Creato da fernanda.zanier il 23/01/2008

BORDERLINE

IL DOLORE INCOMPRESO

 

 

Sull'invidia

Post n°335 pubblicato il 17 Marzo 2017 da fernanda.zanier
 
Tag: invidia

Oggi volevo proporvi alcune riflessioni sull’invidia, sentimento spesso rimosso e agito con il corpo e/o con la lingua. Fin qua nulla di nuovo direte voi, si sa che l’invidioso tende a modificare il piano di realtà suo e degli altri, spesso anteponendo il suo sapere al presunto successo sociale dell’altro. Ma cosa nutra l’invidia non è facile capirlo. Per avere chiarezza di questo sarebbe necessario praticare molta meditazione, allo scopo di rendere evidenti gli stati emotivi negativi che ci accompagnano nella giornata. La meditazione è una via di scoperta non facile da praticare, perché lo svelamento delle maschere,  lento e inesorabile, vi porterà ad avere a che fare con tutti i vostri nemici mentali, tra i quali l’invidia, oltre ad altre emozioni  e sentimenti spiacevoli.

L’essere consapevoli di essere voi, non l’altro, che alimenta questo sentimento, vi permetterà di raddrizzare la schiena, di non cadere nelle vostre consuete meschinità quotidiane, e di sviluppare uno sguardo più limpido verso gli altri.

Dell’invidia si scrive molto, ci sono libri su libri, che non vi serviranno a niente, se non fate esperienza diretta di questo vostro modo di stare al mondo.

Quando avrete capito che questo sentimento fa parte anche del vostro bagaglio mentale, potete rendervi conto con facilità a quali bisogni risponde, che sono il nutrimento dell’invidia: il desiderio di affermazione è una  delle radici più comuni sulle quali attecchisce l’ invidia, ha alla base un bisogno di rivalsa affettiva; un'altra è la frustrazione rispetto alla vostra vita attuale, in questo caso l’invidia ha radici in uno stato confuso del Sé, forse avete vissuto la vostra vita lasciando che il veliero del caso vi guidi, e, arenati, ora incolpate il destino che ha favorito altri ma non voi.

L’invida attecchisce dove ci sono fragilità del Sé, aspetti irrisolti di umiliazioni passate, mancati riconoscimenti affettivi. È probabile che accompagni le persone che hanno un locus of control esterno. Il mondo è causa del mio dolore. Sono le persone che credono nella sfortuna, negli amuleti, nel malocchio, nel fato. 

Che dire ancora di chi ha una voragine di bisogni interiori che non riesce a colmare? L’ingordo: di potere, di denaro, di sesso, di tutto quello che è tangibile, oggettivo e visibile agli occhi altrui.

Queste persone sono i più poveri (e non è biasimo), perché non trovano mai nulla che li disseti; sono avidi, condannati a cercare continuamente  soddisfazioni che devono togliere all’altro, altrimenti non hanno valore. 

Quando avrete più o meno compreso che l’invidia fa parte anche del vostro bagaglio emotivo, potrete iniziare a vedere con chiarezza come alimenti la lingua di parole.

Tralasciando la comune invidia che porta alla maldicenza e al controllo minuzioso dell’altro (da qui il detto: ...perché guardi la pagliuzza ecc..), osserviamo come l’invidioso, che non sa di esserlo, agisca la sua invidia, cioè la proietti sull’altro, cercando di generare nell’altro il sentimento che nega a se stesso: sono le persone che elencano i loro successi e quelli dei loro figli, cugini, zii, nipoti e persino della loro gallina, che fa le uova doppie.

Quanti nella vita di ogni giorno tendono a fare questo? Elencare la lista di oggetti che danno spessore alle loro vite, ciechi a ogni bisogno che non sia il loro? Non è l’egoismo che genera ogni sorta d’ingiustizia nel mondo, è l’invidia. L’egoismo è il carburante dell’invidia.

Evitiamo quindi di usare in maniera impropria il termine egoismo e facciamo un passo avanti, parliamo dell’invidia, come radice delle ingiustizie umane.

