Creato da fernanda.zanier il 23/01/2008

BORDERLINE

IL DOLORE INCOMPRESO

 

 

Incongruenze

Post n°331 pubblicato il 15 Luglio 2016 da fernanda.zanier
 

Premessa: anche se cambi prospettiva un albero di mele è sempre un albero di mele, non diventa un pino.

incongrüènza s. f. [dal lat. tardo incongruentia]. – Mancanza di convenienza, di proporzione, di coerenza fra più cose e spec. fra elementi che dovrebbero succedersi secondo uno sviluppo logico: idi un ragionamento, o di una serie di ragionamenti. Con sign. concr., parola, affermazione, comportamento incongruenti: resoconto pieno di incongruenzedirefare delle incongruenze.

Un breve prologo, per chiedere a chi capiterà di leggere queste quattro righe, di spiegarmi (o spiegarsi) quale sia la differenza tra centinaia di morti annegati e centinaia di morti uccisi con premeditazione, quando in entrambi i casi sono persone innocenti, cittadini di altre terre, non delinquenti o mafiosi o truffatori di alto bordo (chiamiamiamoli così i banchieri..).

La differenza che io osservo (ma forse non è la prospettiva giusta),  è il luogo dove uno ha la sventura di morire. Se muori in mare, pare nessuno debba ritenersi responsabile, non ti hanno amazzato e poi sei in acque internazionali (con il solito palleggio del perchè io),  ma se ti uccidono su un territorio che rappresenta una nazione, diventi un attacco alla nazione e quindi un martire. In entrambi i casi sono sempre morti causate da altri, ma che ci toccano emotivamente in modo diverso.

Proviamo a riflettere sull'attuale "questione razziale" in USA. Si stanno uccidendo come fossero ancora nel Far West. Mancano solo i cavalli.

Ma di quale questione razziale stiamo parlando, le cause non sarebbero forse da ricercare nelle diseguaglianze sociali tra neri e bianchi, incancrenite al punto tale che incattivirebbero anche un santo? La questione razziale non diviene forse uno dei tanti abili pretesti, capace di giustificare l"incongruenza" di fondo, che la nostra avanzata civiltà affonda le sue radici sulle ingiustizie sociali, sulla corruzione e sul sangue di tanti innocenti?

Perchè continuare a dire che la sedia è un tavolo, quando tutti vediamo che è una sedia? 

Parliamo dell'Isis: questi arrivano e uccidono, come la stessa scioltezza con cui uno va a fare una grigliata al mare.. Non hanno alcun rispetto per vite umane, piccole o grandi che siano, se queste non rispondano alle loro regole estreme.

Oggi una giornalista in radio ha affermato: "Ma perchè ci odiano tanto?!"- Mi è parsa una questione mal posta. Non si tratterebbe di odio, ma di totale assenza di considerazione per la nostra civiltà e i nostri incogruenti valori; le nostre dicotomie li spiazzano, meglio allora fare riferimento a regole rigide, poche ed estreme, non importa se folli o deliranti.

A ben guardare i nostri comportamenti umani e sociali collettivi, altro non fanno che affermare la stessa mancanza di considerazione umana, ma espressa in maniera "gentile".

A ben guardare,  le parole che accompagnano le  nostre azioni sociali sono incoerenti, abbiamo una visione degli eventi ristretta e siamo certamente carenti di memoria storica. Guardiamo il particolare e non vediamo tutto il resto. Di fatto vediamo solo quello che vogliamo.

Forse che ci sia qualche cosa che non va, nella nostra democratica civiltà occidentale? Siamo forse degli stupidi?

 

 
 
 

Nel futuro libro di storia..

Post n°330 pubblicato il 28 Maggio 2016 da fernanda.zanier
Foto di fernanda.zanier

L'inizio del secondo millennio fu caratterizzato da una crisi economica innescata da speculazioni immobiliari in America , che mise in crisi il sistema bancario europeo, da poco passato alla moneta comune.. (La crisi dei subprime fu una crisi finanziaria scoppiata alla fine del 2006 negli Stati Uniti che ha avuto gravi conseguenze sull'economia mondiale, in particolar modo nei paesi sviluppati del mondo occidentale, innescando la grande recessione - da molti considerata la peggior crisi economica dai tempi della grande depressione.. da wikipedia).

