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Impediamo che la nostra terra venga devastata dalla lobby eolica e da sporchi affaristi che stanno svendendo il territorio della Capitanata e del Subappenino Dauno a prezzi di realizzo!

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Il bunga bunga dei poveri!

Post n°85 pubblicato il 03 Novembre 2010 da no_eolico_selvaggio

Al bidello pedofilo nove anni di carcere, Berlusconi lunedì presiederà il convegno sulla famiglia italiana!

di Pasquale Trivisonne

LUCERA (03 novembre) - E’ impossibile non fare una riflessione sullo spettacolo vergognoso che il nostro paese, grazie a Silvio Berlusconi, sta offrendo in questi giorni al mondo intero.

Della sua condotta amorale, indegna per un uomo della sua età, ormai si sa tutto e l’ultimo caso non fa che confermare quanto l’ex moglie Veronica Lario denunciò pubblicamente un anno e mezzo fa.

In quella lettera, condannò l'uso che il marito faceva del potere e delle istituzioni, i criteri di reclutamento della "sua" classe politica imbottita di nani, servi, "veline" e attricette che avevano "ceduto i loro corpi al drago" e concluse scrivendo: "Mio marito è ammalato e i suoi amici dovrebbero aiutarlo a curarsi seriamente”.

Purtroppo nessuno lo ha aiutato e il risultato è quello che è sotto gli occhi di tutti: un paese allo sbando e messo alla berlina da tutto il mondo.

Quello che colpisce in questa nuovo scandalo del Bunga Bunga che ci sta comprendo di ridicolo – oltre alla ripugnanza per il fatto in sé –  è che ancora una volta nei confronti di Berlusconi l’opinione pubblica – anche quella cattolica e praticante – utilizza una doppia morale.

 

In una qualsiasi città italiana, se un individuo della sua età conducesse una vita sregolata e immorale come la sua,  verrebbe immediatamente bollato come malato mentale e tutti faremmo attenzione nel farlo avvicinare ai nostri figli.

 

Se poi venissero provati contatti a scopo sessuale con minorenni, verrebbe tradotto in carcere e condannato a pene severissime.

A lui invece tutto è permesso e addirittura vergognosamente cerca di rendere le sue debolezze colpe collettive, asserendo che non fa nulla di male se non di avere un debole per le belle donne come la maggior parte degli italiani, ma dimenticando di precisare che la sua debolezza è relativa a ragazzine belle e minorenni.

A Lucera in queste settimane abbiamo visto un’applicazione pratica di questo metodo della doppia morale: un nostro concittadino accusato di pedofilia è stato condannato a nove anni di carcere.

In questo caso il povero disgraziato - che avrebbe dovuto essere curato per le sue devianze su minori -  pagherà giustamente senza sconti le sue colpe, mentre Berlusconi continuerà allegramente a fare festini con povere ragazze abbagliate dalla miseria del suoi soldi.

La differenza tra il nostro concittadino e Berlusconi è che quest’ultimo ancora non è stato accusato di aver avuto rapporti sessuali con minorenni, anche se è stato coinvolto in storie di sesso con ragazze che avevano l’età delle figlie.

Moralmente c’è forse una differenza tra chi sta scontando dieci anni di carcere per pedofilia e Silvio Berlusconi che si “limita” a fare festini con minorenni e va a letto con ragazze dell’età delle figlie?

 La differenza è tutta nei soldi: in Italia si perdona qualsiasi reato, tranne quello di essere poveri.

 

Purtroppo questa morale, drogata da anni di cura berlusconiana, vede e punisce i comportamenti deviati del bidello pedofilo, ma non vede e in qualche modo comprende, lo squallore di un uomo che tenta di renderci complici delle sue perversioni asserendo che è “meglio guardare le ragazze che essere omosessuali”.

L’unica nota positiva in questa miseria di un uomo che ormai fa solo pena, è che il suo l'impero sta crollando tra festini e corruzioni, come sempre è accaduto per altri regni ben più importanti di questo.

Anche questa fase sta volgendo al termine e grazie a Dio l’incubo sta per finire!

