seguente una laurea sudatissima. Ora invece correvo a consegnare carte, finalmente ufficiali per un dottorato che era anche stato un salto nella vita.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Ma ripetevo ancora questo gesto, sciocco, nel silenzio.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Così come ora. Il rosso della frutta tra le mani ed il sapore che sfiora da lontano. E mi chiedo se mai a me sarà dato che sia così...&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;center&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://oytis.altervista.org/Concept/General/Normandia_075.JPG&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img width=&quot;252&quot; height=&quot;372&quot; border=&quot;0&quot; src=&quot;http://oytis.altervista.org/Concept/General/Normandia_075.JPG&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;center&quot;&gt;&lt;i&gt;&lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=Rsb2XVLjM40&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;[...]&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;center&quot; color=&quot;#99CCFF&quot;&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;font color=&quot;#99CCFF&quot;&gt;...A whisper on the breeze&lt;br /&gt;I heard a rustle in the trees&lt;br /&gt;I need to know and maybe you’ll explain&lt;br /&gt;Why I can’t stop crying&lt;br /&gt;And nothing is as it appears&lt;br /&gt;I can’t stop crying&lt;br /&gt;But I’m crying someone else’s tears&lt;br /&gt;Someone else’s tears...&lt;/font&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;center&quot;&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Fri, 05 Apr 2013 21:38:44 +0200</pubDate>
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            <description>&lt;br /&gt;&lt;p align=&quot;left&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Questa sera sono stato ad una presentazione organizzata dal gruppo per il quale lavoro. A parlare, un volontario di un'associazione per le persone affette da autismo, a cui, dallo scorso anno, questo gruppo devolve un contributo fatto anche della conversione, se accettata, di quei doni di scadenze particolari da parte dei lavoratori. Davanti alla prima slide c'erano foto di monumenti illuminati di blu: &amp;quot;Light it up blue&amp;quot; é l'iniziativa che &amp;quot;accende l'attenzione internazionale sull'autismo&amp;quot;, nel giornata mondiale dell'autismo. Questa giornata era ieri, il 2 aprile.&lt;br /&gt;Ora, anche se poco già molto più di quanto potessi sapere, questa malattia rimane sconosciuta, ma soprattutto, si é effettivamente iniziato a parlarne ed a studiarla in tempi recentissimi.&lt;br /&gt;La presentazione, però non finiva qui, perché a seguire c'era un secondo speaker, un ragazzo a cui questa malattia é stata diagnosticata, tra l'altro molto avanti negli anni. Una forma lieve di autismo, a mio parere. Ciononostante, e questo volevo scrivere, in realtà, é stata la sensazione di solitudine che vi ho visto di fronte. Una barriera riconosciuta, a cui forse dopo tanti anni qualcuno aveva dato un nome ed un fondamento scientifico. Ho provato molta tenerezza per queste parole, per il modo in cui venivano dette, per quello che lui stesso raccontava. Per questo muro di gomma che ne usciva. Ancora un po' più 'solo, sul cuor della terra'. Tra piccoli e grandi impegni e tante cose, c'era sempre una solitudine profonda ed evidente, per quanto magari silenziosamente riconosciuta e rassegnatamente accettata, persa in un labirinto, quello della mente umana, che può davvero diventare inestricabile ed inspiegabile, a tratti sconcertante.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;center&quot;&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://oytis.altervista.org/Places/Conceptual/Haarzuilens_16.JPG&quot;&gt;&lt;img width=&quot;356&quot; height=&quot;238&quot; border=&quot;0&quot; src=&quot;http://oytis.altervista.org/Places/Conceptual/Haarzuilens_16.JPG&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Wed, 03 Apr 2013 23:17:23 +0200</pubDate>
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