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Creato da nemamiah62 il 02/10/2009
Scrittura e teatro vocale. Blog di un bipolare
 

 

Indoro tua luna

Post n°309 pubblicato il 27 Maggio 2012 da nemamiah62
 



Indoro tua luna
arcano fondale di lago,
un’impervia domanda
tuo verde mistero,
bambina d’aurore di sogno.
Ti rubo agli gnomi,
a quaderni di foto ingiallite,
creatura magica
sei,
d’insaziabili palpiti,
pelle che dorme alle mie maghe mani.



 
 
 

Web Poetry

Post n°308 pubblicato il 26 Maggio 2012 da nemamiah62
 



Ma mia mamma mi avrà letto?
Che diranno di me quando vango questi pixel
di tossine e psoriasi occipitali;
quando strambo esondo in catafratti
guaiti silenziosi
a saturare il mondo
già scazzato dal bisbiglio da stadio;
già rotto ad avventure,
a sventure, a frangicuori
da poltrona, da cadrega,
da aipòd, aipàd, uatsàpp, aitiùn..., bitùm?
Quanti poeti siamo in relazione
al prodotto interno lordo,
quanto pesiamo
sull'economia reale e quella della Grazia,
sull'equilibrio cosmico, e sull'attuale
deriva delle galassie?
Boh!
Un fremito, un brivido, forse anche un rutto
psicosomatico
il cor m'assale,
come una strizza da premiazione
al Quirinale.

La fantasia o l'ars?
Le emozioni o la filologia?
Sperimentazione o archeopoesia?
Boeri Perugina o ermetiche flatulenze pizie?
Boh!

Ma sì,
sventriamo questo Silenzio
da ambulatorio di medico di famiglia,
da obitorio.

Ruggiscano i pneumatici della scrittura
in una Convoy, come in un road movie;
in litanie prealcova e postalcova e sine alcova.
Disperdiamo sulla Moscova i nostri versi,
da generosi,
prima che una Beresina finale non venga
a romperci le uova.




 
 
 

Ode al Chinotto

Post n°307 pubblicato il 23 Maggio 2012 da nemamiah62
 


Distesa sui poggi di ponente,
la dea notturna
con l'argento del mare
snocciola sapienza in saliva.
Forma di ampolla,
brillante brivido,
con un presentimento d'equatore
e di nenie pigre sullo Yangtze.
Mi apro alla sferzata agra,
come d'albume saturnino
e una carezza vorace e dolce di gran madre ancestrale.
Il giallo dei manti sui prati a maggio
mi Sa,
come io conosco il placido
tepore della terra pregna,
labbra di signora discreta
col suo ventaglio,
che mi occhieggia una lussuria.




 
 
 

Tacchino situazionista

Post n°306 pubblicato il 23 Maggio 2012 da nemamiah62
 

Ingredienti
Vaschetta allumino Cuki. Uomo disperato torinese con moglie castigliana in viaggio d'affari. Il tacchino. Coriandolata di aglio a medagliette minuscole. Jamòn iberico a scaglie infilato negli interstizi diffusi dell'animale. Olio d'oliva e sale. Rosmarino. Micro nevicate macinate di alloro, estragone, coriandolo, paprika. Dado Star classico a minuscole spatolate dense tra Van Gogh e Pollock. Pepe. Spruzzata di limone. Ma si, anche una frisa di timo. Una spruzzata di Amarone (variante wilderness: Ribera del Duero). Cottura 1 ora a 170, a crescere negli ultimi venti minuti con dolcezza decisa 180-200-220.






 
 
 

Studi paleo-indoeuropei e cose di varia Castità

Post n°305 pubblicato il 21 Maggio 2012 da nemamiah62
 

 

 

Da Nathalipithecus a Orrerin, 3 milioni di anni; da Ardipithecus a Ergaster, 2 milioni di anni; da Homo antecessor a Homo Sapiens 500 mila anni, da Ezio a Spider Man 2 secondi.

 

Homo Scribens Emergaster: primi tentativi di incisione simbolica a carattere ascetico su superfici mobili (selce, foglie di palma, scorze arboree), con allegati monili, pelli, armi, conchiglie, ossa animali, ciuffi di peluria varia, a titolo di rinuncia devozionale ai propri averi (800 mila anni fa - ?. Estinzione non ancora accertata).

 

(Platoon) - Son Tuoso Emenevanto, di padre trace e madre illirica, milito nella II Legione Parthica, a Moguntiaticum.

 

"Artha Kama Dharma Moksha", sanscr.; trad. it.: "Navigatori, Poeti, [Legislatori?!?!.... :(  ], Santi.

 

Tutti se la prendono con la Casta. Ma anche la Peccatrice ha le sue responsabilità.