 
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PDL+Lega=pane e acqua ai bambini di Montecchio

Post n°84 pubblicato il 26 Aprile 2010 da no_eolico_selvaggio

di Pasquale Trivisonne

LUCERA (26 marzo) - Il nome di questa testata, Adesso il Sud, ha un duplice  significato, che qualche volta non può non indurci ad interessarci di vicende che avvengono in luoghi lontani - e che quindi non interessano direttamente la nostra comunità – ma su cui bisogna essere sempre vigili e attenti.

Adesso, come scrisse il Direttore di questo giornale nell’editoriale pubblicato sul  primo numero, era il nome, che un prete di frontiera, don Primo Mazzolari, aveva dato al suo periodico per dare voce agli ultimi, ai reietti e a tutti coloro che vivono una vita di stenti.

Adesso il Sud, perché il nostro Sud, e tutti i Sud della terra, che per molti sono sinonimi di degrado, incapacità e arretratezza, per noi sono il simbolo dell’accoglienza e della solidarietà.

Questa due caratteristiche che per decenni hanno caratterizzato tutta l’Italia, sono sempre di più un bene scarso e, in qualche comune del  Veneto, in questi ultimi anni stanno scomparendo definitivamente.

La Lega Nord, il principale alleato del Partito delle Libertà che in Puglia sostiene la candidatura di Rocco Palese alla carica di governatore, è il partito che insieme al PdL governa la città di Montecchio Maggiore in Provincia di Vicenza.

Il Sindaco leghista di questa città, Milena Cecchetto, ha disposto che ad otto bambini della locale scuola elementare, venisse servito in mensa, al posto del normale pranzo, un pezzo di pane e una bottiglietta di acqua, perché i genitori non avevano pagato nei tempi stabiliti la retta per la mensa scolastica.

Il tutto è avvenuto alla presenza di tutti gli altri bambini della scuola elementare che – incuranti della stupidità della decisone presa dal loro Sindaco - hanno risolto la faccenda dividendo il pasto con i loro amici.

Naturalmente, essendoci di mezzo la Lega Nord, non poteva esserci non esserci lo sfondo razziale: sei degli otto bambini sono figli di immigrati.

Non sono mancate le critiche e le proteste come quelle della Caritas che non ha usato mezze parole e ha chiesto la rimozione immediata del Sindaco leghista. La Caritas ha parlato di un vero e proprio atto disumano, perpetrato nei confronti di chi non aveva nessuna colpa per quanto successo (ammesso che non avere i soldi per pagare la mensa di una scuola dell’obbligo può essere definita una colpa).

A supporto dell’amministrazione è arrivato il commento del senatore e segretario provinciale del Carroccio Paolo Franco. «Io preferisco - ha dichiarato - un sindaco che tiene in ordine la propria città e i bilanci comunali come sta facendo il primo cittadino di Montecchio».

Il Partito delle Libertà, ostaggio anche a livello locale della politica xenofoba della Lega Nord, non si è espresso, nonostante la  questione sia finita su diversi media internazionali. Quello che è successo in questo piccolo paese in Provincia di Vicenza è solo uno dei tanti episodi che caratterizzano una regione dove la Lega Nord governa insieme al PdL nella maggior parte dei Comuni.

In Veneto ormai non sembra fuori luogo parlare di "razzismo istituzionale", visto che gli episodi di intolleranza razziale sono ormai una prerogativa di interi Consigli Comunali.

