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miami979
   
 
Creato da miami979 il 08/07/2010

Ignoto ed altro

Fenomeni inspiegabili ed altro, di Luca D'Arienzo

 

 

Nuova teoria sui buchi neri

Post n°67 pubblicato il 03 Aprile 2012 da miami979
Foto di miami979

Gli astronomi hanno avanzato una nuova teoria sul perché alcuni buchi neri diventano estremamente massicci.

I ricercatori del Regno Unito e Australia hanno indagato su come alcuni buchi neri crescano così in fretta diventando miliardi di volte più pesanti del Sole.
Il team della University of Leicester (UK) e della Monash University in Australia hanno cercato di capire come i buchi neri possano crescere diventando velocemente così grandi.

Il prof. Andrew King del Dipartimento di Fisica e Astronomia, dell'Università di Leicester, ha dichiarato: "Quasi ogni galassia ha un enorme buco nero massiccio nel suo centro. La nostra galassia, la Via Lattea, ne ha uno, circa quattro milioni di volte più pesante del Sole. Ma alcune galassie hanno un buco nero un migliaio ancora di volte più pesante. Sappiamo che sono cresciuti molto rapidamente dopo il Big Bang".
"Questi buchi neri estremamente massicci erano già cresciuti quando l'Universo era molto giovane, meno di un decimo della sua età attuale".

I buchi neri crescono aspirando gas. Questo fenomeno accresce un disco attorno al buco in spirali, ma di solito avviene così lentamente che i fori non avrebbero potuto accrescere fino a queste enormi masse in tutta l'età dell'Universo. "Avevamo bisogno di un meccanismo più rapido", dice Chris Nixon, anch'esso della Leicester, "così ci siamo chiesti cosa sarebbe successo se il gas arrivasse da diverse direzioni".
Nixon King e il suo collega Daniel Price in Australia hanno fatto una simulazione al computer di due dischi di gas in orbita intorno a un buco nero ad angoli differenti. Dopo un breve periodo di tempo i dischi si diffondono e si scontrano con grandi quantità di gas che rientrano nel foro. Secondo i loro calcoli, i buchi neri possono crescere 1.000 volte più velocemente quando questo accade.

"Se due uomini guidano una moto su un muro della morte e si scontrano, perdono la forza centrifuga tenuta dalle pareti e cadono", dice King. La stessa cosa succede per il gas in questi dischi e cade in verso il foro.
Questo può spiegare come questi buchi neri sono diventati grandi così in fretta. "Non sappiamo esattamente come agiscono i flussi di gas all'interno delle galassie nell'Universo primordiale", ha detto King, "ma penso che sia molto promettente pensare che, se i flussi fossero caotici sarebbe molto facile per il buco nero nutrirsi da essi".
I due buchi neri più grandi mai scoperti sono ciascuno circa dieci miliardi di volte più grandi del Sole.

La ricerca è stata pubblicata nelle Monthly Notices della Royal Astronomical Society ed è stata finanziata dal Regno Unito Science and Technology Facilities Council.

 

 
 
 

IL FUTURO A PRESCINDERE DAL PASSATO

Post n°66 pubblicato il 03 Aprile 2012 da miami979
 
Foto di miami979

 

..e se il futuro fosse già scritto.... e se la realtà come la conosciamo fosse solo un ologramma proiettato da una dimensione parallela....qual'è il confine che ci separa dalla verità assoluta, perchè non riusciamo a comprendere da dove veniamo e dove siamo diretti...in un'universo pieno di misteri dove lo spazio ed il tempo non sono costanti perchè noi umani ci ostiniamo a vivere in una scatola chiusa senza comprendere che ogni singola persona crea la sua realtà nella propia mente costruendo la grande illusione di vivere in un determinato momento....eppure esiste la chiave per aprire quella porta basta sapere ascoltare un " deja vu " puo darci la risposta a queste domande la sensazione che quel tempo sia gia trascorso e che il presente sia solo una conseguenza di azione gia fatte e vissute........reminiscenza e universi paralleli contribuiscono a formare il nostro futuro che cambia di forma ma non in sostanza.......ma forse non ci è dato sapere, non siamo pronti , non siamo capaci di comprendere un aletheia sovrannaturale, e quando tutto diverrà chiaro sarà solo l'inizio.................. Di Luca D'Arienzo

 
 
 

Anonymous, attacco alla rete.