 
 
 

Avalokitesvara

Post n°304 pubblicato il 10 Maggio 2012 da nemamiah62
 



La carezza della medusa
scavalca i secoli.
Dolcissima lava che rasenta l’apollineo.
E lo infetta
Ai margini della città della luce.
Epifania dello scandalo.
Eufemismi ed ospedali hanno recluso l’inaudito;
non è dicibile, non è rispettabile
il grado zero, l’esposizione alla notte.

Solo nella penombra
canta la cacofonia delle mille endiadi,
delle tetre creme di bellezza di Persefone
la cerea regina degli inferi

I brani della carne di Dioniso
lasciati ai lupi e ai cianobatteri.

In questa tundra di rimasugli di ossa
scarnificate,
testi poetici dei mangiatori di morte,
ci si sente pronti
al balzo evolutivo,
rifiuti del presente,
adatti al cambiamento catastrofico,
ell’èskaton della specie.
Professionisti degli interstizi
e fratelli delle blatte notturne.

Trasfigurazione in desolante
kènosis.
Avalokitesvara, che rinunci all’estinzione,
per ascoltare il dolore del mondo,
non te l’aspettavi quest’abbondanza di catrame,
di liquame fuoriuscito dalla koinè senza tramonto,
dal gracidio ecumenico che occulta il Silenzio.


 
 
 

Bieco tanfo di nero

Post n°303 pubblicato il 07 Maggio 2012 da nemamiah62
 

 

Bieco tanfo di nero

che si sconocchia dal lurido ripostiglio

deposito di amebe e fiumane

di maledizioni al cuore e alla pelle

 

il risveglio è una messa nera

grido nel vuoto pneumatico

 

urlano gli dei della risacca

delle vite non nate

 

sbiadito è il cielo

solo sgorbi di china

probabili falchi,

o passeri, avulsi e indifferenti.



 
 
 

Invocazione notturna in lingua Dné, alla confluenza del Def nel Dpef (Zaire)

Post n°302 pubblicato il 30 Aprile 2012 da nemamiah62
 



Parla più piano, Marshall, stanotte le province si accorpano in deliri voluttuosi, in coniugale patto per la crescita alla luce di luna piena, nelle radure di Monti inaccessibili, allo strido misterico del Grillo inquietante; mentre a Broadway va in scena la "Spending Review", 4 miliardi di sesterzi in sontuoso culto sacrificale, per tacitare l'ira di Iva, la Sontuosa, Alma Madre, Je-Mangia, Signora dei morti e dei viventi.






 
 
 

Spuma

Post n°301 pubblicato il 18 Aprile 2012 da nemamiah62
 



Ho come una voce

un soffio d’iride

evoca sistri

fiati dolci siriaci

 

ho come un senso

un odore

che alla gola dei vagabondi

spinge

fra orridi precipiti

paurosi

 

il nume si dice

si dipana

fra volute e spire

da fuoco di bacche

 

ho come un odore

di preda

il tremendo segreto:

persistere

in questa magica caccia

…di perla

di…

visione

banale ed arcana

 

ondoso fraseggio di spuma

avida di forza e potenza

per ogni goccia d’istante
che avanza.



 
 
 

#Rudra


A quale Tu arrivare? Le vie del cuore a volte sono difficili.
Il mio cuore è freddo e malato.
La mia anima di un blu cobalto con strie di nero.
 
Hanno paura della noia, gli Altri.
Noia affogando nella mia gelatina narcotica,
vita catatonica, priva di emozioni.
Una luce, una luce per accendere la noia del mondo
con l’intelligenza, la crudeltà;
a volta non bastano le viscere e il cuore,
ci vuole l’esprit, saper gettare gli shangai,
tirare la tovaglia e spargere le briciole con sapienza
caotica,
un gesto criminale, un gesto marziale, maiale.
 
Arciere malinconico e freddo,
non ha forza per tirare la freccia che uccide, che seduce, che incanta.
La freccia delle notti buone, delle curve pigliate bene,
l’olezzo del mercato di spezie nella sera di Assuan.
 Fare anima con colpi di rivoltella, sassi nello stagno,
cortocircuiti fra antichi codici miniati e frammenti di murales.
Sgretolare le attese per consentire l’incontro col Sacro,
con l’orribile dio che danza.
Con Rudra urlante e sputtanato, coperto di cenere,
asceta e falloforo,
che corre sui cadaveri e narra la morte e il tempo,
sganasciandosi dalle risate.
 
Deficit grave di attenzione e di desiderio.
Ade richiede di riconoscerlo perché doni tesori inauditi.
Abbandonarsi al non fare, generare dal nulla climi inauditi,
orchidee velenose e svergognate,
da tirarsi gran seghe, ierogamia, vittime sacrificali che urlano in tolteco,
il mistero del mondo in un frattale, in uno scarabocchio al cesso,
in una pausa teatrale.
Silenzio assordante.
 