Il Sindaco di Cittadella (Pd), Massimo Bitonci, ha recentemente firmato un’ordinanza che restringe la concedibilità della residenza nel territorio comunale: può richiederla solo chi è in grado di dimostrare di avere un reddito di almeno 5000 euro all’anno e una dimora decorosa.
A Romano d’Ezzelino (VI) il sindaco ha escluso i bambini extracomunitari dai bonus scuola (due anni fa ha consegnato i pacchi della Croce Rossa solo a residenti italiani).
Il sindaco di Teolo (PD) ha nominato una commissione per verificare la buona conoscenza della lingua italiana da parte dei nuovi residenti allogeni, prima di concedere al prefetto il nulla osta per la cittadinanza.
Il sindaco di Montegrotto Terme (PD), Luca Claudio, oltre a fare proprio lo spirito dell’ordinanza Bitonci, ha invitato con comunicato istituzionale (su un tabellone comunale) i cittadini ad emigrare, perché l’autorità locale non sarebbe più in grado di garantire la sicurezza del territorio. Lo stesso sindaco, pochi mesi prima, aveva capeggiato una serie di "ronde" notturne con l’intenzione di contrastare la diffusione della criminalità.
Un esponente trevigiano, leghista, ha pubblicamente affermato i meriti del nazismo e delle SS, capaci, secondo lui, di usare la forza quando necessario e inneggiando alla rappresaglia: "dieci di loro per uno dei nostri", ha pronunciato in consiglio comunale.  Tutto questo mentre le massime autorità di importanti città venete, come Treviso e Verona, proclamano quotidianamente la "tolleranza zero" nei confronti di qualunque forma di inclusione .Sono episodi che lasciano sbalorditi e avviliti: per la loro povertà, la loro grossolanità, la loro arroganza, la loro ignoranza, la loro ingenerosità, la loro demagogia, la loro miseria.

La loro mortificante inutilità!

 
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Risarcire l'ex City Manager?

Post n°83 pubblicato il 15 Aprile 2010 da no_eolico_selvaggio

Articolo pubblicato su http://www.adessoilsud.it


Il Consiglio Comunale di Lucera

LUCERA (24 marzo) - La querelle che da mesi contrappone il Sindaco di Lucera, Pasquale Dotoli, al suo ex Direttore Generale, il sen. C. Dell’Osso, sembrerebbe che sia arricchita di un nuovo capitolo. E’ notizia di questi giorni che l’ex sottosegretario agli Interni abbia chiesto il risarcimento per i danni - all’immagine e alla professione - subiti a causa dell’improvviso licenziamento che, nel giro di pochi mesi, lo ha costretto ad abbandonare  l’ufficio da 18.000 euro e a lasciare nella casse comunali uno stipendio da 40.000 euro l’anno.

 

Se è arrivato a questa soluzione, l’ex sottosegretario agli Interni deve aver valutato che il suo licenziamento è avvenuto senza giusta causa e quindi, assumendo le vesti di un qualsiasi lavoratore del pubblico impiego, si è rivolto al primo grado di giudizio previsto per le controversie che nascono all’interno della Pubblica Amministrazione.

La pratica è stata inoltrata all’Ufficio Provinciale del Lavoro di Foggia dove è istituita una commissione che ha il compito di trovare un “bonario componimento della lite”  prima che la contesa arrivi sul tavolo di un giudice ordinario.Il sindaco Pasquale Dotoli

