|
Creato da nemamiah62 il 02/10/2009
Scrittura e teatro vocale. Blog di un bipolare
|
|
|
|
|
Distesa sui poggi di ponente, la dea notturna con l'argento del mare snocciola sapienza in saliva. Forma di ampolla, brillante brivido, con un presentimento d'equatore e di nenie pigre sullo Yangtze. Mi apro alla sferzata agra, come d'albume saturnino e una carezza vorace e dolce di gran madre ancestrale. Il giallo dei manti sui prati a maggio mi Sa, come io conosco il placido tepore della terra pregna, labbra di signora discreta col suo ventaglio, che mi occhieggia una lussuria. |
|
Ingredienti Vaschetta allumino Cuki. Uomo disperato torinese con moglie castigliana in viaggio d'affari. Il tacchino. Coriandolata di aglio a medagliette minuscole. Jamòn iberico a scaglie infilato negli interstizi diffusi dell'animale. Olio d'oliva e sale. Rosmarino. Micro nevicate macinate di alloro, estragone, coriandolo, paprika. Dado Star classico a minuscole spatolate dense tra Van Gogh e Pollock. Pepe. Spruzzata di limone. Ma si, anche una frisa di timo. Una spruzzata di Amarone (variante wilderness: Ribera del Duero). Cottura 1 ora a 170, a crescere negli ultimi venti minuti con dolcezza decisa 180-200-220. |
|
Post n°305 pubblicato il 21 Maggio 2012 da nemamiah62
Da Nathalipithecus a Orrerin, 3 milioni di anni; da Ardipithecus a Ergaster, 2 milioni di anni; da Homo antecessor a Homo Sapiens 500 mila anni, da Ezio a Spider Man 2 secondi.
Homo Scribens Emergaster: primi tentativi di incisione simbolica a carattere ascetico su superfici mobili (selce, foglie di palma, scorze arboree), con allegati monili, pelli, armi, conchiglie, ossa animali, ciuffi di peluria varia, a titolo di rinuncia devozionale ai propri averi (800 mila anni fa - ?. Estinzione non ancora accertata).
(Platoon) - Son Tuoso Emenevanto, di padre trace e madre illirica, milito nella II Legione Parthica, a Moguntiaticum.
"Artha Kama Dharma Moksha", sanscr.; trad. it.: "Navigatori, Poeti, [Legislatori?!?!.... :( ], Santi.
Tutti se la prendono con la Casta. Ma anche la Peccatrice ha le sue responsabilità. |
|
Solo nella penombra I brani della carne di Dioniso In questa tundra di rimasugli di ossa Trasfigurazione in desolante |
|
Bieco tanfo di nero che si sconocchia dal lurido ripostiglio deposito di amebe e fiumane di maledizioni al cuore e alla pelle
il risveglio è una messa nera grido nel vuoto pneumatico
urlano gli dei della risacca delle vite non nate
sbiadito è il cielo solo sgorbi di china probabili falchi, o passeri, avulsi e indifferenti. |
|
Post n°302 pubblicato il 30 Aprile 2012 da nemamiah62
|
|
un soffio d’iride evoca sistri fiati dolci siriaci
ho come un senso un odore che alla gola dei vagabondi spinge fra orridi precipiti paurosi
il nume si dice si dipana fra volute e spire da fuoco di bacche
ho come un odore di preda il tremendo segreto: persistere in questa magica caccia …di perla di… visione banale ed arcana
ondoso fraseggio di spuma avida di forza e potenza per ogni goccia d’istante |
|
Post n°300 pubblicato il 16 Aprile 2012 da nemamiah62
Tag: amore, anima, archetipi, dei, depressione, Dio, dionisiaco, Dioniso, Disturbo bipolare, eros, malattia, marginalità, Mistero, Poesia 2012, precarietà, ricerca, Rudra, sacro
|
|
I fiori all’imbrunire depongono |
|
Post n°298 pubblicato il 31 Marzo 2012 da nemamiah62
Voce: Ezio Falcomer Appena presi a scendere lungo i Fiumi impassibili, Mi accorsi che i bardotti non mi guidavan più: Ignudi ed inchiodati ai pali variopinti, I Pellirosse striduli li avevan bersagliati. Non mi curavo più di avere un equipaggio, Col mio grano fiammingo, col mio cotone inglese. Quando assieme ai bardotti si spensero i clamori, I Fiumi mi lasciarono scender liberamente. Dentro lo sciabordare aspro delle maree, L'altro inverno, più sordo di una mente infantile, Io corsi! E le Penisole strappate dagli ormeggi Non subirono mai sconquasso più trionfante. La tempesta ha sorriso ai miei risvegli in mare. Più