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Citazioni nei Blog Amici: 11
 

 

LA FONTANA DELLA GIOVINEZZA

Post n°153 pubblicato il 30 Maggio 2010 da pensiero_stupendo00
Foto di estasicontinua1

La Fonte della giovinezza è una leggendaria sorgente simbolo d'immortalità e di eterna gioventù che appare nella mitologia medievale e classica di molte culture.
Una testimonianza parla di uomini anziani recanti i
segni di una lunga vita, che per quanto malandati, tornavano giovani,forti e fertili,una volta bagnatisi con l'acqua della fonte.Alcune storie riportate da esploratori spagnoli e portoghesi raccontano di sorgenti mitiche situate nel cuore dell'Amazzonia o dell'Etiopia.Le versioni cinesi e giapponesi parlano del giardino dell'Eden nascosto nell'asia centrale.


LA FONTANA DELLA GIOVINEZZA

Già cantammo di Fausto che col diavolo
firmò di sangue un patto ad impegnare
sor belzebù che nol facesse andare
dentro l'inferno a chiacchierar con l'avolo,

ma sempre verde il ramo,e la partita
d'amor vincere con la bella Margherita.

Piangemmo di Leonida che a fura,
guidò trecento greci sessantenni
a lasciare la vita forti e indenni
che non vecchiaia i metta alla tortura

di cader lenti a pezzi,l'armi guaste
e soprattutto non più dure l'aste.

Molti cercò il rimedio e di fontana
d'eterna giovinezza si parlava;
che fosse a dritta o a manca si ciarlava,
che ritto fà il baccel,piena la fava.

Dice la bibbia:dalla lunga vita
pare l'Etìope e allor si va a vedere
se la regina a Saba ben c'invita,
bella e longeva, con le carni nere,

che a provare il suo fior color di viola,
d'ora in poi si vorrà di quella sola.

E pur l'hidalghi là nell'Amazzonia
dimenticar lo sfavillìo dell'oro
andando avidi in traccia,pure loro
di questa celeberrima fandonia

che però forse li attendeva,onesta,
celata fra i calor della foresta.

Oh magnifica fonte,oh dolce bagno,
o santo iddio,che splendide bevute.
In te s'annegherà d'ognuno il lagno
e vita eterna e amor,gioia e salute;

un'esistenza piana,ricca e liscia
il gran premio sarà per chi ti piscia.

L'eterna giovinezza oh mio lettore,
non è così distante ,a ben vedere,
che la si può trovare a tutte l'ore
a non molto dal buco del s.....

Da provvida natura o ricco iddio,
magico sacco avemmo di semini
che quando senti quel formicolìo
tu pianti il seme e nascono bambini

ed ecco scaturir quella ricchezza
che sentimmo chiamare,giovinezza.

Tu pianti il seme ,come il buon bifolco,
con poca pena ch'è già fatto il solco
e cheto se ne sta nella foresta
che andarvi è certamente una gran festa.

Tu vai nella foresta e trovi ,amica,
magica polla,e vi sta scritto"f...",
la fonte che ti fà tornar ragazzo
e lo zampillo viene fuor dal c....

Non serve andare dunque a strani liti,
ma cercare d'amor dolci conviti.

E tuttavia se,udito un giorno un lagno,
trovaste vostro nonno in pannolini
che gioca con degli avoli piccini,
fatevi dir dove abbia fatto il bagno!

Scrollatelo,toglietegli il saluto,

ma fategli sputar  cos'ha bevuto!


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IL PRINCIPE RANOCCHIO

Post n°152 pubblicato il 02 Maggio 2010 da pensiero_stupendo00

Chétati e non piangere, - rispose il ranocchio, - ci penso io; ma che cosa mi darai, se ti ripesco il tuo balocco?
- Quello che vuoi, caro ranocchio, - diss'ella, - i miei vestiti, le mie perle e i miei gioielli, magari la mia corona d'oro.
Il ranocchio rispose: - Le tue vesti, le perle e i gioielli e la tua corona d'oro io non li voglio: ma se mi vorrai bene, se potrò essere il tuo amico e compagno di giochi, seder con te alla tua tavolina, mangiare dal tuo piattino d'oro, bere dal tuo bicchierino, dormire nel tuo lettino: se mi prometti questo; mi tufferò e ti riporterò la palla d'oro.

et voilà . per Coralie

IL PRINCIPE RANOCCHIO


Disse la principessa :"mannaggia,la mia palla,
la palla tanto amata,dorata e tutta gialla,
dentro l'acqua è caduta della fonte in giardino
Io mi sento perduta,priva del mio giochino.