Normalmente queste commissioni si interessano di problemi inerenti il mancato rispetto di accordi sindacali e un caso come questo è senz’altro più unico che raro: un Direttore Generale licenziato dopo appena sei mesi dalla sua nomina è senz’altro un record che non ha precedenti in Italia.
Posto che il licenziamento è avvenuto ai sensi di quanto previsto dall’art. 9 del contratto, che prevede la revoca dell’incarico qualora venga meno il rapporto fiduciario tra le due cariche, non si capisce che proposta di conciliazione dovrebbe scaturire da questa commissione.
La fiducia è un atto univoco e se Pasquale Dotoli ha professato che il suo ex Direttore Generale non ne è meritevole, c’è da presumere che non receda da questa posizione e che quindi, a meno di clamorosi colpi di scena, molto difficilmente rivedremo l’ex sottosegretario agli Interni a Palazzo Mozzagrugno.
Quello che non è chiaro in tutta questa faccenda, oltre che ai reali motivi della disputa,  è il ruolo delle altre forze di maggioranza e soprattutto dei big della coalizione di centro destra.
Il  Consigliere comunale Renato GentileI consiglieri Gentile e Bernardi (MpA), dati in procinto di passare al PdL da un giornale molto vicino all’ex Direttore Generale, non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali, come pure Lello Di Ianni dell’UdC.
Non ne hanno parlato neanche i tre candidati del Partito delle Libertà, che a Lucera sostengono Rocco Palese alla carica di Governatore e che continuano a farsi una guerra senza esclusione di colpi.
La situazione poi è resa ancora più confusa dal fatto che diversi notabili del PdL di Lucera, sponsorizzano lo stesso candidato, il rag. Lucio Tarquinio, appoggiato dal sen. Dell’Osso che ultimamente non è stato certo tenero nei confronti del partito coordinato da Pasquale Dotoli. Una situazione che ha dell’incredibile quella nel centro destra, dove le alleanze si spostano a seconda della convenienza del momento.
Tutti compatti e allineati quando Pasquale Dotoli ha dato il benservito al suo ex Direttore Generale, in alleanza con quest’ultimo nell’appoggiare il rag. Lucio Tarquinio, candidato consigliere alla Regione Puglia. Come è noto  il rag. Lucio Tarquinio è uno dei tre candidati del PdL, che a Lucera si contendono i voti degli elettori del centro destra, i cui elettori avranno un bel da fare nel capire le strategie di questa campagna elettorale.
Da una parte una lotta fratricida che vede contrapposti due membri del Consiglio Comunale (Pica, De Sabato),  dall’altro qualche consigliere comunale del PdL che appoggia apertamente, nonostante la presenza di candidati locali, il rag. Lucio Tarquinio. Quest’ultimo, arrestato nel 2005 per una questione di appalti e assolto in appello qualche anno dopo, è infatti costretto ad appoggiarsi ai portatori di voto locali perché, a Lucera, non ha una significativa e autonoma base elettorale.
Inoltre in molti tendono a vedere in questo aspirante consigliere, la riproposizione della vecchia storia di candidati che si rendono visibili solo in campagna elettorale,  per poi dimenticarsi di Lucera una volta eletti.Nichi Vendola, al suo fianco, Antonio Tutolo
Tutti aspetti che andrebbero chiariti in pubblici comizi, che però nel centro destra scarseggiano, visto che si tende a privilegiare più il rapporto conviviale (cene, buffet, ecc.)  anziché il rapporto diretto con la cittadinanza. Cosa che sta facendo il candidato lucerino che ha più probabilità di essere eletto e candidato nella lista che appoggia Nichi Vendola: Antonio Tutolo.
Pasquale Trivisonne
 
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IL DRAMMA DELLA DISOCCUPAZIONE A LUCERA

Post n°82 pubblicato il 12 Aprile 2010 da no_eolico_selvaggio

Articolo pubblicato su http://www.adessoilsud.it

Non è mistero per nessuno il fatto che, per occupare  qualche  posto che il Comune crea, direttamente o indirettamente, bisogna avere la conoscenza giusta oppure, in alcuni casi, una fedina penale non proprio immacolata

LUCERA (19 marzo) - Con sempre maggior frequenza, le notizie di cronaca che interessano la nostra città, affrontano casi di persone che, in preda alla disperazione, si recano in Corso Garibaldi nella speranza di trovare qualche risposta al dramma della disoccupazione. Questo problema, che ormai interessa tutta l’Italia, anche a Lucera dovrebbe essere posto al centro dell’agenda politica, visto che, diversi indicatori ci dicono che la mancanza di un posto di lavoro sta diventando una vera e propria emergenza sociale.

Nella nostra città circa un terzo delle famiglie è interessata dal fenomeno della disoccupazione; negli ultimi 5 anni, la mancanza di un lavoro e la precarietà occupazionale hanno riguardato una media di circa ottomila lucerini in età lavorativa.

Il quadro che emerge da un recentissimo studio pubblicato, in occasione dello sciopero del 12 marzo, dalla Cgil di Foggia è a dir poco allarmante. La Capitanata è la penultima provincia in Italia per tasso di disoccupazione, penultima per occupazione femminile, al 103esimo posto nella graduatoria stilata in base reddito medio per contribuente, con un importo medio delle pensioni di 600 euro netti e una cassa integrazione che nel 2009 ha toccato quota 3,5 milioni di ore (raddoppiando rispetto al 2008). Tutto questo ha pesanti conseguenze sulle famiglie che riducono i consumi e si indebitano sempre di più.