Dal 2006 in poi iniziò un lento ma inesorabile declino post industriale che investì maggiormente i paesi europei del mediterraneo.

La crisi colpì duramente anche l'Italia, molti furono i suicidi, e molte le persone che rimasero senza lavoro. Lo stato italiano, sotto la spinta delle politiche europee venne costretto ad aumentare tasse e balzelli e a diminuire gli aiuti economici, in particolare quelli destinati al welfare.

L' Italia, incapace di attuare una politica economica a favore di piccole e medie imprese, con questa strategia di "stabilità economica basata sul risparmio" affondò migliaia di aziende, e con l'aumentare dei disoccupati incentivò iniziative di politica assistenziale, fatta di casse integrazioni e mobilità: chi non aveva un reddito non veniva aiutato.. chi veniva aiutato, al termine degli aiuti passivi si ritrovava comunque su una strada.

Le politiche di reinserimento di lavoratori over quaranta si mostrò inefficace.

Importante legge a sfavore dell' occupazione fu la legge Fornero, che aumentò l'età pensionabile a 65 anni ( si veda esodati), questa in parte salvò l'Italia dal default, ma appesantì le ricadute sociali, in particolare sulle fasce di cittadini più deboli, pensionati , lavoratori del settore privato e l'occupazione femminile.

Nel contempo la disoccupazione giovanile aumentò, raggiungendo picchi di oltre il 40%, aggravando così il malessere sociale, di cui si vedono i disastrosi effetti  a distanza di 20 anni.

L' uscita della Inghilterra dall' Europa, fu decisiva per innescare una spirale di sfiducia in tutti i paesi euro, con ulteriori ripercussioni negative sull' economia dell' Europa. Era chiaro che il progetto di un un'unione monetaria era fallito a causa della mancanza di una unione anche politica.

In quel periodo l'Europa fu investita da flussi di migranti provenienti dalle aree nord africane ed orientali. L' esodo di migranti siriani che scappavano dalla guerra civile assunse connotazioni tragiche, con migliaia di morti annegati nel tentativo di raggiungere le coste italiane per mettersi in salvo; una tragedia che avvenne sotto gli occhi del mondo, ma che non impedì lo svilupparsi di sentimenti di rifiuto da parte dei cittadini europei, verso tutti i profughi.

Siccome le disgrazie non vengono mai sole, in quel periodo di grande confusione politica, economica e sociale, in Italia aumentò la delinquenza, in particolare i piccoli furti.. e i tentativi di truffe di ogni tipo..Molti furono anche i  casi di truffe bancarie attuate da dipendenti corrotti .. mentre la malapolitica, già in caduta libera nel primo millennio, assunse connotazioni meno evidenti quali clientelismo, concussioni e favoritismi. I concorsi pubblici erano fatti su misura e anche per trovare un'occupazione temporanea era necessario avere una raccomandazione..

Continuate voi...

 
 
 

MINDFULNESS e stress

Post n°329 pubblicato il 02 Aprile 2016 da fernanda.zanier
 
Foto di fernanda.zanier

 

Una psicologa stava spiegando come gestire meglio lo stress.

Quando sollevò un bicchiere d’acqua, tutto il pubblico immaginò che avrebbe posto la solita domanda: “Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?”
Invece domandò: “Quanto credete pesi questo bicchiere d’acqua?”

Le risposte variarono da 250 a 400 grammi.

“Il peso assoluto non conta, - replicò la psicologa - dipende dal tempo per cui lo reggo.

Se lo sollevo per un minuto, non è un problema.

Se lo sostengo per un’ora, il braccio mi farà male.

Se lo sollevo per tutto il giorno, il mio braccio sarà intorpidito e paralizzato.

In ogni caso il peso del bicchiere non cambia, ma più a lungo lo sostengo, più pesante diventa.”

E continuò: “Gli stress e le preoccupazioni della vita sono come quel bicchiere d’acqua. Se ci pensate per un momento, non accade nulla.

Pensateci un po’ più a lungo e incominciano a far male. E se ci pensate per tutto il giorno, vi sentirete paralizzati e incapaci di far qualunque cosa.”

E’ importante ricordarsi di lasciare andare i nostri stress.

