BABY ROSE FAIRY

FATA METà ANGELO


IL BOSCO MAGICO DELLE FATE

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IL MIO DOLCE MONDO DELLE FATE

GRAZIE LANINFAMAIA SEI GRANDE

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Post n°1132 pubblicato il 28 Maggio 2012 da fataeli_2010
Le fate di tutti tipi
Le fate sono dappertutto: tra le stelle del cielo e tra le onde del mare, nei boschi in montagna e nei prati in campagna: guarda bene, ce né una anche accanto a te!
Tratto dal libro: le storie delle fate |
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Post n°1129 pubblicato il 27 Maggio 2012 da fataeli_2010
Incantesimi e formule magiche parte 4
Come spegnere in un attimo qualsiasi incendio
Via le fiamme e via il fumo, solo dei fiori voglio il profumo, solo in cucina voglio il fuoco e che serva solo al cuoco! Devo salvare quel che conosco, via l’incendio dal bosco!
Come far comparire nuove piante e verdi cespugli
Quattro foglie di bambù e tre rami di quercia blu… senza fare strani intrugli, voglio solo dei cespugli, senza dire poche o tante, voglio solo le piante!
Tratto dal libro: le storie delle fate termine degli incantesimi della natura...
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Post n°1127 pubblicato il 26 Maggio 2012 da fataeli_2010
Incantesimi e formule magiche parte 3
Come avere mirtilli maturi tutto l’anno
Marmellate e poi frullati, confetture e tanto succo, per i frutti prelibati, basterà questo trucco!
Tratto dal libro: le storie delle fate |
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Post n°1126 pubblicato il 25 Maggio 2012 da fataeli_2010
Incantesimi e formule magiche parte 2
Come togliere la brina dalle bacche
Ma che freddo, ma che gelo! Spazza via questo velo, che imprigiona queste bacchine fredde fredde, poverine!
Come rendere buoni i funghi velenosi
In un attimo questi birboni Diventeranno molto buoni, molto buoni in un botto, per la pappa e il risotto!
Tratto dal libro: le storie delle Fate |
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Post n°1125 pubblicato il 24 Maggio 2012 da fataeli_2010
Incantesimi e formule magiche parte 1
Come salire sulla cima degli Alberi più alti
Sembra tutto così alto, non ci arrivo con un salto! Tra un istante o anche prima Fammi giungere fino in cima!
Come risvegliare gli animali del bosco dal letargo
Sveglia,sveglia, dormiglioni, su in piedi, pelandroni! Giù dal nido, fuori dalla tana, la primavera non è lontana! Il tempo di svegliarsi è arrivato… Io vi aspetto in mezzo al prato!
Tratto dal libro: le storie delle fate |
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Post n°1124 pubblicato il 23 Maggio 2012 da fataeli_2010
IL SEGRETO DEGLI OCCHI VERDI di Loredana Limone C’era una volta un bimbo con gli occhi verdi; il nome non lo conosco perché chi mi ha raccontato questa storia non lo ricordava, però possiamo chiamarlo come volete, come il vostro amico del cuore oppure il vostro fratellino. Scegliete voi, bambini. Me lo direte poi. Sfortunatamente le Streghe Malvagie, che volevano lasciare il mondo al buio, avevano scoperto che il segreto per accendere le stelle era custodito negli occhi di quel bimbo e che quando questi dormiva esso poteva venire facilmente rubato. Proprio per evitare ciò, la Fata del Cielo aveva messo una serratura magica alla finestra della camera del bimbo in modo che nessun nemico vi potesse entrare. Ora, bambini, non saprei dirvi come la bimba ne fosse entrata in possesso perché chi mi ha raccontato questa storia non lo rammentava, però sta di fatto che nel vederle il bimbo impallidì: se le ricordava … erano due sue vecchie biglie, erano solo due stupide vecchie biglie che immaginava buttate chissà dove. Invece lei le aveva conservate più di un tesoro prezioso, come prezioso considerava lui; non le avrebbe mai buttate e le teneva sempre in tasca. Intanto la Fata del Cielo era alla ricerca del segreto rubato. Aveva girato e girato, guardato in tutti i posti, anche in quelli più nascosti, ma non lo aveva trovato da nessuna parte. L’unica possibilità era di cercare nel regno delle Streghe Malvagie, ma lei non vi poteva entrare altrimenti avrebbe perso le sue doti di fata e sarebbe diventata una strega cattiva. Il regno delle Streghe Malvagie non era grande, ma si trovava in un bosco pieno di folti alberi le cui chiome si toccavano