Estremi Riflessi
spacco la realtà in mille pezzi taglienti, frantumo il quotidiano spietatamente,grido lodi infami...
Il paesello è immerso nella sua sonnolenza cronica, sotto una pioggerella lieve se ne sta a vegetare tranquillo, apatico. Il solito bar che sforna caffè, i negozi dalle vetrine poco illuminate, le solite pozzanghere. La pioggia non pulisce, bagna. Aloni di umidità sui muri del borgo storico, un vecchio curvo che guarda il modo con espressione accigliata, qualche auto che passa piano, il viale alberato semideserto.
Io ho viaggiato tanto da farmi apparire i posti tutti simili. Città affollate e villaggi sperduti diventano ai miei occhi solo posti dove mi trovo al momento. Casa non esiste. O forse è ovunque. La radio trasmette una vecchia canzone di Leonard Cohen, i lampioni sono indecisi se sia o no il momento di accendersi. Presto cambierò casa di nuovo, tanto per non smentirmi. Mi chiedo molte cose tutte insieme e non ho risposte da darmi.
La pioggia diminuisce di intensità, la sera si avvicina.
Leonard Cohen sussurra "you just say you're out there waiting, for the miracle, for the miracle to come..."
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Dio che caldo fa oggi, le strade sono un forno brulicante di gente che scivola via veloce. Non un alito di vento, persino i rumori sembrano più ovattati del solito. Un autobus rigurgita un paio di passeggeri dall'aria sfinita alla fermata di fronte ad un bar semideserto. Una volante della polizia passa oltre, occhiate annoiate dagli occupanti.
Che caldo terribile, ieri hanno rapinato una banca quì vicino, un incendio ha bloccato l'autostrada per ore e la gente era incasinata per via dell'ennesimo sciopero dei mezzi. Il contratto dei metalmeccanici è fermo a un livello ridicolo, i cartelloni pubblicitari sono pieni di gente che ride falsamente felice e io sudo.
Non amo sudare, farò un altra doccia mentre il mondo va avanti. Piano. Svogliatamente.
Dio che caldo fa oggi...
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Siamo tutti in un gran ballo mascherato lo avete notato? Chi si traveste da seria persona posata, chi da idiota, chi sceglie maschere meno pesanti.
I duri a tutti i costi, le belle ma sceme, le persone silenziose che lasciano che gli altri traggano le proprie conclusioni senza muovere un dito.
Atteggiamenti, attitudini, spettacoli a uso e consumo del mondo.
L'unica razza che io temo sono quelli che si travestono da amici. I falsi, gli ipocriti, i vigliacchi che ti dicono buone cose e ne fanno altre. Quelli che parlano dietro al prossimo e quelli che cambiano versione a seconda del proprio comodo.
La verità che sta dietro alle maschere è tangibile e prima o poi viene fuori.
Il resto sono solo passanti in un luogo affollato, onde nel mare.
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Il lavoro non mi è mai mancato fino ad oggi, anche se non ho un curriculum di grandi opere letterarie so fare diverse cose abbastanza comuni (o ritenute tali). Ho girato il mondo lavorando nelle mansioni più disparate vedendone di tutti i colori. Una mia grande ambizione è sempre stata di lavorare bene il ferro. So saldare abbastanza decentemente, intendiamoci, ma non conosco i trucchi del mestiere di fabbro quanto vorrei. Per una serie di vicissitudini mi trovo in un momento particolare, in un paese del Lazio dove da fare non ce n'è proprio e, dopo mille lavoretti saltuari (torno a dire che se si vuol lavorare non manca la possibilità in fondo) trovo su un giornale un annuncio "cercasi saldatore volonteroso". 100 chilometri da casa ma un bel paesello, la stazione che va a Roma per mia moglie che deve comunque prendere il treno, affitti abbordabili, bella officinetta e soprattutto ottimi prodotti finiti. Un caldo boia, un capo indaffarato al 125% del tempo disponibile e tanta voglia di fare. Comincio sentendomi dire "prova 5 giorni, diamo solo il rimborso spese (20 Euro) ma se sei bravo ti prendiamo..." . Ok, io, che parlo 4 lingue, ho 40 anni suonati e ancora ho voglia di lavorare nella vita, parto con entusiasmo a fare il fabbro per 5 giorni di prova. Complimenti per la puntualità, per il sacrificio nel fare tanta strada, per l'impegno costante etc etc. finisce la settimana, sabato si lavora, vabbè, poco male, soldi in più mi dico. Lunedì vieni alle 7, ok, soldi in più mi ridico... Ogni giorno si lavora fino alle 18 ma se vuoi fermarti puoi. Humm, ne parliamo con calma rispondo, stasera devo fare la spesa che sabato non ho potuto, ma sono pur sempre soldi in più, no?
Arriva il lunedì, finalmente mi dicono di andare in ufficio a parlare per il contratto.
Tempi duri, pochi soldi, non sei ancora un fabbro fatto (cercavate un saldatore, io sono un saldatore, comunque ok), a volte ci sarà da fermarsi il sabato fino verso le 16 (le se-di-ci?) ma hai grinta e capacità, sei uno che impara e se ti ci metti di impegno vedrai. Ok, ma lo stipendio? Non possiamo metterti in contratto subito ma facciamo così
UDITE UDITE
Vieni un mese, lo stipendio per ora è di 900 euro, straordinari inclusi.
