
Backstage, pag 449, «Un'altra donna»; citazione di apertura: Gérard de Nerval: Et déjà Sylvie avait dégrafé sa robe d'indienne et la laissait tomber à ses pieds.
L'uomo distolse lo sguardo. Il volto gli divenne paonazzo, poi pallido come un cencio. La Campana del Tempo batté due rintocchi, abbandonando tutt'intorno la sua eco come una condanna sospesa. L'uomo replicò seccamente:
— È tutto qui quello che hai da dirmi?
— È tutto, sì.
La donna si riversò all'indietro in un angolo della carrozza e scoppiò in singhiozzi, coprendosi il viso con le mani. Egli non si mosse, mantenne lo sguardo fisso davanti a sé, immobile e solenne come un cadavere. Giunti alla casa, girò il capo verso di lei, sempre con la stessa espressione, uscì dalla carrozza e l'aiutò a scendere. Le strinse in silenzio la mano, risalì in vettura e ripartì.
«Volevo essere anche più drammatica di così, — pensava intanto Corinne, — ma ora non mi va più. Mollo tutto. Se lui vuole giocare a quello che se ne va, giochi pure da solo. Tanto dalle mie parti il tempo non scade. Que sera sera».
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Harry Belafonte, Day-O (Banana Boat Song)
Day-o, Day-o
Daylight come and we want go home
Day, is a day, is a day, is a day, is a day, is a day-o
Daylight come, and we want go...
Work all night on a drink of rum
(Daylight come and we want go home)
Stack banana til the morning come
(Daylight come and we want go home)
Come Mister Tally Man, tally me banana
(Daylight come and we want go home)
Come Mister Tally Man, tally me banana
(Daylight come and we want go home)
6 foot, 7 foot, 8 foot bunch
(Daylight come and we want go home)
6 foot, 7 foot 8 foot bunch
(Daylight come and we want go home)
Day, is a day-o
(Daylight come and we want go home)
Day, is a day, is a day, is a day, is a day, is a day-o
(Daylight come and we want go home)
A beautiful bunch of ripe banana
(Daylight come and we want go home)
Hide the deadly black tarantula
(Daylight come and we want go home)
It's 6 foot, 7 foot, 8 foot bunch
(Daylight come and we want go home)
6 foot, 7 foot 8 foot bunch
(Daylight come and we want go home)
Day, is a day-o
(Daylight come and we want go home)
Day, is a day, is a day, is a day, is a day, is a day-o
(Daylight come and we want go home)
Come Mister Tally Man, Tally me banana
(Daylight come and we want go home)
Come Mister Tally Man, tally me banana
(Daylight come and we want go home)
Day-o, Day-o
Daylight come and we want go home
Day, is a day, is a day, is a day, is a day, is a day-o
(Daylight come and we want go home)
Da Wikipedia: Uno degli utilizzi più ricordati del brano, è quello del film Beetlejuice di Tim Burton, in cui i commensali di una tavolata, posseduti dai fantasmi della casa in cui si trovano, improvvisamente cominciano a cantare e ballare.
Da me: La lista degli altri video che ho caricato sul mio canale di YouTube si trova qui.
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[inserire titolo], pag. 145, Transizione sostitutiva
(Il fine ultimo è dare una sensazione della cosa, sensazione che è fine a se stessa e che deve essere contemporaneamente visione e complicazione della forma, per rendere più difficile il processo di percezione e prolungarne la durata)
Sentii una sorta di suono vitreo, spigoloso e melodioso al tempo stesso, che risucchiava come in un buco nero la simmetria dello spazio intorno a me. Quando ogni singolo segmento di realtà fu distorto, la melodia subì un'imprevedibile elisione del ritmo, come un singulto timbrico, o una transizione non isomorfa. Era solo l'inizio.
Impossibile dire quanto durò perché la scansione del tempo subì un brusco scostamento armonico laterale, e quando tutto sembrava appartenere a un passato sufficientemente anteriore per poterlo rievocare nel ricordo, il fenomeno riappariva in prospettiva, come un presagio.
Mi bruciavano gli occhi e non avevo più controllo sulle palpebre perché le sentivo scivolare in tutte le direzioni. Un odore amarognolo di radici mi pizzicava il naso, e nella bocca sentivo come un ferro rovente al gusto di assenzio. Deglutivo e l'immagine stilizzata del vuoto, una sorta di lampo freddo circondato da echi, mi rovesciava nella mente tutte le mie cavità interne, spinte e tirate fino a rivoltarle come un guanto.
Il sensorium si diseccitò di botto e il momento successivo riprese con ricettività moltiplicata, in crescendo, fino a trasformarsi in una dolorosa acutissima tensione per tutto il corpo, al limite della sincope.
Ci fu allora un'accelerazione improvvisa. Il movimento che cercava di strapparmi la carne dalle ossa s'intrecciò fittamente con una rete di vertigini, e tutto si placò in un sussulto, come per un gradino sceso inaspettatamente al buio. Un artiglio invisibile afferrò ogni molecola di quello che ero abituata a chiamare il mio corpo, e in un attimo (non saprei dire se un attimo prima o un attimo dopo) ero già altrove, ma sempre nel mio corpo, che però era diverso: era il corpo che avevo scelto di avere.

Filologia d'accatto: Anche in questo caso quelle di seguito sono le riflessioni dell'illustrissimo signor Autore, che Manitù lo conservi sempre turgido tosto e tonico.
« Grazie a tutti. O meglio, grazie a chi mi ha letto finora e — certo involontariamente — mi ha fornito così un appiglio a perseverare nell'errore e nell'eresia (nella mia situazione anche un semplice vaffanculo recitato con la dovuta fede può bastare). Il mio Libro (Primo e Unico) non ha un titolo, o meglio all'inizio ce l'aveva ma poi mi ha stufato e l'ho sostituito, prima con un altro e poi con il nulla attuale; con ciò riconosco di aver commesso un errore dalle catastrofiche conseguenze ecologiche; infatti: in verità in verità vi dico è meglio un titolo senza libro che un libro senza titolo. »
Infine: Se qualche lettore particolarmente dotato riconoscesse, come per un fastidioso déjà-vu, in questo brano parole e/o frasi già sentite o lette altrove, e avvertisse per conseguenza l'impulso di accusarmi di plagio letterario (sic), prenda un bel respiro e si dia una calmata parasimpatica, poiché in verità in verità è scritto che la maggior parte del mio Libro (Primo e Unico) è frutto di un costante, accurato, demenziale copia & incolla, ormai non ricordo più da chi o da che cosa, comunque a prescindere.
PS: Eh, lo so, dovrei avere il coraggio di farli tutti così i miei post di repertorio...
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Cast: Aleksandr Galibin (il Maestro), Anna Kovalchuk (Margherita), Oleg Basilashvili (Woland), Aleksandr Abdulov (Korov'ev), Aleksandr Bashirov (Behemoth), Aleksandr Filippenko (Azazello), Sergey Bezrukov (Ieshua Ha-Notsri), Kirill Lavrov (Pilato), Valentin Gaft (Caifa), Vladislav Galkin (Ivan Bezdomny), Aleksandr Adabashyan (Berlioz), Aleksandr Pankratov-chernyj, Valery Zolotukhin, Roman Kartsev, Ilya Oleynikov, Nina Usatova, Dmitry Nagiev, Lev Borisov, Vadim Lobanov.
Regia: Vladimir Bortko.

Il Maestro e Margherita, adattamento televisivo del romanzo di Michail Bulgakov, per Telekanal Rossija, regia di Vladimir Bortko (2005). Nella scena l'incontro fatale del Mestro (Aleksandr Galibin) e Margherita (Anna Kovalchuk).
Nota: Non ce l'ho proprio fatta, eh; dovevo tornare ancora una volta sull'argomento, e dato che è importante per me, condivido le info che ho recuperato in questi ultimi giorni; per la traduzione è da ringraziare l'ottimo birri, che ha condiviso su YouTube una roba veramente speciale; comunque, mi raccomando... non fatelo sapere ai dirigenti della TV di stato italbanano che Bortko l'anno scorso ha diretto per la TV di stato russa il Taras Bul'ba di Gogol... e ho detto tutto.
Altra nota: Dentro la pretenziosa cornice della prima illustrazione di questo post c'è un dipinto di Luis Ricardo Falero (mórbida belleza decadente; seducción; misterio; sensualidad; y la mujer en su desnudez esencial, en íntima comunión con las ancestrales fuerzas de la naturaleza), dal titolo El aquelarre.
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1. Non ditelo ai dirigenti della TV di stato italiana che nel 2005 sulla TV di stato russa è andata in onda la serie in 10 puntate (di circa 50 min) sul capolavoro di Mikhail Bulgakov, Il Maestro e Margherita, per la regia di Vladimir Bortko; non ho ancora avuto modo di vedere tutte le puntate (che trovate su YouTube con sottotitoli in italiano) ma pare che — a parte qualche omissione — lo sceneggiato sia molto fedele al testo dell'opera, anche grazie al fatto che si sviluppa su tempi lunghi.
2. Non ditelo ai dirigenti della TV di stato russa che sulla TV di stato italiana stanno andando in onda le serie infinite di Don Matteo, Porta a Porta, La Squadra (in tutte le sue varianti normali e speciali), Un Medico in Famiglia, Un Posto al Sole, Il Grande Fardello, L'Isola degli Sconosciuti, Chi vuol esser Mignottaro, Strisciami la Pista, La Figa in Diretta e Salutame a Soreta; io non ho visto neanche una di queste puntate perché la sera sono troppo impegnato a navigare su siti russi per trovarmi una badante madrelingua con cui guardare le fiction che trasmettono sulla TV Rossija.
3. Infine, se vi avanza un po' di tempo e voglia, non segnalate ai dirigenti della TV di stato italiana che qualche giorno fa sulla TV di stato russa è andato in onda l'ennesimo sbertucciamento dell'Immortale Statista della Repubblica Banana, il Cavaliere Senza Macchia e Senza Peluria, nonché Emerito Puttaniere del Consiglio e Gran Cialtrone Testa d'Asfalto.
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