E triste singhiozzava finchè s'udì un cra-cra
e lui si presentava : Ser Ranocchio! son qua.
Per difendere i deboli e consolar le belle
m'han fatto cavaliere di fonti e di cannelle.

Oh dolce ser Ranocchio-pregò la Principessa-
trovatemi le palle e vi faccio promessa
ori ,perle e gioielli ,di darvi in guiderdone
anzi,vo' rovinarmi,pure le mie corone.

Non bramo le ricchezze oh mia cara fanciulla.
I dollari e gli yen per me non sono nulla;
Amor vorrei che fosse, e in core la passione,
tal che si desiasse il mio color verdone.

Ma sol ,come Goffredo il bardo innamorato,
un bacio inver ti chiedo e morirò beato.
Promette la birbetta ed egli inver s'immerge
poi con la palla in bocca,dal fango dritto s'erge.

Prende il gioco la bella e un bacio gli disfiora
ed a quel punto un brivido le volge le interiora.
E pouf...in una nuvola di fumo ,un'esplosione
e qualcuno trasmutasi,col botto d'un cannone.

Una strega gelosa,al party trascurata,
il dì della sua nascita s'era molto arrabbiata
e la bella ranocchia,figlia del Re del Lago
in scialba Principessa ti mutò per divago.

Prevedea l'incantesimo di questa sciagurata,
che sol bacio d'amore l'avria ritrasformata,
ed or di fronte al Principe Ranocchio,il più figone,
sta una Rana Reale d'un bel color verdone.

Lieti d'Amore portano la nuova a babbo e mamma
tuffandosi nell'onde d'un tramonto di fiamma.
E , come il salmo , in gloria finisce la novella.
Di tremila girini nei fossi si favella.

Se state mal da singoli,recatevi a pescare.
Sulla riva d'un fosso provate a lacrimare.
Le vostre belle palle ,d'aver perduto,dite
Senza smorfie baciate le Rane d'Afrodìte.

 

 

 
 
 

DOVE SEI AMORE MIO ?

Post n°151 pubblicato il 07 Gennaio 2010 da pensiero_stupendo00
Foto di estasicontinua1

DOVE SEI AMORE MIO ?

Vorrei tenerti stretta a me,
il tuo volto contro il mio.
Vorrei respirarti sulla pelle
e confortarci al calore
di lievi carezze.

Vorrei essere per te
il cuscino del tuo letto,
il prato fiorito,
silente dei mille rumori
tenui del silenzio,
dove posi il tuo spirito,
nella pace e nel sogno.

Il porto dopo la tempesta,
l'oasi fresca,dopo il viaggio nel deserto.

Vorrei giacere con te mille anni,
mille anni ,prima del primo bacio,
mentre le nostre anime
si fondono in una sola,
in un lungo abbraccio,
a lungo cercato.

Vorrei sapere tutto di te.
Fino al più remoto ricordo,
al sentimento più celato...

Non vorrei sapere nulla.
Solo vedere i tuoi occhi
che si perdono nei miei.

Che mi raccontano l'assoluto,
in un linguaggio noto solo al cuore.

 
 
 

LA POPA SE NE VA

Post n°150 pubblicato il 19 Dicembre 2009 da pensiero_stupendo00
Foto di estasicontinua1

LA POPA SE NE VA


Non allarmatevi,per carità.
Controllate l'emozione
La popa credetemi,per chi non lo sa
non è una bimba;è una dolce canzone.

La cantavo al mio bambino
già dentro la pancia della sua mamma.
La sussurravo vicino al lettino
perchè gli facesse da ninna nanna.

E la lasciavo vibrare leggera
sul letto grande di lucido pino.
Nella penombra della sera
s'addormentavano mamma e piccino.

Quando il dolore bagnava la faccia
e non poteva lo sguardo parlare
solo la popa lì tra le mie braccia
sapeva ascoltarlo e le nubi scacciare.

"Papà stasera con te vorrei
-dice-dormire" e mi scivola accanto
ed io che in core ho quel tempo felice
intono ancora quel dolce canto.

"Papà,ti prego,dormiamo presto"
prega e si stringe a me piu vicino.
Io la canzone interrompo un po' mesto
ma quardo crscere il mio bambino.

Con tanti gnomi,con fate e folletti
anche la popa cosi se ne va.
La cara amica ora cerca altri letti
a cui donare tranquillità.

Ma cavalierte dalla barba bianca
teneramente la tengo al mio braccio
e quando l'anima si sente stanca,
la canto ancòra e...la nanna mi faccio.