Post n°65 pubblicato il 28 Aprile 2011 da miami979
 
Foto di miami979

Solo da qualche giorno ci si accorge del fenomeno informatico che ha mandato in tilt il sistema PSN di  sony playstation (da 8 giorni out) ed ancora prima quello del governo italiano e di mediaset (per alcune ore), anche se chi navigha nella rete ad  un livello superiore li conosce molto bene essendosi dichiarati gia da tempo.  Ma chi sono anonymous? e cosa vogliono? 

Per capire il loro modo di pensare e di essere possiamo leggere alcuni dossier pubblicati ,come il seguente, tratti da http://www.gialli.it/la-storia-di-anonymous, e commentati dagli stessi Anonymous, o seguire il loro percorso dal sito

 http://www.tomshw.it/cont/news/gli-anonymous-avvertono-sony-e-solo-l-inizio/30680/1.html

Noi siamo anonimi/ Noi siamo legioni/ Noi non perdoniamo/ Noi non dimentichiamo/ Aspettaci – sempre.

“Un’idea senza padrone”. Questo è Anonymous. Un’idea. Troppo facile chiamarla gruppo o organizzazione. Troppo facile credere di smascherare i volti di chi si cela dietro di lei. Perché Anonymous è qualcosa che si muove con intelligenza e provocazione grazie ad operazioni organizzate da esperti di computer. Da hacker. Ma non solo.

di ADRIANA D’AGOSTINO

Aveva dato la sua parola Aaron Barr (l’amministratore delegato di HBGary Federal un’azienda che si occupa della sicurezza informatica) . Nel corso di un’intervista con il Financial Times. Aveva detto che avevano le ore contate quei criminali. Che li aveva in pugno. Che avrebbe smascherato pubblicamente i loro leader e che avrebbe consegnato tutti i dati raccolti sulle loro illegali azioni telematiche all’FBI.
Ne sa qualcosa di crimini in rete Aaron Barr, che di mestiere fa l’amministratore delegato della HBGary Federal, una grande azienda americana che si occupa di sicurezza informatica. Ma Aaron Barr non sa con chi ha a che fare. Aaron Barr sa solo che il collettivo di hacker autodefinitosi Anonymous sta diventando agli occhi di tutti una seria minaccia di cui doversi liberare. Perché, di questo passo, c’è il rischio che scoppi una vera e propria cyber-war senza esclusione di colpi.

Per il Guardian on-line, Anonymous è diventato una categoria del settore tecnologia. I suoi nemici hanno predisposto una serie di contromisure per prevenirne le azioni. Microsoft ha inserito LOIC, il software utilizzato da migliaia di utenti per effettuare gli attacchi,  nella sua lista di virus; l’FBI ha stilato 40 mandati di perquisizione per identificare i senza-volto e le polizie europee sono riuscite a fermare qualche sedicenne appassionato di computer spacciandolo per la mente dell’organizzazione.

Ma di quale crimine si sarà mai macchiato questo gruppo di persone autonome? Dopo aver intrapreso una chiara azione di boicottaggio nei confronti di società come Visa, Paypal e Mastercard (colpevoli di aver bloccato i bonifici dei sostenitori di Wikileaks), Anonymous è riuscito addirittura a creare una rete formidabile di solidarietà ed attivismo internazionale durante le insurrezioni tunisine ed egiziane. Questo grazie alla messa a disposizione per tutti i cittadini di informazioni nascoste e di tecniche di comunicazione digitali alternative, cioè difficilmente individuabili dal regime.

Ma non è tutto. Rendere inattivo da un momento all’altro il sito del Presidente Mubarak e quello del governo dello Yemen è stato, per lui, un gioco da ragazzi.
E quando il sistema della posta elettronica governativa tunisina è letteralmente caduta nel caos?
L’intero establishment di Ben Ali è stato messo ko per dieci lunghissimi minuti.