La mia faccia ve la immaginate.
AH, ma i sabati una trentina di euro ti e escono extra!
Io ne spendo 20 di benzina e autostrada.
In fabbrica, per 8 ore di lavoro tranquillo, sabati liberi, ne prendevo 1200. Non sentivo il termine "straordinari inclusi" senza specificazione di QUANTI straordinari dagli anni '80.
Ho comprato un nuovo giornale di annunci, a fare il pony express a Roma danno 2,40- 2,90 euro a consegna. Nei call center 6 ore a 700 euro. Se la sera faccio la consegna pizze guadagno di più. Parecchio. Stesse ore. Senza mal di schiena.
Ora vado a farmi una doccia, sono lurido di fumo di saldatura, limatura di ferro e olio.
L'artigianato italiano sta deragliando...chissà perchè.
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Mi hanno criticato perchè stavo godendomi la mia Marlboro in santa pace, fuori da un bar. "Certo che- mi ha detto una mamma sovrappeso -dove ci sono dei bambini potresti anche fare a meno di impestare l'aria no?"
Ho risposto articolando il discorso nelle seguenti tre fasi:
1 dentro non posso fumare, sennò mi multano.
2 fuori ci sono 40 gradi e una cicciona che mi rompe le balle, quindi devo avere voglia davvero di questa sigaretta veloce, no?
3 ma con tutti i posti dove portare un bimbo, ma proprio nel gazebo di un bar a 40 gradi all'ombra, dove la gente beve, fuma e fa cose "da bar"?
Vergognati donna immorale, io sarò un fumatore ma tu resti una pessima madre.
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Ho acceso la televisione.
Non lo facevo da tempo.
Non avrei dovuto farlo.
Ho subito un film già visto mutilato dalla pubblicità, un telegiornale che faceva piegare dal ridere nel quale mi hanno raccontato un sacco di belle cose sul nostro meraviglioso Stato e un telefilm del 2000.
Poi ho preso la tv e la ho portata in soffitta, tra le cose inutili.
Ora sto meglio,devo dire.
Avrò sbagliato?
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Io sono la voce critica che se ne frega del giudizio comune, dico ciò che credo di dover dire e lo faccio quando mi va. Non sono che una voce slegata dal mondo, quindi non datemi troppo peso per favore. Non voglio risultare noioso, non vi racconterò di me, non pretendo di sapere di voi. Io dico la mia, non posso farne a meno.
Benvenuti nel mio inferno.
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Le premesse:
Ogni mattina lo vedo, insignificante esempio di nullità, parte dell'arredamento del solito bar. Sposato con una creatura noiosa almeno quanto lui, si abbevera a base di grappini già prima di andare a lavoro, a farsi sfruttare come un'onesta merdaccia fantozziana.
Rifugge ogni forma di pensiero coordinato con la logica, rifugiandosi nel calcio dei beceri tornei locali,sbavando alla vista delle impiegate colazionanti alle quali non rivolgerebbe mai la parola.
Non conosce altra letteratura che non la cronaca locale della zona in un raggio inferiore ai cinquanta chilometri da casa sua, preferibilmente digerita dal video piuttosto che letta da un giornale.
Canticchia ritornelli di canzonette delle quali non conosce il testo per intero, guida auto di seconda mano dall'aria semi nuova, semi sportiva, semi accessoriata. Semi tutto per intenderci.
La sua più grande soddisfazione è però il rifugio per il perdente più classico, la effimera uscita di sicurezza per ritardati dalla fantasia limitata: il videopoker.
Quotidianamente il nostro soggetto si arrotola di entusiasmo infantile aspirando a vincite modeste, ma secondo la sua mente avvinazzata, certissime.
Spaccando i coglioni al prossimo suo (nella fattispece il sottoscritto) trae dal mobiletto tritasoldi suoni inarticolati ma sempre squillanti e fastidiosi, bofonchiando dialettali pigolii di disapprovazione ogni botta da un deca (cinque euro sono un vecchio deca circa, eccheccazzo!) che la mostruosa macchinetta sollazza deficenti gli ingurgita.
Raramente prorompe in esagerate esclamazioni degne di una vittoria olimpica per un cazzonesò-shot-pot-tris da cinquanta sacchi che rigioca puntualmente nei dieci minuti seguenti.
Dopo circa una mezzora di tortura agli astanti (ogni mattina!!) si ricompone, riallaccia il colletto sudaticcio della camicia, si passa una mano tra i radi capelli con riportone, ingurgita un ulteriore grappino e si dilegua in via di un misterioso lavoro probabilmente sottopagato. Idem, mi dicono, ogni sera alla fine della giornata.
La lettera:
Caro omino del videopoker: vaffanculo te e le macchinette scassacazzo.
E basta.
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Inviato da: thextrem
il 23/07/2011 alle 19:54
Inviato da: giny69
il 20/07/2011 alle 20:33
Inviato da: thextrem
il 20/07/2011 alle 17:55
Inviato da: ArunaR
il 19/07/2011 alle 13:05
Inviato da: thextrem
il 19/07/2011 alle 11:14