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Post n°11 pubblicato il 11 Luglio 2007 da Primafiamma
L’isola incantata - Danny non riuscì mai a spiegarsi come mai una mattina, dal carcere fu prelevato e portato in macchina in aeroporto. … Mentre decollava si accorse che nella tasca esterna della borsa era stato lasciato un biglietto con poche parole: “Grazie per quella notte. Prima o poi, sarà da ripetere” - Dal giorno della sua liberazione e della sua partenza verso quel paradiso caraibico erano ormai passati due mesi. All’inizio era stato come un sogno, sole, mare, belle ragazze, buon cibo e niente, proprio niente da fare. Attendeva. Attendeva quella donna bella e terribile, per una nuova avventura con lei. Attendeva ancora. Ma ormai cominciava ad essere stanco di attendere. Non perché fosse passato molto tempo. Due mesi in fondo non erano poi un’eternità. Ma per l’incertezza di quanto tempo ancora dovesse passare prima che nella sua vita ricominciasse ad esserci del movimento. Ciò che stava vivendo ora era una bella vacanza, si, ma pensare di continuare così per anni gli dava un senso di vertigine. Il far niente non era nella sua indole. E nemmeno l’attesa. Quella notte si addormentò con questi pensieri. Era stato a ballare, aveva conosciuto due ragazze, che lo avevano stuzzicato, ma poi si erano dileguate e lo avevano mandato in bianco. E lui, per consolarsi, aveva buttato giù qualche bicchiere di tequila in più; poi, barcollando, era tornato nel suo bungalow ed era collassato a letto. In quello stato era riuscito solo vagamente a pensare alla fuga, al ritorno in patria, dove peraltro non avrebbe potuto tornare, altrimenti lo avrebbero rimesso dentro. Sicuramente avevano già scoperto che anche lui faceva parte della banda, e non era un agente infiltrato come avevano creduto. Quella notte era particolarmente calda e umida. O forse era lui che la percepiva in quel modo. Fatto sta che si era spogliato e così, nudo si era buttato sul letto e non si era più mosso. Dormiva pesantemente da due ore, l’alcol gli rendeva il sonno ancora più pesante; eppure un lieve rumore nella stanza lo destò. Non era il solito rumore di qualche insetto, o di infissi scricchiolanti. Non era il rumore del vento caldo della notte che smuoveva le strutture in legno della casetta. Era stato qualcosa di diverso, innaturale, qualcosa dentro, nella stanza, che si era mosso. Non fece in tempo a muovere la mano per accendere la luce. Fu immobilizzato in un istante. Qualcuno gli premeva la bocca per impedirgli di urlare e svegliare il villaggio. Qualcun altro gli aveva preso le mani, lo aveva violentemente girato e le aveva legate dietro la schiena. Infine, prima di accendere la luce, qualcuno gli aveva bendato gli occhi. Non sapeva chi fossero, né quanti fossero. E tanto meno cosa volessero da lui. Ma non poteva chiederlo. Non poteva parlare. Perché dietro la schiena sentiva la punta acuminata di un pugnale. Doveva solo lasciarsi trasportare da loro. Lo guidarono fuori dalla sua casetta, fuori dal villaggio, si inoltrarono nel bosco. Danny cercava di capire quale direzione stessero prendendo per poter, eventualmente, tornare, se fosse riuscito a fuggire. Ma presto perse l’orientamento. Sapeva solo che il bosco si faceva sempre più fitto, lo avvertiva dal terreno che doveva percorrere a piedi nudi e che era sempre più coperto di muschi e sempre più umido. E lo capiva dal profumo di bosco, sempre più intenso. La luna era ancora alta nel cielo ma non penetrava tra le fronde fitte e l’oscurità era quasi totale, quando gli tolsero la benda dagli occhi. Lo condussero tra alberi e cespugli che sembravano non avere fine all’orizzonte. Si fermarono solo in un punto dove sembrava esservi una maggiore distanza tra gli alberi, un piccolo spiazzo, stretto, ma sufficiente a contenere cinque persone, a cerchio, intorno a lui. Gli slegarono le mani ma solo per un istante. Solo per legarlo ad un tronco con le mani dietro di esso. Questa situazione gli fece tornare alla memoria qualcosa di già vissuto. Ma dove lui aveva un ruolo ben diverso. Ora lui si trovava legato a un albero, nudo, di fronte a cinque uomini dai volti coperti. Uno di essi avanzò verso di lui, e si tolse il cappuccio. Con