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« Ra na-ra du noCala »

San Pietro Infine (CE)

Post n°292 pubblicato il 17 Aprile 2012 da formybz
 

John Huston, commissioned by the US Army

 

Non so se avrete avuto tempo di guardare il video qui sopra.
Non credo... Non abbiamo tanto tempo.

Magari guardatene solo qualche fotogramma... ci terrei.

John Huston era già un giovane regista, quando fu inviato dal suo Paese
in Italia
per documentare lo svolgimento delle operazioni di guerra.

San Pietro Infine è un paese al confine tra Campania e Lazio,
a pochi chilometri dal Molise.
Durante la seconda Guerra mondiale divenne una roccaforte tedesca e
vi si svolse uno dei più cruenti combattimenti di quella guerra.                                  

Sulla linea Reinhard, la battaglia distrusse nel dicembre del 1943
un intero paese, in dieci giorni.

San Pietro è stato ricostruito altrove, ma le rovine del vecchio paese
sono diventate un museo storico a cielo aperto,
di grande impatto emozionale.

Un museo è stato allestito dalle Officine Rambaldi all'interno di un antico
frantoio all'ingresso del borgo e propone un percorso che inizia presentando
la vita quotidiana del paese "di acqua e di pietra", le due ricchezze del posto,
che bastavano ai suoi cittadini per vivere una vita serena.

Molti i simboli e i ricordi conservati, che illustrano il percorso fatto di vita,
di quotidiano, di paura e di distruzione di gente comune.
Durante la battaglia, gli abitanti si rifugiarono nelle grotte, sia naturali che si
trovano nei dintorni, sia in quelle che scavarono nel tufo con qualsiasi attrezzo
disponibile, compresi i cucchiai.
Qualche cuscino, qualche coperta, dei fazzoletti che imbevevano
nello zucchero per far succhiare i bimbi piccoli nei lunghi giorni costretti
a nascondersi;
rosari, bamboline fatte di pezze per distrarre i piccoli e...
le chiavi di casa per quando sarebbero tornati.


Alla fine del percorso ci si siede su una panca di pietra e si guarda il filmato
qui sopra, al buio, come al cinema, ma con davanti elmetti di soldati e divise
militari poggiate a terra.

Non sono mai stata appassionata di questo genere di ricordi,
io sono un'insensibile,
però... sono stata molto contenta che tutto fosse al buio.

Poi si esce all'aperto e, con la guida, si visitano le rovine delle case e
della chiesa.
Proseguendo, si va fuori dal paese, verso le grotte, suggestive, inquietanti...

 

Sono basse, sono intercomunicanti, sono "vive".
Quando i sanpietresi si accorsero che una sola apertura per grotta non era
sicura perchè le entrate potevano essere occluse dai bombardamenti,
resero le grotte comunicanti fra loro.
Quando si accorsero che le schegge delle bombe si infilavano nella pur stretta
apertura, fecero in modo che per entrare o uscire si dovesse fare un
percorso ad "S".
I buchi rettangolari sul pavimento servivano a nascondere gli uomini durante le
(brevi, a causa del cattivo odore) perquisizioni tedesche; gli uomini,
che altrimenti sarebbero stati presi e portati via, si accucciavano nelle buche,
le donne le ricoprivano con assi di legno e terriccio e ci si sedevano sopra,
nascondendoli.

 

Nel museo allestito all'inizio del paese è raffigurato un piccolo buco;
sullo sfondo il cielo scuro, nuvole, la luna.
Mostra ciò che vedevano le persone nascoste nelle grotte per giorni e giorni.
In quello spazio viene proiettato un filmato: un padre che culla suo figlio,
grandicello, di 5-6 anni, per farlo dormire e mentre gli canta la filastrocca
per addormentarlo, ogni tanto si volta e guarda fuori.
La guida dice che aveva più paura quel padre che il suo bambino,
perchè egli sapeva cosa stava succedendo.

Sarà che quella canzoncina (... Questo bimbo a chi lo dò? Lo dò alla Befana...l
o dò all'Uomo Nero) l' ho "usata" anch'io o l'immagine del papà 
(e non la mamma)
che culla il bimbo, ma, anche in questo caso, meno male che c'era buio. :(

E' diverso questo paese dagli altri paesi fantasma; qui non è stata la natura
a cacciare via l'uomo con una frana o un terremoto, ma sono stati altri uomini
ad aver impedito ai loro simili di continuare una vita normale.

 

 

 

 

 

 

 

Non consiglio mai di visitare i paesi abbandonati di cui parlo,
perchè immagino che se attirano, lo fanno da soli,
colpendo chi ha un minimo di interesse.

Ma questa volta consiglierei a chi si trova da quelle parti,
ma anche se dovesse programmare un viaggetto per arrivarci,
di andare a San Pietro Infine.

 

 

 

 

 
 
 
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Data di creazione: 05/07/2008
 

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