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LA PRINCIPESSA SUL PISELLO

Post n°146 pubblicato il 06 Agosto 2009 da pensiero_stupendo00
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LA PRINCIPESSA SUL PISELLO

...eppure lei sosteneva di essere una vera principessa...la vecchia regina...andò in camera, tolse il materasso dal letto e mise sul fondo un pisello; poi prese venti materassi e li mise sul pisello. La mattina dopo le chiesero come avesse dormito. "Malissimo!",  "non ho praticamente chiuso occhio Chissà cosa c'era in quel letto! " Così capirono che era una principessa vera, perché aveva trovato il pisello attraverso venti materassi e venti cuscini di piume.


Questo principe pazzo
avevasi il progetto
d'arricchire il palazzo
e pure il proprio letto,
sol d'una principessa
(quand'anche fosse fessa?)

Alla vecchia regina
ch'era la sua mammina,
disse "La scoverò
e nostra la farò"

Cercando la fanciulla
in maniera un po' grulla
andò a ficcare il naso,
ma si muoveva a caso
e non trovava nulla.

Ma d'una sera al culmine,
tra il temporale e il fulmine,
una pulzella è qua!
Chiede ospitalità.
ch'era tutta bagnata...
che sera sfortunata.

"Mi sento zuppa e lessa,
sono una principessa "
Mamma la mette a letto
col ben noto trucchetto.

Come vada la storia
è cosa ormai notoria
ma il fatto principale
è trarne la morale.

Che tu sia principessa,
borghese o cittadina
contessa,baronessa,
villana o contadina,

matura o giovinetta,
vergine o libertina,
a cercare ti affretta:

che voglia lunga pratica,
od arte naturale
è trovare il pisello
cosa fondamentale.


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LASCIATEMI CANTARE

Post n°144 pubblicato il 13 Luglio 2009 da pensiero_stupendo00
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LASCIATEMI CANTARE

E lasciatemi verseggiare!
Voglio rimare,
cantare,
gridare.

Mi voglio incazzare,
urlare,sfogare
la rabbia umana.
Ma porca p......

dov'è la passione
che come un tizzone
brucia l'anima mia?
Perchè non si trova per via?

in treno,al bar,al ristorante,
sulle montagne del mondo,
sul Dente del Gigante,
nel mare profondo,

anzi,no,sulla spiaggia
battuta,carezzata dall'onda,
Oh sguardo sublime che affonda,
che cerca sull'acqua se v'aggia,

bramato,cercato,voluto,
il superlativo assoluto !

Che forse non è manco amore..
ma non ostante il raffreddore,
il caldo,il gelo ,l'odore
del fumo,l'umano fetore,

le nostre imperfezioni amare,
l'antico retaggio del bruto,
sotto la nostra anima in cènere,
primavera di gemme tènere,
v'è la scintilla,la voglia di volare,
di danzare anche l'ultimo tango,
di liberarci del fango,

il desiderio cocciuto,
il potente bisogno,
di respirare
un sogno.

Lasciatemi gridare,
o mi sciolgo nel pianto,
dovessi forse cantare
il mio ultimo canto.

Potessi catturare,
come un re mendicante,
il grande sogno perso,
anche solo per un istante...
con il mio ultimo verso.

 

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L'ANIMA E LA CARNE

Post n°143 pubblicato il 13 Luglio 2009 da pensiero_stupendo00
Foto di estasicontinua1

L'ANIMA E LA CARNE

Qui narro il fatto d'una scommessa
di dio col diavolo che fà promessa
del dottor Faust di prender l'anima,
lui che per scienza e fede spasima.

Vecchio era Faust e possiam presumere
che se vissuto in oggi egli fosse,
parecchio Viagra dovebbe assumere
per ritrovare sue viril posse.

Ruffiano il diavolo,il dotto invita
a far l'amore con Margherita
ed astutissimo,gli fà sentire
odor di giovane da far languire.

Si sa che un pelo di quell'oggetto
più di due bovi tira il carretto
e Fausto,povero,non fà eccezione
chè vende l'anima al mascalzone

e nel contratto l'impegno sta
d'avere certa immortalità
e forze giovani,e lombi e fianchi
a men che Fausto poi non si stanchi:

che se si stufa lui di saltare
il diavol tosto lo può abbrancare
e nell'inferno poi te lo fotte,
vince la posta e buonanotte.

Ma il dottor pèntesi e si riscatta
com'è abitudine della sua schiatta,
si che pel rotto della cuffietta
così ben termina la novelletta,

e Fausto ascende al paradiso
lasciando il diavolo scorno e deriso.

Passano ,scorrono i giorni miei
e dell'etade già sento il pondo
che del mio vivere saper vorrei
ma conto il tempo da stare al mondo.

Se avessi l'anima la cederei 
senza pensarci manco un secondo.
Ed io col cavolo mi stuferei,
che se son sodo
di viver godo,
e al mio contratto
non vo' riscatto.

due paroline dirti vorrei....
buon Mefistofele....ma dove sei?!