In questa situazione e con la crisi che investe tutti i settori produttivi, è naturale che in tanti si recano al Comune per cercare un posto di lavoro o qualche giornata di lavoro per alleviare un disagio economico che sempre più spesso si trasforma anche in disagio psichico. E infatti i recenti fatti di cronaca raccontano di nostri concittadini che si recano a Palazzo Mozzagrugno in cerca di lavoro e qualche volta, in preda alla disperazione, si abbandonano ad atti inconsulti.

In questo contesto è naturale quindi chiedersi cosa potrebbe fare l’Amministrazione Comunale, per mitigare gli effetti della mancanza di lavoro che ormai è la prima emergenza che una politica attenta ai cittadini dovrebbe affrontare. E’ evidente che un ente locale non può risolvere un problema di questa portata, non è il suo compito istituzionale, però una politica mirata potrebbe, da un parte, alleviare gli effetti della disoccupazione sulle famiglie più indigenti, dall’altra favorire lo sviluppo di  nuovi progetti imprenditoriali.

Quali politiche sociali sono messe in atto per aiutare le famiglie più bisognose? Le possibilità offerte dal contesto territoriale sono valorizzate e incentivate? Sono colte tutte le opportunità offerte dai vari bandi europei per le aree depresse? Si lavora su idee e progetti di lungo periodo? Si evitano gli sprechi e in che modo si cerca di valorizzare il patrimonio esistente?

Chi ha responsabilità di governo  dovrebbe rispondere, con atti concreti, a queste domande, la cui soluzione, rappresenta il metro per misurare l’efficacia  di una amministrazione.

Pasquale Dotoli, a proposito dell’ennesimo caso di un nostro concittadino che non trovando risposte al problema della disoccupazione, ha minacciato di buttarsi da un balcone di Palazzo Mozzagrugno, ha ribadito che il "Comune non è un’azienda che crea lavoro ma che, con scelte politiche adeguate, può favorire indirettamente la nascita di nuovi posti di lavoro". Quella del Primo Cittadino è una considerazione assolutamente condivisibile, anche se, è una mezza verità.

L’altro pezzo di verità è che questo sacrosanto concetto dovrebbe essere compreso anche da chi si ritrova eletto proprio perché ha promesso posti di lavoro inesistenti che poi, sempre più spesso, sono giustamente reclamati con le maniere forti.

Non è mistero per nessuno il fatto che, per occupare  qualche  posto che il Comune crea, direttamente o indirettamente, bisogna avere la conoscenza giusta oppure, in alcuni casi, una fedina penale non proprio immacolata.

In questo quadro sconfortante, c’è qualcosa che si poteva fare  e che non è  fatto per invertire questa tendenza?

Anche se sono passati otto mesi dal suo insediamento, una prima valutazione dell’operato di questa amministrazione è possibile farlo e i risultati appaiono deludenti sia sotto il profilo politico che in merito ai risultati  raggiunti.

L’amministrazione di centro destra che governa la città di Lucera, nonostante la maggioranza bulgara con cui è uscita dalle ultime elezioni, è riuscita in sei mesi a stabilire tre primati che difficilmente potranno essere eguagliati.

Il Sindaco, Pasquale Dotoli, a seguito di motivi mai chiariti, subito dopo le elezioni, si dimise ancor prima di prestare giuramento; il Partito delle Libertà che ha espresso il Sindaco e ha la più folta rappresentanza comunale, ha subito in pochi mesi, a causa di pesanti divisioni interne, le dimissioni di ben tre portavoce; in questi giorni è giunta a termine la querelle che da mesi interessava il Direttore Generale: è stato licenziato dopo appena sei mesi dalla sua nomina.

Dopo otto mesi si parla già del terzo rimpasto di giunta, e le promesse fatte in campagna elettorale in merito alla volontà di operare con una giunta snella, e con meno costi per le casse pubbliche, sembrano svanite nel nulla.

L’ennesima  riprova che la coalizione di centro destra è profondamente divisa, è data dal fatto che il Partito delle Libertà si presenta alle prossime elezioni regionali con quasi più candidati che consiglieri comunali. Sono ben quattro (Lucio Tarquinio ormai  è un lucerino acquisito)  i candidati sostenuti da questa coalizione, che pescano nello stesso bacino elettorale e che, tra l’altro, hanno pochissime possibilità di essere eletti, vista la guerra senza esclusione di colpi (e di manifesti) che si fanno. Se il quadro politico è sconfortante, ancora di più sembra essere l’operato di questa amministrazione.

