Creato da korov_ev il 06/02/2013

Fermata a richiesta

Vietato parlare al conducente

 

 

Laude Eterne

Post n°82 pubblicato il 02 Luglio 2015 da korov_ev

Sapete, io credo che le parole abbiano una inevitabile bellezza intrinseca. A pensarla così  sono in buona compagnia, visto che il padreterno in persona decide addirittura di creare, attraverso la parola.
Non esiste la bruttezza della parola, esiste, piuttosto, spesso, un'assenza della sua bellezza, che sfortunatamente permea di un nulla sottile la maggior parte di ciò che oggi si legge (e si dice).
Qualche giorno fa mi è stato sottoposto un breve scritto allo scopo di avere consigli sulla sua stesura. Il pezzo, non saprei come definirlo se non come la "recensione" (benché di recensivo non abbia assolutamente nulla) di un concerto intitolato "Le Laude eterne".
Le laudi sono una forma di canto sacro nato intorno al milleduecento e sviluppatosi poi nei secoli secondo canoni spesso popolari, per questo motivo i nomi degli autori si perdono sovente nel calderone immemore della tradizione e i testi, per lungo tempo tramandati oralmente, echeggiano degli antichi dialetti dei luoghi ai quali appartengono.
Il concerto in questione era incentrato in modo particolare sulla figura della Vergine Maria e questa sorta di "non recensione" che ho avuto il piacere di leggere è riuscita a passare indenne le maglie di quella banalità che troppo spesso riveste certi argomenti e rimandare un'immagine di bellezza davvero inconsueta (almeno ai miei occhi).
Passare quel brandello d'anima al vaglio della ragione mi sembrava ingiusto se non addirittura sbagliato,  per questo ho deciso di proporvelo qui di seguito tal com'era. Il tutto, naturalmente, previa autorizzazione dell'autore che in questo caso, come avrete modo di intuire, è in realtà un'autrice.

C'è stato un tempo in cui gli uomini pregavano un Dio vicino, un Dio che sapeva essere misericordioso ma che sapeva anche alzare la voce, che camminava scalzo tra i vicoli sporchi delle città e dei villaggi,  toccando la spalla ad ogni uomo che incontrava. A quel tempo si innalzavano inni e preghiere, a quel tempo l'uomo aveva fede nell'ascolto di Dio. Allora vi era un dialogo a voce alta tra terra e cielo, una voce che saliva dietro il fumo dell'incenso, lungo le strade dei pellegrini e dei penitenti, cantata sgranando rosari.
Una corale che giunge dal passato e che oggi ci affascina con la musicalità di una lingua ormai misteriosa e ignota, di cui vaghi echi risuonano in memorie lontane. Queste le Laudi Eterne, tanto intrise di una nostalgia materna, quella preghiera che nasce nell'esilio, nella distanza, nella condanna ad uno stato di infinitamente piccolo, di un peccato connaturato all'uomo dinnanzi all'immensità di Dio.
Ma se cambia l'amore che si rivolge a Dio, non cambia quello di una madre per il proprio figlio, un figlio che è carne viva, carne spezzata dalla propria, piaga viva per ognuna che abbia partorito. Come può Maria non essere madre terrena oltre che madre celeste? Allora è pianto, allora è strazio per quell'alito di vita che sfugge dalla croce verso un cielo mai così crudele e distante, che chiede un sacrificio tanto grande, quello più alto per una madre che assiste alla morte del proprio figlio. 
Ecco le "mie" Laude Eterne. Un viaggio tra le mura sconsacrate di un tempo estremo di pianto e preghiera, una vertigine cui innalzavano le voci splendide e il clavicembalo, con il tocco pietoso del flauto traverso sul tinnire delle corde pizzicate. E per un istante, per un minuscolo frammento di eternità, le pietre antiche spogliate dei loro sacramenti hanno vibrato ancora di qualcosa che potrei chiamare compassione.