Alla sera, il più presto possibile, posiamo i nostri fardelli. Non portatiamoceli addosso per tutta la sera e tutta la notte. Ricordiamoci di posare il bicchiere d’acqua!

 

 
 
 

Promemoria

Post n°328 pubblicato il 08 Marzo 2016 da fernanda.zanier
 

Si rammenta ai commentatori che la sottoscritta non è l'admin di questo blog, ma che utilizzo il format di questa piattaforma, come predisposto da Libero. Pertanto quando inserite i commenti non sono io a chiedervi l'indirizzo mail, ma Libero. Inoltre le pubblicità sono inserite da Libero, e neppure su queste ho il controllo, cioè non posso evitare che compaiano ne ricavo alcunchè da esse, a parte il fastidio. 

 
 
 

La paura della morte

Post n°327 pubblicato il 16 Gennaio 2016 da fernanda.zanier
 
Tag: morte, paura

La sera prima che morisse Bowie, andai a curiosare sulla sua Home page, dove era visibile l'ultimo video, in promozione dell'ultimo CD. Ero curiosa ed ammirata, che un artista a 69 anni avesse ancora qualche cosa da dire; mi aspettavo infatti una replica del suo incomparabile stile, come fanno molti artisti, e provavo grande ammirazione per il suo coraggio di mettersi ancora in discussione. 

Iniziò il video, e sin da subito provai un sottile disagio, che si intensificava man mano che passavano le immagini. Non ci potevo credere, il contesto era pieno di angoscia e impotenza; c'era qualche cosa di terribile  che accadeva, ma soprattutto non c'era speranza per nessuno. Non capivo a cosa si riferisse, pensavo avesse a che fare con l'nquinamento del pianeta; alcune scene del suo video infatti richiamavono a quelle finali di "The Divide", (per chi non lo avesse visto è un film di fantascienza post apocalisse). Ogni immagine del video pareva rimandare un messaggio di inesorabilità, paura e protesta. Ero stupefatta. Tutto pareva privo di senso, le immagini si susseguivano senza una storia. Lui bendato, con occhi non umani, che paradossalmente poteva finalmente vedere, alla ricerca spasmodica di una risposta che desse un senso alle storie di tutti. Di fatto, Bowie pare non abbia trovato risposte, e questo video lo esprime bene, come nessuno prima di lui, perchè forse non ci sono domande a cui rispondere. O le domande sono mal poste. Forse perchè semplicemente, ma non con semplicità,  la morte è vita e vita è morte. La morte ha la stessa valenza di una marea, di un temporale, di un fiore che sboccia, accade, sappiamo perchè accade, ma non possiamo bloccare le maree, o lo sbocciare di un fiore, o il movimento dei pianeti. Siamo parte di questo, e la morte è uno dei tanti fenomeni che osserviamo durante la vita, inclusa la nostra. Per questo la morte non è la fine, ma un cambiamento di stato. Ci saranno altri inizi e altrettante morti, come vediamo continuamente in natura. La vita, come la morte, è davvero eterna, e se non fossimo così attaccati al nostro ego potremmo anche andarcene con naturalezza, senza spasmi. Ma di fatto viviamo e poi moriamo con il dispiacere di non avere trovato un senso più profondo, che non sia la semplice replica genetica o l'accumulo di inutili oggetti. 

 

 
 
 

CONFERENZA MINDFULNESS

Post n°326 pubblicato il 03 Gennaio 2016 da fernanda.zanier
 
Foto di fernanda.zanier

AD AMARO - UD - , PRESSO LA CLINICA PRIVATA RADIOLOGIA CARNICA, il 22 gennaio 2016. seguirà un corso di preparazione e apprendimento alla meditazione mindfulness. 

 
 
 

Cenresi

Post n°325 pubblicato il 07 Novembre 2015 da fernanda.zanier
 

Cenresi è il buddha della compassione. E’ anche il protettore del Tibet.

 
 
 

La solitudine di alcuni morti

Post n°324 pubblicato il 10 Ottobre 2015 da fernanda.zanier
 
Foto di fernanda.zanier

Mi si stringe il cuore quando mi capita di dover andare all’obitorio per un saluto a qualche conoscente; vedere quelle porte aperte, con i defunti esposti, spesso soli e talvolta senza un fiore, a una decina di metri dalla strada cittadina, con la possibilità che uno qualunque possa entrare e curiosare quel corpo, approfittando della sua esposizione.