Con l’eolico si è persa una grandissima occasione. Anziché privilegiare la parte pubblica, si è preferito svendere il territorio in cambio di un piatto di lenticchie. L’unica e sola opportunità che poteva creare sviluppo e occupazione è stata persa, e tra qualche anno vedremo gli effetti nefasti di questa scelta.

La politica del fare, tanto cara al Sindaco di Lucera, è letteralmente franata sull’unico atto amministrativo di un certo rilievo economico che questa amministrazione ha gestito: la delibera  sui versanti collinari.

Un merito sicuramente va riconosciuto a Pasquale Dotoli ed è quello di aver concluso il processo di  stabilizzazione di  una quarantina di lavoratori precari iniziato con l’amministrazione Morlacco. E’ un risultato di cui può esser fiero, e speriamo che continui su questa strada  anche con gli altri,   anche se bisogna ribadire che la situazione era stata sbloccata da una telefonata, fatta nel marzo del 2008 da Nichi  Vendola al  Commissario Prefettizio, dott. Di Bari, per sollecitarlo a dare attuazione ad una delibera approvata dalla giunta Morlacco nel 2007.

Di altre iniziative di rilievo in tema di lavoro e di politiche sociali non c’è traccia, anzi, secondo le denunce fatta da Antonio Tutolo, sembrerebbe che si stia perdendo solo tempo e soldi.

Il leader della lista della Pagnotta, candidato consigliere a sostegno di Nichi Vendola, ha denunciato in un pubblico comizio che le commissioni consiliari sono un enorme spreco di soldi in quanto, il più delle volte, al loro interno non si  conclude nulla.

Una denuncia pesantissima, anche alla luce del fatto che queste commissioni costano ai cittadini di Lucera circa 400.000 euro l’anno.

Il consigliere Tutolo ha denunciato che nulla si sta facendo a proposito del Piano Urbanistico Generale, che è un altro di quei temi che richiederebbe un accordo e una comunanza di vedute che, ad oggi, non sembrerebbe esserci.

La Cgil di Lucera accusa che “la mancanza del nuovo PUG  (che va comunque definito al più presto)  e l'esaurimento delle aree previste dal vecchio piano, hanno messo in ginocchio il sistema delle costruzioni. La nostra città  “ha la caratteristica, peraltro anomala rispetto al territorio di Capitanata, di vedere da un lato la nascita di abitazioni in numero maggiore rispetto a quelle necessarie alla popolazione e, dall'altra, costi che diventano inaccessibili per le giovani famiglie”.

Sempre secondo la Camera del Lavoro di Luceratali abitazioni realizzate nella zona di espansione dell'edilizia privata ( cosiddetta Lucera 2 - Lucera 3), hanno costi proibitivi  per le coppie che sempre più spesso non possono permettersi un mutuo e sono costrette a vivere in affitti  con canoni sempre più alti”.

Sono trent’anni che gli artigiani aspettano il varo di un nuovo Piano per gli Insediamenti Produttivi. Dopo il fallimento della prima zona ASI,  si è preferito privilegiare ancora lo stesso carrozzone clientelare, senza neanche rimborsare i proprietari dei terreni espropriati per realizzare il primo insediamento. E nonostante i propositi di rinnovamento professati in campagna elettorale, si continua a utilizzare i sistemi clientelari  di sempre.

Tutti i posti di sottogoverno, sono stati divisi con la stessa  logica di sempre - l’appartenenza politica – e addirittura, sempre secondo Antonio Tutolo, si voleva utilizzare lo stesso criterio anche per l’assunzione di 16 psicologi nelle scuole di Lucera.

Un quadro sconfortante, reso ancora più tragico dal fatto che, visto quanto realizzato sino ad oggi, all’interno di questa amministrazione non sembrerebbero esserci personaggi autorevoli in grado di invertire questa tendenza.