lieve di un turacciolo ho danzato sui flutti Che eternamente spingono i corpi delle vittime. Dieci notti, e irridevo l'occhio insulso dei fari! Più dolce che ai fanciulli qualche acida polpa, L'acqua verde filtrò nel mio scafo di abete E dalle macchie rosse di vomito e di vino Mi lavò, disperdendo il timone e i ramponi. Da allora sono immerso nel Poema del Mare Che, lattescente e invaso dalla luce degli astri, Morde l'acqua turchese, dentro cui, fluttuando, Scende estatico un morto pensoso e illividito; Dove, tingendo a un tratto l'azzurrità, deliri E ritmi prolungati nel giorno rutilante, Più stordenti dell'alcol, più vasti delle lire, Fermentano i rossori amari dell'amore! Io so i cieli che scoppiano in lampi, e so le trombe, Le correnti e i riflussi: io so la sera, e l'Alba Che si esalta nel cielo come colombe a stormo; E qualche volta ho visto quel che l'uomo ha sognato! Ho visto il sole basso, fosco di orrori mistici, Che illuminava lunghi coaguli violacei, Somiglianti ad attori di antichi drammi, i flutti Che fluivano al tremito di persiane, lontano! Sognai la notte verde dalle nevi abbagliate, Bacio che sale lento agli occhi degli Oceani, E la circolazione delle linfe inaudite, E, giallo e blu, il destarsi dei fosfori canori! Ho seguito, per mesi, i marosi che assaltano Gli scogli, come mandrie di isterici bovini, Stupito che i lucenti piedi delle Marie Potessero forzare i musi degli Oceani! Ho cozzato in Floride incredibili: fiori Sbocciavano fra gli occhi di pantere con pelli D'uomo! In arcobaleni come redini tesi A glauche mandrie soto l'orizzonte dei mari! Ho visto fermentare gli stagni enormi, nasse Dove frammezzo ai giunchi marcisce un Leviatano! Frane d'acqua scuotevano le immobili bonacce, Cateratte lontane crollavano nei baratri! Ghiacciaci, soli d'argento, flutti madreperlacei, Cieli ardenti! Incagliavo in fondo a golfi bruni Dove immensi serpenti mangiati dalle cimici Cadon, da piante torte, con oscuri profumi! Ai bimbi avrei voluto mostrare le dorate Dell'onda cupa e azzurra, o quei pesci canori. - Schiune di fiori, mentre salpavo, m'han cullato, E talvolta ineffabili venti m'han dato l'ali. Martire affaticato dai poli e dalle zone, Il mare che piangendo mi addolciva il rullio Faceva salir fiori d'ombra, gialle ventose, Ed io restavo, simile a una donna in ginocchio, Quasi isola, scuotendo sui miei bordi i litigi E lo sterco di uccelli dagli occhi buoni, e urlanti. Vogavo ed attraverso i miei legami fragili Gli affogati a ritroso scendevano a dormire! Io, battello perduto nei crini delle cale, Spinto dall'uragano nell'etra senza uccelli, Né i velieri anseatici, né i Monitori avrebbero Ripescato il mio scafo ubriacato d'acqua; Libero, fumigante, di brume viole carico, Io che foravo il cielo rossastro come un muro Che porti, leccornie per i buoni poeti, Dei licheni di sole e dei mocci d'azzurro; Io che andavo chiazzato dalle lunule elettriche, Folle trave, scortato dagli ippocampi neri, Quando il luglio faceva crollare a scudisciate I cieli ultramarini dai vortici infuocati; Io che tremavo udendo gemere acento leghe I Behemot in foia e i densi Maèlstrom, Filando eternamente sulle acque azzurre e immobili, Io rimpiango l'Europa dai parapetti antichi! Ho visto gli arcipelaghi siderei e delle isole Dai cieli deliranti aperti al vogatore: - È in queste notti immense che tu dormi e t'esili Stuolo d'uccelli d'oro, o Vigore futuro? Ma basta, ho pianto troppo! Le Albe sono strazianti. Ogni luna mi è atroce ed ogni sole amaro: L'acre amore mi gonfia di stordenti torpori. Oh, la mia chiglia scoppi! Ch'io vada in fondo al mare! Se desidero un'acqua d'Europa, è la pozzanghera Nera e gelida, quando, nell'ora del crepuscolo, Un bimbo malinconico abbandona, in ginocchio, Un battello leggero come farfalla a maggio. Non posso più, bagnato da quei languori, onde, Filare nella scia di chi porta cotone, Né fendere l'orgoglio dei pavesi e dei labari, Né vogar sotto gli occhi