La dignità di uomo negata sino alla fine, fatto oggetto di sguardi indiscreti da parte di estranei, che vanno a sbirciare la morte, senza vedere quel viso, senza vedere quell’uomo.

Mi chiedo come sia possibile che alla vita umana non sia dato alcun valore, neppure di fronte alla morte.

La solitudine di alcuni  defunti, quella solitudine, è una cosa impossibile da tollerare. Inaccettabile.

 
 
 

La parte oscura delle donne Agče

Post n°323 pubblicato il 18 Giugno 2015 da fernanda.zanier
 

Partendo dal presupposto che tutte le persone sono meravigliose, come insegna Roberto Benigni, bisogna anche sottolineare che esiste in ognuno di noi una parte oscura, sofferente, che celiamo a noi stessi, che se sollecitata da eventi esterni di varia natura (relazioni, affetti, perdite), riapre a sofferenze capaci di indurre emozioni dolorose e sentimenti di sé negativi, generando atteggiamenti e comportamenti negativi ed ostili, culminanti in invidie e gelosie .

La parte oscura ramifica le sue radici in strati di paure filogenetiche,  che hanno come tema la necessità di segnalare se c’è un pericolo per la propria sopravvivenza, e la donna sin dall’antichità,  ha garantito la sua sopravvivenza grazie alla sua disponibilità sessuale, che accentuava valorizzando la sua bellezza generatrice, e che subiva allora come oggi,  le regole di comportamento sessuale dettate dal ruolo di genere.  

A grandi grandi linee quindi questo è il contesto socio culturale da tenere in considerazione per capire i fenomeno delle donne Agèe, che  trasversale al ruolo sociale ricoperto, si manifesta con prepotenza tramite atti deliberatamente oppositivi nei confronti di altre donne.

Mai come in questo periodo storico la nostra società si mostra violenta, a causa dell’attivazione di questo “lato oscuro”, che risponde con l’odio alla minaccia per la propria sopravvivenza.

Con il termine Agèe non intendo tutte le donne over “anta”, ma le donne in "anta" che agiscono  con comportamenti oppositivi nei confronti di altre donne ritenute più attraenti sessualmente,  boicottando le loro attività e iniziative, o utilizzando svalutazioni professionali, se l’ Agèe ricopre un ruolo sociale e lavorativo rilevante.

Potremmo definirlo anche come il mito negativo di Grimilde.

Un esempio tipico del comportamento di una donna Agèe di medio o basso livello sociale è la maleducazione e la sgarberia. Questo lo si nota in modo evidente in alcune cassiere dei supermercati o nei servizi in generale, quando una donna attraente viene trattata da un' Agèe con meno cura e gentilezza, rispetto a quella vista come normale o poco attraente.

Con un po di attenzione lo potete osservare quotidianamente nei comportamenti che alcune donne hanno con altre donne ritenute sessualmente più dotate.  La donna Agèe la si riconosce sempre, solitamente guarda biecamente o ironicamente l’altra, se può fornisce informazioni confuse e fuorvianti o racconta evidenti bugie, per farla sentire poi stupida o bloccarla nella sua attività  momentanea. La sofferenza di alcune donne Agèe è talmente profonda , da indurle impulsivamente a comportamenti di aperto boicottaggio e svalutazione, quando hanno di fronte donne con le quali si sentono perennemente in perdita.

Tipico comportamento di una donna Agèe è sottolinere la comune età come fattore di svalutazione, soprattutto in pubblico, quando l’età accomuna l’Agèe e la donna attraente; una strategia utile a svalutare la donna attraente di fronte agli altri e portarla al suo livello, andando in questo modo a calmare la sofferenza interiore che genera la sua invidia.

Il comportamento Agèe al femminile, come quello maschile, che esaspera con l’età le tecniche di seduzione, è strettamente legato al ruolo di genere, che prevede che una donna si senta sicura di sé, e quindi al sicuro da paure ataviche relate alla sua sopravvivenza, quando potrà disporre di caratteristiche fisiche tali da attrarre sessualmente un partner, e con esso le sue risorse.

