Community
 
robisimona
Sito
Foto
   
 

poesia militante

filosofia rurale e poesia civica

 

AREA PERSONALE

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Agosto 2014 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31
 
 

FACEBOOK

 
 

 

NOTAZIONI AL SENSO DELL'ESSERE

Post n°7 pubblicato il 27 Febbraio 2012 da robisimona

 

1. Una poesia,meglio, la poesia non si spiega (non è cosa da commentarianti). La poesia si legge: la sua essenza sta tutta nella lettura; l'interpretazione viene dopo e accanto quasi per impollinazione.

2. L'ente è volontà; non è solamente voluto (da altro:genitrice, natura) ma è anche volente: si vuole secondo una determinata volontà. Nell'uomo il volente è progettante poter-essere; in altro che sia altro dall'uomo la volontà è voluta secondo i modi specifici e generici.

3. L'uomo va più a fondo di altri nel fondamento dell'ente. Il fondamento dell'ente è l'essere,per cui l'uomo va più a fondo nell'essere.L'essere è l'abisso del-per l'ente. Può l'uomo toccare l'abisso? può l'uomo toccare o essere-prossimo all'essere?L'uomo folle: colui che tocca l'estremo limite abissale lo fa a sua insaputa, forse.

4. Quale profondità, quale abisso nel pensiero del Tempo come Valore. Il Tempo non è cosa extramorale.S-fondando il tempo l'uomo getta ai pesci l'ultimo puntelle metafisico: s'apre all'essere e alla sua abissalità.

5. Poesia dell'Essere come poesia dell'Abisso: non di ciò che esperisce romanticamente l'abisso ma poesia che è poesia abissale. Tuttavia non è ancora abissale l'abisso a cui perviene l'uomo: è il "suo" abisso non ancora però l'Abisso: l'Abisso di tutti gli abissi non può essere sopra o sotto l'abisso; non è il Valore per gli abissi possibili. Ancora l'Abisso è e non è ancora l'Essere.

6. Esperire il carattere della totalità e della fine, dice Heidegger, non è possibile per un ente che esiste nel modo dell'esserci perchè è nella natura di questo ente essere nella non compiutezza, "nell'avanti-a-se". L'esperienza della morte non esperibile se non da chi muore corona e porta a compimento il cammino dell'esserci: l'esserci giunge alla fine del suo essere totalmente. Se solo potesse veder-si ed esperir-si in quest'ultima modalità potrebbe, senza ombra di dubbio, essere prossimo alla essenza dell'essere.

Ma è proprio impossibile accedere all' esperienza della morte? Solamente chi muore può azzardare di dire alcunchè sull'essenza del morire. Che si muore è un data di fatto, che si dice dopo morto è un'altro paio di maniche! Accedere all'esperienza della morte non è possibile per chi in vita esiste. Ma cosa dire di chi in vita passa a differente vita? Alcuni esempi: Platone e la "seconda navigazione", Agostino e le sue "Confessioni", Nietzsche e il suo Dioniso, Rilke e i suoi Angeli. Sembra quasi che in loro non parli il mortale esserci ma ciò che è sempre, da sempre e per sempre, in una parola l'Essere.

7. Pro-ducere, con-ducere: le modalità del passar-si oltre, o ancora l'apertura a cui la Poesia, come sapere altro, perviene nel suo venire. La Poesia produce genuinamente le possibilità di aprimento del e per chi si presta all'ascolto: è lo "strumento" di lotta contro l'invadente oggettivazione tecnica.

 

8. Quante volte abbiamo sfiorato la morte? si dice che per un soffio siamo vivi, ma potremme dire che il contrario è altrettanto vero: per un soffio potevamo non esserlo. Possibilità inquietante quella che ci rammemora il nostro prossimo luogo non-luogo; la cui natura inquieta nel puro non-sapere. Alcuni di voi faranno della finzione la regola della dimenticanza, dell'oblio di sè. Ma è perchè nella dimenticanza hanno piantato radici e destino quasi a mò di spauracchio. Chi invece nella differenza pensa la differenza allora sì che la domanda imperiosamente sale: quale fondamento io la cui figura traballa più di un'ombra impazzita al cospetto del nulla annientante. Potevo non essere: quale il dio che se ne possa in-caricare senza spezzarsi in carico a sua volta.

 

9. E' opera del poeta dio, il modo e l'uomo. Ci voleva una giocosa invenzione, che solo i poeti posseggono in sommo grado, nell'edificare dal nulla quanto poi si è dissolto nel nulla.

Poeticamente il valore viene al mondo; se ne seguiamo l'invisibile genealogia, il punto di arresto è il deserto abitato dal poeta. Togliete dal mondo i poeti e vedrete come il mondo si disfi inabissandosi nel nulla.