orrendi dei pontoni. Testo originale Comme je descendais des Fleuves impassibles, Je ne me sentis plus guidé par les haleurs ; Des Peaux-Rouges criards les avaient pris pour cibles, Les ayant cloués nus aux poteaux de couleurs. J’étais insoucieux de tous les équipages, Porteur de blés flamands ou de cotons anglais. Quand avec mes haleurs ont fini ces tapages, Les Fleuves m’ont laissé descendre où je voulais. Dans les clapotements furieux des marées, Moi, l’autre hiver, plus sourd que les cerveaux d’enfants, Je courus ! Et les Péninsules démarrées, N’ont pas subi tohu-bohus plus triomphants. La tempête a béni mes éveils maritimes. Plus léger qu’un bouchon j’ai dansé sur les flots Qu’on appelle rouleurs éternels de victimes, Dix nuits, sans regretter l’œil niais des falots. Plus douce qu’aux enfants la chair des pommes sures, L’eau verte pénétra ma coque de sapin Et des taches de vins bleus et des vomissures Me lava, dispersant gouvernail et grappin. Et dès lors, je me suis baigné dans le poème De la mer, infusé d’astres, et latescent, Dévorant les azurs verts où, flottaison blême Et ravie, un noyé pensif parfois descend, Où, teignant tout à coup les bleuités, délires Et rythmes lents sous les rutilements du jour, Plus fortes que l’alcool, plus vastes que nos lyres, Fermentent les rousseurs amères de l’amour. Je sais les cieux crevant en éclairs, et les trombes, Et les ressacs, et les courants, je sais le soir, L’aube exaltée ainsi qu’un peuple de colombes, Et j’ai vu quelquefois ce que l’homme a cru voir. J’ai vu le soleil bas taché d’horreurs mystiques Illuminant de longs figements violets, Pareils à des acteurs de drames très antiques, Les flots roulant au loin leurs frissons de volets ; J’ai rêvé la nuit verte aux neiges éblouies, Baisers montant aux yeux des mers avec lenteur, La circulation des sèves inouïes Et l’éveil jaune et bleu des phosphores chanteurs. J’ai suivi des mois pleins, pareille aux vacheries Hystériques, la houle à l’assaut des récifs, Sans songer que les pieds lumineux des Maries Pussent forcer le muffle aux Océans poussifs ; J’ai heurté, savez-vous ? d’incroyables Florides, Mêlant aux fleurs des yeux de panthères, aux peaux D’hommes, des arcs-en-ciel tendus comme des brides, Sous l’horizon des mers, à de glauques troupeaux ; J’ai vu fermenter les marais énormes, nasses Où pourrit dans les joncs tout un Léviathan, Des écroulements d’eaux au milieu des bonaces, Et les lointains vers les gouffres cataractant ! Glaciers, soleils d’argent, flots nacreux, cieux de braises. Echouages hideux au fond des golfes bruns Où les serpents géants dévorés des punaises Choient des arbres tordus, avec de noirs parfums. J’aurais voulu montrer aux enfants ces dorades Du flot bleu, ces poissons d’or, ces poissons chantants. Des écumes de fleurs ont béni mes dérades Et d’ineffables vents m’ont ailé par instants. Parfois, martyr lassé des pôles et des zones, La mer dont le sanglot faisait mon roulis doux Montait vers moi ses fleurs d’ombre aux ventouses jaunes Et je restais, ainsi qu’une femme à genoux, Presqu’île, ballottant sur mes bords les querelles Et les fientes d’oiseaux clabaudeurs aux yeux blonds, Et je voguais, lorsqu’à travers mes liens frêles Des noyés descendaient dormir, à reculons. Or moi, bateau perdu sous les cheveux des anses, Jeté par l’ouragan dans l’éther sans oiseau, Moi dont les Monitors et les voiliers des Hanses N’auraient pas repêché la carcasse ivre d’eau, Libre, fumant, monté de brumes violettes, Moi qui trouais le ciel rougeoyant comme un mur Qui porte, confiture exquise aux bons poètes, Des lichens de soleil et des morves d’azur, Qui courais taché de lunules électriques, Plante folle, escorté des hippocampes noirs, Quand les Juillets faisaient crouler à coups de triques Les cieux ultramarins aux ardents entonnoirs, Moi qui tremblais, sentant geindre à cinquante lieues Le rut des Béhémots et les Maelstroms épais, Fileur éternel des immobilités bleues, Je