PS: Ah, dimenticavo, invidia è anche utilizzare i contenuti di uno scritto, e farli passare come propri. In questo caso siamo di fronte all'avido, in più povero degli esseri umani. :-)

 
 
 

Sulla illusione della felicitā

Post n°334 pubblicato il 26 Gennaio 2017 da fernanda.zanier
 

La sofferenza mentale o il benessere sono come i profumi di una torta. Sono le cose che ci metti dento a dare l'aroma e il gusto.

Ma al di la di questo, da notare la provvisorietà degli stati emotivi di gioia, soddisfazione o infelicità. Il profumo svanisce, la torta  se la mangi scompare e dopo un po te ne dimentichi e ti viene voglia di un altra torta e così via, a sfornare torte sempre più elaborate..

Se non la mangi e la conservi, come l'avaro, si ammuffisce e devi comunque buttarla e ne soffrirai.

Tutto è provvisorio, le tue stesse credenze, convizioni, attribuzioni, emozioni sentimenti, non sono altro che gli ingredienti della tua torta.

La tua infelicità, o felicità, oggi c'è e domani no.. ( o non sarà la stessa del giorno prima).. Quindi puoi essere felice ora se lo desideri, o infelice e insoddisfatto, consapevole che comunque vada..non durerà e cambierà.

Sei tu responsabile di questo, non la torta che metti sul forno, quella è la conseguenza.

 
 
 

Obesitā infantile e violenza domestica

Post n°333 pubblicato il 21 Dicembre 2016 da fernanda.zanier
 

 

La violenza domestica ha una ricaduta diretta sulla salute dei minori, in particolare sulla tendenza dei ragazzi a mangiare e bere quantità eccessive di cibi, divenendo obesi.

Questa correlazione è stata validata da numerosi studi, che hanno fatto seguito ai risultati ottenuti da un protocollo per il trattamento di pazienti obesi, che si proponeva di aiutarli a calare di peso tramite l’assunzione di integratori.

I risultati sono stati sorprendenti: alcuni pazienti non riuscirono a perdere il peso previsto perché non seguirono il programma, ma molti altri, pur ottenendo dei risultati e un consistente calo di peso, lo abbandonavano.

Cercando di approfondire i motivi che avevano causato l'abbandono del programma, vennero fatte delle interviste ai pazienti che avevano abbandonato, e studiando anche le loro cartelle cliniche, si  arrivò a capire che questi percepivano il loro peso eccessivo come una protezione. La maggior parte di loro infatti aveva vissuto durante l'infanzia traumi da maltrattamento o da trascuratezzao e/o abusi sessuali, e percepivano il loro peso come una corazza protettiva.

Questi risultati hanno dato il via ad una ampia ricerca, coinvolgente oltre 17.000 pazienti di mezza età, il cui scopo era di capire come i traumi infantili influenzassero lo stato di salute da adulti.  Questa ricerca, pubblicata nel 1998 e conosciuta come ACE (Adverse Childhood Experiences) è il primo studio che correla il maltrattamento e abuso infantile a specifici disturbi della salute da adulti.

Lo studio ACE ha trovato che il rischio per la depressione aumentava in funzione del numero di tipi di maltrattamento infantile e lo vede come il risultato di stress cumulativo. 

L’ideazione suicidaria era legata ad abuso non verbale e abuso emotivo dai pari, ma soprattutto all’abuso verbale a 5 anni in maschi, e abuso sessuale a 18 nelle femmine (Khan et al., 2015). 

L'abuso verbale genitoriale è associato ad alterazioni nella sostanza grigia (Tomoda et al.) mentre il volume dell’ippocampo è ridotto in donne abusate sessualmente da bambine a 3-5 anni e a 11-13 anni.

L'abuso emotivo è un  fattore di rischio maggiore per la depressione da adulti dell’abuso fisico (Teicher et al.) Adulti abusati sessualmente dopo i 12 anni sviluppavano più frequentemente un PTSD (disturbo post traumatico da stress), contrariamente a quelli che lo subivano prima dei 12 anni, che invece sviluppavano di più depressione. (Schoedl et al.)

Quindi i fattori di rischio per lo sviluppo di un disturbo alimentare sono: 

L'Abbandono

Problemi nella relazione genitori-bambino come fattori predisponenti nei bambini piccolissimi e piccoli.

Coesistenza di psicopatologia nei genitori, abusati o abbandonati  durante l'infanzia e concomitante clima familiare ansioso.