sua grande sorpresa ne uscì un fascio di capelli biondi, e uno sguardo gelido, che lui conosceva bene. Loren, la donna che lui aveva sognato di vedersi comparire per due mesi interi, era davanti a lui, con quell’aria piena di odio e di disprezzo che gli ricordava un tempo passato, quando lei era stata sua prigioniera. Eppure si era aspettato che lei gli comparisse in una situazione amichevole questa volta, dopo gli sviluppi di quella storia. Ma evidentemente si sbagliava. La luna si era spostata fino ad illuminare a giorno quella piccola radura. Lei gli si avvicinò fino a sfiorarlo, senza togliergli gli occhi di dosso. Quando fu ad un centimetro da lui, cominciò a parlare: “Non ti aspettavi di vedermi comparire in questo modo vero? E come pensavi che potessi presentarmi? Davvero credevi di avermi stregato? Credevi che ti sarei corsa incontro a braccia aperte? Povero illuso” disse, con un sorriso sarcastico sulle labbra. “Tu oggi dovrai pagare per quello che hai fatto, una notte di qualche mese fa. E deciderò io, quale sarà il prezzo”. Danny l’ascoltò in silenzio. Cominciava a preoccuparsi, cominciava a credere di essere seriamente in un guaio. Eppure il suo corpo aveva già iniziato a reagire diversamente. Non riusciva a capire come, ma quella donna lo eccitava terribilmente, nel modo in cui si muoveva, nel modo in cui lo guardava, in cui parlava. Era più forte di lui. Nonostante la paura, si sentì eccitato, e sentiva che la desiderava intensamente. “Buffo che ci si debba ritrovare in questa situazione, ancora vero?” ricominciò a parlare “Ma questa volta i ruoli a quanto pare sono invertiti. Questa volta sono io a dettare le regole del gioco. E sarò io a decidere come finirà”. Detto questo, in un sol gesto si sfilò gli abiti e si trovo nuda, davanti a lui, illuminata dalla luna, bellissima e sensuale. Un senso di sollievo liberò la mente di Danny. Tutto questo era stato pensato per rendere più eccitante una notte di fuoco? No, si sbagliava. Uno degli uomini della scorta si mise al centro di questa strana congrega e, davanti a lui, al prigioniero, stese a terra un telo. Loren si sedette sopra e l’uomo, in un attimo si spogliò e fu sopra di lei. Le allargò le gambe, la spinse a terra, le mani sui fianchi e la penetrò senza troppi complimenti, mentre lei si contorceva ed ansimava dal piacere e l’uomo accelerava il ritmo. Così era questa la punizione! Doveva assistere impotente mentre un altro uomo la possedeva! Danny credette di impazzire. Cominciò a sudare, ad ansimare, di rabbia e di desiderio, il suo membro era eretto e pronto a riceverla, ma era costretto a rimanere insoddisfatto. Ma non era finita. No, lo spettacolo era appena iniziato. Di fronte ai gemiti e alle contorsioni di questa donna incredibile, l’uomo mascherato incalzava sempre più veloce e uscì da lei un attimo prima di venire. Ma un altro era già pronto a prenderla, voltarla, metterla in ginocchio e possederla da dietro. Danny poteva vedere tutto, vedeva quei glutei bianchi, sodi, vibrare sotto i colpi di quel mastino; vedeva i seni di lei muoversi impazziti. Lui di tanto in tanto le assestava qualche pacca forte sul sedere, e lei emetteva urla di dolore e di piacere insieme. Anche Danny urlava… urlava di liberarlo, urlava di smetterla, urlava di disperazione, di desiderio irrefrenabile… ma nessuno lo ascoltava. Lui doveva stare a guardare. Era questa la punizione. Doveva soffrire così. Anche il secondo uomo si staccò da lei un momento prima di venire. A questo punto Loren si alzò e avvicinò il telo ai piedi di Danny. Cos’altro avrebbe dovuto sopportare ora? Si chiese. Un terzo componente della banda si avvicinò a lei e si tolse gli abiti. Lei si inginocchiò di fronte a Danny. L’uomo si posizionò dietro di lei, le prese le natiche tra le mani e le allargò. Poi, questa volta molto lentamente, la penetrò. La bocca di Loren era a pochi centimetri dal membro di Danny. Danny la guardò supplicando. Cercò di avvicinarsi a lei. Lei chiuse gli occhi in un’espressione di piacere per ciò che l’uomo dietro di lei le stava facendo. Iniziò di nuovo ad ansimare. Danny si sentì quasi venire le lacrime agli occhi. “Prendilo, ti prego, prendilo!” Lei avvicinò le labbra, ma ancora non lo prendeva. Si