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IL DOLORE INCOMPRESO- indagine teorica di FERNANDA ZANIER

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Informazioni sull'autrice

 

Fernanda Zanier: Psicologa

Laurea in Psicologia magistrale- indirizzo generale e sperimentale

Iscritta dal 2003 all’ordine psicologi del Friuli Venezia Giulia

Potete contattarmi preferibilmente al seguente indirizzo, utilizzando il modulo online

http://www.elencopsicologi.it/nominativo.asp?cod=1325

oppure mandare una mail (non anonima)a fernanda.zanier@libero.it

È possibile inserire il link del mio blog in altri siti web, previa autorizzazione da parte della sottoscritta. Grazie

 
 

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Cambiamento e fragilità dell’Io:

Post n°164 pubblicato il 16 Novembre 2009 da fernanda.zanier
 

Alcune riflessioni aggiuntive al puzzle: Avevo già introdotto l’argomento sulla resistenza del borderline ai cambiamenti; a seguito di alcuni commenti, credo sia utile dettagliarlo in maniera più chiara.

Sarebbe necessario capire perché ogni prospettiva di cambiamento rispetto ad uno status quo disagiato, produca angoscia. Sembrerebbe che il cambiamento (anche di cose abitudinarie o poco rilevanti) induca una sorta di ripiegamento su sé stessi, ad una condizione osservante amotiva, piuttosto che partecipante. Forse la chiave di lettura sta in quel “abitudinarie”; il borderline sembrerebbe preferire lo stato di certezza di un evento quotidianamente distruttivo, piuttosto che ricercare nuove strategie utili al cambiamento; una staticità emozionale, dato dall’osservare piuttosto che partecipare.Alla base di ogni cambiamento c’è la partecipazione, con la messa in gioco di emozioni, di ragionamenti; la discussione di posizioni precedentemente acquisite, di convinzioni e credenze. Ad ogni cambiamento segue una ristutturazione del Io. Ma se la componente interna è fragile, se la personalità è facilmente influenzabile da ogni soffio di vento emotivo, l’inserimento di nuovi dati potrebbero minacciare la fragile struttura. Il problema non sta nel reperimento delle risorse cognitive (Locus interno) o nell’apparente incontrollabilità degli eventi (Locus esterno) e quindi nell’autostima, nell’impossibilità a valutare cognitivamente gli eventi a causa del prevalere di una elevata attivazione emotiva sull’assetto cognitivo, ne da un assetto cognitivo involuto: queste sono le conseguenze di una fragilità strutturale dell’Io.

Perché il borderline riesce a valutare cognitivamente solo un evento alla volta, come mai manca di capacità progettuale, presente e futura? Capacità che lo renderebbe capace di valutare diverse strategie per risolvere o migliorare la sua condizione di vita. Lasciamo da parte per un momento il triste capitolo sull’autolesionismo, che consegue. Anche il tagliarsi fa parte di un processo identitario. Quello che accomuna tutte le persone con questo disturbo è l’essere in balia di eventi emozionali, i quali non vengono valutati come problemi con possibilità di risoluzione, ma come dati di fatto immutabili. L’esperienza interna prende il sopravvento su ogni possibile valutazione cognitiva e diviene l’unica realtà alla quale fare riferimento: anche se disastrosa. Un ambiente mutevole richiede non solo il reperimento di risorse e stategie ma anche elasticità mentale, utile quest’ultima nel valutare diverse ipotesi solutorie. Meglio allora controllare tutto il possibile, ma soprattutto controllare le emozioni che le nuove situazioni e relazioni veicolano. La realtà diviene quindi sempre un dato di fatto assoluto, univoco perché riferito al Sé; un comportamento deludente verrà sempre vagliato sulla base di una ipotetica disistima e mancanza di rispetto, perché riferito alla fragilità interna dell’io, piuttosto che provare a valutare altre ipotesi non centrate al Sè. Quindi l’impossibilità a cambiare nella vita e la stessa resistenza al cambiamento in terapia, è data da una estenuante, logorante difesa della loro fragile struttura interna. Vi invito a rileggere gli articoli sui traumi e DPB. Meglio, quando possibile, osservare passivamente, anche quando fa male, e nelle relazioni dettare le regole giuste affinchè lo status quo interiore non venga modificato di molto: pena la percezione della loro frammentazione identitaria. Avevo affermato che le regole erano usate per la manipolazione dell’altro, allo scopo di soddisfare bisogni affettivi e di sicurezza; a questo aggiungerei un ulteriore tassello, e cioè il bisogno di controllare la realtà è difesa dell’io, e non solo soddisfazione di bisogni infantili, che seguono. La difesa verso ogni cambiamento è un bisogno sovraordinato, alla quale seguono, non precedono, i bisogni infantili; espressione chiara ed evidente dell’immaturità e fragilità dell’ Io.