10. Non siamo noi a disseppelire i morti, ma sono loro a dissepellire noi dal presente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

ecce poesia

Post n°6 pubblicato il 27 Febbraio 2012 da robisimona

Proprio perché viviamo nell’epoca della estrema povertà di noi e delle nostre opere che la poesia può e deve avere il compito di denuncia e di salvezza insieme.

Essa è la più povera delle produzioni umane, nel senso che più nessuno gli degna attenzione. Ciò la rende ricca perché incontaminata dai commerci e dalla pubblicità. Più vicina all’essere e più lontana dalle cose umanamente fruibili: il suo valore è inversamente proporzionale alla sua affermazione.

Ma significa forse che bisogna attribuire un valore possibile a tutte quelle produzioni dello spirito in quanto profondamente inutili, inattuali?

 
 
 

IL VANGELO SECONDO I PENULTIMI

Post n°5 pubblicato il 27 Febbraio 2012 da robisimona

e parliamo verbosi d'infinito

noi che arranchiamo nel volgere di un attimo

unica ricchezza è la povertà di noi

ci possiede come il dono

e ci arrischia come la brace nella notte dell'amore

mio signore che ci rendi ciechi

ciechi prossimi al nulla e al fango

pietrificati dal dolore che nei figli è odio

penetrati dal demone dell'io

noi siamo quegli ultimi celesti

ultimi in cielo e penultimi in terra.

Siamo i malati del cuore

gli inguaribili innamorati della lontananza

caos e stelle la bussola che ci indica il sentiero

siamo i perduti di dio

dispersi in terra

i navigatori senza colpa

Ai primi che hanno smarrito l'essere

e l'essere di nulla è la traccia che conduce al nulla

a loro eletti se non per arbitrio che tutto vuole e può

signore liberaci

non sappiamo che farcene di un otre buco

che si pensa dio

non li perdoniamo

torturatori, crocifissori, adulatori, profanatori

non li perdoniamo

non oggi, non domani certamente

ieri forse

e mai più

che si spalanchino le porte dell'inferno

che le lingue di fuoco siano pietre rotolanti

che li trascinino nell'abisso della vergogna

che non se ne parli più!

Ci diamo un'ultima possibilità

da noi per noi

non per amore dell'uomo

non per amore dell'uno

tanto meno per amore

è per gioco che siamo nati al mondo nato per gioco

ed è per gioco che combiniamo e scombiniamo il fattore

 

La strada che porta il tuo segno

è il cimitero dove i sogni si schiantano

ma il cuore dura all'inganno

signore hai visto?

le strade sono macchiate

non ci sono più strade

se non sentieri disperati

noi non siamo timorosi di te

non c'è di più dei mille volti della bestia

non c'è più d'una vita

ed è sufficiente a non volerla vivere più

ma è superata e questo ci basta

 

In sogno ci è apparso l'uomo in nero

è stanco e chiede riposo

ha occhi azzurri e tristi

le sue mani hanno il colore del mattino

i suoi capelli se li portano il vento

ha il profumo delle terre del sud

se apre bocca il silenzio incede

se si chiede non risponde

ma ripone il fiore sulla roccia

 

 

 

 

abbiamo atteso un segno

vegliato

sacrificato i nostri giorni migliori

e i migliori tra noi non sono più tra noi

"non disperate e non smarritevi"

e noi come gregge

come sempre

increduli del significato spezzato

ci siamo congedati.

 

Dio di misericordia

La pietà non è nel mondo

Del mondo che è Tua immagine

L’uomo è consustanziale quanto il male

Dio di pietà

Il bene è qui in cattività

Incattivito nei forti di stomaco

Incastrato nelle intenzioni della volontà buona

Dio del giusto

Che prezzo ha un pezzo di carne al sangue

Se è la nostra carne, il nostro sangue?

Nel sangue intingiamo la Verità

Ma è il sangue la nostra verità

E col sangue laviamo l’onta

Quasi prossimi all’infinito

Quasi prossimi a Te.

 

L’essere penultimi

Incondizionatamente

Penultimi nel bene e nel male

Penultimi nell’aldilà e quaggiù

Nelle spartizioni e nelle estraniazioni

Tanto nelle soddisfazioni quanto nelle disperazioni

Non c’è traccia di Dio in noi penultimi

noi prodotti di scarto dei primi e superfetazione degli ultimi

a metà tra cielo e terra, angelici anticristi,

un riso gelido attraversa la notte dell’uomo.

 

 

 

 
 
 

AI SEMINATORI DI DISCORDIA

Post n°4 pubblicato il 27 Febbraio 2012 da robisimona

Un inferno non uno, non mille ma anche meno che uno

purché di qua.