guardarono negli occhi. Lui soffriva in una smorfia di disperazione. Lei sentì di desiderarlo immensamente e, anche se si era ripromessa di non farlo, non resistette. Lo prese tra le labbra, prima delicatamente, lentamente… poi in modo sempre più intenso, seguendo il ritmo dei colpi che riceveva dall’’uomo dietro di lei. Appoggiò le mani alle cosce di Danny per fare maggiore presa e spinse più forte. Se lo ritrovò in bocca tutto, intero, caldo, rigido pulsante,… mentre Danny emetteva gemiti che non riusciva a trattenere e tutto il suo corpo era scosso da convulsioni di piacere. Ma tutto questo doveva durare poco. L’uomo che stava possedendo Loren venne… e Loren si staccò da Danny lasciandolo a metà… insoddisfatto e.. disperato. Il gioco era finito. I cinque si mossero, sollevarono il telo e uno alla volta se ne andarono, lasciando Danny sempre legato all’albero, mentre gridava, supplicava, implorava di tornare indietro. Ma solo gli animali della foresta poterono sentirlo, perché i cinque della banda erano già scomparsi. Danny si sentì impazzire, si accasciò a terra e rimase così per ore, semisvenuto, inerme, legato e nudo. Senza nessuno che potesse venire a liberarlo. Il sole stava iniziando a sorgere quando all’improvviso, in quello stato di semi-incoscienza, Danny avvertì una presenza. Alzò lo sguardo e la vide, illuminata dal sole. Non ebbe la forza di reagire. Lei gli si avvicinò e ricominciò a torturarlo. Si spogliò davanti a lui, gli sollevò il mento, aprì le gambe e gli avvicinò le sue labbra. Lui reagì subito nel sentire il suo umore, le prese il clitoride tra le labbra e iniziò a succhiare. Si sentiva sfinito, ma ancora desiderava ardentemente. Si stava consumando in questo desiderio represso così brutalmente. Ma piano piano riprese le forze. Si rialzò in piedi, mentre lei gli si inginocchiava davanti e lo riprendeva in bocca, per finire il lavoro lasciato a metà la notte prima. Lui reagì subito. “Non lasciarmi questa volta, ti prego… non torturarmi più.” Il suo timore era fondato, infatti poco dopo lei si fermò e lui chiuse gli occhi in una estrema smorfia di dolore. Questo gli impedì di guadagnare tempo prezioso. Infatti lei gli era girata dietro per slegargli i polsi e subito dopo era scappata via. Ma lui era troppo eccitato per lasciar perdere, nonostante il leggero svantaggio, si lanciò subito all’inseguimento. Lei sgusciava da un albero all’altro, saltava via un cespuglio, saltava un ruscello, lui le era sempre dietro. Finché raggiunsero la spiaggia. Sulla corsa in velocità, senza ostacoli, lei era un po’ più debole. In meno di una decina di metri, lui le fu addosso. La raggiunse e la prese con una furia paragonabile ad un ghepardo che insegue la gazzella. La prese per la vita e la sollevò, le fece fare un mezzo giro e poi la spinse a terra. Senza perdere un istante le fu sopra, e mentre la penetrava, assaporava con le mani quei glutei sodi, quella pelle liscia e bianca, quei seni tondi che tremavano per il suo respiro affannoso. Si contorceva nella sabbia, il fiato corto per la corsa la rendeva ancora più eccitante, cercava di liberarsi dalla presa, ma il peso del corpo di lui sul suo, le impediva i movimenti. Lui era ormai entrato dentro di lei. Iniziò a muoversi con ritmo sempre più veloce, sempre più incalzante. Le resistenze di lei, i tentativi di fuga, presto lasciarono il posto all’assoluto abbandono al piacere di quella nuova situazione. Il sole li scaldava, il vento li accarezzava, il mare li rinfrescava e in questo susseguirsi di sensazioni che la natura regalava loro, i due corpi uniti presi in una passione irrefrenabile raggiunsero l’apice del piacere e si abbandonarono infine, uno sull’altro. Dopo essere riuscito ad accalappiare la sua preda e ad avere ciò che voleva, dopo avere tanto atteso e sofferto, la soddisfazione fu per Danny un sollievo, una liberazione. Si lasciò andare sfinito sulla sabbia e si addormentò. Quando si risvegliò era già pomeriggio inoltrato. Loren era scomparsa un’altra volta e lui un’altra volta si ritrovava, nudo, abbandonato in un luogo deserto, senza conoscere la via del ritorno. Prima di pensare a come trovare la strada per il villaggio, si rinfrescò in mare e si mise a passeggiare