L'esordio del disturbo alimentare può essere causato quindi da molteplici eventi stressanti, ma tra i molteplici fattori di rischio elencati, frequenti sono gli abusi sessuali o fisici subiti durante l'infanzia.

 

 
 
 

Traumi da abuso: dati

Post n°332 pubblicato il 24 Novembre 2016 da fernanda.zanier
 

Gli eventi traumatici possono essere singoli episodi, cumulativi e continuativi, intenzionali o non da parte di chi li agisce, accadono durante l'infanzia, adolescenza ed età adulta.

Possono accadere in modo diretto o vicario, cioè osservati mentre vengono agiti su altri.

Dati: in Italia sono circa 100.000 i minori presi in carico dai servizi sociali per maltrattamento o abuso sessuale, i costi per mancata prevenzione del maltrattamento diretto e indiretto sono circa 13 milioni di euro.

Si stima siano 6.743.000 le donne (16-70 anni), cioè il 31,9% che in questo intervallo di età ha subito violenza: fisica 18.8%, sessuale 23.7%, psicologica 33.7%, stalking 18.8%. Il 14.3% dal proprio partner.

Si stima siano oltre 400.000 il numero di minori che assistono a violenze familiari e ogni due, tre giorni una donna viene uccisa dal marito, compagno o ex.

Si ritiene che le donne vittime di violenze in italia siano oltre un milione, con oltre 14.000.000  atti di violenza più o meno gravi denunciati, per un costo sociale di presa in carico di quasi 17.000.000 di euro.

Il 7.2% ha il coraggio di sporgere denuncia, ma un terzo delle donne trascorre tutta la sua vita senza parlarne a nessuno.

In Europa sono circa 21 milioni le donne che hanno subito abusi sessuali prima dei 15 anni, da parte di un adulto. Il 67% delle donne europee non sporge denuncia, cioè 7 donne su 10 tace.. 

 
 
 

Incongruenze

Post n°331 pubblicato il 15 Luglio 2016 da fernanda.zanier
 

Premessa: anche se cambi prospettiva un albero di mele è sempre un albero di mele, non diventa un pino.

incongrüènza s. f. [dal lat. tardo incongruentia]. – Mancanza di convenienza, di proporzione, di coerenza fra più cose e spec. fra elementi che dovrebbero succedersi secondo uno sviluppo logico: idi un ragionamento, o di una serie di ragionamenti. Con sign. concr., parola, affermazione, comportamento incongruenti: resoconto pieno di incongruenzedirefare delle incongruenze.

Un breve prologo, per chiedere a chi capiterà di leggere queste quattro righe, di spiegarmi (o spiegarsi) quale sia la differenza tra centinaia di morti annegati e centinaia di morti uccisi con premeditazione, quando in entrambi i casi sono persone innocenti, cittadini di altre terre, non delinquenti o mafiosi o truffatori di alto bordo (chiamiamiamoli così i banchieri..).

La differenza che io osservo (ma forse non è la prospettiva giusta),  è il luogo dove uno ha la sventura di morire. Se muori in mare, pare nessuno debba ritenersi responsabile, non ti hanno ammazzato e poi sei in acque internazionali (con il solito palleggio del perchè io),  ma se ti uccidono su un territorio che rappresenta una nazione, diventi un attacco alla nazione e quindi un martire. In entrambi i casi sono sempre morti causate da altri, ma che ci toccano emotivamente in modo diverso.

Proviamo a riflettere sull'attuale "questione razziale" in USA. Si stanno uccidendo come fossero ancora nel Far West. Mancano solo i cavalli.

Ma di quale questione razziale stiamo parlando, le cause non sarebbero forse da ricercare nelle diseguaglianze sociali tra neri e bianchi, incancrenite al punto tale che incattivirebbero anche un santo? La questione razziale non diviene forse uno dei tanti abili pretesti, capace di giustificare l"incongruenza" di fondo, che la nostra avanzata civiltà affonda le sue radici sulle ingiustizie sociali, sulla corruzione e sul sangue di tanti innocenti?

Perchè continuare a dire che la sedia è un tavolo, quando tutti vediamo che è una sedia? 