Le donne non agèe sono, al contrario, persone capaci di riflettere sui loro comportamenti e debolezze, non cadono nella rete degli stereotipi ed hanno personalità mature, si mostrano cioè capaci di utilizzare le loro risorse e non usano il sesso come merce di scambio.  Questi sono solo alcuni piccoli spunti di riflessione, che potrebbero essere elaborati in una tesi psicosociale. 

 
 
 

Primavera

Post n°322 pubblicato il 30 Aprile 2015 da fernanda.zanier
 

 
 
 
 
 

L'albero delle emozioni

Post n°320 pubblicato il 23 Marzo 2015 da fernanda.zanier
Foto di fernanda.zanier

 

Ogni emozione è associata a sensazioni corporee che interessano aree specifiche del corpo. Per la prima volta è stata realizzata una mappa che descrive questa associazione, che si è rivelata universale, ossia indipendente dal background culturale delle persone.

Espressioni come "ho il cuore spezzato" o "sento un brivido lungo la schiena" potrebbero avere un significato letterale, poiché le nostre emozioni si riflettono sul nostro corpo, e in aree ben specifiche a seconda dell'emozione. Lo ha dimostrato un gruppo di ricercatori finlandesi dell'Università di Tampere e della Aalto University, che sono riusciti addirittura a realizzare una mappa delle associazioni fra le parti del corpo e le emozioni collegate: scoprendo inoltre che la mappa è universale, ossia indipendente dalla cultura di appartenenza.

Numerosi studi hanno dimostrato che dal punto di vista biologico i meccanismi emozionali servono a preparare l'organismo ad affrontare le sfide incontrate nell'ambiente regolando l'attivazione differenziale del sistema nervoso cardiovascolare, muscolo-scheletrico, neuroendocrina, e autonomo. Secondo i principali modelli neuroscientifici, la presa di coscienza di questi stati emotivi sarebbe innescata proprio dalla percezione dei relativi stati corporei, in modo da permettere una risposta più adeguata  al problema posto dall'ambiente. 

Tuttavia, era ancora in dubbio se i cambiamenti corporei associati alle varie emozioni fossero sufficientemente specifici da spiegare le distinte sensazioni che le contraddistinguono. Inoltre, non era chiaro quale fosse la distribuzione topografica delle sensazioni fisiche legate alle diverse emozioni. 

da Lauri Nummenmaa e colleghi – che firmano un articolo sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” - nel quale hanno preso in esame 701 soggetti, in parte di cultura occidentale e in parte di cultura cinese, ai quali sono stati proposti racconti, filmati, espressioni facciali, parole emotivamente significative, chiedendo loro di indicare su due sagome di un corpo umano quali parti percepivano come più attivate e meno attivate del normale quando veniva loro presentato uno stimolo emotivo.

Le sensazioni agli arti superiori sono così risultate più importanti nelle emozioni orientate all'approccio (in senso positivo e negativo), come rabbia e felicità, mentre una sensazione di ridotta attività agli arti è una caratteristica distintiva della tristezza. Le sensazioni che coinvolgono il sistema digestivo e la regione della gola sono state trovate particolarmente marcate nel disgusto. A differenza di tutte le altre emozioni, che sono collegate a regioni specifiche, la felicità èinvece risultata associata a un miglioramento delle sensazioni in tutto il corpo.

Inoltre, le emozioni complesse (ansia, amore, depressione, disprezzo, orgoglio, vergogna, invidia) hanno mostrato una correlazione alle sensazioni corporee più debole rispetto alle cosiddette emozioni promarie (rabbia, paura, disgusto, felicità, tristezza e sorpresa), con l'eccezione di ansia e depressione, che mostravano una strettissima somiglianza con gli stati emotivi primari rispettivamente di paura e tristezza. 

anche se alcune parti del corpo sono risultate sempre coinvolte, in particolare la testa, quasi sempre più attivata del normale, sia pure in varia misura - dall'analisi complessiva delle risposte è apparso che alle diverse emozioni corrispondevano mappe corporee statisticamente ben distinguibili, che le aree coinvolte corrispondono bene ai più importanti cambiamenti fisiologici associati alle diverse emozioni, e che le mappe erano sostanzialmente la stesse sia nelle persone di cultura occidentale sia in quelle di cultura orientale.