 
 
 

Se Silvio piange, Mao non ride

Post n°81 pubblicato il 15 Maggio 2015 da korov_ev
Foto di korov_ev

Avrete certo saputo del ministro coreano fatto "fucilare" a cannonate per essersi addormentato al discorso di Ciccio Bello Kim. Ora, premesso che chi gioca col foco prima o poi si scotta, volevo tranquillizzarvi sul fatto che dal lontano e misterioso oriente non arrivano solo cose  negative.
La foto qui sopra l'ho scattata io. E' la prima pagina di un giornale locale e siccome Libero non me la fa ingrandire più di così vi dico cosa c'è scritt:
Titolo: SEQUESTRATO CENTRO MASSAGGI CINESE A LUCI ROSSE. ERA L'ALCOVA DI GIOIELLIERI E PROFESSIONISTI.
Ma ciò che miinteressa è il sottotitolo, cioè:
Arrestata la titolare cinese: ai ricchi faceva pagare tariffe più alte.
No dico, vi rendete conto della portata della notizia?
Non c'è nulla da fare, i cinesi sono anni luce avanti! E non solo ci surclassano sul piano economico, ci danno anche lezione di giustizia sociale.
In breve, la titolare di questo centro massaggi cinese che operava dalla mie parti si adoperava affinché nel suo locale l'equità tra classi sociali fosse garantita. Come? Imponendo tariffe gold ai ricchi e prezzi popolari ai meno abbienti, affinché tutti potessero avere la loro piccola parte di paradiso.
Ora voi credete che sia importato qualcosa ai nostri amministratori della valenza cultirale ed educativa di una tale iniziativa? Macché! In quattro e quattr'otto hanno fatto chiudere l'ultimo simbolo che si ergeva a baluardo della lotta di classe. In men che non si dica hanno messo le manette ai polsi a quest'eroina, di questa Lobin Hood... pardon Robin Hood in gonnella o anche senza gonnella, che è pure meglio, e messo i sigilli alle porte di quell'avamposto del socialismo reale.
A damnatio memoriae hanno addirittura cambiato il nome che campeggiava orgoglioso sullo stendardo e sulle lanterne che ornavano l'ingresso. Da "Chu Lan" che in cinese vuol dire "Il giardino degli uomini felici" è diventato "Chu La Van" che si può tradurre letteralmente con "E' finita la pacchia".
Nella sua ultima dichiarazione alla stampa la titolare ha avuto per gli italiano parole di biasimo, ma anche materni consigli, a dimostrazione dell'affetto che nutre verso il nostro paese. Mai dimenticherò le sue ultime parole:
- Uomini non essele tutti uguali, qualcuno cincin più glande, qualcuno più piccolo, ma lolo dilitti tutti uguali!...Dilitti come bililli, dopo viagla.
poi ha lanciato un appello alle donne italiane:
- Donne, fale sesso fa bene, linfolza sistema immunutalio e non fa ammalale vostri uomini. No valicella, no losolia, no molbillo, ma soplattutto non più olecchioni. olecchioni essele tellibili. Se plendi da bambino gualisci, ma da glande è malattia glave, glavissima... inculabile!
E allora che altro dire? Culatevi, gente culatevi!
Ma sentite un po', se faccio una raccolta firme per rendere la patata mutuabile, qualcuno di voi me l'appoggia?

 

 

 

 
 
 