regrette l’Europe aux anciens parapets. J’ai vu des archipels sidéraux ! Et des îles Dont les cieux délirants sont ouverts au vogueur : — Est-ce en ces nuits sans fonds que tu dors et t’exiles, Million d’oiseaux d’or, ô future Vigueur ? Mais, vrai, j’ai trop pleuré ! Les aubes sont navrantes, Toute lune est atroce et tout soleil amer. L’âcre amour m’a gonflé de torpeurs enivrantes. Oh ! que ma quille éclate ! Oh ! que j’aille à la mer ! Si je désire une eau d’Europe, c’est la flache Noire et froide où, vers le crépuscule embaumé, Un enfant accroupi, plein de tristesse, lâche Un bateau frêle comme un papillon de mai. Je ne puis plus, baigné de vos langueurs, ô lames, Enlever leur sillage aux porteurs de cotons, Ni traverser l’orgueil des drapeaux et des flammes, Ni nager sous les yeux horribles des pontons ! |
|
Fratture di spasmi, liquide arsure, |
|
Post n°295 pubblicato il 08 Febbraio 2012 da nemamiah62
Sto seduto tra i piccioni, intravvedo sprazzi di tram e gambe. Bevo il mugolio di sconosciuti e respiro l'odore delle bancarelle che smontano, della verdura mezza marcia e di kebab al fuoco. E' una vita che albeggia. Vita in cui mi bagno chiedendo al mio stomaco di tagliare a zero i perché. Lo sguardo nuota sotto l'assedio di case che racchiudono segreti ed emanano cavolfiori bolliti o anziani che spiano dietro il vetro. Case che a volte ridono, trasudano storie strascicate, multilingui, che si aggrovigliano e rimangono estranee tra loro. E' afono il cuore, sordo e affamato. Impara a memoria rantoli scrosci clacson guaiti.... (autunno 2008) |
|
Post n°294 pubblicato il 08 Febbraio 2012 da nemamiah62
Necromalia dagli artigli di nebbia mangia viscere lenta, non esserci e sentirsi piombo, incesto con sorella nera, male atroce del sentirsi esistere, come un subire Satana incubus che ti possiede succubus, ti asfissia. E la mattina è un urlo di silenzio verso un aria densa di stupido pulito. Perché resistere al bacio dell'immobilità? L'agire stringe il cappio, l'attesa è in un tempo senza futuro. Oh schiacciare quel pulsante e spegnersi: la coscienza che si sfalda in mille atomi centrifughi verso l'ignoto e misericordioso nulla. |
|
Da sogno sopravissuto, guerriero in cerca di oasi di ristoro, depongo la mia ombra al Vostro focolare, Se non Vi opprime, Sire, per un viaggio in questa boscaglia, all'ascolto di parole che si fanno carne. (1986) --- «Poiché il suo regno (Ade-Plutone) era considerato la meta finale di ogni anima, Ade è la causa finale, lo scopo, il vero telos di ogni anima, e di ogni processo dell'anima. Se ciò è vero, allora tutti gli eventi psichici hanno un assetto in Ade», James Hillman, “Il sogno e il mondo infero”, cit da http://www.centrobenesseredellamore.com/2011/11/james-hillman-il-ritorno.html). --- «C'è un tempo astronomico, ma insieme esiste una molteplicità di tempi della vita, il cui ritmo scandisce contemporaneamente, come l'oscillare del pendolo, innumerevoli ore l'una parallela all'altra. Anzi, non esiste un tempo, il tempo, ma una pluralità di tempi che accampa diritti sull'uomo. [...]Siamo nel tempo come se fossimo in piedi su un tappeto: ci guardiamo intorno, e vediamo che fino ai margini esso è tutto intessuto di antichi motivi, oppure non vediamo quei motivi e ci pare che la trama si copra interamente di nuovissime e diverse figure. Entrambe le visioni sono vere, e può accadere che un unico e medesimo fenomeno appaia come come simbolo della fine o del principio. Nella sfera della morte, tutto diviene simbolo di morte, e d'altra parte la morte è il nutrimento di cui la vita si alimenta», Ernst Jünger, L'arte come raffigurazione del mondo del lavoro, da L'operaio. Dominio e forma, curatore e traduttore Quirino Principe, Parma, Guanda, 2004, p. 181-82. «L'umana grandezza va conquistata lottando. Essa trionfa quando respinge nel cuore dell'uomo l'assalto dell'abiezione. Qui è racchiusa la sostanza della storia. Nell'incontro dell'uomo con se stesso, o