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EPICURO

Post n°142 pubblicato il 13 Luglio 2009 da pensiero_stupendo00
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 Epicuro paragona la vita ad un banchetto, dal quale si può essere scacciati all'improvviso. Il convitato saggio non si abbuffa, non attende le portate più raffinate, ma sa accontentarsi di quello che ha avuto ed è pronto ad andarsene appena sarà il momento, senza alcun rimorso.

« Il male, dunque, che più ci spaventa, la morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c'è lei, e quando c'è lei non ci siamo più noi. »

EPICURO

I saggi son 'sì abili
che perfin della morte,
con sofismi mirabili,
esorcizzan la sorte,

ma senza esagerare,
della vita il menù
c'invitano a gustare,
e non voler di più.

Nè val cercar pietade,
che quando vuol falciare
il contadin dell'Ade,
dobbiamo pur lasciare

la forchetta ed il piatto,
ma il savio non s'abbuffa,
che solamente il matto
mangia da dire "uffa!"

Consiglio vuol si dica
che l'attendere troppo,
che giunga la strafica
o il prìncipe al galoppo,

sono error da evitare
chè non ti fan pranzare.

E cercar troppo il meglio,
lasciando andare il bene,
non è da tipo sveglio:
davvero non conviene.

Anzi dicea Platone
a una dolce fanciulla
"Se brami il mio bastone,
d'amore ti trastulla.
 
Se invece resti incerta,
prendi ugualmente orsù.
Un dì farai scoperta
ch'è corta gioventù ".

(..se di cuore mi ami,
prendi il mio pomo.
Se invece ci pensi...prendilo
ugualmente e considera quanto
sia breve la giovinezza.)
(Platone..frammento poetico)

Il masticare troppo
per macinar ricchezze,
pure può fare intoppo
al goder le bellezze

più facili e più sante
che gli dei ci han donato.
Godiamoci il creato;
godiamoci il creante!

Del fior nella corolla
il naso introduciamo,
il tramonto guardiamo,
che l'anima satolla;

e poscia la visione
della stellata notte,
ci sia d'ispirazione
le nostre amate a f....

Se poi troppo ci costa
mangiare l'aragosta,
la fame anche discaccia
il pane e la focaccia.

Diceva un gran sapiente
"gode con voluttà,
trova l'acqua eccellente,
chi tanta sete ha".

Invece chi s'affanna
a cumulàr ricchezza,
qual fosse una condanna,
perde la giovinezza

e poi fattosi vecchio
non può più ricomprare
un giorno per amare,
e buonanotte al secchio.

Buon concetto ha descritto
e proprio ben dicea
colui che lasciò scritto
spes est ultima dea.

La speranza c'ingrassa:
par la merce men cara,
ma mentre vita passa,
questa si fà più rara

che il bimbo può sperare
della sua vita tutta,
ma il vecchio ha da pensare
ch'egli è giunto alla frutta.

Di dir dunque mi picco,
come voleva Sòcrate,
che il giovane è più ricco
del più ricco plutocrate.

Da qui si può comprendere
che la miglior moneta
che noi possiamo spendere,
è il tempo che ci allieta.

Speriamo senza affanni
godere i giorni nostri:
dolce il destin si mostri,
e di campar mill'anni.

Di grazia e di saggezza
godiate i buoni frutti.
Sia questa la ricchezza.
Faccio gli auguri a tutti.