Tratto da Le Scienze - 2 gennaio 2014

 
 
 

Corpo e coscienza

Post n°319 pubblicato il 23 Marzo 2015 da fernanda.zanier

 

Corpo e coscienza
Noi uomini moderni, noi siamo gli eredi di una millenaria vivisezione della coscienza e di una tortura da bestie rivolta contro noi stessi.
Troppo a lungo l’uomo ha considerato le sue tendenze naturali con un “cattivo sguardo”, cosicché queste hanno finito per congiungersi strettamente in lui con la “cattiva coscienza”.
Sarebbe in sé possibile un tentativo opposto – ma chi è abbastanza forte per questo –, vale a dire quello di congiungere indissolubilmente con la cattiva coscienza le tendenze innaturali, tutte quelle aspirazioni al trascendente, all’anti-istinto, all’anti-natura, all’anti-animale, insomma gli ideali esistiti sino ad oggi, che sono tutti quanti ideali ostili alla vita, ideali calunniatori del mondo...
F. Nietzsche

 
 
 
 
 

Natale 2014

Post n°317 pubblicato il 20 Dicembre 2014 da fernanda.zanier
 

 
 
 

Conformi

Post n°316 pubblicato il 03 Ottobre 2014 da fernanda.zanier

Gli antagonismi di classe (sociale) vengono placati* attraverso una identificazione collettiva conformista (Recalcati). 

Le mode sono il veicolo principe attraverso le quali il conformismo opera, generando un pensiero conformista, una possibilità di scelta conformista, inibiendo ogni iniziativa creativa e quindi ogni forma di originalità di pensiero, e non solo, è la matrice fascista che sta alla base di ogni scelta relazionale. Siamo quindi di fronte ad un paradosso sociale: da una parte un accentuato individualismo (L'individualismo è una posizione morale, una filosofia politica, un'ideologia, o prospettiva sociale, che sottolinea "il valore morale dell'individuo: wikipedia) e dall'altra il bisogno di aderire ad uno stile di vita il più ampiamente condiviso ed omogeneo. Questo conflitto degenera il disagio esistenziale, che per poter esprime se stesso,  attraverso la condivisione apparentemente libera di valori conformi non lo supera (sublima),  ma si autoinganna.

*manipolati

 
 
 

Una testimonianza

Post n°315 pubblicato il 19 Agosto 2014 da fernanda.zanier
 

Pubblico con il consenso dell'autore: GRAZIE Angela!!!

 

So here's what I'm dealing with.

I’m a little bit hesitant to write this, as my usual guarded nature is being sidelined in an effort to shed some light on array of mental health issues I’ve been dealing (and at times, not dealing) with. I’m no longer at the point where I can sit back and deny that these issues have had any impact on my personal, social, and professional life – that simply is not the case.

 

There has always been something ‘wrong’ with me for as long as I can remember – due largely to a number of factors surrounding my mother: she has narcissistic personality disorder, was institutionalized during her pregnancy with me for severe depression, and somehow didn’t quite seem to form a healthy maternal sensitivity to me (which is common in cases of fetal distress, which was my scenario, resulting in a premature birth by C-section).

 

That seems like a whole lot of blame, I know.

 

But it isn’t blame; these are evidence-based statements that laid the groundwork for my lifelong development. Not knowing any of this growing up naturally caused me to draw one conclusion: my mother didn’t love me like she loved my brothers – in fact, I often felt she did not love me at all. As most daughters of narcissistic mothers, my childhood was filled with inappropriate blame (example: painting mother’s bureau with nail polish at five years old was met with accusations that my motive was to break up her marriage) and physical and emotional violence. Most apparent in my formative years was a theme of invalidation – that my emotional responses were incorrect, faked, or otherwise obtuse. This was best demonstrated when she would hit me; as I recoiled and began to cry, she would insist, “Oh come on, that didn’t hurt. Stop crying, I didn’t even hit you hard.”

 

So that’s the past – a place I would rather not be drawn back to, but must, in order to heal the present. It was crucial to look back and piece together the tattered remains of my upbringing to find a cause for my inability to live the productive life I feel I should.

 

Seven years ago, I went into therapy believing there was something wrong with me. I had a brilliant therapist who showed me that it was my mother who was psychologically flawed, and that what I was dealing with was the psychological fallout of being her scapegoat. Eventually, he and my doctor concluded on a diagnosis of Post Traumatic Stress Disorder, which I’ve attempted to heal from since.