meglio con la propria divina potenza. Chi vuole insegnare la storia deve saperlo. Socrate chiamava il suo demone questo luogo segreto da dove una voce, che era già al di là delle parole, lo consigliava e lo guidava. Potremmo chiamarlo anche il bosco», Ernst Jünger, Trattato del ribelle, traduzione di F. Bovoli, Milano, Adelphi, 1990, p. 79. «Quando nel bosco confondiamo il bruco con il ramo secco e la farfalla con la foglia secca e poi ci accorgiamo dell'inganno, ci assale uno stupore cui segue il rasserenamento. Ed è giusto così, perché nella metamorfosi ci ha sorpresi qualcosa di più che una delle astuzie del microcosmo. Abbiamo riconosciuto l'unità dell'universo in una delle sue equazioni. Essa sta profondamente al di sotto delle parentele. Così tra il nostro occhio e quello che orna l'ala di una farfalla non vi è alcun rapporto anatomico, ve n'è però uno più profondo», Ernst Jünger, Tipo Nome Forma, traduzione di Alessandra Iadicicco, Herrenhaus, Seregno (MI), 2002, p. 30-31) «Ai Prometidi è data la forza trasformativa dell'occhio – a cui segue il progetto. Nietzsche si rivela come uno di loro, non solo perché 'filosofa con il martello' ma anche attraverso il momento. Prometeo, in comune con il Plutone sotterraneo, ha il martello che alza perfino contro il padre. Dove si presenta, la terra incomincia a fumare e diventa incandescente, la sua produzione è accoppiata al lavoro e quindi è di minor fascino e di maggior astuzia. Chi come lui si è reso autonomo, riesce meno 'da solo', non c'è più niente 'gratuitamente' come ricevuto dagli Dei, dalle Muse o dalla natura. A nascondere il rapimento della fortuna – ciò diventa scienza. Innanzitutto viene nascosta la vittima», Ernst Jünger, Filemone e Bauci. La morte nel mondo mitologico e in quello tecnico, traduzione di Angelica Mezzolla, in I Quaderni di Avallon, 1991, n. 25, pp. 99-121. Rimini, Il Cerchio-Iniziative Editoriali, 1991, p. 113. Citt. da http://it.wikiquote.org/wiki/Ernst_J%C3%BCnger |
|
Cara vecchia tardona, cara vecchia barbona, cara vecchia battona che frega le funzioni ai quei babbi dei re magi, Epifanìa, Epifània, Bifània. Il 6 gennaio ti accenderò dei fuochi come un vecchio pagano devoto al dio Sole. Oltre che dei Magi ti sei appropriata degli omaggi al vecchio dio Giano. Vecchia picara di buon cuore, Ecate che riemerge dalla notte dei tempi, Mary Poppins attempata, ma più generosa e più peronista, che dona e non dà consigli, né ordini, né pillole di zucchero. Tu sei mia nonna, dolce e nutriente la mia autostima, matriarca buona perfino con bambini pestiferi e viziati come me. Portami il tuo sorriso sdentato e lupesco. Insegnami i segreti della torba dentro i vecchi tronchi di alberi morti, insegnami i segreti e le pozioni dell’eterno priapismo a me, povero cinquantenne in decadenza. Portami tanto ma tanto carbone, visto che zio Putin, probabilmente, se ne approfitterà e ci taglieggerà il gas naturale, come uno stronzo tartaro che se ne approfitta delle difficoltà politico-finanziarie della mia patria, l’impero romano d’occidente, pieno di debiti e di decadenza. Insegnami i segreti della donna, i segreti per far impazzire di piacere la mia donna. Cara nonna di Pocahontas, cara fattucchiera della macumba, del candombe e del vodoo, che sei sopravissuta a tutti i roghi. Svelami, epafinizzami i segreti sontuosi della vita, i misteri del dolore, i misteri del vivere con la morte sempre alla mia sinistra, compagna del guerriero che bordeggia continuamente la sua fine, godendo della vita e delle sue illusioni, del mondo e della sua fiera della vanità. Cara anti-Maria, sorella di Selene e di Persefone, disobbediente, carnale, sardonica e sghignazzante, donna dei serpenti e delle preveggenze. Portami i più astrusi alambicchi d’amore per sedurre ogni giorno la mia futura moglie. Portami tanta tanta forza e calore, il valore della calda vita, che si nutre saggiamente del segreto degli abissi inferi a lungo frequentati.
Ezio |
|
Necromalia dagli artigli di nebbia mangia viscere lenta, non esserci e sentirsi piombo, incesto con sorella nera, male atroce del sentirsi esistere, come un subire Satana incubus che ti possiede succubus, ti asfissia. E la mattina è un urlo di silenzio verso un aria densa di stupido pulito. Perché resistere al bacio dell'immobilità? L'agire stringe il cappio, l'attesa è in un tempo senza futuro. Oh schiacciare quel pulsante e spegnersi: la coscienza che si sfalda in mille atomi centrifughi verso l'ignoto e misericordioso nulla. |
|
Mi assumo la responsabilità politica, storica, morale di tutto quanto è accaduto. Se il Bipolarismo è stato solo un'associazione a delinquere, Io, solo Io, sono il Capo di quell'associazione a delinquere!
Amore, non c'è più testosterone in frigo. Scendi tu a comprarlo?
Trascino la mia vita tristemente, arrastro el desamparo, di crisi in crisi, di down in down, de bajón en bajón, de bacon en bacon, de jamón en jamón… |
Chi sono
Chi sono
Mi chiamo Ezio Falcomer. Sono nato a Concordia Sagittaria (VE) nel 1962, vivo a Torino. Lavoro come insegnante bibliotecario.
Ho una esperienza di attore di prosa professionista, dapprima presso Il Teatro delle Dieci col regista Massimo Scaglione e con collaborazioni in Rai (1980-81); ho poi lavorato per varie compagnie e gruppi e ho partecipato a rappresentazioni e letture pubbliche di testi.
Dottore di Ricerca in Italianistica, ho pubblicato Carlo Vidua. Un giovane letterato subalpino in età napoleonica (Alessandria, Dall’Orso 1991) e altri lavori di critica letteraria su Camillo Sbarbaro, Eugenio Montale, Giacomo Leopardi, Carlo Goldoni, Voltaire, Piero Gobetti, Ippolito Pindemonte.
Nel 2008 ho pubblicato un volume di versi sotto lo pseudonimo di Isidhermes Siviglia, Brezze di brace (Castellana Grotte BA, CSA Editrice).
Nel febbraio del 2010 ho ottenuto il primo posto nella sezione “Silloge” del Premio internazionale di poesia “Città di Torvaianica” 2009 (poesie pubblicate nell’Antologia della manifestazione dalle Edizioni Stravagario di Irene Sparagna).
Nell'aprile del 2010, l'editore Nerosubianco di Cuneo ha pubblicato il mio Vorrei vincere il nobel per la Fisica come Frank Einstein. Post comici, demenziali, ludicomaniacali. Sempre nello stesso anno e' uscita la mia raccolta poetica La vita picara, presso l'editore NarrativaePoesia di Lanuvio RM.
Nel 2009 ho partecipato anche a due spettacoli del regista torinese Alan Mauto Vai. Faccio anche teatro online presso “Accademia dei Sensi”, Compagnia di Teatro Web e col regista e scrittore Leonardo Franchini.
Nel luglio 2010 il mio Diario del Che in Sicilia è stato letto all'interno della manifestazione "Decameron Pop", a Milano.
