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Creato da francomari4 il 06/01/2012

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Se l’austerità fa male al lavoro

Post n°123 pubblicato il 05 Maggio 2012 da francomari4

 


Sembra scritto per l'Italia l'ultimo rapporto dell'Organizzazione internazionale del lavoro, Ilo. Secondo gli economisti dell'agenzia Onu, l'austerità fiscale associata alla deregolamentazione del mercato del lavoro non sta aiutando di certo la ripresa, anzi queste riforme finiscono per favorire la precarietà e accrescere le disuguaglianze, senza creare nuovi posti. 
Il rapporto globale Better jobs for a better economy (Lavori migliori per un'economia migliore) contiene innanzitutto i dati aggiornati sulla disoccupazione nel mondo: oltre 50 milioni di persone in più dall'inizio della crisi del 2008, con la componente giovanile in aumento costante, fino all'ottanta per cento nelle economie avanzate. Sono conferme, in sostanza, di tendenze già annunciate negli ultimi mesi, come quella relativa ai tassi di povertà e alle disuguaglianze, entrambi in crescita anche nei paesi industrializzati. 
In questo rapporto, però, rispetto al passato, l'Ilo prende una posizione più netta riguardo alle politiche adottate da alcuni governi europei, tra cui quello italiano. La combinazione di misure di austerità e di riforme drastiche - sostengono gli economisti - ha avuto conseguenze disastrose sui mercati del lavoro e sulla creazione di nuovi posti. Nella maggior parte dei casi si tratta di provvedimenti che non hanno portato neanche a una concreta riduzione dei deficit. Raymond Torres, ex economista Ocse e ora direttore dell'Istituto internazionale di studi sociali dell'Ilo, spiega come «il peso eccessivo che molti paesi dell'eurozona attribuiscono all'austerità fiscale sta peggiorando la crisi dell'occupazione e potrebbe portare a un'altra recessione in Europa». 
Nel rapporto c'è anche una scheda specifica sull'Italia, da cui emerge che il nostro paese è entrato nella seconda fase di recessione consecutiva dall'inizio della crisi globale. La ripresa è frenata soprattutto dalla contrazione del consumo privato, visto che gli stipendi crescono più lentamente dell'inflazione, e dallo scarso accesso al credito per le imprese più piccole. Anche se abbiamo il secondo debito più alto dell'Ue, e dunque non possiamo evitare misure di risanamento, il consiglio è di favorire gli investimenti pubblici per stimolare la domanda interna e per compensare gli effetti negativi dei tagli e del maggiore carico fiscale. 
Sulla riforma del lavoro l'Ilo dice chiaramente che ci vogliono «meccanismi adeguati di protezione dell'occupazione», che bisogna superare la segmentazione dei contratti, ridurre il lavoro precario, soprattutto per i giovani. Determinante è anche il ruolo delle parti sociali. Torres sostiene che «le relazioni industriali si sono molto indebolite, che sempre meno persone hanno contratti regolari e possono negoziare su salari e condizioni di lavoro». In un'ottica keynesiana, infatti, la contrattazione è funzionale alla ripresa, perché agisce da stabilizzatore economico automatico, interviene sul mercato del lavoro e non richiede spesa pubblica aggiuntiva. 
Nella visione dell'Ilo i sindacati sono necessari anche a contenere la tensione sociale che si sta diffondendo ovunque, dal Nord Africa al Medio Oriente, dagli Stati Uniti all'Europa. La ricerca rivela che i rischi di conflitto sociale sono aumentati in oltre 50 paesi su cento nell'ultimo anno. Insomma, a quattro anni dall'inizio della crisi, gli squilibri del mercato del lavoro stanno diventando sempre più strutturali e difficili da rimuovere. Se non si troveranno soluzioni alternative a quelle attuali, soluzioni di lavoro stabile e di sostegno ai redditi, i disoccupati di lunga durata di oggi potrebbero rimanere esclusi da qualsiasi possibilità di ripresa.

 

 

 
 
 

Ilo: banche e politiche di bilancio stanno portando le economie al disastro

Post n°122 pubblicato il 05 Maggio 2012 da francomari4

L'Ilo, l'organizzazione internazionale del lavoro ci aveva visto giusto. All'inizio della crisi preventivò un calo di occupazione intorno ai duecennto milioni. Oggi a quattro anni circa l'ultimo rapporto annuale corregge in eccesso questa cifra: 202 milioni, con previsioni di crescita nel 2013. L'Ilo individua con molta precisione la cosiddetta "trappola dell'austerità", ovvero l'approccio monetarista alla risoluzione della crisi che di fatto sta tagliando gli investimentianche grazie alla complicità delle banche. 

