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Creato da epagogico il 29/09/2011
cause di forza minore
 

 

(s)ragionamenti (e)scatologici

Post n°24 pubblicato il 24 Febbraio 2012 da epagogico

Solo come mai con me stesso,
sono seduto sul cesso.
Tutti i muscoli in tensione,
pronti per l’evacuazione:
Sublime solo quando viene bene,
causa dei nostri peggiori umori
quando viene male,
un po’ come fare sesso.
 
Progressiva semplificazione,
inesorabile riduzione,
irriducibile selezione,
impassibile assorbimento,
inarrestabile movimento,
irreversibile espulsione,
indescrivibile leggerezza,
peristalsi esistenziale:
del nostro corpo
l’atto finale.

Allora l’acqua scroscia,
tutto fila giù per il tubo
nessuno sa esattamente dove.
Forse è per questo che faccio confusione:
tra la scatologia e l’escatologia
non credo vi sia troppa differenza.
Ma forse ha più senso cagare
come si deve,
sedersi comodi,
leggersi il giornale di ieri
piuttosto che speculare
su che cosa ci sia domani,
oltre la nostra ridicola fine.

 
 
 

La professione dell'amore

Post n°23 pubblicato il 15 Febbraio 2012 da epagogico

Ieri sera sono passato davanti ad un ristorante dove erano in corso i preparativi per la cena di S. Valentino: tanti piccoli tavoli disposti geometricamente, tovagliette rosse, candele rosse, il soffitto bianco pieno zeppo di palloncini rossi a forma di cuore (è questa l'immagine che mi ha più colpito: la moltitudine di cuori appesi al soffitto, imprigionati, come gli fosse impedito di volare via). E immagino dopo: musica diffusa e soffusa per farsi le fusa, il menù dell’amore, vini rossi, cibi piccanti, vasodilatatori, ostriche, valve che si confondono con le vulve e così via.

A parte il fatto che la passione, se c’è, si scatena pure in un cesso pubblico, io non ho nulla in contrario all’amore, ci credo. Solo che mi farebbe ridere a crepapelle mangiare con la mia amata in un ambiente del genere: mi sentirei ridicolo e fuori posto.

Non mi interessa il lato commerciale che ormai ha fagocitato e banalizzato qualsiasi festa: trovo ridicolo e deleterio il rito collettivo e quasi liturgico dell’amore, la funambolica ostentazione di un sentimento così personale e intimo come se ce ne fosse davvero bisogno, come se altrimenti non esistesse, come se lo dovessimo sancire pubblicamente e apporvi un timbro di certificazione, la professione dell’amore come atto di fede a cadenza annuale. Sì, tutto ciò mi fa davvero ridere, oltre a preoccuparmi un po’.

 
 
 

Segni di primavera

Post n°22 pubblicato il 13 Febbraio 2012 da epagogico

Questa mattina,

come uscito dalla neve,

un merlo nero dal becco giallo

con le penne arruffate

quasi in mezzo alla strada

poco ci manca che

non si lasciasse investire.

La sua attenzione

era volta altrove.

 
 
 

Trasporto eccezionale

Post n°21 pubblicato il 10 Febbraio 2012 da epagogico

Trasporto eccezionale,
lento da morire:
una barca che prenderà il mare
rallenta il mio procedere.
Mi sporgo a sinistra,
no… meglio non rischiare
la striscia è continua,
non posso sorpassare:
calma,
meglio soprassedere.
Qualcuno invece rischia,
ma dove cazzo deve andare?
Come è facile scambiare
la stupidità con l'ardire
o forse vuole essere primo attore
della cronaca del giornale.
Comunque proprio oggi
ti dovevo incontrare?
Io,
con il mio stipendio da fame,
le frustrazioni da rivoluzione,
magari sarà la barca
di un criminale o di un evasore
che solcherà le onde alle Maldive:
in questa giornata di quasi neve
di questo inverno che
non intende passare,
come un trasporto eccezionale.

 
 
 

L'uomo senza sonno

Post n°20 pubblicato il 09 Febbraio 2012 da epagogico

Il tuo sonno non conosce ragioni, come qualcosa che cade, come il buio, un orizzonte di lande sconfinate. E’ un sonno impietoso, cannibale, da imboscata, di quelli che non lasciano tregua,  un moto rettilineo uniforme. Quando sopravviene, viene, quando viene niente può temere e non c’è niente che lo possa tenere. Ogni lotta è vana. Ma tu non lotti, ti lasci sopraffare senza quasi reagire. Un attimo prima spalanchi gli occhi ben consapevole della tua sconfitta, corrughi la fronte, cerchi di guardarmi come se non stesse accadendo nulla, come volessi adeguarti ai miei bioritmi, ma io lo so. Il tuo corpo è mosso da impercettibili scosse elettriche, come tu volessi divincolarti dalla veglia, e allora una grande mano nera ti prende, ed è la fine (della giornata).

Io mio sonno è un sonno ponderato, moderato, ricercato, un po’ claudicante, una vecchia incerta che attraversa la strada, una donna che vorrebbe essere  una puttana ma che poi si concede a fatica, un sonno che fatica ad arrivare in fondo, qualunque sia il fondo, è un quadro appeso nel vuoto, un gioco di prestigio, un sonno che si biforca, un gioco di specchi, un uomo che si perde per poi ritrovare quel che non pensava di trovare. Un sonno labirintico che si fa cercare: ed io vago in stretti corridoi, cammino senza sapere esattamente dove andare, a tentoni, fino a cadere stremato.

Poi, quando ti addormenti, accendo la radio e mi ascolto a basso volume la replica della zanzara che tu, a ragione, odi, quindi ne approfitto. Pure io non sopporto Cruciani – so che dovrei indignarmi ma un po’ mi diverte, faccio il suo sporco gioco - il fatto è che adesso, superate le variazioni Goldberg, il mio sonno per avanzare e sorprendermi ha bisogno di parole. Buonanotte.

 
 
 
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