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Fernanda Zanier: Psicologa
Laurea in Psicologia magistrale- indirizzo generale e sperimentale
Iscritta dal 2003 all’ordine psicologi del Friuli Venezia Giulia
Potete contattarmi preferibilmente al seguente indirizzo, utilizzando il modulo online
http://www.elencopsicologi.it/nominativo.asp?cod=1325
oppure mandare una mail (non anonima)a fernanda.zanier@libero.it
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Prendendo spunto dalle vostre ultime confrontazioni, mi è parsa interessante l'ipotesi che questo disagio possa essere anche conseguenza di uno stile di vita banalizzante, monotono e privo di urgenti problematiche per la sopravvivenza. Potrebbe anche essere, così come i disturbi alimentari; ma di certo la cornice sociale non è l'unica causale; la stessa noia si riflette nel sistema familiare, dove la consapevolezza di non dover lottare per avere il minimo porta sguardi svagati lontano da se stessi e dai figli. Dai figli soprattutto. Se ci pensate bene la cosa che maggiormente teme la persona con questo disagio è la noia, ed allo stesso modo la teme il codipendente; per tale motivo l'incastro amoroso risulta poi alle resa dei conti di difficilie disincastro. Per alcuni la noia è paragonabile ad uno stato di vuoto angosciante; insostenibile, poiché il riferimento a se stessi, quel senso di integrazione del quale abbiamo parlato molto, è fragile. A volte assente. L'angosciante sensazione deve essere limata da uno stato di eccitazione sopra soglia. Lo stato di vuoto, simile ad una sensazione di morte imminente, è correlato ad uno stato depressivo, che lo spoglia di ogni speranza creativa e rigenerativa. Gli elementi ricercati per compensare, non sono assimilati come esperienza arricchente alla fragilità di riferimento, ma diventano strumenti di sopravvivenza, che verranno dismessi quando perdono la loro funzione salvifica. No, non credo il disturbo possa essere una risposta di un disagio sociale, ma complessivamente del disagio di una civiltà, così come credo una fragilità non possa che trovare in se stessa strumenti di rinforzo. Le vicende esperenziali, se vissute senza lo stesso coinvolgimento emotivo con il quale la persona borderline deve sentire la vita, non producono cambiamenti ne apprendimento alcuno. La persona con questo disagio per cambiare alcuni aspetti disturbanti, li deve soffrire, ed in questo stato rivolgere a se stessa lo sguardo per ritrovare risorse che ha, ma che non ha imparato a riconoscere.
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Post n°176 pubblicato il 20 Gennaio 2010 da fernanda.zanier
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Annalisa: perchè il 31 e 1 gennaio e non il 14 di dicembre? Poi dici: "Quello che mi spaventa è che sono arrivati senza alcun buon motivo (si, è vero che era un momento difficile e tu lo sai, ma secondo me non è abbastanza, non può essere abbastanza) e senza alcun buon motivo sembrano essersene andati. ".. Il dolore incompreso del borderline è autolesionismo. Ci sono molti modi, come scritto precedentemente, per ledersi, ma quello di causarsi un sofferenza mentale è il più subdolo; se nel tagliarsi l'azione si focalizza sul corpo, inizia e termina con l'atto, nell'autolesionismo interiorizzato, questo si lega a situazioni esterne o fatti apparentemente non così rilevanti, ingigantendoli per ritrovare una causa per soffrire. Un po quello che è successo ad Anjel: ha preso spunto da un idiosincrasia sottile nei confronti di Gianna, gia presente in precedenza, pur essendoci anche simpatia, ed al primo malinteso ha virato. La stessa cosa ha fatto Bordy, che invece di confrontarsi, ha insultato, e riaffermando il suo stato di dolore si è allontanata. Le situazioni sembrano diverse, ma non lo sono. Il dolore di Annalisa è diverso, apparentemente irrimediabile, perchè legandosi a situazioni reali, ed essendo tali situazioni indipendenti dalla sua volontà, non può cambiarle; il dolore di Annalisa non si lega alla relazione come in Anjel o Bordy, ma alla totalità della vita, in generale. Lo scopo è soffrire sino alla espiazione della “colpa”. Poi improvvisamente, da un giorno all'altro sentirsi liberata, senza che lei abbia fatto nulla. Lo stesso vale per le altre situazioni descritte: Anjel e Bordy hanno agito allo stesso modo, ma mentre Bordy è stata sollecitata alla reazione, Anjel l’ha ricercata, animata dal sospetto che in fondo la Gianna, così simpatica poi non era. Perchè non sia mai che il sottofondo di dolore scompaia. Quindi è bene talvolta riportarlo alla ribalta. Non che vi sia consapevolezza e volontà in questo, ma parrebbe che il borderline se non soffre non stia bene. Un ultima breve considerazione: Annalisa a mio avviso è maggiormente in pericolo, perché un dolore legato alla totalità della vita, rendendo impossibile la speranza, potrebbe se protratto a lungo portarla anche ad un gesto irrimediabile. Noi stiamo qui a ridere e scherzare e va bene, ma attenzione, le cose agite poi sono ad un altro livello e questo può manifestarsi senza preavviso, come ci descrive bene Annalisa. Volevo anche ridimensionare Gianna sul grande valore terapeutico del blog, meglio prevenire le cadute. Il blog è uno spazio virtuale, come dici bene, e le emozioni sono reali. Tenere sempre in mente questo è fondamentale, perché in questo spazio non ci sono oggetti reali, ma simbolici, sui quali vengono trasferite le vostre emozioni. |












Inviato da: gianna
il 09/02/2010 alle 20:20
Inviato da: gianna
il 09/02/2010 alle 20:11
Inviato da: Luca
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Inviato da: gianna
il 09/02/2010 alle 19:30
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