formando un grande ombrello cupo. Mentre avanzava per avvicinarsi al castello, la bimba cercò in tutti gli alberi cavi e si arrampicò sui rami per vedere se nei nidi abbandonati ci fosse qualcosa, ma non trovò niente. Entrata nel castello, vide molti forzieri colmi di tesori: collane, bracciali, anelli, monete d’oro e corone che sicuramente erano state rubate a re e regine, principi e principesse. La bimba cercò affannosamente tra quei tesori pensando che una cosa preziosa come il segreto che stava cercando doveva per forza essere in mezzo alle altre ricchezze. I forzieri erano tanti e lei scrupolosamente li controllò tutti. Mai e poi mai la strega avrebbe immaginato di sentirsi fare una richiesta simile! Di corsa la bimba tornò a casa. Davanti alla porta trovò la Fata del Cielo che l’attendeva con ansia. “Ma … parla di te!” Purtroppo questa fiaba finisce qui, bambini, perché chi me l’ha raccontata a questo punto è dovuto andar via e non ha potuto continuare. Non so cosa accadde poi. Di sicuro le stelle tornarono a brillare nel cielo; anzi vi prego di guardarle stasera: sono più belle che mai. Ciò che non so è se si riaccesero anche i cuori del bimbo e della bimba. Ma vi prometto che non appena incontrerò quella persona mi farò dire il seguito e ve lo racconterò. (dal Web)
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Post n°1123 pubblicato il 22 Maggio 2012 da fataeli_2010
LA FATA CHE C’ERA UNA VOLTA (dal Web) |
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Post n°1122 pubblicato il 22 Maggio 2012 da fataeli_2010
le fate in armonia tra loro In un tempo molto lontano, tra boschi e prati, vivevano dei piccoli esserini alati amici degli animali, chiamati, con l'arrivo dell'uomo, fate. Le fate erano in armonia con la natura: loro curavano le piante ed in cambio ricevevano cibo e riparo. Erano felici le une con le altre; giocavano tutto il giorno con gli amici animali, senza stancarsi. Con l'arrivo della sera si coricavano su delle piccole zolle di muschio e, coperte da una foglia donata dall'albero più vicino, dormivano sonni profondi, protette dalle stelle e dalla Luna. Così facendo la Terra diventò un pianeta pacifico pieno di verde. C'erano fate in tutti i posti: dal deserto alla prateria, dal fiume ai boschi. Tutte erano unite da un legame talmente forte che, quando una fata si spegneva come una stella con l'arrivare delle prime luci, tutte le altre accorrevano per salutarla un'ultima volta. Con l'arrivo dell'uomo le cose cambiarono: le fate, pacifiche e sempre aperte alle nuove conoscenze, si mostrarono ai primi uomini, sicure che sarebbero diventati presto parte integrante della loro vita. Gli uomini, inizialmente incuriositi, osservarono per alcune ore quegli strani esserini, che danzavano gioiosi per i prati. Finito l'incanto iniziale, gli uomini ricominciarono le loro attività. Estrassero dalle loro bisacce degli strani arnesi di pietra che le fate non avevano mai visto ed iniziarono a legarle su dei rami trovati lì vicino. I piccoli esserini erano sempre più incuriositi, e ipotizzavano il loro scopo. “Secondo me lo usano per giocare.” disse una piccola fata con una campanula viola sulla testa. “Io sono convinta che sia un bastone per fare dei salti altissimi” disse un'altra con un vestitino composto da tante versi foglioline. Nel frattempo l'uomo che stava costruendo lo strano strumento cominciò a camminare in direzione di un docile gruppo di cervi. Gli animali nel vederlo non batterono ciglio, abituati com'erano alla presenza delle fatine. Tutte erano in attesa, con il fiato sospeso, curiose di sapere cosa quegli strani individui volessero mai fare. L'uomo afferrò il bastone, lo puntò e lo lanciò verso il cervo più grande del gruppo, abbattendolo in pochi secondi. Le fate, scioccate e spaventate, si rifugiarono dove poterono, cercando di scappare sia dall'uomo tanto brutale che dalle zampe degli animali spaventati. Il carnefice, assieme agli altri della sua specie, esultarono e si congratularono con il cacciatore. Le fate, quella notte, mentre gli uomini dormivano, ricominciarono a ballare e a far festa, sapendo però che quelle abitudini non potevano continuare. Arrivata l'alba, le fatine, per paura di essere uccise dall'uomo, decisero di non ballare e giocare, ma di rimanere, ognuna, nella propria casetta. Erano talmente dispiaciute di non poter passare più così tanto tempo insieme che piansero tante lacrime da bagnare il prato, dandosi, però, appuntamento alla sera successiva. Spuntato il sole gli uomini si svegliarono, scoprendo che tutt'intorno a loro erano presenti piccole gocce fredde che, poco a poco, sparirono con il calore. Da quel giorno in poi le fate si ritrovano ogni notte a far festa, consapevoli di dover separarsi la mattina, lasciandoci, come segnale della loro tristezza, tante piccole lacrime, chiamate, dagli uomini, rugiada. (dal Web)