 
 
 

Grazie Libero.

Post n°163 pubblicato il 10 Novembre 2009 da fernanda.zanier

Un grazie a Libero per la visibilità ed il sostegno che ha dato ai contenuti del Blog; un grazie anche ai numerosi amici che in questi giorni ci stanno visitando e mi stanno chiedendo l'amicizia, ed un invito a quanti soffrono di un disturbo borderline di leggere, selezionando gli articoli di loro interesse nella lista dei tag a sx. Fernanda

 
 
 

Autolesionismo: una ricerca di Giuseppe Martorana

Post n°162 pubblicato il 04 Novembre 2009 da fernanda.zanier
 

Analisi descrittiva del comportamento di autoferimento in una popolazione non clinica. Indagine esplorativa attraverso internet.

Descriptive analysis of the self injurious behavior in a non clinical population. Exploratory investigation through the internet.

GIUSEPPE MARTORANA (Articolo pubblicato su Rivista di Psichiatria, vol.44, n°3, Maggio/Giugno 2009)

RIASSUNTO.Obiettivo. Questo studio vuole esaminare le caratteristiche e le funzioni del comportamento di autoferimento messi in atto da un gruppo di soggetti italiani “non referred”.

Metodo. Il gruppo è costituito da 211 soggetti (189 femmine, 22 maschi) che hanno aderito alla ricerca tra dicembre 2005 e agosto 2008, compilando il questionario a domande aperte, presente su “SIBRIC”, sito web costruito ad hoc, per lo studio e la ricerca dei comportamenti autolesionistici. I partecipanti hanno aderito spontaneamente, fornendo il loro consenso al trattamento dei dati personali. Risultati. Emerge una prevalenza di soggetti di sesso femminile, con età media di 20,84 anni e un alto livello di scolarità. Iniziano a ferirsi tra i 13 e i 16 anni, in seguito a eventi particolarmente stressanti. Utilizzano diverse modalità per ferirsi, tra le più ricorrenti vi sono i tagli e le bruciature. Spesso gli intervistati riportano di essere sopraffatti da “sentimenti negativi” prima di ferirsi e di ricorrere all’autoferimento per gestirli. Pare che molti non sentano dolore durante l’atto, anzi, questo in alcuni casi sembra indurre un temporaneo senso di sollievo.

Si potrebbe supporre, dunque, che il self-injury svolga una funzione di “regolatore emotivo” in questi individui, in grado di mettere fine a sensazioni spiacevoli.

Conclusioni. Una significativa corrispondenza è stata riscontrata tra i risultati ottenuti e la letteratura, che conferma il profilo tipico del self-injurer. Si evince il bisogno di uno studio più approfondito dal punto di vista clinico ed empirico che faccia luce sulla complessità di un fenomeno così articolato.

Incollo anche il sito di riferimento per gli interessati---------> http://www.sibric.it

 
 
 

Avviso:

Post n°161 pubblicato il 31 Ottobre 2009 da fernanda.zanier

All'anonimo che ha deciso provocatoriamente di fare coppia incolla dei contenuti del mio blog, chiederei di fare copia incolla anche di questo:

Sospensione del Servizio: Italia OnLine si riserva il diritto di rimuovere dal proprio sito, senza preavviso, la registrazione di utenti insieme al materiale da essi prodotto qualora fossero violate le regole e le condizioni d'utilizzo del sito descritte sopra da parte dell'utente: Blog e microblog (Post.it)

Italia Online s.r.l. si riserva il diritto di modificare o rimuovere qualunque contenuto inviato e di revocare l'iscrizione in qualunque momento e per qualunque motivo senza preavviso. Sono assolutamente vietate e possono causare l'immediata cancellazione di un Blog e/o microblog, le azioni e le attività che prevedono l'inserimento di post di ogni genere che violano i diritti d'autore,------o testi protetti da Copyright; Buon fine settimana.

 
 
 

AUTOLESIONISMO IMPLICITO ED ESPLICITO

Post n°160 pubblicato il 29 Ottobre 2009 da fernanda.zanier
 
Foto di fernanda.zanier

L’autolesionismo gioca un ruolo importante nel DPB, sebbene accomuni anche altri disagi.