 

But it isn’t working.

 

It used to take a ‘trigger’ to cause me to, well, collapse (the only fitting description of what happens to my mindset) into anxiety and/or depression, but that stopped being the case. My outbursts became more frequent, and my depression (as well as my anger) seemed to grow exponentially. I became suspicious of others, convinced that my friends didn’t truly like me and were just waiting for the right moment to flee. I couldn’t date, as I suddenly lost the ability to ‘take things slow’ and instead entered into relationships at top-gun speed, putting all of my emotional eggs into one tiny, little basket. And then sticking some dynamite into that basket and watching it blow.

 

I channeled my energy into writing about stand-up, as this generated a new purpose in my life…and I was good at it. My reviews quickly gained industry respect, and I started to regularly interview comedians (and eventually, actors and musicians). I was able to hold meaningful and interesting conversations with these people that were essentially strangers to me, when I could not accomplish the same in my every day personal life.  I had found a savior in comedy, or so I thought.

 

But soon, I was experiencing the same psychological nonsense in comedy: feeling inferior any time a bigger comedy site broke a news story or nabbed a bigger interview than I could, growing suspicious that friends were only friends to garner positive reviews or press…it was the same madness, just in a whole new context. I’d go weeks without producing a single piece, convinced that no one would take the time to read anything anyway, and at the end of that time, become overwhelmed with guilt for not having been productive at all. There was a time when I could simply never please my mother; suddenly I could no longer even please myself. Nothing I did ever seemed to warrant self-praise or contentedness.

 

So I’m going back to my therapist, after begging him to take me on again after such a long time apart. I go see him next week, armed with evidence to support my initial theory that, yes, something was inherently wrong with me, regardless of what may be wrong with my mother. My symptoms fall far too in line with the description of Borderline Personality Disorder, which has long been stigmatized as a diagnosis as outdated scientific thought put it in the realm of schizophrenia. BPD, in reality, is almost synonymous with Complex PTSD, and involves an inability to regulate emotions and find a true self-identity…and is thought to largely be caused by genetic factors, as well as either an abusive or invalidating childhood. This seems to make perfect sense to me, as for most of my life, my mother insisted that I refused to breastfeed as an infant in the hospital, when in reality, “I never saw her actually try to breastfeed you,” claimed my father decades later. There was no maternal sensitivity, whether due to her NPD or her antenatal mental health. That connection was never made, resulting in my existence being largely a giant pain in the ass for my mother.

 

Why am I sharing this with you?

 

Understanding…empathy. I’m not ashamed that I might have BPD, because I’m more ashamed of what it’s done to me. Such a diagnosis can only lead to healthy recovery, whereas continuing to believe I only suffer from PTSD is simply naïve. There’s more to the picture of me than just suffering a bad childhood. BPD, or at least my symptoms of what I believe to be BPD, causes one to lose the ability to create lasting bonds with others. Many a close friendship has been lost, and only now do I understand my role in those situations. Fear does amazing things to a person, including making one push people away because they’re too afraid that, eventually, that person will abandon them anyway. I don’t want to push friends away, nor do I wish to alienate those I care about. For now, my brain simply stands in the way as my arch nemesis until I dive into Dialiectical Behavior Therapy, which will (hopefully) empower me to change the way my brain processes my environment and emotions. Still here? Wow, thank you. That means a lot to me.

 
 
 

Curarsi č meglio

Post n°314 pubblicato il 18 Agosto 2014 da fernanda.zanier
 

Vi inserisco un link   magari vi può essere utile per fare un breve ripasso, sebbene allo stato attuale, io preferisca parlare di come affrontarlo in psicoterapia, lavorando quindi sui traumi che lo hanno predisposto, piuttosto che continuare a descrivere la generalizzazione di un disagio. Ogni disagio ha radice in quella personalità,  ed è diverso da persona a persona.

 
 
 

Comeglians= Carnia

Post n°313 pubblicato il 12 Agosto 2014 da fernanda.zanier

Aria di casa mia, altro che NY

 
 
 

Carnia

Post n°312 pubblicato il 12 Agosto 2014 da fernanda.zanier

 
 
 
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