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Cronache di una citta alluvionabile

Post n°219 pubblicato il 01 Maggio 2009 da il_presidente77
 
Tag: Vita

Di fronte a potenziali catastrofi le parole debbono essere utilizzate con estrema misura. Non è facile capire e raccontare quello che la gente prova oggi. Sono tutte persone che al contrario di me hanno vissuto l'alluvione del 1994. Quindici anni possono sembrare un’eternità, ma poi ti accorgi che i racconti sono vissuti con estrema partecipazione, che le parole usate sono vivide.
Di fronte a quelle parole ti immagini i canotti a far sfollare le famiglie e non hai davanti agli occhi una foto d'agenzia, ma una via che conosci benissimo. Se sentire raccontare di una macchina incastrata nel secondo piano di una casa può portare alla mente immagini molto surreali, è molto diverso l'impatto dell'aeroporto, solo un lungo prato dedito all'atterraggio di piccoli aeromobili, trasformato in un grosso cimitero per auto trasportare controforza dalle acque. È molto diverso immaginarsi, dove ora c'è, e per te c’è sempre stato, un giardino pubblico, le immense cataste di mobili distrutti dalla furia dell'inondazione e lì ammucchiati. Ora lì c'è un monumento per ricordare i 33 morti, perché non c'è solo chi ha perso la casa e tutte le proprie cose in quella alluvione iniziata in giorno di domenica e quel monumento magari dimenticato è lì a ricordarcelo ogni giorno.
È comunque difficile guardare il fiume con gli occhi di chi c'era, ma si può capire che non era solo curiosità quella che porta la gente a guardare il fiume nel giorno di martedì. Forse non ancora paura, ma sicuramente rispetto e un po’ di apprensione. Infatti, la vita quotidiana è sembrata scorrere normalmente, forse con un po’ di gente in meno per le strade, con una sensazione strana che aleggiava nell’aria, ma in fondo si era capito che lo sgombero di un quartiere era stato preventivo al momento dettato più dal volere prevenire qualunque evenienza che dalla reale paura che il recente passato si potesse ripetere.
Però la misura nell’uso delle parole è anche una forma di rispetto per i sentimenti di chi non viveva in città e ha visto ancora più degli altri le acque vicine. Perché il superamento dei primi argini di contenimento, l’invasione delle campagne e dei campi coltivati e la chiusura delle strade, fa un effetto molto diverso se invece di sentirlo ad un telegiornale riguardano i campi che coltivi, la strada che percorri e le terre che vedi dalla finestra di casa.
Quando hai negli occhi e nei pensieri tutte queste cose, forse l’unica cosa sensata, intelligente e di misura oggi da dire è quanto fosse profondo il sospiro di sollievo mercoledì quando per il secondo giorno consecutivo il sole continuava a splendere.

 
 
 
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