Cominciamo con il distinguere tra autolesionismo esplicito ed implicito: il primo prevede l’uso di oggetti atti a ledere, e sono per intenderci: lame coltelli ed armi da taglio, bruciature di sigarette…; l’altro, implicito, è ben radicato nella complessa e variegata sintomatologia del disturbo ed investe ogni aspetto della vita sociale ed affettiva della persona; la sua manifestazione non è sotto il controllo consapevole della persona, ma agisce apparentemente autonomamente. Esiste poi un area intermedia mella quale la manifestazione dell’atto lesivo è sia implicito che esplicito, perché prevede l’utilizzo inconsapevole di azioni che possono ledere fisicamente, attraverso l’uso degli oggetti quotidiani: intendo spigoli, cadute accidentali, tagli non voluti ed affini. Oppure usando il corpo come fa l’anoressica. Lascio alla vostra fantasia pensare in quanti modi una persona possa riuscire a farsi inconsapevolmente del male.

La mia ipotesi è che l’autolesionismo non sia solo sintomo del disagio ma lo scopo o meta del DPB.

Il borderline soffre ogni giorno della sua vita a causa dell’autolesionismo implicito, al punto tale che parrebbe superfluo l’uso della forma esplicita. Un ipotesi a riguardo potrebbe essere che l’uso della lama serva a far “fuoriuscire” l’autolesionismo inconscio, in una sorta di atto catartico, in grado di diminuire immediatamente uno stato acuto di malessere della persona. Un malessere generalizzato a tutti i contesti di vita, senza via di scampo, se non tramite l’incisione di una ferita, attraverso la quale far defluire assieme al sangue anche il dolore. Attraverso la ferita autoindotta, la persona pone fine ad uno stato di tensione interna, una insofferenza esistenziale che non trova pace, se non attaverso l’oggettivizzazione della stessa: la ferita permette di localizzare il dolore mentale in un punto ben preciso, visibile, interrompendone immediatamente la diffusione incontrollata a livello psicologico. Un tormento pressante, che tende a crescere a livelli insopportabili, autoalimentandosi attraverso la rimurginazione di umiliazioni, che non trovano ne causa ne effetto per il loro essere, se non l’ingiustizia, e che puo scemare solo tagliandosi.

L’autolesionismo esplicito segue quello implicito.

Perchè alcuni borderline non si tagliano? Credo l’evitamento delle lesioni visibili non sia un atto voluto ma un diverso modo di agire il dolore. Nell’autolesionismo implicito, a differenza dall’altro, il dolore causato dalle frustrazioni viene continuamente rimosso, mentre a livello conscio permane uno stato basale di sofferenza, alla quale viene impedito l’incremento ulteriore, attraverso atti esistenziali autodistruttivi inconsci e continui. Allo stesso modo della forma esplicita, il borderline utilizzando scelte di vita infelici e pericolose, si infligge gli stessi tagli, solo che nessuno li vede, men che meno lui, riconoscendone la valenza distruttiva solo alla fine di un lungo percorso di vita, quando si trova a dover fare i conti con se stesso, e con una vita affettiva e lavorativa distrutta. L’abbassamento del livello di dolore mentale permette il manifestarsi del senso di colpa e le successive scuse. Attraverso il senso di colpa la persona riprende a comunicare con il mondo interiore dell’altro, chiedendogli una nuova modalità di accettazione di sé. Ed anche quando si trova oggettivamente a rimirare l’opera di distruzione, anche in quel caso non si rende ancora conto che l’insieme delle sue azioni hanno prodotto quel risultato, utilizzando un lungo periodo di tempo per nascondersi alla sua consapevolezza. Tra le due forme di autolesionismo, quella visibile è meno dannosa. La visibile, permette attraverso il taglio l’atto punitivo, con la diminuzione del profondo senso di colpa, percepito non come tale, ma come indegnità, inadeguatezza, senso di disvalore; un volersi male che trova continuamente conferme nel reale disinteresse dei familiari o degli affetti più significativi, sia nel passato. Un atto punitivo che focalizzandosi in un agire, non necessita di una azione distruttiva inconscia, come nell’altro caso. L’azione autodistruttiva implicita è mille volte più devastante, perché influenza lentamente tutti gli aspetti della vita della persona, di nascosto dalla consapevolezza, ed in modo sottile. L’autolesionismo è lo scopo della complessa sintomatologia del dpb. Scopo che si declina in innumerevoli ed inconsci atti distruttivi, quali scelte affettive inadatte, permanere in una condizione lavorativa insoddisfacente pur potendo scegliere, perdere un buon lavoro...perdere un compagno/a amorevole, e via dicendo. Il borderline impedirà a sè stesso d’ esser felice perché indegno, a causa di un profondissimo senso di colpa, che ha radici e giustificazioni nella mancata emancipazione da traumi ed abusi infantili. Se qualche cosa vi risulta non chiara chiedetemi.

 
 
 
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