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fataeli_2010
   
 
Creato da fataeli_2010 il 06/12/2010

ilmondodellefate

il fantastico mondo

 

le fate di tutti tipi

Post n°1132 pubblicato il 28 Maggio 2012 da fataeli_2010

Le fate di tutti tipi

 

 

Le fate sono

dappertutto:

tra le stelle del

cielo e tra le

onde del mare,

nei boschi

in montagna

e nei prati

in campagna:

guarda bene,

ce né una anche

accanto a te!

 

Tratto dal libro: le storie delle fate

 
 
 

Incantesimi e formule magiche parte 4

Post n°1129 pubblicato il 27 Maggio 2012 da fataeli_2010

Incantesimi e formule magiche parte 4

 

Come spegnere in un attimo qualsiasi incendio

 

Via le fiamme e via il fumo,

solo dei fiori voglio il profumo,

solo in cucina voglio il fuoco

e che serva solo al cuoco!

Devo salvare quel che conosco,

via l’incendio dal bosco!

 

 

Come  far comparire nuove piante e verdi cespugli

 

 

Quattro foglie di bambù

e tre rami di quercia blu…

senza fare strani intrugli,

voglio solo dei cespugli,

senza dire poche o tante,

voglio solo le piante!

 

Tratto dal libro: le storie delle fate

termine degli incantesimi della natura...

 

 
 
 

Incantesimi e formule magiche parte 3

Post n°1127 pubblicato il 26 Maggio 2012 da fataeli_2010

Incantesimi e formule magiche parte 3

 

Come avere mirtilli maturi tutto l’anno

 

Marmellate e poi frullati,

confetture e tanto succo,

per  i frutti prelibati,

basterà questo trucco!

 

 

Tratto dal libro: le storie delle fate

 
 
 

Incantesimi e formule Magiche parte 2

Post n°1126 pubblicato il 25 Maggio 2012 da fataeli_2010

Incantesimi e formule magiche  parte 2

 

Come togliere la brina dalle bacche

 

Ma che freddo, ma  che gelo!

Spazza via questo velo,

che imprigiona queste bacchine

fredde fredde, poverine!

 

 

Come rendere buoni i funghi velenosi

 

In un attimo questi birboni

Diventeranno  molto buoni,

molto buoni in un botto,

per la pappa e il risotto!

 

 

Tratto dal libro: le storie delle Fate

 
 
 

Incantesimi e formule magiche parte 1

Post n°1125 pubblicato il 24 Maggio 2012 da fataeli_2010

Incantesimi e formule magiche parte 1

 

Come salire sulla cima degli Alberi più alti

 

Sembra tutto così alto,

non ci arrivo con un salto!

Tra un istante o anche prima

Fammi giungere fino in cima!

 

Come risvegliare gli animali del bosco dal letargo

 

Sveglia,sveglia, dormiglioni,

su in piedi, pelandroni!

Giù dal nido, fuori dalla tana,

la primavera non è lontana!

Il tempo di svegliarsi è arrivato…

Io vi aspetto in mezzo al prato!

 

Tratto dal libro: le storie delle fate

 
 
 

Il segreto degli Occhi Verdi

Post n°1124 pubblicato il 23 Maggio 2012 da fataeli_2010

IL SEGRETO DEGLI OCCHI VERDI

di

Loredana Limone

C’era una volta un bimbo con gli occhi verdi; il nome non lo conosco perché chi mi ha raccontato questa storia non lo ricordava, però possiamo chiamarlo come volete, come il vostro amico del cuore oppure il vostro fratellino. Scegliete voi, bambini. Me lo direte poi.
Era un bimbo straordinario, aveva un’anima bella, era sensibile ed entusiasta, amava il suo prossimo ed era gentile nei pensieri e nelle azioni; ecco perché era stato scelto per un incarico molto delicato: quello di accendere, con il suo sguardo luminoso, le stelle nel cielo ogni sera. Ed ecco perché una bimba si innamorò di lui, sognando di sposarlo quando fossero diventati grandi. Le piaceva guardarlo negli occhi ed aveva capito subito che erano speciali. Spesso lo sognava.