 Pasquale Trivisonne

 
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La politica del fare in salsa lucerina

Post n°81 pubblicato il 13 Marzo 2010 da no_eolico_selvaggio

Pubblicato su http://www.lucerabynght.it

In questi giorni, il paradigma che ha permesso a Berlusconi e al centro destra di “incantare”, in tutti questi anni, buona parte degli italiani - la famosa “politica del fare” - sta provocando non pochi problemi al suo massimo profeta e qualche guaio giudiziario al suo più fidato discepolo: Guido Bertolaso.
Questo paradigma è stato utilizzato, in una intervista pubblicata su questo sito, anche da Pasquale Dotoli, a proposito della famosa querelle che lo contrappone al suo ex Direttore Generale e che ha portato al licenziamento di quest’ultimo dopo pochi mesi dal suo incarico.
I fatti sono stranoti e ed inutile tornarci sopra, anche se, nelle interviste condotte dal vostro bravissimo giornalista, sono state fatte affermazioni che sicuramente meritano una riflessione, a proposito dell’ansia del fare che sembra caratterizzare questa amministrazione.
Nell’intervista, il Sindaco di Lucera, ha dichiarato che “questa amministrazione, a differenza di quelle precedenti si caratterizza sul fare” e che ”la decisione di procedere senza indire una gara di appalto è stata presa per evitare di perdere un finanziamento che giaceva, senza essere stato cantierizzato, da qualche anno”.
Da queste parole, sembrerebbe che l’ansia del fare, sia stata la causa che ha determinato l’adozione della procedura d’urgenza per l’assegnazione dell’appalto, su cui hanno manifestato rilievi di illegittimità, sia l’ex Direttore Generale, tutta l’opposizione comunale e gli uffici regionali.
Naturalmente la versione in salsa lucerina di questa “politica del fare” non è quella che ha prodotto i risultati dell’Aquila, anche se, c’è sempre da fare molta attenzione: la fretta è spesso una cattiva consigliera.
Infatti, Pasquale Dotoli nell’intervista non spiega il perché, se il fondo giaceva inutilizzato da qualche anno e dall’insediamento di questa giunta ad oggi sono passati diversi mesi, non è stata adottata la procedura corretta, visto che non è mancato il tempo per farlo.
Nell’intervista, il Primo Cittadino, ammettendo che su questo problema “potevano essere trovate altre strade” è stato costretto ad ammettere, implicitamente, che la sua amministrazione ha preso un svarione, dovuto probabilmente proprio alla “fretta del fare” che è la logica conseguenza della “politica del fare”.
Nella Pubblica Amministrazione, l’annullamento di un atto amministrativo, avviene raramente, perché oltre che minare la credibilità di chi l’ha emesso, potrebbe aprire contenziosi di non poco conto con i soggetti interessati.
Se la società a cui era stato assegnato l’appalto, a seguito dell’atto ritirato, si fosse esposta finanziariamente (e non è detto che non l’abbia fatto), a chi andavano addebitati i costi di eventuali contenziosi?
E’ innegabile quindi che l’annullamento dell’atto depone a favore di chi ne ha criticato la sua illegittimità: le forze di opposizione in primis e l’ex Direttore Generale in seconda battuta.
Se però è naturale il fatto che l’opposizione approfitti di questo gravissimo svarione per mettere in crisi l’amministrazione, non sono normali i modi con cui l’ex Direttore Generale ha manifestato il suo dissenso.
Il dissidio che poteva essere esposto e risolto in mille altri modi, utilizzando le procedure tipiche dell’apparato amministrativo. Esso è nato all’interno della Pubblica Amministrazione, tra soggetti pubblici con lunga esperienza amministrativa alle spalle e che fino a pochi giorni prima si dichiaravano indispensabili l’uno all’altro.
Inoltre l’ex Direttore Generale è stato messo su quel posto da Pasquale Dotoli: il suo licenziamento non può cancellare questa semplice verità.
A questo punto è tutto valutare il danno che questa situazione ha provocato a tutto il centro destra e in particolare alla sua componente più rappresentativa: il Partito delle Libertà.
Il primo banco di prova saranno le prossime elezioni ragionali, in cui si confronteranno due candidati di questo schieramento, e in cui uno di loro, il dott. De Sabato ha assunto proprio il paradigma del fare come motivo conduttore della sua campagna elettorale.



                        Pasquale Trivisonne

 
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