Parliamo dell'Isis: questi arrivano e uccidono, come la stessa scioltezza con cui uno va a fare una grigliata al mare.. Non hanno alcun rispetto per vite umane, piccole o grandi che siano, se queste non rispondano alle loro regole estreme.

Oggi una giornalista in radio ha affermato: "Ma perchè ci odiano tanto?!"- Mi è parsa una questione mal posta. Non si tratterebbe di odio, ma di totale assenza di considerazione per la nostra civiltà e i nostri incogruenti valori; le nostre dicotomie li spiazzano, meglio allora fare riferimento a regole rigide, poche ed estreme, non importa se folli o deliranti.

A ben guardare i nostri comportamenti umani e sociali collettivi, altro non fanno che affermare la stessa mancanza di considerazione umana, ma espressa in maniera "gentile".

A ben guardare,  le parole che accompagnano le  nostre azioni sociali sono incoerenti, abbiamo una visione degli eventi ristretta e siamo certamente carenti di memoria storica. Guardiamo il particolare e non vediamo tutto il resto. Di fatto vediamo solo quello che vogliamo.

Forse che ci sia qualche cosa che non va, nella nostra democratica civiltà occidentale? Siamo forse degli stupidi?

 

 
 
 

Nel futuro libro di storia..

Post n°330 pubblicato il 28 Maggio 2016 da fernanda.zanier
Foto di fernanda.zanier

L'inizio del secondo millennio fu caratterizzato da una crisi economica innescata da speculazioni immobiliari in America , che mise in crisi il sistema bancario europeo, da poco passato alla moneta comune.. (La crisi dei subprime fu una crisi finanziaria scoppiata alla fine del 2006 negli Stati Uniti che ha avuto gravi conseguenze sull'economia mondiale, in particolar modo nei paesi sviluppati del mondo occidentale, innescando la grande recessione - da molti considerata la peggior crisi economica dai tempi della grande depressione.. da wikipedia).

Dal 2006 in poi iniziò un lento ma inesorabile declino post industriale che investì maggiormente i paesi europei del mediterraneo.

La crisi colpì duramente anche l'Italia, molti furono i suicidi, e molte le persone che rimasero senza lavoro. Lo stato italiano, sotto la spinta delle politiche europee venne costretto ad aumentare tasse e balzelli e a diminuire gli aiuti economici, in particolare quelli destinati al welfare.

L' Italia, incapace di attuare una politica economica a favore di piccole e medie imprese, con questa strategia di "stabilità economica basata sul risparmio" affondò migliaia di aziende, e con l'aumentare dei disoccupati incentivò iniziative di politica assistenziale, fatta di casse integrazioni e mobilità: chi non aveva un reddito non veniva aiutato.. chi veniva aiutato, al termine degli aiuti passivi si ritrovava comunque su una strada.

Le politiche di reinserimento di lavoratori over quaranta si mostrò inefficace.

Importante legge a sfavore dell' occupazione fu la legge Fornero, che aumentò l'età pensionabile a 65 anni ( si veda esodati), questa in parte salvò l'Italia dal default, ma appesantì le ricadute sociali, in particolare sulle fasce di cittadini più deboli, pensionati , lavoratori del settore privato e l'occupazione femminile.

Nel contempo la disoccupazione giovanile aumentò, raggiungendo picchi di oltre il 40%, aggravando così il malessere sociale, di cui si vedono i disastrosi effetti  a distanza di 20 anni.

L' uscita della Inghilterra dall' Europa, fu decisiva per innescare una spirale di sfiducia in tutti i paesi euro, con ulteriori ripercussioni negative sull' economia dell' Europa. Era chiaro che il progetto di un un'unione monetaria era fallito a causa della mancanza di una unione anche politica.

In quel periodo l'Europa fu investita da flussi di migranti provenienti dalle aree nord africane ed orientali. L' esodo di migranti siriani che scappavano dalla guerra civile assunse connotazioni tragiche, con migliaia di morti annegati nel tentativo di raggiungere le coste italiane per mettersi in salvo; una tragedia che avvenne sotto gli occhi del mondo, ma che non impedì lo svilupparsi di sentimenti di rifiuto da parte dei cittadini europei, verso tutti i profughi.