Sfortunatamente le Streghe Malvagie, che volevano lasciare il mondo al buio, avevano scoperto che il segreto per accendere le stelle era custodito negli occhi di quel bimbo e che quando questi dormiva esso poteva venire facilmente rubato. Proprio per evitare ciò, la Fata del Cielo aveva messo una serratura magica alla finestra della camera del bimbo in modo che nessun nemico vi potesse entrare.
Purtroppo una sera la mamma del bimbo inavvertitamente lasciò la finestra aperta e così quella notte, mentre il bimbo dormiva, le streghe gli portarono via il segreto lasciando nei suoi occhi solo tristezza e cattiveria. Quando il mattino seguente il bimbo si svegliò, si sentiva spossato e di malumore. Uscendo, incontrò la bimba innamorata che gli chiese se voleva giocare con lei. Ma lui rispose di no ed andò via.
La bimba gli corse dietro e gli domandò: “Perché non vuoi?”
“Non voglio giocare con te, lasciami in pace.”
“Ma perché?” insisté la bimba.
“Perché no.”
La bimba lo fissò negli occhi e vide che erano molto tristi e non splendevano più. “Mi sembri diverso. Che cosa è successo?”
“Non e’ vero. Non sono diverso.”
“Io ti conosco. Oggi sei diverso.”
“Non è vero, ti ho detto. E’ solo che non voglio giocare con te. Non sono tuo amico. Voglio giocare con quelle altre bambine che sono grandi come me. Loro sono mie amiche. Non tu.”
Il bimbo le voltò le spalle ed andò via.
Quella notte la bimba lo sognò. Sognò che erano insieme in riva al mare e c’erano tante barche grandi. Alle barche erano attaccati con una corda dei gonfiabili a forma di delfino e la bimba gli chiese : “A cosa servono?” Il bimbo, che sapeva sempre tutto, rispose: “A non far andare via le barche.”
Non meravigliatevi, bambini! Sicuramente avrete già avuto modo di constatare che nei sogni anche le cose più strane sembrano normali. Il bimbo teneva la mano sopra la mano della bimba. Ad un tratto disse: “Devo andare.” Ma non si mosse. La bimba lo guardò e lui ripeté: “Devo andare.” “Vai” disse lei “non ti sto trattenendo. La mia mano è sotto la tua.” A quel punto la bimba si svegliò domandandosi se poi il bimbo fosse andato via.
Quando lo incontrò il giorno dopo, il bimbo fu ancora cattivo con lei.
“Vuoi giocare con me?”
“No.”
“Perché?”
“Non sono tuo amico.”
“Sì che lo sei.”
“No, non lo sono. Siamo mai andati al cinema insieme? Ti ho mai invitata alla mia festa di compleanno?”
“No …“ rispose la bimba “Però …“
“E allora? Vedi che non sono tuo amico? Vedi che non è vero che mi conosci? E poi la mia mamma ti odia!” La bimba rimase in silenzio.
“Però una volta siamo andati alla scogliera … e mi hai raccontato di quella mosca che avevi portato a casa … e della sabbia che ti rimaneva nelle scarpe …” avrebbe voluto dire, invece aprì la mano e gli mostrò due biglie.

Ora, bambini, non saprei dirvi come la bimba ne fosse entrata in possesso perché chi mi ha raccontato questa storia non lo rammentava, però sta di fatto che nel vederle il bimbo impallidì: se le ricordava … erano due sue vecchie biglie, erano solo due stupide vecchie biglie che immaginava buttate chissà dove. Invece lei le aveva conservate più di un tesoro prezioso, come prezioso considerava lui; non le avrebbe mai buttate e le teneva sempre in tasca.
Il bimbo si sentiva combattuto: da un lato gli faceva piacere sapere che la bimba gli volesse bene, ma da un altro lato si sentiva violato. Quella bimba continuava a seguirlo, a voler entrare nella sua vita e lui non si sentiva libero, si sentiva controllato. Girò le spalle ed andò via. Camminando passò davanti al cassonetto dei rifiuti sul quale giaceva, sgonfio, un bellissimo pallone di cuoio che aveva regalato ad un amico la settimana prima. Finse di non vedere e tirò dritto. Ma come si sarebbe sentito quando la bimba avesse smesso di voler giocare con lui e di volergli bene?

