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Post n°221 pubblicato il 05 Settembre 2010 da il_presidente77

Si ricomincia da qui

L'idiota

 
 
 

Storie naturali di Primo Levi

Post n°220 pubblicato il 05 Maggio 2009 da il_presidente77

Nel 1966 Primo Levi pubblicava l'antologia di racconti Storie Naturali. Si tratta della terza opera che Primo Levi dava alle stampe e decide di non apporre in copertina il proprio nome, ma lo pseudonimo di Damiano Malabaila. Primo Levi sente che in quel momento la sua figura di scrittore è legata in modo inscindibile al contenuto delle sue due precedenti opere ovvero Se questo è un uomo e La tregua. Primo Levi si sentiva marchiato come "scrittore della memoria", confinato a dover incessantemente scrivere e riflettere sulla conseguenza della sua deportazione nel lager di Auschwitz e vedeva come apparentemente questi suoi quindici racconti fossero le cose più distanti a ciò che i lettori e i critici si aspettavano da lui.
In Storie naturali si possono trovare racconti, in cui Primo Levi da sfogo alla sua fantasia senza alcun timore di sfociare nel fantastico o nella fantascienza (genere che come lettore non disdegnava). Effettivamente a prima vista un lettore può essere spiazzato, se cataloga Primo Levi in modo assolutistico. È, infatti, difficile riconoscere in questi racconti il Primo Levi catalogato con l'etichetta di "scrittore della memoria". Però se si supera lo scoglio delle apparenze e analizzano i vari testi, si può ritrovare lo spirito che Primo Levi aveva utilizzato nelle sue precedenti opere. Primo Levi non era mosso dal volere narrare qualcosa che era avvenuto, ma dal volere interrogarsi su cosa significasse per l'uomo ciò che era avvenuto o che poteva avvenire. È questa caratteristica che contrastingue anche Storie naturali ovvero lo spirito di Primo Levi scrittore che si interroga, quello spirito che permetterà negli anni a Primo Levi di scrollarsi di dosso e di superare la stretta etichetta, che gli era stata imposta. Se poi si guardano i vari racconti, non si può in generale non rimane colpiti dagli spunti e dalle intuizioni che abilmente Primo Levi crea e sfrutta. Nonostante queste considerazioni è alquanto difficile valutare l'antologia nella sua interezza, dal momento che i vari racconti non sono solo molti dissimili tra di loro come forma e tematica, ma anche come qualità. Non c'è dubbio che molti di essi siano stimolanti e piacevoli letture, ma bisogna ammetterlo non sempre si è di fronte al migliore Primo Levi, forse a un Primo Levi insolito, inaspettato, ma che non sempre un Primo Levi ottimo.
Ecco chi legge questa antologia oltre al piacere delle lettura, avrà in dono di poter vedere svelato il Primo Levi scrittore e uomo, e anche di poterlo apprezzare maggiormente.

Attualmente Storie naturali è disponibile solamente nel volume Tutti i racconti, che raccoglie tutti i suoi racconti.

 
 
 

Cronache di una citta alluvionabile

Post n°219 pubblicato il 01 Maggio 2009 da il_presidente77
 
Tag: Vita

Di fronte a potenziali catastrofi le parole debbono essere utilizzate con estrema misura. Non è facile capire e raccontare quello che la gente prova oggi. Sono tutte persone che al contrario di me hanno vissuto l'alluvione del 1994. Quindici anni possono sembrare un’eternità, ma poi ti accorgi che i racconti sono vissuti con estrema partecipazione, che le parole usate sono vivide.
Di fronte a quelle parole ti immagini i canotti a far sfollare le famiglie e non hai davanti agli occhi una foto d'agenzia, ma una via che conosci benissimo. Se sentire raccontare di una macchina incastrata nel secondo piano di una casa può portare alla mente immagini molto surreali, è molto diverso l'impatto dell'aeroporto, solo un lungo prato dedito all'atterraggio di piccoli aeromobili, trasformato in un grosso cimitero per auto trasportare controforza dalle acque. È molto diverso immaginarsi, dove ora c'è, e per te c’è sempre stato, un giardino pubblico, le immense cataste di mobili distrutti dalla furia dell'inondazione e lì ammucchiati. Ora lì c'è un monumento per ricordare i 33 morti, perché non c'è solo chi ha perso la casa e tutte le proprie cose in quella alluvione iniziata in giorno di domenica e quel monumento magari dimenticato è lì a ricordarcelo ogni giorno.
È comunque difficile guardare il fiume con gli occhi di chi c'era, ma si può capire che non era solo curiosità quella che porta la gente a guardare il fiume nel giorno di martedì. Forse non ancora paura, ma sicuramente rispetto e un po’ di apprensione. Infatti, la vita quotidiana è sembrata scorrere normalmente, forse con un po’ di gente in meno per le strade, con una sensazione strana che aleggiava nell’aria, ma in fondo si era capito che lo sgombero di un quartiere era stato preventivo al momento dettato più dal volere prevenire qualunque evenienza che dalla reale paura che il recente passato si potesse ripetere.
Però la misura nell’uso delle parole è anche una forma di rispetto per i sentimenti di chi non viveva in città e ha visto ancora più degli altri le acque vicine. Perché il superamento dei primi argini di contenimento, l’invasione delle campagne e dei campi coltivati e la chiusura delle strade, fa un effetto molto diverso se invece di sentirlo ad un telegiornale riguardano i campi che coltivi, la strada che percorri e le terre che vedi dalla finestra di casa.
Quando hai negli occhi e nei pensieri tutte queste cose, forse l’unica cosa sensata, intelligente e di misura oggi da dire è quanto fosse profondo il sospiro di sollievo mercoledì quando per il secondo giorno consecutivo il sole continuava a splendere.

 
 
 

Giornata Mondiale del libro

Post n°218 pubblicato il 23 Aprile 2009 da il_presidente77

Addenda:

Sommando un po di sconti con una spesa effettiva di 4.93€ ho festeggiato comprando:

 
 
 

Al prossimo incontro James

Post n°217 pubblicato il 21 Aprile 2009 da il_presidente77
 

James Graham Ballard il 19 aprile 2009 a Shepperton ha finito il suo viaggio su questa terra.

Con Ballard o meglio con i libri di Ballard e le emozioni susciate da essi ho trascorso dei pezzi intensi della mia vita. Si tratta forse di piccoli pezzi della mia vita (non solo da lettore), ma pezzi veri sinceri che hanno costituito la mia quotidianità.
Da quanto lo conosco (era il 2001 e si doveva ristampare La mostra delle atrocità, fuori mercato da diversi anni come al tempo quasi tutte le sue opere) è un punto di riferimento lettereario certo, una miniera di testi da ricercare e in cui scoprire cose che mi circondono nel presente anche se scritte trenta anni prima. Ballard era lì, su uno scafale a portata di mano: non lo scrittore migliore, ma uno di quelli su cui puoi contare ciecamente, da tenere in avanzo per le occasioni future.
Oggi senza di lui mi accorgo di essere un po' più solo. Non si tratta di retorica, ma quando scompare una persona che ti ha dona, anche non pensando a te, tante emozioni e tanti spunti di riflessione, questa sensazione è più di un atto dovuto. Però so che come tutti gli scrittori che aiutano noi lettori nella vita quotidiana Ballard non scomparirà mai definitivamente, rimarra con noi grazie ai suoi scritti.
L'unica cosa strana è che leggere la sua autobiografia ora avrà un sapore alquanto diverso.

 
 
 
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