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Creato da no_eolico_selvaggio il 08/11/2008
Impediamo che la nostra terra venga devastata dalla lobby eolica e da sporchi affaristi che stanno svendendo il territorio della Capitanata e del Subappenino Dauno a prezzi di realizzo!

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Si svende Lucera per un pugno di certificati sporchi

Post n°63 pubblicato il 16 Dicembre 2009 da no_eolico_selvaggio

Articolo pubblicato su http://www.adessoilsud.it

Il principale dispositivo, oltre a tante altre agevolazioni che rende possibile l’estrema redditività di un impianto eolico è quello dei certificati verdi.


Questi titoli, sono stati creati per incentivare  il ricorso a fonti rinnovabili perché,  almeno il 2  % dell’ energia immessa in rete deve essere realizzata  da impianti che utilizzano fonti energetiche rinnovabili, quali il sole, il vento, le risorse idriche, le risorse geotermiche, le maree, il moto ondoso.

Quindi, chi vende energia prodotta da fonti convenzionali, come ad esempio il petrolio, ha l’obbligo di immettere in rete anche una quota di energia prodotta da fonti alternative, come ad esempio quella prodotta dagli impianti eolici.
Tale obbligo, però, può essere soddisfatto non solo producendo in proprio questo tipo di energia,  ma anche acquistando i c.d. "Certificati Verdi" dai proprietari di impianti che utilizzano fonti alternative.

Questi titoli, sono emessi dal Gestore della Rete,  sono  annuali, ciascuno di valore pari o multiplo di 100.000 kWh.

 Sono da considerarsi  come una qualsiasi titolo, hanno un loro mercato e il loro prezzo si somma a quello dell’energia prodotta che può anche essere venduta separatamente.

Sono in sostanza dei bonus riconosciuti a chi produce energia da fonti alternative e  sono finanziati da una “tassetta” che si paga sulla bolletta elettrica.

L’obbligo di immettere in rete energia “verde” ha scatenato una corsa a questo tipo di impianti,invertendo il fine con il mezzo: l’obbiettivo non è più quello di incrementare il ricorso a fonti rinnovabili, quanto quello di accaparrarsi il maggior numero di certificati verdi.  
Il fatto è che i certificati verdi non sono emessi per caratura, in modo tale da rendere indifferente la scelta di fonte rinnovabile. Essi sono riconosciuti indistintamente sia che si produca a costi più alti con una fonte rinnovabile, magari più coerente al territorio, ma per il momento più costosa, sia che si produca a costi più bassi una energia rinnovabile ora più a buon mercato.
Ne consegue che l’eolico, che è nello stesso tempo tecnologia matura, ma anche energia legata ad impianti che hanno i minori costi interni e, soprattutto, di più facile collocazione, faccia la parte del leone nel mercato dei certificati verdi, bruciando le prospettive  che di ogni altro rinnovabile.

Il prezzo dei certificati era libero di fluttuare; con la Finanziaria  2008 il governo ha posto un tetto ma ha anche prolungato da 12 a 15 anni la durata dell’incentivo.

Inoltre, in Italia, i certificati  valgono più che altrove e ad essi si aggiungono molte altre agevolazioni che fanno del nostro paese la terra promessa per gli industriali del vento.

Quest’anno però, tutto questo meccanismo e di conseguenza la truffa eolica, ha rischiato seriamente di crollare a causa di un emendamento alla Finanziaria, proposto dall’On Granata (PdL) che prevedeva, tra l’altro,  una drastica riduzione del prezzo di riferimento del Certificati Verdi.

Contro questo emendamento si è schierata, tra le altre, l’associazione degli industriali  eolici italiani, A.n.e.v. il cui Presidente, Avv. Oreste Vigorito è stato da poco rilasciato dopo che era finito agli arresti  per truffa alla CEE e associazione a delinquere.

Gli emendamenti sono stati ritirati all’ultimo minuto e,  qualora fossero passati, è facile immaginare che il piatto di lenticchie previsto dallo schema di convenzione adottato dal Consiglio Comunale di Lucera, si sarebbe ridotto ulteriormente trasformando la truffa nella beffa del secolo.  

Si sta svendendo Lucera,  per un pugno di certificati, non certo per contribuire ad emancipare l'Italia dalle fonti fossili.    

 Pasquale Trivisonne

 
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