In Italia, le misure di austerità, intanto, "rischiano di alimentare ulteriormente il ciclo di recessione e di rinviare ancora l'inizio della ripresa economica e il risanamento fiscale". La ripresa, rileva l'istituto, viene frenata dalla contrazione del consumo privato. Tale contrazione è aggravata dal fatto che gli stipendi crescono meno velocemente rispetto all'inflazione. Inoltre, il tasso di investimento è diminuito nel 2010 e l'aumento della domanda estera è rallentato. Infine, tra il 2009 e il 2011, la spesa pubblica è diminuita del 2% in rapporto al PIL, con effetti negativi diretti sugli investimenti pubblici. Su fornte dei conti, l'Ilo fa riferimento al peggioramento degli ultimi 5 anni e agli interventi recenti per invertire la rotta. Il debito pubblico è schizzato dal 103% del PIL nel 2007 al 120% nel 2011. A seguito dell'aumento dei tassi di interesse nazionali sono anche sorti dubbi sulla tenuta delle finanze pubbliche. Per ridurre il deficit, il governo ha aumentato la pressione fiscale che dovrebbe raggiungere il 45% nel 2012. Il rallentamento dell'economia, si fa notare, è anche legato all'accesso più difficile al credito. Nonostante le importanti immissioni di liquidità da parte della Banca Centrale Europea (BCE), la maggior parte delle PMI deve fare i conti con maggiori difficoltà di accesso al credito bancario mentre aumentano i tassi di interesse; a ciò si aggiungono i problemi tradizionali della pesantezza amministrativa. L'accesso limitato al credito, insieme alle incertezze nel mercato europeo, contribuisce a ridurre gli investimenti privati, con conseguenze negative sulla ripresa del mercato del lavoro.

L'anno scorso, i mercati del lavoro hanno subito gli effetti del rallentamento della crisi economica ed è poco probabile che l'economia mondiale cresca ad un ritmo sufficiente nei prossimi anni per colmare l'attuale deficit di posti di lavoro e fornire un impiego agli 80 milioni di persone attese sul mercato del lavoro nello stesso periodo, spiega l'Ilo. La disoccupazione globale ha iniziato a risalire dalla fine del 2011, invertendo la tendenza degli anni precedenti, e nel 2012, il numero di disoccupati nel mondo dovrebbe quindi salire a circa 202 milioni, un dato in aumento rispetto ai 196 milioni del 2011 e pari a un tasso di disoccupazione del 6,1% . Per il 2013, gli esperti prevedono un tasso del 6,2 %. Inoltre, il numero di persone alla ricerca di un lavoro continuerà a crescere per raggiungere i 210 milioni nel 2016, malgrado un graduale ma limitato declino dei tassi di disoccupazione. Secondo l'Ilo, le tendenze "sono particolarmente preoccupanti in Europa", dove i tassi di disoccupazione sono aumentati in quasi i due terzi dei Paesi dal 2010. Ma la ripresa del mercato del lavoro è "al punto morto" anche in altre economie avanzate come Usa o Giappone. 

Nelle economie avanzate, il livello di occupazione non dovrebbe recuperare i livelli pre-crisi prima della fine 2016, più tardi del previsto. Per l'Ilo il peggioramento della situazione illustra la trappola costituita dall'austerità e della riduzione del deficit di bilancio "ad ogni costo" per molte economie avanzata e in "primo luogo per l'Europa". "L'austerità si è tradotta in una debole crescita economica, un'accresciuta volatilità ed un deterioramento dei bilanci delle banche all'origine di una contrazione supplementare del credito, un calo degli investimenti e quindi nuove perdite di lavoro", si legge nel Rapporto. Il "World of Work Report 2012- Better jobs for a better economy" (128 pagine) si sofferma anche sulle politiche di deregulation del lavoro ed afferma che nemmeno quelle riescono a rilanciare la crescita e l'occupazione nel breve periodo. Gli effetti sull'occupazione delle riforme del mercato del lavoro dipendono fortemente sul ciclo economico. Di fronte a una recessione, una regolamentazione meno rigorosa può portare a più licenziamenti senza sostenere la creazione di posti di lavoro. Analogamente, l'indebolimento della contrattazione collettiva rischia di provocare una spirale al ribasso dei salari, e ritardare ulteriormente il recupero. Tra gli aspetti preoccupanti, sottolinea infine l'Ilo, c'è il tasso di disoccupazione giovanile, aumentato in circa l'80% delle economie avanzate e i due terzi dei Paesi in via sviluppo 

 
 
 