sul bagnasciuga della spiaggia. Da lontano sentì un rumore, qualcosa che si avvicinava, un aereo. Lui si trovava al centro di quella spiaggia deserta. L’aereo passò sul mare, proprio davanti a lui. Loren guardò dall’oblò, giù verso la spiaggia, e lo vide. Lo videro anche due ragazze sedute nei due posti dietro di lei, e rimasero sconcertate nel vedere un uomo nudo, solo, sulla spiaggia. Danny non poteva vedere gli occupanti di quell’aereo, ma sapeva che lei era là, e lo stava osservando. Si voltò verso l’aereo, piantò le gambe nel terreno, distese le braccia verso l’alto, e alzò il volto, in un estrema manifestazione di orgoglio, per farsi vedere un’ultima volta, fiero com’era di sé e del suo corpo. Perché lei si pentisse di essere fuggita di nuovo, si pentisse di averlo lasciato lì, di avere rinunciato a lui. E lei si pentì. Desiderò essere ancora laggiù con lui. Lo seguì con lo sguardo finché non scomparve. Ormai era partita. Tornava a casa. Alla sua vita di sempre. O forse nel frattempo qualcosa era cambiato, e una sorpresa l’attendeva? Ma questa è un’altra storia. |
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Post n°10 pubblicato il 30 Maggio 2007 da Primafiamma
La luce della luna faceva breccia tra i rami spogli degli alberi e scivolava lungoil manto di foglie secche e di piccoli arbusti creando effetti di luci ed ombre che davano al bosco un aspetto quasi surreale. Era una notte serena e ventilata, l’aria frizzante rinfrescava la pelle di due individui che per ragioni molto diverse avevano motivo di sentirsi accaldati. Lei, la prigioniera fiera e orgogliosa, attendeva che si compisse il suo destino, la testa alta, gli occhi fiammanti che trafiggevano come spade, il respiro affannoso che si poteva intuire dal movimento dei seni che con difficoltà erano trattenuti da una scollatura troppo ampia ma sufficientemente stretta. Lui, lentamente, le si avvicinò. Il passo leggermente strascicato, l’arma nella mano destra, un sorriso sinistro e ambiguo mentre il suo sguardo dagli occhi cadeva ripetutamente nella sua scollatura. In pochi istanti le fu vicinissimo, gli occhi di lei non smettevano di fissarlo con rabbia. Si guardarono senza dire una parola. Ormai ogni parola sembrava assolutamente inutile e fuori luogo. Cosa avrebbe potuto fare? Sciogliersi in lacrime e chiedere pietà? Mai si sarebbe umiliata a tal punto. E del resto sapeva troppo, supplicare non sarebbe servito ad intenerirlo. Avrebbe potuto comunque fare questo estremo tentativo rinunciando alla propria dignità ed al proprio orgoglio, era brava a recitare, avrebbe persino potuto sembrare convincente. Ma aveva una considerazione di sé troppo alta per poter scendere ad un tale meschino compromesso. “Pare che tu non abbia neanche un po’ di paura…” Le disse Danny, cercando di controllare la voce che lo stato di eccitazione tendeva ad alterare. “Ormai non appartieni più a te stessa… il tuo destino è nelle mie mani, la tua vita è nelle mie mani… non hai proprio nulla da dirmi?” Il timbro di voce si era fatto languido, mentre le si era avvicinato ancora di un passo. “Potresti offrirmi qualcosa in cambio della libertà… sarebbe uno scambio equo, non credi?” Ma la donna continuava a fissarlo con quegli occhi taglienti. “va bene, allora visto che non mi vuoi offrire nulla, ciò che voglio, me lo prenderò da solo”. Così facendo puntò la canna della pistola contro il suo collo, la appoggiò delicatamente e la lasciò scivolare lentamente verso il basso, vino a dove la pelle veniva coperta dalla stoffa rossa del vestito, vino a dove quella stoffa iniziava a coprire due seni tondi e sodi che si intravedevano solo nella forma. La pistola premette un po’ di più sulla carne e si infilò sotto quella stoffa. Poi lentamente si mosse verso il basso, scoprendo a poco a poco il seno fino quasi al capezzolo. Ma un cenno di stizza della donna lo fermò. “Non provare a toccarmi, animale. Svolgi il tuo compito macabro e vattene di qui.” Animale? Si, in quel momento si sentiva proprio un animale travolto dal suo istinto primordiale, l’istinto che in tutti gli esseri viventi esiste per la proliferazione della specie e che solo nell’essere umano è spesso inteso come forma di divertimento. O di potere. A questa