Siccome le disgrazie non vengono mai sole, in quel periodo di grande confusione politica, economica e sociale, in Italia aumentò la delinquenza, in particolare i piccoli furti.. e i tentativi di truffe di ogni tipo..Molti furono anche i  casi di truffe bancarie attuate da dipendenti corrotti .. mentre la malapolitica, già in caduta libera nel primo millennio, assunse connotazioni meno evidenti quali clientelismo, concussioni e favoritismi. I concorsi pubblici erano fatti su misura e anche per trovare un'occupazione temporanea era necessario avere una raccomandazione..

Continuate voi...

 
 
 

MINDFULNESS e stress

Post n°329 pubblicato il 02 Aprile 2016 da fernanda.zanier
 
Foto di fernanda.zanier

 

Una psicologa stava spiegando come gestire meglio lo stress.

Quando sollevò un bicchiere d’acqua, tutto il pubblico immaginò che avrebbe posto la solita domanda: “Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?”
Invece domandò: “Quanto credete pesi questo bicchiere d’acqua?”

Le risposte variarono da 250 a 400 grammi.

“Il peso assoluto non conta, - replicò la psicologa - dipende dal tempo per cui lo reggo.

Se lo sollevo per un minuto, non è un problema.

Se lo sostengo per un’ora, il braccio mi farà male.

Se lo sollevo per tutto il giorno, il mio braccio sarà intorpidito e paralizzato.

In ogni caso il peso del bicchiere non cambia, ma più a lungo lo sostengo, più pesante diventa.”

E continuò: “Gli stress e le preoccupazioni della vita sono come quel bicchiere d’acqua. Se ci pensate per un momento, non accade nulla.

Pensateci un po’ più a lungo e incominciano a far male. E se ci pensate per tutto il giorno, vi sentirete paralizzati e incapaci di far qualunque cosa.”

E’ importante ricordarsi di lasciare andare i nostri stress.

Alla sera, il più presto possibile, posiamo i nostri fardelli. Non portatiamoceli addosso per tutta la sera e tutta la notte. Ricordiamoci di posare il bicchiere d’acqua!

 

 
 
 

Promemoria

Post n°328 pubblicato il 08 Marzo 2016 da fernanda.zanier
 

Si rammenta ai commentatori che la sottoscritta non è l'admin di questo blog, ma che utilizzo il format di questa piattaforma, come predisposto da Libero. Pertanto quando inserite i commenti non sono io a chiedervi l'indirizzo mail, ma Libero. Inoltre le pubblicità sono inserite da Libero, e neppure su queste ho il controllo, cioè non posso evitare che compaiano ne ricavo alcunchè da esse, a parte il fastidio. 

 
 
 

La paura della morte

Post n°327 pubblicato il 16 Gennaio 2016 da fernanda.zanier
 
Tag: morte, paura

La sera prima che morisse Bowie, andai a curiosare sulla sua Home page, dove era visibile l'ultimo video, in promozione dell'ultimo CD. Ero curiosa ed ammirata, che un artista a 69 anni avesse ancora qualche cosa da dire; mi aspettavo infatti una replica del suo incomparabile stile, come fanno molti artisti, e provavo grande ammirazione per il suo coraggio di mettersi ancora in discussione. 

Iniziò il video, e sin da subito provai un sottile disagio, che si intensificava man mano che passavano le immagini. Non ci potevo credere, il contesto era pieno di angoscia e impotenza; c'era qualche cosa di terribile  che accadeva, ma soprattutto non c'era speranza per nessuno. Non capivo a cosa si riferisse, pensavo avesse a che fare con l'nquinamento del pianeta; alcune scene del suo video infatti richiamavono a quelle finali di "The Divide", (per chi non lo avesse visto è un film di fantascienza post apocalisse). Ogni immagine del video pareva rimandare un messaggio di inesorabilità, paura e protesta. Ero stupefatta. Tutto pareva privo di senso, le immagini si susseguivano senza una storia. Lui bendato, con occhi non umani, che paradossalmente poteva finalmente vedere, alla ricerca spasmodica di una risposta che desse un senso alle storie di tutti. Di fatto, Bowie pare non abbia trovato risposte, e questo video lo esprime bene, come nessuno prima di lui, perchè forse non ci sono domande a cui rispondere. O le domande sono mal poste. Forse perchè semplicemente, ma non con semplicità,  la morte è vita e vita è morte. La morte ha la stessa valenza di una marea, di un temporale, di un fiore che sboccia, accade, sappiamo perchè accade, ma non possiamo bloccare le maree, o lo sbocciare di un fiore, o il movimento dei pianeti. Siamo parte di questo, e la morte è uno dei tanti fenomeni che osserviamo durante la vita, inclusa la nostra. Per questo la morte non è la fine, ma un cambiamento di stato. Ci saranno altri inizi e altrettante morti, come vediamo continuamente in natura. La vita, come la morte, è davvero eterna, e se non fossimo così attaccati al nostro ego potremmo anche andarcene con naturalezza, senza spasmi. Ma di fatto viviamo e poi moriamo con il dispiacere di non avere trovato un senso più profondo, che non sia la semplice replica genetica o l'accumulo di inutili oggetti. 