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LA PIOGGIA SUL PIANETA

Post n°141 pubblicato il 19 Aprile 2009 da pensiero_stupendo00

LA PIOGGIA SUL PIANETA

Taci!Dal colmo di questa montagna
non odo la solita lagna
nè il tono uguale
del telegiornale
che annuncia inumano
in cattivo italiano
il conto dei morti
nell'ultima tragedia,
poi subito tedia
l'ascoltatore
con le vicende d'amore
della diva guliva
e ti forza a passare
dal pianto più pietoso
al volto ilare
dello sposo
alternando la pietà
più pia
alla sfrenata allegria
Ma come si fà ?
Ascolta.Piove
dalle nuvole scende, direi,
un canto di frasi più nuove
come se gli dei
del nostro schiamazzo
volessero sbattersi il.....
Come se a Giove
non importasse un ette
del prezzo del petrolio
o dei generi di monopolio
comprese le sigarette.
Piove sulle tamerici
piove sulle varici
e sulle rughe arse
e sulle creme sparse
per farle tornare distese:
piove sulle obese.
La pioggia cade patetica
sulle operazioni
di chirurgia estetica
e sulle trasfigurazioni
del volto qual'era,
che pare or di cera,
senza espressioni.
Piove sull'ipnosi
provocata dall'isola dei famosi.
E gocciola in pianto dal tralcio
del campionato di calcio
che ieri ci illuse,
che oggi vi illude
o babbioni.
Piove sulle pensioni
che poco le bagna,
ma ascolta
il croscio che varia
secondo la cifra
più folta,men folta
pensioni da dirigente
o per la gente
qualunque.
Comunque
piove sul gioco del lotto
che a prezzo di complotto,
vende un po' di speranza
e vuota un poco la panza
a chi non ha pratica
con la matematica,
a chi non ci sta
col calcolo delle
probabilità.
Piove sulle ciglia nere
di tutte le Ermioni
precarie.
Piove su Berlusconi
e sulle  varie
soluzioni
dei nostri problemi.
Piove sui patemi
che l'anima chiudon novella
e sulla favola bella
che gli ultimi saranno i primi.
Svègliati.
I primi già l'han divorati
i pesci più grossi
che dopo la pastasciutta
ormai sono giunti alla frutta.
Nei fossi
or giace speranza e certezza
della giovinezza,
e mentre con sconsideratezza
si discute se mandare
il nonno in pensione
o farlo sudare
fino al dì delle bare,
s'illude il nipote per farlo studiare
che dopo la scuola,portà ritrovare
lavoro a bizzeffe.
Son beffe
da stolti che stanno a frustare
il vecchio ciuco che poco può dare
e sbarran la strada
a chi sta a scalpitare
per lavorare.
Oh tempo che il mutuo accollavo
e diventavo uno schiavo...
Ascolta,ascolta la pioggia:
che cade sulle banche
più stanche,men stanche,
attendon che il tempo ricucia
quella svanita fiducia
che loro stesse han distrutto:
qual lutto.
I denti,negli alveoli fitti,
stanno aspettando i profitti,
ma piovono sulle loro mani
tese,le lagrime degli italiani.
Ascolta ancora,attenti,
piove sui parlamenti
e sui parlamentini
che vogliono far bene ai cittadini:
Oh quante brave persone.
A Roma,alla regione,
alla provincia e al comune
nessuno è immune,
nessuno può scampare
da questa voglia di governare.
Di questo passo saranno tanti
i governanti
che non rimarrà un disgraziato
che voglia essere governato.
E piove,piove sul bagnato
piove sulla gente,
e sull'anima mia silente
piove e sarà per quello
che sento il disio d'un ombrello.
Sarò zuccone
o Ermione ?


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LESBO

Post n°139 pubblicato il 19 Aprile 2009 da pensiero_stupendo00

LESBO

Lesbo era un'isola nel mare azzurro
dove il sospiro,il verso ,il sussurro
della poetessa Saffo si udiva,
come dell'onda che frange in riva.

Però era un frangere sì delicato
sì carezzevole,giusto sfiorato,
che sulla sponda spesso sedevano
le lesbie femmine che là godevano.

Lungi dai maschi rozzi e violenti
che sol cercavano l'appagamenti
dei loro turgidi duri bastoni
e sol volevano le fregagioni,

esse bramavano,non già le palle
ma il tocco magico delle farfalle,
che in volo altissimo su,su le porti
e un dolce brivido che le conforti.

Un giorno Pègaso recò alla costa
non un guerriero di spada tosta,
ma un malinconico,fiero cantore,
d'Orfeo dolcissimo, gran seguitore.

Egli nostalgico gettava al vento
della bell'isola,triste un lamento:
la sacra passera,sempre sognava
lui d'incontrare ,ma mai trovava.

Le Parche filano i giorni suoi
ma delle forbici già sente il taglio
gli pare ch'Ercole inver lo scuoi
sì dolor sente , sì gran travaglio.

Tratta dal canto della sua lira
la dolce Saffo che l'arte ammira,
sopra la spiaggia inver si porta
e poi trovatolo,ben lo conforta,

ch'era svenuto lui dall'angoscia,
ponegli il capo sopra una coscia.
Forse il profumo della salsedine,
o della femmina la santa acredine,

risveglia il bardo,lingua d'argento,
arma dolcissima di turbamento,
ed il suo canto,come a una festa,
pian piano addentrasi nella foresta.

Ella abbandonasi,lui l'accarezza
con quella vena della dolcezza
che vien lodata da Sherazade
e l'usa l'arabo più delle spade.

Ed ora termina il racconto bello
dove la passera trova il suo uccello.
Senza più pianti,senza lamenti
adesso vivono felici e contenti.

E se il poeta gioia v'ha dato
forse un augurio l'ha meritato.
Così mi parto da voi signore,
vo a cercar l'isola del vero amore.