vana minaccia Danny si sentì incoraggiato a continuare. Spostò l’arma ancora di qualche centimetro finché il seno della prigioniera fu scoperto del tutto e la spallina cadde. A quella vista, Danny si sentì impazzire. Gettò l’arma, le scoprì l’altro seno e le si avventò contro palpando a piene mani e succhiando quei capezzoli che si erano induriti come sassi. Mentre la prigioniera si dimenava per cercare di liberarsi del suo aggressore, ma emetteva gemiti che non sembravano propriamente di paura o di dolore. Dopo questo primo impeto di passione Danny cercò il coltello che portava in tasca e con un taglio netto liberò le caviglie della donna. Un attimo dopo le aveva già sollevato la gonna e sfilato il perizoma, le aveva aperto le gambe e l’aveva penetrata spingendola energicamente contro l’albero che vacillò. Ma le radici erano forti e resse. Resse questo primo colpo e anche tutti i seguenti. Entrava ed usciva come una trivella sorreggendola per le cosce, appoggiate alle sue braccia, mentre le mani assaporavano quei glutei sodi e morbidi al tempo stesso e due dita penetravano dietro. In questi attimi di improvvisa pazzia, la prigioniera aveva vissuto sensazioni contrastanti che non sapeva spiegarsi. L’odio e il rancore avevano improvvisamente lasciato il posto all’eccitazione, nell’accorgersi che questo maschio, apparentemente insignificante, sotto la maglietta aveva una muscolatura possente e dentro ai pantaloni un’attrezzatura di qualità. Sentirsi penetrare da quel membro così eretto, deciso, fiero della propria virilità, le aveva fatto provare dei brividi ed una accelerazione cardiaca che mai le erano capitati in precedenza. Non riusciva più a controllarsi, le parole di rabbia erano svanite nel vento e ora riusciva solo ad emettere grida di piacere nel silenzio della vallata che trasmetteva l’eco ai monti corcostanti. E tra urla e gemiti riuscì solo a proferire una parola “slegami!” Non voleva stare ferma a subire tutto ciò, voleva muoversi, muovere le sue mani su quel corpo muscoloso e sodo, voleva sentire sotto le sue mani il piacere che anche lui stava provando. Ma lui era quasi al culmine, le sue mani sembravano impazzite, si muovevano in ogni parte del suo corpo, stringevano fino a farla nuovamente urlare e sospirare. Finché entrambi vennero, quasi insieme, e in uno stato di estasi quasi incosciente, si guardarono negli occhi un’ultima volta, sudati e ansimanti, stanchi e soddisfatti. Danny riprese il coltello e le tagliò le corde che ancora le legavano le mani dietro il tronco. Lei si lasciò cadere a terra, ma poco dopo si rialzò e si guardò intorno. Ma lui era scomparso. Improvvisamente tornò in sé e si rese conto di essere libera. Danny le aveva salvato la vita, ma non si era reso conto di avere commesso un grave errore perché il loro piano a questo punto era destinato a fallire. Forse fiducioso del fatto che lei avrebbe impiegato ore prima di raggiungere un centro abitato e dare l’allarme, le aveva fatto questo dono in cambio del piacere che lei gli aveva concesso. Ma l’infiltrata non era una sprovveduta. Si rialzò, cercò di rimettere in piega l’abito ormai sgualcito, se lo lisciò sul petto, tese la gonna, la alzò e improvvisamente strappò un pezzetto di orlo. Ne fuoriuscì una piccola ricetrasmittente, direttamente collegata con la centrale di polizia e con l’ufficio di sorveglianza della banca. Dopo avere trasmetto dettagliatamente tutti i movimenti dei suoi ex complici, invece di dare la sua posizione e farsi venire a prendere da un elicottero, decise di affrontare a piedi la camminata fino a quella che per mesi era stata la sua casa nel bosco. Una volta raggiunta, con tranquillità, si fece un bagno, si cambiò gli abiti e accese la radio per ascoltare la notizia dell’arresto del quartetto. Il giorno successivo raggiunse i colleghi della vicina città ed incontrò di nuovo i quattro, questa volta nel suo ruolo di agente. Non ebbe modo di parlare con nessuno di loro, si limitò a riconoscere che erano loro, erano proprio loro, non solo gli autori del mancato colpo del giorno prima, ma anche di quelli andati a buon fine negli ultimi dieci anni. Indicò Johnny come la mente del gruppo, colui che per primo cercava e decideva dove eseguire il colpo, Max come l’ingegnere, quello che studiava le planimetrie degli edifici, Tom, il tecnico, quello che forniva i materiali, e Danny… Beh, Danny era un collega, disse, un agente infiltrato prima di lei, con cui era rimasta in contatto per anni. Si era lasciato arrestare con gli altri per non rovinare la copertura, ma sapeva che lei lo avrebbe riconosciuto e fatto rilasciare. Il processo durò poco, gli imputati erano accusati sulla base di prove schiaccianti, furono arrestati e passarono molti anni rinchiusi in un carcere di sicurezza. Danny non riuscì mai a spiegarsi come mai una mattina, dal carcere fu prelevato e portato in macchina in aeroporto. I due uomini che lo avevano scortato gli lasciarono un passaporto a suo nome, un biglietto aereo per una lunga vacanza su un’isola del Pacifico e una borsa con un pacco di soldi. Mentre decollava si accorse che nella tasca esterna della borsa era stato lasciato un biglietto con poche parole: “Grazie per quella notte. Prima o poi, sarà da ripetere”. Lo rilesse fino a consumare il foglio, poi sorridendo si addormentò. Sapeva che ci sarebbe stato un seguito della storia. E pazientemente, attese.
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Post n°9 pubblicato il 28 Maggio 2007 da Primafiamma
In quella casa, in cima alla collina, circondata da boschetti e prati discendenti, in quella casa riscaldata dal sole e rinfrescata dalle rugiade notturne, dove immagini idilliache della natura erano arricchite dai colori delle stagioni, dove la fauna e la flora dei boschi creavano un’atmosfera da favola, in quella casa da sogno, era stato concepito e organizzato il piano. Un piano che ora era pronto per essere realizzato. E che avrebbe costretto gli abitanti di quella casa a trasferirsi altrove per molto tempo. Ma che rappresentava il sogno della loro vita: svaligiare la più grande e ricca banca del Paese e svanire nel nulla, carichi del peso dei miliardi ma con la leggerezza della vita agiata che li attendeva. Erano quattro, professionisti del crimine, noti per le loro passate avventure, sempre sfuggiti alle forze dell’ordine, sempre usciti indenni di fronte a qualsiasi accusa per mancanza di prove. Questa operazione sarebbe stata l’ultima. Poi si sarebbero ritirati a vita privata. Sarebbero, per così dire, andati in pensione. E la loro attività, la loro preparazione e i loro successi sarebbero rimasti un mistero nella storia. Ma a differenza delle loro passate esperienze, al quartetto si era recentemente aggiunto un quinto elemento, una donna. Max, il più giovane della banda, l’aveva conosciuta sulla spiaggia di Montecarlo, aveva tentato in modo molto banale e scontato un primo approccio, senza peraltro sperare nemmeno in una risposta, ma la cosa aveva funzionato. Si erano conosciuti, si erano frequentati, si erano piaciuti e poi si erano amati. Lei era tutto ciò che un uomo poteva desiderare. Era bella, sensuale, aggressiva e intelligente. E soprattutto fidata. O così Max credeva. Gli altri tre componenti della banda diffidavano di lei, Johnny, il più anziano ed esperto, aveva persino minacciato Max di escluderlo dal gruppo per i successivi colpi programmati. Una donna nel gruppo poteva solo essere fonte di guai, continuava a ripetere. Eppure in breve tempo anche il saggio Johnny si convinse di essersi sbagliato. E gli altri due? Tom e Danny volevano partecipare al gioco, volevano provarci con lei, la consideravano un eccitante diversivo, ma sicuramente non una persona a cui raccontare tutti i loro segreti. Lei, ora seduttrice, ora recalcitrante, li aveva manovrati senza troppe difficoltà, fino a costringerli a parlare, a raccontare tutte le loro esperienze passate e i loro progetti futuri. Compreso il grande colpo. Lei, che ormai tutti e quattro consideravano la dea della fortuna, la loro punta di diamante, era in realtà un agente segreto che con tutte le astuzie femminili si era scelta l’uomo più attraente, ma anche più ingenuo del gruppo, per sgominarli dall’interno. Aveva seguito tutti i progetti, aveva partecipato alla preparazione, aveva aiutato in modo determinante allo studio del piano, lei esperta in matematica aveva calcolato al secondo i tempi degli allarmi guidati da fotocellule e fasci