 

 
 
 

CONFERENZA MINDFULNESS

Post n°326 pubblicato il 03 Gennaio 2016 da fernanda.zanier
 
Foto di fernanda.zanier

AD AMARO - UD - , PRESSO LA CLINICA PRIVATA RADIOLOGIA CARNICA, il 22 gennaio 2016. seguirà un corso di preparazione e apprendimento alla meditazione mindfulness. 

 
 
 

Cenresi

Post n°325 pubblicato il 07 Novembre 2015 da fernanda.zanier
 

Cenresi è il buddha della compassione. E’ anche il protettore del Tibet.

 
 
 

La solitudine di alcuni morti

Post n°324 pubblicato il 10 Ottobre 2015 da fernanda.zanier
 
Foto di fernanda.zanier

Mi si stringe il cuore quando mi capita di dover andare all’obitorio per un saluto a qualche conoscente; vedere quelle porte aperte, con i defunti esposti, spesso soli e talvolta senza un fiore, a una decina di metri dalla strada cittadina, con la possibilità che uno qualunque possa entrare e curiosare quel corpo, approfittando della sua esposizione.

La dignità di uomo negata sino alla fine, fatto oggetto di sguardi indiscreti da parte di estranei, che vanno a sbirciare la morte, senza vedere quel viso, senza vedere quell’uomo.

Mi chiedo come sia possibile che alla vita umana non sia dato alcun valore, neppure di fronte alla morte.

La solitudine di alcuni  defunti, quella solitudine, è una cosa impossibile da tollerare. Inaccettabile.

 
 
 

La parte oscura delle donne Agče

Post n°323 pubblicato il 18 Giugno 2015 da fernanda.zanier
 

Partendo dal presupposto che tutte le persone sono meravigliose, come insegna Roberto Benigni, bisogna anche sottolineare che esiste in ognuno di noi una parte oscura, sofferente, che celiamo a noi stessi, che se sollecitata da eventi esterni di varia natura (relazioni, affetti, perdite), riapre a sofferenze capaci di indurre emozioni dolorose e sentimenti di sé negativi, generando atteggiamenti e comportamenti negativi ed ostili, culminanti in invidie e gelosie .

La parte oscura ramifica le sue radici in strati di paure filogenetiche,  che hanno come tema la necessità di segnalare se c’è un pericolo per la propria sopravvivenza, e la donna sin dall’antichità,  ha garantito la sua sopravvivenza grazie alla sua disponibilità sessuale, che accentuava valorizzando la sua bellezza generatrice, e che subiva allora come oggi,  le regole di comportamento sessuale dettate dal ruolo di genere.  

A grandi grandi linee quindi questo è il contesto socio culturale da tenere in considerazione per capire i fenomeno delle donne Agèe, che  trasversale al ruolo sociale ricoperto, si manifesta con prepotenza tramite atti deliberatamente oppositivi nei confronti di altre donne.

Mai come in questo periodo storico la nostra società si mostra violenta, a causa dell’attivazione di questo “lato oscuro”, che risponde con l’odio alla minaccia per la propria sopravvivenza.

Con il termine Agèe non intendo tutte le donne over “anta”, ma le donne in "anta" che agiscono  con comportamenti oppositivi nei confronti di altre donne ritenute più attraenti sessualmente,  boicottando le loro attività e iniziative, o utilizzando svalutazioni professionali, se l’ Agèe ricopre un ruolo sociale e lavorativo rilevante.