 

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PAR CONDICIO

Post n°138 pubblicato il 19 Aprile 2009 da pensiero_stupendo00

PAR CONDICIO

La nobile Cornelia,figliola di Scipione
distruttor di Cartagine,all'amiche matrone
che davansi del tono
mostrando i lor gioielli
nel suo salotto buono,
fatti chiamare i figli,due splendidi monelli,
replicò"non mi cale ne' d'or nè di cammei
nè di perle o pendenti.Ecco i gioielli miei !"

A moderno iuicio,
che paritate loda,
pare la par condicio,
la sola e vera moda.
Dunque in salotto o in piazza,
giusti tali modelli,
anch'io vorrei,per venere,
mostrare i miei gioielli!
E in mezzo all'agorà
farmi pubblicità.

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SEGNALI DI FUMO

Post n°137 pubblicato il 19 Aprile 2009 da pensiero_stupendo00

SEGNALI DI FUMO

Erano loro gli americani
gli incas magnifici,i fieri indiani,
ma come è noto,furon fottuti
dai potentissimi nuovi venuti

che comportandosi da veri duri
battero i record presenti e futuri,
e in due ,tre secoli di vessazioni
ne sistemarono novanta milioni.

Nulla poterono l'archi e le frecce,
gli scotennavano pure le trecce
che un tanto a scalpo ben riceveva
chi ad un indiano la festa faceva.

E non contenti di tali affronti
pur li lasciavano senza bisonti
che li accoppava quell' incivil
lo sparafulmini,Buffalo Bill.

Il loro numero a ben ridurre
altro non pensano le Giacche Azzurre.
E quando fallano financo quelli,
a finir servono i Lunghi Coltelli.

Battuti in campo,ma che disdetta,
però pensarono alla vendetta.
L'indiano vinto che triste giace,
finge col bianco di far la pace,

ed ogni dubbio di lui dissipa,
sigla il trattato con la sua pipa.
Ma quei massacri vuol vendicare
che al suo nemico insegna a fumare.

Gli sarà ,pensa, la sorte ria
quando gli venga un'ischemia.
Oh cancro,amico delle mie genti,
accoppa,accoppa 'sti prepotenti.

Di nicotina dolce veleno,
se non mi salvi,fregalo,almeno,
che con codesto furbo intrallazzo
fia vendicato Cavallo Pazzo.

Solo col fumo vi butti giù
il Grande Spirito di Manitoù.
Lo pregheremo di ciò tutti insiem
con lo stregone e il Grande Sakem.

Del prode indiano sia la riscossa,
offerta all'anima di Nuvola Rossa.
Paghi il suo fio il bianco sgherro,
Sia pace al capo Camicia di Ferro.

Se non  pubblicizzano,ma che disdetta,
nessuna marca di sigaretta,
sarete uccisi in modo anonimo:
vola la freccia del buon Geronimo.

Il bianco lurido giammai non vinca,
vi fotte pure l'amico Inca.
Da noi tabacco,da lui la coca,
la vostra fiaccola vacilla fioca.

Molto non manca chè crollerà
codesta orribile inciviltà.
Avvenga il nostro fiero ritorn:
voi ricordatevi di Little Big Horn.

Ne ammazzeremo a cento a cento
fino a raggiungere l'annientamento,
Incauti posteri questo è il saluto,
è la vendetta di Toro Seduto.

 

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IL CITRATO DI SILDENAFIL

Post n°136 pubblicato il 29 Marzo 2009 da pensiero_stupendo00
Foto di estasicontinua1

IL CITRATO DI SILDENAFIL

Nel mezzo del cammin di nostra vita
avvien ch'etade  ancor ci rassicuri.
Se il dio d'amore a tavola c'invita
ogni cosa ci par che eterna duri.

Ma quando il verno poi di prima neve
ammanta i campi della terra avita,
il nostro andar diviene un po' più greve
e la diritta via si fà smarrita.

Allora è triste gir per le contrade,
ed il duro baston del pellegrino
mal serve ad aiutarci nel cammino
se cade come corpo morto cade.

Il rimedio per ciò non va cercato
tra pannicelli e pappe della nonna
che prendea per lo stomaco il citrato.
Ma per fortuna d'ogni uomo e donna

un farmaco che invero fu studiato
per curare i dolor del nostro core
ma a ciò si dimostrò poco pregiato,
fu invece panacea pel mal d'amore,

e pel mal del baston , risultò all'uopo,
e ogni ramo che,ahimè, sta per morire
là per là te lo face rinverdire,
e tornar più che dritto per lo scopo.

Se padre Dante ci avesse pensato
ed a Paolo l'avesse consigliato,
all'inferno avria fatto opre novelle
ed a Francesca,riveder le stelle.