Il nostro Paese non è rimasto certo immune dalla campagna di diffamazione governativa via web.
E’ infatti dal mese di febbraio che è attiva la cosiddetta “Operazione Italia” che ha già colpito il sito ufficiale del governo, quello della camera dei deputati e quello del senato, rendendoli tutti letteralmente “morti” per qualche ora. Anche il sito di Mediaset è stato oscurato dagli attivisti, ed è di qualche ora fa l’accusa sollevata dal portale de ilGiornale.it che ha denunciato un tentativo di blocco da parte della pirateria informatica legata ad Anonymous sventato nella giornata di martedì. “ Il Governo italiano ha tra le sue priorità quelle di censurare il web, di corrompere e manipolare l’informazione per fini personali. No, un governo così non sarà mai un governo appoggiato dai cittadini, dagli Anonymous”.

La modalità di attacco è sempre la stessa: Anonymous individua un obiettivo particolarmente significativo. Dopo aver trovato una falla nel suo sistema, lo inonda di dati fino a farlo andare in tilt, fino a disattivarlo momentaneamente. In gergo si chiama attacco DoS, un metodo abbastanza semplice e poco originale dal punto di vista tecnico. Ma ottiene il risultato desiderato: saturare la capacità di banda del server per renderlo inaccessibile anche per delle ore. Di danneggiare seriamente il sito non se ne parla. Un vero hacker ha un’etica ed il suo scopo non è distruttivo. Mettere in ginocchio anche solo per un attimo le istituzioni, può e deve essere un reale gesto di dissenso. Anche senza scendere in piazza. Perché è lo Stato il primo a contribuire alla violenta crisi che colpisce i nostri paesi. E’ da chi lavora per suo conto che vengono continuamente determinate censure nell’informazione e nella libertà di espressione. Ma agli anonimi non sfugge niente. Sembra che non esistano, ma stanno a guardare, ad osservare l’operato del Potere per renderlo trasparente. Si prendono gioco di tutto e di tutti. Nascondono i loro volti dietro icone riconducibili a famosi fumetti. Hanno un logo che ricorda quello delle Nazioni Unite, con in più il corpo di un uomo senza testa ed un grosso punto interrogativo a sostituirgli i connotati. Il che, certamente gli conferisce ufficialità, ma soprattutto lo rende un simbolo riconoscibile, un punto di riferimento. Perché tutti possono far parte di Anonymous, tutti possono contribuire alla battaglia. E poi ci sono i manifesti. Quelli valgono più di mille volti. Anonymous ne rilascia uno ogni volta che compie una delle sue azioni. Lo fa per spiegare all’opinione pubblica contro chi e perché si è agito.

Ma allora chi c’è dietro tutto questo? Barr deve esserselo chiesto tante volte. Senza trovare una vera risposta. Perché così come è probabile che esista un nucleo centrale, così è chiaro che un’operazione come quella di Anonymous richieda la collaborazione di persone che abbiano le più svariate competenze: grafici, moderatori di forum, ideologi, portavoce che gestiscano il rapporto con i media, amministratori di sistema, procacciatori di news. Persone lontane che comunicano grazie a Twitter ed a Facebook dei quali cambiano account alla velocità della luce per non essere rintracciati. Non si tratta, quindi di mera competenza tecnologica, ma di ricerca della perfezione, di curiosità e creatività.

Chissà se Aaron Barr aveva messo in conto di poter essere anche lui vittima dei “vigilanti della rete”. Lui. Che dei metodi di difesa contro gli attacchi hacker ne aveva fatto la sua bandiera. Di fronte al suo colletto bianco, Anonymous non si limita al danno ma anche alla beffa. Dopo essere penetrato nei sistemi di sicurezza dell’azienda HBGary ed aver sottratto e-mail, documenti riservati ed il codice sorgente di molti dei prodotti di sicurezza, Anonymous li ha pubblicati in rete. E per completare l’opera, dopo aver violato l’account twitter dello stesso Aaron, lo ha reso pubblico durante il Super Bowl. Circa 50mila mail della società, l’indirizzo, numero di telefono e numero di assistenza sanitaria di Aaron Barr sono stati divulgati sul web. Stiamo parlando di tutti i suoi dati personali, comprese le email e  i famosi dati da lui raccolti, tutti prelevati e distrutti. Game over HBGary Federal. E game over anche per il nemico Aaron Barr che subito dopo aver riavuto il suo account ha dichiarato: “Sto cercando di assicurarmi di non aver perso i miei soldi, e di altre cose simili…Ok, Anonymous mi ha giocato un brutto tiro. Probabilmente ci vorrà un po’ di tempo per mettere insieme tutti i pezzi”.
Quale sarà la prossima mossa di questi moderni contestatori? Quale sarà il prossimo bersaglio?