Sono scrittore, redattore e audiolettore di testi per il sito “Rosso Venexiano”.
Collaboro col Centro Cultural Tina Modotti, di Caracas, e col suo principale animatore, Antonio Nazzaro, insegnante e mediatore di cultura italiana, critico e produttore di videoteatro didattico, per cui leggo audiofiles sia in italiano che in spagnolo.
Croce e delizia, il disturbo bipolare ha caratterizzato tutta la mia vita e condiziona in vario modo anche la mia attività creativa.
Pagina Facebook
Frank Einstein
E' uscito il mio
Vorrei vincere un nobel per la Fisica come Frank Einstein. Post comici, demenziali, ludicomaniacali,
Cuneo, Nerosubianco, 2010
Per l'acquisto online
"Un blog iniziato per caso senza sapere cosa fosse esattamente un blog. Un autore che scrive per gioco, per autoterapia, per istrionismo, per fragilità, per ironia, per delirio affabulatorio, per amore. Usa in internet come pseudonimo l’improbabilissimo “Isidhermes Siviglia” (volendo rompere le scatole al dio Hermes e a Santo Isidoro di Siviglia, nientepopodimeno; per non parlare di Iside) e per un periodo finisce fra i primi trecento blog “rilevanti” di Libero. Sono qui raccolte le prose più surreali, comiche, ludiche e carnevalesche partorite in due anni e mezzo di un blog che l’autore ha chiuso per poi scrivere ormai col suo vero nome".
Diario del Che in Sicilia
La vita picara
Ezio Falcomer
La vita picara
Poesie
(mia raccolta edita presso
Lanuvio RM, Narrativaepoesia, 2010)
Versione pdf liberamente scaricabile
Rischio, tensione espressiva, vitalistica; rabbia, risata ed ebbrezza. Diario dello scacco e della perdita, diario di bordo nel naufragio di fronte al nihil e alla malattia. Canto dell’amore e dell’eros: selvaggio, pagano, orfano biblico o, più semplicemente, alla fine della tradizione. La Vita Picara raccoglie tre anni di percorso creativo ed esistenziale sviluppato attraverso il blog e nel dialogo e confronto con il lettore-commentatore.
Storia di un bipolare
Noi Bipolari
Bipolari.it
La comunità italiana dei bipolari
Bipolaristica
Il sito dei bipolari
SfidaBipolare.Net
Mappa italiana bipolink
Gli amici del disturbo bipolare
Disturbo bipolare
Fondazione Alvise Marotta
Nervi d'acciaio e mente bipolare
Intervista allo scrittore Carlo Castelli
Disturbi Bipolari
Blog di Claudio Minerva
Una vita bipolare
Blog di
Marco Zeviani
A-Z dei bipolari famosi
________________________
Beati i bipolari
perché sono l'ago della bilancia.
Di essi è il Regno...
mia pagina su Facebook
----
Noi bipolari 2
Disturbo bipolare
Gruppo facebook
di Marco Zeviani e
Claudio De Palo
Creativity and Bipolar Disorder
di Nicole Megatulski
Quando è vera depressione bipolare
di Daniela Natali
Corriere Della Sera, 14 nov 2010
Aiuto Disturbo Bipolare
Sito
----
Aristotele Hadjichristos e Ilaria Bandini,
Disturbo bipolare. Cosa sapere.
Manuale psicoeducativo per pazienti e familiari,
Roma, Edizione a cura di "Chi - Onlus. Cultural Human Improvement Onlus", patrocinio: Società Italiana di Psicologia e Psichiatria, bibliografia e sitografia aggiornata 2007,94 pagine,
edizione pdf gratuitamente scaricabile da:
http://www.disturbobipolarecosasapere.it/DBcosasapere.pdf
Area personale
Tag
Menu
I miei Blog Amici
- Fior_di_Spina - Lo Scrigno
- Bibi_17 - vedendo e sentendo
- Asia1958A - MOONLIGHT
- Qualchevoltasuccede - lampidistratti
- Jerah23 - distanti trasparenze
- Samireh - Metropolitane
- Magali65 - Le ali del vento
- RedLilith77 - De Honesta Voluptade
- Atisha0 - a t i s h a
- DV_SP402E il - F__k off
- Teatron78 - Teatrando... forse
- Ezio, una voce nel blog
- Respira_Me - I SOGNI DI EVA
- DV_SP402E - RELINQUERE
- *Piacere di esserci* - Kiku0
- S_CAROGNE
- Accademia.dei.Sensi
- ALFABETODEIBRUKETTI
- Lady_Juliette
- Il tuo signore - Il Signore Nero
- Yuria_Mizujima VILLAGE BLUES
- Francesca_accademica - Mondoteatro
I miei link preferiti
Di mele e di marea
In
Le Folies Erotique
Di mela e di marea
(Rosso venexiano)
Una raccolta di undici
mie poesie erotico-amorose

Brezze di brace
una mia raccolta poetica
pubblicata con lo pseudonimo
Isidhermes Siviglia
presso Csa Editrice 2008
Torvaianica
Quindici mie liriche sono contenute in
AA.VV., Antologia primo premio internazionale di poesia "Città di Torvaianica", 27 febbraio 2010, Tremensuoli di Minturno (LT), Edizioni Stravagario, 2010
Risultati del concorso:
Clicca qui
Anche in

Ezio Falcomer, scrittura e teatro vocale. Blog di un bipolare by Ezio Falcomer is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License. ----
Recito e leggo nel blog:
Ezio Falcomer. Attore
www.eziofalcomer.blogspot.com
E in
Mie audioletture
Mie audioletture
per Accademia dei Sensi
Francesco De Girolamo, Inverso
Ennio Foppiani ed Enrico Borla, Bricolage per un naufragio
Claudio Batta, Enigmistica
Anonimo, Auguri di Natale coi tempi che corrono
Stefano Benni, L'anno del tempo matto
William Facchinetti Kerdudo, Storia della Befana
Paul Valery, Il cimitero marino
Beppe Fenoglio, Il partigiano Johnny
Corrado Guzzanti, Poesia in rima sbracata
Matteo Siano, Il disagio dell'anima
Massimo Gramellini, La trota di Cavour
Giancarlo De Cataldo, Nuovi delitti esemplari
Michela Zanarella, La casa degli istinti
Corrado Govoni, Giardini chiusi
Jerome David Salinger, Il giovane Holden
Lucio Apuleio da Madaura, Le Metamorfosi o L'asino d'oro
Luciano Curreri, Due vite al prezzo di una (Eva inclusa)
Enrico Borla, Fragilita', frivolezza, spensiero e scomunicazione
Marisa Provenzano, Ad Alda Merini
Petronio Arbitro, Satyricon
Vision Book
Vision Books di Ezio Falcomer ed Antonio Nazzaro
William Shakespeare, Otello
Matt Ruff, La casa delle anime
Antonio Nazzaro, Camera di sicurezza a Caracas
Capitolo 1
Capitolo 2
Capitolo 3
Capitolo 4
Capitolo 5
Capitolo 6
Capitolo 7
Capitolo 8
Capitolo 9
Mie audioletture 2
Samuel Beckett, Aspettando Godot
Gustavo Adolfo Becquer, Torneranno le scure rondini
Gabriele D'Annunzio, La pioggia nel pineto
Battute poco serial
Cormac MacCarthy, Non e' un paese per vecchi
Pagine gialle
Mario Benedetti, Cinco sueños
La pupa Floriana. Se un uomo mi piace me lo prendo (intervista a Floriana Marciana)
La dea della terra, (Marcella Vasconi, Il popolo di Tenochtitlan. Miti aztechi)
Giampaolo Pansa, Il revisionista
Erba e Sara, Smetto domani
Carlo Fruttero, Mutandine di chiffon
Elisabetta Borla, Il tempo non dimentichera' la morte
M.P. Carlucci, F.Corbi, M. Verdiani, coll. S. Capecchi, Coeva
Federico Garcia Lorca, Lamento per Ignacio Sanchez Mejias
Paolo Migone
Massimo Resnati, Lambro
Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino:
Capitolo 1
Capitolo 2
Capitolo 3
Capitolo 4





Inviato da: nemamiah62
il 15/11/2011 alle 09:28
Inviato da: virgola_df
il 16/08/2011 alle 16:55
Inviato da: nemamiah62
il 25/05/2011 alle 20:22
Inviato da: chiaracarboni90
il 24/05/2011 alle 11:22
Inviato da: nemamiah62
il 05/04/2011 alle 07:11