Scusate il ritardo

Post n°80 pubblicato il 05 Maggio 2015 da korov_ev

Mi dicono che lascio passare troppo tempo tra un post e l’altro, che rispondo in ritardo ai messaggi, che così chi mi visita si disabitua e nessuno verrà più a leggere ciò che scrivo. Ma vedete, io scrivo per ridare spazio alle parole, non per metterci su una data di scadenza. Scrivo quando il mio tempo si incontra con la voglia di farlo.
Quand’ero giovane scrivevo con carta e penna e le lettere erano contee bianche che piano si popolavano di grafie minute e serene o invadenti o sbeffeggianti. Oggi cerco il mondo tra quelle lunghe linee d’inchiostro nero e leggo di un me lontano; guardo intorno, guardo  di nascosto come da dietro tendine discoste appena, e quel che il riverbero violento rimanda agli occhi è... velocità.
Velocità: l’unica cosa che conti oggi. La velocità che ci permette di avere sempre più tempo a disposizione per spenderlo in altra vita veloce; senza nemmeno più il mito yuppie dell’usa e getta. Vita nuova di zecca buttata ancor prima di essere usata, ancor prima di aver capito che era nostra; buttata ancora incartata
Li guardo e non si fermano mai, nemmeno a respirare; ingoiano aria e tempo come se la vita fosse sempre un po’ più in là ad aspettarli, come se non dovessero morire mai, ed alla fine muoiono senza aver vissuto.
Un megahertz, un gigahertz, mille gigahertz. Miliardi di pulsazioni sempre più strette, sempre più rapide e convulse accartocciate nel guscio immutabile di un secondo: quanto può battere in fretta un cuore?
Occasioni. Tante, troppe, facili, e il mondo si è lasciato imbrigliare. Oscilla, vibra, risuona su se stesso senza muoversi di un passo e la fatica diviene stress; il dono, sacrificio; il valore, paura: è il nuovo.
Vite due punto zero, tre punto zero, mille punto zero. Mille o millantate, ché tanto è uguale.
L’immagine di gesti lenti come una carezza, gesti sereni: ecco quel che mi resta di un tempo andato.
Quanti respiri può fare un uomo? Quanti battiti, il suo cuore?
Voglio poterli contare uno ad uno.

P.S. Grazie a tutti coloro che, malgrado la lentezza, continuano a “parlare” con me.

 
 
 

RMS Titanic (14 aprile 1912)

Post n°79 pubblicato il 14 Aprile 2015 da korov_ev

Oggi il mare è una tavola che ci si potrebbe camminare sopra, ad averci ancora le gambe per farlo, ad avere ancora sangue caldo e pulsante nelle vene. Invece sono dimenticato qui, in questa culla azzurra e fredda. Salata.
Ché se penso quanta speranza mi spingeva su queste onde! E all’entusiasmo, mentre il signore della biglietteria, coi baffi all’insù, chiuso nel suo vestito austero ed elegante di inizio secolo, staccava il biglietto per me; per questo giro di giostra che pareva una promessa d’oro e d’argento sulla mia vita. Se penso ai miei vent’anni rinchiusi in una cabina di terza classe che sapeva di carbone e aringhe affumicate, e alla gioia per quella destinazione lontana e splendente: l’America!
Se ci penso mi dico che forse non  era l’unica via. Però sembrava facile, sembrava così facile. Era un sogno da farsi vero. Vero quanto i papillons delicati, posati come nere farfalle sui colletti inamidati, vero come le risa a bocca piena, come le teste imbrillantinate sotto lo svettare dei cilindri; vero come le signore ingioiellate di prima classe: sai che bella, Maria, con quei vestiti e quei capelli alla moda.  Ché poi io tornavo, dall’America, eh! Mica ci restavo  tutta la vita. Tornavo e la sposavo, io , Maria!
Sembrava così facile scavalcare l’oceano nella pancia di questo vapore d’acciaio. Certo, sulla groppa sarebbe stata tutta un’altra cavalcata, ma io ci sarei tornato, sulla groppa! Io l’avrei domato questo drago dalle teste fumanti!
Invece è arrivata prima mezzanotte. Bianca e affilata gli ha aperto la pancia come ad un maiale al macello. Centomila cavalli di vapore e acciaio che scalpitavano mentre l’acqua fredda gli toglieva il fiato, gli legava gli zoccoli boriosi e li tirava giù… ci tirava giù.
E adesso siamo qua, fantasmi al pelo delle onde come morbide meduse, alghe fluttuanti sul fondo di attese scheletrite per un Caronte mai arrivato; acqua nell’acqua, confusi; ancora da abbandonare eppure gia perduti di fronte all’orizzonte che lento si rovescia e mescola e rimescola tutt’attorno la presunzione, i sogni, le speranze e le fa tutt’uno con le braccia e le bocche e le grida di due secoli che si scambiano di posto nel ribollire schiumoso.
La lente liquida sfumava agli occhi i volti del pubblico non pagante assiepato al bordo di quella fossa aperta all’improvviso nel mare; guardavo le loro facce allontanarsi come il cielo di sopra e imparavo che nemmeno una notte tanto scura ci avrebbe resi uguali: sai, mamma, te lo devo proprio dire, non è vero che al buio tutti i gatti sono neri; te lo devo dire, è importante che tu non ti confonda.
Però aveva danzato tanto, quella sera, la mia vita, aveva danzato così tanto, insonne e ubriaca di domani da riempire e raccontare; aveva danzato come le favole sulle bocche dei vecchi e negli occhi dei bambini, o come le zingare selvatiche la notte attorno al fuoco, e stanca,  a piedi nudi e braci spente, s’addormentò così, sotto un lastrico di scintille che a seguirlo portava dritto alla Luna e pure più in là.