Non sopporto la vita
se cerco senso e allegria,
un demone mi strappa il giallo frumento,
la benzina del volo, la carne cruda di cui mi cibo,
licantropo che vuole vivere.
Universi paralleli il mondo e la mente, scambio reciproco di fantasmi,
di ologrammi, fuochi fatui, fiammelle deboli di cerino al vento
scatenato di un dio morto,
di cui ci giungono ancora fotoni:
hanno viaggiato per milioni di anni.
 
Indecifrabile, Io, Tu e la Vita.
Abitare le regioni del nulla
e amare, comunque,
con argento increspato,
con barlumi di oboi e stridore di violini indignati,
con l’avido possesso della tua carne sudata,
del tuo odore di cerbiatta stupita.
 
Con la morte al proprio fianco, la vita si fa autentica,
decisiva ogni scelta.
 
E allora andare per boschi e savane,
sbrechi di possibile,
radure di rivelazioni.
Dove gemmano significati ed evocazioni,
verità incivili,
scritte sul masso, sotto i licheni
e i detriti della storia.
 
E’ lì la fonte della forza,
nel cuore del minotauro,
nelle terre di nessuno
dove parlano gli scarafaggi,
gli dei minori e le antiche madri,
gli inaffidabili little people,
dove fu rivelato il mistero della rinascita.

 

 
 
 

Canopo

Post n°299 pubblicato il 15 Aprile 2012 da nemamiah62
 




Danzano fra coriandoli di ammoniaca
le fate del trapasso
si nutrono dell’ombra della notte
stridono i gangli della mano meccanica
che arpiona gole di predestinati
a placare gli dei.

I fiori all’imbrunire depongono
l’oro che rese immortale l'istante loro
canta sordo il contorto verme;
... s'imbratta
nella torba del paradosso che brucia
le reni e le tempie
e ferma l’onda del pianto
ai bordi di un' urna discreta,
canopo di anima urlante.



 
 
 

#Arthur Rimbaud - #Il battello Ebbro - #Vision Book di #Ezio Falcomer e #Antonio Nazzaro

Post n°298 pubblicato il 31 Marzo 2012 da nemamiah62
 

 

Voce: Ezio Falcomer
Video: Antonio Nazzaro
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Appena presi a scendere lungo i Fiumi impassibili,
Mi accorsi che i bardotti non mi guidavan più:
Ignudi ed inchiodati ai pali variopinti,
I Pellirosse striduli li avevan bersagliati.

Non mi curavo più di avere un equipaggio,
Col mio grano fiammingo, col mio cotone inglese.
Quando assieme ai bardotti si spensero i clamori,
I Fiumi mi lasciarono scender liberamente.

Dentro lo sciabordare aspro delle maree,
L'altro inverno, più sordo di una mente infantile,
Io corsi! E le Penisole strappate dagli ormeggi
Non subirono mai sconquasso più trionfante.

La tempesta ha sorriso ai miei risvegli in mare.
Più lieve di un turacciolo ho danzato sui flutti
Che eternamente spingono i corpi delle vittime.
Dieci notti, e irridevo l'occhio insulso dei fari!

Più dolce che ai fanciulli qualche acida polpa,
L'acqua verde filtrò nel mio scafo di abete
E dalle macchie rosse di vomito e di vino
Mi lavò, disperdendo il timone e i ramponi.

Da allora sono immerso nel Poema del Mare
Che, lattescente e invaso dalla luce degli astri,
Morde l'acqua turchese, dentro cui, fluttuando,
Scende estatico un morto pensoso e illividito;

Dove, tingendo a un tratto l'azzurrità, deliri
E ritmi prolungati nel giorno rutilante,
Più stordenti dell'alcol, più vasti delle lire,
Fermentano i rossori amari dell'amore!

Io so i cieli che scoppiano in lampi, e so le trombe,
Le correnti e i riflussi: io so la sera, e l'Alba
Che si esalta nel cielo come colombe a stormo;
E qualche volta ho visto quel che l'uomo ha sognato!

Ho visto il sole basso, fosco di orrori mistici,
Che illuminava lunghi coaguli violacei,
Somiglianti ad attori di antichi drammi, i flutti
Che fluivano al tremito di persiane, lontano!

Sognai la notte verde dalle nevi abbagliate,
Bacio che sale lento agli occhi degli Oceani,
E la circolazione delle linfe inaudite,
E, giallo e blu, il destarsi dei fosfori canori!

Ho seguito, per mesi, i marosi che assaltano
Gli scogli, come mandrie di isterici bovini,
Stupito che i lucenti piedi delle Marie
Potessero forzare i musi degli Oceani!

Ho cozzato in Floride incredibili: fiori
Sbocciavano fra gli occhi di pantere con pelli
D'uomo! In arcobaleni come redini tesi
A glauche mandrie soto l'orizzonte dei mari!

Ho visto fermentare gli stagni enormi, nasse
Dove frammezzo ai giunchi marcisce un Leviatano!
Frane d'acqua scuotevano le immobili bonacce,
Cateratte lontane crollavano nei baratri!

Ghiacciaci, soli d'argento, flutti madreperlacei,
Cieli ardenti! Incagliavo in fondo a golfi bruni
Dove immensi serpenti mangiati dalle cimici
Cadon, da piante torte, con oscuri profumi!

Ai bimbi avrei voluto mostrare le dorate
Dell'onda cupa e azzurra, o quei pesci canori.
- Schiune di fiori, mentre salpavo, m'han cullato,
E talvolta ineffabili venti m'han dato l'ali.

Martire affaticato dai poli e dalle zone,
Il mare che piangendo mi addolciva il rullio
Faceva salir fiori d'ombra, gialle ventose,
Ed io restavo, simile a una donna in ginocchio,

Quasi isola, scuotendo sui miei bordi i litigi
E lo sterco di uccelli dagli occhi buoni, e urlanti.
Vogavo ed attraverso i miei legami fragili
Gli affogati a ritroso scendevano a dormire!

Io, battello perduto nei crini delle cale,
Spinto dall'uragano nell'etra senza uccelli,
Né i velieri anseatici, né i Monitori avrebbero
Ripescato il mio scafo ubriacato d'acqua;

Libero, fumigante, di brume viole carico,
Io che foravo il cielo rossastro come un muro
Che porti, leccornie per i buoni poeti,
Dei licheni di sole e dei mocci d'azzurro;

Io che andavo chiazzato dalle lunule elettriche,
Folle trave, scortato dagli ippocampi neri,
Quando il luglio faceva crollare a scudisciate
I cieli ultramarini dai vortici infuocati;

Io che tremavo udendo gemere acento leghe
I Behemot in foia e i densi Maèlstrom,
Filando eternamente sulle acque azzurre e immobili,
Io rimpiango l'Europa dai parapetti antichi!

Ho visto gli arcipelaghi siderei e delle isole
Dai cieli deliranti aperti al vogatore:
- È in queste notti immense che tu dormi e t'esili
Stuolo d'uccelli d'oro, o Vigore futuro?

Ma basta, ho pianto troppo! Le Albe sono strazianti.
Ogni luna mi è atroce ed ogni sole amaro:
L'acre amore mi gonfia di stordenti torpori.
Oh, la mia chiglia scoppi! Ch'io vada in fondo al mare!

Se desidero un'acqua d'Europa, è la pozzanghera
Nera e gelida, quando, nell'ora del crepuscolo,
Un bimbo malinconico abbandona, in ginocchio,
Un battello leggero come farfalla a maggio.

Non posso più, bagnato da quei languori, onde,
Filare nella scia di chi porta cotone,
Né fendere l'orgoglio dei pavesi e dei labari,
Né vogar sotto gli occhi orrendi dei pontoni.
Testo originale

Comme je descendais des Fleuves impassibles,
Je ne me sentis plus guidé par les haleurs ;
Des Peaux-Rouges criards les avaient pris pour cibles,
Les ayant cloués nus aux poteaux de couleurs.

J’étais insoucieux de tous les équipages,
Porteur de blés flamands ou de cotons anglais.
Quand avec mes haleurs ont fini ces tapages,
Les Fleuves m’ont laissé descendre où je voulais.

Dans les clapotements furieux des marées,
Moi, l’autre hiver, plus sourd que les cerveaux d’enfants,
Je courus ! Et les Péninsules démarrées,
N’ont pas subi tohu-bohus plus triomphants.

La tempête a béni mes éveils maritimes.
Plus léger qu’un bouchon j’ai dansé sur les flots
Qu’on appelle rouleurs éternels de victimes,
Dix nuits, sans regretter l’œil niais des falots.

Plus douce qu’aux enfants la chair des pommes sures,
L’eau verte pénétra ma coque de sapin
Et des taches de vins bleus et des vomissures
Me lava, dispersant gouvernail et grappin.

Et dès lors, je me suis baigné dans le poème
De la mer, infusé d’astres, et latescent,
Dévorant les azurs verts où, flottaison blême
Et ravie, un noyé pensif parfois descend,

Où, teignant tout à coup les bleuités, délires
Et rythmes lents sous les rutilements du jour,
Plus fortes que l’alcool, plus vastes que nos lyres,
Fermentent les rousseurs amères de l’amour.

Je sais les cieux crevant en éclairs, et les trombes,
Et les ressacs, et les courants, je sais le soir,
L’aube exaltée ainsi qu’un peuple de colombes,
Et j’ai vu quelquefois ce que l’homme a cru voir.

J’ai vu le soleil bas taché d’horreurs mystiques
Illuminant de longs figements violets,
Pareils à des acteurs de drames très antiques,
Les flots roulant au loin leurs frissons de volets ;

J’ai rêvé la nuit verte aux neiges éblouies,
Baisers montant aux yeux des mers avec lenteur,
La circulation des sèves inouïes
Et l’éveil jaune et bleu des phosphores chanteurs.

J’ai suivi des mois pleins, pareille aux vacheries
Hystériques, la houle à l’assaut des récifs,
Sans songer que les pieds lumineux des Maries
Pussent forcer le muffle aux Océans poussifs ;

J’ai heurté, savez-vous ? d’incroyables Florides,
Mêlant aux fleurs des yeux de panthères, aux peaux
D’hommes, des arcs-en-ciel tendus comme des brides,
Sous l’horizon des mers, à de glauques troupeaux ;

J’ai vu fermenter les marais énormes, nasses
Où pourrit dans les joncs tout un Léviathan,
Des écroulements d’eaux au milieu des bonaces,
Et les lointains vers les gouffres cataractant !

Glaciers, soleils d’argent, flots nacreux, cieux de braises.
Echouages hideux au fond des golfes bruns
Où les serpents géants dévorés des punaises
Choient des arbres tordus, avec de noirs parfums.

J’aurais voulu montrer aux enfants ces dorades
Du flot bleu, ces poissons d’or, ces poissons chantants.
Des écumes de fleurs ont béni mes dérades
Et d’ineffables vents m’ont ailé par instants.

Parfois, martyr lassé des pôles et des zones,
La mer dont le sanglot faisait mon roulis doux
Montait vers moi ses fleurs d’ombre aux ventouses jaunes
Et je restais, ainsi qu’une femme à genoux,

Presqu’île, ballottant sur mes bords les querelles
Et les fientes d’oiseaux clabaudeurs aux yeux blonds,
Et je voguais, lorsqu’à travers mes liens frêles
Des noyés descendaient dormir, à reculons.

Or moi, bateau perdu sous les cheveux des anses,
Jeté par l’ouragan dans l’éther sans oiseau,
Moi dont les Monitors et les voiliers des Hanses
N’auraient pas repêché la carcasse ivre d’eau,

Libre, fumant, monté de brumes violettes,
Moi qui trouais le ciel rougeoyant comme un mur
Qui porte, confiture exquise aux bons poètes,
Des lichens de soleil et des morves d’azur,

Qui courais taché de lunules électriques,
Plante folle, escorté des hippocampes noirs,
Quand les Juillets faisaient crouler à coups de triques
Les cieux ultramarins aux ardents entonnoirs,

Moi qui tremblais, sentant geindre à cinquante lieues
Le rut des Béhémots et les Maelstroms épais,
Fileur éternel des immobilités bleues,
Je regrette l’Europe aux anciens parapets.

J’ai vu des archipels sidéraux ! Et des îles
Dont les cieux délirants sont ouverts au vogueur :
— Est-ce en ces nuits sans fonds que tu dors et t’exiles,
Million d’oiseaux d’or, ô future Vigueur ?

Mais, vrai, j’ai trop pleuré ! Les aubes sont navrantes,
Toute lune est atroce et tout soleil amer.
L’âcre amour m’a gonflé de torpeurs enivrantes.
Oh ! que ma quille éclate ! Oh ! que j’aille à la mer !

Si je désire une eau d’Europe, c’est la flache
Noire et froide où, vers le crépuscule embaumé,
Un enfant accroupi, plein de tristesse, lâche
Un bateau frêle comme un papillon de mai.

Je ne puis plus, baigné de vos langueurs, ô lames,
Enlever leur sillage aux porteurs de cotons,
Ni traverser l’orgueil des drapeaux et des flammes,
Ni nager sous les yeux horribles des pontons !


 
 
 

Petali

Post n°297 pubblicato il 10 Febbraio 2012 da nemamiah62
 

Petali festosi
su melma atavica.
Ogni giorno
nuove misture.
Di quale dio sono cibo?

 
 
 

Spasmi di gioco

Post n°296 pubblicato il 09 Febbraio 2012 da nemamiah62
 

 

 

Fratture di spasmi, liquide arsure,
cara, procuri a me.
Io tramo,
ti amo.
Bramo
onde e sponde di barocca tua pelle.
Saggiarti albicocca, ingordo,
amarti scordando lamenti e sospiri
di spiriti avversi.

Mantici siamo noi,
l'un contro l'altro schierati,
l'uno nell'altro assorbiti,
per gioco:
di graffi, di baci, di denti.
Balocchi.

Toccarti di dietro, poggiata ai fornelli,
scherzi farti monelli.
Ormai solo il silenzio ci ascolta,
e spia
i gialli sussurri in tenebra opale.



 
 
 

Sto seduto tra i piccioni

Post n°295 pubblicato il 08 Febbraio 2012 da nemamiah62
 



Sto seduto tra i piccioni, intravvedo sprazzi di tram e gambe. Bevo il mugolio di sconosciuti e respiro l'odore delle bancarelle che smontano, della verdura mezza marcia e di kebab al fuoco. E' una vita che albeggia. Vita in cui mi bagno chiedendo al mio stomaco di tagliare a zero i perché. Lo sguardo nuota sotto l'assedio di case che racchiudono segreti ed emanano cavolfiori bolliti o anziani che spiano dietro il vetro. Case che a volte ridono, trasudano storie strascicate, multilingui, che si aggrovigliano e rimangono estranee tra loro. E' afono il cuore, sordo e affamato. Impara a memoria rantoli scrosci clacson guaiti....
 