Potremmo definirlo anche come il mito negativo di Grimilde.

Un esempio tipico del comportamento di una donna Agèe di medio o basso livello sociale è la maleducazione e la sgarberia. Questo lo si nota in modo evidente in alcune cassiere dei supermercati o nei servizi in generale, quando una donna attraente viene trattata da un' Agèe con meno cura e gentilezza, rispetto a quella vista come normale o poco attraente.

Con un po di attenzione lo potete osservare quotidianamente nei comportamenti che alcune donne hanno con altre donne ritenute sessualmente più dotate.  La donna Agèe la si riconosce sempre, solitamente guarda biecamente o ironicamente l’altra, se può fornisce informazioni confuse e fuorvianti o racconta evidenti bugie, per farla sentire poi stupida o bloccarla nella sua attività  momentanea. La sofferenza di alcune donne Agèe è talmente profonda , da indurle impulsivamente a comportamenti di aperto boicottaggio e svalutazione, quando hanno di fronte donne con le quali si sentono perennemente in perdita.

Tipico comportamento di una donna Agèe è sottolinere la comune età come fattore di svalutazione, soprattutto in pubblico, quando l’età accomuna l’Agèe e la donna attraente; una strategia utile a svalutare la donna attraente di fronte agli altri e portarla al suo livello, andando in questo modo a calmare la sofferenza interiore che genera la sua invidia.

Il comportamento Agèe al femminile, come quello maschile, che esaspera con l’età le tecniche di seduzione, è strettamente legato al ruolo di genere, che prevede che una donna si senta sicura di sé, e quindi al sicuro da paure ataviche relate alla sua sopravvivenza, quando potrà disporre di caratteristiche fisiche tali da attrarre sessualmente un partner, e con esso le sue risorse.

Le donne non agèe sono, al contrario, persone capaci di riflettere sui loro comportamenti e debolezze, non cadono nella rete degli stereotipi ed hanno personalità mature, si mostrano cioè capaci di utilizzare le loro risorse e non usano il sesso come merce di scambio.  Questi sono solo alcuni piccoli spunti di riflessione, che potrebbero essere elaborati in una tesi psicosociale. 

 
 
 

Primavera

Post n°322 pubblicato il 30 Aprile 2015 da fernanda.zanier
 

 
 
 
 
 

L'albero delle emozioni

Post n°320 pubblicato il 23 Marzo 2015 da fernanda.zanier
Foto di fernanda.zanier

 

Ogni emozione è associata a sensazioni corporee che interessano aree specifiche del corpo. Per la prima volta è stata realizzata una mappa che descrive questa associazione, che si è rivelata universale, ossia indipendente dal background culturale delle persone.

Espressioni come "ho il cuore spezzato" o "sento un brivido lungo la schiena" potrebbero avere un significato letterale, poiché le nostre emozioni si riflettono sul nostro corpo, e in aree ben specifiche a seconda dell'emozione. Lo ha dimostrato un gruppo di ricercatori finlandesi dell'Università di Tampere e della Aalto University, che sono riusciti addirittura a realizzare una mappa delle associazioni fra le parti del corpo e le emozioni collegate: scoprendo inoltre che la mappa è universale, ossia indipendente dalla cultura di appartenenza.

Numerosi studi hanno dimostrato che dal punto di vista biologico i meccanismi emozionali servono a preparare l'organismo ad affrontare le sfide incontrate nell'ambiente regolando l'attivazione differenziale del sistema nervoso cardiovascolare, muscolo-scheletrico, neuroendocrina, e autonomo. Secondo i principali modelli neuroscientifici, la presa di coscienza di questi stati emotivi sarebbe innescata proprio dalla percezione dei relativi stati corporei, in modo da permettere una risposta più adeguata  al problema posto dall'ambiente. 