PATTO STABILITA': DINI SVELA IL PIANO SEGRETO MONTI/MERKEL. IL 12 MAGGIO SCENDIAMO IN PIAZZA PER FERMARLI

Post n°121 pubblicato il 05 Maggio 2012 da francomari4

Grazie di cuore a Lamberto Dini per la chiarezza. Oggi ha svelato la natura del Governo Monti. E' «Tutto vero» dice il presidente della Commissione esteri del Senato, intervistato da Radio Radicale sul «piano segreto» tra Monti e Merkel per il voto comune di Fiscal Compact e fondo Salva Stati, di cui oggi parla il quotidiano La Repubblica. Ora è tutto chiaro e capiamo a cosa si riferiva Bersani quando ha dichiarato che il nuovo patto di stabilità dovrà essere approvato perchè lo vuole l'Europa. 
«È un disegno predisposto dal nostro Presidente del Consiglio, insieme alla Cancelliera Merkel», ha confermato Dini rispondendo alle domande del giornalista. «È prevista la presenza di un piccolo numero di nostri parlamentari al Bundestag durante l'approvazione del provvedimento, e la presenza di parlamentari tedeschi nel nostro Parlamento durante la seconda lettura. Vediamo, sperando che non ci siano ritardi nella discussione», ha detto ancora Dini. Il senatore ha ricordato che «al Bundestag ci sono problemi politici, vediamo come saranno risolti. Io credo che ci siano dei dubbi di costituzionalità sul Fiscal Compact. E in particolare si pensa che il provvedimento sia incostituzionale perchè una volta che entra nei trattati della Ue non sarebbe modificabile. E ci sono dunque coloro che dicono, in Germania, che questo creerebbe seri problemi in caso di fatti nuovi che necessitino di politiche diverse. È questo che potrebbe creare qualche ritardo, rispetto alla data indicata dal governo italiano, che ritiene che tutto si possa chiudere entro giugno», ha concluso Dini. Mentre in Germania ci sono problemi per l'approvazione, mentre in Francia Hollande promette che emenderà il Fiscal Compact,  in Italia fila tutto liscio. 
La Sinistra ha il dovere di utilizzare la piazza e le mobilitazioni per bloccare l'approvazione di una superfinanziaria da 900 miliardi e il golpe bianco che sta distruggendo la democrazia nel nostro paese. Le dichiarazioni di Dini sono di una gravità senza precedenti. Il 12 maggio la Federazione della Sinistra ha convocato una manifestazione aperta per fermare questa follia, è arrivato il momento di far sentire la voce dell'Italia che non si piega alla Merkel, chi non scende in piazza è complice di tutto questo. 

 
 
 

CRISI, FITOUSSI: NON SE NE ESCE ABBASSANDO REDDITI, IN UE RISORSE CI SONO. FISCAL COMPACT IL CONTRARIO DI QUELLO CHE SERVE

Post n°120 pubblicato il 05 Maggio 2012 da francomari4

«Non si risolve il problema del debito abbassando il reddito con programmi di austerità». Lo ha affermato l'economista Jean-Paul Fitoussi in una intervista all'Unità aggiungendo che se «l'obiettivo è di ridurre il debito in misure più forte di quanto non si riduca il Pil tutto questo ammazza il popolo e non risponde alla crisi». Inoltre, il fiscal compact «è il contrario di quello che serve all'Europa. Si è fatto il fiscal compact per dire che in Europa i soldi non ci sono. Qualcuno ha deciso che l'Europa non ha risorse. Ma questo non è vero perchè il debito europeo è più basso di quello americano e di quello della Gran Bretagna. La cosa buffa è che prima della crisi dicevano di non avere soldi: poi li hanno trovati all'istante per la crisi finanziaria. Ma per i disoccupati non ci sono più».

 
 
 

IL PAESE DELLA VERGOGNA: a maggio energia +4,3%

Post n°119 pubblicato il 05 Maggio 2012 da francomari4

Bolletta della luce più cara da maggio. L'Autorità per l'energia ha approvato l'adeguamento della componente tariffaria a copertura dei costi per gli incentivi diretti alle fonti rinnovabili ed assimilate per tutte le categorie di utenti. Per la famiglia tipo le condizioni economiche di fornitura dell'energia elettrica per il periodo 1 maggio - 30 giugno 2012 aumentano del 4,3%, con una maggiore spesa di ulteriori 21,44 euro su base annua.

L'adeguamento conferma le stime dello scorso 30 marzo, quando l'Autorità aveva approvato l'aggiornamento del secondo trimestre 2012 per le sole componenti legate alla materia prima, alle tariffe di rete e agli oneri di dispacciamento (+5,8%), annunciando che a fine aprile si sarebbe reso necessario un ulteriore incremento a copertura della componente A3 per salvaguardare i diritti acquisiti agli incentivi. «L'obiettivo di allora era di richiamare l'attenzione dei decisori pubblici sulla necessità di rivedere alcuni parametri dei meccanismi di incentivazione, in quanto alcuni indicatori della politica energetica erano quasi raggiunti. Da quel momento- ha sottolineato il Presidente dell'Autorità Guido Bortoni - il decisore pubblico ha avviato un processo per una rinnovata programmazione degli incentivi, in un percorso di coerenza generale per contemperare la sostenibilità delle bollette con i legittimi interessi dei soggetti attivi nella green economy. Per l'Autorità ciò significa una white-green economy, come abbiamo detto in una recente audizione al Senato, cioè sviluppo di tutte le fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica». L'Autorità ha anche approvato l'aggiornamento del prezzo del Gpl distribuito attraverso reti urbane con una diminuzione del 7,9% per il mese di maggio rispetto ad aprile.

 

 

 
 
 
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