Intanto la Fata del Cielo era alla ricerca del segreto rubato. Aveva girato e girato, guardato in tutti i posti, anche in quelli più nascosti, ma non lo aveva trovato da nessuna parte. L’unica possibilità era di cercare nel regno delle Streghe Malvagie, ma lei non vi poteva entrare altrimenti avrebbe perso le sue doti di fata e sarebbe diventata una strega cattiva.
Quella sera la bimba non riusciva a dormire perché pensava al bimbo, a come era cambiato ed alla tristezza che albergava nei suoi occhi. Si alzò dal letto ed andò alla finestra. Fuori era tutto buio, nemmeno una stella brillava nell’oscurità. La Fata del Cielo, vedendo la luce accesa, si avvicinò.
“Ciao, cosa fai sveglia a quest’ora?”
“Non posso dormire.” rispose la bimba “E tu cosa fai sulla terra?”
“Oh, sapessi! E’ successa una cosa terribile! Hanno rubato il segreto per accendere le stelle!”
“Ecco perché era così buio negli ultimi giorni!”
“Come hai fatto ad accorgertene? Non dormi mai?”
“No, da alcuni giorni non riesco a dormire.”
“Che cosa ti è successo?”
“Sono innamorata di un bimbo, ma lui mi tratta male. Una volta era gentile e mi voleva bene, ma all’improvviso è cambiato, è diventato cattivo ed io non riesco a …” scoppiando in lacrime, la bimba s’interruppe.
“Oh, quanto mi dispiace! Purtroppo ora ho un problema molto più grosso, ma ti prometto che, non appena lo avrò risolto, ti aiuterò. Chi è questo bimbo?” disse la fata.
“Abita lì” rispose la bimba indicando una casa.
“Lì?!? Davvero? Ma allora … è forse un bimbo con gli occhi verdi?”
“Sì. Lo conosci?”
“Se lo conosco! E’ proprio lui che … ora capisco! E’ diventato cattivo, hai detto?”
“Sì, all’improvviso.”
“E … hai notato qualche altro cambiamento in lui?”
“Te l’ho detto, non è più gentile, mi dice cose cattive …”
“E poi?”
“E poi.... ecco, ora che ci penso: gli occhi! Sono tristi e non brillano più, a volte sono spaventati, a volte sono cattivi. Mi fa pensare ad un animale feroce... . Sai gli animali dello zoo quando sono nella gabbia e fanno sempre lo stesso percorso? Così: sembrano impazziti, vorrebbero scappare via, invece girano in tondo. Una volta i suoi occhi erano luminosi, ora sono spenti…”
“Vorresti aiutarlo?”
“Sì.”
“Ascolta, ti dico un segreto. Ma devi promettermi che lo terrai per te.” La bimba promise solennemente.
“Il segreto per accendere le stelle era custodito negli occhi di quel bimbo. Qualche notte fa le Streghe Malvagie sono entrate nella sua camera e, mentre dormiva, glielo hanno rubato. Ecco perché è cambiato ed è diventato cattivo. Ed ecco perché il mondo è al buio.”
“Ed io cosa potrei fare per aiutarlo?”
“Scoprire dove quelle malvagie hanno nascosto il segreto e riportarglielo. Io ho già cercato dappertutto invano, ma credo che lo abbiano nascosto proprio nel loro regno dove però non posso entrare.”
“Perché non puoi entrare nel loro regno?”
“Perché perderei le mie virtù di fata e diventerei anch’io una Strega Malvagia.”
“Oh, no! Sarebbe terribile! Ma anch’io corro il rischio di diventare una Strega Malvagia?”
“No, tu no perché non sei magica.”
“Va bene,” disse la bimba “dimmi dove devo andare e ci andrò subito.”
“Perfetto. Stanotte le streghe non ci sono, sono partite per andare ad un convegno mondiale, ma torneranno all’alba. Perciò devi sbrigarti, non so cosa potrebbe succedere se ti trovassero lì.”
“Farò più in fretta che posso.” La Fata del Cielo le indicò la via e la bimba s’incamminò.

