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Creato da fernanda.zanier il 23/01/2008
IL DOLORE INCOMPRESO - Indagine teorica

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Inviato da: fernanda.zanier
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Fernanda.....ma di conseguenza hai la sveglia alle 5,30...
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.....non l'ha pił rimessa in moto, infatti....credo...
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Gianna la panda, perdipił vecchia, mi meraviglio non si sia...
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Operaio fiat in lacrime (vere!)

Post n°264 pubblicato il 24 Gennaio 2012 da fernanda.zanier

 
 
 

Senza parole

Post n°263 pubblicato il 24 Gennaio 2012 da fernanda.zanier
 

 
 
 

La vita che uccide

Post n°262 pubblicato il 24 Gennaio 2012 da fernanda.zanier
 

Non passa giorno senza che sui giornali si legga di un disoccupato suicidato; si stima che in Italia, in questo biennio di crisi,  ci sia un suicidio al giorno. Ma nessuno ne parla. I giornali danno la notizia, ma altro non possono fare.

Si,  forse non sono grandi numeri, sono solo 356 persone suicidate a causa della perdita del lavoro in anno. La notizia non fa notizia, se non fosse che dietro ad ognuna di queste morti bianche, perchè tali sono, c'è il vero volto dell'Italia in crisi. Quella che da sempre si sporca le mani, quella più debole socialmente, la cui unica prospettiva di riscatto sociale  e di futuro era il lavoro manuale nelle fabbriche. Un lavoro che dava un ruolo, un identità, un motivo di contentezza, anche se duro e sporco, spesso malpagato. Ma era una certezza. L'unica.

Ora, tante, troppe persone over 45, la maggior parte dei suicidi non a caso sono maschi,  si trovano fuori dall'unico contesto che le identificava, e che le rendeva degne di rispetto agli occhi dei loro figli. Senza alcuna prospettiva di reintegro, senza alcun futuro. E' questa percezione di mancanza di un solo punto di riferimento ad armare la mano, a far si che quella persona decida di risolvere radicalmente il problema, visto che nessuno può porvi rimedio.

Non si deve accettare che questo accada.

Bisogna iniziare subito a creare una rete di solidarietà, che ancora manca, perchè la situazione peggiorerà: i Comuni con i vari assessorati devono pensare ad organizzare dei centri di supporto psicologico ed informativo, dedicati a questa tipologia di lavoratori, assieme alle politiche sociali delle Provincie ed anche con il coinvolgimento delle parrocchie; non basta un centro per l'impiego qua e là, per contenere il disagio profondo di tanta gente; bisogna che quanti hanno ancora un posto di lavoro sicuro non girino la testa di fronte a questa disperazione. Ma la vedano. Un disoccupato disperato ha bisogno come prima cosa della solidarietà vera e sentita dei suoi simili, non del vociare sommesso che commenta la sua morte. Ha bisogno di non essere lasciato da solo.

Il lavoro manca,  ma alla indifferenza umana si può porre rimedio, con l'impegno di tutti. 

 

 
 
 

Quando la mamma non sa amare

Post n°261 pubblicato il 15 Gennaio 2012 da fernanda.zanier
 

L’attaccamento alla “madre” secondo Bowlby (1969) è dato da meccanismi cerebrali innati, che spingono in bimbo a cercare la sua vicinanza per sentirsi protetto.I comportamenti di attaccamento sono prefigurati geneticamente perché permettono al neonato di garantirsi la sopravvivenza. 

All’inizio il bimbo cercherà con la comunicazione preverbale e poi con quella verbale,  di instaurare una relazione significativamente accudente e protettiva.. ma si avrà un attaccamento sicuro solo quando l’adulto sarà in grado di reagire prontamente ed in maniera adeguata ai bisogni del bimbo, fornendogli delle risposte in grado di produrre in lui stati emotivi positivi e al contempo di diminuire l’impatto di stati spiacevoli.

Le prime relazioni di attaccamento iniziano a svilupparsi attorno ai sette mesi di vita. Generalmente si definiscono due tipi di attaccamento: sicuro ed insicuro.

Le esperienze di accudimento (attaccamento sicuro o insicuro) ripetute nel tempo, vengono memorizzate dal bimbo, generando poi aspettative positive o negative nei confronti dell’adulto, regolando di conseguenza il suo modo di porsi verso gli altri.  

Il bambino ricerca protezione nei confronti del mondo, che percepisce instabile. La relazione di attaccamento, qualsiasi essa sia, influenza lo sviluppo dei circuiti neurali e quindi è alla base della costruzione della mente, cioè del nostro modo di piegarci le cose che ci accadono. Da adulti continueremo a manifestare nei confronti di persone significative, lo stesso stile di attaccamento appreso durante la relazione primaria con la madre.

L’attaccamento insicuro è uno dei fattori di rischio per future manifestazioni psicopatologiche, mentre quello sicuro permette lo sviluppo di forme di autoregolazione emotive adattive, con una efficace capacità di gestione della frustrazione.

Gli stili di attaccamento insicuro si caratterizzano per un aspetto depressivo di base, più o meno accentuato, dovuto al senso di non valere le attenzioni del genitore,  interiorizzato poi in uno schema mentale, il cui  tema è il disvalore di sé e la perdita dell’amore. L’attaccamento insicuro si caratterizza per due varianti, quello rassicurante e quello abbandonico.

Lo stile di attaccamento insicuro rassicurante, tende a proteggere sempre la relazione significativa, la giustifica e si adatta sempre sue esigenze (essere una banderuola, sono come tu mi vuoi ecc..); quando da adulto viene di nuovo disconfermato, come potrebbe capitare in una relazione amorosa, si attacca ancora di più all’altro, quasi in modo ossessivo, cercando in ogni modo di soddisfare le sue esigenze a discapito delle proprie, alla ricerca di un segno di affetto e di stima, anche minima. Questo è ben evidente nelle donne che si lasciano maltrattare dai loro uomini, giustificandoli sempre.

Lo stile di attaccamento insicuro abbandonico è caratterizzato dalla fuga dalle relazioni che potrebbero essere significative, non prima però di aver ben bene svalutato l’altro. Si tratta di persone che tendono ad avere relazioni sentimentali o amicali ambivalenti, spesso con persone molto diverse da loro, che non possono amarli, spesso sposate/i, interrompendo poi la relazione a causa di ciò. Lo scopo è soffrire ed avere tramite la percezione della sofferenza, conferma che nessuno potrà comunque mai amarli per quanto loro valgono. In questo caso si ha una ipervalutazione del Sé, allo scopo di proteggersi e di reggere alla solitudine.

Se la relazione non presenta problematiche concrete, faranno in modo di crearle con comportamenti volutamente conflittuali e provocatori, procurandosi l’agognato abbandono e la messa in sicurezza del fragile io dal confronto con l'altro.

 

 
 
 

Le fate ignoranti..

Post n°260 pubblicato il 12 Gennaio 2012 da fernanda.zanier

 
 
 
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