Sono in tanti e aumentano un'umanità nell'umanità

trasversali, transnazionali

volano basso armati di ragionevole ragione

mutano pelle come mutano ragione sociale

sotto sotto cartesiani dalle idee chiare

il mondo è lo zerbino dell'affare amerikano

l'incubo il televisore nelle mani sporche di grasso

ci convincono che il nemico occupa la sponda destra del fiume

che il fiume è inquieto

dio salvi le crociate contro i profanatori del sacro fiume

grazie a dio se i nostri figli sono figli del mondo tra i possibili il migliore

grazie agli edificatori di pace nel paese della guerra chirurgica

grazie agli uomini di buona volontà per la miseria della volontà quotidiana

e al buon padre di famiglia amministratore saggio per la sua amministrazione delegata

nelle aziende dello sterminio di massa

si cacciano le streghe per le cittadelle del puttanaio d’alto bordo

di notte l’immondizia umana viene cacciata sotto la soglia di tolleranza

di giorno la strabocchevole fiumana a difesa dei penultimi maltrattati

nel pomeriggio a reti unificate si televende di tutto e di più: detergenti per il corpo e per l’anima

sotto sotto all’amicizia dei popoli fratricidi che l’alba spazza come falce

sopra sopra alla puzza di bruciato che impregna la coscienza dei sopravissuti

sottosopra al conto alla rovescia per l’apertura del commercio di organi eco-compatibili

il seme è gettato

il bifolco nazional-popolare in tutte le salse va dicendo in giro che l’anno delle vacche grasse è sulla soglia

in tutte le lingue si è pronti alla chiamata e non importa chi chiama se la parola d’ordine è rispondere

è tempo di raccolta: a ciascuno secondo i propri bisogni, da ciascuno secondo le proprie possibilità

è il tempo della discordia nei secoli dei secoli

amen.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

Su Dio con indiscrezione

Post n°3 pubblicato il 25 Febbraio 2012 da robisimona

Su Dio con indiscrezione

 

Ebbene cosa aggiungere a ciò che è stato spogliato e ridotto all'osso

quello che sulla bocca di tutti è l'inflazione delle negazioni, la deriva delle coscienze tremolanti

l'imprecazione dannatamente veritiera che apre uno squarcio nel cuore di tutte le origini.

Più di tutte le bibbie assatanate e anche di più degli avvinazzati di Spirito

si scruti il testamento dell'infinita morte che niente lascia ai vivi

Emerito Dio dacci il numero, anche approssimativo, di quelli di noi di tutti noi risucchiati nella mattanza

nelle pesti vecchie e nuove, nei bubboni passati a fil di ferro, nelle croci uncinate e sante, nei nati e non nati sotto

l'unica malasorte, nelle guerre clandestine, chirurgiche, invisibili come il cancro, di religione e di democrazia,

progressiste e antiabortiste, chimiche, fisiche e microfisiche, purificative e depurative,

e se tanto mi da tanto il conto mi torna indietro con addebito di commutazione

a cosa serve nel clamore delle storie delle colonne disgraziate saperti a banchettare con la tua ombra

mentre giù da noi si è infelici perdutamente

non ti cerco Dio, non domando e non ti chiamo per il timore di straziarmi del niente di significato

non ti perdono il fatto di non essere lì dove si attesta l'umanità calpestata

anche il più duro, incallito tra i carnefici mantiene sospeso l'istante che squarcia la tenebra

mentre preme il grilletto sull'innocente

io non scuso le tue omissioni di soccorso

e non perdono la tua unica incarnazione che maldestra ha solamente predicato nel deserto

imperdonabili capi d'accusa per quel padre che tutto ha tenuto stretto nello spirito

e ai figli ha solamente lasciato il nudo corpo sospeso sull'abisso (con un'anima infreddolita)

io non so se potevi fare di meglio nella distribuzione delle deleghe e nella suddivisione dei profitti

e non so nemmeno se volevi il meglio mentre facevi il peggio

ovvero se distratto dall'incompiuto hai preso gusto a seguirne gli arbitri

e caino urla a caino, come da dio a dio:

perchè siamo quel che siamo e ci diciamo liberi

malgrado il cielo non ci appartenga

noi incagliati nelle miserie di giorno, spazzatura indifferenziata di notte

purchè lo spettacolo continui e dio a seguire.

 

 

 

 
 
 
Successivi »
 
 
 

INFO


Un blog di: robisimona
Data di creazione: 25/02/2012
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

ULTIME VISITE AL BLOG

mgm03net.giorgiodennisclegspiderbiax78robisimonarynno440satheenRosecestlaviestevelacastetangari_mariaallegra.gioiaREGINADEMISIAantoniobigliardiocsurteiocorrocoilupi2012
 

CHI PUŅ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore puņ pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom