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Creato da fernanda.zanier il 23/01/2008
IL DOLORE INCOMPRESO- indagine teorica di FERNANDA ZANIER

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Informazioni sull'autrice

 

Fernanda Zanier: Psicologa

Laurea in Psicologia magistrale- indirizzo generale e sperimentale

Iscritta dal 2003 all’ordine psicologi del Friuli Venezia Giulia

Potete contattarmi preferibilmente al seguente indirizzo, utilizzando il modulo online

http://www.elencopsicologi.it/nominativo.asp?cod=1325

oppure mandare una mail (non anonima)a fernanda.zanier@libero.it

È possibile inserire il link del mio blog in altri siti web, previa autorizzazione da parte della sottoscritta. Grazie

 
 

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DPB e noia:

Post n°177 pubblicato il 04 Febbraio 2010 da fernanda.zanier
 

Prendendo spunto dalle vostre ultime confrontazioni, mi è parsa interessante l'ipotesi che questo disagio possa essere anche conseguenza di uno stile di vita banalizzante, monotono e privo di urgenti problematiche per la sopravvivenza. Potrebbe anche essere, così come i disturbi alimentari; ma di certo la cornice sociale non è l'unica causale; la stessa noia si riflette nel sistema familiare, dove la consapevolezza di non dover lottare per avere il minimo porta sguardi svagati lontano da se stessi e dai figli. Dai figli soprattutto.

Se ci pensate bene la cosa che maggiormente teme la persona con questo disagio è la noia, ed allo stesso modo la teme il codipendente; per tale motivo l'incastro amoroso risulta poi alle resa dei conti di difficilie disincastro. 

Per alcuni la noia è paragonabile ad uno stato di vuoto angosciante; insostenibile, poiché il riferimento a se stessi, quel senso di integrazione del quale abbiamo parlato molto,  è fragile. A volte assente. L'angosciante sensazione deve essere limata da uno stato di eccitazione sopra soglia. Lo stato di vuoto, simile ad una sensazione di morte imminente, è correlato ad uno stato depressivo, che lo spoglia di ogni speranza creativa e rigenerativa. Gli elementi ricercati per compensare,  non sono assimilati come esperienza arricchente alla fragilità di riferimento, ma diventano strumenti di sopravvivenza, che verranno dismessi quando perdono la loro funzione salvifica.

No, non credo il disturbo possa essere una risposta di un disagio sociale, ma complessivamente del disagio di una civiltà, così come credo una fragilità non possa che trovare in se stessa strumenti di rinforzo. Le vicende esperenziali, se   vissute senza  lo stesso coinvolgimento emotivo con il quale la persona borderline deve sentire  la vita, non producono cambiamenti ne apprendimento alcuno. La persona con questo disagio per cambiare alcuni aspetti disturbanti,  li deve soffrire, ed in questo stato rivolgere a se stessa lo sguardo per ritrovare risorse che ha,  ma che non ha imparato a  riconoscere.

 

 
 
 

Proponete un argomento d'approfondimento?

Post n°176 pubblicato il 20 Gennaio 2010 da fernanda.zanier

 

 
 
 

Sintesi:

Post n°175 pubblicato il 10 Gennaio 2010 da fernanda.zanier
 

Annalisa: perchè il 31 e 1 gennaio e non il 14 di dicembre? Poi dici: "Quello che mi spaventa è che sono arrivati senza alcun buon motivo (si, è vero che era un momento difficile e tu lo sai, ma secondo me non è abbastanza, non può essere abbastanza) e senza alcun buon motivo sembrano essersene andati. ".. Il dolore incompreso del borderline è autolesionismo. Ci sono molti modi, come scritto precedentemente, per ledersi, ma quello di causarsi un sofferenza mentale è il più subdolo; se nel tagliarsi l'azione si focalizza sul corpo, inizia e termina con l'atto, nell'autolesionismo interiorizzato, questo si lega a situazioni esterne o fatti apparentemente non così rilevanti, ingigantendoli per ritrovare una causa per soffrire. Un po quello che è successo ad Anjel: ha preso spunto da un idiosincrasia sottile nei confronti di Gianna, gia presente in precedenza, pur essendoci anche simpatia, ed al primo malinteso ha virato. La stessa cosa ha fatto Bordy, che invece di confrontarsi, ha insultato, e riaffermando il suo stato di dolore si è allontanata. Le situazioni sembrano diverse, ma non lo sono. Il dolore di Annalisa è diverso, apparentemente irrimediabile, perchè legandosi a situazioni reali, ed essendo tali situazioni indipendenti dalla sua volontà, non può cambiarle; il dolore di Annalisa non si lega alla relazione come in Anjel o Bordy, ma alla totalità della vita, in generale. Lo scopo è soffrire sino alla espiazione della “colpa”. Poi improvvisamente, da un giorno all'altro sentirsi liberata, senza che lei abbia fatto nulla. Lo stesso vale per le altre situazioni descritte: Anjel e Bordy hanno agito allo stesso modo, ma mentre Bordy è stata sollecitata alla reazione, Anjel l’ha ricercata, animata dal sospetto che in fondo la Gianna, così simpatica poi non era. Perchè non sia mai che il sottofondo di dolore scompaia. Quindi è bene talvolta riportarlo alla ribalta. Non che vi sia consapevolezza e volontà in questo, ma parrebbe che il borderline se non soffre non stia bene.