(autunno 2008)



 
 
 

Necromalia dagli artigli di nebbia

Post n°294 pubblicato il 08 Febbraio 2012 da nemamiah62
 


Necromalia dagli artigli di nebbia
mangia viscere lenta,
non esserci e sentirsi piombo,
incesto con sorella nera,
male atroce del sentirsi esistere,
come un subire
Satana incubus che ti possiede
succubus, ti asfissia.
E la mattina è un urlo di silenzio
verso un aria densa di stupido pulito.
Perché resistere
al bacio dell'immobilità?
L'agire stringe il cappio,
l'attesa è in un tempo senza futuro.
Oh schiacciare quel pulsante
e spegnersi:
la coscienza che si sfalda in mille atomi
centrifughi verso l'ignoto e misericordioso
nulla.



 
 
 

Plutone in Ottava Casa

Post n°293 pubblicato il 05 Febbraio 2012 da nemamiah62
 

Da sogno sopravissuto,
guerriero in cerca
di oasi di ristoro,
depongo la mia ombra al
Vostro focolare,
Se non Vi opprime,
Sire,
per un viaggio in questa
boscaglia,
all'ascolto
di parole
che si fanno carne.
(1986)
---
«Poiché il suo regno (Ade-Plutone) era considerato la meta finale di ogni anima, Ade è la causa finale, lo scopo, il vero telos di ogni anima, e di ogni processo dell'anima. Se ciò è vero, allora tutti gli eventi psichici hanno un assetto in Ade», James Hillman, “Il sogno e il mondo infero”, cit da http://www.centrobenesseredellamore.com/2011/11/james-hillman-il-ritorno.html).
---
«C'è un tempo astronomico, ma insieme esiste una molteplicità di tempi della vita, il cui ritmo scandisce contemporaneamente, come l'oscillare del pendolo, innumerevoli ore l'una parallela all'altra.
Anzi, non esiste un tempo, il tempo, ma una pluralità di tempi che accampa diritti sull'uomo. [...]Siamo nel tempo come se fossimo in piedi su un tappeto: ci guardiamo intorno, e vediamo che fino ai margini esso è tutto intessuto di antichi motivi, oppure non vediamo quei motivi e ci pare che la trama si copra interamente di nuovissime e diverse figure. Entrambe le visioni sono vere, e può accadere che un unico e medesimo fenomeno appaia come come simbolo della fine o del principio. Nella sfera della morte, tutto diviene simbolo di morte, e d'altra parte la morte è il nutrimento di cui la vita si alimenta», Ernst Jünger, L'arte come raffigurazione del mondo del lavoro, da L'operaio. Dominio e forma,  curatore e traduttore Quirino Principe, Parma, Guanda,  2004, p. 181-82.
«L'umana grandezza va conquistata lottando. Essa trionfa quando respinge nel cuore dell'uomo l'assalto dell'abiezione. Qui è racchiusa la sostanza della storia. Nell'incontro dell'uomo con se stesso, o meglio con la propria divina potenza. Chi vuole insegnare la storia deve saperlo. Socrate chiamava il suo demone questo luogo segreto da dove una voce, che era già al di là delle parole, lo consigliava e lo guidava. Potremmo chiamarlo anche il bosco», Ernst Jünger, Trattato del ribelle, traduzione di F. Bovoli, Milano, Adelphi, 1990, p. 79.
«Quando nel bosco confondiamo il bruco con il ramo secco e la farfalla con la foglia secca e poi ci accorgiamo dell'inganno, ci assale uno stupore cui segue il rasserenamento. Ed è giusto così, perché nella metamorfosi ci ha sorpresi qualcosa di più che una delle astuzie del microcosmo. Abbiamo riconosciuto l'unità dell'universo in una delle sue equazioni. Essa sta profondamente al di sotto delle parentele. Così tra il nostro occhio e quello che orna l'ala di una farfalla non vi è alcun rapporto anatomico, ve n'è però uno più profondo», Ernst Jünger, Tipo Nome Forma, traduzione di Alessandra Iadicicco, Herrenhaus, Seregno (MI), 2002, p. 30-31)
«Ai Prometidi è data la forza trasformativa dell'occhio – a cui segue il progetto. Nietzsche si rivela come uno di loro, non solo perché 'filosofa con il martello' ma anche attraverso il momento.
Prometeo, in comune con il Plutone sotterraneo, ha il martello che alza perfino contro il padre. Dove si presenta, la terra incomincia a fumare e diventa incandescente, la sua produzione è accoppiata al lavoro e quindi è di minor fascino e di maggior astuzia. Chi come lui si è reso autonomo, riesce meno 'da solo', non c'è più niente 'gratuitamente' come ricevuto dagli Dei, dalle Muse o dalla natura. A nascondere il rapimento della fortuna – ciò diventa scienza. Innanzitutto viene nascosta la vittima», Ernst Jünger, Filemone e Bauci. La morte nel mondo mitologico e in quello tecnico, traduzione di Angelica Mezzolla, in I Quaderni di Avallon, 1991, n. 25, pp. 99-121. Rimini, Il Cerchio-Iniziative Editoriali, 1991, p. 113.
Citt. da
http://it.wikiquote.org/wiki/Ernst_J%C3%BCnger