 
 
 

Imbuti (su rieducational channel)

Post n°78 pubblicato il 09 Aprile 2015 da korov_ev

La crisi internazionale che da tempo ha investito anche l’Italia sta raggiungshhh…….sShhhh…
…ed è finalmente venuto il tuo momento, Cesare, stiamo per mandare in onda il pezzo che ci hai richiesto, allora da Cesare a Jessica con tanto, tanto amorsssshhh…  Totti parla col guarda linee, fa segno di sì con la testa ed ecco che prende il pallone e si avvia verso il dischetto. L’arbitro Rocchi sta per fisshhhh… shhh…..fffffhhhhh……hhhhhhh……………………………………
Sono entrato nel ventre nero della Terra. Le voci che affollavano l’etere sono sparite. Prima si sono affievolite, poi di loro è rimasto un fruscio morbido ed infine solo l’eco di un silenzio nebuloso.
Navigo nello spazio endoplanetario di mia madre Gaia. L’attrito volvente al gusto di asfalto nero  e gomma bruciata  ha il sapore della liquirizia.
Un neon, una pala di ventilazione ferma, il ronzio di una stella di neutroni, una meteora di cioccolato.
Una goccia gravida impatta il mio campo di forza trasparente; gràvita come un satellite ai bordi del parabrezza ricalcando passi immaginari su ellissi lontane miliardi di parsec.
Ellittica, eclittica, ellittica, eclittica, ellittica.   Eclittica!
Viro ancora un po’: trenta gradi sono pochi; sessanta, troppi; novanta disfano il bucato: è perché sbagli candeggio, dicono.
Un asteroide roccioso mi ha sfiorato appena prima di imboccare il tunnel dimensionale; è passato così vicino che ho potuto contarne gli scisti: 47 (‘o muort’). O forse erano 71 (l’omm’e mmerda). Vabbè, 47 più 71 diviso due 59 (nu muort’ e mmerda).
In effetti, ora che ci penso, non  so se fossero scisti o scismi; forse erano sciiti? Sicuramente non sunniti; probabilmente sanniti.
Maledizione i controlli non rispondono: Signor Spock, prenda i comandi! Mc Coy, dove diavolo si è cacciato? Dottor Mc Coy, dottor Who, dottor… dottor Randazzo, che piacere vederla! Si va nel penale, eh!
Ma vedo una luce laggiù lontano. È un buco nero!
Non dire fesserie: i buchi neri non emettono luce.
Allora è un buco bianco.
I buchi bianchi non sono stati dimostrati.
Allora, visto che sai tutto, dimmelo tu di che colore è!?!
Giallo. Giallo con le tendine pervinca che quando le apri si vede fino all’orizzonte degli eventi.
Niente altro?
No, niente altro, ma adesso frena che all’uscita della galleria hanno messo l’astrovelox. Va be’ adesso rallento e imposto l’auto cruzzzzzzsssaieeee, ma proprio tanto bene sai. È  ‘na catena ormai… che scioglie u sang’ rind’ e vvene!...
Che cazzo, due chilometri di galleria ed è già finita :-(   Farò un reclamo all’ANASSSssshhhhhhhh…...

 
 
 
Successivi »
 

AREA PERSONALE

 

ULTIME VISITE AL BLOG

soniabiscontinimarittiellaVenere_o8sassolinofastidiosolussertarchimondeI_wasrodmi1963pittellaedodariakorov_evoriettamaggfosco6minarossi82
 
Citazioni nei Blog Amici: 23