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Creato da fataeli_2010 il 06/12/2010

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Messaggi del 20/05/2012

La farfalla,la formica e la fata del Bosco

Post n°1118 pubblicato il 20 Maggio 2012 da fataeli_2010

La farfalla, la formica e la fata del bosco
Silvana De Mari

 Non è per dire, ma la fata del bosco, non andrebbe messa per prima?

C’era una volta una magnifica farfalla, che si chiamava Camilla, e che era proprio bella, veramente splendida, le sue ali scintillavano di rosa e di oro, i loro riflessi si avvolgevano nel sole di primavera, sposando la luce nella perfezione.

Si, va bene, era bella, hanno capito.

- Ma come sono bella, -gridava Camilla da mane a sera, volando nel sole e beandosi della sua bellezza nella luce.

Vorrei attirare l’attenzione sulle dizioni “ gridava” e “da mane a sera” che vuol dire dal mattino alla sera e nel mese di giugno fa 14 ore

- Ma che sfinimento – disse la fata del bosco che si stava tagliando le unghie dei piedi…

Si chiama pedicure, ma bisognava proprio specificare?

… e non era famosa per avere il carattere più gentile del mondo

Qualcuno ha mai provato a stare 14 ore con gli starnazzamenti di una farfalla nel cranio?

La fata del bosco decise di andarsene un po’ più in là, sotto il melo, dove faceva anche un po’ più di fresco, perché c’era un refolo di vento. La fata si mise giù nell’ombra e si addormentò.

Camilla sentì un ronzio, che era giustappunto la fata del bosco che ronfava come un cammello con le adenoidi.

Ma per favore, ho solo un po’di febbre da fieno.

Sperò fosse un po’ di pubblico, magari mosche e calabroni, tutta gente con ali stinfie

Ma stinfio che lingua é? Neanche c’è sul vocabolario

che sarebbe rimasta senza parole davanti al suo sfolgorante rosa dorato

Ma si, hanno capito, se stanno a leggere ‘sta roba, non devono essere dei geni, ma a questo punto dovrebbero aver capito

e si fiondò sotto il melo urlando:

- Ma come sono bella, come sono bella, sono proprio bella – urlò con quanto fiato aveva in gola.

La fata si svegliò di soprassalto.

- Ma tutti a me i deficienti – bofonchiò e ciabattando se ne andò al ruscello.

Io non ciabatto: ho gli infradito!

Mica come Cenerentola che a furia di tacchi di cristallo ha la borsite dell’alluce e i calli

Lì mise i piedi nell’acqua, tirò fuori la sua birra e la Gazzetta dello Sport e si mise in pace a leggere.

Il sole salì. Il caldo aumentò. La testa della fata si chinò di nuovo e sognò e sognò e sognò, sognò che aveva perso venti chili

Io di chili ne devo perdere solo diciannove e mezzo

e finalmente capitanava la sua squadra di rugby.

Ce l’avrei fatta nel ’76 a diventare capitano se non mi fossi fatta fuori i legamenti del ginocchio

Si mise a russare come un ippopotamo che le adenoidi se le era già fatte operare.

Si chiama anche rinite allergica.

Il ronzio superò il rumore dell’acqua, traversò il prato, raggiunse Camilla, che di nuovo pensò che fossero api, vespe, mosche e calabroni, decine di antenne che avrebbero vibrato davanti allo sfolgorante colore delle sue ali.

Camilla si fiondò starnazzando la sua bellezza con tutto il fiato che aveva in gola, urtò la faccia della fata che si svegliò di colpo e, in confronto, l’incredibile Hulk sembrava il puffo con gli occhiali.

Spero che l’autore di questa roba abbia un buon avvocato.

La fata puntò la sua bacchetta magica contro la farfalla e tutto il suo disprezzo e il suo livore si riversarono sulle ali di Camilla, che persero tutto il loro colore.

Ma non è vero: le si è solo rovesciata addosso un po’ di birra.

Divennero opache come lo sconforto, di un indistinto color topo morto di fame. Camilla restò senza fiato. Bofonchiò ancora un paio di :

- Come sono…Come sono…-

Ma si, hanno capito

Poi lo sconforto la travolse. Le sue ali grigiastre e stinfie

Ma stinfio che lingua vorrebbe essere? Non c’è nemmeno sul vocabolario.Dovrebbe voler dire squallido?

avevano pure perso forza, il disprezzo della fata le aveva intrise e appesantite e la trascinavano verso il basso. Camilla piombò sull’erba e qui sentì qualcuno che piangeva: era un piagnucolio disperato e lievissimo: Camilla non se ne sarebbe mai accorta, se il suo sconforto non l’avesse tirata giù nell’erba.

Il pianto veniva da una formichina che aveva una zampina fratturata, ed era disperata perché, se non raggiungeva

Se non avesse raggiunto: dopo il se ci va il congiuntivo.Ma che razza di italiano è questo?

il formicaio prima di sera, sarebbe morta lì, travolta dal gelo della notte e dal temporale che si stava annunciando. Allora Camilla, che in condizioni normali la formica neanche la avrebbe vista, tanto per fare qualcosa si prese la formichina, sopra le ali, quelle magnifiche ali che l’incantesimo della fata del bosco aveva scolorito,

era solo un po’ di birra

e svolacchiò verso il formicaio,

Neanche svolacchiare c’è sul vocabolario

restando bassa, nell’erba, sia per la vergogna di essere vista, sia perché, dopo l’incantesimo, pesava come il piombo.

Era la birra che pesava. Forse c’era anche un goccino di gin dentro, ora che ci penso.

E stando così bassa vide un chicchetto di grano.

- Prendilo, prendilo – urlò Geltrude,

Geltrude è la formica: il genio che sta raccontando questa storia non si è neanche preso il disturbo di dire i nomi.

La prossima volta me le racconto da me le mie storie. E Poi dicono che sono professionisti

così non muoio di fame -

Camilla fece una virata con picchiata, che sembrava un caccia di guerre stellari, ricuperò la briciola e ripartì verso l’alto.

- Un’altra briciola – urlò Geltrude.

Altra virata, altra picchiata

- Evvvvvvai- urlò Camilla

Sarebbe -E VAI!-. Questi sono pure semianalfabeti

Avanti tutto il pomeriggio, fino a che Geltrude ebbe scorte per tutto l’inverno. Camilla non si era mai divertita tanto in vita sua.

Forse c’era anche un goccetto di gin in quella birra ora che ci penso

Sentiva una gioia nuova, che le nasceva da dentro e riempiva tutto il suo essere, per la gioia di Geltrude che vedeva lo spettro della fame allontanarsi

per sempre, e poi per la gioia del volo.

E fare lo sforzo di trovare un sinonimo alla parola gioia, vi avrebbe uccisi tutti?

Non lo svolacchiare a vuoto, solo perché qualcuno ti guardi le ali, ma il volo vero, con il vento nelle antenne e l’aria che ti turbina attorno. Non si accorse nemmeno che le sue ali non erano più stregate e riprendevano forza e colore.

Si era asciugata la birra.

Calò la sera, le stelle brillarono.

Si alzò una brezza leggera. Geltrude e Camilla si addormentarono nell’erba, stremate e felici. La fata del Bosco passando le coprì con un lembo del suo velo d’oro perché il fresco della notte estiva non le disturbasse.

(dal Web)

 
 
 

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