Il regno delle Streghe Malvagie non era grande, ma si trovava in un bosco pieno di folti alberi le cui chiome si toccavano formando un grande ombrello cupo. Mentre avanzava per avvicinarsi al castello, la bimba cercò in tutti gli alberi cavi e si arrampicò sui rami per vedere se nei nidi abbandonati ci fosse qualcosa, ma non trovò niente. Entrata nel castello, vide molti forzieri colmi di tesori: collane, bracciali, anelli, monete d’oro e corone che sicuramente erano state rubate a re e regine, principi e principesse. La bimba cercò affannosamente tra quei tesori pensando che una cosa preziosa come il segreto che stava cercando doveva per forza essere in mezzo alle altre ricchezze. I forzieri erano tanti e lei scrupolosamente li controllò tutti.
All’improvviso udì in lontananza il canto del gallo. Da quanto tempo era lì? Guardò fuori della finestra e vide che il cielo stava diventando chiaro. Significava che le streghe sarebbero tornate da un momento all’altro. Colta dalla paura, uscì di corsa dal castello, giusto in tempo per vederle arrivare. Contenta di averle scansate, ma delusa e mortificata per aver fallito nella sua impresa, la bimba si avviò verso l’uscita del bosco.
Inaspettatamente udì una voce gridare: “Fermati, vieni qui.” Paralizzata dalla paura, si fermò, si voltò e vide una Strega Malvagia che giaceva a terra sotto un grosso tronco d’albero che le bloccava le gambe.
“Vieni qui, vieni ad aiutarmi!” disse la strega. La bimba le si avvicinò. “Toglimi quest’orrendo tronco dalle gambe!” le ordinò la strega, ma la bimba non riusciva a muoversi. “Fa’ presto!” disse ancora la strega. Poi, resasi conto che la bimba era terrorizzata, cambiò tono.
“Non preoccuparti, non ti farò del male. Sono rimasta indietro, le mie compagne erano molto avanti e non sono riuscita a chiamarle. Sono caduta in questa trappola e non ce la faccio a liberarmi. Aiutami, per favore. Se mi aiuterai, dopo potrai esprimere un desiderio ed io lo esaudirò.” La bimba si avvicinò al grosso tronco ed iniziò a spingerlo mentre la strega gridava per il dolore. Il tronco era molto pesante, ma piano piano la bimba riuscì a farlo rotolare, liberando finalmente la strega.
“Grazie.” disse quest’ultima quando fu libera “Ora non dimentico la mia promessa. Dimmi che cosa vuoi, ma una sola cosa, ed io te la darò.”
“Davvero posso?”
“Sì.” confermò la strega.
“Ecco....” cominciò la bimba ”vorrei....” Ma non aveva il coraggio di continuare temendo che, se la strega avesse saputo il motivo per cui era lì, l’avrebbe punita.
“Vai avanti.” la incoraggiò la strega.
“Vorrei una cosa che sono venuta a cercare qui. Però ho paura che se ti dico cos’è, ti arrabbi.”
Un’ombra di sospetto si dipinse sul viso della strega. “Perché sei qui?”
“Niente … non fa niente … non voglio niente …” disse la bimba iniziando ad allontanarsi.
Ma la strega la fermò. “Aspetta. Tu mi hai aiutata ed io ti ho fatto una promessa. Devo mantenerla! Ne va della mia serietà.”
La bimba prese il coraggio a due mani e disse: “Vorrei sapere dov’è nascosto il segreto per accendere le stelle!”

Mai e poi mai la strega avrebbe immaginato di sentirsi fare una richiesta simile!
“Perché vuoi saperlo?”
“Perché sono innamorata del bimbo dagli occhi verdi e se lui non riavrà il segreto sarà per sempre triste e cattivo. Il mondo resterà al buio, ma anche il suo cuore sarà al buio.”
“E pure il tuo.”
“Sì.”
“Accidenti! Proprio l’unica richiesta che non posso esaudire!” Le sue compagne l’avrebbero fatta radiare dall’albo e mandata a pulire gli oceani se avesse rivelato il nascondiglio del segreto.
“Sono in difficoltà. Non posso accontentarti. Pensavo ad una bambola o un monopattino o … non vorresti uno zaino nuovo con tutti gli accessori?”
“No, grazie.”
“Una bicicletta nuova?”
“No, grazie.”
“Un gioiello! Posso regalarti una collana d’oro!”
“No, grazie.”
“Oppure un computer, una macchina fotografica, un vestito....”
“No, grazie. E poi io ho già tutte queste cose, ma … non mi rendono felice.”
“Allora ascolta. Troviamo una soluzione. Non posso dirti chiaramente il nascondiglio, ma posso darti un’indicazione. Dovrai interpretarla e capire da sola.”
“Sì, va bene, capirò.”
“E … un’altra cosa! Se capirai e troverai il segreto, le stelle torneranno ad avere luce, il cuore del bimbo tornerà ad avere luce, ma non posso assicurarti che anche il tuo cuore tornerà ad avere luce.”
“Va bene lo stesso.”
La strega prese una pergamena e la porse alla bimba dicendole: “Leggila quando sarai lontana da qui.” Detto questo, la strega sparì.

Di corsa la bimba tornò a casa. Davanti alla porta trovò la Fata del Cielo che l’attendeva con ansia.
“Allora? Com’è andata?” le domandò.
“Non so …” rispose la bimba confusa e sconvolta “nel bosco non ho trovato nulla; nel castello c’erano tanti forzieri pieni di gioielli ed ho cercato in tutti, ma non ho trovato niente. Poi si è fatto giorno e sono scappata via mentre le streghe tornavano. Per fortuna non mi hanno vista, però una di loro era caduta in trappola … mi ha chiesto di aiutarla, in cambio avrebbe esaudito un mio desiderio … ma non poteva dirmelo chiaramente per via delle altre streghe e voleva darmi una bambola o una collana … e io ho detto di no … allora mi ha dato questa, mi ha detto di leggerla a casa …” La bimba porse la pergamena alla Fata che lesse ad alta voce.

“Ma … parla di te!”
“Di me?”
“Sì, pare che il segreto sia nascosto in due cose preziose per il tuo cuore e sia molto più vicino di quanto credi. Cos’è prezioso per il tuo cuore?”
“Il mio fratellino.”
“Forse hanno nascosto il segreto nei suoi occhi!” disse la Fata “Vado a vedere!”
Si recò nella cameretta della bimba dove il fratellino dormiva ancora e controllò i suoi occhi. Purtroppo, con enorme dispiacere, vide che non contenevano altro che i suoi sogni.
“Sarebbe stato troppo facile!” esclamò la fata con delusione tornando dalla bimba alla quale domandò: “Quali altre cose sono preziose per il tuo cuore?”
La bimba la guardò senza parlare. “Nient’altro? Eppure è strano. Le streghe non avrebbero mai detto una cosa falsa. Sono malvagie, ma non bugiarde. Pensaci bene.”
La bimba tirò fuori della tasca le due biglie e gliele mostrò. La fata le osservò con attenzione ed impallidì: contenevano proprio il segreto rubato!
“Perché sono preziose per te queste due biglie?”
“Perché erano del bimbo di cui sono innamorata. Le ho custodite gelosamente in tutto questo tempo e non me ne libererò mai. E’ tutto quello che ho di lui.”
“Che cosa te ne fai?”
“Le conservo, mi aiutano a ricordare com’era quando era diverso.”
“E ti bastano?”
“Me le faccio bastare!”
“Devi darmele, lo sai. Devo tirarne fuori il segreto e rimetterlo al suo posto: non possiamo lasciare il mondo al buio.”
“Ma poi me le ridarai?”
“Temo di no. Una volta che le avrò aperte ed avrò preso il segreto, si frantumeranno in pezzi così piccoli da sembrare polvere. Non potrai riaverle.”
La bimba richiuse la mano. “Devi fare un gesto d’amore, è scritto sulla pergamena.” continuò la fata “Queste biglie non sono tue. Servono per uno scopo più grande. Non puoi tenerle in nome di un ricordo.”
“Poi non avrò più niente.” osservò la bimba.
“Forse no, forse sì. Se non avrai più niente, puoi star certa che almeno le cose avranno la giusta luce; se invece dovrai avere qualcosa, sarà molto di più di due biglie.”
Lentamente la fata aprì la mano e la allungò verso la bimba che, trattenendo le lacrime, vi poggiò le due biglie.
“Grazie.” disse la Fata del Cielo “Sei una bimba coraggiosa e forte. Stasera guarda il cielo: sarà più bello che mai!” Quindi corse a rimettere il segreto negli occhi del bimbo prima che si risvegliasse.
La bimba, intanto, si mise ad attendere la sera seduta sul gradino davanti alla porta di casa ma, stremata dalla fatica e dalle emozioni, si addormentò.

Purtroppo questa fiaba finisce qui, bambini, perché chi me l’ha raccontata a questo punto è dovuto andar via e non ha potuto continuare. Non so cosa accadde poi. Di sicuro le stelle tornarono a brillare nel cielo; anzi vi prego di guardarle stasera: sono più belle che mai. Ciò che non so è se si riaccesero anche i cuori del bimbo e della bimba. Ma vi prometto che non appena incontrerò quella persona mi farò dire il seguito e ve lo racconterò.
Ma intanto voi avete deciso che nome dare al bimbo dagli occhi verdi?

(dal Web)

 

 
 
 

La fata che c'era una volta

Post n°1123 pubblicato il 22 Maggio 2012 da fataeli_2010

LA FATA CHE C’ERA UNA VOLTA

Di che materia è fata una fata?
Mi facio la domanda
E anche mi rispondo.
E’ fata di stopa
È fata di peza
È fata di cicia
Opure di geso?
Non porta la pelicia
Nemmeno la giaca
Indosa un mantelo
E anche la gona.
Si mete la paruca
Per fare più impresione
Ha in mano la bacheta
Fata di bastone.
In testa ha un capelo
Di colore azuro
A punta che sembra
Il beco di un ucelo.

Di che materia è fata una fata?
E’ fata di goma
È fata di buro
È fata di coco
Opure di pistacchio?
Ho visto anche una fata
Che era un poco rota
Le scompariva un ochio
E anche la boca
Perdeva una spala
E le scapavan via
Tuti gli orechi.

Di che materia è fata una fata
Quando è invisibile
E tuta introvabile?
E’ fata di ghiaccio
Opure di cristallo
È fata di nebia
Opure di nula?
Mi faciola domanda
E anche mi rispondo.
Una fata è fata
Soltanto di fata.

Piero Formentini “Poesia fumetto”

(dal Web)

 
 
 

Le fate in armonia tra loro

Post n°1122 pubblicato il 22 Maggio 2012 da fataeli_2010

le fate in armonia tra loro

In un tempo molto lontano, tra boschi e prati, vivevano dei piccoli esserini alati amici degli animali, chiamati, con l'arrivo dell'uomo, fate.

Le fate erano in armonia con la natura: loro curavano le piante ed in cambio ricevevano cibo e riparo. Erano felici le une con le altre; giocavano tutto il giorno con gli amici animali, senza stancarsi.

Con l'arrivo della sera si coricavano su delle piccole zolle di muschio e, coperte da una foglia donata dall'albero più vicino, dormivano sonni profondi, protette dalle stelle e dalla Luna.

Così facendo la Terra diventò un pianeta pacifico pieno di verde. C'erano fate in tutti i posti: dal deserto alla prateria, dal fiume ai boschi.

Tutte erano unite da un legame talmente forte che, quando una fata si spegneva come una stella con l'arrivare delle prime luci, tutte le altre accorrevano per salutarla un'ultima volta.

Con l'arrivo dell'uomo le cose cambiarono: le fate, pacifiche e sempre aperte alle nuove conoscenze, si mostrarono ai primi uomini, sicure che sarebbero diventati presto parte integrante della loro vita.

Gli uomini, inizialmente incuriositi, osservarono per alcune ore quegli strani esserini, che danzavano gioiosi per i prati. Finito l'incanto iniziale, gli uomini ricominciarono le loro attività. Estrassero dalle loro bisacce degli strani arnesi di pietra che le fate non avevano mai visto ed iniziarono a legarle su dei rami trovati lì vicino. I piccoli esserini erano sempre più incuriositi, e ipotizzavano il loro scopo.

“Secondo me lo usano per giocare.” disse una piccola fata con una campanula viola sulla testa.

“Io sono convinta che sia un bastone per fare dei salti altissimi” disse un'altra con un vestitino composto da tante versi foglioline.

Nel frattempo l'uomo che stava costruendo lo strano strumento cominciò a camminare in direzione di un docile gruppo di cervi. Gli animali nel vederlo non batterono ciglio, abituati com'erano alla presenza delle fatine. Tutte erano in attesa, con il fiato sospeso, curiose di sapere cosa quegli strani individui volessero mai fare. L'uomo afferrò il bastone, lo puntò e lo lanciò verso il cervo più grande del gruppo, abbattendolo in pochi secondi. Le fate, scioccate e spaventate, si rifugiarono dove poterono, cercando di scappare sia dall'uomo tanto brutale che dalle zampe degli animali spaventati.

Il carnefice, assieme agli altri della sua specie, esultarono e si congratularono con il cacciatore.

Le fate, quella notte, mentre gli uomini dormivano, ricominciarono a ballare e a far festa, sapendo però che quelle abitudini non potevano continuare. Arrivata l'alba, le fatine, per paura di essere uccise dall'uomo, decisero di non ballare e giocare, ma di rimanere, ognuna, nella propria casetta. Erano talmente dispiaciute di non poter passare più così tanto tempo insieme che piansero tante lacrime da bagnare il prato, dandosi, però, appuntamento alla sera successiva.

Spuntato il sole gli uomini si svegliarono, scoprendo che tutt'intorno a loro erano presenti piccole gocce fredde che, poco a poco, sparirono con il calore.

Da quel giorno in poi le fate si ritrovano ogni notte a far festa, consapevoli di dover separarsi la mattina, lasciandoci, come segnale della loro tristezza, tante piccole lacrime, chiamate, dagli uomini, rugiada.

(dal Web)

 

 
 
 

La fatina della meditazione

Post n°1121 pubblicato il 21 Maggio 2012 da fataeli_2010

La fatina della meditazione 

C'era una volta in un bosco un villaggio di fatine. Ognuna di loro viveva in una casetta fatta a fungo ed ognuna di colori diversi. Tutte le fatine erano specializzate in qualcosa, c'era la fata cuoca, la fata pasticcera, la fata sarta, la fata musicista, la fata lavandaia e via dicendo. Tra loro però c'era anche una fatina giovane, diciamo apprendista che stava cercando quale fosse il suo talento da sviluppare per aiutare poi le altre sorelle fatine. Quindi, ogni mattina si svegliava ed andava ad imparare il mestiere da ciascuna, però i risultati erano pessimi e non riusciva a capire quale fosse il suo talento perché pareva che non ci sapesse fare con nessuno dei mestieri che le altre le stavano insegnando.

 

Così, un giorno, la fatina corse disperata fino al centro del bosco e in lacrime si fermò seduta appoggiata ad una quercia secolare. Iniziò a piangere e singhiozzare disperata, finché di colpo le lacrime smisero di scendere e si rese conto di essersi improvvisamente calmata. Infatti, appoggiandosi alla corteccia dell'albero iniziò a percepire la voce della saggia quercia, questa le chiese: "come mai piangi e ti disperi così bella piccola fatina?"

- lei rispose: "sono una frana, non riesco ad imparare a fare nulla di quello che riescono a fare le altre..non so cucinare, non so lavare, non so cucire e neanche suonare o cantare...quale sarà la mia fine se non potrò aiutare le mie sorelle?

- l'albero disse: "io credo in te e sono certo che tu abbia un talento straordinario, solo che lo devi trovare dentro di te e non fuori"

- la fatina dubbiosa rispose: "a cosa serve un talento invisibile?"

- l'albero continuò: "tu hai un dono speciale e le altre staranno tutte meglio dopo che tu l'avrai scoperto. Continua ad andare tutti i giorni ad imparare dalle tue sorelle, non importa se la torta non è perfetta, se la tua cucina non è saporita o se il vestito che cuci è storto, continua ad imparare con fiducia e vedrai che presto capirai il tuo talento."

 

 

La fatina seguì il saggio consiglio della quercia e continuò ad andare ogni giorno senza lamentarsi a scuola di cucina, cucito, canto ecc...poi si prendeva del tempo per andare nel bosco a trovare la sua saggia consigliera. Si sedeva ai piedi della quercia con le gambe incrociate e semplicemente si metteva in ascolto dei messaggi che la quercia le comunicava, così col passare del tempo la piccola fatina si sentì sempre meglio e imparò un po' di tutto.

Intanto, le altre fate divennero curiose di sapere come faceva ad essere sempre felice e soddisfatta. La piccola fatina disse di aver scoperto una quercia saggia a cui rivolgeva le sue richieste e che dispensava ottimi consigli, ma quando ci andò con le sue sorelle, queste non sentivano le risposte.

