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AMICHEVOLE: LAZIO-GETAFE 0-1
Post n°2427 pubblicato il 12 Agosto 2012 da s.s_lazio1900
ROMA - C'è poco da festeggiare nella prima uscita della Lazio davanti al proprio pubblico. Anzi, c'è molto da preoccuparsi. La squadra di Petkovic è ancora un'entità astratta, fatica a creare gioco, è lenta e prevedibile in ogni zona del campo e soprattutto neanche corre e pressa così come avrebbe voluto il suo allenatore. Dallo scorso anno nulla è cambiato, perché il modulo è lo stesso e gli interpreti anche. I fischi dell'Olimpico sono il segnale che anche la pazienza della curva nord è quasi arrivati al limite. Il netto cambio di mentalità e di gioco, tanto auspicato ad inizio stagione, ancora non si è mai visto neanche nelle prime amichevoli contro le rappresentative locali di Auronzo. Serve un mercato importante, (sempre che ancora se ne trovi il tempo) ma ancor di più serve trovare un modulo e un gioco diversi. Contro il Getafe, è forse scattato il campanello d'allarme più importante. Di questo passo, non si va da nessuna parte. Primo Tempo - Anno nuovo ma Lazio vecchia. Vladimir Petkovic mette in campo una formazione in stile Reja, un 4-2-3-1 che, tolto Cavanda sulla sinistra, presenta gli stessi giocatori dello scorso anno. Purtroppo però anche il ritmo è lo stesso, e nei primi minuti di gioco la Lazio fatica ad entrare in partita annaspando nella fitta rete di passaggi degli spagnoli. Al 13' poi, l'ex Real Madrid Pedro Leon, fredda i cinquemila tifosi dell'Olimpico infilando Marchetti con un preciso calcio di punizione. I biancocelesti si scuotono, o per meglio dire si scuote lui, Miroslav Klose, che al 17' se ne va in progressione solitaria e di destro costringe Moya alla parata in due tempi. E' solo un lampo nel buio. Quel buio da cui la Lazio fatica a uscire. Squadra lenta, impacciata e priva anche di quel pressing e di quel mordente che Petkovic predica dal ritiro di Auronzo. L'unico che cerca di svegliare uno spazientito pubblico è il solito Candreva, che da venti metri costringe Moya alla deviazione facile in angolo. Poi il nulla fino alla fine. Il solito Klose, isolato in avanti, qualche sprazzo di Lulic e il solito spirito di sacrificio di Candreva, forse l'unico a pressare a tutto campo come vorrebbe Petkovic. Per il resto tanti fischi e addirittura tanta nostalgia del passato, in un primo tempo davvero troppo brutto per sembrare vero. Secondo Tempo - Anche nella ripresa Petkovic ripropone lo stesso modulo della prima frazione di gioco, inserendo però la freschezza di Onazi al posto di Cana e le geometrie di Stefano Mauri al posto di uno spento Hernanes. La Lazio non si sblocca ma per lo meno il ritmo si alza e i biancocelesti costruiscono con Klose la palla del pareggio: percussione in area del tedesco, palla indietro per la corrente Onazi che però al momento del tiro colpisce male. A questo punto è una Lazio che gioca a sprazzi, più veloce nelle ripartenze ma purtroppo ancora con i reparti troppo distanti tra loro. Lascia a desiderare poi la soluzione di schierare mauri a destra e Lulic trequartista, un ruolo che il bosniaco fatica ad interpretare e che praticamente non trova mai. Per di più la squadra si scopre, Miku grazia per due volte Marchetti approfittando di una retroguardia biancoceleste ancora una volta troppo alta e disorganizzata. Al 22' Petkovic decide di inserire Zarate al posto di Klose, rinviando ancora una volta la possibilità di veder giocare insieme l'argentino con il bomber tedesco. Esce anche Lulic per far posto a Floccari, con una Lazio a due punte che in 3' costruisce due nitide palle goal: prima ci prova Zarate da ottima posizione dopo una bella percussione sulla sinistra di Candreva e poi al 33' è il turno di Floccari, che di sinistro costringe Moya al miracolo. Con il 4-4-2 è una Lazio che gioca meglio, ancora troppo lenta ma sicuramente più propositiva del primo tempo. Nel finale Petkovic decide di tentare il tutto per tutto, togliendo dal campo Ledesma per inserire Kozak al centro dell'attacco. Cambia poco però, la Lazio esce ancora una volta tra i fischi dell'Olimpico aumentando i dubbi e le perplessità su una squadra ancora alla ricerca di un'identità. Ci sarà tanto da lavorare per presentarsi a Bergamo nella giusta condizione. Per adesso è ancora notte fonda. Fonte: Lalaziosiamonoi.it |
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