laser, lei, esperta in geometria, aveva misurato i percorsi dei fasci di luce esterni; lei, paziente come una belva in attesa della preda si era appostata per intere notti in ogni angolo di quelle mura impenetrabili studiando i passaggi delle guardie, i percorsi, gli orari, i segnali di avvertimento ai colleghi. Ma questa macchina del crimine, perfetta, impeccabile, invincibile, di colpo aveva ceduto. Come in quelle costruzioni architettoniche che stanno in piedi grazie al contributo di ciascuno dei propri piccoli componenti e crollano se uno solo di essi all’improvviso viene a mancare, anche questa organizzazione era collassata rovinosamente per un piccolo, banale incidente. Un sms nella notte, inviatole da un collega, presumibilmente un innamorato non corrisposto, ma preoccupato per la sua lunga assenza e la mancanza di notizie, aveva gettato nella disperazione, non solo Max, ma anche tutti i suoi compagni. Il messaggio giunto al suo telefono cellulare era inequivocabile. Ormai conoscevano la sua vera identità. Era bastata una telefonata alla centrale di polizia con una scusa banale, per ottenere informazioni sufficienti ad avere la certezza che la loro punta di diamante altro non era che un agente in missione, un infiltrato con l’obiettivo di far franare l’operazione e farli finire dietro le sbarre per chissà quanto tempo, invece che lasciarli fuggire lontano, sulle spiagge dei Caraibi. Max aveva reagito molto male; non appena ebbe realizzato che tutte le prove contro di lei erano inconfutabili, l’aveva presa, portata nel bosco, e senza dire una parola aveva iniziato a picchiarla brutalmente. Danny e Tom, presagendo il peggio, lo avevano seguito ed erano intervenuti per fermarlo, per evitare che l’ammazzasse di botte. E anche per salvare ciò che ancora poteva essere salvato di tutto il piano. Infatti Max non aveva parlato, l’aveva picchiata e basta. Così Danny aveva potuto inventare una storia credibile per spiegarle la ragione di tanto accanimento del suo ex innamorato. Le aveva detto tra (finte) lacrime che la colpa era sua, che aveva raccontato a Max di averla posseduta per una notte intera, e Max accecato di gelosia, l’aveva picchiata. In una riunione segreta dei quattro, Johnny aveva deciso che lei avrebbe dovuto continuare a partecipare al piano. Lei era in contatto con i suoi colleghi agenti e non doveva sospettare di essere stata scoperta per evitare che li denunciasse prima del tempo. Dovevano organizzare un piano parallelo. O meglio, dovevano anticipare i tempi. Decidere una data in cui eseguire il colpo, e poi segretamente anticipare di una settimana. Nel frattempo tutti dovevano comportarsi come se nulla fosse accaduto. Ma non era per niente facile. Max aveva cominciato ad odiarla. Avrebbe accettato di più un tradimento con un altro uomo piuttosto che un tradimento sul piano. Doveva fingere di essere ancora innamorato, e di essersi convinto di essere stato vittima di un inganno. Doveva fingere di avercela con Danny. Johnny era l’unico equilibrato, l’unico che non avendole mai dato molta confidenza non destava sospetti se non si dimostrava particolarmente gentile con lei. Tom la guardava ormai con diffidenza e ostilità. L’unico che invece provava ammirazione per lei era Danny. Si, era una donna eccezionale. Non solo era bella ed intrigante, non solo era sveglia ed intelligente, aveva anche dimostrato di avere del fegato. Passare mesi a recitare una parte che non era la sua, consapevole dei rischi che avrebbe corso se fosse stata scoperta, era una donna che aveva un coraggio da vendere. O forse era incoscienza. O forse un inutile idealismo. Fatto sta che nella mente di Danny, iniziava a prendere forma un tipo di attrazione che non aveva mai conosciuto prima. Peccato che questo era nato nel momento in cui tutto era destinato a finire. Oramai i giochi erano fatti. Era giunta la giornata del colpo. Prepararono di nascosto tutto il materiale che serviva per la notte, prepararono le valigie per fuggire quella notte stessa, misero i biglietti aerei nella tasca esterna delle valigie e nascosero il tutto sotto i letti. Mentre alla luce del sole, se così si può dire, fecero tutti i preparativi per una giornata di festa, una gita nei boschi