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CIAO A TUTTI

Post n°135 pubblicato il 13 Novembre 2008 da pensiero_stupendo00
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ALL'INDIRIZZO :

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UN NUOVO TRAGICO BLOG

 
 
 

SOS  MYDAY  MYDAY......................

Post n°134 pubblicato il 27 Settembre 2008 da pensiero_stupendo00
Foto di estasicontinua1

MA QUESTO CHE COS'E'  UN BLOG ABBANDONATO ????????

 
 
 

cemento

Post n°133 pubblicato il 12 Agosto 2008 da pensiero_stupendo00
Foto di estasicontinua1

CEMENTO

Oggi han mostrato le televisioni
fare una serie di demolizioni
di casette abusive edificate
ch'eran state vendute ed abitate.

E gli acquirenti a forza disfrattati,
dal poter delle ruspe discacciati,
se ne stavano lì molto abbacchiati,
poveretti,cornuti e mazziati.

E quei che han costruito i cosiddetti
quartieri dormitorio,ma legali
per quanto sciagurati e innaturali,
divenuti postacci maledetti,

e desertacci di periferia,
non han fatto nessuna porcheria.

Il Belli avea ragion coi suoi rimproveri.....

le trappole so' fatte pe li micchi.
Ce vanno dentro li sorcetti poveri.
Mica ce vanno li sorcetti ricchi!


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DISNEYLAND

Post n°132 pubblicato il 07 Agosto 2008 da pensiero_stupendo00
Foto di estasicontinua1

DISNEYLAND

Paperino :

Di questa relazione ora mi secco.
Quand'ella vuole andare ai magazzini
ed io vorrei giocar coi nipotini,
ne nasce sempre un tristo battibecco
che m'amareggia sere e pur mattine.
Non mi farò mai più le paperine!

Topolino :

Minni con me sovente è in disaccordo.
Non fà che sciacquar tende e lavar Pluto.
Se m'ha dato ragion , non lo ricordo.
Di fare simil vita mi rifiuto.
Vo' si dica di me "cervello fine".
Non mi farò mai più le topoline !

Pippo :

Sto lontano dai guai vivendo in pace
e mi godo i miei buchi nei calzini.
Faccio ciò che m'accomoda e mi piace,
chè lessi libri greci e pur latini
e vi trovai di Socrate e Santippe,
e da allora mi faccio solo......

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LEONIDA

Post n°131 pubblicato il 28 Giugno 2008 da pensiero_stupendo00

LEONIDA

Nel frattempo Serse era giunto alle Termopili e aveva iniziato l'attacco
senza successo. Dopo due giorni di combattimenti incessanti, un greco
traditore di nome Efialte, condusse il generale persiano Idarne, capo del
corpo d'elitè degli Immortali, su un sentiero di montagna che aggira il
passo e che permise quindi di sorprendere i Greci alle spalle. Prossimo
alla sconfitta, Leonida decise di congedare quanti nell'esercito fossero
di età inferiore ai SESSANTA ANNI.Rimase quindi con i suoi 300 opliti
in cerca di onore e di morte.

Ma che vuoi farci : dopo i sessant'anni
ogni giorno ti cade in terra un pezzo,
e della morte senti il tristo lezzo,
se non t'uccide subito ...fà danni.
.
La donna non ha più dolce speranza
che sul tuo carro la rapisca e faccia
come Odisseo per lei nunziale stanza
e sul letto d'ulivo,forti braccia
.
la rechino nel giorno d'Afrodite.
Nè più a mensa t'attiran ben condite
vivande che lo stomaco è cambiato
e pare un fanciullino delicato
.
che ha in odio il vino e il coscio dei montoni
E cominci a temer di Bacco i doni
nè dei pàmpini cingi fronde tenere
e incerto sei pur quando incontri Venere
.
poichè vorresti fare il giovanetto
ma sol pel sonno ormai ti giova il letto
e allor pel fiore giovane ti piglia
sol tenerezza quasi fosse figlia.
.
E ti sovvien dei tuoi la fin di vita,
smagriti e smunti all'orlo dell'oblio,
cercar di trattenerti con le dita
e col guardo smarrito dirti addio.
.
O perdere il cervello e gli sfinteri
e il forte e il dolce che t'amava ieri
oggi ti chiede tremulo " chi sei ?
Ed io chi sono ? in nome degli dei".
.
E' meglio assai non sofferir che sorte
decida il giorno e l'ora di tua morte.
E se pezzo per pezzo alla tortura
porti ,o finirti in un sol colpo a fura.
.
Amici, dunque,con la lancia ritta,
combattiamo quest'ultima battaglia
Sarà comunque una sconfitta invitta
e la dimostrazion di nostra vaglia.
.
Prigionier della morte non saremo
ch'ella giochi con noi come fà il gatto
col topolin,ma la costringeremo
a stipular con noi diverso patto.
.
Sua falce incrocerà le nostre spade
e pria ch'ella ci rechi,dunque,all'Ade.
nostra schiava sarà.Se non vittoria.
ci dovrà dare il serto della gloria.
.
Cari compagni miei ,noi ce ne andiamo
giocando il più bel gioco che sappiamo
e lieti con quest'ultima partita,
ci congediam dal gioco della vita.
.
Se arrivi fino a Sparta,amico mio,
dille pure che noi qui siamo morti
perch'ella abbia ricordo sol di forti
che si scelgono l'ora dell'addio.