 La storia di Anonymous completa e  su

http://it.wikipedia.org/wiki/Anonymous

 
 
 

Katla, questioni di giorni e un supervulcano potrebbe scatenare una catastrofe enorme.

Post n°64 pubblicato il 11 Aprile 2011 da miami979
 
Foto di miami979

L'eruzione del vulcano Eyjafjallajökull  avvenuta ad aprile 2010 potrebbe causare una catastrofe spaventosa.

Il Katla è il vulcano attivo più vicino al Eyjafjallajökull, e gli scienziati credono che possa esserci una relazione fra i due vulcani. Questa relazione non è fisicamente provata, ci spiega Magnus Tumi Gudmundsson, un geofisico dell’ Università d’Islanda. Una circostanza, una connessione storica, ci dice, “sta focalizzando l’attenzione della gente sul Katla”. “Sappiamo che di quattro eruzioni dell’ Eyjafjallajökull nel passato [dal 500 d.c.] in tre occasioni vi è stata contemporaneamente o poco dopo un’eruzione del Katla.” “Dove per poco dopo intendo una scala temporale variabile fra qualche mese ed un anno.” “Pensiamo che la probabilità di un’eruzione del Katla nel prossimo futuro sia cresciuta dopo l’eruzione dell’ Eyjafjallajökull. Kathryn Goodenough del British Geological Survey rivela che, a tutt’oggi non esiste una spiegazione fisica per questo collegamento apparente. “Gli scienziati non sanno ancora quanto la connessione apparente sia reale”, dice. “Ma sappiamo che ci sono fessure che corrono fra i due vulcani.” E sono molto vicini l’uno all’altro”. “Sono anche sottoposti alle stesse forze tettoniche. Quindi è probabile che se il magma riesce a trovare un percorso di crescita al di sotto di uno di essi, possa trovare la sua strada anche al di sotto dell’altro”. I ricercatori sanno che i due vulcani hanno camere magmatiche separate, ma molti sospettano che queste camere siano fisicamente collegate in qualche modo, in profondità sotto la superficie della terra. “ Ma questa è solo una speculazione, spiega Goodenough. “ Non abbiamo prove geofisiche che ci chiariscano il problema”.


Eyjafjallajökull

Il Katla è un grande vulcano dell'Islanda, importante sia per le sue dimensioni che per l'intensità delle sue eruzioni. È localizzato nel sud del paese al di sotto del ghiacciaio Mýrdalsjökull, la sua ultima eruzione avvenne nel 1918. La sua caldera ha il diametro di circa 10 km ed erutta con una cadenza variabile tra i 13 e gli 80 anni, l'eventuale nuovo fenomeno è perciò piuttosto in ritardo e il cratere risulta costantemente monitorato. A partire dall'anno 920 si sono avute 17 eruzioni documentate. Il Katla fa parte di un sistema vulcanico più vasto (uno dei più complessi e poderosi al mondo), centrato sul vulcano Grímsvötn e che include inoltre il vulcano Laki e la fossa vulcanica di Eldgjá. Spesso il Katla è catalogato erroneamente come Supervulcano per la presenza di una caldera alla sommità dell'edificio vulcanico, tuttavia rientra nella fascia delle caldere vulcaniche le cui eruzioni possono essere di carattere Pliniano o Ultra-pliniano.