sottostanti con barbecue e cena a base di carne e verdure alla griglia. Ma in realtà tutto era programmato per liberarsi di lei prima di partire per la missione. Una volta arrivati in una postazione che a Johnny sembrò favorevole, cioè sufficientemente lontana da qualsiasi centro abitato per scongiurare la possibilità che qualcuno potesse accorgersi di qualcosa e dare l’allarme, senza quasi parlare, la presero e la legarono ad un tronco d’albero, le mani dietro la schiena, la schiena appoggiata al tronco, una corda che le stringeva i polsi, un’altra che le bloccava le caviglie. Di fronte alla costernazione di lei, Johnny, il capobanda parlò. Raccontò di come l’avevano smascherata, di come avevano convinto Max a continuare la recita, di come avessero organizzato tutto in anticipo per non rovinare tutto il lavoro dei mesi precedenti e di come adesso erano giunti alla fine della storia. Della sua storia. Lei adesso doveva morire. Lo stato di incertezza e spavento che l’aveva travolta mentre la legavano si trasformò in un atteggiamento di dignità e fierezza nel sentire quest’ultima frase. Il suo sguardo smarrito divenne di ghiaccio mentre le comunicavano la sua sorte e li paralizzò. Solo un leggero senso di sollievo li rasserenò quando si resero conto che non aveva possibilità di difesa e ne risero. Ma uno di loro rimase a dir poco sconvolto dalla sua reazione. Danny non sapeva spiegarsi se ciò che lo turbava fosse un senso di dispiacere, che era più che altro vera e propria disperazione, o un’esasperata ammirazione per questa donna incredibile, che si stava trasformando in desiderio irrefrenabile. Forse erano entrambi i sentimenti che si mescolavano nella sua testa e che la facevano scoppiare. Sta di fatto che si sentiva impazzire dentro e tutt’altro seppe fare che non unirsi alle risate degli altri. Il sole era tramontato dietro i boschi e l’aria fresca della sera la colpiva sul viso, senza però farla rabbrividire, accaldata com’era dalla rabbia che la rodeva dentro. Fecero a testa o croce per chi dovesse sparare il colpo mortale mentre gli altri avrebbero iniziato la discesa verso il centro abitato. Si sarebbero incontrati poi tutti al bar del paese, prima di prendere il treno per la destinazione finale. Iniziarono Johnny e Max. Vinse Max. Poi fu la volta del testa o croce tra Max e Tom. Vinse ancora Max. La possibilità che a Max potesse toccare il compito di mettere fine alla sua vita, la fece vacillare, e la sicurezza che finora aveva ostentato la abbandonò. Ma nessuno se ne accorse, nessuno più la fissava negli occhi intenti com’erano a giocare con la sua vita. L’ultimo lancio della moneta fu tra Max e Danny, ma la moneta fu lanciata troppo in alto e il crepuscolo già riduceva la visibilità. Max perse la presa e la moneta cadde a terra e rotolò qualche metro verso la prigioniera prima di posarsi. Testa. Max aveva perso. Ma il sollievo durò poco. Max volle ripetere il lancio, perché riteneva che non avere preso al volo la moneta ne annullava la validità. Il lancio fu ripetuto e ancora una volta la prigioniera fu sul punto di svenire. Testa. La sorte aveva parlato. Danny era stato prescelto per sparare. Era già buio quando i tre iniziarono la discesa. Nel silenzio e nell’oscurità del bosco si poteva udire solo un respiro, affannoso, che cresceva. Mentre un’ombra si avvicinava lentamente a lei, la preda, incatenata, spaventata, ma dallo sguardo gelido e ardente al tempo stesso, padrona dei suoi sensi, capace di sfidare il destino guardandolo negli occhi… e penetrandolo nell’anima.
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Post n°8 pubblicato il 10 Marzo 2007 da Primafiamma
L'indagato si ritrovò in compagnia dei due uomini. |
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Post n°7 pubblicato il 07 Marzo 2007 da Primafiamma
Lui era nudo. Rivolto verso il muro sentiva su di sé, dietro di sé gli occhi delle due donne concentrati sul suo corpo. Non avrebbe saputo descrivere ciò che in quel momento provava. La linea che divideva la sensazione di imbarazzo dall'eccitazione si faceva sempre più sottile ed indistinta. Entrambe trovavano posto nella sua mente in ugual misura e combattevano invano per avere la meglio su di lui. (continua) |