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 LE GRIFFE

Post n°130 pubblicato il 28 Giugno 2008 da pensiero_stupendo00

LE GRIFFE

Poveri figli miei che v'hanno fatto
per convincervi che la vita è un lutto
e soffrirla è un'azion degna d'un matto
se non ci sta una firma sopra tutto
.
Quando la nonna le cuciva a mano
di cotone o di lino e su misura
per l'inverno o per luglio e la calura,
eran mie le mutande! E non di strano
.
nome ,cognome e invio toponomastico
d'altro tizio , fregiavasi l'elastico.
Così che andavo per li fatti miei
senza aver l'impression che i zebedei
.
si sentissero lì in seconde nozze
essendosi confuse le tinozze
e il lavandaio avendo in modo scaltro,
recata biancheria di qualcun altro.
.
E le scarpe apparian lucide e belle
e d'un bue senza nome era la pelle :
la marca poi nascosta era all'interno
e la sapeva solo il patreterno.
.
Se l'abito cascava inver benone
e dava distinzione alle persone,
l'amico domandava là per là
"dimmi un poco,il tuo sarto dove sta ?"
.
E l'indirizzo del richiesto artista
stava dentro il taschin celato a vista.
Un lusso le iniziali ? Chi lo dice?.
Per non impappinar la lavandaia
.
le ricamava a man la camiciaia
e non sbagliava mai la stiratrice.
.
Il cappello avea dentro uno striscino
ch'era d'uso col nome si segnasse
perchè nessuno al mondo ti fregasse
il beneamato e nuovo Borsalino.
.
Allora la gabbana era un mantello,
il dolce nelle feste era servito,
valentino di nuovo era vestito
e da un poema se n'uscia bel bello.
.
Fila lo si diceva ai seccatori..
Versace 'n'artro litro,cameriere,
era un comando per i servitori
che portasser dell'altro vin da bere.
.
Gucci,gucci diceva l'orco,gucci..
o moglie sento odor di cristianucci..
Quest'orco stava dentro ad una favola
e voleva mangiarsi bimbi a tavola.
.
Cavalli trascinavan le carrozze.
e talvolta perfino vecchie rozze.
Miu miu lo si diceva ad un gattino
per vezzeggiarlo un poco,poverino.
.
Fendi l'acque d'Adriatico esclamava
il vate di Gardone al proprio mas
e andava verso Buccari,la slava
a far la beffa e dava ancora gas.
.
I fiorucci faceva la mia nonna
sul suo fedel tamburo da ricamo.
e poi se li cuciva sulla gonna
per acchiappare il mio bel nonno all'amo.
.
La nike era una statua alla vittoria,
roba da greci antichi che pugnava
e poscia tramandavano la gloria
con una statua alata che volava.
.
Il cellulare un tempo era un veicolo
in dotazione ai nostri questurini,
non costituendo allora quel pericolo
di rovinarsi a suon di messaggini.
.
L'etichetta era quello che conviene
fare per comportarsi proprio bene
e il marchio era una cosa pertinente
alle vacche del nuovo continente.
.
Il vostro nome era il solo a contare
e macchiarne l'onore un brutto affare .
Dai padri ai figli ,sacro e tramandato,
d'averne cura era raccomandato.
.
Eran tempi più semplici ma in fondo,
e forse voi non lo potrete credere,
no,non c'era nessun cui dover chiedere
un altro nome per sentirsi al mondo.


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Post N° 129

Post n°129 pubblicato il 24 Marzo 2008 da costellazione68

Fiori


Sbocciano accarezzati dal sole
e invadono l’aria con note colorate
e compongono la melodia dell’Universo,
i respiri diventano pensieri profumati
e s’inebria di candore l’anima.
I fiori come magiche speranze
ci raccontano la meraviglia della vita
che rinasce dipinta di beltà.

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Un blog di: estasicontinua1
Data di creazione: 29/10/2007
 

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