 
 
 

Lettera alla Befana

Post n°292 pubblicato il 24 Gennaio 2012 da nemamiah62
 

Cara vecchia tardona,

cara vecchia barbona,

cara vecchia battona che frega le funzioni ai quei babbi dei re magi, Epifanìa, Epifània, Bifània. Il 6 gennaio ti accenderò dei fuochi come un vecchio pagano devoto al dio Sole. Oltre che dei Magi ti sei appropriata degli omaggi al vecchio dio Giano. Vecchia picara di buon cuore, Ecate che riemerge dalla notte dei tempi, Mary Poppins attempata, ma più generosa e più peronista, che dona e non dà consigli, né ordini, né pillole di zucchero. Tu sei mia nonna, dolce e nutriente la mia autostima, matriarca buona perfino con bambini pestiferi e viziati come me. Portami il tuo sorriso sdentato e lupesco. Insegnami i segreti della torba dentro i vecchi tronchi di alberi morti, insegnami i segreti e le pozioni dell’eterno priapismo a me, povero cinquantenne in decadenza. Portami tanto ma tanto carbone, visto che zio Putin, probabilmente, se ne approfitterà e ci taglieggerà il gas naturale, come uno stronzo tartaro che se ne approfitta delle difficoltà politico-finanziarie della mia patria, l’impero romano d’occidente, pieno di debiti e di decadenza. Insegnami i segreti della donna, i segreti per far impazzire di piacere la mia donna. Cara nonna di Pocahontas, cara fattucchiera della macumba, del candombe e del vodoo, che sei sopravissuta a tutti i roghi. Svelami, epafinizzami i segreti sontuosi della vita, i misteri del dolore, i misteri del vivere con la morte sempre alla mia sinistra, compagna del guerriero che bordeggia continuamente la sua fine, godendo della vita e delle sue illusioni, del mondo e della sua fiera della vanità. Cara anti-Maria, sorella di Selene e di Persefone, disobbediente, carnale, sardonica e sghignazzante, donna dei serpenti e delle preveggenze. Portami i più astrusi alambicchi d’amore per sedurre ogni giorno la mia futura moglie. Portami tanta tanta forza e calore, il valore della calda vita, che si nutre saggiamente del segreto degli abissi inferi a lungo frequentati.

 

Ezio
(dicembre 2011)

 
 
 

Necromalia dagli artigli di nebbia

Post n°291 pubblicato il 24 Gennaio 2012 da nemamiah62
 

Necromalia dagli artigli di nebbia

mangia viscere lenta,

non esserci e sentirsi piombo,

incesto con sorella nera,

male atroce del sentirsi esistere,

come un subire

Satana incubus che ti possiede

succubus, ti asfissia.

E la mattina è un urlo di silenzio

verso un aria densa di stupido pulito.

Perché resistere

al bacio dell'immobilità?

L'agire stringe il cappio,

l'attesa è in un tempo senza futuro.

Oh schiacciare quel pulsante

e spegnersi:

la coscienza che si sfalda in mille atomi

centrifughi verso l'ignoto e misericordioso

nulla.

 
 
 

Me ne frego!

Post n°290 pubblicato il 23 Gennaio 2012 da nemamiah62
 

Mi assumo la responsabilità politica, storica, morale di tutto quanto è accaduto. Se il Bipolarismo è stato solo un'associazione a delinquere, Io, solo Io, sono il Capo di quell'associazione a delinquere!

 

Amore, non c'è più testosterone in frigo. Scendi tu a comprarlo?

 

Trascino la mia vita tristemente, arrastro el desamparo, di crisi in crisi, di down in down, de bajón en bajón, de bacon en bacon, de jamón en jamón…


 
 
 
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Chi sono


Chi sono



 Mi chiamo Ezio Falcomer.  Sono nato a Concordia Sagittaria (VE) nel 1962, vivo a Torino. Lavoro come insegnante bibliotecario.

Ho una esperienza di attore di prosa professionista, dapprima presso Il Teatro delle Dieci col regista Massimo Scaglione e con collaborazioni in Rai (1980-81); ho poi lavorato per varie compagnie e gruppi e ho partecipato a rappresentazioni e letture pubbliche di testi.