Un ultima breve considerazione: Annalisa a mio avviso è maggiormente in pericolo, perché un dolore legato alla totalità della vita, rendendo impossibile la speranza, potrebbe se protratto a lungo portarla anche ad un gesto irrimediabile. Noi stiamo qui a ridere e scherzare e va bene, ma attenzione, le cose agite poi sono ad un altro livello e questo può manifestarsi senza preavviso, come ci descrive bene Annalisa. Volevo anche ridimensionare Gianna sul grande valore terapeutico del blog, meglio prevenire le cadute. Il blog è uno spazio virtuale, come dici bene, e le emozioni sono reali. Tenere sempre in mente questo è fondamentale, perché in questo spazio non ci sono oggetti reali, ma simbolici, sui quali vengono trasferite le vostre emozioni.

 
 
 

Andare oltre l'odio, per nutrire la speranza di nuovi incontri: 2010

Post n°174 pubblicato il 01 Gennaio 2010 da fernanda.zanier
 
Foto di fernanda.zanier

La verità è sempre quella, la cattiveria degli uomini che ti abbassa e ti costruisce un santuario di odio dietro la porta socchiusa. Ma l'amore della povera gente brilla più di una qualsiasi filosofia. Un povero ti dà tutto e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria. Alda Merini, da "Terra d'amore"

 
 
 

Integrazione del Sé:

Post n°173 pubblicato il 29 Dicembre 2009 da fernanda.zanier
 
Foto di fernanda.zanier

Secondo Kernberg la patogenesi del dpb sarebbe da attribuirsi ad una criticità evolutiva: il bambino, nel momento in cui si rende conto che gli affetti sono condivisibili usando il linguaggio, inizia ad utilizzare questa modalità, abbandonando quella corporea (pianto, sorrisi, espressioni del viso). Un ambiente familiare inadatto, trascurante o rifiutante, che considera irrilevante comunicare emozioni, o incapace a ritrovare un linguaggio emotivo comune con il bambino, in grado di permetterne la condivisione ed il contenimento delle sue esperienze affettive, pone le basi per un possibile insuccessivo evolutivo, causale anche del DPB.L’altro fattore, citato dall’autore, stettamente genetico, sarebbe dato dalla reazione di rabbia di fronte a manifestazioni empatiche. Questo punto non mi trova in accordo: il precursore genetico è un innata sensibilità. Il borderline sente la vita in modo estremo, e questo sentire al di la della soglia comune di condivisione, rende probabilmente difficile in età infantile la condivisione con i genitori, tramite un linguaggio comune, determinando rabbia. Difficoltà che diviene marcata in età adulta. Partendo da questo presupposto, il conseguente mancato contenimento non sempre è dovuto ad un ambiente familare inadatto, sebbene nella famiglia giochino un ruolo importante le capacità empatiche dei genitori stessi. Una tesi da sviluppare sarebbe quella di valutare le capacità empatiche dei genitori, come variabile indipendente.L’assenza di empatia genitoriale si scontra con la spiccata sensibilità del figlio, determinando il mancato contenimento dei contenuti affettivi, e generando caos. Se gli stati affettivi rimangono indecifrabili, caotici, perché non condivisi ne contenuti attraverso il confronto con la realtà dagli adulti di riferimento, questi non saranno integrati; al bambino non resterà che continuare a scindere il mondo in buono e cattivo: scissione che utilizzerà anche da adulto, in situazioni conflittuali o deludenti.Al contrario un ambiente capace di contenere gli aspetti affettivi del bimbo, ancora frammentati nelle due polarità, gli rimanderà una rappresentazione integrata della situazione, il bambino apprende quindi che il mondo non è mai ne totalmente buono/cattivo, ma caratterizzato da tante sfumature che non lo frammentano, ma lo rendono maggiormente interessante. Questa primaria esperienza di apprendimento prepara il bambino all’autonomia, lo rende capace di sostenere ed elaborare il caos emozionale, a stare da solo e fare riferimento alla sua capacità di contenimento e coesione affettiva. Il senso di coesione del Sé, permette da adulto l’integrazione automatica degli stati affettivi contrapposti, interni ed esterni. Le conseguenze di questa mancato sviluppo evolutivo comporterebbe molti dei sintomi del dpb: le scissioni del Sé, in aspetti affettivi bipolari, vengono proiettate sull’altro, con la conseguente ricerca di rassicurazioni che l’altro sia sempre una persona buona; sia la matrice auto ed eterodistruttiva, come risposta alla percezione del Sé cattivo; sia il senso di vuoto interiore a causa del mancato riferimento interno ad un Sé integrato, che genera caos promordiale tra bene e male. Se il riferimento interno genera angoscia, questa viene contenuta usando due difese: la scissione o l’indifferenza affettiva. L’interiorità nel borderline scissa in aspetti polarizzati, può divenire consistente assumendo ruoli spesso contrapposti, determinando le tipiche contraddizioni, ed anche l’incapacità ad osservare criticamente questi aspetti del Sé non integrati in una entità psicolgica ben definita, l’IO, nella quale le esperienze affettive per loro natura spesso contrapposte, possono essere contenute, sopportate e comprese nella loro complessità.

 
 
 
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