A rendere ancora più particolare la situazione del Katla è il fatto che il Katla è un vulcano sub-glaciale ossia è ricoperto da un ghiacciaio che arriva ad avere uno spessore di 600 m sopra il vulcano. Prima che si costruisse l'Hringvegur, (la strada ad anello che attraversa lo stato islandese), la popolazione locale temeva di attraversare le pianure nei pressi del vulcano a causa delle jökulhlaup: le improvvise inondazioni dei fiumi determinate dalle eruzioni che sciolgono i ghiacci sovrastanti. Infatti le eruzioni subglaciali hanno come primo effetto quello di creare, tra il vulcano e il ghiaccio sovrastante, un lago sub-glaciale originato dalla fusione del ghiaccio a causa dell'intenso calore espulso dal vulcano. Se poi per le forti pressioni che si generano tra il vulcano e il ghiacciaio riescono a rompere parte della massa di ghiaccio che ricopre il vulcano, (o se tutto il ghiaccio sovrastante collassa ha causa dell'eruzione), l'acqua del lago viene spinta improvvisamente fuori dal lago provocando improvvise grandi inondazioni. Particolarmente significativi furono i lahar provocati dal fenomeno del 1918, che arrivarono a misurare 125 km² e un ampliamento della linea costiera di 5 km

http://it.wikipedia.org/wiki/Katla

 
 
 

Il paradosso di Enrico Fermi

Post n°63 pubblicato il 25 Gennaio 2011 da miami979
 

Il paradosso di Fermi è un paradosso che si dice sia stato proposto dal fisico Enrico Fermi nel contesto della probabilità di contattare forme di vita intelligente extraterrestre.



Il paradosso si riassume solitamente nella domanda "Dove sono tutti quanti? Se ci sono così tante civiltà evolute, perché non abbiamo ancora ricevuto prove di vita extraterrestre come trasmissioni di segnali radio, sonde o navi spaziali?". Estremizzando la questione, il problema diventa se noi esseri umani siamo la sola civiltà tecnologicamente avanzata dell'Universo. Questo problema viene usualmente posto come monito alle stime più ottimistiche dell'equazione di Drake (vedi più in basso), che proporrebbero un universo ricco di pianeti con civiltà avanzate, in grado di stabilire comunicazioni radio, inviare sonde o colonizzare altri mondi.

La situazione paradossale è dovuta al contrasto tra la sensazione, da molti condivisa e supportata da stime del tipo di quella di Drake, che noi non siamo soli nell'universo e il fatto che i dati osservativi contrastino con questa sensazione. Ne deriva che la nostra osservazione o comprensione dei dati deve essere errata o incompleta.

Nel 1950, mentre lavorava nei laboratori di Los Alamos, Enrico Fermi prese parte ad una conversazione con alcuni colleghi, tra cui Edward Teller, mentre questi si recavano a pranzo. La conversazione verteva su un recente avvistamento di UFO riportato dalla stampa, su cui ironizzava una vignetta satirica. La conversazione si protrasse su vari argomenti correlati, finché improvvisamente, durante il pranzo, Fermi non esclamò "Where are they?" (trad. "Dove sono?").

Possibili soluzioni (qui ne elenchiamo qualcuna, per altre ipotesi rimando alla lettura di "If the Universe is Teeming with Aliens...Where is everybody?" di Stephen Webb)

Siamo soli

La soluzione più semplice è che la probabilità che la vita si evolva spontaneamente nell'universo e si evolva fino a produrre una civiltà evoluta sia estremamente bassa.

Molti sono gli elementi contemporaneamente necessari perché la vita come la intendiamo noi, basata sul carbonio, possa evolversi su un pianeta. Fattori astronomici, come la posizione all'interno della galassia, l'orbita percorsa dal pianeta intorno alla sua stella centrale e la tipologia di quest'ultima, la sua ellitticità e l'inclinazione dell'orbita, nonché la presenza di satelliti naturali delle caratteristiche della Luna, sono tutti fattori determinanti alla predisposizione alla vita. L'attuale nascita della vita, lo sviluppo di forme di vita intelligente e quindi di civiltà richiede che molte altre coincidenze siano verificate. Gli studi sul nostro Sistema Solare sembrano confermare l'eccezionalità della vita sulla Terra.

Questa tesi può essere contestata sostenendo che la vita non debba necessariamente essere come la osserviamo sulla Terra, ma possa evolversi in condizioni differenti, e che non debba necessariamente basarsi sul carbonio. Molta dell'incertezza deriva dal fatto che i meccanismi che portano alla nascita della vita sono ignoti e quindi è molto difficile, se non impossibile, stimarne la probabilità. Tuttavia l'occorrenza della vita è ritenuta un evento poco probabile anche da parte di alcuni sostenitori dell'esistenza di civiltà aliene; per scavalcare questo problema costoro hanno formulato l'ipotesi della panspermia, la quale sostiene che la vita possa diffondersi facilmente attraverso l'universo o addirittura, nella forma sostenuta da Francis Crick, che possa essere deliberatamente diffusa da civiltà tecnologicamente evolute.

Le civiltà evolute hanno breve durata

Un parametro dell'equazione di Drake è la durata media delle civiltà tecnologicamente evolute. Drake stimò una durata di 10.000 anni (da quando ha iniziato a poter comunicare con onde radio).

Le cause della scomparsa di una civiltà possono essere sia naturali che culturali. Se una civiltà tende naturalmente ad annientarsi, è solo questione di tempo perché inventi i mezzi necessari. L'unico dato osservativo disponibile è che la nostra civiltà dispone da decenni dei mezzi necessari, ma per ora è sopravvissuta. Anche in questo caso è difficile dire quanto la lotta gerarchica, l'aggressività, e l'autoritarismo, elementi del militarismo, siano prerogative della razza umana o siano costanti universali intrinsecamente legate all'evoluzione o all'organizzazione politica degli individui intelligenti. Si consideri che non è necessaria una distruzione totale della specie, ma è sufficiente una involuzione a livelli primitivi dei sopravvissuti per sottrarre la civiltà alla lista di quelle in grado di comunicare. Anche eventi catastrofici di tipo naturale possono considerarsi come gravi pericoli per un pianeta vivo: l'impatto di una cometa, di un asteroide, l'eruzione di un supervulcano o l'alterazione delle condizioni climatiche sono tutte minacce alla vita sulla Terra. Sappiamo che la Terra è stata più volte bersaglio di eventi catastrofici, che hanno causato diverse estinzioni di massa (la più nota nell'opinione pubblica è quella dei dinosauri). Eventi di questo tipo sarebbero prevedibili da una civiltà anche più arretrata della nostra, ma difficilmente rimediabili o prevenibili.

Il problema con questa tesi è che non esiste un campione statisticamente valido con cui poter stimare il parametro di durata media di una civiltà tecnologicamente evoluta. Infatti estrapolare tale valore dalle informazioni relative alla nostra esistenza, oltre a non essere statisticamente sensato, vizia il risultato con un effetto di selezione.
 
Piccola parentesi per i fumettologi: questa tesi è stata anche sostenuta nei fumetti della serie Marvel Ultimate, in cui Reed Richards, membro dei Fantastici 4, sostiene che le civiltà aliene si estinguano a causa dell'arrivo di Galactus (Gah Lak Tus), se non erro nella saga Ultimate Nightmare oppure in Ultimate Secret.

Esistono ma sono troppo lontane

L'universo è estremamente vasto. Prendendo come riferimento la velocità della luce, essa impiega oltre 2 milioni di anni solo per arrivare alla galassia più vicina. È dunque possibile che esistano diverse civiltà evolute e desiderose di comunicare, ma isolate dalle enormi distanze intergalattiche. Questa soluzione però implica che probabilmente siamo soli nella nostra galassia, in contrasto con le stime meno pessimistiche dell'equazione di Drake, che ipotizza l'esistenza di 600 civiltà evolute. Una forma corretta di questa tesi afferma che le civiltà aliene sono attualmente troppo lontane, ovvero che esistono civiltà relativamente vicine, ma che non hanno ancora intrapreso o hanno intrapreso da poco esplorazioni o comunicazioni spaziali.

Ma anche questa ipotesi non è del tutto soddisfacente: infatti se il principio di mediocrità deve essere applicato per postulare l'esistenza di altre razze aliene, deve essere applicato anche per scartare posizioni temporali speciali nella storia della galassia, come sarebbe quella dell'inizio della colonizzazione galattica.

Esistono ma non comunicano o non vogliono comunicare

Ancora più complesso è ipotizzare quale sia la probabilità che una prima forma di vita biologica possa evolversi fino a creare una specie autocosciente e desiderosa di comunicare. È possibile che nell'universo esistano molti corpi celesti ospitanti una forma di vita, ma su pochissimi questa si sia evoluta in una civiltà tecnologica. Inoltre anche se una civiltà sviluppa i mezzi adatti, non è detto che abbia l'idea o il desiderio di cercare di comunicare con altri mondi, magari o perché non ci considerano degni (potrebbero considerare la nostra una civiltà troppo guerrafondaia che mal reagirebbe ad un contatto con loro) o hanno paura di noi o comunque perché forse pensano che un contatto diretto possa nuocere a noi o a loro o semplicemente non hanno mai sviluppato l'idea dell'esistenza di altre civiltà con cui comunicare.

Tuttavia concepire una razza aliena come un'unica entità non è soddisfacente: se pure la civiltà o razza aliena nel suo complesso fosse disinteressata, timorosa o non desiderosa di comunicare con altre civiltà, ciò non preclude che al suo interno debbano esistere individui o gruppi di individui che siano desiderosi o interessati a comunicare.

Non siamo in grado di ricevere le loro comunicazioni

Tutti i nostri attuali tentativi di inviare o ricevere comunicazioni con altri mondi si sono basati sull'utilizzo di onde elettromagnetiche. Così come prima dell'epoca di Guglielmo Marconi non avremmo neppure immaginato di usare questo mezzo, così potremmo non essere neppure in grado di immaginare le tecniche usate da civiltà radicalmente diverse dalla nostra. Alcune tecnologie teorizzate potrebbero essere basate sui neutrini, le onde gravitazionali o la correlazione quantistica. Vi è da aggiungere che tali tecnologie di comunicazioni teorizzate sono molto opinabili sulla base delle conoscenze scientifiche attuali, in particolare utilizzare la correlazione quantistica per trasmettere informazioni contrasta con un ben assodato teorema della meccanica quantistica. La trasmissione mediante onde gravitazionali o neutrini, non pone obiezioni di carattere teorico, ma richiederebbe delle civiltà con a disposizione una quantità di energia paragonabile a quella contenuta in larga parte dell'Universo. Attualmente vi sono in funzione in alcuni laboratori rivelatori di neutrini e di onde gravitazionali in grado di misurare tali ipotetici segnali se particolarmente intensi. Si può comunque ipotizzare che una civiltà attraversi diverse fasi di evoluzione tecnologica, passando anche per le relativamente facili onde elettromagnetiche. È ragionevole ritenere che scienziati di questa civiltà siano in grado comunque di ricevere e decodificare segnali radio, anche se per loro ormai obsoleti.

Rimanendo nel campo delle onde radio dobbiamo tenere in considerazione il problema della velocità della luce. Le microonde da noi emesse da quando si è sviluppata la televisione, si stanno ancora allontanando da noi alla velocità della luce in tutte le direzioni. Il raggio in anni luce della sfera entro la quale queste informazioni sono ricevibili coincide numericamente con il periodo in anni dal quale le trasmissioni sono iniziate. Nel caso della Terra questo valore è quindi di circa 50 anni luce. La tendenza ad ottimizzare le trasmissioni per ragioni economiche, come nel caso della televisione digitale o dei telefoni cellulari, focalizzandole in fasci di microonde e sopprimendo la portante, fa sì che i segnali trasmessi siano meno distinguibili dallo spazio.

I critici di questa soluzione fanno notare che se una civiltà aliena volesse comunicare, utilizzerebbe dei segnali facilmente riconoscibili come tali, come ad esempio una modulazione con portante. Se tale civiltà intendesse usare segnali di difficile ricezione per evitare di comunicare con altre civiltà più arretrate o diverse, si ricadrebbe nel caso precedente. Inoltre alcuni dei mezzi di comunicazione proposti, alternativi alle onde elettromagnetiche, o sono speculazioni teoriche o sono già rilevabili con la tecnologia terrestre.
 