Dottore di Ricerca in Italianistica, ho pubblicato Carlo Vidua. Un giovane letterato subalpino in età napoleonica  (Alessandria, Dall’Orso 1991) e altri lavori di critica letteraria su Camillo Sbarbaro, Eugenio Montale, Giacomo Leopardi, Carlo Goldoni, Voltaire, Piero Gobetti, Ippolito Pindemonte.

Nel 2008 ho pubblicato un volume di versi sotto lo pseudonimo di Isidhermes Siviglia, Brezze di brace (Castellana Grotte BA, CSA Editrice).
Nel febbraio del 2010 ho ottenuto il primo posto nella sezione “Silloge” del Premio internazionale di poesia “Città di Torvaianica” 2009 (poesie pubblicate nell’Antologia della manifestazione dalle Edizioni Stravagario di Irene Sparagna).
Nell'aprile del 2010, l'editore Nerosubianco di Cuneo ha pubblicato il mio Vorrei vincere il nobel per la Fisica come Frank Einstein. Post comici, demenziali, ludicomaniacali. Sempre nello stesso anno e' uscita la mia raccolta poetica La vita picara, presso l'editore NarrativaePoesia di Lanuvio RM.

Nel 2009 ho partecipato anche a due spettacoli del regista torinese Alan Mauto Vai. Faccio anche teatro online presso “Accademia dei Sensi”, Compagnia di Teatro Web e col regista e scrittore Leonardo Franchini. 
Nel luglio 2010 il mio Diario del Che in Sicilia è stato letto all'interno della manifestazione "Decameron Pop", a Milano.
Sono scrittore, redattore e audiolettore di testi per il sito “Rosso Venexiano”.
Collaboro col Centro Cultural Tina Modotti, di Caracas,  e col suo principale animatore, Antonio Nazzaro, insegnante e mediatore di cultura italiana, critico e produttore di videoteatro didattico, per cui leggo audiofiles sia in italiano che in spagnolo.

      
Croce e delizia, il disturbo bipolare ha caratterizzato tutta la mia vita e condiziona in vario modo anche la mia attività creativa.

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Blog di recitazione


 

 

Frank Einstein


E' uscito il mio

Vorrei vincere un nobel per la Fisica come Frank Einstein. Post comici, demenziali, ludicomaniacali,
Cuneo, Nerosubianco, 2010




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"Un blog iniziato per caso senza sapere cosa fosse esattamente un blog. Un autore che scrive per gioco, per autoterapia, per istrionismo, per fragilità, per ironia, per delirio affabulatorio, per amore. Usa in internet come pseudonimo l’improbabilissimo “Isidhermes Siviglia” (volendo rompere le scatole al dio Hermes e a Santo Isidoro di Siviglia, nientepopodimeno; per non parlare di Iside) e per un periodo finisce fra i primi trecento blog “rilevanti” di Libero. Sono qui raccolte le prose più surreali, comiche, ludiche e carnevalesche partorite in due anni e mezzo di un blog che l’autore ha chiuso per poi scrivere ormai col suo vero nome".









 

La vita picara








Ezio Falcomer
La vita picara
Poesie

(mia raccolta edita presso
Lanuvio RM, Narrativaepoesia, 2010)

Versione pdf liberamente scaricabile


 Rischio, tensione espressiva, vitalistica; rabbia, risata ed ebbrezza. Diario dello scacco e della perdita, diario di bordo nel naufragio di fronte al nihil e alla malattia. Canto dell’amore e dell’eros: selvaggio, pagano, orfano biblico o, più semplicemente, alla fine della tradizione. La Vita Picara raccoglie tre anni di percorso creativo ed esistenziale sviluppato attraverso il blog e nel dialogo e confronto con il lettore-commentatore.

 

Noi bipolari 2


 Disturbo bipolare
Gruppo facebook
di Marco Zeviani e
Claudio De Palo



Creativity and Bipolar Disorder
di Nicole Megatulski


Quando è vera depressione bipolare
di Daniela Natali
 Corriere Della Sera, 14 nov 2010



Aiuto Disturbo Bipolare
Sito



----


Aristotele Hadjichristos e Ilaria Bandini,
 
Disturbo bipolare. Cosa sapere.
Manuale psicoeducativo per pazienti e familiari
,

Roma, Edizione a cura di "Chi - Onlus. Cultural Human Improvement Onlus", patrocinio: Società Italiana di Psicologia e Psichiatria, bibliografia e sitografia aggiornata 2007,94 pagine,
edizione  pdf gratuitamente scaricabile da:

http://www.disturbobipolarecosasapere.it/DBcosasapere.pdf









 

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Brezze di brace
una mia raccolta poetica
pubblicata con lo pseudonimo 
Isidhermes Siviglia
presso Csa Editrice 2008 




 

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Quindici mie liriche sono contenute in

AA.VV., Antologia primo premio internazionale di poesia "Città di Torvaianica", 27 febbraio 2010, Tremensuoli di Minturno (LT), Edizioni Stravagario, 2010



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