Tuttavia, era ancora in dubbio se i cambiamenti corporei associati alle varie emozioni fossero sufficientemente specifici da spiegare le distinte sensazioni che le contraddistinguono. Inoltre, non era chiaro quale fosse la distribuzione topografica delle sensazioni fisiche legate alle diverse emozioni. 

da Lauri Nummenmaa e colleghi – che firmano un articolo sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” - nel quale hanno preso in esame 701 soggetti, in parte di cultura occidentale e in parte di cultura cinese, ai quali sono stati proposti racconti, filmati, espressioni facciali, parole emotivamente significative, chiedendo loro di indicare su due sagome di un corpo umano quali parti percepivano come più attivate e meno attivate del normale quando veniva loro presentato uno stimolo emotivo.

Le sensazioni agli arti superiori sono così risultate più importanti nelle emozioni orientate all'approccio (in senso positivo e negativo), come rabbia e felicità, mentre una sensazione di ridotta attività agli arti è una caratteristica distintiva della tristezza. Le sensazioni che coinvolgono il sistema digestivo e la regione della gola sono state trovate particolarmente marcate nel disgusto. A differenza di tutte le altre emozioni, che sono collegate a regioni specifiche, la felicità èinvece risultata associata a un miglioramento delle sensazioni in tutto il corpo.

Inoltre, le emozioni complesse (ansia, amore, depressione, disprezzo, orgoglio, vergogna, invidia) hanno mostrato una correlazione alle sensazioni corporee più debole rispetto alle cosiddette emozioni promarie (rabbia, paura, disgusto, felicità, tristezza e sorpresa), con l'eccezione di ansia e depressione, che mostravano una strettissima somiglianza con gli stati emotivi primari rispettivamente di paura e tristezza. 

anche se alcune parti del corpo sono risultate sempre coinvolte, in particolare la testa, quasi sempre più attivata del normale, sia pure in varia misura - dall'analisi complessiva delle risposte è apparso che alle diverse emozioni corrispondevano mappe corporee statisticamente ben distinguibili, che le aree coinvolte corrispondono bene ai più importanti cambiamenti fisiologici associati alle diverse emozioni, e che le mappe erano sostanzialmente la stesse sia nelle persone di cultura occidentale sia in quelle di cultura orientale.

Tratto da Le Scienze - 2 gennaio 2014

 
 
 

Corpo e coscienza

Post n°319 pubblicato il 23 Marzo 2015 da fernanda.zanier

 

Corpo e coscienza
Noi uomini moderni, noi siamo gli eredi di una millenaria vivisezione della coscienza e di una tortura da bestie rivolta contro noi stessi.
Troppo a lungo l’uomo ha considerato le sue tendenze naturali con un “cattivo sguardo”, cosicché queste hanno finito per congiungersi strettamente in lui con la “cattiva coscienza”.
Sarebbe in sé possibile un tentativo opposto – ma chi è abbastanza forte per questo –, vale a dire quello di congiungere indissolubilmente con la cattiva coscienza le tendenze innaturali, tutte quelle aspirazioni al trascendente, all’anti-istinto, all’anti-natura, all’anti-animale, insomma gli ideali esistiti sino ad oggi, che sono tutti quanti ideali ostili alla vita, ideali calunniatori del mondo...
F. Nietzsche

 
 
 
 
 

Natale 2014

Post n°317 pubblicato il 20 Dicembre 2014 da fernanda.zanier
 

 
 
 

Conformi

Post n°316 pubblicato il 03 Ottobre 2014 da fernanda.zanier

Gli antagonismi di classe (sociale) vengono placati* attraverso una identificazione collettiva conformista (Recalcati). 

Le mode sono il veicolo principe attraverso le quali il conformismo opera, generando un pensiero conformista, una possibilità di scelta conformista, inibiendo ogni iniziativa creativa e quindi ogni forma di originalità di pensiero, e non solo, è la matrice fascista che sta alla base di ogni scelta relazionale. Siamo quindi di fronte ad un paradosso sociale: da una parte un accentuato individualismo (L'individualismo è una posizione morale, una filosofia politica, un'ideologia, o prospettiva sociale, che sottolinea "il valore morale dell'individuo: wikipedia) e dall'altra il bisogno di aderire ad uno stile di vita il più ampiamente condiviso ed omogeneo. Questo conflitto degenera il disagio esistenziale, che per poter esprime se stesso,  attraverso la condivisione apparentemente libera di valori conformi non lo supera (sublima),  ma si autoinganna.

*manipolati

 
 
 
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