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Post n°1121 pubblicato il 21 Maggio 2012 da fataeli_2010
La fatina della meditazione C'era una volta in un bosco un villaggio di fatine. Ognuna di loro viveva in una casetta fatta a fungo ed ognuna di colori diversi. Tutte le fatine erano specializzate in qualcosa, c'era la fata cuoca, la fata pasticcera, la fata sarta, la fata musicista, la fata lavandaia e via dicendo. Tra loro però c'era anche una fatina giovane, diciamo apprendista che stava cercando quale fosse il suo talento da sviluppare per aiutare poi le altre sorelle fatine. Quindi, ogni mattina si svegliava ed andava ad imparare il mestiere da ciascuna, però i risultati erano pessimi e non riusciva a capire quale fosse il suo talento perché pareva che non ci sapesse fare con nessuno dei mestieri che le altre le stavano insegnando.
Così, un giorno, la fatina corse disperata fino al centro del bosco e in lacrime si fermò seduta appoggiata ad una quercia secolare. Iniziò a piangere e singhiozzare disperata, finché di colpo le lacrime smisero di scendere e si rese conto di essersi improvvisamente calmata. Infatti, appoggiandosi alla corteccia dell'albero iniziò a percepire la voce della saggia quercia, questa le chiese: "come mai piangi e ti disperi così bella piccola fatina?" - lei rispose: "sono una frana, non riesco ad imparare a fare nulla di quello che riescono a fare le altre..non so cucinare, non so lavare, non so cucire e neanche suonare o cantare...quale sarà la mia fine se non potrò aiutare le mie sorelle? - l'albero disse: "io credo in te e sono certo che tu abbia un talento straordinario, solo che lo devi trovare dentro di te e non fuori" - la fatina dubbiosa rispose: "a cosa serve un talento invisibile?" - l'albero continuò: "tu hai un dono speciale e le altre staranno tutte meglio dopo che tu l'avrai scoperto. Continua ad andare tutti i giorni ad imparare dalle tue sorelle, non importa se la torta non è perfetta, se la tua cucina non è saporita o se il vestito che cuci è storto, continua ad imparare con fiducia e vedrai che presto capirai il tuo talento."
La fatina seguì il saggio consiglio della quercia e continuò ad andare ogni giorno senza lamentarsi a scuola di cucina, cucito, canto ecc...poi si prendeva del tempo per andare nel bosco a trovare la sua saggia consigliera. Si sedeva ai piedi della quercia con le gambe incrociate e semplicemente si metteva in ascolto dei messaggi che la quercia le comunicava, così col passare del tempo la piccola fatina si sentì sempre meglio e imparò un po' di tutto. Intanto, le altre fate divennero curiose di sapere come faceva ad essere sempre felice e soddisfatta. La piccola fatina disse di aver scoperto una quercia saggia a cui rivolgeva le sue richieste e che dispensava ottimi consigli, ma quando ci andò con le sue sorelle, queste non sentivano le risposte. La quercia le disse "cara, tu hai un talento speciale nel sostenere le tue sorelle e aiutarle ad essere più felici, questo è il tuo compito al villaggio. Ricordati anche che le risposte ad ogni tuo dubbio o problema sono già dentro di te come dentro ogni altra fata, tu sei stata brava a scoprire questo segreto ora continua ad insegnarlo a tutte le fatine che te lo chiederanno". E così fece, divenne un insegnante straordinaria ed insegnò a tutte l'arte del vivere felici.
Stretta la foglia e larga la via, dite la vostra ch'io detto la mia (dal Web)
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Post n°1120 pubblicato il 21 Maggio 2012 da fataeli_2010
ANGUANE, PICCOLE DONNE DELL'ACQUA E DELLA NOTTE
Brani tratti da "Indagine sul piccolo popolo", Laura Rangoni e Massimo Centini (Atlantide edizioni) e "Le Fate", Laura Rangoni (Xenia Edizioni)
(dal Web)
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