La quercia le disse "cara, tu hai un talento speciale nel sostenere le tue sorelle e aiutarle ad essere più felici, questo è il tuo compito al villaggio. Ricordati anche che le risposte ad ogni tuo dubbio o problema sono già dentro di te come dentro ogni altra fata, tu sei stata brava a scoprire questo segreto ora continua ad insegnarlo a tutte le fatine che te lo chiederanno". E così fece, divenne un insegnante straordinaria ed insegnò a tutte l'arte del vivere felici.

 

Stretta la foglia e larga la via, dite la vostra ch'io detto la mia

(dal Web)

 
 
 

Anguane, Piccole donne dell'acqua e della notte

Post n°1120 pubblicato il 21 Maggio 2012 da fataeli_2010

ANGUANE, PICCOLE DONNE DELL'ACQUA E DELLA NOTTE


John William Waterhouse, The Lady of Shalott (1888)

 



Tra le figure femminili della mitologia popolare una posizione particolare è occupata dalle Anguane, creature adagiate nelle pieghe del folklore, ma con profondi legami nella religiosità del passato. In questi misteriosi esseri sono presenti elementi fisici e culturali che si connettono principalmente alle divinità acquatiche, ma sono anche evidenti concrete relazioni con la figura della donna selvatica, della strega, della fata, della sirena. E non mancano richiami all'inquietante Melusina.

Nel folklore centro orientale dell'Italia del nord, dove il mito delle Anguane è maggiormente diffuso, queste sono spesso indicate come lavandaie. La lavandaia, oltre a essere legata all'elemento acqua, è ritenuta depositaria di conoscenze antiche e fondamentali per l'equilibrio della comunità. Ma sono anche filatrici o, in genere, operatrici che svolgono un lavoro tipicamente femminile, sempre connesso alla procreazione, alla guarigione; non sono comunque assenti funzioni legate al mondo oscuro della stregoneria Nella tradizione del Friuli, per esempio, le Anguane che sorprendevano una donna a filare quando non era consentito, la divoravano e avvolgevano le sue interiora sul fuso. I resti delle vittime, dopo essere stati raccolti, erano utilizzati dalle Anguane per un rito di rinascita.

Etimologicamente si ritiene che il nome possa presentare affinità con la divinità celtica Adgana, tradizionalmente connessa all'acqua. Secondo alcuni folkloristi, esiste una stretta relazione tra queste fate e il potere terapeutico delle acque nelle quali vivono, tanto che in realtà le Anguane sarebbero antiche divinità delle acque paleovenete. Il rapporto donna-acqua è archetipico, e in tutte le religioni le entità divine femminili sono strettamente legate con acque che purificano, risanano, donano la fertilità. È stato suggerito un legame con Anguis, serpente, in relazione "al soma ofìdico che assumono le Anguane nelle loro metamorfosi", ciò anche tenendo conto del suggestivo accostamento "con i nomi della dea peligna e marsica Angitia, Anacta, Anguitia legata al culto dei serpenti".

Altra caratteristica singolare delle Anguane è costituita dalla forma del piede, che in alcune leggende risulta essere simile a quello di una capra, in qualche caso è posto al contrario. Il motivo del piede "altro" è una tipologia non unica, poiché la ritroviamo anche in diverse figure della mitologia popolare: ad esempio la nota Regina Piè d'Oca, frequentemente indicata come strega e in rapporto con il mondo oscuro dell'oltretomba. Un altro interessante elemento caratteristico delle Anguane è dato dalla loro voce. In certe leggende si dice che possiedano una voce melodiosa, capace di incantare fino a stordire. Questa caratteristica sostiene il legame con la sirena che, come è noto, ha nella voce un importante strumento per dominare i potenziali nemici. In altre versioni la sua voce non è che uno stridente urlo, terrorizzante e udibile solo con il buio in alcune zone considerate pericolose in quanto ritenute sede di entità malvage. Il legame oscurità/urlo/male rimanda ancora all'universo della stregoneria a cui le Anguane sono comunque tradizionalmente connesse.

La fonte più antica in cui si fa riferimento alle Anguane è il De Jerusalem Celesti (XIII secolo) di frate Giacomo da Verona che considera "l'aiguana" sinonimo di sirena, chiarendo che la voce di queste due figure femminili è "inferiore a quella degli angeli".



Brani tratti da "Indagine sul piccolo popolo", Laura Rangoni e Massimo Centini (Atlantide edizioni) e "Le Fate", Laura Rangoni (Xenia Edizioni)

 

(dal Web)

 

 
 
 
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