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Equazione di Drake

L'equazione di Drake è il risultato di un ragionamento speculativo sulla possibile esistenza e numero di civiltà evolute extraterrestri.

L'equazione fu proposta nel 1961 dall'astronomo Frank Drake come tentativo di stimare il numero di civiltà extraterrestri evolute presenti nella nostra galassia, con le quali potremmo pensare di entrare in contatto. Il problema più impegnativo per la ricerca è ora di determinare i fattori che figurano nell'equazione.

La formula è la seguente:


 
in cui:

    N   è il numero di civiltà extraterrestri evolute presenti oggi nella nostra Galassia
    R*   è il tasso medio di formazione stellare nella Via Lattea
    fp    è la frazione di stelle che possiedono pianeti
    ne   è il numero di pianeti per sistema solare in condizione di ospitare forme di vita
    fl    è la frazione dei pianeti ne che ha effettivamente sviluppato la vita
    fi    è la frazione dei pianeti fl su cui si sono evoluti esseri intelligenti
    fc    è la frazione di civiltà extraterrestri in grado (e con la volontà) di comunicare
    fm   è la frazione di civiltà in grado di raggiungere e colonizzare più pianeti (non sempre considerata)
    L    è la stima della durata di queste civiltà evolute

La determinazione dei parametri è molto difficile ed in genere mancano molte informazioni necessarie ad una stima anche approssimativa.

I valori scelti inizialmente da Drake e collaboratori sono:

        * R* = 10 per anno
        * fp = 0,5
        * ne = 2
        * fl = 1
        * fi = fc = 0,01
        * L = 10.000 anni.

Il valore R* (tasso di formazione stellare) è quello meno incerto. Anche fp (stelle con pianeti) è relativamente meno dibattuto ed è possibile iniziare a dare un valore anche grazie alle prime osservazioni di pianeti extrasolari a partire dagli anni ottanta. Gli esobiologi possono tentare di fornire un valore per ne e fl ma ci sono dubbi sulle tipologie di stelle che possono offrire condizioni adatte per lo sviluppo della vita. È necessaria l'emissione di una certa quantità di radiazione ultravioletta perché la vita possa avere inizio, mentre la presenza di raggi X è dannosa. Secondo alcune ipotesi la vita è più ubiquitaria di quanto possa apparire (vedi panspermia) ed il valore di fl può essere elevato.

fi, fc ed L sono ben più difficili da proporre. È possibile che l'evoluzione della nostra civiltà sia avvenuta in seguito ad una precisa combinazione di eventi, difficilmente ripetibile. La durata di vita di una civiltà può essere limitata dalla possibilità di autodistruzione o da eventi naturali catastrofici, quali l'alterazione del clima o l'impatto di meteoriti. Drake ipotizzò una stima minima di 10 anni, ovvero all'epoca il periodo di tempo dal quale l'umanità aveva iniziato ad inviare segnali radio nel cosmo (in particolare involontariamente con la televisione). Per lo stesso motivo oggi si può ragionevolmente indicare un periodo di 50 anni.

Applicando i parametri inizialmente adottati da Drake si ottiene un valore di N = 10. In seguito egli dichiarò che tali parametri erano troppo riduttivi e giunse al valore finale N = 600.

Altre stime dei parametri, altrettanto plausibili, danno risultati molto più grandi. Per esempio, posto R* = 20/anno, fp = 0.1, ne = 0.5, fl = 1, fi = 0.5, fc = 0.1 ed L = 100.000 anni, si ottiene N = 5.000.

Valori più pessimistici danno valori di N minori di uno, cosa che non può essere valida per la nostra Galassia in quanto in essa esiste almeno una civiltà tecnologica (la nostra). In questo caso, riconciliare il dato con le osservazioni porterebbe alla conclusione che la maggior parte delle galassie sono vuote.

Le stime più ottimistiche si scontrano però con il paradosso di Fermi, ovvero se esistono tante civiltà in grado di contattarci, perché questo non è ancora avvenuto?

L'unico valore di N dato dalle osservazioni è N=1, ovvero che la nostra civiltà è l'unica a noi nota.
 
 
 
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